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Auguri per ramadan

Chiasso, 31 agosto 2008

Cari Fratelli, care Sorelle, cari tutti,
domani inizia il mese di Ramadan il mese più onorato di Allah, il generoso
mese di Ramadan, colmo di grazia, amore e spiritualità. Col suo arrivo,
eleva la nostra spiritualità in un mondo sempre più incline al materialismo
e accresce l’amore nei nostri cuori in un momento dove l’amore è incompreso.
Meglio accogliamo questo gradito mese, meglio cresce la nostra spiritualità
e i nostri cuori saranno colmi della profonda dolcezza dell’amore. Il vero
Amore, l’amore verso il Creatore, verso tutto il Suo creato, che ci
allontana dallo squallore del falso amore che ci ha reso individualisti,
egoisti e soli.
Il mese di Ramadan arriva puntuale per la nostra salvezza e per aprire
un’immensa via per il ritorno. Un ritorno verso il caldo soffio di amore che
riempie il nostro cuore di grazia e il nostro spirito di dolcezza.
Accogliamo allora Ramadan a braccia tese, rivolgendoci verso Allah, il
Creatore! Supplichiamo il Suo perdono, preghiamo per il Suo Amore,
digiuniamo per la nostra Salvezza! Prostriamoci per compiacerlo con la
nostra umiltà, che sia luce su luce, in verità Allah guida chi vuole verso
la Sua luce. Con la speranza che alla fine del mese avremo accumulato tanto
di quell’amore da diventare noi stessi un faro di amore per tutti coloro
intorno a noi.
Auguro a tutti di vivere in questa luce.
Hassan El Araby

 
Il mese di Ramadan
Ramadan è il nono mese dell’anno, mese lunare secondo il calendario musulmano. Il Ramadan, costituisce un periodo eccezionale dell’anno: la sua sacralità è fondata sulla tradizione già fissata nel Corano, secondo cui in questo mese l’inviato Mohamad* ha ricevuto l’ultima rivelazione inviata all’umanità. Durante il mese di Ramadan c’è La notte del destino. E’ una notte che va cercata nelle notti dispari dell’ultima decade di Ramadan e che, secondo il Corano, vale più nella ricompensa di mille mesi d’adorazione e servitù. Infatti, è la notte quando Dio salva molti dei suoi servi dall’inferno. In origine, il mese di Ramadan era un mese qualunque del calendario lunare di dodici mesi che, pertanto, cambia posizione anno per anno rispetto all’anno solare. Dato che il calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell’anno solare), il mese di Ramadan di anno in anno cambia di stagione.
Il digiuno (sawm) durante il mese costituisce uno dei cinque pilastri dell’Islam. Nel corso del mese di Ramadan infatti, i musulmani praticanti devono astenersi – dall’alba al tramonto – dal bere, mangiare, fumare e dall’attività sessuale. Chi è impossibilitato a digiunare, perché malato o in viaggio, può anche essere sollevato dal precetto però, appena possibile, dovrà successivamente recuperare il mese di digiuno.
In occasione del Ramadan è anche richiesto di evitare di abbandonarsi all’ira. Le donne incinte o che allattano, i bambini e i malati cronici sono esentati dal digiuno e dovrebbero al suo posto, secondo le loro possibilità, fare la carità come ad esempio nutrire le persone bisognose indipendentemente dalla loro religione, gruppo etnico o dalle loro convinzioni. Le donne durante il loro ciclo o le persone in viaggio non devono digiunare ma lo possono rimandare.
Il digiuno poi sveglia la coscienza integra, istruisce alla pazienza, è lezione di moderazione e di volontà, radica l’uomo nella disciplina e nell’igiene, fa sorgere il senso della comunità e il senso di solidarietà con tutti e il senso di appartenenza. Esso è una scuola di amore sincero di Dio. Compiacere Dio e cercare la Sua grazia dà un senso di speranza e una considerazione serena della vita. Esso instilla nell’uomo una genuina virtù di devozione, efficace e onesta. Digiunando proviamo per una volta a sentire quello che sentono ogni giorno e forse durante tutta la loro vita, i poveri, gli oppressi e gli affamati. Il digiuno è rinuncia, denuncia, testimonianza e solidarietà.
Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto. La tradizione vuole che si mangi prima un dattero perché così faceva il Profeta. In alternativa si può bere un bicchiere d’acqua. Il significato spirituale del digiuno è stato analizzato da molti studiosi. Si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio e l’amore verso il prossimo. Al termine del Ramadan viene celebrato lo Id al-fitr (festa dell’interruzione del digiuno), detta anche la “festa piccola” (Id al-saghir).
Il Ramadan nel Corano- Ai musulmani credenti e sottomessi in pace, Dio si rivolge con questi versetti  (traduzione tratta dalla edizione di Newton&Compton Editori a cura di Hamza R. Piccardo, Sura 2 versetti dal 183 al 184: “O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati; – [digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo , c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste! – E’ nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l’inizio] digiuni . E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti! – Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all’appello di chi Mi chiama quando Mi invoca. Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, sì che possano essere ben guidati.- Nelle notti del digiuno vi è stato permesso di accostarvi alle vostre donne; esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro. Allah sa come ingannavate voi stessi. Ha accettato il vostro pentimento e vi ha perdonati. Frequentatele dunque e cercate quello che Allah vi ha concesso. Mangiate e bevete finché, all’alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera. Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle moschee. Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate! Così Allah spiega agli uomini i Suoi segni, affinché siano timorati”.
Il Ramadan dai detti del Messaggero*  –  nella tradizione profetica si indica che quando arriva Ramadan vengono aperte le porte del Paradiso, e chiuse quelle dell’inferno, e i demoni vengono incatenati. Secondo un altro detto : Ogni azione del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno, che appartiene a Dio, e Lui ne dà ricompensa. Che il digiuno è un’armatura, e quando è giorno di digiuno è auspicabile che il digiunante non nutra propositi osceni né vociferi, e se qualcuno lo ingiuria o lo combatte, basta che dica: ‘Sto digiunando’, si spiega poi che perfino, l’alito che promana dalla bocca di colui che sta digiunando è migliore davanti a Dio del profumo del muschio. Chi digiuna ha due motivi di cui rallegrarsi: si rallegra quando rompe il digiuno, e si rallegrerà del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore il giorno del giudizio. Il digiuno poi è considerato vera protezione dall’inferno e chi digiuna un giorno sulla via di Dio, Iddio gli terrà lontano il volto dal Fuoco per settanta annate.
Quando inizia – L’inizio del Ramadan dipende dall’avvistamento della luna e la tradizione vuole che esso avvenga scrutando il cielo come si faceva ai tempi del Profeta Mohamad*. E’ l’Arabia Saudita, in quanto custode dei luoghi santi della Mecca e di Medina, a stabilire il periodo del Ramadan. La questione suscita un vivace dibattito all’interno dell’Islam, tra chi auspica l’impiego delle tecnologie per l’avvistamento lunare e chi invece vorrebbe rimanere fedele alle tradizioni. Nel caso della nostra comunità, essa viene stabilita dalla Commissione del Consiglio Europeo dei Verdetti e della Ricerca, perciò tutti possono chiedere informazioni ai centri della comunità.
Raccomandazioni per i digiunanti – È consigliato fare uno spuntino leggero prima del sorgere dell’alba, noto come suhur. Mangiare tre datteri e bere un pò d’acqua subito al tramonto, dicendo questa preghiera: “Allahumma, laka sumna wa’ala rizqika aftarna” (O Dio, per Tua volontà abbiamo digiunato e adesso interrompiamo il digiuno col cibo che tu ci hai dato); fare pasti leggeri il più possibile, poiché, come dice il Profeta*, la peggior cosa che un uomo possa fare è riempirsi lo stomaco;  osservare l’orazione spontanea nota come tarawih; far visita ai fratelli e intensificare le pratiche di solidarietà; incrementare lo studio e la recitazione del Corano; esercitare al massimo la pazienza e l’umiltà; essere straordinariamente cauto nell’usare i sensi, la mente e soprattutto, la lingua; astenersi dalle chiacchiere inutili e dai pettegolezzi ed evitare ogni movimento sospetto. E soprattutto non trascurare il lavoro, perché fare bene il proprio lavoro è volere del Eccelso. A tutti i musulmani auguro un buon e generoso Ramadan e che la pace e la giustizia regnino su tutta l’umanità.
*che la Pace e la benedizione di Dio siano su di lui
Hassan El Araby
Natel    0041 79 2301355
Tel Lugano  0041 91 9717329
Fax    0041 91 9717440
Chiasso   0041 91 6820112
hassan.elaraby@bluewin.ch

 
Segnalazione libraria di Ecumenici

Dalle edizioni UTET è disponibile nelle librerie l’ edizione economica de
“Il Corano” tradotto e commentato da Gabriele Mandel Khan con testo arabo.
L’autore non è solo uno stimatissimo docente universitario ma uno scheikh
sufi (khalifa per l’Italia dell’ordine Jerrahi) a garanzia di quella
competenza ed affidabilità necessaria per un’opera di questo genere sia per
i musulmani, i cristiani, gli studiosi seri. Solo in francese esiste una
traduzione ed un commento del Corano di pari alto valore del prof.
dell’università di Francia Si Hamza Boubakeur a cui è dedicata l’opera. ,
collaborazione dei filologi prof. Mohsen Mouelhi (gran mufti della Tariqa
Jerrahi in Italia) e della prof.sa Nur-Carla Cerati Mandel. Prezzo sul
mercato euro 14,90. Lo trovi anche in internet su IBS.

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L’invito alla folla stanca e scoraggiata

Il sito di www.ecumenici.it  è pronto per accogliere le iniziative mirate al nostro impegno referendario in favore de la giustizia è uguale per tutti. Anche per il Premier, il Presidente della Repubblica e i Presidenti del Parlamento: chi desidera assumere da settembre la gestione diretta della pagina è invitato/a a comunicare adesso la sua disponibilità in modo che sia istruit* su come fruire dell’opportunità offerta nel gestire in piena autonomia la responsabilità della campagna via web. Gradita – ma non indispensabile – la vicinanza a Italia dei Valori, per meglio coordinarsi coi referenti locali in Italia e all’estero.

Cerchiamo di organizzare un interessante rientro a chi pensa di fare a meno della voce dei Cittadini, non narcotizzati dai TG nazionali.

Chi è sensibile a questa campagna si faccia avanti. Grazie.

 

 

 

In breve dal Ticino

 

 

 

 

Gesù percorreva città e villaggi, insegnava nelle sinagoghe e annunziava il regno di Dio, guariva tutte le malattie e tutte le sofferenze. Vedendo le folle Gesù ne ebbe compassione, perché erano stanche e scoraggiate, come pecore che non hanno un pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe da raccogliere è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone del campo perché mandi operai a raccogliere la sua messe” (Matteo 9,35-38)

Permettetemi di iniziare con una protesta: vorrei protestare contro la “riduzione clericale” che di solito viene fatta dell’invito a pregare il Signore affinché spinga operai nella sua messe. Questo testo, infatti, è utilizzato di solito per la “domenica delle vocazioni” o per simili circostanze, ritenendo che gli “operai” siano sostanzialmente i preti, i pastori, i religiosi, coloro i quali hanno ricevuto una particolare vocazione al ministerio. Ora, se è vero che il termine “operai” è un termine tecnico che designa in particolare coloro a cui è affidato un ministero apostolico, è anche vero che le parole di Gesù sono rivolte a tutti i discepoli. Si potrebbe certo obbiettare che subito dopo queste parole Gesù manda in missione un gruppo ristretto di discepoli, i 12; ma essi non hanno l’esclusiva della missione; tanto è vero che, nel Vangelo di Luca, l’invito di Gesù a pregare perché giungano altri operai nella messe del Signore è inserito nel contesto della più ampia missione dei 72 discepoli, inviati a due a due a predicare e a guarire (Luca 10,1-2).

Insomma, l’intero popolo di Dio è un popolo di sacerdoti; tutti i discepoli di Cristo dovrebbero essere operai nel suo campo. Dobbiamo recuperare seriamente la dimensione del sacerdozio universale dei credenti,e pregare il Signore perché invii tanti operai nella messe, a compiere le tante operazioni che sono necessarie. Come vediamo infatti non si tratta solo di predicare il Vangelo del Regno, ma anche di servire il prossimo, di alleviare le sofferenze di una folla “stanca e scoraggiata, come pecore senza pastore”, insomma di un ministerio al tempo stesso di parola e di servizio concreto.

Vedete, allora, che ce n’è per tutti. Il problema è che anche oggi la messe è grande, e gli operai sono pochi, ma non per mancanza di manodopera disponibile: no, di manodopera ce ne sarebbe tanta. Teoricamente, ci sono milioni di operai. Se tutti i credenti in Cristo raccogliessero la chiamata del Signore, la messe sarebbe raccolta in un battibaleno. Il problema è che gli operai se ne restano inoperosi, perché pensano che la chiamata riguardi qualcun altro: chi ha una “vocazione” specifica, dimenticando che vi è un’unica vocazione, anche se vi è varietà di ministeri, di operazioni.

E’ proprio per questo che oggi è ancor più urgente che il Signore spinga operai nella sua messe. Spinga, non solo mandi. Il verbo greco usato da Gesù (ekbàllo) ha infatti un suono sorprendentemente forte: vuol dire letteralmente cacciar fuori, ed è lo stesso verbo che Gesù usa per indicare la cacciata degli spiriti impuri (10,1) e dei demoni (10,8).

Curioso, no? Sembra che fra i due usi del termine non ci sia nessun rapporto. Eppure forse lo spingere operai nella messe e lo scacciare i demoni un parallelismo c’è, anche se antitetico. Da un lato, infatti, ci sono spiriti maligni, demoni negativi che vanno scacciati perché nuocciono all’essere umano; ma dall’altro ci sono spiriti buoni – non dimentichiamo nell’antichità il dèmone poteva anche avere un significato positivo, il dèmone della poesia, ad esempio. Ebbene, anche questi vanno buttati fuori, ma in senso positivo: sono i talenti sotterrati che vanno dissotterrati, è la nostra vocazione che non può rimanere sopita al fondo del nostro cuore.

Dobbiamo pregare il Signore perché ci aiuti a cacciar fuori lo spirito buono, il talento nascosto che non viene utilizzato per tanti motivi: per paura e timidezza, per pigrizia e quieto vivere, per paura delle responsabilità, perché aspettiamo sempre che qualcun altro faccia il primo passo, perché la chiesa stessa è organizzata in modo tale da non incoraggiare l’uso dei talenti che il Signore distribuisce a piene mani. Gli operai che sarebbero perfettamente adatti alla mietitura, se sono discepoli di Cristo, devono perciò essere letteralmente buttati fuori da se stessi, devono essere spinti nell’arena.

Preghiamo dunque perché il Signore spinga nuovi operai nella sua messe: ma non limitiamoci a pregare. Operiamo concretamente in coerenza con questa preghiera, facendo sì che le nostre chiese non siano luoghi in cui i talenti restano nascosti, ma al contrario diventino scuole di formazione al servizio, di valorizzazione dei doni che il Signore ha sparso largamente su tutte e tutti i credenti. Amen.

(il testo è stato diffuso nell’ambito del programma “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, alle ore 8.05 ca. su Radio Svizzera Italiana 2)

 

Programma per la Biblioteca islamica di Chiasso

 

 

Fino a dicembre 2008

 
Vi ricordo che la Biblioteca rimarrà chiusa durante tutto il mese di agosto. Per qualsiasi informazione siete pregati di scrivere a: islamsf2@bluewin.ch o citicinese@bluewin.ch

 

Ramadan

 

La Biblioteca rimarrà aperta durante tutto il mese di Ramadan, ma si consiglia comunque di avvisare, specie per gruppi.
“Iftar” ossia il pasto di rottura del digiuno con gli asilanti del Centro di registrazione di Chiasso durante il mese di Ramadan.
(02.9.08 – 1.10.08).
Il “tarawih” 10 minuti dopo la preghiera dell’Ishaa presso i centri di Lugano e Giubiasco.
 

Altri eventi

 

Organizziamo visite culturale per l’Egitto per piccoli gruppi o individuali, su misura, sia con corso di arabo o solo incontri culturali per una vera immersione nella vita quotidiana egiziana al Cairo. Per informazioni scrivere a: corsodiarabo@bluewin.ch.
Corso d’italiano da inizio ottobre presso il centro di Lugano. Informazioni via mail a citicinese@bluewin.ch.
Dall’8 al 12 di ottobre, settimana delle porte aperte al centro di via Maggio 21 a Lugano. Nella serata si terranno diversi incontri con esponenti della politica, dei media e delle diverse confessioni. Informazioni più dettagliate verranno date in seguito con comunicato stampa. Ulteriori informazioni possono essere richieste via mail a citicinese@bluewin.ch.
 

Corsi di arabo

 

Da martedì 2 settembre, e per 8 settimane consecutive, ricominceranno i corsi di arabo presso la Biblioteca islamica a Chiasso con il seguente programma:

Martedì:     20:30 – 22:00 Corso Libro 1, livello 1, parte II

Mercoledì:   17:30 – 19:00 Corso Libro 1, livello 1, parte II

             20:30 – 22:00 Corso Libro 1, livello 2, parte I

Giovedì:     20:30 – 22:00 Corso per principianti

Per chi lo desidera, alla fine delle lezioni si terrà una mezz’ora di riflessione sulla cultura islamica.

A chi si iscrive si richiedono 120 franchi a copertura delle spese amministrative.

Per 50 franchi è disponibile il testo arabo delle lezioni.

 

Settimana al Cairo

 

Corso “full immersion” di lingua e cultura araba al Cairo dall’1.11.08 al 09.11.08.
Costo per persona 500 Euro.
Il costo comprende:
Alloggio (in appartamento al Cairo)
Trasporto con autista bilingue
Corso di arabo con docente esclusivo
Incontri culturali con gli abitanti
Agli interessati sarà inviato un programma più dettagliato.
La settimana è aperta anche per chi non intende seguire il corso di arabo con riduzione del costo.
Su www.volagratis.it si trovano voli per Il Cairo a partire da 260 Euro p.p. a/r.
 

Con i nostri auguri

Hassan El Araby

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Quiz con premio

Chi include il Corano come la “gente del Libro”?

 

Non si considerano nella risposta l’interpretazione estensiva – tra l’altro molto interessante – che è ricavabile in 7,47,  16,36  e  35,24 che ha permesso ad es. di includere gli indù durante il dominio islamico dell’India.

La risposta deve essere inviata a ecumenici@tiscali.it

 
SALMO SUFI

 
Così,
tra le rocce,
sui monti,
cerco il Tuo nome:
Cerco il Tuo nome
come lo cercano gli uccelli
volando nei cieli,
i pesci nuotando nei mari,
le antilopi correndo nelle pianure.
Come l’uomo che ama e desidera
cerco il Tuo nome, Dio.
Ho conosciuto il mondo e le cose,
ho imparato. Eppure
non conosco più il mondo nè le cose.
La mia testa è nuda, scalzi i miei piedi.
Rinuncio a tutto,
ma continuo a cercare il Tuo nome….
Con la voce di tutti quelli che
Ti amano e Ti chiamano,
amo il tuo nome.


E’ uscito il numero due del secondo anno di “Sufismo”, rivista di cultura e spiritualità. In distribuzione nelle edicole delle principali città d’Italia (Agenzia C.D.M.). Questo numero ha come tema monografico La musica nell’Islàm. Vi è inserito un CD di musica sufi diretta da Fakhraddin Gafarov, l’ex direttore del Conservatorio di Stato di Baku, considerato il più importante suonatore di tar di tutte le genti turche.

Pagine a colori su: Giorgio Salmoiraghi, Shamira Minozzi, la mostra a Kabul (Afghànistàn) delle fotografie d’arte di Max Mandel.

Prezzo (con CD): 9 euro. In abbonamento (4 numeri) 24 euri. Sito intenet: www.rivistasufismo.it

 

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Dopo i Rom, l’attacco all’islam

Mentre non si placa l’ondata intimidatoria sui campi rom della provincia di Milano proprio in queste ore serali del 9 luglio 2008, segnaliamo qui di seguito una posizione battista sulla vicenda della moschea di Milano.

La moschea di Milano: una questione di libertà civili e religiose

di Lidia Maggi, pastora battista e direttora della rivista “La scuola domenicale”

L’ennesimo attacco all’islam, manifestato con la volontà di chiudere la moschea di viale Jenner a Milano, rappresenta l’ultimo degli ormai numerosi episodi di violazione delle libertà civili e religiose.

Preoccupa il caso contingente: credenti che si vedono negare il diritto di riunirsi a pregare. E, più a monte, allarma il clima culturale che, di fatto, le scelte politiche veicolano. E’ in atto una vera e propria criminalizzazione di alcuni soggetti, gli ultimi in ordine cronologico i rom e i musulmani di Milano. Vi è una pericolosa sottovalutazione degli effetti a lungo termine di una politica miope, che getta benzina sul fuoco anziché spegnerlo, che cavalca e solletica le emozioni viscerali invece di orientarle per il bene comune e la convivenza pacifica.

Quello che sta avvenendo a Milano è anche causato da un vuoto legislativo che lascia pericolosamente in mano agli amministratori locali una materia così delicata. Infatti, anche l’ultima proposta di legge sulla libertà religiosa, che doveva rendere applicative le indicazioni contenute nella Costituzione Italiana, non ha avuto esito positivo per il veto di precisi schieramenti politici e per il giudizio negativo espresso dalla CEI.

Come protestanti siamo particolarmente sensibili al problema della libertà di culto, avendo sperimentato sulla nostra pelle gli effetti negativi di una politica discriminante. E ora che non siamo direttamente parte in causa e possiamo parlare senza il sospetto di rivendicare per noi dei privilegi, il riconoscimento di tale libertà ci appare rivelatrice di quale sia l’idea di democrazia, di società civile, di progetto di convivenza portata avanti.

La moschea di Milano non solleva solo un problema di ordine pubblico, di viabilità. Si sta mettendo in atto un’ingerenza da parte dello Stato del tutto inammissibile. Si pretende, infatti, di visionare preventivamente i testi dei sermoni nonché l’utilizzo della lingua italiana (si chiederà lo stesso anche alla comunità ebraica, a quei preti cattolici che celebrano in latino o alle molte comunità etniche delle diverse confessioni cristiane?).

Quanto alla sbandierata questione dell’ordine pubblico, che spinge Comune e Governo a varare provvedimenti urgenti, in realtà essa esiste da tempo ed è conseguenza di una politica locale che non ha voluto concedere i permessi per la costruzione di moschee, di spazi idonei in cui la preghiera e l’incontro dei credenti possano avvenire in condizioni accettabili. Il problema lo creerebbero anche i cristiani di qualsiasi confessione se non avessero spazi idonei per i loro incontri e fossero costretti a riunirsi nei garage. Risulta paradossale che le stesse forze politiche che si lamentano per i disagi creati, sono responsabili di aver cavalcato la protesta contro la costruzione delle moschee (e questo, se non si vuole chiamarlo populismo, è sicuramente miopia politica!).

Non è questione di schieramenti politici, come le reazioni stizzite degli interessati vorrebbero far intendere. La posta in gioco è ben più alta: per i cristiani è la fedeltà all’evangelo accompagnata dalla denuncia di un uso strumentale dell’aggettivo “cristiano” a cui ricorrono disinvoltamente i politici di turno proprio mentre mettono in atto comportamenti antievangelici. Il periodo storico che stiamo vivendo ci chiede di discernere quanto la Parola di Dio chiede per il bene comune della città. La fede ci domanda di custodire il lievito della differenza evangelica; la cittadinanza responsabile ci rimanda a quel dettato costituzionale che dovrebbe orientare l’agire civile.

In una democrazia costituzionale non è che chi vince le elezioni fa quello che vuole. Le costituzioni sono sorte proprio per delimitare un preciso quadro giuridico a cui attenersi, pur nella dialettica delle diverse scelte operate dagli schieramenti politici. E tra i paletti fissati nella nostra Costituzione, vi è anche quello della libertà di culto.

Il richiamo a criteri oggettivi, le Scritture per i cristiani e la Costituzione per tutti i cittadini, ci sembra decisivo per far fronte a quella deriva soggettivistica per cui ci si sente cristiani pur rimuovendo l’esigente parola dell’evangelo e ci si proclama leali cittadini promuovendo soltanto gli interessi personali o di parte e disinteressandosi di quel bene comune che riguarda anche chi è differente per cultura e religione.

(NEV)

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L’arroganza di potere e la libertà di culto

Di fronte all’arroganza del Ministro dell’Interno ed al rifiuto di tutti gli amministratori locali la Chiesa cattolica ambrosiana affronti direttamente il problema degli spazi per il culto dei mussulmani

“Il problema della moschea di via Jenner a Milano e dei luoghi di culto per i mussulmani in città, è stato lasciato marcire per anni. E per anni, e in questi giorni in particolare, è stato usato dalla destra leghista e populista per agitare tutte le animosità e le inculture che percorrono la “pancia” della nostra città. Anche tra chi proviene dalla cultura democratica c’è chi non si vergogna di cavalcare l’antislamismo viscerale. E’ il caso del Presidente della Provincia Filippo Penati.

Solo la posizione della Curia in queste ore sfugge alle demonizzazioni e propone cose di buon senso : si pensi concretamente a più moschee di medie dimensioni, decentrate sul territorio comunale, più facili da realizzare e più accessibili, affiancate da attività sociali e culturali e più integrabili nel territorio.

In questa situazione di continue tensioni e di pretestuose resistenze a soluzioni ragionevoli da parte di tutti quelli che comandano nelle istituzioni, ci sembra giusto proporre a tutta la Chiesa ambrosiana un passo in avanti rispetto alla presa di posizione, già esplicita e importante, del Cardinale e di don Bottoni : sia la Chiesa stessa a impegnarsi unilateralmente nel trovare, e nel mettere poi a disposizione, tra le tante strutture che da essa dipendono (edifici, centri sportivi, centri ricreativi, altre proprietà…) alcuni spazi necessari per il culto dei nostri fratelli mussulmani. Non sarà cosa facile, ma un tentativo di trovare accordi diretti con le comunità mussulmane può essere fatto. Sarebbe un gesto denso di testimonianza evangelica, di pacificazione e di dialogo interreligioso, importante anche per la comunità civile e per quella dei credenti. Sarebbe un messaggio che va ben aldilà della nostra città. La stessa proposta può essere fatta ai tanti ordini religiosi presenti in città e in diocesi, dotati di edifici e di spazi. La nostra Diocesi ha già messo a disposizione strutture per le Chiese cristiane non cattoliche, lo faccia anche per i mussulmani, credenti nel Dio comune a tutti noi.

Tutto ciò premesso, osservando questo problema in una prospettiva più generale, bisogna avere ben presente che esiste nel nostro paese un problema irrisolto, quello di una legislazione sulla libertà religiosa. Essa deve sostituire la legge fascista sui culti ammessi del 1929, ancora in vigore, e dare attuazione agli articoli 19 e 20 della Costituzione stabilendo con precisione i diritti (ed i doveri) delle confessioni religiose che non godono di una normativa pattizia (Concordato per la Chiesa cattolica e Intese per altre confessioni in base agli articoli 7 e 8 della Costituzione). Soffrono particolarmente di questa assenza normativa l’islam e le “nuove” religioni, tutte in crescita quantitativa, e con le quali è difficile, per molti motivi, stipulare Intese. Da anni si discute in Parlamento di questa nuova legge sulla base di proposte ben studiate ed argomentate. Nella legislatura 2001-2006 esse furono bloccate dal veto leghista (esse avrebbero concesso troppa libertà all’islam), nell’ultima 2006-2008, in una situazione politica diversa, furono bloccate da un intervento della Conferenza episcopale che, per bocca del segretario della CEI Mons. Betori, il 16 luglio scorso davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera criticò aspramente il progetto in discussione perché tendeva ad equiparare troppo la condizione delle nuove religioni a quelle garantite dal sistema pattizio. Fu una presa di posizione contro i cattolici “adulti” e i valdesi che sostenevano che la nuova normativa era positiva e necessaria oltre che richiesta dalla Costituzione. Essa prevedeva, tra l’altro, norme ragionevoli in materia di edifici di culto, oggetto però di una specifica critica da parte di Mons.Betori. Si sappia di chi sono le responsabilità di questa situazione.”

Milano, 7 luglio 2008

Vittorio Bellavite

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Una preghiera islamica

Riflessioni di Gabriele Mandel, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti.

Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse: «Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica».
Questo non è “superamento” della religione, ma “rispetto” d’ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.
Infatti il Corano dice (11ª118): Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità. E in 16ª 93: Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica. La varietà di comunità serve dunque perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l’una l’altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre. Certo, queste comunità spesso hanno disatteso l’unità universale che è in definitiva l’unità dell’Uno in assoluto, Dio.
Sarebbe necessario oggi recuperare la dimensione religiosa delle varie culture umane, ed ogni credente, di qualsiasi religione sia, dovrebbe capire che tutte le religioni partono da un unico ceppo; sono tutte frammenti di un unico grande specchio, e come ci si può specchiare nello specchio intatto, così ci si specchia (parzialmente) in ogni suo frammento.
Questo è senz’altro il primo, essenziale passo, verso la pace universale, verso il rispetto per tutte le religioni, per tutte le etnìe, per tutti gli esseri umani, poiché tutti sono, come noi stessi, creature di Dio.

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