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Azione Nonviolenta- 150° Unità (militare) d’Italia

 

http://nonviolenti.org/cms/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=25&cntnt01origid=15&cntnt01returnid=238

1861-2011

Unità (militare) d’Italia

Recensione del numero di Azione nonviolenta, marzo 2011

di Laura Tussi

Il numero di marzo 2011 di Azione nonviolenta è dedicato al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Potrebbe apparire una riflessione azzardata tentare di ricomporre la storia della nascita dello Stato italiano alla luce del concetto della pratica della Nonviolenza, in un contesto storico in cui l’efferatezza degli eserciti europei assunse dimensioni devastanti. All’interno di questo contesto esteso di violenze e di guerra, con fatti sanguinosi ed efferati, si distinguono, invece, episodi e personaggi che determinarono, proprio in quello specifico contesto, una nuova modalità di pensiero, un innovativo atteggiamento critico, nel concepire la collettività, la popolazione e i rapporti tra cittadini, come fecero i primi disertori, i renitenti e gli obiettori alla leva obbligatoria.

Dal travaglio rivoluzionario risorgimentale, purtroppo, non si sviluppò l’idea cosmopolitica di una società planetaria e internazionale, ma si impose la condizione di un’umanità ordinata in Stati Nazione, sovrani e indipendenti, dalla cui singola volontà di potere si produssero una serie interminabile di conflitti armati, tra cui due guerre mondiali e un mondo sull’orlo del suicidio atomico e della catastrofe ambientale.

Fin dal ‘700, eruditi ed intellettuali della penisola avevano manifestato di condividere il pensiero del sogno cosmopolitico di una Repubblica universale, come Mazzini, che auspicava un’umanità futura, in cui le divisioni nazionali sarebbero state cancellate, ma con l’epopea risorgimentale l’ideale cosmopolitico svanisce e subentra il nazionalismo più aggressivo ed esasperato.

La nazione è il prodotto di una coazione ideologica del potere, perché gli Stati moderni hanno creato il sentimento soggettivo della personalità e del legame nazionale, ma in modalità artificiali e coatte, imposte dal potere politico.

La pace, la tolleranza, la spiritualità sono dunque messaggi di speranza in un progresso sociale, volto alla costruzione di società libere fondate sulla Nonviolenza e sul non interventismo, per far evolvere l’umanità in un futuro caratterizzato dall’alto sentire di unità universale cosmopolita, oltre il culto eroico del potere nazionalistico, per andare oltre la retorica patriottica, che svuota il Risorgimento, come anche la Resistenza, delle effettive valenze storiche e sociali, per cui un intero popolo ha combattuto contro il sopruso, contro la dominazione e l’imposizione: ma tutto questo portato di ideali alti e nobili è stato fermato e limitato. Ancora una volta il potere ha frenato lo slancio libertario delle moltitudini, ma è utile, doveroso e importante ricordare il momento in cui un popolo si emancipa dall’imposizione, dalla personificazione autoritaria del potere e dall’assolutismo di politicanti di mestiere e riesce a conquistare un barlume di vera e autentica libertà.

Il popolo italiano sembra senza memoria, privo di attenzione per la propria storia e per il passato che gli appartiene, manifestando un qualunquismo generalizzato, che ormai ha completamente attecchito nelle nuove e, addirittura, nelle vecchie generazioni, perse nell’idea perversa del successo e della plastificazione esistenziale. Invece, è necessario fare memoria e ricordare la nascita dello Stato italiano e degli Italiani come popolo, per il sacrificio di moltitudini di persone che hanno versato il proprio sangue e dato la propria vita, nel segno dell’eguaglianza sociale ed economica, della libertà di espressione, del rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani e della fratellanza, ideali alti che il pensiero culturale e politico egemone attualmente sta scardinando in nome di fittizie libertà e di egoismi velleitari, che consistono nel favoreggiamento della corruzione ad alti livelli del potere politico.

Laura Tussi

Istituto Comprensivo via Prati – Desio

(Monza e Brianza)

http://www.youtube.com/lauratussi

Azione nonviolenta

Rivista mensile del Movimento Nonviolento

Fondata da Aldo Capitini nel 1964

Anno 48 n. 567

Marzo 2011

www.nonviolenti.org

an@nonviolenti.org

Ecumenici senza otto per mille e finanziamenti pubblici o privati sostiene nel 2011 Azione nonviolenta, pur con un apporto critico soprattutto in materia di diritti civili che riteniamo non negoziabili. Qualunque sia l’interlocutore.

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Inquietudini ed equivoci protestanti

Inquietudine negli ambienti protestanti svizzeri ticinesi che protestano su Voce Evangelica, diretta da un italiano: nel manifesto “Stato e Religione” i Giovani socialisti chiedono una totale divisione fra Stato e Chiesa.
Sorprende la questione dei confini: in Italia, i protestanti sono contro l’insegnamento della religione (in Svizzera favorevoli), favorevoli all’Otto per mille (si avete letto bene alla fine di questa frase) e per la laicità (ma i riformati svizzeri sono contrari!).
L’otto per mille è una sorta di loro cura palliativa: hanno fatto il testamento biologico per continuare l’esistenza.

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IACAT Italia – Bolzaneto ed il reato di tortura

Ecumenici ha aderito anche quest’anno, nella giornata odierna, all’Associazione 31 ottobre http://www.associazione31ottobre.it/ : per noi è una piccola diga di fronte allo straripare del potere clericale nella scuola e alle incursioni del cattolicesimo istituzionale dentro la struttura formativa ed educativa pubblica in Italia. Grazie anche alla  complicità del maggior partito di opposizione e troppo spesso di tutta la sinistra, senza distinzioni.

Non deleghiamo ad essi alcuna funzione particolare beninteso ma – come dire – è un segno del nostro incoraggiamento a proseguire nella campagna di controinformazione. Perché siamo ormai al regime: è inutile nasconderlo e non solo per le recenti vicende sconcertati del colpo di mano governativo in tema di elezioni (con la grave complicità politica del Presidente della Repubblica!).

Abbiamo altresì confermato l’adesione alla Società Biblica in Italia http://www.societabiblica.it – E’ anche il modo migliore per rispondere alle intimidazioni scritte subito dopo il servizio su protestantesimo; in occasione della domanda del nostro quiz storico. Il sig. Roberto Di Fede, detentore dell’ indirizzo elettronico cubimmigrazione@yahoo.it (disponiamo anche del cellulare), è stato infatti diffidato dall’utilizzare i nostri recapiti.

Anche un gioco come un quiz può dare fastidio nelle nebbie di menti anestetizzate e/o senza proprie capacità critiche?  E pensare che dobbiamo ancora iniziare a parlare dei crimini efferati del regime cubano… Amici di Cuba permettendo.
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La Corte d’Appello del Tribunale di Genova ha confermato quanto risultava evidente a tutti: durante il G8 del 2001, nella caserma “Bolzaneto”, i giovani fermati sono stati sottoposti a “trattamenti inumani e degradanti” ed anche a “tortura”. La sentenza dichiara colpevoli i 44 imputati, tra cui ci sono agenti di polizia, carabinieri, guardie carcerarie, militari ed anche i medici che erano presenti in quella notte.

ACAT denuncia la gravità dei fatti di Genova e, soprattutto, denuncia che la maggior parte delle pene sono andate in prescrizione perché l’Italia non prevede nel proprio Codice Penale il “reato di tortura”, reato che non avrebbe alcuna prescrizione.

La sentenza di ieri dimostra che questo vuoto legislativo non può più andare avanti: l’Italia adesso deve adempiere agli impegni assunti da oltre venti anni con l’ONU.

La nostra petizione per l’introduzione del reato di tortura nel codice italiano prosegue fino al 15 aprile.

Il sito www.acatitalia.it consente di firmare on-line la petizione, oppure di scaricare i moduli per la raccolte delle firme.

Alleghiamo il comunicato stampa che ACAT ha emesso oggi, relativamente alla sentenza di Genova ed all pressante necessità di introdurre in Italia il reato di tortura.

Collaboriamo a migliorare la situazione in Italia.

A Presto. – Massimo Corti

www.acatitalia.it

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Italianistan, la penisola che c’è…

Salve, sono un cittadino dell´Italianistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio.

Lavoro a Milano in una  azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio.

Anche l´assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del  Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l´assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.

Al  pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film

prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente intertrotti da spot realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.

Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.

Allora mi stufo e vado a navigare un po´ in internet, con provider del Presidente del Consiglio..

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, … che governa nel mio esclusivo interesse.

Per fortuna!

(Ricevuto da  sergesauve@iol.it tramite Anne Zell)

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Archiviato in Giustizia

Ospitalità

Ecumenici ritiene per il futuro di orientarsi a ridimensionare lo spazio offerto a persone o organizzazioni di cui non si hanno rapporti stretti e soprattutto contatti anche a livello personale: preferiamo essere comunità. Conosciamoci dunque…

 

MARTEDI’ 27 OTTOBRE, ORE 21,00
“LA NAVE DEI FOLLI”
CORSO BETTINI, 57
ROVERETO

Presentazione del libro
Difendere la razza.
Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini
(edizioni Sensibili alle foglie, 2009)
 
con l’autrice, Nicoletta Poidimani

 
Le leggi e l’immaginario razzisti forgiati durante il lungo e feroce colonialismo in Africa (bombardamenti con il gas in nome della civiltà, campi di concentramento, deportazioni) sono tutt’ora operanti nei discorsi e nelle pratiche del razzismo democratico (che oggi bombarda in nome dei diritti umani e colpisce gli immigrati in nome della sicurezza). A partire dallo spoglio dei numeri de “La Difesa della Razza” – rivista ufficiale del razzismo fascista –, dall’analisi di un ampio materiale medico, giuridico, antropologico, giornalistico, letterario, iconografico e da una ricerca sul campo condotta per anni in Eritrea, l’autrice mostra come il razzismo italiano non sia stato una breve parentesi dovuta all’alleanza con la Germania nazista, ma una costante e autonoma giustificazione delle politiche coloniali e delle sue ricadute sociali. Aggiungendo agli studi sul colonialismo una prospettiva di genere, il libro mostra come la costruzione del Diverso e del Nemico proceda di pari passo con una concezione delle donna quale “utero della nazione”.      

 

 

“AlterLes di Naussa”, il Forum di Spiritualità Lesbica
evoluzione di Progetto Naussa – Laboratorio Lesbico di Spiritualità

Ad un anno dal varo di Progetto Naussa, Laboratorio Lesbico di Spiritualità su internet … ecco che si cominciano a raccogliere i primi frutti: quest’estate, in particolare, il progetto – quale potenziale luogo di raccordo su valori affini – ha richiamato l’attenzione di altre donne, da Sud a Nord. Si è sviluppata una fitta rete di scambi mail, telefonici, fino all’organizzazione di incontri reali.

Progetto Naussa nasce a Bari e quindi parecchie siamo di qui … e ci conosciamo già di persona, con altre ci siamo conosciute su luoghi vari di internet,  e qualcun’ altra ancora l’abbiamo conosciuta quest’ estate in Masseria Santanna, in occasione della Settimana Lesbica di Agosto, e così via… da cosa nasce cosa!
Il desiderio di poterci confrontare in tempo reale e in un luogo ‘nostro’, soprattutto ‘sereno’ e tematico, è aumentato, fino al punto di decidere di aprire un forum,  rispondente alle nostre aspirazioni.

Ed ecco: NaussaForum di AlterLes – in rodaggio da fine luglio – apre ora, ufficialmente, le porte alle donne che vogliano conoscere questa Rete Spirituale Lesbica nascente in territorio italiano.

Parliamo di ‘Spiritualità’, perché prediligiamo un tipo di ricerca indipendente e non dogmatica delle dimensioni imponderabili della Vita, dei suoi perché, su di un piano che, per sua caratteristica, non può che essere ‘trascendente’ le comuni logiche di pensiero, impegnate ad occuparsi, invece, del livello pratico e ‘materiale’ della vita.

Per Spiritualità intendiamo il vasto dominio della ricerca trascendente, senza nessun pregiudizio verso le ‘tradizioni culturali religiose’ di provenienza di ognuna.

L’unica condizione richiesta per una proficua permanenza nel forum è rispondere a tre valori-base del comportamento e confronto umano:

Amore – Verità – Giustizia

1) Cioè si richiede a chi voglia entrare in questo forum l’aspirazione a condividere l’Amore spirituale, nel senso di andare oltre il proprio ego e i propri interessi personalistici.

2) Essere in spirito di Verità – l’onestà nelle relazioni.

3) Ascoltare il proprio senso ‘profondo’ di Giustizia e tentare,  progressivamente, di metterlo in pratica.

La decisione di aprire un forum specifico deriva dall’assenza tuttora di un luogo simile e specifico in internet e nella comunità lesbica, dove potersi confrontare su questi temi, nella libertà, che è propria di ogni cammino vero di ricerca!
C’è molto pregiudizio verso la religione, da parte del mondo lesbico politico, per ovvi motivi storici e sociali giustificabilissimi, … ma – per mancanza di elaborazione specifica in quest’area – si finisce pure per confondere i due termini, spiritualità e religione.
Motivo per cui si rende necessario sottolineare chiaramente la differenza tra i due termini, spiegando cosa s’intende in Progetto Naussa per Spiritualità.
Il tentativo è superare le barriere provenienti dalle tradizioni culturali e storiche, in cui le religioni affondano le loro radici , essendo noi convinte che la dimensione spirituale sia oltre la storia, la temporalità… che la dimensione spirituale sia accessibile, nel silenzio …, oltre le verbalizzazioni e quindi le teologie.
Di conseguenza, rifuggiamo da riti e dogmi, da ricette religiose ‘preconfezionate’ …, convinte che la vera Spiritualità sia nel fondo: pratica dell’ Amore Universale e silenziosa ricerca dell’ Anima.

Stiamo nel forum per condividere, scambiare pareri ed esperienze, confrontarci umilmente in questo tipo di ricerca spirituale…, e anche per conoscerci, solidarizzare, e vivere momenti di sincera condivisione e gioia, organizzando periodicamente possibilità di incontri ‘reali’!!

Le donne lesbiche, che vogliano condividere o cimentarsi su questi valori e obiettivi, sono le ‘benvenute’!
I contenuti e le discussioni di NaussaForum di AlterLes sono accessibili e leggibili solo a chi si iscrive; infatti, dall’esterno è possibile ‘solo visionare i titoli’ delle Sezioni e dei Topics.
Questa scelta è stata fatta per garantire maggior serenità possibile all’interno del forum.
E’ in lavorazione la preparazione di un settore del forum, accessibile a tutte e tutti, dove aprire la discussione anche all’esterno, per chi desideri avere un confronto allargato.

Gi Cris, di Gruppo Naussa – Bari, 21 ottobre 2009

Qui il link del forum AlterLes di Naussa:

http://naussa.mastertopforum.com

 

 

 

VIII Giornata del dialogo cristiano-islamico 

27 ottobre 2009 

 

La Giornata del dialogo cristiano islamico è giunta alla sua ottava edizione. Le sei prime edizioni sono sempre state celebrate l’ultimo venerdì del mese di Ramadan. Ma per ragioni pratiche legate al calendario lunare islamico, dal 2008 l’evento è stato fissato per il 27 ottobre – data che ricorda l’incontro di Assisi del 1986 in cui rappresentanti di diverse religioni mondiali si sono uniti in una preghiera per la pace.

 

La Giornata fu ideata nel 2001, all’indomani della strage dell’11 settembre, come iniziativa tesa a contrastare il clima di incomprensione e talvolta di contrapposizione che si era determinato tra musulmani e cristiani. Da allora ogni anno centinaia di eventi vengono promossi in tutta Italia, ciascuno organizzato secondo specifiche modalità locali.

La Giornata di dialogo cristiano islamico del 2009 avviene in un periodo particolarmente difficile. La questione della “sicurezza” che in quest’ultimo anno ha monopolizzato il dibattito politico e culturale – non sempre pacato – in Italia ha dato luogo ad una legge che in alcuni suoi provvedimenti ostacola l’integrazione degli immigrati, di cui un terzo circa è di origine islamica.

I promotori della Giornata (cristiani e musulmani) invitano istituzioni politiche e religiose, società civile e cittadini ad impegnarsi affinché la logica e la pratica del dialogo prevalgano sullo scontro tra le culture.

In una sua lettera del 27 ottobre 2008 al direttore della rivista Confronti – una delle promotrici della Giornata – il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le religioni nei “singoli paesi, intorno a valori e impegni comuni, al fine di difendere il principio della libertà religiosa e di combattere l’emergere di pericolose tendenze razziste e xenofobiche”.

 

L’iniziativa nazionale che si apre il 27 ottobre prevede a Roma tre appuntamenti*

 

*Incontro istituzionale pubblico

 “La libertà religiosa, un diritto universale garantito da uno Stato laico”

 

(accredito presso redazione@confronti.net o tel. 06 4820503 – obbligo di giacca e cravatta per i signori

– per la stampa: accreditarsi via fax al n° 06 6783082, ingresso Via della Missione, 8)

 

Camera dei Deputati

27 ottobre alle 13

Palazzo Montecitorio

Sala del Mappamondo

Via della Missione, 4

 

 

 

 intervengono

Maria Bonafede, pastora e moderatora della Tavola valdese

Stefano Ceccanti, senatore Pd e costituzionalista

Gian Mario Gillio, giornalista e direttore della rivista “Confronti” (introduce l’incontro)

Giuseppe Giulietti, deputato gruppo misto, Commissione cultura, scienza e istruzione

don Giovanni Cereti, Conferenza mondiale delle religioni per la pace

Lucio Malan, senatore Pdl e segretario della Presidenza del Senato

Giorgio Merlo, deputato Pd e vicepresidente della Commissione di vigilanza Rai

Paolo Naso, giornalista e docente di scienza politica

Abdellah Redouane, segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia

 

In occasione dell’incontro verrà letto il messaggio inviato agli organizzatori della Giornata

 dal Presidente della Camera

On. Gianfranco Fini

 

 

*Incontro tra giovani cristiani e musulmani

Vivere la città nella diversità

Martedì 27 ottobre, ore 19 

Programma:

Preghiera serale islamica

nella Moschea di Centocelle, Via dei Frassini 4

“Passeggiata in dialogo”

fino alla chiesa battista di Via delle Spighe 6

 

Cena conclusiva

organizzata dai movimenti giovanili islamici e cristiani

 

per informazioni

3336055320

0657287347

 

*Incontro alla Moschea “della Magliana” Al Fath

Via della Magliana 78/f

Giovedì 29 ottobre, ore 19

La figura dell’Altro nelle scritture

con

Gianni Novelli

Imam Sami Salem

Antonio Guaglione

 

per informazioni

0657287347

O64820503

 

 

 

 

Oltre a

Confronti e il CIPAX

aderiscono all’iniziativa:

 

Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei)

Tavola valdese

Pax Christi, gruppo di Roma

SAE (Segretariato attività ecumeniche –

gruppo di Roma)

Commissioni giustizia e pace dei domenicani

e dei carmelitani

Conferenza mondiale delle religioni per la pace

Comunità di base di San Paolo

Servizio Rifugiati e Migranti (della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia)

 

 

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Premier: aderisce anche Ecumenici

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio sui rinvii di migranti e richiedenti asilo verso la Libia

 

Le organizzazioni firmatarie, appartenenti al Tavolo Asilo, si appellano oggi pubblicamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere attenzione verso i diritti umani e il diritto d’asilo, il quale risulta profondamente a rischio a seguito della politica perseguita dall’Italia nel Mediterraneo.   

 

Tra il 6 e l’11 maggio, unità navali Italiane hanno rinviato forzatamente in Libia alcune centinaia di persone – 471 secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno al Senato il 25 maggio – dopo averle intercettate nelle acque del Mediterraneo.

 

A riguardo, intendiamo innanzitutto esprimere la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato tali operazioni. Non si ha notizia che riguardo alle persone trasportate in Libia sia stata rilevata la nazionalità, l’eventuale minore età, l’eventuale stato di gravidanza delle donne, o la possibile richiesta di protezione internazionale, così come non risulta che siano state accertate le condizioni di salute.

 

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che tra le persone riportate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale. In proposito è utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione (fonte: Ministero dell’Interno). 

 

Inoltre, secondo fonti di organizzazioni non governative, da maggio 2008 a febbraio 2009 sono stati circa 2000 i minori stranieri non accompagnati arrivati via mare a Lampedusa e negli ultimi anni sono aumentate le donne in gravidanza e i migranti con patologie legate alle condizioni di viaggio via mare come traumi, ustioni, ferite. Di conseguenza riteniamo che, assieme a persone bisognose di protezione internazionale, tra i migranti rinviati in Libia potessero esservi minori non accompagnati e persone bisognose di cure mediche.

 

La Libia è un paese che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non ha offerto sinora alcuna protezione a migranti e rifugiati, quindi non può essere considerata un posto sicuro.

 

La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani o degradanti, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e il Testo Unico sull’immigrazione della normativa italiana vietano le espulsioni, i respingimenti e ogni forma di rinvio, diretto o indiretto, verso luoghi nei quali esista un serio rischio che le persone rinviate possano essere vittime di tortura,  persecuzione, altre gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati o condizioni di violenza  generalizzata. Gli obblighi sanciti in questi strumenti internazionali e richiamati dalla normativa nazionale sono inderogabili e debbono essere sempre rispettati dalle autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere e contrasto all’immigrazione irregolare, anche quando operano in zone extraterritoriali.

 

L’allontanamento di persone dalle coste europee, direttamente dal mare, senza aver dato loro accoglienza e assistenza medica a terra, rappresenta inoltre una violazione di principi umanitari, tenendo conto che queste persone hanno effettuato un viaggio lungo e pericoloso, in condizioni estreme.

 

Riteniamo sia da accogliere con favore la possibilità che, anche con il contributo dell’Italia e dell’Unione Europa, si possa costruire un sistema di asilo in paesi esterni all’UE fortemente investiti da flussi migratori, come la Libia. Tuttavia, ciò non può condurre all’ipotesi di demandare a paesi terzi l’esame delle domande di asilo presentata da rifugiati che intendono chiedere protezione all’Italia e ad altri paesi europei. Il presupposto ineludibile del rispetto del diritto d’asilo nel diritto internazionale è infatti rappresentato, in primo luogo, dal diritto di accesso dei rifugiati al territorio dei paesi ove essi intendono chiedere protezione e l’esame delle domande di protezione internazionale deve sempre avvenire sotto la piena giurisdizione di tali stati.

 

Vorremmo infine segnalare che a oggi, nonostante le ripetute richieste di trasparenza, non sono stati resi pubblici gli accordi tecnici in materia d’immigrazione stipulati tra  Italia e Libia negli ultimi anni.

 

Le associazioni firmatarie si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga ripristinato il rispetto del diritto internazionale.

 

Chiediamo che sia assicurata una prassi basata sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili tra cui i richiedenti asilo, le vittime di tratta e i minori e che i migranti intercettati vengano portati a terra in Italia dove possano essere identificati, presentare richiesta di protezione internazionale e ricevere adeguate cure mediche, con un’analisi dei casi individuali svolta in conformità con le norme vigenti.

 

Roma, 10 giugno 2009

 

 

 

Amnesty International Italia

Associazione ARCI

ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)

Associazione Progetto Diritti

Associazione Senza Confine

Casa dei Diritti Sociali

Centro Astalli – JRS Italia

FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia)

CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati)

Centro Ex Canapificio – Castevolturno

SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni)

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Ringraziamenti

Gruppo ecumenici ringrazia le migliaia di novaresi che hanno partecipato alla manifestazione contro i cacciabombardieri F-35: in particolare le donne che hanno allietato la nostra marcia con tanti canti e allegria. La notizia è stata censurata dai media. Si ringrazia Gianluca Alfieri, Adelio e sua moglie e due rappresentanti della Comunità di base di BG per l’aiuto prezioso offertoci. Grazie anche per le 912 firme!

“Pace sia, pace a voi”:

la tua pace sarà sulla terra com’è nei cieli.

“Pace sia, pace a voi”:

la tua pace sarà una casa per tutti.

“Pace a voi”:

sia l’abbraccio tra i popoli, la tua promessa all’umanità.

PICT0011

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Il bene più grande

Non importa chi tu sia,
uomo, donna,
vecchio o fanciullo,
operaio o studente,
o commerciante,
se ti chiedono
qual è la cosa
più importante
per l’umanità
rispondi
prima
dopo
sempre
la pace.

Li Tien Min

Ci congediamo così per l’evento previsto per il 2 giugno alle ore 15 a Novara, dopo aver raccolto 873 firme: l’appuntamento è di fronte alla stazione FS per dire STOP alla fabbrica della morte dei cacciabombardieri F35, uno strumento bellico micidiale.

Negli scorsi mesi – dopo il discorso del 4 novembre del Ministro La Russa – ricevetti una lettera di protesta di Roberto Ferro contro il patriottismo militarista sbandierato dall’attuale Governo e in particolare anche dal deprimente ministro Tremonti. In essa si ricordava un recente viaggio fatto da alcuni studenti nelle Fiandre. Un percorso per non dimenticare la guerra.

“(…) Ypres (Iepre) è un esempio eccellente relativo alla bruttura della guerra e dell’ideologia militarista. Una cittadina medioevale totalmente rasa al suolo in occasione della Prima guerra mondiale, fedelmente ricostruita costellata nel centro storico da cimiteri di guerra inglesi.
Oggi Ypres ha uno splendido museo della pace, non la solita collezione di oggetti militari ma multimediale. Entrarvi significa camminare in una trincea, con gli spari, i reticolati, i bagliori ed i cecchini. Mia figlia, dodicenne, mi ha detto di aver compreso qualche caratteristica della guerra solo visitando questo museo.
Alle 19.00 di ogni sera, dal 1919, i trombettieri dei vigili del fuoco locali suonano il silenzio fuori ordinanza. Su questa porta, ricostruzione di quella prebellica, sono incisi i nomi di oltre 200.000 inglesi caduti a Yepres in due anni, rimasti senza sepoltura. Con mia grande sorpresa ho visto centinaia di persone recare omaggio e, mi è stato detto, in ogni giorno dell’anno. Erano presenti gruppi di studenti di college inglesi e il pronipote di un caduto ha letto alcuni versetti del Salmo 23 (Il Signore è il mio pastore).
A pochi Km da Ypres si trova Langemark, 2000 abitanti e molte centinaia di mucche al pascolo. Al termine del villaggio (ridente!) si trova uno dei più grandi cimiteri tedeschi con oltre 30.000 caduti. Quasi tutti liceali partiti volontari e caduti mente si lanciavano all’assalto delle divisioni inglesi nei primi giorni di guerra. Ragazzi fedeli allievi del “cattivo maestro” di “Nulla di nuovo sul fronte occidentale”. Infatti una grande scritta virgolettata ricordava “Una patria ed una famiglia” (mancava una religione perchè la Germania è multiconfessionale). E un gruppo di studenti trascorre una settimana, sotto la guida di un insegnante, a tagliare l’erba, pulire le lapidi di pietra scura.”

A distanza di pochi mesi da quella lettera siamo chiamati a rispondere alla svolta militarista dell’Italia; non vorremo che nel giro di breve tempo, a causa del silenzio di molti, la politica estera italiana diventi lo strumento per forme aggressive e nuove campagne di odio. Le dichiarazioni del Premier sulla stampa estera (ovviamente tutta comunista e di sinistra) non lasciano molti dubbi a tal proposito…

A noi tocca adesso fare la nostra parte: per difendere la Pace ma anche la libertà dell’Italia antifascista.

Maurizio Benazzi

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La vita ai bordi

“LA VITA AI BORDI: STORIE D’AMORE E DI SOFFERENZE”
Di Giliola Galvagni
Arca Edizioni Trento 2007,  pagine 130, euro 10,00

RECENSIONE DI GRAZIA ALOI, PSICOANALISTA

Per www.ecumenici.eu

Chi è Giliola Galvagni? È una domanda spontanea che potrebbero farsi i lettori del libro. È una scrittrice, una giornalista, una ex internata? Della autrice, poco emerge dal libro e dai racconti in esso contenuti. Ma la domanda ha valore in quanto si avrebbe voglia di conoscere, di sapere di più di Giliola Galvagni, proprio nel momento in cui leggi, non dopo o prima, magari documentandoti.
Allora tenterò di dare una risposta. Giliola è una narratrice della sofferenza e il motivo per il quale racconta diventa irrilevante se non, appunto, in funzione del desiderio di conoscere una di noi, una nostra vicina e amica di casa che ci racconta, in semplicità, che cosa c’è stato oltre il “muro”.
E lo fa sicuramente caparbiamente per tutti, anche per gli addetti ai lavori, che ben sanno cosa c’è o c’è stato dietro il muro della malattia mentale, oppure – ma è la stessa cosa – al di qua.
Al di là c’è la sofferenza dell’incomprensione, dello spazio mentale precluso agli intrusi, c’è la irreversibilità della conoscenza, c’è la simulazione ignara della guarigione, c’è la perplessità verso la ragionevolezza.
Al di qua c’è ugualmente sofferenza, quella del non poter entrare nello spazio mentale: si può cercare di capire, ma non si può essere “dentro” o “come” coloro che abitano il giardino oltre il muro di cinta. Però si può tentare di entrare per portar fuori, al di qua.
Giliola sembra dirci questo, attraverso i suoi racconti semplici, snelli, quasi crude fotografie nate in bianco e nero e successivamente colorate dall’amore per tutti coloro che hanno vissuto nel mondo rarefatto della disuguaglianza del pensiero e dell’azione.
Sono racconti brevi, appunto, ma non manca nulla: ci sono le parole della storia e ci sono gli affetti senza parole, che emergono come zampilli di fontane che arredano le piazze della vita. Sono racconti di vite vissute nel silenzio dell’impossibile, ove tutto diventa passaggio obbligato davanti ad un camice bianco che valuta, senza lasciare traccia emotiva.
Giliola sicuramente la traccia emotiva l’avrà lasciata e l’avrà raccolta, per poi farla asciugare al sole, come si fa con i fiori recisi, per custodirli teneramente dentro le pagine dei libri più cari.

Si ringrazia sentitamente anche l’amico Giuseppe Renato de Stasio per l’opera pubblicata in bacheca di Gruppo Ecumenici su facebook.

 

 

 

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Soldi, soldi, soldi

Apriamo il dibattito sul denaro: la responsabilità non è un segno dei tempi moderni?

 

C’è chi preferisce tuffarsi nella Storia e guardare a esempi come Valdo (per il mondo riformato) o ai sette laici fiorentini che nel 1233 abbandonano famiglia, attività e professione per ritirarsi a vita comune (i servi di Maria, nel mondo cattolico), altri comprendono che il denaro ha un valore(!) fino a quando non aiuta all’esistenza dignitosa di ogni persona umana e altri ancora ne fanno una sorta d’idolatria che prevarica qualsiasi altra considerazione, in primis la responsabilità individuale.

Non è conveniente e “costa” troppo.

Le chiese che si avvalgono oggi dell’otto per mille in Italia non danno una bella immagine di se stesse ed è espressivo che un intervento di un professore di teologia neotestamentaria non colga che il cristianesimo (ma anche lo stesso ebraismo) non si può limitare all’atteggiamento o alle scelte delle chiese o delle sinagoghe. Fortunatamente esistono anche i cristiani e gli ebrei fuori dai templi che reinventano la propria testimonianza.

Ci piacerebbe proprio ascoltare voci diverse su questo tema. In libertà.

Ecumenici non ha alcun finanziamento ecclesiastico eppure esiste. Non è iscritta in nessun registro di chiesa eppure opta sia per il confronto che per la libera predicazione…. Oggi, dopo circa dieci anni di attività, ha un numero d’iscritti superiore alla Chiesa evangelica luterana in Italia. C’è probabilmente qualcosa che non funziona all’interno delle chiese oppure no?

Vi leggiamo in bacheca su Facebook, almeno per chi desidera partecipare al dibattito.

La Bibbia, i soldi e l’etica della responsabilità


I precetti biblici sul denaro sono ormai sorpassati? O sono invece di estrema attualità? E che cosa pensare dell’invettiva di Gesù circa l’impossibilità di servire Dio e Mammona (il denaro)? E ricordate le uscite del Riformatore Martin Lutero sul denaro “sterco del demonio”? Intervista a Daniel Marguerat, professore emerito di Nuovo Testamento alla facoltà di teologia dell’Università di Losanna.

Quali sono le posizioni ebraica e cristiana riguardo al denaro?
Il cristianesimo ha una relazione equivoca con i soldi. Da un lato nel Nuovo Testamento si legge “Guai a voi, ricchi”, “Beati siano i poveri”, ma dall’altro lato la chiesa ha sempre vissuto della generosità dei ricchi e l’ha incoraggiata. L’Antico Testamento, dal canto suo, valorizza moltissimo il denaro, considerato come un segno della benedizione di Dio che permette all’uomo di partecipare alla creazione. Il denaro non ha dunque nulla di vergognoso! Israele è tuttavia anche sempre stato cosciente del fatto che i soldi generano ingiustizie. Ed è per questo che il suo possesso va di pari passo con la responsabilità: chi ha soldi deve ridistribuirli, affinché la vita dei poveri non diventi miserabile. L’arricchimento non è mai uno scopo in sé: più si possiede, più ci si deve preoccupare dei poveri. La Riforma ha ripreso proprio questo principio, insistendo sulla responsabilità dell’uomo nella gestione dei beni e valorizzando l’arricchimento: un fatto certo non senza legami con l’emergere del capitalismo.

Non assistiamo tuttavia oggi a un’enorme deriva del valore imputato al denaro?
Sì, certo. Ecco perché la chiesa ha il dovere di trasmettere questo principio della responsabilità e del dono. Dimenticando questo legame tra ricchezza e responsabilità, il capitalismo è diventato amorale. I soldi sono oggi un segno di successo, senza responsabilità. Senza coscienza. Ma quando l’arricchimento diventa un obiettivo in sé, assistiamo a una distorsione del rapporto con il denaro.

Gesù si è accontentato di riproporre i precetti dell’Antico Testamento o è andato ancora più lontano nella critica del rapporto tra l’uomo e il denaro?
L’originalità introdotta da Gesù è l’idea che il denaro può in ogni momento diventare un idolo, un dio cui si sacrifica la propria esistenza. Il denaro può diventare Mammona. Il rapporto con i soldi non si limita quindi più a una questione morale, diventa una questione spirituale. L’utilizzo che io faccio del denaro indica quali sono i miei valori. Quando Gesù dice “Non potete servire contemporaneamente Dio e Mammona”, sottolinea che non posso dedicare la mia vita al denaro ed essere allo stesso tempo fedele a Dio.

Perché è impossibile?
Perché i soldi non sono degni di fiducia. L’evangelo definisce il potere dei soldi “ingannatore”, letteralmente “Mammona l’ingiustizia”. Questo per due ragioni: da un lato poiché i soldi circolano in un sistema economico che genera ingiustizie. Dall’altro lato il denaro è ingannatore poiché non offre ciò che promette. È un dio le cui promesse sono illusorie, poiché non trasforma le nostre debolezze in potere, né la nostra fragilità in eternità. Il giornale Le Monde recentemente titolava: “Bisogna detronizzare il dio denaro”. Sì, perché i soldi non sono degni di fiducia. Jacques Ellul diceva: “Bisogna profanare il denaro, ovvero abbandonare l’illusione che sia affidabile, abbandonare l’illusione che la mia sicurezza possa fondarsi sul profitto, che i soldi garantiranno il mio futuro. Profanare, detronizzare il denaro, significa riassegnarli il ruolo di semplice strumento, mezzo, e smettere di considerarlo un valore rifugio nel quale investire il proprio bisogno di sicurezza”.
L’attuale crisi contribuisce alla desacralizzazione del denaro: il re è nudo. Il denaro è nudo. La crisi è la dimostrazione della vecchia espressione evangelica di “Mammona ingannatore”.

Eppure sono in molti a correre dietro al denaro. Che cosa si nasconde dietro questa ricerca?
Credo che si tratti della cupidigia. La crisi è il figlio perverso della cupidigia. Ciò che nutre l’avidità, è l’idea che i soldi possano essere un rifugio contro l’angoscia, contro la paura di morire, contro la nostra fragilità. La ricerca frenetica dei soldi però è vana; significa cercare nel denaro una sicurezza che quest’ultimo non può offrire. Per denunciare questa attitudine non serve tuttavia a niente fare discorsi moralisti contro l’avidità. È meglio riconoscere che siamo degli esseri pieni di paure che hanno bisogno di sicurezze. Il Gesù dei Vangeli ricorda che bisogna bussare alla porta giusta, e che non sono i soldi che ci proteggeranno dall’angoscia del futuro.

Bisogna dunque vergognarsi di essere ricchi?
No. Quando Gesù si autoinvita a casa di Zaccheo, non lo colpevolizza per la sua ricchezza. Dopo il loro incontro, però, Zaccheo sceglie di modificare l’uso che fa del proprio denaro: fino ad allora i soldi avevano innalzato un muro di invidia e odio fra lui e gli altri. Riparando ai suoi torti e ridistribuendo parte dei suoi beni ai poveri, Zaccheo inverte la funzione del denaro, che diventa vettore di generosità, di condivisione, che crea delle relazioni trasmettendo una reale compassione. Consacrare una parte delle proprie ricchezze e alleviare la miseria non è pietà: significa riconoscere il diritto dei poveri a beneficiare di un minimo della Creazione. Il messaggio di Gesù è un appello a riconoscere questo diritto. Rinnova le richieste dei profeti d’Israele a riparare l’ingiustizia di cui sono vittima i poveri.
Questa forma di solidarietà è d’altronde indispensabile per evitare che la società esploda, poiché l’ingiustizia sociale è generatrice di violenza. Si tratta di un messaggio di grande attualità!
Per quanto riguarda i cristiani e le chiese, è un appello a lottare contro la disumanizzazione di coloro che vengono distrutti dalla povertà. Ancora una volta, il torto dei ricchi non è quello di guadagnare troppo, ma di arraffare tutto senza ridistribuire nulla. Accettano il dono, ma rifiutano la responsabilità che ne consegue (intervista di Corinne Baumann; Vie Protestante, febbraio 2009; trad. it. Amanda Pfändler).

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