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Lettere dall’Italia e dal mondo

Mi chiamo Lance Muteyo, e sono nato il 22 di agosto 1982 ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, nell’Africa meridionale. Sono un poeta e suono ben sette strumenti tradizionali del mio paese. Alcuni miei lavori (poesie e opere di teatro) sono pubblicate sul sito www.poetry.com . Sono autore del libro chiamato “African Prophecies” (Profezie africane). Ho vissuto in Italia per un anno e mezzo e ho partecipato alla Conferenza per la Pace Mondiale delle Chiese Battiste.

Sono uno dei coordinatori di un Programma per le adozioni a distanza che è sostenuto dall’associazione UCEBI, in collaborazione con la Convenzione delle Chiese Battiste dello Zimbabwe. Tantissime famiglie italiane sostengono all’incirca un migliaio di orfani, i cui genitori sono morti di AIDS. In più, qui in Zimbabwe si è verificata da poco una epidemia di colera che ha ucciso alcune centinaia di persone. la maggioranza della popolazione, incluso me, non ha accesso ad acqua potabile. Di conseguenza, è stata creata una associazione tra la Emmanuel Baptist Church di Harare, la mia chiesa, nella persona del Reverendo Chiromo e l’UCEBI. Questo progetto ha permesso la realizzazione di due pozzi, da cui hanno tratto beneficio circa 150.000 abitanti di due zone residenziali.

Lavoro anche come volontario in funzione di Direttore del Gruppo d’Arte dei Cristiani africani per la lotta all’AIDS (AChrA Network), un gruppo autonomo sotto il coordinamento della Emmanuel Baptist Church. Utilizziamo saperi di cultura locale per combattere questa pandemia. Perciò, cerchiamo di ricostruire il tessuto sociale tra i Cristiani e la comunità in generale per cercare di capire soluzioni casalinghe che sono facilmente accessibili ed economiche. Molti giovani stanno assassinando la loro cultura a causa delle forze livellatrici della globalizzazione e sfortunatamente la chiesa viene usata come uno strumento di erosione culturale per uccidere la cultura natia. Sì, questa è la mia trovata e la base per la rivelazione spirituale partita dal reverendo C. Chiromo, il mio pastore.

Sono un Cristiano e sono pienamente coinvolto nella vocazione sacerdotale. Ho trascorso la maggior parte del mio tempo libero nella recitazione di poesie e nella scrittura di opere teatrali.

Sono uno dei maggiori scrittori della mia generazione in Zimbabwe e tutte le mie storie cercano di preservare le credenze africane o ciò che noi chiamiamo “ubuntu”. 

Possiedo una laurea in Sociologia ed Antropologia ottenuta presso l’Università dello Zimbabwe. Svolgo l’attività di terapeuta di famiglia, di psicologo, di “counsellor” e di professionista in ricerche di risorse umane.
 
La situazione in Zimbabwe è per ora sotto controllo rispetto a due mesi fa. La situazione politica è migliorata ma quella economica è ferma, giacché circa il 90 % della popolazione non ha assolutamente forme di sostentamento. In Harare, il problema principale è l’approvvigionamento idrico e della sanità, ma ci stiamo attivando per sconfiggere il colera e migliorare l’igiene pubblica. Usando le parole di Martin Luther King, ciò che deve succedere succeda. La situazione è veramente dura, ma noi siamo più forti.

Il futuro della popolazione ad Harare è luminoso e io ti darò ulteriori informazioni fra tre mesi.

Il problema in Zimbabwe sono le sanzioni politiche provenienti dai governi Europei e dal governo Americano, ma noi tutti speriamo che le cose miglioreranno, come sembra stia succedendo. Noi diciamo, sfortunatamente quando due elefanti combattono a soffrirne di più le conseguenze è l’erba che calpestano, e in questo momento lo Zimbabwe è l’erba che viene calpestata.

I bambini come gli adolescenti spesso vanno avanti per due o tre giorni senza mangiare niente di decente.

Speriamo di unirci al di là delle differenze, c’è potere nella differenza. Dopo tutto siamo tutte persone con un sola anima che non è né ebrea, né musulmana né cristiana.

Mazvita è la parola della lingua Shona, il mio dialetto, per dire “grazie”.

Speriamo di sentirci presto,  Lance Muteyo

 

Rinviamo i nostri lettori per gli  aggiornamenti della situazione in Zimbabwe anche all’ultimo numero di Internazionale. Traduzione della lettera a cura del prof. Antonio Pinto.

 

Sushmit ci ha segnalato stasera molte irregolarità nel voto in corso in India. La sua intera famiglia e’ stata esclusa per “errore” ma il dubbio di discriminazioni in base alla casta di appartenza e’ forte. Gli abbiamo chiesto di scriverci al piu’ presto. 

 

ll 24 Febbraio scorso il Governo Italiano e la Presidenza Francese hanno stipulato i c.d. “Accordi di Roma”, ovvero due memorandum of understanding con i quali Enel ed Edf si impegnano per la costituzione di una joint-venture paritetica che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione di 4 centrali nucleare sul suolo italiano. Nonostante i pur scarsi guadagni in termini di produzione di energia elettrica derivanti dalla costruzione di queste centrali, gli inconvenienti economici, ma anche ambientali ed etici sono sotto gli occhi di tutti, anche se il Regime di Berlusconi, usufruendo del monopolio dell’informazione di cui gode, spesso e volentieri ha cercato di nasconderli. Ragioniamo invece insieme…
 

Considerazioni economiche

1) Costi per materie prime: l’Uranio attualmente costa $ 130 al kg, prezzo che immancabilmente sarà destinato ad aumentare con il diminuire delle scorte (vedi sotto). Questo però è il costo della “materia grezza”, infatti per ottenere un tonnellata di concentrato di Uranio naturale (ovvero quello che verrà utilizzato nei reattori) ne occorrono da 500 a 3͘500. Se poi si considera che i costi totali per materie prime (cioè oltre all’Uranio, tutti i materiali che vengono utilizzati per la lavorazione dell’Uranio e per permetterne la fissione), secondo l’agenzia Moody’s, sono cresciuti negli ultimi 9 anni del 173%, mentre i costi totali per materie prime per la costruzione di torri eoliche sono aumentati del 108%, e del 90% i costi per materie prime necessarie per la costruzione di centrali a gas tutto ciò già farebbe pensare che sarebbe più conveniente optare per le energie rinnovabili. Inoltre secondo il sito australiano dell’Uranium Information Center (attualmente l’Australia è la maggior esportatrice di Uranio) le scorte mondiali di Uranio si aggirano intorno a 3,6 milioni di tonnellate, considerando che il consumo annuale è di 67͘000 tonnellate, ciò vuol dire che le scorte mondiali (supponendo costante il consumo annuo) si esauriranno in 53 anni. Ora considerando che per costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia l’iter burocratico è iniziato nel 1998 e l’inizio lavori è stato concesso dal Governo solamente nel Maggio 2002 (cioè 4 anni di iter burocratico) e che il fine lavori è previsto per il 2012, si trattano complessivamente di 14 anni di lavori. Supponendo che gli italiani saranno “rapidi” come i finlandesi per la costruzione delle centrali (cosa poco probabile se si considera che per la costruzione dell’Autostrada Palermo-Messina hanno impiegato circa mezzo secolo), tralasciando che si brancola ancora nel buio per la decisione dei siti per la costruzione delle centrali, vuol dire che una volta finiti tutti i lavori avremmo a disposizione solamente 39 anni per usufruirne prima che finissero le scorte di Uranio (sempre nelle più rosee delle ipotesi).

2) Costi di impianto. Le spese preventivate per la messa in opera di una centrale secondo il Governo è di 3 miliardi di euro, ma secondo la già citata agenzia Moody’s per la costruzione di un impianto di mille megawatt occorrono 7 miliardi di euro, quindi 28 miliardi di euro investiti in centrali poco convenienti, infatti per Green Peace, il ritorno del capitale, ovvero il tempo necessario per cui i guadagni supereranno i costi, per le centrali attuali è di 20 anni circa, cioè chi investe nella costruzione di centrali (il nostro Stato) subirà per circa vent’anni perdite, e poi comincerà a guadagnare. Un caso esemplificativo è la Progress Energy Florida, la quale per poter attenuare le perdite è stata costretta ad aumentare dell’11% le bollette degli utenti.

Ricapitolando, l’Uranio non è tra le materie “energetiche” prime più economiche, la scorta mondiale dovrà esaurirsi fra circa 50 anni, anche se i più ottimisti parlano di 70 anni, il costo per un centrale è di circa 7 miliardi di euro per un periodo di costruzione di 15-20 anni.

Considerazioni ambientali

Tra i problemi legati al Nucleare, vi è quello fondamentale dello smaltimento delle scorie di Uranio impoverito, ma non è l’unico, infatti già dall’estrazione si creano scorie radioattive di quantità non indifferente le quali dovranno essere smaltite.

Durante la lavorazione l’Uranio deve essere arricchito, cioè deve essere aumentata la percentuale di isotopo fissile 235. Durante questo processo vengono prodotte altre scorie, il famoso Uranio Impoverito, che viene smaltito sotto forma di barre. L’Uranio impoverito viene considerato lievemente radioattivo dagli esperti del campo, dove con “lievemente radioattivo” si intende che non è particolarmente pericoloso maneggiare le barre di Uranio, ma diventa tale nel momento in cui viene respirato o ingerito sotto forma di polveri sottili,  in questo caso può causare leucemia o linfoma di Hodgkin. Per dare un valore numerico, nell’Europa dei 25 vengono prodotte 40͘000 m3 di scorie l’anno, ovvero 90 cm3 di scorie per persona. Di questo quantitativo però solo 4͘000 m3 viene considerato ad alto tasso di radioattività.

Un altro problema legato allo smaltimento di scorie riguarda le “scorie di fissione”, ovvero quelle che si producono all’interno del processo di fissione degli atomi. Queste scorie vengono prodotte in grande quantità, sono altamente radioattive e hanno tempo di dimezzamento piuttosto lungo. Per la loro pericolosità devono essere custoditi in luoghi a prova di terremoto, scoperta accidentale e attacchi terroristici, per un periodo di tempo lungo un era geologica. L’unico luogo al mondo che per ora rispecchia tutti assieme questi requisiti è nella Yucca Mountain, nel Nevada (USA).

Infine non bisogna dimenticare il sempre presente rischio di incidenti legati al reattore che potrebbero causare la fuoriuscita di sostanze radioattive nell’atmosfera come accadde nel 1986 a Chernobyl. Gli esperti del settore ci rassicurano che la probabilità di incidenti gravi è piuttosto bassa, ma è pur sempre presente. Inoltre la logica vuole che in sistemi elevatamente complessi la probabilità di errori umani o di progettazioni crescono esponenzialmente.

Considerazioni etiche

I maggiori esportatori di Uranio attualmente sono l’Australia e il Canada, ma il mercato si sta spostando sempre più velocemente verso il Kazakhstn e il Niger, paesi dove i costi per la manodopera sono molto più bassi rispetto ai primi due per via della scarsa presenza di diritti civili o di leggi per la tutela dei lavoratori. Per quanto riguarda il Niger in particolare, la società francese Criad ha documentato le condizioni di lavoro nelle miniere, gestite da Areva e ha scoperto, tra le altre cose, montagne di materiale radioattivo abbandonato intorno ai cantieri, che ha contaminato le falde acquifere e l’atmosfera circostante facendo aumentare vertiginosamente il tasso di mortalità della zona.
Conclusioni

Considerando la scarsa convenienza economica, considerando che la costruzione di queste 4 centrali copriranno solamente il 14% del fabbisogno nazionale energetico, rendendoci dipendenti da altri Stati per due volte (perché saremo di fatto costretti non solo a comprare l’energia elettrica come facciamo per ora, ma anche l’Uranio), considerando inoltre che anche gli USA di Obama hanno optato per l’energia pulita e rinnovabile, iniziamo a gridare a gran voce il “no” al nucleare e chiediamo che il Governo opti per scelte più pulite e sostenibili, sia sul piano economico che sul piano ambientale.

 

Gabriele De Biase

Castelvetrano TP

 

 

E un “terremoto” di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile è chiamata, ora più che mai, ad esprimere dopo che il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al «Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF», il faraonico progetto che il Governo intende lanciare mediante la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026. «É inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per acquistare cacciabombardieri». Firma anche tu la petizione…
Leggi tutto:
http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3055
Firma la petizione on-line
http://www.firmiamo.it/campagnaindignazionenazionale
Io ho firmato 1316  firma e lasciato un commento: “Non solo mi indigno e firmo ma mi ostino come al momento in coda a oltre i mille, a stanarvi, a dare la caccia a chi distrugge ogni barlume di dignità umana, a renderlo noto, a diffondere queste infami notizie.”
Detto e fatto, ci vogliono  pochi secondi, quanti  un’arma ad uccidere.

Doriana Goracci.

 

Invito

 

Venerdì 24 aprile, Catania, Palazzo della Cultura, via Landolina:

 

L’Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica (in collaborazione con Assisi Institute; Istituto di Ortofonologia; Associazione Crocevia), organizza il convegno “Campi Energetici tra Psiche e Materia”.
 PROGRAMMA
9.00- 9.30 Apertura dei lavori – Fabio Fatuzzo, Fulvio Giardina; 9.30-10.00 Introduzione – Riccardo Mondo, Luigi Turinese; 10.00-10.30 Riflessioni sulla mediterraneità – Pietrangelo Buttafuoco
Campi energetici nella stanza d’analisi
Moderatore: Santo Di Nuovo
10.30-11.30 La soglia: l’archetipo dell’inizio – Michael Conforti; 11.30-12.00 Coffee-break; 12.00-12.30 L’unità psicosomatica come campo di espressione della sincronicità – Luigi   Turinese ; 12.30-13.00 La fragilità dell’Io e le possessioni archetipiche – Riccardo Mondo; 13.00-13.30 Sezione video; 15.30-16.00 Sezione video
Campi energetici: espressioni, cure, terapie                                
16.00-16.30 Attrattori, ripetitività e sinergie destiniche – Antonella Adorisio; 17.00-17.30 Colori e campo archetipico – Magda Di Renzo;
17.30-18.00 Campi energetici nel sufismo – Gabriel Mandel
18.00-18.30 Desiderio come parola-evento d’arte (ricordando la Lussuria futurista) – Vitaldo  Conte
18.30-19.00 Lucia Sardo commenta il video di Enrique Pardo Immaginazione magica (Pantheatre Parigi)
Coordinamento scientifico: Riccardo Mondo, Luigi Turinese
Coordinamento sezione video: Giuseppe Castagnola, Salvo Pollicina
Si Ringrazia per il contributo: Comune di Catania, Edizioni Magi, Obtain Health, Ordine degli Psicologi Regione Siciliana.
La partecipazione è gratuita. A richiesta sarà rilasciato certificato di partecipazione. La partecipazione è valida per il tirocinio interno dei Corsi di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e Specialistica in Psicologia
Per informazioni rivolgersi a: Segreteria organizzativa, Dott.ssa Silvia Alaimo, 3482210667
Dott.ssa Gabriella Toscano, Tel: 3497042484
PARTECIPANTI
Antonella Adorisio: Psicologo Analista CIPA, Art Psychoterapist, Docente Movimento Autentico; Pietrangelo Buttafuoco: Giornalista, Scrittore; Giuseppe Castagnola: Psichiatra, Psicoterapeuta
Michael Conforti: Psicologo Analista , Presidente Assisi Institute; Vitaldo Conte: Critico e curatore d’arte, Saggista ; Santo Di Nuovo: Professore ordinario di Psicologia – Università di Catania, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, Vice-Presidente dell’IRRE della Sicilia
Magda Di Renzo: Psicologa, Psicoterapeuta, Psicologa Analista CIPA, Direttrice Istituto Ortofonologia 
Fabio Fatuzzo: Assessore alla Cultura del Comune di Catania; Fulvio Giardina: Presidente Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana; Gabriel Mandel: Psicoterapeuta, Direttore della facoltà di Psicologia presso l’Università Europea di Bruxelles, Vicario generale per l’Italia Confraternita Sufi Jerrahi-Halweti
Riccardo Mondo: Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo Analista AIPA, Presidente Associazione Crocevia
Enrique Pardo: Attore, regista, fondatore del Pantheatre; Salvo Pollicina: Neuropischiatra infantile
Lucia Sardo: Attrice, Scuola di recitazione Lucia Sardo
Gianna Tarantino: Fotografa; Luigi Turinese: Medico, Psicoterapeuta, Psicologo analista AIPA, , Presidente Istituto Mediterraneo Psicologia Archetipica.

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La Bibbia e l’Europa

La Bibbia e l’Europa
Storia di un rapporto complesso e difficile. Senza la Bibbia l’Europa sarebbe diversa

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19 aprile 2009 – (Paolo Ricca VE) Direttamente o indirettamente tutta l’Europa è imbevuta di Bibbia, non solo a livello delle elaborazioni culturali, ma anche al livello più spiccio della esistenza quotidiana che ne è determinata, anche senza che ce ne accorgiamo, in molti modi. Per esempio moltissimi europei, anche se atei, portano dei nomi biblici; le norme di comportamento elementari anche di coloro che non si considerano cristiani sono quelle della Bibbia, codificate in alcuni almeno dei dieci comandamenti. Alla storia dell’arte europea la Bibbia ha offerto moltissimo materiale e sovente anche ispirazione e un gran numero di storie bibliche e di personaggi biblici sono entrati nell’immaginario collettivo, sono entrati a far parte di quel mondo non fisico, di quel mondo ideale che accompagna la nostra vita e la nostra esistenza. Personaggi e storie bibliche hanno popolato e popolano tuttora la nostra fantasia. Provengono dalla Bibbia sia grandi visioni e affermazioni di ordine religioso e filosofico (per esempio la nozione del tempo misurato), sia realtà più semplici della vita quotidiana come i proverbi. Il proverbio “chi cerca trova”, che tutti sanno, è una parola di Gesù, ma in generale chi pronuncia questo proverbio non lo sa e così via. Pensate al ruolo della croce nella storia della fede, e anche dell’incredulità, del nostro continente, fino, ad esempio, al ruolo svolto da personaggi come Adamo ed Eva e la loro storia. La visione dell’uomo, la cosiddetta antropologia, è sostanzialmente determinata dal racconto della vicenda dei progenitori dell’umanità. Si potrebbe continuare a lungo in questo elenco.

Studio e diffusione
C’è poi tutto il lavoro che è stato compiuto in Europa sulla Bibbia. La Bibbia ad esempio è sempre stata letta in tutte le messe, quanto meno domenicali, da venti secoli a questa parte. Immaginate la quantità di comunicazione del testo biblico: per venti secoli in tutte le messe, e non soltanto nelle messe, tutto questo materiale biblico è stato comunicato e in qualche maniera trasmesso. Pensiamo al breviario (riservato al clero della confessione cattolica) che è sostanzialmente un insieme di testi biblici (vi sono anche altri testi, ma certamente la gran parte è materiale biblico).
Pensiamo al ruolo dei Salmi nella preghiera della Chiesa e in generale dell’universo religioso europeo, pensiamo all’immenso lavoro compiuto in Europa per la trasmissione del testo biblico, agli innumerevoli manoscritti che hanno inondato l’Europa, che hanno occupato generazioni e generazioni di monaci, in modo particolare, all’immenso lavoro per tradurre, per commentare, per spiegare, per divulgare, per illustrare il testo biblico, pensiamo alla famosa “Biblia pauperum” (Bibbia dei poveri) a partire dal sec. XIII, a questo immenso sforzo per rendere la Bibbia accessibile, tramite pitture murali o su pergamena, agli analfabeti o ai preti che erano appunto poveri, in certe circostanze, per comprare la Bibbia in forma di manoscritto, che utilizzavano questa specie di Bibbia per commentare e raccontare qualche cosa della storia della salvezza. Alcuni studiosi vedono in questa espressione una allusione polemica ai movimenti ereticali, che proprio in quel periodo facevano della predicazione itinerante, il cui contenuto era essenzialmente la Bibbia (in particolare il Sermone sul Monte), uno dei punti prioritari del loro programma di rinnovamento cristiano.
Oppure si pensi a tutta la storia, davvero infinita, della predicazione della Bibbia, non soltanto del suo commento e della sua illustrazione, ma proprio della predicazione, dell’annuncio della Bibbia. Tutta l’evangelizzazione dell’Europa è stata ovviamente fatta anche e in particolare attraverso la trasmissione di contenuti biblici, nei culti, nell’istruzione, nella predicazione itinerante e poi via via nei secoli fino ad oggi con una quantità veramente gigantesca di lavoro. Sotto questo profilo acquista un valore emblematico il fatto che il primo libro stampato in Europa è la Bibbia. Ora tutto questo lavoro sulla Bibbia in larga parte precede la Riforma protestante, è un lavoro che è avvenuto anche nel tardo medioevo, è avvenuto nel primo millennio. Nella sola Germania, dal 1466 al 1522, quindi nell’arco di sessanta anni, vedono la luce diciotto Bibbie complete in tedesco. Insomma Bibbia ed Europa hanno delle storie inestricabilmente intrecciate.

Censure e divieti
Ma c’è anche il rovescio della medaglia e cioè una serie di fatti che mostrano come in Europa la Bibbia sia stata incatenata, vietata, bruciata oppure semplicemente ignorata. C’è anche un’Europa che ha avuto paura della Bibbia come se l’avesse temuta e perciò volesse a tutti i costi tenerla a bada. Incatenata è stata la Bibbia soprattutto alla lingua latina e dalla lingua latina nel senso che la Bibbia “Vulgata”, traduzione in latino della Bibbia, fatta per liberare la Bibbia dalla prigione di lingue che erano divenute largamente sconosciute, è diventata a sua volta una prigione quando il latino non era più lingua conosciuta, se non dalle classi colte e dal clero superiore. Quindi il latino è stata la prigione: prima è stata la liberazione e poi è stata la prigione della Bibbia in Europa. È stato necessario liberare la Bibbia dal latino; c’è qui tutta la storia complicatissima, intricatissima delle versioni della Bibbia in lingua volgare proprio per liberare la Bibbia dalla prigione della lingua latina e restituirla al popolo. Proprio a questo punto, nel momento in cui dalla Bibbia in latino si passa alle Bibbie in lingua volgare, si colloca il divieto, appare sull’orizzonte della storia tutta una serie di divieti.

Il Concilio di Trento
Il Concilio di Trento si occupa della Bibbia in due decreti, dell’8 aprile 1546. Uno è quello in cui si fissano i libri canonici, includendo anche i deuterocanonici, e si afferma che il Concilio riceve con pari atteggiamento di devozione e di pietà, insomma di fede, sia gli scritti biblici fissati secondo il canone del Concilio, sia le tradizioni non scritte, che però lo Spirito Santo o Cristo stesso avrebbero oralmente comunicato agli apostoli e sarebbero state trasmesse attraverso i secoli “come da mano a mano” fino ai nostri giorni, sia per quanto concerne questioni di fede che di morale. La Scrittura a Trento viene canonizzata, ma non da sola, e nasce lì questa specie di doppia parola, che poi avrà tutta una storia fino al Vaticano II.
Il secondo decreto che ci interessa è quello in cui si danno diverse norme riguardo alla stampa della Bibbia: si vieta una Bibbia stampata senza l’indicazione della città, oppure con una indicazione inesatta, falsa della città, si vieta di pubblicare una traduzione della Bibbia senza l’indicazione del traduttore, si vieta di smerciare una Bibbia stampata da un’altra città, si vieta il possesso della Bibbia, si vieta insomma un po’ tutto quello che non è sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica. Si vietava già da prima ai laici la lettura della Bibbia, senza autorizzazione ecclesiastica e senza la presenza di un competente. La Bibbia viene per così dire messa in libertà vigilata. La Bibbia deve essere controllata, non può essere lasciata in mano ai laici, ai credenti, ci deve essere sempre l’occhio della Chiesa che vigila sull’uso della Bibbia nella chiesa. Potremmo parlare di una Bibbia messa sotto chiave, e la chiave è in tasca al clero. Anche tu la puoi avere a casa tua, ma sono io che apro tutte le volte che vuoi leggere. Così mi è parso di poter leggere vedendo quel decreto del Concilio di Trento.
E così la Bibbia ha cominciata una nuova storia. Dobbiamo parlare di una Bibbia clandestina – siamo in Europa non in Iraq! – di Bibbia contrabbandata, bisogna parlare di Bibbia arrestata, di Bibbia requisita, di Bibbia sequestrata, di Bibbia bruciata. C’è anche la libertà di Bibbia. Dunque c’è stata anche una caccia alla Bibbia, non è esagerato dirlo, e c’è stato indubbiamente nel nostro passato questo rapporto ambivalente, conflittuale, contraddittorio. La Bibbia viene avvertita come pericolo potenziale, certo come una grande benedizione e come una grande verità purché però non mi sfugga di mano. Va in qualche maniera tenuta al guinzaglio, l’imprimatur ecclesiastico va posto su ogni traduzione e su ogni spiegazione. Questo per quanto riguarda in particolare l’Europa cattolica.

Bibbia e protestantesimo
Se diamo uno sguardo all’Europa protestante, la situazione è ovviamente abbastanza diversa anche se è abbastanza tipico, io credo, il fatto che le Società Bibliche nascano accanto alle chiese e non come opere delle chiese stesse. Certo i credenti che le compongono sono membri delle chiese, ma è tipico che la Società Biblica in quanto tale sia un’opera collaterale, un’iniziativa sovente laica che sorge in particolare in rapporto alla iniziativa missionaria.
Il quadro del rapporto Bibbia-Europa in area protestante sarebbe incompleto se non evocassimo almeno tre fenomeni importantissimi, tipici, che già entrano nell’oggi del nostro discorso e che riguardano naturalmente anche l’area cattolica dell’Europa, ma in modo particolare hanno riguardato in origine e riguardano in parte ancora in maniera specifica il mondo protestante.
Il primo è l’eclisse della Bibbia. Viviamo una grande contraddizione: l’eclisse della Bibbia dalla vita personale e familiare. È un fenomeno all’ordine del giorno nei paesi protestanti (nei paesi cattolici non mi sento di pronunciarmi), è un fatto straordinario, eccezionale, relativamente nuovo. A fronte di una moltiplicazione di iniziative per rendere conosciuta la Bibbia, di traduzioni in tutte le forme e in tutte le lingue, di fatto, registriamo che è scomparsa quella che, nel protestantesimo, è stata una figura tipica e cioè la Bibbia di famiglia, che diventava poi la Bibbia delle famiglie, la Bibbia che accompagnava una famiglia attraverso molte generazioni (ma sappiamo in quale situazione si trova la famiglia nel mondo moderno). Anche lo studio personale della Bibbia, l’incontro quotidiano con la Bibbia, è molto rarefatto.
Secondo, c’è stata nell’area protestante, oggi anche in quella cattolica, ma è il protestantesimo che è stato il luogo genetico di questo immenso fenomeno, tutta la critica biblica: un’immensa operazione culturale, ma anche spirituale, che tendeva e tende alla valorizzazione della Bibbia (non alla sua relativizzazione). È un fenomeno ancora in corso e continuerà ad esserlo, un fenomeno che caratterizza l’oggi del rapporto Bibbia-Europa.
Il terzo fenomeno che desidero evocare è quasi una risposta polemica o critica nei confronti della critica biblica: il biblicismo, il fodamentalismo biblico. Abbiamo oggi una vastissima area di cristianesimo, soprattutto protestante o di origine protestante, che è biblicista o fondamentalista. Il fenomeno non è tipico del nostro secolo, perché è cominciato prima, ma certamente oggi ha assunto proporzioni ragguardevoli e non è semplicemente un fenomeno marginale.

Bibbia e cultura laica
C’è un terzo punto al quale accennare: l’Europa laica, l’Europa agnostica, quella che in qualche maniera si è sottratta al potere e alla tutela ecclesiastica e in questo modo ha anche praticamente messo da parte la Bibbia. L’Europa laica ha rimosso, oppure snobbato, ignorato, la Bibbia considerandola comunque parte di un universo superato o settoriale. Abbiamo così il grande paradosso di un’Europa laica che direttamente o indirettamente attraverso rivoluzioni, riforme o evoluzioni, ha affermato una serie di valori e di ideali che sono facilmente riconducibili a matrici bibliche – la libertà, la dignità umana, la giustizia sociale. È una situazione paradossale: l’Europa laica ha proclamato dei valori, degli ideali e li ha incarnati in strutture, leggi, istituzioni che sono diventati – anche senza volerlo – parte della coscienza europea, che non si possono non ricondurre al messaggio biblico, Ma tutte queste realtà sono state anche affermate senza, o contro, coloro che della Bibbia parlavano in quel tempo. Ecco perché la storia Bibbia-Europa è una storia complessa, contraddittoria, conflittuale, non pacifica: abbiamo la Bibbia diffusa e abbiamo la Bibbia vietata, abbiamo la Bibbia applicata e abbiamo la Bibbia ignorata.
Oggi la Bibbia circola liberamente in tutta Europa anche là dove fino a ieri era vietata come in Albania. La sua diffusione era praticamente paralizzata nei paesi dell’est (la famosa scusa della mancanza di carta) e anche là oggi la Bibbia può circolare e circola. Essa circola dappertutto.

La libertà della Bibbia
La Bibbia è libera, questo è un fatto nuovo. Anche gli imprimatur che continuano ad esistere sono più formali che sostanziali, non indicano più un controllo, credo, ma semplicemente un quadro. L’imprimatur che pure continua ad esistere, credo abbia un valore molto relativo: non è più censura. Questa libertà di Bibbia – come la chiamo volentieri – è un fatto nuovo in Europa, non era così ieri. Questa libertà di Bibbia oggi non è soltanto formale, una libertà che tu hai ma non usi; oggi viene usata questa libertà, è una libertà materiale, utilizzata in particolare proprio nel cattolicesimo romano, dove c’è non soltanto una fioritura di studi, perché questo potrebbe anche restare circoscritto all’accademia, per quanto rilevante essa sia. Anche a livello popolare, a livello di comunità c’è indubbiamente un interesse, e una passione in qualche caso, di lavoro biblico e questo è, secondo me, il fatto più importante da quando c’è stato il Concilio Vaticano II. Non soltanto la libertà di Bibbia è presente, ma è utilizzata, praticata, materializzata. Questo fatto non potrà non portare a frutto, perché la Parola di Dio non torna a Dio a vuoto, come ben sappiamo.

Ecumenicità del lavoro biblico
Il secondo fatto che caratterizza la situazione è l’ecumenicità del lavoro biblico sia a livello di traduzione, sia di spiegazione sia infine, pur con qualche difficoltà maggiore e gradazioni diverse, a livello di diffusione. Questo carattere ecumenico del lavoro biblico è certo tipico del nostro secolo, dell’oggi del rapporto tra Bibbia e Europa. È un fatto di enorme portata per due ragioni. La prima è ovvia e cioè che la Bibbia è il principale bene ecumenico della cristianità, oggi. È cioè la realtà condivisa più cospicua che ci sia. Una Bibbia, la stessa Bibbia per tutti. Ma c’è un secondo punto: la Bibbia stessa è una sorta di scuola vivente di ecumenismo, di ecumenicità. È un modello di ecumenicità, per riprendere lo slogan dei luterani di “unità nella diversità”: una Bibbia, due Testamenti; un Vangelo quattro redazioni; un apostolato tredici-dodici apostoli; un messaggio, molte voci, compreso, appunto il conflitto e la tensione tra Paolo e Giacomo, ecc. Ognuno potrebbe parlare a lungo del carattere della Bibbia come luogo in cui si integrano, in cui coesistono, si cercano, si trovano, si riconoscono forme di pietà, di fede, di comunità tra loro molto diverse appunto senza che questa diversità diventi divisione.
Mentre è emblematico il fatto che il lavoro biblico sia ecumenico è anche promettente che la Bibbia a sua volta diventi scuola di ecumenismo per le chiese. Credo che la Bibbia è più ecumenica delle chiese e che il grande sforzo che noi dobbiamo fare è proprio quello di diventare ecumenici almeno come la Bibbia.

La Bibbia e gli altri
Terzo fatto saliente, e questa è una grande sfida, la Bibbia non è più sola in Europa, nel senso di libro della fede, libro religioso per eccellenza, testo sacro. Non è sola. Come l’Europa è diventata e sta sempre più diventando anche religiosamente pluralista così anche la Bibbia ha perso quella posizione di monopolio più o meno totale che in questi venti secoli essa ha avuto.
La Bibbia oggi ha dei concorrenti, ha dei compagni di strada. Oggi c’è il Corano che sempre più diventa, nella misura in cui cresce la comunità islamica, europea, ma non c’è soltanto il Corano. Ci sono, come sappiamo, molte altre correnti religiose, buddiste, ecc, molti libri dall’oriente e ci sono poi delle specie di bibbie viventi: i vari guru che popolano anche il nostro paese che credono di essere una sorta di rivelazione permanente e personale. Questo è un fatto che caratterizza la situazione odierna e la rende appunto in qualche modo più problematica.

Il futuro
Quali compiti? Ne indico due in rapida successione. Il primo compito: dobbiamo evitare di confondere la libertà della Bibbia come libro, con la libertà della Bibbia come Parola. Ho parlato volentieri della libertà di Bibbia, ma non vorrei che questo ci inducesse a pensare che la Bibbia come messaggio è libera. Noi possiamo diventare dei carcerieri cioè potremmo svolgere il doppio ruolo. Da un lato di essere i diffusori del libro, dall’altro, nello stesso tempo, i carcerieri del messaggio. Ci sono molti modi in cui la Bibbia pur essere incatenata, imprigionata e addomesticata. Il pulpito è una specie di simbolo della Bibbia predicata, su ogni pulpito c’è la Bibbia aperta. Ma il pulpito può anche essere il luogo in cui la Bibbia viene addomesticata. Rientra nella nostra responsabilità di comunità cristiana, far sì che non si identifichi la libertà del libro come libertà della Parola che questo libro attesta. Ecco un compito. Molta Bibbia è tuttora lettera morta nel nostro cristianesimo. Un solo esempio: il famoso Sermone sul Monte, che pure non è certo la parte minore della predicazione di Gesù, finora nella storia della chiesa ha avuto uno strano destino. In parte è stato “risucchiato” in quella sorta di cristianesimo elitario che è il monachesimo, cioè il Sermone sul Monte sì, ma per qualcuno soltanto, ma certo per noi poveri cristiani qualunque no, è troppo, non possiamo permetterci il lusso di cercare di viverlo. È soltanto un esempio per indicare come si può incatenare la Bibbia anche semplicemente lasciandola lettera morta. Anche se il libro circola, la lettera muore, la Parola giace: la Bibbia come tomba della Parola di Dio e noi becchini di questa Parola.
Il secondo compito, più arduo, e ci avventuriamo su un terreno molto delicato, minato, è questo: la Bibbia è fatta di Antico e Nuovo Testamento. Credo che dopo duemila anni in cui abbiamo interpretato l’Antico Testamento alla luce del Nuovo, forse è venuto il tempo in cui dobbiamo interpretare il Nuovo alla luce dell’Antico. Il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, cioè il nostro rapporto con la Bibbia è stato, a mio giudizio, condizionato dal divorzio tra Chiesa e Israele. Questo rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento non lo abbiamo elaborato in una situazione di rapporto positivo con Israele (non dico di identificazione perché siamo cristiani e non ebrei). Un compito per la cristianità, un compito ecumenico, è appunto quello di ripensare questo rapporto tra i due Testamenti alla luce di un rapporto ricuperato, restituito ad una positività che nel Nuovo Testamento esiste (Romani, capitoli 9 – 11), tra Chiesa e Israele, alla luce del superamento del divorzio tra Chiesa e Israele. Sarà un bel compito, molto utile per la fede e per la predicazione della chiesa nel mondo (Paolo Ricca, teologo e pastore valdese, già docente della Facoltà valdese di teologia di Roma)

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Mariuccia detta “Marcella”: la forza di una moglie e di una compagna oltre la disperazione

Sig. Prefetto di Milano noi non dimentichiamo

 

Maria Caretti (Mariuccia) Visco Gilardi
18 dicembre 1905 – 23 ottobre 1960

 

 

 

Nata a Gaggio, frazione di Poppino, a Luino – allora provincia di Como (poi di Varese) dove i genitori si erano trasferiti provenendo da Aurano, dall’altra parte del lago – in una casa isolata, costruita dai genitori, in mezzo ai boschi, che attraversa in lunghe camminate per andare a scuola, con un’incantevole vista sul Lago Maggiore. (Oggi su quel poggio c’è insediato un intero paese di villette).
            Cresciuta in mezzo alla Natura, nutre un grande amore e ammirazione per le cose semplici, le caprette che porta al pascolo e gli altri animali domestici di cui si prende cura, l’osservazione e lo studio del firmamento stellato e luminoso, nel buio delle notti senza luce elettrica ([1]). Un’innata predisposizione al canto, che pratica nei giochi, ritmando ad esempio, la filastrocca che è disegnata attorno alla meridiana dipinta, da uno zio materno, sulla parete esterna della casa natale: “Fuggo veloce al Tempo unita, Alla Terra misuro i passi, all’uomo la vita”, o – più tardi – i pezzi d’opera che imparava a memoria, andando a teatro in ’piccionaia’, o i canti di montagna, piuttosto che gli Inni e cantici ecclesiastici, con voce cristallina e piena, mentre lavorava, affaccendata nelle occupazioni domestiche.
            Ultima di otto figli (sei femmine e due maschi), nata dopo che il papà Domenico, emigrato in America per quattro anni, rientra in Patria, cresce coccolata dalle sorelle e fratelli maggiori, ma presto si confronta con i disagi della vita: la Prima Guerra Mondiale, gli uomini al fronte. L’emigrazione di alcune sorelle e un fratello nella vicina Svizzera; e non viene visto di buon occhio da qualche familiare il suo avvicinamento all’ambiente evangelico e la sua conversione alla chiesa evangelica.
            È ancora in giovane età l’incontro, rispondente ad un’affinità elettiva, con il compagno della sua vita, in casa di amici comuni, alla Villa Fiorita di Luino, appartenente alla famiglia dell’architetto Bossi, frequentata dal “trio” di Amici: Aldo, Nando, Valdo: Aldo Carsaniga, Nando Visco Gilardi, Valdo Bossi, legati da comuni interessi culturali ed evangelici.
            È del 20 giugno 1924, a La Fiorita, il bel ritratto su pietra litografica che il pittore Friedrich Kollet, amico comune ivi trasferitosi, le fece a 18 anni e mezzo, nel giorno del 20° compleanno di Nando quale dono per lui.
            Lungo e in epoca difficile il fidanzamento, tra le occupazioni di Nando prevalentemente a Milano, dove, impiegato presso la soc. Grammofono – la Voce del Padrone, si occupa anche, nel tempo libero, dell’ACDG (Associazione Cristiana dei Giovani), che – oltre all’attività formativa e culturale dei soci – organizzava anche periodiche gite ed escursioni sulle montagne care a Mariuccia. La quale, nel frattempo collaborava all’Orfanotrofio femminile evangelico di Intra con il pastore Malapelle.
            Negli anni successivi, quando Nando gestiva l’attività libraria ed editoriale in via Cappellari (piazza Duomo) a Milano, Mariuccia passò un periodo a Parigi, presso amici e conoscenti, per perfezionarsi nella lingua e in ‘coutourerie’ di alta sartoria.
            Il carteggio di quel periodo è nutrito e denota comunanza d’intenti e affinamento di interessi.

            Il matrimonio viene celebrato nel 1936, dal pastore Ugo Janni, dopo la chiusura, in parte forzata dal regime fascista, della Libreria Editrice Gilardi & Noto. Nello stesso anno nacque Leonardo Giacomo, il loro primo figlio. Fino al giorno del parto Mariuccia si recò al lavoro (stagionale) presso l’agenzia di recapiti postali in cui era impiegata.
            Nel 1938, a Milano, nasce Giovanni (nel giorno anniversario in cui era nata anche la nonna materna Giovanna), e nel 1939, quando i venti di guerra si fanno più impetuosi, Mariuccia sfolla insieme ai figli a Luino, dove nasce la figlia Ferdinanda Maria (detta “Sisa”) e dove Nando la raggiunge, di quando in quando, o in treno o pedalando a cavallo di una bicicletta per oltre 5 ore.
            Nel 1940, un improvviso ed imprevisto cambio di lavoro di Nando, porta la famiglia a risiedere e vivere a Bolzano, dove si aggiunge anche il nipote Leonardo Giuseppe, coetaneo di Sisa, l’ultima nata.
            L’inserimento nella città è buono e favorito dalla conoscenza della lingua e cultura tedesca e dal bel carattere aperto ed ospitale di Mariuccia, ottima cuoca, brava sarta, attiva e disponibile e attenta ai problemi e alle attese di quanti la circondano e degli altri che, ogni tanto.si aggiungono.
            La prole intanto cresce, nel 1943, con la nascita di Gabriele Paolo, detto “Cini”.
            L’intesa animica, spirituale e ideale con il marito, nonché la fiducia reciproca, si erano affinate nel corso dei lunghi anni precedenti, e tornano utili nei futuri frangenti tristi e di tragiche prove.
            Quando ‘Giacomo’ verrà più tardi arrestato, il 19 dicembre 1944, Mariuccia viene fermata nel palazzo del Corpo d’Armata, nella sala accanto a quella in cui il marito veniva interrogato e sottoposto ai diversi gradi di tortura poiché non parlava, le SS hanno voluto giocare l’arma psicologica: intimorire e muovere a compassione la moglie, in vista del successivo interrogatorio, e far cedere il marito con l’idea dell’arresto anche di lei. Le SS hanno fatto transitare Nando, pesto e sanguinante dopo il trattamento subìto, davanti agli occhi di Mariuccia, per trasferirlo in un’altra stanza, con il proposito di fargli credere che anche lei era presa nelle loro mani e che presto avrebbe seguito il suo destino. Entrambi non cedettero, bastò un’occhiata reciproca per intendersi e per non dar spazio a manifestazioni spontanee ed incontrollate di affetto, disperazione, angoscia o altro. Mariuccia vide che il marito era ancora vivo e forte. Ciò le bastò. Lui sperò, fiducioso, che nulla di male potesse accadere alla moglie e ai figli.
            Più solida di prima, “Marcella” (questo il nome di battaglia di Mariuccia) continuò – insieme a numerose altre donne – l’attività di solidarietà ed assistenza ai detenuti del Campo di concentramento, e alle loro famiglie, ritessendo i contatti interrotti dall’arresto del marito e del CLN di Bolzano. Da gennaio 1945 durante la detenzione nelle celle di rigore del Lager di via Resia, “Giacomo” assunse il nuovo nome di battaglia di “Paolo”.
            Trepidazione ed ansia sono state vissute, alla Liberazione, da Mariuccia al reticolato dell’ingresso nell’attesa che ‘Paolo’ (questo era il secondo nome di battaglia assunto da Nando dopo l’arresto) uscisse dal Campo di Concentramento abbandonato dai tedeschi in fuga. Erano state insistenti le voci di una possibile repressione mirata ed indiscriminata ai danni dei prigionieri. Con molta calma, dopo l’apertura delle porte della cella ove era stato rinchiuso per oltre quattro mesi, egli si era dapprima raccolto in meditazione e preghiera di ringraziamento per la conclusione di quella pagina di storia individuale e sociale e, poi subito dopo, si recò negli ex uffici del Comando del Campo per rilevarvi quanta documentazione possibile (ma era stato quasi tutto distrutto o asportato dalle SS) e per concertare il da farsi con altri responsabili della Resistenza. Immediato fu, infatti, il suo coinvolgimento nella vita pubblica del dopo Liberazione, per la ricostruzione di rapporti più sereni tra la composita popolazione del Sud Tirolo – Alto Adige, con l’incarico di Vice Prefetto politico.([2])

            Il periodo di Bolzano viene vissuto da Mariuccia intensamente: è duro, vivo e reale, nutrito da speranze di un avvenire migliore dopo i tempi bui. La porta di casa è sempre stata aperta (con grande impressione e sorpresa dei vicini) per ogni evenienza e necessità, (nonché per le ospitalità di emergenza).
            Poche le soddisfazioni terrene, ma nessuna attesa di ricompensa: c’era la convinzione di operare per la giustizia, con l’abnegazione consueta, nella speranza di un avvenire migliore per sé, la famiglia e per tutti.
            Dopo la Guerra, la famiglia viene allietata da altre due nuove creature: nel 1946 nasce Aldo e nel 1948, Ettore, l’ultimo figlio.
            Con quel carico di impegni e lavoro, Mariuccia mantiene le responsabilità ad alto livello, serena, fiduciosa; segue negli studi ed educa la prole ai valori della vita e nella responsabilità per sé e per gli altri; organizza il coinvolgimento di tutti i figli nelle faccende domestiche di routine (anche in quei lavori tradizionalmente definiti femminili, rompendo così schemi preconcetti e offrendo possibilità di apertura mentale), nutre con cura e veste tutti con decoro e dignità, amministra con sapienza e parsimonia il bilancio familiare. Canta ad alta voce sbrigando i lavori domestici, la mattina con le finestre aperte in ogni stagione dell’anno, destando a volte sorpresa ed ammirazione nei vicini, per la bella voce, ma anche per la gioia che sprigionava nelle situazioni più semplici e considerate poco gratificanti. Lavora incessantemente dalla mattina prima dell’alba a notte inoltrata, cercando di ritagliarsi del tempo per delle buone letture, a cui inizia anche i bambini. E non tralascia di occuparsi di altri bisognosi della sua attenzione.
            Nuova lontananza dal marito nel 1952, Nando è a Milano per lavoro. Il ricongiungimento familiare nel 1954 a Monza. Il trasloco è sofferto, frequenti pianti e nostalgia di Bolzano e dei rapporti ivi costruiti e lasciati. Il nuovo ambiente è più chiuso, bigotto e borghese. Si gravita su Milano, per una vita di relazione ecclesiastica e culturale.
            Nel 1957, Nando ha delle difficoltà di lavoro e la famiglia si trasferisce a Sesto San Giovanni. La solidarietà di parenti, amici, fratelli si manifesta, ma non basta per quadrare il bilancio della famiglia allargata numerosa. Mariuccia, oltre all’accudimento del ménage familiare, si presta a fare lavori saltuari in casa e fuori, in genere a cottimo e poco remunerativi. ([3])
            Nel 1959 la scoperta della malattia (un tumore al seno); inizia un cammino della speranza tra alcuni luminari (Dogliotti a Torino), l’ineluttabilità del responso sul cancro inoperabile e cure orrende a base di ormoni e raggi X (Roentgenterapia). Mariuccia ha da subito coscienza delle sue condizioni e del divenire ([4]). Manifesta ella stessa serenità e fiducia nell’affrontare la prova ed il trapasso, che avviene in casa, dopo varie complicazioni e alcuni mesi di penosa degenza a letto.

 

 

[1] Aldo ricorda la prima eclisse di luna che la Mamma gli fece vedere, a circa 5 anni di età, svegliandolo nel mezzo di una bella notte d’inverno, affacciati alla finestra del bagno che dava ad Ovest, e altre occasioni in cui gli indicava le varie costellazioni.

[2] – Leo ricorda che Papà tornò a casa, il tempo di un affettuoso saluto, sbarbarsi e via, sparito di nuovo, in una vettura scortata dai Partigiani in motocicletta.

[3] – Imbustamento materassi Sapsa, ecc.

[4] – Da una lettera di Mariuccia alla Zia Annina, (zia di Nando), sulla cui busta ella ha annotato: “ultima lettera di Maria / Pace alla Sua Anima benedetta”. – Sesto 11 – 8 – ’60 Carissima Zia Annina, Sono molto addolorata saperVi tanto tribolata nel momento in cui avreste tanto bisogno di pace e di riposo. Come mai la brava e fedele Peppinella ha avuto il coraggio di lasciarVi sola, proprio ora? Ma, è inutile fare meraviglie, siamo nelle mani di Dio ed a Lui confidiamoci. Cara Zia mi dispiace di averVi trascurata per lungo tempo, ma da parte mia non avevo buone notizie da darVi, così attendevo il meglio, invece ogni giorno diventa sempre peggio. È dal 14 di maggio che sono caduta dalle scale e sono andata via via peggiorando fino ad ora che mi trovo costretta a letto senza poter scendere neanche per il necessario. Sulle prime sembrava una cosa da poco, e poi forse le cure sbagliate mi hanno portato a dei dolori insopportabili alla gamba destra e di riflesso la schiena a fascia fino ai fianchi. Questi dolori mi toglievano il respiro e mi prostravano al punto che anche i dottori non avevano speranze. Se si aggiunge una grave intossicazione al fegato e tanti altri malanni, a buona ragione c’èra da temere per la mia vita. Ora non è che stia tanto meglio ma per lo meno il fegato si è in parte liberato. Sono sempre immobile in attesa della Grazia Divina. Mi dispiace tanto che, stando così le cose, non potrò rivederVi tanto presto, ma siamo ugualmente unite, con tanto affetto. Vi abbraccio col cuore e mando saluti cari a Renato e Fausto. Vostra Maria Alla brava Olga il mio sincero affetto. Baci Mariuccia
– Da una lettera di Aldo e Nennella Carsaniga a Nando da Intra 17.VIII.1959. Caro Nando, La copia della missiva a Mauro è stata molto chiara della realtà del male che ha colpito e travaglia un essere a te, ed a noi, molto caro. Ammiriamo in te, soprattutto, la fermezza a cercare di non lasciarti sopraffare da ciò che si attende di inesorabile e, in Mariuccia, la serenità che non si lascia abbattere anche innanzi all’inevitabile. Ascoltai, domenica 9/u.s. una sua conversazione in merito alla sua sofferenza ed alle sue previsioni; ascoltai, fuggendo quasi di ascoltare, tanto soffrivo, udire un linguaggio calmo sereno, cosciente di ciò che anche poteva capitare nel futuro. Edificato però profondamente nel cuore, da parole calme di fede, anche innanzi a ciò che umanamente riteniamo irreparabile. Tutta la vita gloriosa, felice, possente, di un uomo, non vale quanto un attimo di quei pensieri che guardano oltre la cortina delle cose e dei fatti puramente umani e terribilmente transitori. Mariuccia era colma di tanta ricchezza di pensieri formulati con semplicità, come se fossero per lei poca e natural cosa. Nondimeno, non ci può appagare una visione serena, innanzi al dramma contingente, che colpisce duramente nella carne. Fai bene, caro Nando, a rivolgerti a tutte le possibilità che la scienza, in ogni campo può offrire. (…omissis…) Ciao, caro Nando. Alla Mariuccia a te, a tutti voi siano i nostri sempre più vivi pensieri di affetto e di amore. Aldo e Nennella e pure Giovanni e Anne Marie e Edwin.

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Un evangelico nel lager: noi non dimentichiamo sig. Prefetto di Milano

Continua la testimonianza contro la decisione del Prefetto di Milano di consentire il raduno nazifascista a Milano. Le dichiarazioni di giustificazione del Sindaco Moratti sono inaccettabili politicamente e eticamente vergognose.

FERDINANDO VISCO GILARDI, durante la II Guerra Mondiale si trovava con la famiglia a Bolzano, dove si era trasferito nel 1940 per ragioni di lavoro, avendo dovuto chiudere l’attività di Libraio presso la sua LIBRERIA DI CULTURA GILARDI & NOTO, ritrovo e riferimento degli antifascisti italiani (e perciò presa di mira dall’OVRA e da Mussolini), a seguito della demolizione del palazzo dell’Hotel Metropolitan, in piazza Duomo ang. p. Reale, ove aveva sede. Al posto di quel palazzo e di altri limitrofi è stato costruito l’arengario, sede dell’Ente turismo, e il complesso in stile fascista di piazza Diaz.

A Bolzano FVG, in collegamento con il CLN per l’Alta Italia, aveva organizzato l’assistenza ed il soccorso ai detenuti nel Campo di Concentramento locale, i contatti con le famiglie e la messa a punto, ove possibile, dei piani di fuga dal Campo stesso e dai convogli diretti in Germania, nonché l’assistenza e l’accompagnamento oltre le linee dei fuggitivi, ecc. ecc. Nel ‘gioco di chi è dentro va fuori e chi è fuori va dentro’ è capitato anche a lui di andare dentro, non solo camuffato da idraulico di un’impresa chiamata per certi lavori di manutenzione onde poter rilevare la pianta interna del Campo, ma anche da detenuto: è stato arrestato infatti nel suo luogo di lavoro il 19 dicembre 1944, contemporaneamente a tutto il CLN, a seguito di un’indagine della Gestapo sulle fughe e boicottaggi e, probabilmente, di delazione sotto tortura di qualcuno. Torturato egli stesso, fu poi messo in isolamento tra i politici nel Campo, dove ha continuato, per quanto possibile, a tenere i collegamenti interni ed esterni.

Tra i primi libri che si fece portare in carcere (quando ciò fu possibile dopo 72 giorni di isolamento), oltre che a dare – da lì – istruzioni per gli acquisti di novità per la sua Biblioteca, fu una sua Bibbia (NT e Salmi) tascabile, ‘la Filosofia della Libertà’ di Rudolf Steiner, ‘la Logica’ di Benedetto Croce, Goethe, Dante e altro ancora. Fu sempre attento all’evoluzione della situazione socio politica italiana e internazionale.

Rischiando la morte ed in attesa dell’esecuzione (una prima rinviata, l’altra prevista prima dell’abbandono del Campo dai tedeschi in ritirata), comunque fiducioso, non avendo beni terreni di cui disporre, scrisse – ‘dalla cella 28 del Campo di concentramento di Bolzano, il 13 gennaio 1945’ – un Testamento spirituale alla moglie e ai figli, che pervenne loro tramite i canali clandestini di comunicazione.

La Liberazione a Bolzano arrivò ai primi di maggio 1945 (dopo il 25 aprile!).

Egli, apertisi i cancelli del carcere, non si ‘ubriacò’ della ritrovata Libertà sua e degli altri, ma rimase nella sua cella ancora a lungo in meditazione e preghiera, e poi si recò negli uffici del PD-Lager a prelevare della documentazione che lo interessava, cominciando subito a ritessere le fila del ‘dopo’. Solopiù tardi uscì, tranquillamente, quando quasi tutti erano già corsi via in diverse direzioni, mentre la Moglie – quasi angosciata per il ritardo – lo attendeva in ansia al reticolato di ingresso.

Guardando al ‘dopo’, fece subito parte – indicato dal CLNAI – del Governo Provvisorio della Provincia di Bolzano con l’incarico di Vice-Prefetto (carica che tenne per un biennio, fino al voltafaccia di De Gasperi al Governo di unità nazionale), affrontando da subito – con la sensibilità propria – i delicati problemi dell’integrazione multietnica (tedesca, ladina e italiana) in quella particolare e bella Regione.

Tornò a Milano, per lavoro, dopo qualche anno (1952), trasferendo la famiglia solo nel 1954. Riprese a frequentare la Chiesa Metodista di via Cesare Correnti e poi di via Porro Lambertenghi.

Ecumenici per gentile concessione dei figli di Francesco Visco Gilardi –
CNL Cultura 2009

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Perché sig. Prefetto di Milano non possiamo dimenticare!

La recente notizia che il Prefetto di Milano ha consentito il raduno della destra europea nazifascista ci ha sconvolto… è l’aver firmato l’appello dell’ANPI non ci fa sentire affatto con la coscienza a posto. Ho deciso anche questa volta di rivolgermi ai figli di Ferdinando Visco Gilardi. Scroprirete piano piano di chi si tratta: leggendo i nostri articoli in queste sere. Un abbraccio fraterno e prolungato a Leonardo Visco, autore di questo testo.

Legnano, Nuovo Comitato Nazionale di Liberazione della Cultura.

Maurizio Benazzi

 

“Oltre quel muro – La Resistenza nel campo di Bolzano 1944-45”.

 

La storia poco conosciuta delle donne e degli uomini che si opposero alle SS e che diedero vita a un Comitato Clandestino di assistenza ai deportati in una mostra con decine di documenti inediti.

 

Con Fossoli, Borgo San Dalmazzo e Trieste, che furono parte integrante del sistema concentrazionario nazista, il Durchgangslager di via Resia a Bolzano, uno dei quattro in Italia, era un campo di transito verso l’inferno germanico e l’anticamera dei campi di sterminio di Mauthausen, Dachau, Flossenbürg, Ravensbrück e Auschwitz. Erede del campo di Fossoli, chiuso a giugno del 1944 di fronte all’avanzata degli Alleati, il Campo di concentramento di Bolzano vide passare tra il 1944 e il 1945 circa 9500 persone provenienti da 31 Paesi del mondo, che venivano rivestite con una tuta blu e una croce rossa sulla schiena e contraddistinte da un triangolo di colore diverso per ogni gruppo di internati: partigiani antifascisti, ebrei, zingari, rastrellati, renitenti alla leva, ostaggi, molti sudtirolesi, soldati alleati catturati, delinquenti comuni e anche qualche criminale fascista o nazista. Molte donne, resistenti, mogli, sorelle, figlie di perseguitati antifascisti. Infine diversi bambini, provenienti da famiglie prese in ostaggio, ebree, zingare e slave già deportate per motivi razziali. Partirono per il Reich in 3500; 2050 non sono più tornati. La mostra documentaria, realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi (figli di deportati nel lager nazista di Bolzano) per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, in 26 pannelli presenta decine e decine di documenti inediti, a testimonianza di un’incessante attività clandestina che coinvolse centinaia di persone dentro e fuori il Lager di via Resia, in aperta sfida alle SS. Si tratta di fotografie, lettere e documenti reperiti in diversi archivi italiani e tra le carte personali dei familiari di molti ex deportati nel Lager. Dopo l’8 settembre 1943, la fuga del re a Brindisi, la disfatta dell’Esercito italiano, l’occupazione germanica dell’Italia, Bolzano divenne il capoluogo della Zona di Operazioni delle Prealpi (Alpenvorland), di fatto annessa al III Reich, governata dal Gauleiter Franz Hofer, che comprendeva anche le province di Trento e Belluno. Il nazismo, fin dal 1933, aveva recluso gli oppositori in campi di concentramento, che poi divennero un sistema scientificamente organizzato di migliaia di luoghi di detenzione, di sfruttamento di lavoratori coatti (resistenti, rastrellati, omosessuali, Testimoni di Geova) e di campi di sterminio di massa (ebrei, zingari). Le deportazioni dal Nord Italia ai lager del III Reich, attraverso Bolzano, erano rigorosamente e centralmente pianificate. La giornata tipo in via Resia aveva inizio con la sveglia alle cinque del mattino, nel gelo dei “blocchi” degli ex capannoni del genio militare italiano, e con l’”appello” che prevedeva anche l’ossessivo cerimoniale del “Mützen ab, Mützen auf” (“Cappelli giù, cappelli su”). Agli ordini del sadico maresciallo Haage, consisteva nel doversi togliere e mettere il berretto, per ore intere, in sincronia perfetta con il resto del gruppo: gli “errori” diventavano uno degli infiniti momenti di violenza e di umiliazione per i reclusi. A Bolzano la struttura repressiva nazista aveva due sedi principali: il lager di via Resia, dipendente dal Comando delle SS di Verona, e il Corpo d’Armata, luogo di sevizie e torture, occupato dalla Polizia Segreta, la Gestapo, che aveva giurisdizione su tutto l’Alpenvorland. Il Campo era diretto dal tenente Tito e dal maresciallo Haage. Alle loro dipendenze una guarnigione di tedeschi, sudtirolesi ed ucraini. Pessime le condizioni di vita, massacranti i tempi di lavoro, numerosi i casi di tortura ed assassinio. Fame, percosse e umiliazioni erano la realtà quotidiana. Tra i guardiani e i secondini vanno anche ricordati per crudeltà Michael “Misha” Seifert, Otto Sain, Albino Cologna, Hildegard Lächert. Costei, 22 anni, detta la “Tigre”, è un tipico esemplare della ferocia gratuita, scientificamente studiata, con cui i nazisti cercavano di “annientare” la personalità dei prigionieri inermi con torture, frustate e percosse. Arrivò a Bolzano dopo un lungo apprendistato nei peggiori campi di sterminio nazisti: Ravensbrück, Majdanek, Plaszow, Auschwitz. Terminò la carriera a Mauthausen. Il capo della Gestapo era il maggiore August Schiffer, già coinvolto in incarichi repressivi a Kiev e a Trieste, che dirigeva le indagini e gli interrogatori con violenza e torture, ricorrendo spesso al “terzo grado”: “Pronto ad offrire una sigaretta, a fare un complimento, a pestare di botte, a ordinare una tortura”. “Mein lieber Mann …” era il suo approccio, falsamente cordiale ma minaccioso. Nel 1947, Schiffer fu processato da un tribunale alleato e impiccato. Il Comitato clandestino di assistenza ai deportati di Bolzano, nell’ambito del CLNAI, Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, si organizzò in una rete di uomini e donne, che operarono – con rischio personale, pagando anche con la vita – inviando ai deportati migliaia di pacchi con viveri, vestiario, medicinali, sigarette, denaro; distribuendo fra la popolazione la propaganda clandestina antifascista; progettando e portando a termine almeno 83 evasioni; garantendo ospitalità, cure ed aiuto agli evasi e alle staffette che arrivavano da Milano; ma soprattutto realizzando un eccezionale servizio postale segreto che consentì scambi di notizie e di informazioni fra i prigionieri, i loro familiari e la Resistenza. Il CLN di Bolzano iniziò ad operare in modo organizzato all’inizio del 1944, sotto la guida di Manlio Longon, dirigente aziendale e Martire della Resistenza: fu strangolato, dopo atroci torture nei sotterranei del Corpo d’Armata per ordine del maggiore Schiffer. Lasciò la moglie e quattro figlie. Il compito del CLN era quello di arruolare uomini da avviare alle formazioni partigiane del Trentino e del bellunese, rifornirsi di armi ed esplosivi, costituire nelle fabbriche cellule per la difesa degli impianti produttivi, creare la rete delle staffette che garantivano collegamenti e informazioni, fare propaganda antinazista, creare basi operative sicure e rifugi per gli operatori radio delle tre missioni alleate che operarono nel Trentino Alto Adige e dovevano trasmettere informazioni di ogni tipo ai comandi alleati. Il lavoro del CLN di Bolzano fu un esempio di Resistenza “senza armi”, adeguata alle difficili condizioni di quel territorio, in quanto l’organizzazione operava nel cuore di una regione sotto amministrazione nazista, con una popolazione a maggioranza di lingua tedesca. Ma va ricordata anche una Resistenza sudtirolese: Michael Gamper, canonico, Hans Egarter, leader dell’Andreas Hofer Bund, Franz Thaler, deportato a Dachau, Josef Mayr-Nusser, presidente dell’Azione cattolica, “Ludi” Ratschiller, partigiano, disertore della Lutwaffe, Erich Ammon, fra i fondatori della Svp, centinaia di famiglie deportate nel campo in ostaggio a causa dei loro congiunti renitenti alla leva. Loro, sudtirolesi e anti-italiani perché violentemente oppressi per oltre vent’anni dal fascismo, avevano scelto di opporsi al nazifascismo. L’organizzazione della rete clandestina fu affidata dal CLNAI a Ferdinando Visco Gilardi. “Giacomo” riuscì – assieme a Enrico Pedrotti, Rinaldo Dal fabbro, don Daniele Longhi, Giuseppe Bombasaro, Tullio Degasperi e altri – a costruire una struttura capillare e diffusa – sorretta dalla solidarietà di decine e decine di donne, uomini, ragazzi di Bolzano, dagli operai della Zona Industriale, da intere famiglie del rione popolare delle Semirurali – che operò fino alla Liberazione, anche dopo l’arresto del 19 dicembre di tutti i membri del CLN, senza che le SS ne sospettassero l’esistenza. Le donne del Comitato – “Anita” che prese il posto di Gilardi alla guida del lavoro quotidiano, “Marcella” moglie di “Giacomo”, Fiorenza, Elena, Luciana, Rosa, Teresina, Nives, Tarquinia, e tante altre – ricostruirono i contatti fra le persone, ristabilirono le relazioni con il CLNAI di Milano e continuarono senza deflettere il lavoro di assistenza, di propaganda e di informazione. Il Comitato esterno era collegato con il Comitato unitario interno al Lager – guidato da Ada Buffulini e composta da Laura Conti, Armando Sacchetta, Nella Lilli e tanti altri – che provvedeva a spedire e ricevere informazioni, lettere, a distribuire gli aiuti, ma soprattutto a comunicare gli elenchi di deportati. Un lavoro preziosissimo per le famiglie che spesso ignoravano il destino dei congiunti e per contrastare uno degli obiettivi del nazismo: la scomparsa totale degli oppositori. I deportati diventavano un numero, perdendo identità e possibilità di essere ricordati. La rete poteva contare su basi logistiche come le fabbriche della Zona Industriale (Falck, Magnesio, FRO, Lancia, ecc.) in cui le “cellule” operaie ricevevano e smistavano gli aiuti che arrivavano da Milano nascosti fra i macchinari e le materie prime per la produzione. Ma anche sulla solidarietà del quartiere operaio delle Semirurali, in cui risiedevano la maggior parte dei “cospiratori” che inviavano gli aiuti all’interno del Lager; e sul reparto del prof. Chiatellino all’Ospedale di Bolzano, in cui i medici Bailoni, Rizzi, Settimi, Zanoni, suore e infermieri, garantirono cure e salvezza ad alcuni fuggiaschi, gravemente feriti. Va ricordato anche il prezioso lavoro di collegamento fra il CLNAI di Milano, in seno al quale Lelio Basso era il coordinatore ed il referente per l’assistenza e la propaganda, e il CLN di Bolzano garantito da alcuni “agenti” di collegamento (Enrico Serra “Nigra”, Virginia Scalarini, Gemma Bartellini). La Mostra racconta la storia di un’organizzazione segreta, ma anche episodi di vita e di solidarietà umana: tanti sono i biglietti come quello scritto da chi stava partendo per Mauthausen: “Io sottoscritto Bolognini Renato fu Luigi, matricola 3876 Bl. H. autorizza la signora Buffulini Ada, matr. 3795, a ritirare corrispondenza, valori e pacchi (viveri e indumenti) che arriveranno al campo ad ogni mese. Bolzano 7 ottobre 1944”. Renato sapeva che lo aspettava la morte e provava a dare la vita a qualcuno In quel campo che era una porta aperta verso lo sterminio dei lager nazisti, la Resistenza aveva organizzato la sua rete. Affidandosi a comunisti, azionisti, cattolici, senza partito, militari, operai, dirigenti industriali, gente del popolo e, soprattutto, donne. Un caso unico nell’Europa dei massacri. Una rete segreta che ha pagato duramente con la morte dei “capi-cellula” nelle fabbriche: Erminio Ferrari, Girolamo Meneghini, Adolfo Berretta, Walter Masetti, Romeo Trevisan, Decio Fratini, membri del CLN, arrestati, torturati, deportati e uccisi in Germania. Il Lager di Bolzano, progettato inizialmente per 1.500 prigionieri su di un’area di due ettari, con un blocco femminile e 10 baracche per gli uomini, fu successivamente ampliato e raggiunse una capienza massima di circa 4.000 prigionieri. Da via Resia dipendevano i Lager satellite di Bressanone, Merano, Sarentino, Campo Tures, Certosa di Val Senales, Colle Isarco, Moso in val Passiria e Vipiteno. Il Lager era anche un’impresa di profitto per le SS che sfruttavano i deportati, vendendoli come forza-lavoro. Fra le molte tragiche vicende vissute nel Lager di Bolzano bisogna ricordare l’eccidio delle Caserme Mignone: il 12 settembre 1944, prelevati alle 4 del mattino, 23 giovani italiani furono condotti nelle stalle delle caserme e assassinati a colpi di pistola. Erano militari dell’Esercito Italiano che, paracadutati in Alta Italia per missioni informative, erano stati arrestati dalla Gestapo. Nel Campo di via Resia morirono decine di persone: i morti documentati sono circa 60, ma si tratta di un numero certamente approssimato per difetto. Tra il 29 aprile e il 1° maggio 1945 la liberazione del Campo: gli internati, a scaglioni, vennero rilasciati con un regolare permesso firmato dal tenente Tito, nel tempo in cui le SS si davano alla fuga, non prima di avere distrutto praticamente tutti i documenti del campo, cancellando così la gran parte delle prove dei loro misfatti. In via Resia sopravvive solo il muro di cinta, oggi monumento storico, unica testimonianza rimasta di quel lager dal quale sono passati tra i tanti Piero Caleffi, Odoardo Focherini, Ludovico Belgioioso, Gian Luigi Banfi, Giuseppe Pagano Pogatschnig, Teresio Olivelli, Luigi Azzali, Raffaello Giolli, Roberto Lepetit, Emilio Sacerdote, Laura Conti, Mike Bongiorno, Maria Arata, Egidio Meneghetti … Una idea d’insieme del Lager la si può trarre solo da poche foto del dopoguerra e da alcuni disegni tracciati sulla base delle testimonianze dei superstiti. Sull’area del campo sorgono oggi 12 palazzine di edilizia residenziale.

BOX

 La Mostra “Oltre quel muro”, realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, ha ottenuto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ha beneficiato di un contributo della Commissione Europea. Il progetto grafico è di Franco e Silvia Malaguti con disegni di Isabella Cavasino. La Mostra può essere scaricata dal sito www.deportati.it . Per prenotare la Mostra occorre prendere contatto con la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano: tel. 02 87383240 – mail:  fondazionememoria@fastwebnet.it  _______________________________________________________________________ Citare la fonte http://www.ecumenici.eu

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Lazzaro esci di lì !

Proprio in queste ore di sofferenze e dolore e’ opportuno interrogarsi sulla preghiera. E’ questo solo un mio piccolo contributo per riflettere ma anche per pregare insieme in favore della popolazione abruzzese tutta. Ci scusiamo per il ritardo ma Facebook ha bloccato oggi e per diverse ore questo gruppo senza dare alcuna spiegazione o preavviso.
Ricordati – in ogni caso – che la nostra esistenza dipende anche dalla tua vigilanza affinché la libera espressione di Fede possa essere garantita. Non abbiamo padrini o padroni. Anzi siamo certi che il principio protestante – diceva il teologo Paul Tillich – è sempre contro qualunque pretesa di assolutezza che si levi a favore di una realtà relativa, anche se questa pretesa viene da una chiesa o da una cultura che si definisce protestante”. La Riforma possiamo dire è in buona sostanza un’attitudine mentale per l’oggi.
Utilizziamo per la preghiera comune la versione c.d. cattolica del padre nostro e ringraziamo l’ Associazione Buddhista Culturale Kalideva Milano per i sinceri auguri di Buona Pasqua a tutti noi. Possa l’Eterno compensare la loro attività, ricolmandovi di tutte le benedizioni necessarie e stringerci in amicizia fraterna.

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo
ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen

La preghiera del Regno

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.
C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.
Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa – la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.
In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.
Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.
Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una catastrofe, di una guerra, della povertà, di una malattia.
La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!
La menzogna di molti cristiani ( non di tutti) continua anche in questo secolo che viviamo.
Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e forse si deve non avere vincoli stretti con lo Stato, le Chiese e la società.
I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani. Sta a noi mettere queste mani a disposizione e costruire – sotto l’amore di Dio – le pietre vive della nuova città. Il Regno è quindi vicino anche a te. Anche se non sei credente.
Il Dio vivente ci accompagni a ricostruire le rovine delle nostre città. I cuori sconsolati. Il dolore incolmabile.
E lo sentiamo ancora gridare : esci Lazzaro da quelle pietre!
Maurizio Benazzi

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Una Bibbia quale segno di condivisione

Ecumenici offre in questa settimana a chi ne fa semplice richiesta in redazione e solo ai suoi lettori a titolo gratuito il testo della Bibbia. L’esperienza già fatta nello scorso Natale ci ha dimostrato che purtroppo non in tutte le case è presente il testo di maggior riferimento delle nostre discussioni e scritti.

E’ un modo per sperimentare insieme la condivisione delle Scritture, anche in vista dell’apertura alle altre culture e alle altre religioni. Le richieste saranno raccolte fino a domenica prossima e sono indirizzate a coloro che non posseggono già il testo. Trattasi della versione Nuova Riveduta che contrariamente ai testi cattolici in commercio, è conforme anche al canone ebraico, per il primo testamento.

Sul tuo comodino può esserci ora un testo di preghiera e di studio che ti accompagna. Per altri uno strumento di analisi e di critica, col quale è necessario sempre confrontarsi.

La consegna dei libri sarà comunicata in un secondo momento, appena avremo spedito l’ordine.

Buona lettura della Bibbia ai cristiani, agli ebrei, agli islamici, ai buddisti e ai non credenti.

Maurizio Benazzi

Nel frattempo Ecumenici vi invita a firmare la petizione nazionale di www.nonaverpaura.org  – La Pasqua deve iniziare dal tuo cuore e dalla tua mente: il resto lo fa lo Spirito Santo per allontanarti dal male e dalle strumentalizzazioni politiche contro gli immigrati e i migranti.

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Contro la decisione del Prefetto di Milano di autorizzare il raduno nazifascista

Firma l’appello dell’ANPI “Milano rifiuta la manifestazione delle destre xenofobe d’Europa”: http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?nofn5apr
04 Aprile 2009 — “Apprendiamo che il prossimo 5 aprile è in programma a Milano una manifestazione fascista internazionale promossa da “Forza Nuova. Manifestazione che dovrebbe svolgersi a venti giorni dal 25 APRILE, data che segnò la fine della ventennale dittatura fascista, la conquista della libertà, della democrazia e della pace. Lo svolgimento di un raduno fascista nella capitale della lotta di Liberazione e “Medaglia d’oro della Resistenza” è una provocazione inaccettabile e vergognosa.”

” L’ANPI Provinciale di Milano fa appello alle autorità preposte perché, sulla base delle norme costituzionali e delle leggi Scelba e Mancino, sia evitata una simile offesa alla Città di Milano. Per tutti coloro che pagarono con la vita il loro impegno contro il fascismo, nella guerra e nella lotta di Liberazione nazionale per un’Italia libera, democratica e antifascista. L’ANPI e tutti noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi ed i valori democratici e di libertà fissati e garantiti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza”.

“Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, alla democrazia, al rispetto dei diritti umani che sono fondamento e costituente del patto civile e sociale della nostra comunità, sono i valori da difendere contrastando le attività delle organizzazioni neofasciste-naziskin che li negano, si richiamano all’odio, alla discriminazione razziale ed esibiscono concezioni, principi che si ispirano al fascismo e al nazismo; compiono atti di violenza contro le persone, le sedi di associazioni, partiti, sindacati e oltraggi contro i “luoghi della memoria” della Resistenza come quello compiuto, lo scorso mese, in Piazza Conciliazione, contro la lapide che ricorda Eugenio Curiel, medaglia d’Oro della Resistenza, nel 64° anniversario del suo assassinio.”

“Per questo l’ANPI invita le autorità milanesi, Sindaco, Prefetto, Questore, perché adottino le misure adeguate e non sia consentito lo svolgimento della manifestazione preannunciata da Forza Nuova. L’ANPI rivolge un appello a tutti i cittadini milanesi alle forze democratiche, alle associazioni, ai sindacati perché unitariamente operino affinché la nostra città – medaglia d’oro della Resistenza – non venga offesa nei suoi valori dallo svolgimento della manifestazione di carattere fascista.”

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Grazie Becky !

Arrivederci signora Becky

Apprendiamo con grande ritardo della morte della signora Becky Behar, ultima sopravvissuta all’eccidio di ebrei italiani a Meina. L’avevamo incontrata nella sinagoga riformata di Milano circa un anno fa, proprio in questo periodo dell’anno. Ci ricordiamo della sua indignazione nei confronti del regista Carlo Lizzati e della sua falsa ricostruzione storica nel film “Hotel Meina” (2007), ispirato all’omonimo libro di Marco Nozza. Non ci sorpresero le sue affermazioni: ci rendevamo perfettamente conto che era già in atto da anni un tentativo generale di manipolazione della storia a più mani e con diversi fini. Non tutti propriamente artistici.

Questa gentile signora cercava di trasmetterci una testimonianza autentica sulla barbarie vissuta in Italia nel 1943, durante il primo eccidio di ebrei da parte di nazisti. Parlava con orgoglio di un incontro con gli studenti del Liceo classico della città di Busto Arsizio, in provincia di Varese. L’abbiamo ascoltata con attenzione e compreso il suo dramma, come figlia del proprietario dell’Hotel Meina. Come donna ebrea scampata alla strage.

Possiamo ancora garantirLe gentilissima signora Becky la nostra alta vigilanza per denunciare in ogni circostanza qualsiasi pericolo che possiamo avvertire nei confronti degli ebrei, in segno d’amicizia rinnovata con tutto il popolo ebraico. Pur dichiarandoci autonomi e critici rispetto alle politiche governative di Israele (a maggior ragione se un Governo si dice laico!), siamo in grado di assumerci le nostre responsabilità umane, civili e religiose in difesa della sua esistenza.

Non temiamo oggi in Italia né l’opportunistica e strumentale posizione servile destrorsa né il silenzio o peggio il non detto della sinistra contro regimi tirannici come quello iraniano e la sua fede cieca nel crimine sistematico. Lei ha conosciuto semplicemente dei cristiani che hanno fatto tesoro per sempre della chiesa confessante fin dal dicembre 2002 quando apparivamo con qualche decina di iscritti su internet sotto il nome di “Orientamenti ecumenici”, scegliendo teologicamente di schierarsi per l’attuazione di questo testo di Bonhoeffer, che qui riproponiamo come momento di riflessione collettiva per migliaia di persone che adesso ci seguono. Ancora fuori dalle sacrestie e senza paura di dire quello che si deve dire.

Grazie Becky! Veramente tante grazie per la tua vita piena di passione per la Storia.

“Fare e osare non qualunque cosa, ma la cosa giusta;
non restare sospesi nel possibile, ma afferrare arditi il reale;
non della fuga dei pensieri, ma nell’azione soltanto è la libertà.
L’obbedienza sa cosa è bene,
e lo compie,
La libertà osa agire, e rimette a Dio il giudizio
su ciò che è bene e male.
L’obbedienza segue ciecamente,
la libertà ha gli occhi ben aperti.
L’obbedienza agisce senza domandare,
la libertà vuole sapere il perché.
L’obbedienza ha le mani legate, la libertà è creativa.
Nell’obbedienza l’uomo osserva i comandamenti di Dio,
nella libertà l’uomo crea comandamenti nuovi.
Nella responsabilità trovano realizzazione entrambe, l’obbedienza è libertà.”
(Dietrich Bonhoeffer)

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Ma Pio XII non ha gridato…

L’articolo che appare in questo numero di Claudio Giusti è segnalato contemporaneamente in lingua inglese anche su Facebook e sul nuovo nostro sito americano http://ecumenics.wordpress.com/ – Vi invitiamo a inoltrarci articoli per entrambi i siti: segnaliamo con piacere che da diverse settimane quello italiano www.ecumenici.it raggiunge un significativo numero di contatti giornalieri pur in assenza di qualsiasi attività di promozione.

 
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Bruno Segre, Shoah (gli ebrei, il genocidio, la memoria)

(Giorgio Chiaffarino/VE) L’autore, Bruno Segre, ripercorre le premesse, la svolta del 1933, le leggi, gli aguzzini, i conniventi, i resistenti, le omissioni e le amnesie, tutto per “una delle pagine più infamanti della storia dell’umanità”. Un testo accurato, dotato di mille riferimenti che chiariscono anche fatti poco noti o sconosciuti ai più, note utili anche per ordinare tante altre letture.
Tra le pagine che più mi hanno colpito il capitolo intitolato “Omissione di soccorso” ma soprattutto quello sul “Silenzio delle Chiese”. Nel primo caso nessuno può dire “non sapevamo”, non gli inglesi, non gli americani, nemmeno gli enti o le organizzazioni internazionali, ad esempio la Croce Rossa o le potenti comunità ebraiche americane. Almeno dalla fine del ‘42, certo dal 1943, rapporti circostanziati e sicuri erano arrivati agli Alleati. Nessuna ragione riesce a giustificare una assoluta inerzia. Eppure gli alleati non hanno risparmiato aerei e bombe, anche su obiettivi ingiustificati… Niente per i campi, per i forni, per le stazioni e le ferrovie delle linee per lo sterminio, tanto per fare un esempio.
Pagine dure, difficili, quelle sul silenzio delle chiese, in particolare di quella cattolica. Il dibattito è tuttora aperto, come spesso leggiamo sulla stampa. Nuoce anche qui, si può dire, l’ossessione del segreto che lascia presagire verità inconfessabili ed è così contraria a quella pagina della Scrittura che ci chiede di dire si, se è si e no, se è no (Matteo 5,37).
Gli interrogativi sono innumerevoli e tutti senza risposte, se non pigliamo per tali le difese, più o meno d’ufficio, talune addirittura goffe, che troviamo spesso negli spazi deputati. Se sapevano gli stati, figuriamoci la chiesa. Perché allora il blocco dell’enciclica di Pio XI? Perché il silenzio dopo “la notte dei cristalli”? Perché tanto antisemitismo cattolico di chierici e di laici, in tanti paesi europei, senza reazioni apprezzabili? Sappiamo che un atteggiamento risoluto, anche in qualche paese occupato, ha ostacolato se non interrotto le deportazioni e ha salvato tante vite. Più difficile pensare a una possibile risposta positiva dei nazisti nei confronti di una iniziativa del papato. Certo avrebbe incoraggiato ancora di più i tanti cattolici, i cristiani che si sono così spesi per salvare gli ebrei. Ma è il Vangelo che chiede di schierarsi per i perseguitati, così come Giovanni Paolo II che ha letteralmente gridato contro la mafia.
A pag.168 è citata una dura espressione di François Mauriac,: “… non abbiamo avuto il conforto di sentire il successore del Galileo, Simone Pietro, condannare con parola netta e chiara, e non con allusioni diplomatiche, la crocifissione di questi innumerevoli fratelli del Signore”. Infine sembra conclusiva e condivisibile la parola del grande teologo, Dietrich Bonhoeffer che, dopo la più nota frase sul canto “gregoriano” (pag. 106), ha aggiunto: “Pio XII nei riguardi degli ebrei è stato un buon cristiano, salvandone, accogliendone, nascondendoli. Ma a un papa si chiedeva molto di più. Si chiedeva che dopo secoli e secoli di grida contro gli ebrei, gridasse per gli ebrei. Ed egli non ha gridato” (la recensione è tratta da “Il Gallo”, marzo 2005).

Bruno Segre
Shoah (gli ebrei, il genocidio, la memoria)
Il Saggiatore, 2003

 segre

 

Intervento di Claudio Giusti

 

 

Aux martyrs de l’Holocauste.

Aux révoltés des Ghettos.

Aux partisans de forêts.

Aux insurges des camps.

Aux combattants de la résistance.

Aux soldats des forces allies.

Aux sauveteurs de frères en péril.

Aux vaillants de l’immigration clandestine.

A l’éternité.

 

Inscription at Yad Va-shem Memorial, Jerusalem

Michael Walzer, Just and Unjust Wars, Basic Books, 1977

 

 

La visione temporale dei forcaioli.

 

La teoria della deterrenza della pena di morte è semplice:

la gente ha paura di morire e non commette certi crimini, o ne commette molti meno, se questi sono passibili di pena capitale. La scomparsa di questa minaccia causa un aumento dei delitti, in particolare dell’omicidio, e un gran numero di vite innocenti sono sacrificate dalla criminale stupidità degli abolizionisti.

La dimostrazione di questa teoria si basa sull’oculata scelta dei dati da usare e nell’ignorare quelli che non collimano con i propri presupposti ideologici. Tutto quello che non coincide con il mantra “più esecuzioni uguale meno omicidi” non è preso in considerazione. Soprattutto ci si rifiuta di guardare alle esperienze dei paesi abolizionisti e a quelle degli stati americani.

Gli hangman-friends fingono di non sapere che, negli anni ’30, a un alto tasso di esecuzioni corrispondeva un altrettanto alto tasso di omicidi e non spiegano la rapida diminuzione di entrambi negli anni ‘40 e ‘50. Però attribuiscono l’aumento degli omicidi degli anni sessanta alla sospensione delle esecuzioni nel periodo 1967-1977, evitando di notare che la pena di morte è scomparsa solo nei pochi mesi successivi alla sentenza Furman. Salutano entusiasticamente il ritorno del boia (17 gennaio 1977) e il crescere delle esecuzioni, correlandolo al contemporaneo calo degli omicidi; senza però spiegare come mai, fra il 1986 e il 1991, crescono sia le esecuzioni che gli omicidi.

Qualcuno fa addirittura i conti e pretende di dimostrare che ogni esecuzione salva la vita di almeno 18 innocenti (ma c’è chi offre molto di più).

Dall’anno 2000, inspiegabilmente, il trionfalismo forcaiolo si arresta e sembra che in America, dalla fine del millennio, non accada più nulla di interessante. La ragione è semplice: i dati successivi sono l’esatto contrario di quello che ci si dovrebbe aspettare (nel caso ovviamente che uno sia così stupido da credere a questa teoria)

Questa sorta di millennium bug della deterrenza ha le sue buone ragioni per esistere.

Nel 1999 abbiamo visto il record delle esecuzioni (98) e delle condanne (circa 300) mentre il tasso di omicidio scendeva al 5,7 per centomila che, pur essendo quasi sei volte il nostro, era un tasso estremamente basso: quasi la metà di quello di vent’anni prima.

E vissero tutti felici e contenti ?

No, tutt’altro. 

Negli anni successivi abbiamo assistito, attoniti, non solo al vertiginoso calo del numero delle condanne a morte e al precipitare delle esecuzioni (sospese fra il 25 settembre 2007 e il 6 maggio 2008), ma anche alla stupefacente stabilità del tasso di omicidio che, alla faccia della deterrenza, è rimasto incredibilmente stabile.

Le condanne a morte sono passate dalle 300 l’anno a poco più di cento, mentre le esecuzioni, dopo il picco di 98, sono scese a 53 del 2006, 42 nel 2007 e 37 nel 2008 (complice la moratoria dovuta alla sentenza Baze) e me ne aspetto un massimo di 40-50 nel 2009, in gran parte in Texas.

Allo stesso tempo il tasso di omicidio restava incrollabilmente bloccato fra il 5,5 e il 5,7.

Quindi, o gli americani non sanno che ora è ancor più difficile e raro essere condannati a morte e uccisi, oppure i forcaioli ci hanno raccontato delle balle. 

Propendo per la seconda ipotesi.

Gli Americani forcaioli soffrono di insularità e si rifiutano di prendere in considerazione le esperienze del resto del mondo. Evidentemente sanno che Italia e Canada sono la dimostrazione vivente che la pena capitale non è un deterrente.

Il 14 luglio del 1976 il Canada sopprimeva la pena di morte. Da allora il suo tasso d’omicidio si è continuamente ridotto fino a diventare un terzo di quello precedente l’abolizione: cosa del resto già avvenuta in Italia nei vent’anni che seguirono la fine della pena capitale. L’esempio canadese è particolarmente interessante perché, proprio in quello stesso luglio, con la sentenza Gregg, la Corte Suprema degli Stati Uniti dava il via libera alla “new and improved” pena di morte. Al contrario di quanto avvenuto in Canada il tasso d’omicidio americano è prima cresciuto, poi diminuito, poi di nuovo cresciuto e solo successivamente abbiamo assistito ad una consistente diminuzione del numero degli omicidi. Diminuzione avvenuta anche in Italia dove, nel 2002, abbiamo avuto 638 omicidi contro i 2.000 del 1991. In quello stesso anno gli americani ne avevano contati 25.000 e hanno attribuito alla pena di morte la diminuzione ai 16.638 nel 2002. 

Gli hangmanfriends non tengono in considerazione nemmeno le esperienze nazionali. Peccato, perché lo studioso Thorsten Sellin mezzo secolo fa, confrontando le varie giurisdizioni degli Stati Uniti, scoprì che “in generale gli Stati con il boia avevano tassi di omicidio significativamente più alti di quegli Stati che non uccidevano gli assassini.”

A questo riguardo il forcaiolo Lott ha avuto l’impudenza di scrivere che:
“This simple comparison really doesn’t prove anything. The 12 states without the death penalty have long enjoyed relatively low murder rates due to factors unrelated to capital punishment.”

Forse pensa che siamo tutti stupidi

 

Bibliografia

Homicides in U.S.

http://www.ojp.usdoj.gov/bjs/homicide/tables/totalstab.htm

murders rate

http://www.deathpenaltyinfo.org/murder-rates-1996-2007

sentences

http://www.deathpenaltyinfo.org/death-sentences-year-1977-2007

executions

http://people.smu.edu/rhalperi/

 

La citazione di T. Sellin è in Mark Costanzo, Just Revenge. Costs and Consequences of the Death Penalty, New York, Saint Martin’s Press, 1998, pagina 97

 

John Lott: Death as Deterrent.

Fox News Wednesday, June 20, 2007

http://www.foxnews.com/story/0,2933,284336,00.html

 

Crimini in Italia

http://www.cittadinitalia.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0902_ABSTRACT_rapporto_sicurezza_2006.pdf

 

 

 

 

Eexecutions and Homicides in USA
 

                        Executions      death                          homicide                                homicides
                                               sentences        rate

 

1973                                       42                               9.4                              19.640

1974                                       149                             9.8                              20.710

1975                                       298                             9.6                              20.510

1976                                       233                             8.8                              18.780

1977                1                     137                             8.8                              19.120            

1978                                       185                             9.0                              19.560

1979                2                     151                             9.7                              21.460

1980                                       173                            10.2                              23.040

1981                1                     223                             9.8                              22.520

1982                2                     267                             9.1                              21.010

1983                5                     252                             8.3                              19.308

1984                21                    284                             7.9                              18.692

1985                18                    262                             7.9                              18.976

1986                18                    300                             8.6                              20.613

1987                25                    287                             8.3                              20.096

1988                11                    291                             8.4                              20.675

1989                16                    258                             8.7                              21.500             Italian

1990                23                    251                             9.4                              23.438            homicides
1991                14                    268                             9.8                              24.703             1901
1992                31                    287                             9.3                              23.760             1441

1993                38                    287                             9.5                              24.526             1065

1994                31                    315                             9.0                              23.326             938

1995                56                    315                             8.2                              21.606             1004

1996                45                    317                             7.4                              16.645             945

1997                74                    275                             6.8                              18.208             864

1998                68                    298                             6.3                              16.974             879

                        (500)               (6406)                                                            (539.396)

1999                98                    277                             5.7                              15.522             810

2000                85                    232                             5.5                              15.586             749

2001                66                    162                             5.6                              16.038             707

2002                71                    167                             5.6                              16.229             642

2003                65                    153                             5.7                              16.582             719

2004                59                    138                             5.5                              16.137             711

2005                60                    128                             5.6                              16.692             601
                      (1004)             (7633)                                                            (652.182)

2006                53                    115                             5.7                                                        621

2007                42                    110                                                                                          593

2008                37

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