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Etica del lavoro

Sono state diverse le persone che ci hanno richiesto lo scritto della Conferenza di Milano sull’etica del lavoro: ne abbiamo estrapolato la parte piu’ significativa per la diffusione. E’ un lavoro in stato di continua elaborazione e che verrà presto arricchito con le recenti acquisizioni librarie dell’opera di Ragaz e dei socialisti religiosi in lingua italiana edito da Jaca Book negli anni 70. A dir il vero, sono disponibili anche testi in lingua tedesca, ma ci mancano i traduttori per svolgere questo lavoro…

Ci sembra comunque interessante proporre la riflessione fatta a novembre, come sempre senza peli sulla lingua. Immagino che sappiate che la fatica e spesso la sofferenza della ricerca hanno sempre un prezzo da pagare. Intendo nella vita della persona. Del resto conoscete senza ombra di dubbio lo stato di abbandono spirituale dei lavoratori e delle lavoratrici da parte delle chiese cristiane. E’ una situazione che viene da lontano: ha radici profonde e ben consolidate nel pietismo, nell’individualismo, nell’opportunismo e nel cinismo politico-economico delle strutture ecclesiastiche.  Protestanti e in quella cattolica.

Ci rimane però la consapevolezza che non saranno le chiese a cambiare se stesse ma i cristiani a prendersi cura della propria dimensione lavorativa, che e’ centrale nella loro vita. E’ su questa convinzione forte che vediamo un orizzonte di speranza anche per le generazioni che verranno. E poche ore fa siamo venuti a conoscenza dei nomi delle persone e dei loro messaggi che sono stati inviati al prete operaio Artioli. Grazie perché abbiamo avuto il riscontro che il nostro lavoro non e’ fatto invano.

…Anche di questo riscontro vive una rivista fabbricata a Milano, ma col cuore nel mondo. Grazie anche a chi invierà un contributo.

Prima parte della conferenza di etica delle religioni

Buona sera a tutte e a tutti,

mi presento subito: mi chiamo Maurizio Benazzi, sono un attraversatore di chiese, di templi e sinagoghe; mi occupo dal 1997 di Teologia sociale e dialogo fra le religioni.

Nel ringraziare in modo particolare la gentile dottoressa Grazia Aloi per l’opportunità concessa, colgo l’occasione per precisare l’intento che anima questo incontro sulla figura di Martin Lutero, figlio di un minatore, e un pastore luterano dell’età moderna, il teologo Dietrich Bonhoeffer, martire della resistenza al nazismo. Intento non scontato e per nulla apologetico.  Il mio superamento di scelte operate in passato è sereno, pacato e lucido. Senza rimpianti né nostalgie. La mia strada era camminare attraverso. Non fermarmi semplicemente.

Cercherò  oggi andare di là dalla classica esposizione fatta a scaletta che sviluppa dei tratti biografici e di altre informazioni generiche che potete trovare nelle enciclopedie; vorrei invece – se mi è consentito – far parlare la storia nell’oggi. Vorrei capire il senso delle cose a voce alta. A partire dal mondo del lavoro.

La chiesa luterana in Italia – detto fra parentesi – è ancora una chiesa fortemente germanizzata, controllata da  pastori  di provenienza rigorosamente tedesca, e chiusa in un pseudo bilinguismo che sembra concedere solo qualche presenza molto controllata (in quanto minoritaria) anche agli italiani. Questi ultimi sono cultori del mondo culturale dell’Europa del nord. Soprattutto interessati a temi musicali e filosofici. Questa chiesa è anche beneficiaria di lauti fondi otto per mille dello stato italiano. Dirottati anche in Austria per ristrutturazioni di templi.

La storia deve insomma smettere d’avere pagine solo impolverate e acritiche dal tempo che passa e proporre ipotesi di analisi e riflessione per gli uomini e le donne d’oggi, basandosi sulla ricerca storica ma anche sulle capacità critiche di ciascuno/a. La tesi sostenuta qui dell’uomo che diventa sempre più adulto da Lutero a Bonhoeffer non è ben inteso una verità assoluta, semmai una buona pista di ricerca. Abbiamo ben presente nella nostra memoria i campi di concentramento e allo stesso tempo i talari, che alzavano le braccia con saluti di fedeltà ad Hitler. Esattamente come avveniva in quell’epoca in ambiente cattolico.

La teologia luterana sulla pienezza della salvezza oltre alla completa libertà da colpa e pena nella fede suscita in me degli interrogativi ad es. in quel contesto, riserve che mantengo anche di fronte alle bombe atomiche, i gulag e la semplice stupidità umana del non senso che a volte ci accompagna.

Stasera valorizziamo semplicemente l’apporto luterano nello scenario moderno dell’uomo, che diventa adulto e si emancipa sostanzialmente dall’autorità ecclesiale. Non solo del XVI secolo ma anche all’epoca del nazismo.

Mi riferisco all’esperienza della chiesa confessante e a quelle forme di messa in discussione della chiesa collegata al potere politico e economico. Come quacchero questi temi mi stanno particolarmente a cuore e ricerco anche dentro di voi quella scintilla divina che fa generare il rifiuto all’obbedienza cieca all’autorità religiosa. Perfino se questa e’ stata democraticamente eletta dai fedeli, come avveniva nella chiesa evangelica, compromessa col potere, in Germania nel 1933, tramite la banda dei criminali ecclesiastici detti dei “cristiani tedeschi” che si presentò e alle elezioni.

Il Pastore luterano D. Bonhoeffer nella cella 92 della sua prigione scriveva in quell’epoca dei lager in una lettera alla fidanzata: non intendo (vivere) la fede che fugge dal mondo, ma quella che resiste nel mondo e ama e resta fedele (a Dio) e malgrado tutte le tribolazioni che essa ci procura.

Vorrei dunque soffermarmi ora sull’etica del lavoro sostenuta dalla Riforma, che si inquadra storicamente nella fortissima ripugnanza per il lavoro manifestata dalla tradizione cristiana precedente, rappresentata prevalentemente dagli autori monastici.

Il lavoro nel 1500 era considerato da loro un’attività degradante e avvilente che era meglio lasciare a persone socialmente e spiritualmente inferiori. Se già i patrizi dell’antica Roma consideravano il lavoro manuale inferiore al loro rango, occorre affermare che nel cristianesimo si sviluppò un’aristocrazia spirituale che aveva un atteggiamento negativo e liquidatorio nei confronti del lavoro manuale; nel medioevo un tal modo di vedere le cose esercitò la sua massima influenza, giacché il lavoro era considerato come impedimento di un perfetto rapporto con Dio. Solo in alcuni ordini monastici il motto laborare est orare (lavorare è pregare) esprimeva che la vita contemplativa non era necessariamente turbata da un lavoro manuale, come occuparsi dei vigneti del convento o sovrintendere ad altri aspetti dei suoi affari mondani. Da questa minoranza di ordini era però inteso come una delle attività all’interno della vita monastica e ausilio a praticare l’umiltà. In generale però la spiritualità monastica considera il lavoro come qualcosa di degradante. Così risulta anche dagli scritti di Erasmo da Rotterdam.

Per la mentalità di allora era praticamente impossibile che un cristiano comune, che viveva nel mondo tutti i giorni, potesse venir considerato una persona che seguiva una vocazione religiosa o che potesse pretendere di essere un cristiano di prima classe. Potevano essere considerati – nel migliore dei casi – con indulgente carità.

La Riforma produsse un rovesciamento di questo modo di pensare, rifiutando innanzitutto la distinzione fra sacro e profano, tra l’ordine spirituale e quello temporale. Tutti i cristiani sono sacerdoti e tale vocazione si estende al mondo di tutti i giorni. I cristiani sono chiamati ad essere sacerdoti per il mondo perché per Lutero quelli che sembravano lavori profani sono in realtà una lode a Dio e costituiscono un’obbedienza che Dio gradisce. Lutero esaltò perfino il significato religioso delle faccende domestiche affermando che, “sebbene non abbiano nessun evidente connotato di santità, pure tali lavori domestici devono avere una stima più alta di tutte le opere di monaci e suore”. William Tendale, un suo discepolo inglese, osservò che lavare i piatti e predicare la parola di Dio sono attività umane molto diverse, ma che per quanto riguarda ciò che piace a Dio, non c’è alcuna differenza.

Alla base di ciò c’è ovviamente un nuovo concetto di vocazione.

Dio chiama il suo popolo alla fede ma anche ad esprimerla in settori ben definiti. Il singolo è chiamato a vivere l’essere cristiano in un campo d’attività ben determinato all’interno del mondo.

Vocazione non è uscire dal mondo, per entrare in clausura o in isolamento ma, sia per Lutero che per Calvino, è un entrare nel mondo della vita di tutti i giorni.

L’idea di una chiamata, ruf in tedesco, che vuol dire anche vocazione, riguarda essenzialmente il fatto che Dio chiama a servirlo qui in questo mondo. Il lavoro deve essere visto come il più alto impegno per Dio. Fare qualche cosa per Dio, e farlo bene, è il contrassegno distintivo di una fede cristiana autentica. Qualsiasi lavoro umano può essere perfettamente rispettabile ed essere considerato della massima importanza agli occhi di Dio. Cristo, nostro salvatore era un lavoratore, forse proprio falegname come Giuseppe, e si guadagnava il pane con fatica, perciò nessuno disdegni di seguirlo esercitando un mestiere o una professione. Egli non solo ha benedetto la nostra natura umana assumendo la forma di uomo ma nella sua attività ha benedetto tutte le arti e i mestieri.

E al di là dei risultati visibili della fatica, dello stress, del sudore, agli occhi di Dio ha importanza la persona che lavora almeno altrettanto del risultato del suo lavoro. E non c’è distinzione tra lavoro spirituale o temporale, fra sacro e profano. Poiché tutti i lavori glorificano Dio. Poiché essi sono un atto di lode, una risposta naturale all’iniziativa che Dio, nella sua Grazia, assume nei nostri confronti.

Calvino scriverà più tardi: Il vero scopo della nostra vita è di servire Dio servendo gli uomini.

I paesi protestanti europei si sono trovati ben presto in una situazione di prosperità economica, conseguenza involontaria e non proposito premeditato del nuovo significato religioso attribuito al lavoro e dell’etica protestante connessa anche con la funzione del risparmio. I riformatori non si stancavano di sottolineare che noi siamo quel che siamo per pura grazia di Dio e non per effetto degli sforzi umani. Ecco perché l’Evangelo è importante anche per le “persone che si fanno da sé”, che esistevano comunque già prima della Riforma. Loro non sono cristiani di secondo ordine come pensavano i monaci medioevali ma sono al servizio di Dio così come chi suona il piano, coltiva l’orto, scrive libri o vive fra gli ultimi della società. I cristiani sono chiamati a essere il sale e la luce nel mondo, senza conformarsi ad esso pur partecipandovi ma rimanendo legati all’esempio di Cristo.

Certo oggi vi sono tanti teologi, alcuni anche non credenti. Ci dovrebbe essere tanta Speranza (teoricamente) ma non è così purtroppo. Adriana Zarri, nel libro “Essere teologi oggi” scrive che la passione teologica le è nata dentro con la vita, io sono d’accordo.. Riferendosi all’episodio narrato in Esodo 33,20ss Lutero scriveva solo chi contempla le spalle di Dio, visibili nella sofferenza e nella croce, merita di essere chiamato teologo. La croce mette infatti alla prova ogni cosa, anche la teologia della gloria che cerca Dio al di fuori di Gesù Cristo, attraverso i trionfalismi, le manifestazioni di forza e sapienza umana. Pensate alle croci d’oro o altre statue che svettano sulle cattedrali, come simbolo di forza. Il che non ha nulla a che fare su sul recente dibattito sul crocefisso nelle scuole. Il comandamento di Dio di non fare scultura e immagine alcuna vale anche per noi cristiani. La nostra fede nel dio unico è quella di Abramo, Isacco e Giacobbe. E’ il Dio Padre che Gesù pregava da osservante in sinagoga e fuori di essa. Nessuno ha mai abrogato i comandamenti dati a Mosé. Di certo il comandamento dell’Amore non sostituisce i comandamenti di Mosé ma è il coronamento e la realizzazione piena.

Dio non permetterà a Mosé di vedere la sua faccia, ma questi potrà avere una visione indiretta di Dio, da dietro, mentre Dio passa. Mosé vede  Dio ma non gli è concesso di vedere il volto. Dio contesta amabilmente la nostra tendenza naturale a pensare che Egli si affidi al buon senso per parlarci di se stesso. Il nostro buon senso vorrebbe, infatti, che Dio si rivelasse in circostanze di grandissima gloria e potenza. Non veramente nel nostro cuore ma negli esterni. Ma la croce ci dice invece che Dio ha scelto di rivelarsi nella tribolazione dell’ignominia e della debolezza. L’affidabilità della nostra ragione è messa in crisi. Ci si chiede di imparare la più difficile delle lezioni di teologia cristiana, cioè di umiliarci e di accettare Dio così come Egli si rivela, anziché come noi vorremmo che fosse. La folla che si raccoglieva attorno alla croce, si aspettava che accadesse qualche cosa di straordinario. Un intervento di Dio affinché potesse salvare suo Figlio. Ma Gesù morì e coloro che erano sotto la croce, che basavano la propria concezione di Dio unicamente sulla propria esperienza ne trassero l’ovvia conclusione che in quel luogo Dio non c’era. La risurrezione rovesciò quel giudizio ma sotto la croce non ci si rendeva conto della presenza nascosta. E lì nella sofferenza agì Dio; eppure la nostra esperienza percepisce solo l’assenza e l’inattività di Dio. Ebbene Dio è passato per l’abbandono, per le ferite, sanguinante e morente, attraverso le tenebre della morte.

Così scrisse Lutero per esprimere quella presenza di Dio nel lato oscuro alla ragione della fede e della vita: Abramo chiuse gli occhi e si nascose nell’oscurità della fede e in essa trovo la luce eterna.

A noi piccoli uomini e piccole donne si chiede di dire sì a quella Luce. La vera pace non è la mancanza di difficoltà, ma la capacità di aver fiducia in Dio in mezzo alle difficoltà incontriamo ogni giorno.

Le nostre gambe iniziano a tremare quando sentiamo parole che individuano il Cristo uscire anche dalle altre religioni. Non siamo ancora pronti seriamente ad allargare il nostro orizzonte… non siamo ancora capaci di percepire quello che la mistica può enunciare senza troppi sforzi. Si forse Dio si spiega anche nella mistica. Oltre i nostri schemi, oltre il pensiero umano e la ragione. E’ il Dio totalmente altro. Altro anche da quello che pensava perfino Barth.

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Per favore, iscrivetevi presto all’evento di Milano del 24 novembre a Milano ore 20 (via carducci 8 – Metro Cadorna) e fatelo via mail: info@officidellapsiche.it

 

 

Ciao Maurizio, mi chiamo Simone e sono un giovane di 25 anni protestante e aderisco al gruppo da cui ho ricevuto l’invito ad una lezione: “Da Lutero a Bonhoeffer, etica del lavoro nel mondo sempre più adulto” al quale mi sarebbe piaciuto partecipare. Io sono un delegato della CISL membro del consiglio generale del comparto FIT, la materia era per me 2 volte centrata come potrai intuire. Non potrò partecipare perchè sarò ad un corso sulla sicurezza lo stesso giorno. Però se create del materiale gradirei averne copia. Darei anche una piccola quota per aiutare nello sviluppo e per il lavoro sul sito come accennato in altre parti sulle discussioni e come rimborso per l’impegno svolto. Credo il lavoro esprima la dignità dell’individuo e un Cristiano dovrebbe essere in opere un ottimo operaio. Oggi però, l’assenza del lavoro ci porta alla riscoperta di vecchi dilemmi sull’identità dell’individuo privato della sua dignità a cui la società non educa a rispondere. Fede e lavoro, un argomento su cui approfondire oggi sarebbe importantissimo. Pace, Simone.

 

 

 

Caro Simone,

sono tantissime le lettere che sto raccogliendo di questa natura, tutte sparse per l’Italia e non solo nelle Valli. Basta leggere la bacheca dell’evento su Facebook Ti propongo però una cosa: scrivetemi appena riuscite ad organizzare un incontro di amici e persone interessante durante un fine settimana. Vediamo di organizzare in case private, studi professionali o luoghi pubblici come a Milano il prossimo 24 novembre alle ore 20 (Via Carducci 8 – MM Cadorna) degli incontri di carattere sociale e sul tema del lavoro visto da un punto di vista cristiano. Laddove l’Università o molte comunità non sono in grado o non vogliono far riflettere le persone proviamoci noi a seminare granelli di speranza, occasioni di approfondimento, per costruire una rete di amicizia e di impegno.

Persone come te sono sparse a migliaia in Italia…

Grazie ancora del tuo interessamento e anche alle tante persone che continuano a scrivere. Ecumenici è in realtà le mille e più parole interessanti che continuate a scrivermi ogni mese. Per me è un miracolo. Ed io credo nei miracoli perché li vivo. Mi avete mostrato tutti voi i dettagli di questi segni.

 

 

Dalla relazione:

 

(…) Vocazione non è uscire dal mondo, per entrare in clausura o in isolamento ma è un entrare nel mondo della vita di tutti i giorni.

L’idea di una chiamata, ruf in tedesco, che vuol dire anche vocazione, riguarda essenzialmente il fatto che Dio chiama a servirlo qui in questo mondo. Il lavoro deve essere visto come il più alto impegno per Dio. Fare qualche cosa per Dio, e farlo bene, è il contrassegno distintivo di una fede cristiana autentica. Qualsiasi lavoro umano può essere perfettamente rispettabile ed essere considerato della massima importanza agli occhi di Dio. Gesù era un lavoratore, forse proprio falegname come suo padre Giuseppe, e si guadagnava il pane con fatica, perciò nessuno disdegni di seguirlo esercitando un mestiere o una professione. Egli non solo ha benedetto la nostra natura umana assumendo la forma di uomo ma nella sua attività ha benedetto tutte le arti e i mestieri.

 

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Per un’etica del lavoro

SUL LAVORO Kahlil Gibran

Allora un contadino disse: Parlaci del Lavoro.
E lui rispose dicendo:
Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l’anima della terra.
Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita, che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l’infinito.
Quando lavorate siete un flauto attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta quando tutte le altre cantano all’unisono ?
Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra, che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche, voi amate in verità la vita.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.
Ma se nella vostra pena voi dite che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte, allora vi rispondo : tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.
Vi è stato detto che la vita è tenebre e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con Dio.
E cos’è lavorare con amore ?
E’ tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.
E’ costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
E’ spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
E’ diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.
Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:
“Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra, è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l’arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana, è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi”.
Ma io vi dico, non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno, il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d’erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l’elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l’uomo del tutto.
E se spremete l’uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

Kahlil Gibran Il profeta

 

 

Prada: made in Italy?

La Clean Clothes Campaign insieme al sindacato turco Deri Is organizzano una mobilitazione internazionale contro il prestigioso marchio italiano “per denunciare la situazione di continua repressione del diritto dei lavoratori e delle lavoratrici della DESA, sua azienda fornitrice, ad organizzarsi in un sindacato libero”
Dal 5 marzo prossimo saranno in Italia per protestare contro lo sfruttamento che subiscono in Turchia nelle fabbriche che lavorano per il lusso italiano, in particolare nella ditta Desa fornitrice del prestigioso marchio Prada. Si chiamano Emine Arslan e Nuran Gulenc, sono lavoratrici dell’impresa Desa e sindacaliste turche e dal 5 marzo saranno in Italia, ospiti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean clothes campaign che da 15 anni opera in 12 Paesi coordinando oltre 250 organizzazioni per il miglioramento delle condizioni e il rafforzamento dei lavoratori nell’industria tessile globale.Il 7 marzo 2009 la Clean Clothes Campaign (CCC) insieme al sindacato turco Deri Is organizzeranno una giornata di mobilitazione internazionale contro Prada “per denunciare la situazione di continua repressione del diritto dei lavoratori e delle lavoratrici della DESA, sua azienda fornitrice, ad organizzarsi in un sindacato libero”. Le mobilitazioni avverranno contemporaneamente a Milano, Londra, Parigi, Madrid e Instanbul. Prima però, il 5 marzo, incontreranno la Commissione Etica Regionale della Regione Toscana a Firenze, per portare all’attenzione dell’organismo regionale il caso di violazione tuttora in corso. Il 6 marzo la stessa delegazione incontrerà il coordinamento delle Rsu di Prada ad Arezzo in un incontro organizzato dalle tre organizzazioni dei sindacati tessili italiani, Filtea-CGIL, Femca-CISL, Uilta-UIL, dall’inizio mobilitati in sostegno alla campagna internazionale.

44 persone della DESA sono state licenziate dopo essersi iscritte al sindacato Deri Is per cambiare le proprie condizioni di lavoro in fabbrica, dati i bassissimi salari, gli orari di lavoro eccessivi e le precarie condizioni di igiene come l’assenza di servizi igienici e di acqua potabile.
Prada aveva dichiarato in una lettera alla “Campagna Abiti Puliti” che “qualora emergessero prove di violazioni di normative giuslavoristiche, comprovate dalle autorità turche” sarebbe stata pronta a prendere le misure necessarie.
Il tribunale turco ha già emesso una sentenza che conferma le discriminazioni sindacali e ha ordinato l’immediato reintegro di Emine e di altri 7 lavoratori. Ma nessuna misura è stata intrapresa da Prada per indurre la Desa a rispettare la legge e le convenzioni internazionali.

Da qui la protesta internazionale, che punta ad assicurare a lavoratrici e lavoratori quattro risultati: Le richieste dei lavoratori e delle lavoratrici alla direzione della DESA sostenute dalla CCC: riassumere immediatamente e incondizionatamente tutti i lavoratori nella stessa posizione precedentemente occupata e assicurare che gli vengano corrisposti i salari per il periodo di forzato licenziamento; fornire ad ogni lavoratore una dichiarazione scritta in cui si dichiara che essi sono liberi di associarsi ad una sindacato di loro scelta; sviluppare adeguate procedure disciplinari e di denuncia; riconoscere il sindacato Deri Is come legittimo rappresentante dei suoi iscritti e assicurare ai lavoratori la libera iscrizione a sindacati indipendenti. (Leonardo Carletti – aprileonline)

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Il libro nero tedesco della Lidl discount

Le solidarietà – come quella di www.ecumenici.eu – possono essere espresse a roland.caramelle@cgil.tn.it

 

Lidl denuncia la Cgil «Danni da sciopero»

Antonio Sciotto

 

(Rete28Aprile)  Non c’è solo il «metodo Sacconi» per contrastare gli scioperi: in attesa della nuova legge preannunciata dal ministro del Lavoro – che restringerà molto le possibilità di protesta – la multinazionale tedesca Lidl applica metodi fatti in casa. La soluzione è quella di denunciare il sindacato che ha organizzato lo stop, insieme ai delegati più in vista: a Trento il colosso dei supermercati low cost ha presentato un esposto contro un sindacalista della Filcams Cgil, Roland Caramelle, e due delegate della stessa sigla. Il motivo dell’azione è legato a uno sciopero svolto nella filiale trentina il 20 settembre scorso, e pare che l’azienda chieda un risarcimento di 74 mila euro. Il condizionale è d’obbligo perché la denuncia non è ancora stata notificata agli interessati, ma la notizia è arrivata dritta dritta dall’azienda qualche giorno fa: il capo area Lidl del Trentino si è infatti recato nella sede del negozio «ribelle», dove ha incontrato le due delegate, il funzionario sindacale e il segretario provinciale della Filcams, comunicando l’avvenuta denuncia.
La somma richiesta, anch’essa riferita dal dirigente Lidl, dovrebbe venire dall’addizione del mancato incasso più una sorta di «danno di immagine» che gli scioperanti avrebbero arrecato al marchio, a causa della diffusione dei volantini ai clienti e della copertura che i media locali hanno dato alla protesta: «L’obiettivo di fatturato giornaliero per la filiale di Trento è di 47 mila euro – spiega Caramelle – Ma il giorno dello sciopero l’incasso è stato di soli 1800 euro. I clienti hanno offerto una solidarietà che in tanti anni che faccio sindacato non avevo mai visto: hanno detto che avevamo ragione a protestare, e che anzi avremmo dovuto farlo prima. E parecchi di loro hanno deciso di recarsi a fare le compere altrove, almeno per quella giornata». In negozio sono rimasti solo alcuni capi e una commessa in periodo di prova.
Anche alla Lidl di Trento, come nel resto d’Europa, la gran parte dei dipendenti è formata da donne: part time, spesso mamme, con stipendi intorno ai 700 euro mensili. Fasce di lavoratori molto deboli dunque, e ogni sciopero riuscito, perciò, è da salutare come un successo. «Ci siamo fermati per la dignità – spiega il sindacalista Cgil – Può sembrare un concetto astratto, se non si conoscono le condizioni quotidiane di lavoro. Ci sono controlli continui nelle borse delle lavoratrici all’uscita del supermercato: temono furti. Poi fanno i cosiddetti ‘test carrello’: ispettori con carrelli stracolmi, per verificare che venga battuto ogni prodotto. O mettono soldi in più nelle casse, per testare l’affidabilità e le tentazioni al furto». Ma non basta: «Nella filiale – continua la Cgil – c’è un solo bagno per clienti e dipendenti, e le commesse sono costrette a pulirlo. E c’è il grande problema dei turni cambiati all’ultimo momento: per le mamme è impossibile».
La multinazionale del discount, fondata negli anni ’30 dalla famiglia Schwarz, si è diffusa dalla Germania in tutta Europa. Il sindacato Ver.di ha dedicato due libri alle vicende dei lavoratori, denunciando una pervicace attività antisindacale: si tratta del «Libro nero» tedesco, focalizzato sulla homeland, e della versione europea, che raccoglie testimonianze da tutti i paesi dove la Lidl si è insediata.

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La crisi profonda del capitalismo e le nostre tasche

Torniamo a parlare di lavoro. Mentre le banche italiane nascondono ai risparmiatori l’entità dei loro “investimenti” nei titoli delle banche americane fallite (il segreto bancario lo consente del resto) dobbiamo tornare a occuparci del lavoro. Della nostra vita quotidiana. Dei diritti negati dai Governi (di centrosinistra o di centrodestra non fa proprio alcuna sostanziale differenza!) ai precari, del mondo della scuola in fermento in tutta Italia, delle nefaste conseguenze del federalismo sulla fruizione dei servizi sociali primari alle classi sociali più svantaggiate in regioni economicamente deboli.

Invitiamo i nostri lettori ad impegnarsi su queste tematiche reali e concrete che riguardano tutti, proprio tutti, a partire dalla ripresa dei nostri lavori. Non si tratta di strizzare l’occhio a questa o a quella forza politica (anzi è meglio che si congedano dalla nostra lista coloro che hanno questo scopo) ma ad interessarci della nostra esistenza, riappropriandoci del diritto a un futuro.

I nostri interessi personali e collettivi non coincidono mai con quelli delle banche. E men che meno di un Governo spregiudicato o di Comuni – come quello di Milano – che hanno ipotecato coi derivati anche la vita delle prossime generazioni.

E le manette non saranno sufficienti a risolvere i problemi…

Dobbiamo seriamente riflettere su questo. Non possiamo delegare ad altri la responsabilità che ci compete.

Grazie e a presto.

La red

 

La crisi profonda del capitalismo reale

 

La truffa dei prodotti derivati e le connivenze dei governi

 

di Daniele Canti

 

In questi giorni molti lavoratori e lavoratrici si stanno chiedendo cosa stia succedendo nell’economia mondiale. Lo scenario a cui stiamo assistendo è il seguente: alcune grandi banche hanno fallito, altre si accingono a portare i libri in tribunale, talune vengono salvate o tramite l’incorporazione in altri istituti o attraverso l’intervento delle banche centrali e dei governi nazionali. In quest’ultimo caso possiamo parlare di vere e proprie nazionalizzazioni. Il fallimento della Lehman Brothers e la nazionalizzazione delle due grandi agenzie Fannie Mae e Freddie Mac che gestivano oltre il 50% del mercato dei mutui USA segnano simbolicamente la fine di un modello di sviluppo. La prima era passata indenne alla crisi del ’29 mentre le altre due vennero costituite dopo la grande depressione per risollevare le sorti del mercato immobiliare. Per avere un quadro più esauriente della situazione è il caso di menzionare l’incorporazione della Bear Stearns da parte della JP Morgan con l’apporto di due miliardi di dollari da parte della Federal Reserve (Banca centrale americana) e della Merrill Lynch da parte della Bank of America, il recentissimo salvataggio del più grande istituto assicurativo del mondo l’Aig da parte della Federal Reserve e del Tesoro americano nonché il crollo in borsa della Morgan Stanley e della Goldman Sachs. La lista potrebbe continuare e sicuramente nei prossimi giorni assisteremo ad ulteriori sconvolgimenti del panorama finanziario e non solo.

Aldilà delle specifiche attività che caratterizzano i singoli istituti esiste un terreno comune: i prodotti derivati. Fannie Mae e Freddie Mac acquistano i mutui concessi dalle varie istituzioni finanziarie subentrando nei crediti vantati da quest’ultime nei confronti dei privati cittadini. Ovviamente il prezzo dei crediti rilevati è inferiore al loro valore nominale. A questo punto i crediti vengono trasformati in obbligazioni strutturate (prodotti derivati chiamati cdo) e vendute sul mercato a fondi pensioni, istituti di credito etc.. A sua volta gli acquirenti si rivolgono alle assicurazioni come Aig per premunirsi dal rischio di fallimento delle società che hanno emesso le obbligazioni ed ottengono altra carta straccia ossia prodotti derivati denominati cds. Ma Aig a questo punto se qualcuno fallisce dove li prende i fondi per pagare? Semplice emette altre obbligazioni. In buona sostanza a fronte di 1 euro di metallo ne girano 10 di carta straccia e ciò consente di fare utili da capogiro a tutti i commensali, sino a che il meccanismo non si inceppa e ci si rende conto che ci troviamo ne più ne meno che di fronte ad una catena di Sant’Antonio semplicemente più sofisticata, a scala planetaria e per importi pari a circa 15 volte il PIL di tutto il mondo. Per intenderci, la catena sta continuando, gli 85 miliardi di dollari dati dalla banca centrale americana (le cui casse ormai sono quasi vuote) altro non sono che un prestito fatto dal Tesoro americano, che ha preso possesso dell’80% delle azioni della società, a fronte del quale dovrà emettere nuove obbligazioni!!!! Fannie e Freddie gestiscono 5.200 miliardi di dollari pari ad un terzo del PIL americano, dunque i duecento miliardi di dollari iniettati dalla Fed rischiano solo di essere l’antipasto di un banchetto i cui costi saranno scaricati sulle spalle delle classi lavoratrici del pianeta (è evidente che l’acquisizione dei pacchetti di carta straccia è avvenuta da parte di tutti i paesi del mondo). Dunque siamo tutti sulla stessa barca? No in questi anni queste due società hanno usufruito di straordinarie agevolazioni fiscali pari agli utili realizzati che sono stati intascati dagli azionisti (parliamo di circa 240 miliardi di dollari), gli stessi che oggi scaricano sul bilancio pubblico americano il conto delle loro ruberie.

E’ ovvio che per arrivare ad una simile follia occorreva che tutti lavorassero nella stessa direzione: governi e mondo della finanza in tutta la sua più ampia accezione. Infatti la Banca centrale americana, mentre si distribuivano mutui a pioggia ed il prezzo degli immobili raggiungeva quotazioni fuori dalla realtà, anzichè frenare procedeva ad una riduzione continua dei tassi d’interesse portandoli sino all’1%, per paura che il mercato dei mutui e degli immobili subissero una contrazione ed il gioco venisse scoperto. La politica dello struzzo lungi dal risolvere il problema lo ha ingigantito e spostandolo soltanto temporalmente.

Ma se il problema è solo americano, come asseriscono alcuni, perché crollano in borsa anche le banche europee? La risposta è semplice le interconnessioni tra la finanza americana ed europea sono molto più ramificate e complesse di quanto non si dica e le banche europee hanno acquistato grandi quantità di prodotti derivati.

Un ragionamento a parte meritano i fondi pensioni. Sia il Fonchim (chimici) che il Cometa (metalmeccanici) hanno in portafoglio obbligazioni Lehman Brothers per importi pari rispettivamente a 3.650.000 euro e 3.850.000. Se è vero che l’incidenza sul patrimonio è ancora bassa (0,2%-0,1%), è evidente che di fronte ad ulteriori fallimenti tale percentuale aumenterà con effetti nefasti sulle pensioni future dei lavoratori, che, dopo aver assistito al massacro della previdenza pubblica orchestrata dai vari governi succedutisi, oggi rischiano anche la previdenza integrativa. In buona sostanza non esiste più alcuna certezza per il posto di lavoro e per la pensione.

Ma una volta svelata la tecnica con il quale si sta compiendo la più grande truffa della storia ai danni del mondo del lavoro dipendente, nella sola Manhattan sono stati licenziati più di 100.000 lavoratori e lavoratrici bancari, non abbiamo ancora capito le ragioni profonde per cui siamo arrivati a questo punto e soprattutto perché l’economia è dominata dalla finanza. Seppur le dinamiche esposte sono complesse le ragioni sono molto semplici. Gli azionisti investono i propri capitali esclusivamente seguendo un principio: la massima valorizzazione del capitale. Normalmente, salvo casi di monopolio in settori come cardini come l’energia dove infatti i profitti sono superiori alla media, quando un settore merceologico realizza alti profitti i capitali si spostano immediatamente sino a che l’offerta diviene eccessiva rispetto alla domanda, i prezzi diminuiscono ed il livello dei profitti si adegua a quello degli altri settori di merci o servizi. Quando l’economia reale non riesce più a valorizzare i capitali in quanto i consumi scendono e la concorrenza internazionale è sempre più estesa ed agguerrita la finanza diviene una sorta di paradiso. Ma c’è un’altra particolarità nella finanza. Il meccanismo di livellamento dei profitti non funziona per una ragione molto semplice, la possibilità di vendita di prodotti finanziari è pressochè illimitata. Non esiste nessuna merce che ha un fatturato pari a 15 volte il PIL del mondo come nel caso dei soli prodotti derivati. Se a questo aggiungete governi e banche centrali ubbidienti pronti a fare politiche monetarie e fiscali che amplificano i profitti il gioco e fatto.

E’ importante a questo punto comprendere quale debba essere l’atteggiamento dei lavoratori di fronte ad un evento di tale portata che avrà sicuramente ripercussioni pesantissime anche nell’economia reale. Dopo la crisi del ’29 il PIL americano crollo del 30%. La gravità di questa crisi, per la portata delle masse monetarie in oggetto, per l’interconnessione di tutte l’economie del mondo, la Cina è il primo paese esposto con gli USA, e soprattutto per i legami indissolubili tra finanza ed economia reale alimentati dalla normativa emanata negli ultimi venti anni, sarà sicuramente maggiore di quella del ’29. A cui segui la seconda guerra mondiale per una nuova spartizione del pianeta. I lavoratori e le lavoratrici debbono separare il proprio destino da quello degli attuali padroni del mondo, che con la loro avidità hanno compiuto la più grande rapina della storia dell’umanità (altro che tangentopoli) ed oggi vogliono far pagare a noi il conto.

Dobbiamo riprendere a lottare per una pensione pubblica e rimandare al mittente la legge del TFR nei fondi pensioni, dobbiamo chiedere intransigentemente l’aumento dei salari oltre l’inflazione e respingere senza esitazioni qualsiasi controriforma dei contratti nazionali che peggiori ulteriormente il nostro potere di acquisto, dobbiamo lottare affinchè si proceda alla nazionalizzazione di tutti i settori strategici del paese per ridurre l’impatto occupazionale derivante dalla crisi, nessun regalo di Alitalia a coloro che si presentano come i salvatori della patria dopo lo scempio che gli stessi hanno compiuto in Telecom dilapidandola, frazionandola e lasciandola con ben 43 miliardi di euro di debiti, occorre lavorare seriamente alla formazione di un vero sindacato internazionale che abbia la capacità di contrastare a livello globale l’azione nefasta delle banche centrali e dei governi liberisti che ci hanno portato a questa drammatica situazione, e per ultimo e non certo in ordine di importanza dobbiamo contrastare senza tregua qualsiasi spinta guerrafondaia tesa ad una nuova spartizione del pianeta.

Rete 28 aprile

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Lettera aperta di una professoressa

Gentile Ministro Gelmini,

in riferimento all’articolo su Repubblica del 5.09.09, “In tre anni taglierò 87.000 cattedre, la scuola è ormai al collasso” e di quello in data odierna, sempre su Repubblica “Mi dispiace per i 200 mila precari ma il loro futuro non dipende da me” vorrei puntualizzare quanto segue:

sono precaria da ormai 18 anni, e ho superato i 50 anni; per quello che può valere (a quanto pare meno di zero) ho conseguito una laurea, due abilitazioni, vinto un concorso ordinario, fatto corsi di formazione, ciò nonostante rientro perfettamente nella tipologia alla quale Lei rivolge l’invito, senza mezzi termini, di cercarsi un altro lavoro, perché nella scuola “l’ultimo treno è partito con le 25.000 assunzioni” dell’ estate passata tra l’altro autorizzate dal precedente ministro, Giuseppe Fioroni.

Mi permetto di dubitare circa il fatto che tutta l’opinione pubblica sia con Lei come continua a dire in varie dichiarazioni alla stampa “L´opinione pubblica è con me, la politica irresponsabile del passato ha rubato il futuro ai giovani della mia generazione, ma sui cittadini italiani del 2020 non si deve scherzare. Il loro destino non può essere oggetto di bassa speculazione politica”, una politica che continua tuttavia a rubare il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori e famiglie legate al comparto scuola.

E mi permetta, bel modo di preparare il futuro dei nuovi cittadini, riducendo le ore di insegnamento e tagliando risorse; il budget del Suo ministero “viene mangiato dagli stipendi dei docenti” non è che forse sarebbe necessario investire? Chiedere un budget maggiore? Molti edifici scolastici sono fatiscenti, ai docenti si chiede di portare avanti progetti, attivarsi nei corsi di recupero, trovare strategie per evitare la dispersione scolastica, tutto questo senza nuovi investimenti, anzi riducendo il personale, a volte si ha come l’impressione che Lei venga da un altro pianeta.

Dalle sue interviste e dal suo operato di questi ultimi mesi si evince che, ovviamente, nuovamente, il Ministero della Pubblica Istruzione è stato affidato a qualcuno che sa di scuola solo quello che ricorda dalla sua esperienza personale dietro i banchi o che desume dal “sentito dire” o da quanto legge sui giornali.

Ha mai provato a gestire una classe di 31 adolescenti? Ha sperimentato cosa significa essere assunta e licenziata per anni di fila, essere costretta a cambiare posto di lavoro, colleghi, alunni ogni anno, per poi sentirsi dire appunto ” hai perso il treno”, per un soffio, ma l’hai perso?

Lei parla di merito, di valutazione dei docenti e di qualità della scuola. Niente da eccepire, nessuno di noi teme di essere valutato, del resto lo siamo ogni giorno, dagli studenti, dalle famiglie e soprattutto dai media che sembrano fare a gara per dimostrare quanto siamo fannulloni. Ovvio solo le cose negative fanno notizia, così gira il mondo!

E’ chiaro che anche la qualità della scuola, che ogni Ministro promette ad ogni cambio di governo, si limiterà, come al solito, a belle parole perché l’unico modo, del resto il più facile, che anche Lei propone per dare qualità alla scuola si basa sui tagli, necessari per migliorare lo stipendio da lei definito “misero” dei docenti meritevoli (tra i quali ovviamente non sono contemplati i precari, forse che precario significa anche non meritevole o non preparato?).

Mi chiedo comunque come possa essere di qualità una scuola che, oltre a tagliare il numero dei docenti, autorizza classi di 31 alunni (quando spesso le aule obsolete riescono a contenerne a malapena 22), propone la riduzione delle ore di lezione e di conseguenza dell’offerta formativa e che, infine, permette che ogni anno vengano assunte e licenziate migliaia di persone.

Dimenticavo: il tutto a vantaggio delle scuole paritarie che, oltre ad incassare notevoli rate dalle famiglie, possono formare classi di pochi alunni e regalare diplomi.

Evviva la scuola di qualità!

Di sicuro non credo che i precari si aspettassero davvero di essere immessi in ruolo tutti in questa tornata di assunzioni ovviamente, precario non è neppure sinonimo di ingenuo, ma sicuramente non si aspettavano questa sua “strategia” operativa: eliminarli, invitandoli a cercarsi un altro lavoro. Soprattutto il suo invito tra l’altro era indirizzato proprio ai precari storici cioè a quelli che hanno anche 50 anni e anche 20 anni di lavoro nella scuola pubblica. E Lei sicuramente dimostra di non porsi nessun problema etico o morale, nel dire a persone che lo Stato, che lei rappresenta, ha “usato” per anni, a suo comodo: “non mi servite più” . E’ vero, afferma di non voler licenziare nessuno, ma solo perché è impossibile licenziare un dipendente pubblico di ruolo se non per gravi e comprovati motivi.

E di nuovo una strategia innovativa: non verranno sostituiti i docenti che andranno in pensione!

Mi chiedo comunque se Lei abbia già visto con la sfera di cristallo, quanti ne andranno alle primarie e quanti nelle medie inferiori e superiori, ma anche se così non fosse, avrà sicuramente studiato in piano di riciclo del personale, che le permetterà di spostare docenti del primo ciclo sul secondo e viceversa, sempre nella prospettiva di una scuola di qualità.

Trovo inoltre vergognoso, che un Ministro di una repubblica considerata democratica, si permetta di dare pubblicamente solo giudizi negativi sui docenti della scuola che rappresenta la cultura italiana.

E pensare che molti docenti avevano apprezzato l’idea di avere un ministro “rosa” e soprattutto giovane. Ma come si sa, il rosa e la giovane età da soli non sono una garanzia soprattutto se guidati e consigliati da qualche altra figura politica che di scuola ne sa un po’ più di Lei!

Concludo ricordandole che il personale della scuola forse ha votato la Sua coalizione di governo, o forse no, ma l’hanno certamente votata migliaia di famiglie che hanno creduto, tra le altre cose, nell’illusione di una scuola migliore, per la quale non ci si limitasse, come sempre, a lesinare risorse, ma, al contrario, si proponessero investimenti degni di un paese del terzo millennio e non del terzo mondo. Ma visto che “la scuola è al collasso”, uccidiamola pure, con il beneplacito dell’opinione pubblica, ovviamente.

ASSOCIAZIONE DOCENTI PRECARI MILANO

Prof.ssa Mariateresa COSSOLINI

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Rabbi Michael Lerner di Tikkun ci chiede una mano…

E’ in corso una traduzione accurata della lettera di rav Michael Lerner da parte del generoso Antonio Pinto, per la newsletter Ecumenici: ci sembra importante sostenere tutti gli sforzi della comunità di Tikkun anche in Italia. Siamo pienamente solidali con l’impegno che l’amato rabbino americano sta compiendo da anni per il cambiamento delle prospettive etiche nel Grande Creato.

Affidiamo questa lettera innanzitutto a Te: portala nella Tua comunità di fede, diffondila sulle liste di amici e conoscenti, inviala personalmente agli Uffici di Presidenza delle Chiese cristiane presenti in Italia, ai gruppi religiosi ebraici e a quelli islamici, alle comunità di fede buddiste, induiste, Bahá’í e non trascurarne nessuna per favore. Nemmeno quelle che qui non abbiamo indicato per motivi di sola sintesi del messaggio di invito.

Unisci quello che è sparso nel tuo piccolo.

Ecumenici raggiunge oggi solo 3.687 lettori, in gran parte residenti in Italia. Solo una goccia nel mare.

Per questo abbiamo bisogno anche di Te. In piena estate.

Noi non andiamo in vacanza e restiamo a tenerTi compagnia. Per dare un contributo a trasformare il mondo.

http://it.groups.yahoo.com/group/newsletter_ecumenici/

Tikkun, per guarire, riparare e trasformare il mondo

Appunti del rabbino Michael Lerner

27 luglio 2008

Caro Maurizio,

anche se tu non sei personalmente collegato a nessuna particolare comunità religiosa, probabilmente hai amici o contatti che vorrebbero sotto firmare questa lettera. Se ce li hai potresti gentilmente contattarli e invitarli a firmare? E se facessero ciò puoi dire loro di inviare i loro nomi e come potrebbero essere identificati? Poiché questo sforzo  è  soprattutto  rivolto  a  rappresentanti  di  comunità religiose, non prenderemo in considerazione seminaristi o capi religiosi il cui orientamento religioso non è ben definito, ad eccezione di capi religiosi o comunità come quelle dei Quaccheri che non hanno strutture verticistiche al loro interno, così  come prenderemo in considerazione capi di locali comunità. Dica loro di contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica:

RabbiLerner@gmail.com

Nel frattempo, se vuole mettere anche lei la sua firma a questa lettera, e apportare delle aggiunte o osservazioni, lo faccia, poi la mandi direttamente all’indirizzo del Comitato Generale per l’elezione di Obama a Chicago.

 

 

Cordiali saluti, Michael.

Rabbi Michael Lerner   Autore del testo, Tikkun

RabbiLerner@Tikkun.org 

 

P.S.   Conosce o lavora con persone che potrebbero essere interessate a fare parte di uno sforzo che si sta sviluppando attualmente per cambiare l’etica del loro lavoro o il contesto in cui quel determinato lavoro si è costretti a svolgerlo –  andando dal  Materialismo  basato  sul massimo sfruttamento del danaro,  del potere e  della  fama,  da un  lato,  fino ad arrivare, dall’altro,  alla  Base della Nuova Indigenza, fatta di generosità, prendersi cura degli altri, amore, gentilezza, sensibilità etica ed ecologica, rispetto  e  stupore  reverenziale  per il Gran Creato? Se sì, vorrebbe comunicargli che la Rete per gli Sviluppi Spirituali fra Fedi Religiose sta promuovendo una conferenza presso l’Università Berkley della California per le sopraelencate figure professionali da tenersi il prossimo 21 settembre 2008, e che se non possono parteciparvi, possono comunque farne parte mettendosi in contatto tramite il seguente indirizzo di posta elettronica   dlapedis@tikkun.org     – Dica prima loro di visitare il nostro sito  www.spiritualprogressives.org   per guardare in maniera dettagliata come fare l’iscrizione al convegno o come semplicemente registrarsi.

Siete interessati a creare con me un seminario di scambio interreligioso della durata di una settimana da tenersi durante l’estate 2009 e indirizzato a persone d’età compresa tra i 20 e i 40 anni  che sia una valida alternativa  al Burning  Man  [l’Uomo  che brucia]  (l’annuale evento religioso di Novembre  che conduce  qui  40.000-50.000 giovani —  organizzato e controllato  da Googling  it, e se voi non sapete come farlo, beh allora non siete le persone giuste per aiutarci ad organizzare questa manifestazione). La nostra riunione vorrebbe essere una celebrazione degli Spiriti Progressisti il cui impegno verso Dio, lo Spirito e l’Amore li conduca e sostenga il loro lavoro fino a Tikkun Olam (il luogo della guarigione e della trasformazione del mondo). Se siete intenzionati a sostenere e costruire con me ciò, vi prego di contattarmi. Non siamo sicuri al 100% di poter realizzare tale evento entro il 2009, ma realizzeremo sicuramente la nostra conferenza di Washington di primavera (che dobbiamo fare). Lo faremo solo se avremo tutto l’appoggio economico, spirituale e organizzativo dei nostri sostenitori (indicateci pure cosa siete capaci di fare, sarà più semplice nel distribuire incarichi o nel reclutare altri volontari e sostenitori).

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