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Settimana per l’identità e l’unità nella differenza

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Non pensiamo di aver fatto torto a nessuno se abbiamo deciso di non far apparire sulle nostre bacheche in facebook immagini non appropriate: sono circa 150 le persone che per vari motivi hanno semplicemente sottovalutato le sensibilità nel presentarsi in un contesto di dialogo fra le religioni monoteiste e non solo a volte. In altri termini e detto piu’ chiaramente chi ha desiderio di informarsi sulle nostre attività può comunque farlo liberamente tramite il sito in lingua italiana www.ecumenici.info o quello in lingua inglese www.ecumenics.org e lasciare un commento (lo ha fatto del resto anche un filonazista: non è stato censurato). Abbiamo rinunciato su facebook non solo a tette al vento, machi esibizionisti del proprio pettorale, ma anche a foto di donne antiabortiste con la croce, madonne varie e santi “ecumenici” ecc. ecc.

Non abbiamo fatto troppi sconti in proposito. Non è tempo di saldi per noi. Non ci interessano i numeri progressivi di false adesioni.

Pensiamo solo che ci sia un modo sobrio di presentarsi, in tutta semplicità, senza scomodare il puritanesimo o le barricate confessionali. Il nostro logo ad es. è un’immagine di Gandhi. Una persona che non deizziamo ma che amiamo almeno quanto Tolstoj, riscoperto ormai da molti. 

Chiarirsi le idee insieme e’ senza dubbio necessario per la libertà religiosa in Italia. Non solo dei cattolici. Questo deve essere ben compreso da tutt*. Altrimenti si assisterà nei prossimi giorni di gennaio all’ennesima teatralità dell’incontro di preghiera comune.  Così come si e’ assistito ad una presa di posizione inaccettabile di intervento presso un governo islamico da parte del Vaticano.  Il ritornello della Lega Nord ripetuto in ogni circostanza che sono solo “gli islamici a fare politica” non convince nemmeno lo stesso Papa, visto che sempre disattende il principio sottostante.

Anni fa un prete ortodosso – rivolgendosi ad una comunità cattolica della mia città  – ricordava loro che potevano anche ovviare di leggere senza cuore e a pappagallo un padre nostro “modificato” per l’occasione di quella  visita. Quel messaggio era veramente efficace più di qualsiasi altro discorso, omelia, sermone: cerchiamo di essere almeno noi stessi. I cristiani di quel culto sorrisero tutti. Capirono il gioco in cui erano di fatto coinvolti…

Noi abbiamo assunto questa decisione di mancata conferma degli inviti sulle nostre liste del social network di gente estranea a chi segue il nostro cammino di ricerca.

Le statue (in carne ed ossa, in pietra o in fotografia) non sono a noi gradite. Una questione a ben vedere non solo di identità cristiana…

Del resto le occasioni per esibirsi non mancano a nessuno in altri contesti.

So comunque che all’ora della religione cattolica, catechisti solerti al papa (come quelli che ho avuto io) abbiano parlato ai fanciulli di varie generazioni di un comandamento stravolto da interpretazioni ecclesiastiche in merito agli idoli. Per non parlare poi di quello che coinvolge la sfera legittima della sessualità personale.

Gli idoli in Italia non sono però solo il sig. Marchionne e il l’On. Berlusconi, sebbene l’idolatria economica o politica non siano di danno minore alle coscienze. Perfino dell’ora di dottrina.

 

Grazie della comprensione.

 

I protestanti e Maria

Una donna umile e forte, credente e laboriosa

(Gilles Castelnau) I protestanti amano e rispettano Maria come tutti i personaggi biblici che sono testimoni, modelli e esempi di vita con Dio, collaboratori nel grande disegno della creazione divina di un mondo più umano, intessuto di fede, di speranza e di amore.

Umiltà e sofferenza
Ci piace ricordare le parole di Maria: sono la serva del Signore, anche se il termine “serva”, che indica pure una schiava, è un termine dell’epoca e un po’ disturbante. In certi periodi, e a volte anche oggi, i diritti delle donne sono stati scandalosamente limitati a causa di espressioni di questo genere che le riducevano al ruolo di “serve”. Ma bisogna sempre collocare le parole nel loro contesto storico: il termine “serva” qui adoperato designa una persona che rientra nel pensiero e nella volontà del suo signore, della cui casa e della cui famiglia fa parte. Maria si situa così nella casa di Dio e farà ciò che Dio dirà. In effetti ella ha insegnato a Gesù, dopo averlo messo al mondo, a calpestare i serpenti, secondo la volontà di Dio.
Ricordiamo anche la sofferenza di Maria ai piedi della croce, la fuga di Gesù nel tempio all’età di dodici anni, quando Maria gli disse: “Perché ci hai fatto questo? Tuo padre e io ti abbiamo cercato angosciati” (Luca 2,48).
Citiamo inoltre i testi degli evangelisti Matteo e Luca che riferiscono della concezione virginale di Gesù per indicare che egli proviene da Dio per parte di Padre e dall’umanità per parte di madre.

Tutti sono santi
I protestanti non dicono “santa Maria” poiché hanno una concezione della santità che non li fa chiamare nessuno “santo”. Tutti gli amici di Dio sono santi. Maria e gli altri figli di Dio sono, come scriveva Paolo, salvati per grazia, per mezzo della fede e non per le opere, affinché nessuno se ne glori (Efesini 2,8-9).
Questa frase di Paolo descrive la situazione di tutti gli uomini e di tutte le donne. Maria è felice di essere, come lo siamo tutti per nostra fortuna, salvata per grazia, mediante la fede; non è per le sue opere (e non lo è per le nostre) affinché nessuno se ne glori.
Non pensiamo dunque che alcun personaggio biblico, né alcun personaggio della chiesa o di questo mondo sia più amato, accettato, perdonato, glorificato rispetto a un altro. Tutti gli uomini (e tutte le donne, senza eccezione) sono ugualmente nella pace e nell’amore di Dio. Allo stesso modo peccatori e perdonati, è la nostra grande convinzione protestante.
La tradizione protestante consiste nell’insegnare, sin dalla più tenera età, a pregare Dio direttamente, senza orgoglio e senza paura; non preghiamo mediante l’intermediazione dei santi perché pensiamo che la Bibbia insegni chiaramente che tutti gli uomini hanno accesso diretto a Dio, il quale è per tutti un Padre celeste che ama e accoglie e presso il quale non è mai necessario far intervenire chicchessia. Dio non attende interventi per amare le persone.

Grazia e libertà
D’altronde noi pensiamo che la gloriosa libertà dei figli di Dio debba essere quella di tutti gli uomini; noi insegniamo che il dinamismo creatore di Dio e la grazia che egli offre a chiunque devono farci stare tutti dritti in piedi. Bisogna resistere alla grande tentazione di un atteggiamento di continue richieste e di ricerca di intercessione e d’intervento. I protestanti danno del tu a Dio.
Bisogna altresì dire che i protestanti hanno sempre avuto l’abitudine di ricondurre tutto al pensiero biblico, di modo che abbiamo un modo differente di considerare la posizione della donna e della sessualità. Non troviamo nulla nella Bibbia che valorizzi la verginità e per noi la purezza non risiede lì.
La nostra concezione della donna ci impedisce infine di approvare le rappresentazioni che ritraggono Maria in maniera asessuata e con un abbigliamento poco adatto per il lavoro.

I nuovi dogmi
In un’altra occasione si dovrà parlare dei due grandi dogmi mariani che sono l’Immacolata concezione di Maria, promulgata nel 1854, che afferma che Maria stessa è stata concepita immacolata, che è nata senza peccato. Questo dogma ci dà l’impressione che, poiché Gesù è davvero del mondo di Dio da parte di Dio suo Padre e davvero del mondo degli uomini da parte di sua madre Maria, ogni tentativo di elevare Maria al di sopra del mondo umano ci faccia perdere un po’ dell’umanità di Gesù, facendoci in seguito cercare degli intermediari come Maria o i santi per accedere a un Cristo divenuto fuori della nostra portata.
L’altro dogma è quello dell’Assunzione di Maria, promulgato nel 1950, che afferma la sua glorificazione in cielo. Vale la stessa cosa detta per l’Immacolata concezione (trad. it. Giacomo Mattia Schmitt, dal sito di Voce Evangelica).

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Sulle minoranze religiose e i pogrom

Riusciamo ad aggiornarci quasi in tempo reale sulla vicenda della condanna a morte di Tereq Aziz e di altri detenuti dell’Iraq esclusivamente sulle bacheche di Facebook. Esprimiamo la nostra soddisfazione per il primo impegno del Ministro degli Esteri in merito alla vicenda. Immaginiamo che siate a conoscenza che a Bagdad l’assalto di ieri ad un tempio della chiesa cattolica siriaca ha causato un’altra strage di innocenti, provocando dolore in tutta la comunità cristiana internazionale: i preganti cattolici sono in ogni caso i preganti di tutte le religioni. La loro libertà e sicurezza è la liberta e sicurezza di tutti, anche di fronte al fallimento palese della strategia militare Nato e alle incapacità oggettive del nuovo regime anche in tema di libertà religiosa. Assordante il silenzio della sinistra italiana, fatto salvo i verdi e i socialisti.

In particolare sottolineiamo adesso che è stato confermato dallo stesso Marco Pannella che l’attuale Vice premier iracheno si sia impegnato col nostro Ministro a sospendere l’esecuzione della pena di morte, fino al termine del ricorso, presentato stanotte dal condannato. Il tempo necessario insomma affinché parta una delegazione umanitaria con Pannella, accompagnato da Frattini, per rendere visita ai detenuti condannati a morte, che sono in sciopero della fame. Anche di questo ringraziamo sinceramente il Governo italiano.

 

E questo il mese di novembre  in cui avvenne nel 1938 la notte più buia dell’umanità in Germania, Austria e Cecoslovacchia: la notte dei cristalli… ma la libertà religiosa non è ancora un diritto per tutti. Ricordiamo che nessuno tra i vandali, assassini e incendiari venne mai processato in quella circostanza. E gli ebrei furono costretti a rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati dai nazisti. Ma nella storia non vi fu la sola questione nazista…

Pogrom è un termine russo che significa “demolire o distruggere con atti violenti”. La connotazione storica del termine si riferisce alle violente aggressioni contro gli Ebrei da parte delle popolazioni locali, avvenute nell’Impero Russo e in altre parti del mondo. Si pensa che il primo di questi attacchi ad essere chiamato pogrom sia stato il tumulto scoppiato contro gli Ebrei ad Odessa nel 1821. Successivamente, il termine “pogrom” divenne d’uso comune con i numerosi disordini anti-ebraici che scossero l’Ucraina a la Russia meridionale tra il 1881 e il 1884, a seguito dell’assassinio dello zar Alessandro II. In Germania e nell’Europa dell’est, durante il periodo dell’Olocausto, così come già durante l’epoca zarista, al tradizionale risentimento verso gli Ebrei dovuto all’antisemitismo religioso, si aggiunsero ragioni economiche, sociali e politiche che vennero usate come pretesto per i pogrom.

I partecipanti ai pogrom erano organizzati a livello locale, qualche volta con l’incoraggiamento dei governi e della polizia. Coloro che vi partecipavano violentavano e uccidevano gli Ebrei, saccheggiando poi le loro proprietà. Tra il 1918 e il 1920, durante la guerra civile che seguì la Rivoluzione Bolscevica del 1917, nazionalisti ucraini, funzionari polacchi e soldati dell’Armata Rossa parteciparono ad azioni molto simili ai pogrom nella Bielorussia occidentale e nella provincia polacca della Galizia (oggi Ucraina occidentale), uccidendo decine di migliaia di Ebrei.

Dopo l’ascesa al potere del partito nazista in Germania, nel 1933, Adolf Hitler ufficialmente scoraggiò i “disordini” e gli atti violenti; in pratica, però, la violenza estempronaea nei confronti degli Ebrei veniva tollerata, e persino incoraggiata; in particolare, ciò avvenne nel momento in cui i leader nazisti calcolarono che la violenza avrebbe “preparato” i Tedeschi alle aspre misure antisemite, sia legali che amministrative, attuate con la scusa di riportare l’ordine. Per esempio, la campagna di violenze orchestrata a livello nazionale tra il 9 e il 10 novembre 1938 e conosciuta come la Notte dei Cristalli (Kristallnacht), rappresentò il momento culminante di un lungo periodo di aggressioni sporadiche attuate nei confronti degli Ebrei. Questa violenza di strada era cominciata con i tumulti di Vienna, dopo l’annessione dell’Austria alla Germania (Anschluss), avvenuta nel marzo 1938. La Notte dei Cristalli fu seguita da un drammatico inasprimento della legislazione anti-ebraica, nell’autunno e nell’inverno del 1938 e del 1939. Prima di allora, un altro periodo di violenza aveva caratterizzato i primi due mesi del regime nazista ed era culminato, il 7 aprile 1933, nell’approvazione di una legge che escludeva Ebrei e comunisti dalla possibilità di ricoprire qualunque incarico statale. L’estate precedente l’annuncio delle Leggi di Norimberga, nel settembre 1935, vi furono numerosi episodi di violenza contro gli Ebrei, in diverse città della Germania; tra l’altro, vennero bruciate sinagoghe, abitazioni, esercizi commerciali appartenenti ad Ebrei e vi furono anche episodi di violenza fisica contro singoli individui. Di tutti i pogrom di quel periodo, la Notte dei Cristalli fu senza dubbio il più vasto e più distruttivo, così come quello che più chiaramente era stato orchestrato con precisione.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le unità speciali operative – unità mobili tedesche specializzate nell’omicidio di massa, o Squadre della Morte (Einsatzgruppen) – ricevettero da Reinhard Heydrich, capo della Polizia di Sicurezza, l’ordine di tollerare e persino incoraggiare i pogrom scatenti dalla popolazione nei territori sovietici conquistati. Questi pogrom (caratterizzati da livelli diversi di spontaneità) che ebbero luogo in città come Bialistock, Kovno, Lvov e Riga, completavano la politica tedesca per l’eliminazione sistematica di intere comunità ebraiche in Unione Sovietica. Il 29 giugno 1941, mentre i Nazisti e la Romania – loro alleato nell’Asse – invadevano l’Unione Sovietica, ufficiali e unità militari rumene, aiutati a volte da militari tedeschi, uccisero almeno 8.000 Ebrei durante il pogrom di Iasi, nella provincia rumena della Moldavia. Il 10 luglio 1941, a Jedwabne – una piccola città situata nel distretto di Bialistock, nel settore della Polonia occupato prima dai Sovietici e poi dai Tedeschi – gli abitanti parteciparono all’assassinio di centinaia di loro concittadini ebrei. Anche se le responsibilità dell’istigazione di questo pogrom non sono state interamente attribuite, gli studiosi sono riusciti a provare la presenza nella città della polizia tedesca al momento delle uccisioni.

Alla fine dell’estate del 1941, l’aumento di episodi di corruzione, saccheggio, regolamenti di conti, distruzione di importanti risorse economiche e l’infiltrazione di ex-comunisti nei gruppi che organizzavano i pogrom indusse le autorità tedesche ad abbandonare tale pratica sul Fronte Orientale. Nell’Unione Sovietica occupata dall’esercito tedesco, le SS e le unità della polizia epurarono quei settori costituiti da ausiliari che erano stati reclutati con troppa fretta e cominciarono a organizzare e perpetrare metodicamente il massacro di intere comunità ebraiche.

Sebbene i Tedeschi avessero abbandonato i pogrom come strumento delle loro politiche di annientamento, questi non terminarono con la Seconda Guerra Mondiale: a Kielce, in Polonia, il 4 luglio 1946, alcuni abitanti scatenarono un pogrom contro gli Ebrei che erano sopravvissuti ed erano tornati a vivere nella città. Gruppi di facinorosi attaccarono gli Ebrei dopo che false voci erano state alimentate sul rapimento di un bambino cristiano allo scopo di compiere un rito sacrificale. I rivoltosi uccisero almeno 42 persone e ne ferirono approssimativamente altre 50.

Il pogrom di Kielce fu uno dei fattori che indussero centinaia di migliaia di Ebrei sopravvissuti all’Olocausto ad emigrare verso Occidente. Conosciuto come Brihah, questo movimento migratorio spinse gli Ebrei dalla Polonia e da altri paesi dell’Europa orientale verso i campi profughi situati nelle zone occidentali occupate dagli Alleati, in Germania, in Austria e in Italia. La paura dei pogrom fu uno dei motivi che, dopo la guerra, spinsero la gran parte degli Ebrei sopravvissuti all’Olocausto a cercare di lasciare l’Europa.

Dall’Enciclopedia dell’Olocausto

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Un ebreo comunista grande, anzi il più grande

Spesso ignoriamo chi siano i Padri della nostra Costituzione e talvolta gli stessi ebrei o i protestanti, i buddisti, gli induisti,o ancora gli islamici dimenticano la lunga battaglia nelle aule parlamentari e nella società civile dopo la fine del secondo conflitto mondiale, che ha contrassegnato la lotta per la libertà religiosa in Italia. Un patrimonio di ideali che ha determinato l’apertura della società postfascista alla modernità e al pluralismo attraverso l’ipotesi di realizzare delle Intese dello Stato con le diverse confessioni religiose, in un quadro generale comunque fortemente compromesso – in termini di laicità – dai patti lateranensi.

Ebbene ci fu un ebreo comunista di nome Umberto Terracini che desideriamo ricordare (attraverso la pagina che il sito Anpi gli dedica)  per celebrare la giornata della cultura ebraica.

Ecumenici è testimone e vive di questa pagina di cultura scritta da Italiani con la I maiuscola. Di Credenti che hanno speso la loro esistenza per dare voce agli altri. Oggi pensiamo agli amici buddisti, induisti ma soprattutto alla scandaloso comportamento di questo Governo idolatra (esattamente uguale a quello precedente, in termini pratici) che ha rinunciato ad aprire tavoli differenziati di discussione con le diverse realtà islamiche presenti sul territorio. Si aspettano falsamente di trovare una realtà monolitica, controllata e controllabile che non appartiene al DNA dell’Islam (grazie a Dio!). Proprio per questo chiedono l’impossibile a chi cattolico non è, per rendere in realtà un servizio agli interessi della religione dominante.

E’ evidente che esiste ancora una questione aperta in termini di pratica della religione in Italia. La questione non si risolve a ben vedere con la stipula di rinnovi delle Intese con minoranze del tutto insignificanti in termini numerici, come è accaduto nei mesi scorsi.

Bisogna quindi iniziare nuovamente una lotta per poter far emergere questo diritto umano inviolabile anche nella ex terra dei papi. Noi sognatori incalliti ci stiamo provando: abbracceremo più strettamente questa causa su Facebook, ove le nostre liste crescono in modo spontaneo e vigoroso.

Noi quaccheri siamo una categoria di evangelici che contrariamente agli altri sanno di essere una Via ma non la sola via dell’Eterno. Partiamo da questo presupposto e nella consapevolezza che le chiese sono spesso – troppo spesso e senza distinzioni – inutili per farti “diventare” un  cristiano adulto. Non sono credibili a se stesse figuriamoci per chi si è allontano da esse per mille valide ragioni!

Allora molto meglio immergersi nella dimensione spirituale di Umberto Terracini e scoprire nella sua Fede vissuta e praticata l’apertura del nostro unico Dio. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è veramente il Dio dei seguaci del Risorto ma anche di chi segue le indicazioni del Profeta.

 

Maurizio Benazzi

 

 

 

Umberto Terracini  
 Nato a Genova il 7 luglio 1895, morto a Roma il 7 dicembre 1983, avvocato, dirigente comunista e parlamentare.Era bambino quando la sua famiglia si trasferì da Genova a Torino. Fu qui che Terracini, studente sedicenne, aderì alla Federazione giovanile socialista, diventando il segretario della locale sezione. La sua propaganda contro la guerra gli procurò il primo arresto nel 1916 e, subito dopo, l’arruolamento e l’invio in zona d’operazione. Partecipò alla prima Guerra mondiale, come soldato semplice del 72° Reggimento fanteria, essendogli stata preclusa (per ragioni politiche), la nomina ad ufficiale.
Finito il conflitto, Terracini, era il 1919, si laureò in Giurisprudenza. Amico di Antonio Gramsci, fu con lui promotore del settimanale L’Ordine Nuovo che, da rassegna di cultura socialista, divenne “organo dei Consigli di fabbrica”.
Nel gennaio del 1921 Terracini, durante il Congresso socialista di Livorno, è tra i fondatori del Partito comunista d’Italia. Entrato nell’Esecutivo del nuovo partito svolge una notevole attività internazionale. Nel giugno-luglio 1921, Terracini partecipa al III Congresso dell’Internazionale comunista e viene eletto nell’Esecutivo, nonostante fosse entrato in polemica con Lenin e con Trotzki, dichiarandosi in contrasto con la direttiva del “Fronte Unico” con i socialisti. Terracini fu per l’ultima volta in Russia in occasione del V Congresso del Comintern del giugno-luglio 1924. Tornato in Italia, nel dicembre fu arrestato.
Catturato una seconda volta a Milano nel 1925, ebbe ancora modo di partecipare a Lille al Congresso del Partito comunista francese. Poi, il 12 settembre 1926, la privazione della libertà, che si sarebbe conclusa soltanto con la fine della dittatura. Conclusione che avvenne in anticipo, rispetto ai 22 anni ai quali Terracini fu condannato, il 4 giugno 1928, dal Tribunale speciale di fronte al quale tenne, non un intervento a propria difesa, ma una memorabile requisitoria contro il fascismo.
Dopo i lunghi anni di carcere e di confino – che sul recluso pesarono, nonostante la moglie Alma Lex gli fosse moralmente vicina, soprattutto per le incomprensioni con i compagni di partito che l’avevano isolato – nell’agosto del 1943 Terracini torna in libertà. Ma la situazione precipita e lui, comunista ed ebreo, deve cercare rifugio in Svizzera, mentre nel suo partito una commissione è incaricata di giudicarne le posizioni politiche. Terracini non attende in Svizzera le conclusioni dell’inchiesta (che arriveranno, con la “riabilitazione”, il 14 dicembre del 1944) e chiede ed ottiene, dal CLNAI di passare nella repubblica partigiana dell’Ossola, dove ha l’incarico di segretario della Giunta di governo.
Dopo la Liberazione, Terracini entra nel Comitato centrale e nella Direzione del PCI. E’ capogruppo dei senatori comunisti per due legislature. Soprattutto è membro della Consulta e il 2 giugno 1946 è eletto presidente dell’Assemblea Costituente. E’ Terracini che appone la sua firma, con Enrico De Nicola e Alcide De Gasperi, alla Costituzione della Repubblica.
Terracini – che è stato senatore sino alla morte, che dalla sua fondazione è stato sempre presidente dell’ANPPIA (l’Associazione nazionale dei perseguitati politici antifascisti), che fu membro autorevole del Consiglio mondiale della Pace, dell’Associazione dei giuristi democratici, della Federazione internazionale dei movimenti di Resistenza, della Società europea di cultura – ha esercitato la sua professione di avvocato soltanto quando si è trattato di difendere i perseguitati, gli antifascisti, le vittime della violenza. L’editore La Pietra ha pubblicato, nel 1975 e nel 1976, una parte dell’epistolario di Umberto Terracini: due libri dal titolo Sulla svolta e Al bando del partito.
  

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