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Per coloro che non hanno smesso di camminare teologicamente…

Karl Barth scrisse che “la teologia è una scienza bella, la più bella delle scienze, Perciò si può e si deve fare teologia con gioia. Un teologo non lieto, cattolico o protestante che sia, non è un teologo”. Quanti ne abbiamo incontrati così nel nostro cammino, vero? Sono mesi che non percepisco lo stipendio e devo lasciare un lavoro in cui non mi pagano ma non riesco a non assaporare quella gioia…

Chi ha visitato di recente il nostro sito ha notato nello sfondo il riferimento biblico – per me assolutamente centrale – delle leggi fondamentali del Patto sancito fra Dio e il suo popolo al Monte Sinai.  La loro origine è del tutto incerta ma possiamo farla risalire alla prima parte del 13 secolo a. C. – In ebraico i 10 comandamenti sono riconosciuti come “Le dieci parole” (il decalogo appunto). Sono citati nel libro dell’Esodo ma  ripetuti anche nel Deuteronomio col rinnovo del patto nelle zone di Moab, nell’attuale Giordania.

L’aspetto particolare che rimanda alla tradizione mitologica più antica e che essi erano stati scritti su due tavole. Ogni tavola ne conteneva il testo (che non è quello in uso nella dottrina della chiesa cattolica, tanto per essere chiari). Una tavola apparteneva ad Israele e l’altra a Dio stesso, affinché entrambi ne avessero una copia quali contraenti del Patto indissolubile. Era la legge centrale, diremmo oggi la Costituzione, dello Stato durante un periodo di formazione dello stesso fra i tempi di Mosè e quelli di Giosuè.

Ma al di là degli aspetti fra mito e leggenda è che, quelle leggi morali, erano iscritte nei cuori per il popolo sfuggito dalla schiavitù dell’Egitto. In esse le genti con gioia si ritrovavano su ciò che è bene che tutti osservino, per l’esistenza e il benessere dell’intera collettività. E’ un po’  come trovare il filo rosso alla propria esistenza umana e di tutti, al di là delle questioni cerimoniali o civili. Che non riguardando di certo e comunque la coscienza umana nel suo profondo. Non sono insomma una qualunque legge Bossi-Fini da abrogare senza tentennamenti alla prima occasione.

Quelle Tavole volute per Amore di Dio intendevano sottolineare proprio questo uscire dalle schiavitù; hanno la loro totale validità universale e atemporale anche nel mondo contemporaneo. Se una persona a 47 anni, come me (ma come milioni di altri essere umani), vive in perenne stato di disagio di precarietà lavorativa, gli viene negato perfino il diritto legittimo alla remunerazione, e sono addirittura costretti in qualità di neoassunti, sotto il nuovo contratto del Commercio, a rinunciare a chiedere per i primi due anni di lavoro dei permessi (retribuiti) per poter effettuare degli esami medici credo che gli egiziani sono ancora fra noi. Dentro i nostri uffici: a volte hanno perfino il volto sindacale di sigle che sono interessate alle proprie reti di interessi, privilegi e potere. Non conosco esattamente i firmatari di quell’accordo ma fanno tutti pena: bianchi rossi, socialisti rimbambiti…

Hanno studiato per bene a tavolino che per un periodo temporale, lungo addirittura un biennio, bisogna essere sani, non ci si possa ammalare nemmeno qualche giorno per più di tre volte. Altrimenti scatta la frustrata. Non ti danno né pane né acqua. Ma tu comunque devi portare il loro masso in cima alla loro piramide della vanità e degli interessi di profitto.

Quel Dio che ha ama il suo popolo individua nell’amore del prossimo l’altra faccia della medaglia dell’amore dell’uomo verso Dio, per il gesto d’amore già ricevuto della libertà. Che squallore quelle dottrine che argomentano che il Vangelo sia al di fuori della teologia del Patto eterno. Un sorta di oggetto non ben identificato (di certo venduto al mercato cristiano degli spregiudicati e degli affaristi) che stravolge la storia della presenza eterna nel mondo, nel creato.

Dio nel primo comandamento è molto chiaro nel porre la sua relazione come esclusivista con noi, laddove chiarisce per i suoi amati di non avere altri dei. E’ oggettivamente una menzogna affermare che “qualsiasi oggetto di culto (un crocefisso, con o senza un corpo appeso, tanto per fare un esempio) vada bene basta che sia sincero”., come è scritto nella lettera dei Corinti.

Quel Dio di cui siamo testimoni chiede invece di rinunciare agli dei degli imperi economici, politici, militari, religiosi… La nostra responsabilità umana ed etica sta proprio nel comprendere questi vecchi o moderni dei da cui siamo circondati. A volte sono facilmente riconoscibili perché si fanno sculture, status simbolo, perfino espressione sindacale di interessi per i più deboli … in realtà sono i rapaci che nei monti di Moab cercano ancora di depredare le poche cose dei nomadi della libertà, in cerca di giustizia.

Questa è stata all’inizio la Storia del popolo d’ Israele. Questa è la mia storia e di tutti coloro che non hanno ancora smesso di camminare. Fra tante fatiche ma anche nella gioia che l’Eterno è il mio amato, geloso. Milano è stata orgogliosa di ricordare anche queste pagine meravigliose di Israele come ricordiamo anche la catastrofe dell’occupazione militare dell’esercito della stella di Davide e della fame palestinese.

I carri dei nuovi Faraoni non raggiungeranno mai la speranza. Qualunque siano le loro insegne. E le acque che li rinchiudono negli abissi ricordano a noi solo che non sono loro i padroni del mondo. Anche se dovessero essere il popolo eletto. Dio ha fatto infatti anche altre scelte: ha amato il mondo intero. E ne farà ancora. E’ un Dio vivente ed è molto improbabile che si lasci ammanettare a Pontida dai nuovi crociati. Lui ormai vive fuori Gerusalemme. Rimane un nomade.

Lui è oltre il mito e dentro la vita quotidiana. Dentro la nostra città, dentro il nostro ufficio, nella nostra casa, nel nostro cuore.

Maurizio Benazzi

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Innanzitutto la libertà di stampa…

http://moked.it/ è il portale dell’ebraismo ortodosso in Italia da cui attingere info sulla giornata di domenica della cultura ebraica.

Segnaliamo che il gruppo amico riformato Etz Cahol sarà presente in Italia, a Genova.

 
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Carissime amiche e amici,
come potrete leggere nel comunicato che segue la “Federazione Nazionale della Stampa Italiana” ha proposto una manifestazione in difesa della libertà di stampa per il 19 settembre a Roma. Aderiamo numerosi all’iniziativa e pubbliciziamola tra i nostri amici e conoscenti. Solo il nostro passaparola potrà diffondere con certezza la notizia.
Un abbraccio
Gianluca Mirra

MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA 19 SETTEMBRE A ROMA

Federazione Nazionale della Stampa Italiana
Roma, 2 settembre 2009
Prot. n. 193

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

L’informazione non si fa mettere il guinzaglio: sabato 19 settembre manifestazione a Roma.

“La Segreteria della Federazione nazionale della Stampa Italiana ha deliberato oggi di proporre alle forze sindacali e sociali di tenere sabato 19 settembre prossimo a Roma una “manifestazione civica” per la libertà dell’informazione, difendendola da ogni tentativo di depotenziarne la funzione costituzionalmente garantita e di indurre silenzi non dovuti.
C’è un allarme che sta diventando molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governanti di segno diverso da quello attuale, ma oggi si sta vivendo una fase di grande delicatezza con attacchi senza precedenti. Non solo disegni di legge bavaglio ma anche azioni forti in sedi giudiziarie e manifestazioni pubbliche che hanno l’oggettivo risultato di costituire una minaccia per chi fa informazione ritenuta non gradita.
L’informazione non si farà mettere il guinzaglio. Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro ed alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo.
C’è bisogno urgente di riassumere e promuovere la consapevolezza piena della funzione dell’informazione quale pilastro di ogni democrazia; una funzione che è anche politica ma che non appartiene alla disponibilità del potere. E’ una materia che va sottratta, prima che sia troppo tardi, alle contingenze dei virulenti contrasti politici e che impone pertanto il rispetto dei principi legali e sociali di convivenza di cui è parte integrante.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ritiene che sia necessaria, quindi, una reattività civile nella considerazione che l’informazione è libertà; ogni ferita che essa subisce determina una attenuazione della libertà di tutti. E’ indispensabile che l’informazione possa dare una rappresentazione permanente della vita del Paese, nella pluralità dei punti di vista e di tutte le rappresentanze sociali e culturali e ne racconti liberamente i successi e i problemi.
Nei prossimi giorni la Fnsi definirà il programma della manifestazione con le organizzazioni copromotrici dell’iniziativa.

Giovedì della prossima settimana si riunirà a Roma la Giunta esecutiva federale”.
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CORSO VITTORIO EMANUELE II 349 – 00186 ROMA – TEL. 06/68008.1 FAX 06/6871444
sito: www.fnsi.it – e-mail: segreteria.fnsi@fnsi.it

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17 febbraio: la festa della Libertà, non solo per i valdesi

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1870 – 1929
di Giorgio Tourn

La storia dell’Italia moderna, per quanto riguarda la sua cultura politica, si colloca fra queste due date: la fine del potere temporale della Chiesa e la firma dei Patti lateranensi.

I bersaglieri a Porta Pia che affermano la presenza dello Stato sul territorio nazionale e la capitolazione dello Stato fascista di fronte al ricatto politico culturale del Vaticano. Le due date ricordate per anni sono oggi dimenticate da tutti, e sarebbe il caso di chiedersi perché.

Riguardo al 20 Settembre sarà il caso di tornare a parlarne in autunno, ma l’11 febbraio è oggi e di questo nessuno parlerà. Per un fatto molto semplice: l’Italia del febbraio 2009 sembra essere la realizzazione compiuta del sogno di allora. La firma del protocollo fra il cavalier Mussolini, capo dello Stato e il cardinal Gasparri a rappresentare il Vaticano lo rendeva concreto e reale: utilizzare la religione al fine di consolidare il potere da un lato e dall’altro uscire dall’autosegregazione e rientrare sulla scena della storia.

Mussolini seguiva la lezione di Machiavelli, o credeva seguirla; il segretario fiorentino aveva insegnato al suo Principe che non bastano le armi, la Fortuna, e l’astuzia per governare (cosa che il Duce aveva fatto sin qui) ma occorre la religione. Per mantenere un popolo soggetto occorre inventare un vincolo ideologico che lo leghi come un fascio, e il migliore è quello religioso. La religione più adatta allo scopo era quella latina: la religio dei romani ha infatti poco a che fare con la fede, la spiritualità, Dio, è un vincolo genericamente ideologico di sottomissione alla potestas, al potere. Il cattolicesimo italiano, scettico e superstizioso (che Mussolini ben conosceva) serviva egregiamente allo scopo, garantire la nuova religio, quel misto di nazionalismo arcaico, di retorica, con un pizzico di orgoglio complessato anti moderno e un crocifisso sul muro che l’EIAR (la Rai di allora) abilmente propagandava.

Il cardinal Gasparri per parte sua sognava altro; un’Italia autentica, ma non quella moderna, che superasse la contrapposizione polemica spesso faziosa e gretta fra clericali e anticlericali, che realizzasse un regime di libertà civile, ma un paese veramente cattolico. Non sognava un’Italia in cui la chiesa ritrovasse un nuovo spazio di testimonianza evangelica, ma la restaurazione del potere, la risurrezione dello Stato della Chiesa. E quale fosse il progetto di chiesa che si sognava oltre Tevere si era visto ad inizio secolo nella brutale repressione del Modernismo, degna di regimi totalitari novecenteschi (sotto il profilo formale naturalmente non materiale).

E il 1929 fu così la sintesi di due calcoli politici, entrambi fuori della storia, di due sogni tragicamente ingannevoli: la restaurazione di principato cinquecentesco, cioè di una politica pre Stato e di una cristianità medievale incentrata sulla figura del papa re. Fu la Caporetto dell’Italia moderna (e senza la linea del Piave!) e per la chiesa una scelta spiritualmente suicida, che non l’ha condotta certo alla morte fisica immediata ma ad uno stato di evidente coma terapeutico. Sempre ragionando in termini spirituali, naturalmente, sul piano contingente le cose stanno diversamente.

In presenza delle vicende di cui i mass media ci abbeverano quotidianamente con una superficialità, una rozzezza, una volgarità mai viste: dai prelati negazionisti, al silenzio del papa Pacelli, al caso di Eluana Englaro non è necessario condurre lunghe riflessioni per individuare i come e perché, tutto sta già in quell’infausto 11 febbraio di 80 anni fa, quando il clerico fascismo che ispira in modi evidenti il nostro vivere civile odierno ha avuto la sua sanzione ufficiale.

9 febbraio 2009

 

17 febbraio: una festa ormai non solo valdese

Per uno stato laico non confessionale e per la libertà di religione

(Fonte: sito della Chiesa Valdese) E’ da sempre presente nella società umana l’abitudine di segnare il tempo con scansioni precise, date significative: l’inizio dell’anno, festività religiose e in tempi moderni ricordo di avvenimenti del passato che hanno segnato l’identità nazionale, da noi il XX settembre, il 25 aprile, il 2 giugno.

Di recente si è introdotto nei nostri passi una nuova categoria di date significative: i giorni della memoria. Momenti che dovrebbero costituire punti fermi nella presa di coscienza della nostra identità collettiva perché fissano avvenimenti che hanno segnato le generazioni passate, di cui è essenziale mantenere il ricordo.

Mentre le feste nazionali del passato rinnovavano ricordi di vittorie o di gloria (sia pur glorie effimere come tutto ciò che è umano) i giorni della memoria rievocano sofferenze, dolore. Forse perché il nostro secolo è stato segnato da tragedie immani e ha assistito ad un salto di qualità nel male di tipo quantitativo e qualitativo? O perché inconsciamente reagisce all’immagine falsa e irreale del benessere che il consumismo diffonde attorno a noi? Tutti belli, giovani, ricchi, sportivi, aitanti e sorridenti figli però dell’Olocausto e delle foibe?

Anche la nostra piccola comunità evangelica ha elaborato nel corso degli ultimi anni il suo giorno della memoria: la giornata della libertà. A metà febbraio, non a caso, perché la data viene da lontano, ha un secolo e mezzo di vita. Il 17 febbraio, giorno a cui si fa riferimento, ricorda le Lettere Patenti con cui Carlo Alberto, nel 1848, poneva fine a secoli di discriminazione riconoscendo ai suoi sudditi valdesi i diritti civili e politici. Un editto di tolleranza che concedeva libertà molto limitata, per quanto concerne infatti quella religiosa “nulla era innovato” e restavano perciò in vigore tutte le restrizioni dell’età controriformista.

Quella che è stata per decenni la festa dei valdesi è diventata, a ragione, la giornata degli evangelici per due motivi.

Anzitutto per ricordare un problema, quello della libertà, in questo caso religiosa, di coscienza, il fatto che la espressione della religione deve essere libera in una società moderna e il potere civile, lo Stato, non ha alcuna competenza in questo campo e tanto meno ha da privilegiarne una. La libertà religiosa non è l’appendice delle libertà civili ma la matrice, prima c’è la coscienza religiosa poi viene la politica, l’economia, il lavoro e il pensiero.

In secondo luogo per ricordare che la tolleranza è una concessione del Potere, la libertà è una conquista della coscienza. Lo Stato può concedere spazi controllati ma il vivere da uomini liberi, non solo di dire e fare liberamente ma di essere liberi è il risultato di una lunga battaglia. Gli uomini infatti, ed anche quelli che hanno responsabilità nella gestione della comunità civile, dello Stato, troppo spesso portati a identificare la libertà con il proprio interesse sono, per natura, restii a riconoscere la libertà altrui. La liberà religiosa nel nostro paese è stata una lunga conquista che dalle Lettere Patenti del 1848 è giunta sino alla Costituzione del dopo guerra e permane impegno attuale.
Un giorno della memoria positivo dunque, quello degli evangelici, che ricorda fatti lontani ma proiettati sul presente, impegni costruttivi, battaglie vinte, pagine ricche di umanità. Memoria non tanto di se sessi quanto di ideali, di conquiste, come il Vangelo.

 

LE LETTERE PATENTI DEL XVII FEBBRAIO 1848

CARLO ALBERTO
per grazia di Dio
re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme
duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc.
principe di Piemonte, ecc. ecc.

Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti delle popolazioni Valdesi, i Reali Nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili. E Noi stessi, seguendone le traccie, abbiamo concedute a que’ Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle leggi medesime. Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risoluti a farli partecipi di tutti i vantaggi conciliabili con le massime generali della nostra legislazione.
Epperciò per le seguenti, di Nostra certa scienza, Regia autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue:
I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de’ Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.
Nulla è però innovato quanto all’esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.
Date in Torino, addì diciassette del mese di febbraio, l’anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.

 

SIGNIFICATO DEI FALO’

È consuetudine che la sera del 16 febbraio nei villaggi e nelle borgate delle Valli valdesi si accendano dei fuochi di gioia in ricordo della firma delle “Lettere Patenti” con le quali il Re Carlo Alberto concedeva per la prima volta nella storia del Piemonte i diritti civili alla minoranza valdese e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.

Con questo atto il Regno del Piemonte non solo poneva fine ad una secolare discriminazione nei confronti di una parte dei suoi sudditi, ma avviava anche un processo di modernizzazione che lo poneva al livello degli altri stati europei e alla testa del movimento del Risorgimento italiano.

Celebrare oggi quell’evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno stato democratico come del resto viene anche affermato nella Carta costituzionale della Repubblica Italiana.

La festa, da sempre, non ha un carattere religioso – sebbene i valdesi siano oggi ancora riconoscenti al Signore per la libertà ottenuta – ma civile. Intorno al falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenziazioni politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.

Quest’anno e, speriamo ancora di più l’anno prossimo, l’auspicio è che quante più persone, provenienti anche da paesi diversi, si uniscano alla gioia della popolazione locale per la libertà che è dono e conquista ad un tempo.

Impossibile dire quanti siano i falò che si accendono la sera del 16 febbraio sui fianchi delle colline del pinerolese e per le pendici dei monti della Val Pellice, della Val Chisone e della Val Germanasca. Qua e là, spontaneamente si formano delle fiaccolate che precedono l’accensione dei falò.

Alle ore 20, per consuetudine, si accendono i fuochi, intorno ai quali la gente si riunisce per cantare, ascoltare brevi messaggi e riscaldarsi con un bicchiere di “vin brulé” generosamente offerto dalle associazioni locali. Suggestivo è lo spettacolo dei tanti fuochi che illuminano la notte.

Si segnalano alcuni luoghi significativi:

A Bobbio Pellice (Val Pellice) il falò in località Sibaud, dove nel 1689 i valdesi strinsero tra loro un patto (“il giuramento di Sibaud”) per mantenere tra loro l’unità e la concordia.

A Villar Pellice (Val Pellice) in località “Ponte delle Ruine” il falò si accende alle 21, imponente per la partecipazione di un gran numero di persone e delle corali.

A Torre Pellice (Val Pellice) in località Coppieri, dove rimane uno dei più antichi templi valdesi.

A Luserna San Giovanni (Val Pellice) notevoli sono i falò in località Stalliat, Banchina degli Odin, Cio d’mai. La fiaccolata parte alle ore 19 dal tempio dei Bellonatti di Luserna San Giovanni.

A Prarostino (Val Chisone) in località San Bartolomeo, Roc e Collaretto. I falò sono collegati tra loro da una fiaccolata.

A San Germano Chisone (Val Chisone) quello del Risagliardo con la partecipazione della Banda e della Corale valdese.

A Perosa Argentina (Val Chisone) quello in località Forte di Perosa.

A Pomaretto (Val Germanasca) in località Inverso, nei pressi della Proloco cittadina.

A Prali (Val Germanasca) il falò centrale è a Ghigo di Prali.

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Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale

Ecumenici ringrazia l’ amica Guerresi Marilena di Ravenna per la donazione ricevuta: le offerte sono tutte destinate al gruppo battista che opera nelle carceri milanesi in favore dei transgenders. Esperienza unica nel nostro paese per l’attività cristiana di base.

Aiutateci a metterne nel salvadanaio piccole o grandi offerte. E’ tutt’altro che una passeggiata impegnarsi dentro il carcere. Vi sono mille problemi pratici e tante richieste e difficoltà da superare, con limitate risorse umane e finanziarie.

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi

 

Ci schiereremo a favore del testamento biologico e contro le leggi del Parlamento che obbligano l’alimentazione forzata anche contro la volontà delle persone, in caso di vita solo vegetativa permanente e non più relazionale ed emozionale. Siamo per la libertà di Dio e non quella delle macchine. Contro il burocratismo dell’ On. Binetti desideriamo offrire spazi di dialogo. Su Facebook è già aperto il nostro forum.
La libertà dei figlie e figlie di Dio continua anche dopo la morte…
La redazione di Ecumenici si stringe con affetto a Beppino Englaro e alla sua famiglia

Eluana è morta, Eluana ora vive
di don Paolo Farinella

“Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale”

Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggiano da diciassette anni. Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.

E’ cresciuta come un virgulto sorridente davanti a Dio e come una radice nella terra arida degli avvoltoi. Non aveva apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lei diletto, perché in coma irreversibile. Disprezzata dal potere e dal fanatismo fu denudata ed esposta su pubblica piazza, quando l’uomo senza ritegno e senza valore, celiò sulla sua capacità di partorire. Donna dei dolori che ben conobbe il patire da oltre diciassette anni, Eluana ora sta davanti a noi invisibile, ma presente, promessa di vita oltre la soglia della morte, che come sorella viene ad abbracciarla per trapiantarla nell’Eden della dignità. Disprezzata dagli scribi e dai farisei, sempre contemporanei, non volle far parte del coro dei suoi difensori per partito preso perché schiavi dei loro astratti principi, e non sanno cosa sia libertà di decidere secondo coscienza, in nome di chi disse che lei è comunque e sempre superiore al sabato. Gli urlatori in difesa della vita, costi quel che costi, sono lefebvriani allo stato puro perché vogliono imporre Dio anche a chi ha scelto di non credere: come quelli sarebbero capaci di uccidere chi non si converte. Eluana è stata trafitta dalla superba protervia che cerca ragione a forza di urla; schiacciata dalla impura indecenza, ora entra nella vita che la morte annuncia e rivela, principio di risurrezione

Chi ha ballato sulla sua tomba prima ancora che morisse ha avuto anche l’impudenza di gridare “assassino” e “boia” al mite babbo, l’unico che l’ha amata senza riserve, con il coraggio di lasciarsi generare dalla figlia che lui aveva generato e anche perduto. Finalmente ora può restituirla alla dignità della morte che è l’unico modo per ridarle la vita. Nel turbinio di questo mondo pazzo e folle, Eluana, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; come agnello condotta al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Eluana è morta. Silenzio. Sipario.

(Nota. Intanto si sentono le rane gracidare forte, ma in diminuendo, fino al silenzio totale. Si spengono le luci in dissolvenza e il buio raddoppia il SILENZIO che tutti ascoltano senza profferire parola).

Altissimu onnipotente bon signore,
tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature, vv. 1-2; 28-29; sec. XIII)

(9 febbraio 2009)

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La signora Gloria Sala del Corriere e la setta

Gloria Sala scrive per il magazine del Corriere della sera. Non ha alcuna cognizione delle religioni ma si deve occupare di Barak Obama, il presidente americano. Il suo articolo pubblicato il 22 gennaio scorso “la scuola dei quaccheri” può rappresentare il classico esempio della disinformazione forzata che l’italiano medio deve subire quotidianamente. Quando si parla di religioni sono infatti ben poche le persone in grado di conoscere dal di dentro quello di cui devono scrivere. Parlano per sentito dire, con una formazione ridotta ai minimi termini, spesso acquisita mediante metodi discutibili e fonti inadeguate.

Non mi interessa conoscere le scelte confessionali della persona di cui stiamo parlando. E’ indifferente in fin dei conti che si autodichiari cattolica o non credente. Di certo conosce male e in modo contradditorio quello di cui vuole presentare. Definisce “setta” i quaccheri.

Dall’articolo si evince che la scuola scelta da Obama per le figlie è ispirata ai “principi della multiculturalità e dell’eguaglianza” propri della Società degli Amici , non portano il grembiulino (questo è un rammarico in stile tipicamente italiano?) e che tale setta ha avuto “un’influenza decisiva nell’abolizione della schiavitù, nell’emancipazione femminile e nell’istruzione in tutta America”. La signora Sala non spiega altro: si dilunga sul menù del pranzo della scuola e sulle materie insegnate a Malia e Sasha, le bambine di cui il padre cerca di proteggere in qualche modo la privacy.

La libertà di religione è un concetto molto distante dalla mentalità della signora Sala. Lei preferisce non approfondire le scelte protestanti della famiglia, i principi etici ed educativi a cui si ispira. Costa troppa fatica. L’articolo deve essere piazzato e basta. Portare a casa il denaro è l’unica preoccupazione che si pone. Chi saranno mai poi questi del 17° secolo che grazie a William Penn hanno fondato lo stato della Pennsylvania? Meglio non capire.

O forse fa paura la teoria degli Amici che sostiene che “per troppo tempo Cristo è stato chiuso nella Bibbia e nei riti religiosi, sia Egli il vostro profeta, il vostro sacerdote ?”

Peccato. Era un’occasione per parlare anche della non violenza. Ma a questo alla signora non settaria non interessa. Che importanza fa se si definisce cattolica, agnostica o atea? Non è un tema nell’assise congressuale di qualche partito di regime (di governo o di opposizione). Serve solo per fare da colore ad annoiati lettori sempre più disinformati. Sempre più ignoranti.

A proposito signora Sala questo è un sito di qualche setta strana? Indaghi, la prego. E poi ci informi sul Corriere. Grazie.

Maurizio Benazzi

Ecumenici ringrazia Alberto Milazzo, Lorenza Giangregorio e Doriana Goracci per i contribuiti donati alla newsletter. Ci spiace non aver potuto pubblicare una tesi di laurea a cui ci tenevamo particolarmente su IBM e Shoah. L’estensore ci ha chiesto somme di denaro di cui non disponiamo. Non abbiamo accettato neanche la proposta di un traduttore professionista di Gionata per la lingua inglese.

Gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente offriamo. I soldi percepiti sono stati spesi per la distribuzione delle bibbie e una piccola parte per l’acquisto dei domini web. Qualora dovessimo ricevere contributi nel 2009 saranno rimessi in favore del gruppo battista della chiesa di Milano che si occupa dei detenuti transgender delle carceri milanesi. Si tratta dell’unica presenza evangelica in questo tipo di sezioni speciali delle carceri. Per favore – se vi ricordate – dite anche una preghiera in favore dei volontari e delle volontarie. Grazie.

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi.

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Auguri a tutt*

Dio accoglie solo quelli

che sono liberi.

L’uomo attende da Dio

la libertà

Attende che la verità divina

lo liberi.

Ma anche Dio attende dall’uomo la libertà,

attende la sua libera risposta.

Libertà autentica è quella

che Dio esige da me,

non quella che io esigo

da Dio.

Su questo profondo rapporto

si basa la libertà dell’uomo.

(Nikolaj Berdjaev)

 

Nell’augurare a tutti un periodo di riposo, serenità e pace interiore, ci congediamo con questo numero dal 2008. Per chi può, ne approfitti del suggerimento qui proposto continuando con la lettura della filosofia dello spirito libero, che muove dall’intuizione geniale del dinamismo della vita spirituale, incentrata sulla libertà e sulla creatività umana. Non ascoltate troppo preti, popi o pastori in questo periodo per gustare l’essenza del significato di questo Natale alle porte… A volte basta un buon libro e constatare che Gesù entra nella porta del tuo cuore più che in quella dei templi. Il mondo gli chiuse già le porte 2000 anni fa… e per fortuna non c’erano già gli atei devoti al cristianesimo!

A presto 

Maurizio Benazzi 

 

PS: Tutti gli auguri ricevuti e che riceveremo sono visionabili alla pagina “sogni” del sito www.ecumenici.eu

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Un Thanksgiving Day speciale anche per Obama

Il sogno e la promessa di Obama
L’audacia della speranza di un giovane avvocato di colore divenuto presidente degli Stati Uniti

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07 novembre 2008 – (Paolo Naso/VE) A quarant’anni dagli omicidi di Martin Luther King e di Robert Kennedy gli Stati Uniti hanno votato per “l’audacia della speranza” di un giovane avvocato di colore, figlio di un immigrato kenyota, studente modello che si è sudato borse di studio che gli hanno aperto le porte dell’esclusivo college di Harvard e lo hanno avviato a una brillante carriera a Chicago.
Oggi il “sogno americano” appare meno retorico di come l’abbiamo visto raccontato e celebrato negli ultimi anni, quelli di un’America più impaurita e chiusa in se stessa, unilaterale nelle relazioni internazionali e proiettata sulle strategie militari più che nell’esercizio di quel ruolo di equilibrio e moderazione che si imporrebbe ad una superpotenza. L’America che esce dalle urne sembra riconoscersi nelle parole chiave che Barack Obama ha utilizzato in questa lunghissima campagna elettorale: sogno, speranza, promessa. Parole impegnative che hanno una connotazione anche etica e spirituale, del tutto coerente con la tradizione e la retorica politica americana, dai discorsi di Martin Luther King alla Dichiarazione d’indipendenza (“tutti gli uomini sono creati uguali e sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità…”).
In questa prospettiva l’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, un protestante attivo nella Chiesa Unita di Cristo (United Church of Christ), segna anche una svolta negli equilibri politico religiosi degli USA.

La fine dell’era Bush
Con la mesta uscita di scena di George W. Bush, si relativizza il ruolo politico di quella destra religiosa che lo ha sostenuto e ha orientato più di una scelta della Casa Bianca. Negli ultimi anni abbiamo visto l’escalation aggressiva di telepredicatori che hanno attribuito l’11 settembre alla vendetta di Dio contro la secolarizzazione americana, alle leggi che permettono l’aborto o tutelano i diritti di gay e lesbiche; sono stati anche gli anni di fibrillazioni profetiche nei quali più di qualche pastore “fondamentalista” ha predicato un imminente scontro apocalittico che avrebbe contrapposto il mondo ebraico cristano a quello islamico, sino al ritorno del Messia e a una universale conversione a lui. Personaggi così tracotanti e radicali, godendo del favore dell’establishment, hanno alterato la percezione del mondo protestante e persino di quello evangelical, negli USA ma soprattutto nel resto del mondo. “Evangelical” è diventato quasi sinonimo di un orientamento politico necessariamente conservatore e militarista, di una destra religiosa recepita come un nuovo soggetto politico sulla scena americana.
Tra i grandi meriti di John McCain vi è stato il tentativo di sottrarsi a questa pesante ipoteca confessionalistica che alcuni settori del Partito repubblicano volevano imporre sulla sua strategia; il suo errore, del quale deve essersi reso conto molto presto, è stata la nomina di Sarah Palin. Doveva attirare il voto della destra religiosa ma ha finito per alienare al Grand Old Party repubblicano quello degli evangelical moderati, una grande maggioranza di credenti “nati di nuovo” stanchi di essere identificati con una parte politica e con la sua piattaforma più conservatrice.

Il ruolo della religione
È prevedibile che Barack Obama, con la sua spiritualità riformata, le sue frequentazioni ecclesiastiche e la sua cultura giuridica, avvierà un dialogo e un confronto tanto con queste componenti del mondo evangelical che con le denominazioni storiche del protestantesimo americano: metodisti, presbiteriani, luterani, episcopaliani (comunione anglicana). Diversamente da altri democrats, infatti, il nuovo presidente è convinto che le comunità di fede costituiscano una risorsa per la comunità civile ma al tempo stesso è ben consapevole della solidità giuridica e costituzionale di quel separatismo tra lo Stato e le confessioni religiose che costituisce un tratto specifico della democrazia americana. Con Obama alla casa Bianca il protestantesimo storico ritrova un osservatore e un interlocutore attento sui temi della giustizia sociale, della pace, della salvaguardia del creato. È ovvio che sarebbe semplicistico e ingenuo aspettarsi un idillio ma è legittimo aspettarsi che il nuovo presidente sarà più attento del suo predecessore alle idee, agli stimoli ed alle provocazioni di strutture come il Consiglio nazionale delle chiese degli Stati Uniti, la voce più forte ed autorevole del protestantesimo di matrice liberal.

Verso quale svolta?
In questo mutato scenario resta da capire come si comporterà la Chiesa cattolica: negli ultimi mesi i vescovi USA hanno ripetutamente affermato di non poter sostenere un presidente e un vice come il cattolico Joe Biden che difendono la legislazione vigente in materia d’aborto. Qualcuno – il vescovo di Kansas City, Robert Finn – si è spinto fino a minacciare le fiamme dell’inferno per chi avesse votato per il partito democratico.
Ma questi sono i problemi di domani. Il tema, oggi, è quello di una grande svolta politica che fa spazio alla speranza e il sogno americano oggi diventano, nelle parole di Barack Obama, la “promessa americana”: quella di una comunità convinta di essere “responsabile di se stessa, che sorgerà o cadrà come nazione… in cui ciascuno è convinto di essere il guardiano del proprio fratello, il guardiano della propria sorella… È questo spirito americano – così concludeva nel suo discorso di accettazione della nomination il nuovo presidente degli USA – la promessa americana, che ci spinge avanti anche quando il sentiero è incerto, che ci lega insieme nonostante le nostre differenze, che ci fa fissare i nostri occhi non su quello che si vede ma su quello che non si vede…Manteniamo questa promessa, la promessa americana, e con le parole della Scrittura – con fermezza e senza ondeggiare teniamo fede alla speranza che noi confessiamo”. Sembra la conclusione di un sermone, vuole essere l’inizio di un programma politico.

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I festeggiamenti anche per Obama a Il guado di Milano nel Thanksgiving Day.

Alle 20.00, nella sede de Il Guado di Via Soperga 36, a Milano, si riprende una tradizione che si aveva nella Metropoli lombarda fino a qualche anno fa: quella di celebrare insieme il Thanksgiving Day. Approfittando della disponibilità del nostro amico John, che viene dalla Virginia, mangeremo insieme il tradizionale tacchino farcito che, negli Stati Uniti, viene cucinato dalle famiglie che si riuniscono in occasione di questa festa. Per rendere più ricco il pranzo ciascuno è invitato a portare qualche cosa da mangiare o da bere: più siamo più grande sarà la nostra capacità di ringraziare insieme il Signore per le tante cose buone che abbiamo ricevuto durante l’anno che è trascorso. Per saperne di più è possibile chiamare il 347 7345323, oppure andare alla pagina degli appuntamenti del nostro sito al seguente indirizzo:
http://nuke.gaycristiani.it/Appuntamenti/tabid/73/Default.aspx

 

La redazione della newsletter www.ecumenici.eu si unisce spiritualmente ai festeggiamenti di Milano.

 

 

Opinioni a confronto:

 

L’Opinione 13-11-2008

I valori del presidente
Mettere il cappello religioso sugli ideali di Barack è un’operazione arbitraria

Obama è sotto le ali della democrazia, non del “culto”

Bush aveva creduto di utilizzare la fede a scopi propagandistici, ma l’America gli ha voltato le spalle
di Alessandro Litta Modignani

“Democrazia, libertà, opportunità e una speranza indomita”: questi sono gli ideali intramontabili dell’America, riassunti da Barack Obama nel discorso di Chicago, la notte della vittoria. Ernesto Galli della Loggia, nell’editoriale del Corriere della Sera di domenica scorsa, tenta di “mettere il cappello” religioso su questi stessi ideali, un’operazione culturalmente arbitraria e assai discutibile anche sul piano logico e concettuale. Il tentativo di “appropriazione indebita” è evidente fin dal titolo dell’articolo: “Gli ideali americani – Una nazione sotto l’ala di Dio”. Il richiamo alla storia sarebbe vuoto, retorico, politicamente controproducente, sostiene Galli, se non fosse riferito a una “fortissima ispirazione originaria, costituita dalla religione”. Solo in chiave religiosa, infatti, è possibile nutrire una “speranza indomita”, è la tesi del commentatore. E dove sta scritto ? La pretesa di legare, anzi di subordinare, i valori civili americani a una (presunta) matrice cristiana, nella sua declinazione biblico-giudaica, è tutta da dimostrare. I valori citati da Obama sono i principi fondanti della democrazia americana, ma non sono affatto necessariamente connessi a una visione religiosa della vita, meno che mai delle istituzioni politiche. Anzi. Tutta la storia degli Stati Uniti è una lotta per la libertà degli individui – di tutti gli individui, credenti o meno. E’ anche una storia di libertà religiosa: i “padri pellegrini” del Mayflower cercarono scampo oltre oceano per non dover sottostare alla intolleranza religiosa di papi e sovrani europei. Proprio per questo il primo emendamento della Costituzione americana vieta tassativamente qualsiasi legge che conferisca uno status privilegiato a una confessione religiosa. In America – Galli lo sa bene – nessun Concordato sul modello italiano fra Stato e Chiesa sarebbe possibile.

L’idea stessa che la storia o è religiosa, o è inevitabilmente destinata “a consumarsi e a corrompersi”, come scrive Galli, è del tutto infondata. Si tratta di un’interpretazione capziosa, sostanzialmente mistificatoria. Chi aveva creduto di utilizzare la religione a fini propagandistici è stato Bush, al quale però l’America ha voltato le spalle. Ora Galli della Loggia tenta di ripetere, a vantaggio della Chiesa cattolica, la stessa operazione che Veltroni cerca goffamente di proporre a beneficio del Pd: “girare” la vittoria di Obama secondo il proprio tornaconto. Non è vero neanche che l’elezione di Obama è di “conservazione”, neppure nel senso particolare di una “restaurazione dell’antica promessa giudaico-cristiana”, come afferma ancora l’editorialista del Corriere. Le parole del neo-presidente sono semmai un richiamo alla “ricerca della felicità” così solennemente citata nella costituzione. E’ questa la “speranza indomita”: un valore universale insito in ogni individuo, che prescinde completamente da qualsiasi matrice fideistica o religiosa. L’operazione è dunque scopertamente strumentale. Dove vuole andare a parare Galli della Loggia? Evidentemente cerca di portare acqua al mulino di quanti sostengono la necessità, in Europa, di un richiamo costituzionale alle cosiddette “radici giudaico-cristiane”, strumento di una possibile egemonia della religione sulla politica. Egli però si illude, perché questo tentativo ha le gambe corte. Il giorno stesso della pubblicazione dell’editoriale, Barack Obama ha annunciato che aborto e cellule staminali sono solo due delle riforme che vuole introdurre per “cancellare Bush”, o meglio il suo utilizzo della religione come ideologia del potere politico. Sotto questo aspetto, il successo di Obama costituisce una sconfitta storica per i nemici della laicità dello Stato e delle libertà individuali, in primo luogo per la Chiesa cattolica. Nessun editorialista compiacente riuscirà ad alterarne il significato.

 
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 Sabato 15 novembre, ore 19:

 

Hotel Lago di Lugano, Bissone (Canton Ticino, Svizzera)

NILE VOICE, fondazione svizzera di
aiuti umanitari per l’Egitto:

Concerto di beneficenza “Le vie dei Suoni”

dell’Ensemble Sharg Uldusù (Stella d’Oriente)

diretto dal Maestro Fakhraddin Gafarov

con Zakaria ed Ermanno.

Ospite d’onore il khalifa sufi Gabriele Mandel khân

Concluderà la serata la cantante Aysen.

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Dopo i Rom, l’attacco all’islam

Mentre non si placa l’ondata intimidatoria sui campi rom della provincia di Milano proprio in queste ore serali del 9 luglio 2008, segnaliamo qui di seguito una posizione battista sulla vicenda della moschea di Milano.

La moschea di Milano: una questione di libertà civili e religiose

di Lidia Maggi, pastora battista e direttora della rivista “La scuola domenicale”

L’ennesimo attacco all’islam, manifestato con la volontà di chiudere la moschea di viale Jenner a Milano, rappresenta l’ultimo degli ormai numerosi episodi di violazione delle libertà civili e religiose.

Preoccupa il caso contingente: credenti che si vedono negare il diritto di riunirsi a pregare. E, più a monte, allarma il clima culturale che, di fatto, le scelte politiche veicolano. E’ in atto una vera e propria criminalizzazione di alcuni soggetti, gli ultimi in ordine cronologico i rom e i musulmani di Milano. Vi è una pericolosa sottovalutazione degli effetti a lungo termine di una politica miope, che getta benzina sul fuoco anziché spegnerlo, che cavalca e solletica le emozioni viscerali invece di orientarle per il bene comune e la convivenza pacifica.

Quello che sta avvenendo a Milano è anche causato da un vuoto legislativo che lascia pericolosamente in mano agli amministratori locali una materia così delicata. Infatti, anche l’ultima proposta di legge sulla libertà religiosa, che doveva rendere applicative le indicazioni contenute nella Costituzione Italiana, non ha avuto esito positivo per il veto di precisi schieramenti politici e per il giudizio negativo espresso dalla CEI.

Come protestanti siamo particolarmente sensibili al problema della libertà di culto, avendo sperimentato sulla nostra pelle gli effetti negativi di una politica discriminante. E ora che non siamo direttamente parte in causa e possiamo parlare senza il sospetto di rivendicare per noi dei privilegi, il riconoscimento di tale libertà ci appare rivelatrice di quale sia l’idea di democrazia, di società civile, di progetto di convivenza portata avanti.

La moschea di Milano non solleva solo un problema di ordine pubblico, di viabilità. Si sta mettendo in atto un’ingerenza da parte dello Stato del tutto inammissibile. Si pretende, infatti, di visionare preventivamente i testi dei sermoni nonché l’utilizzo della lingua italiana (si chiederà lo stesso anche alla comunità ebraica, a quei preti cattolici che celebrano in latino o alle molte comunità etniche delle diverse confessioni cristiane?).

Quanto alla sbandierata questione dell’ordine pubblico, che spinge Comune e Governo a varare provvedimenti urgenti, in realtà essa esiste da tempo ed è conseguenza di una politica locale che non ha voluto concedere i permessi per la costruzione di moschee, di spazi idonei in cui la preghiera e l’incontro dei credenti possano avvenire in condizioni accettabili. Il problema lo creerebbero anche i cristiani di qualsiasi confessione se non avessero spazi idonei per i loro incontri e fossero costretti a riunirsi nei garage. Risulta paradossale che le stesse forze politiche che si lamentano per i disagi creati, sono responsabili di aver cavalcato la protesta contro la costruzione delle moschee (e questo, se non si vuole chiamarlo populismo, è sicuramente miopia politica!).

Non è questione di schieramenti politici, come le reazioni stizzite degli interessati vorrebbero far intendere. La posta in gioco è ben più alta: per i cristiani è la fedeltà all’evangelo accompagnata dalla denuncia di un uso strumentale dell’aggettivo “cristiano” a cui ricorrono disinvoltamente i politici di turno proprio mentre mettono in atto comportamenti antievangelici. Il periodo storico che stiamo vivendo ci chiede di discernere quanto la Parola di Dio chiede per il bene comune della città. La fede ci domanda di custodire il lievito della differenza evangelica; la cittadinanza responsabile ci rimanda a quel dettato costituzionale che dovrebbe orientare l’agire civile.

In una democrazia costituzionale non è che chi vince le elezioni fa quello che vuole. Le costituzioni sono sorte proprio per delimitare un preciso quadro giuridico a cui attenersi, pur nella dialettica delle diverse scelte operate dagli schieramenti politici. E tra i paletti fissati nella nostra Costituzione, vi è anche quello della libertà di culto.

Il richiamo a criteri oggettivi, le Scritture per i cristiani e la Costituzione per tutti i cittadini, ci sembra decisivo per far fronte a quella deriva soggettivistica per cui ci si sente cristiani pur rimuovendo l’esigente parola dell’evangelo e ci si proclama leali cittadini promuovendo soltanto gli interessi personali o di parte e disinteressandosi di quel bene comune che riguarda anche chi è differente per cultura e religione.

(NEV)

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