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Lampedusa non hai capito…

Siamo sorpresi: gli abitanti siciliani di Lampedusa non avranno più modo di fare i loro show mediatici contro i migranti e i rifugiati di guerra? Si proprio loro, siciliani, che hanno invaso pacificamente il mondo intero, e non solo il nord Italia, anche dopo il secondo conflitto mondiale. Per lavorare, per continuare a vivere. Per rivendicare un diritto ad una esistenza dignitosa.

La politica internazionale della c.d. “No fly zone” si è trasformata ben presto in una guerra aperta in cui siamo coinvolti direttamente. Bengasi, in Libia, sta per cadere sotto le truppe del colonnello Gheddafi. E non bastano le rassicurazione del Premier italiano per scongiurare possibili attacchi missilistici contro l’isola italiana.

Strana questa Italia, dove la Lega si distingue per la cautela degna di appartenenti ad un Governo della Repubblica, rispetto all’ammucchiata Governo – PD, favorevole a una reazione militare da parte dell’Italia.

Ma c’è forse da stupirsi sulla partecipazione dei cd cristiani a tutte le guerre del mondo? Dopo il baciamano, le tende dei beduini a Roma, ora la vendetta militare per placare l’annullamento degli appetiti economici delle imprese italiane operanti nell’ex colonia africana. Dovevano costruire autostrade e infrastrutture.

Storie dure di queste ultime ore, drammatiche, spaventose per le conseguenze che possono generare. Possiamo solo pregare perché Dio possa perdonare il nostro peccato. Quello dei nostri governati e di coloro che stanno in silenzio. Dove il silenzio non è un atto di culto a Dio e solo a Dio. Ma complicità con un regime da cui chiediamo all’Eterno la pronta liberazione per tutti gli uomini di pace. Senza distinzione di religione o di credo politico.

Si lo diciamo apertamente quella croce che loro innalzano non ci appartiene. Poco importa se sia cattolica, evangelica o altro. Non è in nostro nome che possono giustificare una guerra. Mai. Né in Israele, né in Libia, né in Russia o qualsiasi altra latitudine e longitudine geografica. Quel Dio che hanno affisso con insistenza nelle aule scolastiche è solo un feticcio divenuto maschera della mancata sequela del Rabbuni.

Maurizio Benazzi

IL CAMMINO DELLA SAGGEZZA.

Lev Tolstoj

Gandhi Edizioni

Recensione di Laura Tussi

“Il cammino della saggezza” di Tolstoj indica un percorso di vita spirituale, un insegnamento etico e morale, attraverso i più importanti temi e più alti ideali dell’esistenza, dal pensiero alla verità, dalla fede all’anima, dall’amore alla morte, in cui il pensatore elabora concetti tramandati e rievocati da un passato remoto, comunque sempre attuale, orientato a condurre l’umanità in percorsi di proposizione di pace, di comunione solidale e fraterna e di liberazione e affrancamento dalle vanità dell’esistenza.

Nell’opera, come in un intenso breviario dello spirito, sono raccolti i pensieri e le massime dei grandi maestri della saggezza di tutti tempi, di ogni luogo e contesto storico, allo scopo di restituire all’uomo moderno confuso, spaesato, alieno dalle autentiche mete dell’essere, il senso più vero della vita, dell’umana condizione esistenziale, realizzando quella lirica osmosi “con la compresenza dei morti e dei viventi” che Capitini riteneva essere una caratteristica precipua di ogni elevata creazione del pensiero umano.

“Il cammino della saggezza”, secondo Tolstoj, è finalizzato ad una vita autentica, vera, felice, in cui la persona comprenda la pienezza essenziale dell’esistere, il senso di una condotta basata sui significati ultimi e imprescindibili dell’essere, che travalichino le passioni, oltre gli errori, le superstizioni, i pregiudizi, che inquinano e ingannano la coscienza più genuina, lasciandosi, invece, condurre in un impervio, quanto mai appagante “cammino della saggezza”, dalle dottrine di coloro che furono i più saggi fra tutti i popoli, i cui insegnamenti si sintetizzano nelle basi concettuali, riguardanti le questioni fondanti dell’essere e dell’esistere. L’opera di Tolstoj rivela gli scopi, le finalità della vita umana e la condotta da osservare, non per mero moralismo e spirito puritano e devoto, ma per riconoscere, recuperare e riattualizzare il vero senso dell’umanità, al di là delle grandi orchestrazioni metafisiche, elaborando così pensieri che liberino dalle prigioni anguste del male, dell’egoismo esacerbato, del solipsismo esasperato, dell’individualismo patologico portato all’eccesso e per questo deleterio della libertà altrui.

L’Autore fa tesoro dei concetti alti e ultimi del sentire disinteressato prodotto dalla saggezza delle genti e dei popoli per andare oltre l’angusto delle prigioni dell’essere, per liberare l’umanità dalle tentazioni, dalle superstizioni, dai pregiudizi, attraverso le elaborazioni e le creazioni concettuali più elevate dello spirito e le elaborazioni veritiere del pensiero. Il principale ausilio, per l’umanità, nel liberarsi dalle abiezioni, consiste nel potersi unire, in un afflato umanistico, nell’attività del ragionamento, in percorsi spirituali di pace e assenza di violenza, a tutti i saggi e i santi del mondo che sono vissuti in tempi passati e remoti, nella magnifica economia della storia umana, in cui, nonostante l’eclissarsi dei grandi slanci creativi dello spirito, nulla di essenziale va perduto e il flusso e riflusso delle vicendevoli relazioni con i nostri padri, gli antenati, per la trasmissione ai posteri, formano una corrente di saggezza, un fluire umano di valori e significati che arricchiscono le persone e fecondano l’umanità di alti ideali di pace, solidarietà e altruismo, tramite orizzonti e ponti ideali di dialogo, libere reti culturali di relazioni, nell’aprire laici e spirituali varchi di speranza, per favorire prospettive di pace che superino gli odi ancestrali tra popoli, genti e minoranze, oltre le barriere ideologiche, i muri caratteriali, creando così contesti di fraternità, accoglienza, legami e relazioni di idee, nel bisogno di amore per la comunione tra esseri umani, tra donne e uomini in cammino, in ricerca e confronto comunitario, attraverso la forza della verità, per un avvenire migliore.

Laura Tussi, Istituto Comprensivo Via Prati, Desio (Monza e Brianza)

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No !

No, non ci piacciono i mercenari: nella politica e nella religione. Si tratta di gente malvagia, che disprezza valori e principi. L’esigenza di mammona, ossia del dio denaro, schiaccia tutto e tutti. L’unica obiettivo che si pongono è sopravvivere comunque. Anche se non hanno più il favore della Storia. E’ gente che si nasconde dietro le bandiere della patria o dei localismi. Dietro una croce o la parola mercato.

Per chi se la sente puo’ dedicare nella giornata odierna una preghiera per la popolazione libica: è martoriata dai mercenari militari degli amici del Premier italiano. Hanno l’ordine di sparare coi fucili sulla folla.
E’ disgustoso il silenzio governativo dell’Italia che non vuole disturbare il dittatore.

Continuiamo a credere nella libertà dei libici e degli italiani di ogni latitudine e longitudine geografica.

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Premier: aderisce anche Ecumenici

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio sui rinvii di migranti e richiedenti asilo verso la Libia

 

Le organizzazioni firmatarie, appartenenti al Tavolo Asilo, si appellano oggi pubblicamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere attenzione verso i diritti umani e il diritto d’asilo, il quale risulta profondamente a rischio a seguito della politica perseguita dall’Italia nel Mediterraneo.   

 

Tra il 6 e l’11 maggio, unità navali Italiane hanno rinviato forzatamente in Libia alcune centinaia di persone – 471 secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno al Senato il 25 maggio – dopo averle intercettate nelle acque del Mediterraneo.

 

A riguardo, intendiamo innanzitutto esprimere la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato tali operazioni. Non si ha notizia che riguardo alle persone trasportate in Libia sia stata rilevata la nazionalità, l’eventuale minore età, l’eventuale stato di gravidanza delle donne, o la possibile richiesta di protezione internazionale, così come non risulta che siano state accertate le condizioni di salute.

 

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che tra le persone riportate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale. In proposito è utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione (fonte: Ministero dell’Interno). 

 

Inoltre, secondo fonti di organizzazioni non governative, da maggio 2008 a febbraio 2009 sono stati circa 2000 i minori stranieri non accompagnati arrivati via mare a Lampedusa e negli ultimi anni sono aumentate le donne in gravidanza e i migranti con patologie legate alle condizioni di viaggio via mare come traumi, ustioni, ferite. Di conseguenza riteniamo che, assieme a persone bisognose di protezione internazionale, tra i migranti rinviati in Libia potessero esservi minori non accompagnati e persone bisognose di cure mediche.

 

La Libia è un paese che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non ha offerto sinora alcuna protezione a migranti e rifugiati, quindi non può essere considerata un posto sicuro.

 

La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani o degradanti, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e il Testo Unico sull’immigrazione della normativa italiana vietano le espulsioni, i respingimenti e ogni forma di rinvio, diretto o indiretto, verso luoghi nei quali esista un serio rischio che le persone rinviate possano essere vittime di tortura,  persecuzione, altre gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati o condizioni di violenza  generalizzata. Gli obblighi sanciti in questi strumenti internazionali e richiamati dalla normativa nazionale sono inderogabili e debbono essere sempre rispettati dalle autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere e contrasto all’immigrazione irregolare, anche quando operano in zone extraterritoriali.

 

L’allontanamento di persone dalle coste europee, direttamente dal mare, senza aver dato loro accoglienza e assistenza medica a terra, rappresenta inoltre una violazione di principi umanitari, tenendo conto che queste persone hanno effettuato un viaggio lungo e pericoloso, in condizioni estreme.

 

Riteniamo sia da accogliere con favore la possibilità che, anche con il contributo dell’Italia e dell’Unione Europa, si possa costruire un sistema di asilo in paesi esterni all’UE fortemente investiti da flussi migratori, come la Libia. Tuttavia, ciò non può condurre all’ipotesi di demandare a paesi terzi l’esame delle domande di asilo presentata da rifugiati che intendono chiedere protezione all’Italia e ad altri paesi europei. Il presupposto ineludibile del rispetto del diritto d’asilo nel diritto internazionale è infatti rappresentato, in primo luogo, dal diritto di accesso dei rifugiati al territorio dei paesi ove essi intendono chiedere protezione e l’esame delle domande di protezione internazionale deve sempre avvenire sotto la piena giurisdizione di tali stati.

 

Vorremmo infine segnalare che a oggi, nonostante le ripetute richieste di trasparenza, non sono stati resi pubblici gli accordi tecnici in materia d’immigrazione stipulati tra  Italia e Libia negli ultimi anni.

 

Le associazioni firmatarie si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga ripristinato il rispetto del diritto internazionale.

 

Chiediamo che sia assicurata una prassi basata sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili tra cui i richiedenti asilo, le vittime di tratta e i minori e che i migranti intercettati vengano portati a terra in Italia dove possano essere identificati, presentare richiesta di protezione internazionale e ricevere adeguate cure mediche, con un’analisi dei casi individuali svolta in conformità con le norme vigenti.

 

Roma, 10 giugno 2009

 

 

 

Amnesty International Italia

Associazione ARCI

ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)

Associazione Progetto Diritti

Associazione Senza Confine

Casa dei Diritti Sociali

Centro Astalli – JRS Italia

FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia)

CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati)

Centro Ex Canapificio – Castevolturno

SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni)

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