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Aviatar: una recensione di Repubblica

Appunti di oggi: Dispiace constatare che il sig. Eduardo Varcasia di “Libri che passione” abbia estromesso gruppo ecumenici, col pretesto di non diffondere messaggi sulla distribuzione gratuita della Bibbia (il libro più venduto in assoluto!).

 E’ stato impedito anche la diffusione di un testo sui bambini del ghetto di Terezin. Ci domandiamo se pensa di  essere nei Soviet o nello Stato fascista?

Forse è semplicemente infastidito che solo stasera ben 18 persone dei suoi contatti ci hanno chiesto l’adesione spontanea?

La stampa britannica riporta un’ondata di accuse di razzismo rivolte ad “Avatar”, il film di James Cameron che sta battendo tutti i record di incasso e rilanciando il cinema come nuova forma di spettacolo in 3D. I critici della pellicola, scrive il Daily Telegraph, sostengono che la storia di un Marine bianco che salva una razza aliena perpetua la “favola del messia bianco” e suggerisce che i non-bianchi sono genti primitive incapaci di salvarsi da sole. Centinaia di blog, video su YouTube, commenti su Twitter sono apparsi sull’argomento. Com’è noto, l’eroe del film è un Marine che viene inviato su un pianeta popolato da alieni dalla pelle blu per infiltrarsi tra di loro, ma finisce invece per guidarli nella resistenza contro l’invasore bianco e per innamorarsi di una di loro. A parte i blog e Twitter, un commentatore liberal come David Brooks, riporta sempre il Telegraph, ha scritto sul New York Times che “Avatar” è basato “sullo stereotipo che i bianchi sono razionali e tecnologici mentre le vittime del colonialismo sono spirituali e atletiche. E’ centrato sull’idea che i non-bianchi hanno bisogno di un Messia che guidi le loro crociate”. Brooks afferma che Avatar segue una tradizione di film di questo genere iniziata negli anni ‘70 con il western “Un uomo chiamato cavallo” e proseguita con film come “Balla coi lupi” e “L’ultimo samurai”. Robin Lee, l’attrice nera protagonista dell’ultimo film hollywodiano di Muccino, paragona “Avatar” a “Pocahontas” e dice: “Dà veramente fastidio. Sarebbe bello se ogni tanto potessimo salvarci da soli”. Cameron, il regista, nega ogni intenzione razzista, affermando: “Il film ci chiede soltanto di aprire gli occhi e vedere gli altri, rispettarli anche se sono diversi da noi, nella speranza che potremo trovare un modo di prevenire conflitti e vivere armoniosamente su questa terra. Non mi pare proprio che questo sia un messaggio razzista”. Ma c’è anche chi difende ed elogia “Avatar” per il messaggio che contiene. Il columnist George Monbiot scrive sul quotidiano Guardian di oggi: “Certo, il film è una metafora dei contatti tra diverse culture. Ma è una metafora ben precisa: si riferisce alla storia del rapporto tra gli europei e le popolazioni native dell’America”. Citando un libro uscito qualche anno fa, “American Holocaust”, dello storico americano David Stannard, il commentatore britannico definisce la conquista delle Americhe “il più grande genocidio della storia”. Questi i dati che fornisce: “Nel 1492, circa 100 milioni di nativi vivevano nelle Americhe. Alla fine del 19esimo secolo erano stati quasi tutti sterminati. Molti morirono di malattie, ma l’estinzione di massa fu organizzata” dagli europei. Monbiot ricorda che i massacri cominciarono con Cristoforo Colombo sull’isola di Hispaniola (l’Haiti proprio oggi colpita dalla nuova tragedia del terremoto): “I suoi soldati strappavano i bambini dalle madri e spaccavano loro la testa contro le rocce. In un’occasione, impiccarono e bruciarono vivi 13 indiani, in onore di Cristo e dei suoi 12 discepoli. Colombo ordinò a tutti i nativi di consegnare un certo ammontare di oro ogni tre mesi; a chi non lo faceva venivano mozzate le mani. Nel 1535 la popolazione nativa di Hispaniola era scesa da 8 milioni a zero: in parte come risultato di malattie infettive, in parte per omicidio, fame e sfruttamento”. I conquistadores spagnoli seguiti a Colombo, continua il columnist del Guardian, sfruttavano i nativi fino alla morte: la durata media della vita nelle miniere e nelle piantagioni era di 3-4 mesi. Entro un secolo dall’arrivo degli spagnoli, ”il 95 % della popolazione dell’America centrale e meridionale era morto”. Le cose non andarono meglio per i nativi in America del Nord. In California nel 18esimo secolo, scrive Monbiot, il missionario francescano Junipero Serra creò una serie di missioni che erano in realtà “campi di concentramento” in cui i nativi erano usati come schiavi per il lavoro: essi ricevevano “un quinto delle calorie con cui erano sfamati gli schiavi afroamericani nel secolo seguente”. Morivano come mosche. E frate Serra, nota il columnist, è stato beatificato dal Vaticano nel 1988: “ancora un miracolo – ironizza – e diventerà santo”. Se gli spagnoli erano attirati principalmente dall’oro, i colonizzatori britannici e i loro successori americani volevano invece la terra, prosegue l’articolo. In New England, circondavano i villaggi dei nativi e li bruciavano mentre dormivano. “George Washington ordinò la distruzione totale delle case degli irochesi. Thomas Jefferson dichiarò che le guerre con gli indiani dovevano proseguire sino a quando ogni tribù fosse stata sterminata. Durante il massacro di Sand Creek nel 1864, in Colorado, i soldati sterminarono nativi inermi, uccidendo bambini, mutilando i corpi e usando i genitali delle loro vittime per farci scatoline per il tabacco da appendersi al cappello. Theodore Roosvelt definì questo evento come lo sviluppo più positivo mai avvenuto lungo la frontiera”. Ma il fatto più impressionante, conclude l’articolo del Guardian, è che ancora oggi i popoli e i governi dei paesi responsabili di un tale mostruoso genocidio, la Spagna, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, “non tollerano alcun paragone” con l’Olocausto commesso dai nazisti ai danni degli ebrei, sebbene “la soluzione finale da loro imposta ai nativi americani abbia avuto ancora più successo”. Diversamente da Hitler, infatti, coloro che l’hanno orchestrata e portata a termine “rimangono degli eroi nazionali o religiosi”, mentre coloro che cercano di ricordare quello che è veramente successo vengono “ignorati o condannati”. Questo, dice Monbiot, “è il motivo per cui la destra odia Avatar” (anche se, come osservato più sopra, a quanto pare lo odia anche parte della sinistra – fortunatamente tutto questo odio non è condiviso dal pubblico, che ne sta decretando il trionfo universale). Sulla rivista neocon Weekly Standard, il superfalco John Podhoretz si lamenta che il film di Cameron somiglia a ‘un western revisionista’ in cui ‘gli indiani diventano i buoni e gli americani i cattivi’. Podhoretz dice che il film chiede al pubblico di ‘fare il tifo per la sconfitta dei soldati americani ad opera dei ribelli’. Ma ribelli è una parola interessante per descrivere chi resiste a un’invasione straniera”. E anche quando i commentatori liberal americani, come Adam Cohen sul New York Times, apprezzano “Avatar”, lo fanno sostenendo che “illumina le atrocità del nazismo e del comunismo sovietico”, scrive ancora il columnist del Guardian. Ossia vedono nel film di Cameron una metafora dell’Olocausto nazista, del Gulag comunista, ma non del genocidio commesso dai loro stessi progenitori.

Per gentile concessione di American Indians che riporta una recensione di Repubblica

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A colpi di saldi: leggiamo anche nel fine settimana

 La Giuntina nasce nel 1980 quando Daniel Vogelmann decide di pubblicare La notte di Elie Wiesel che sarà il primo titolo della collana Schulim Vogelmann, dedicata da Daniel a suo padre, sopravvissuto ad Auschwitz.
Oggi, il catalogo della Giuntina comprende  cinque collane e più di 450 titoli ognuno dei quali rappresenta una porta d’ingresso alla storia e alla cultura ebraica. La Giuntina è l’unica casa editrice europea specializzata in cultura ebraica che si rivolge a tutti i lettori con l’intento di far conoscere la storia e le tradizioni ebraiche, consapevole che solo una reciproca conoscenza tra le diverse culture e religioni può assicurare a tutti noi una convivenza pacifica all’insegna del rispetto. Con questa convinzione la casa editrice continua a lavorare con passione da ormai 30 anni affrontando senza paura le sfide che un piccolo editore indipendente trova oggi nel mercato dell’editoria. Gli argomenti dei nostri libri spaziano dalla letteratura ai saggi di storia, dai testi di esegesi biblica alla musica, dalla lingua ebraica al teatro e alla cucina, e particolare attenzione viene data alle testimonianze e ai testi sulla Shoà. 

Dalla home page del sito www.giuntina.it è possibile accedere alla sezione speciale di 90 opere scelte a 5 euro ciascuna. Abbiamo scelto il maestro Martin Buber, cresciuto spiritualmente a fianco di Leonhard Ragaz. 

Comprese da Lui la dimensione del Regno, come prioritaria nella testimonianza di Fede. Lo Spirito non aveva barriere confessionali allora ma nemmeno oggi…  Martin aveva anche trovato un pastore evangelico che non frequentava il culto la domenica e Leonhard era fiero di aver un amico ebreo che aveva oltrepassato il confine per cercare la Luce del Padre anche nel cuore del Vangelo. 

Daniel, scritto giovanile di Martin Buber qui tradotto per la prima volta in italiano, si presenta come un’opera unica nel panorama letterario tedesco: il linguaggio a un tempo simbolico e carnale attraverso cui Daniel ripercorre le esperienze più intense e significative della sua esistenza è lo strumento con il quale ricercare la verità e il senso del passato per rispondere alle domande che affollano il presente del protagonista e dei suoi interlocutori. Non si tratta di quesiti legati esclusivamente al particolare momento storico in cui Buber scrive: il bisogno di sicurezza, la necessità di un orientamento esistenziale, la fame d’amore, la morte di chi ci sta accanto e la riflessione sulla nostra stessa dipartita sono domande che travalicano il tempo e che Daniel pone al lettore con disincantata spontaneità. Dietro al protagonista si cela il Daniele biblico che cerca di comprendere il senso e il fine della storia umana alla luce degli insegnamenti morali impartiti da Dio: compito dell’uomo sarà dunque realizzare questo ethos nella creazione che a lui è stata affidata. 

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Da qualche mese è stata attivata una nuova sezione denominata Claudiana remainder con 105 titoli diversi sul sito www.claudiana.it  

Per facilitare questa operazione, è stato deciso di riservare ai clienti (anche delle librerie Claudiana oltre che del sito) la possibilità di acquistare i volumi in via di esaurimento con lo sconto straordinario del 75%. Segnaliamo questo testo da noi commentato anni or sono da una cattolica.  Ci farebbe piacere riprendere la consuetudine di una recensione, anche a piu’ riprese, su un titolo di grande interesse generale. E’ un modo per stimolare la lettura di libri in ogni stagione: anche quella senza saldi. Leggere è comunque una potente medicina della mente, un piacere dello spirito e un modo per non invecchiare nel profondo di sé, nonostante l’età che vola via. 

Custodite in modo prezioso la curiosità della mente ed essa vi salverà dal non senso. Noi cerchiamo di farlo anche attraverso questa newsletter… 

Nel nostro tempo si assiste in modo crescente ad un ritorno della religione che sembra essere nuovamente di moda.  

Al mercato religioso si affollano venditori di ogni tipo, i quali, almeno nel loro insieme, sembrano trovare più ascolto che non il cristianesimo. Sembra che questo abbia avuto la sua occasione favorevole, ma non l’abbia saputa sfruttare, nonostante abbia avuto condizioni di partenza migliori. Il cristianesimo si è rivelato noioso e irrilevante, e non di rado mistificante. Di conseguenza, oggi, corre con un handicap notevole.  

Scriveva Bertolt Brecht: “Una persona chiese al signor K. se esista un Dio. Il signor K. rispose: “Ti consiglio di riflettere se il tuo comportamento cambierebbe a seconda della risposta a questa domanda. Se non dovesse cambiare, allora possiamo lasciar perdere la domanda””.  

Questo libro tenta di farvi scoprire il cristianesimo in una luce nuova, più fresca e sicuramente non noiosa e irrilevante; vi invita a riscoprire la gioia di credere.  

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Un topo ribelle e gatti matti ?

Ricomincio da tre… i primi tre libri di Simone Piazzesi.

“Topo Oreste e la grande città”, favola moderna metropolitana per ragazzi (e non solo) è stato l’esordio letterario. Uscito la prima volta nel 2007 per Nicola Pesce Editore, è stato ristampato nel 2009 da Onda Edizioni in una elegante edizione scolastica. Corredato di schede didattiche e di audio-libro, “Topo Oreste” racconta la storia di un topolino sagace che rischia la vita per aiutare una comunità di gatti della Grande Città. Pregiudizi, invidie, rapporti fra diversi, rispetto reciproco sono i temi fra i quali si dovrà divincolare il piccolo Oreste che, nel frattempo, scoprirà anche l’amore…

Sul finire del 2008 esce “Il giorno che vidi il tuo volto”, raccolta di poesie e aforismi edita da Tespi. L’introduzione, curata dal poeta Roberto Carifi, dà una lettura in chiave Zen delle poesie di Piazzesi mettendone in risalto un nucleo importante, benché non l’unico. Lo stile piano, snello, per niente ermetico, ne fanno una lettura piacevole e, a tratti, illuminante.

Del 2009 è l’ultimo “Onde e Fronde: favole di mare e di bosco”, che raccoglie otto favole illustrate. Stampato in tiratura limitata e numerata (ogni copia è un esemplare unico e personale), il libretto rappresenta un esperimento che tenta di aggirare gli ostacoli posti da editori poco inclini a puntare su un genere forse sottovalutato. Il buon riscontro di pubblico e di critica che ha subito ottenuto sembra però, fortunatamente, dare loro torto. Per ogni curiosità sull’autore e per leggere estratti di ogni opera, visitate www.simonepiazzesi.it

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Auguri Claudiana di Milano

La biblioteca privata di Ecumenici è sicuramente la più fornita a nord di Milano su protestantesimo ed ebraismo: spesso ci si è avvalsi del servizio di vendita offerto dalla Claudiana di Milano che festeggia oggi i suoi 40 anni.

Ci auguriamo che possa essere un’occasione anche per dei ripensamenti  nel prossimo futuro mirati a proporre maggiori occasioni di approfondimento sulla riforma zwingliana, troppo spesso trascurata nelle tavole rotonde e manifestazioni culturali, e – contestualmente – per rafforzare la sua offerta anche nel settore degli studi islamici. Ci permettiamo di dirlo perché non abbiamo mai fatto mancare il supporto materiale e ci aspettiamo un salto di qualità. Più legato alla cultura religiosa monoteista che alla presenza/disponibilità dei pastori . Milano lo chiede e nel frattempo si organizza, anche con eventi interessanti come quello indicato nell’invito allegato

Auguri Claudiana di Milano!

 

Maurizio Benazzi

 

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Sabato pomeriggio momento di festa per celebrare i 30 anni del Centro Culturale Protestante e i 40 anni della libreria Claudiana di Milano.

Notizie sul Centro  Culturale Protestante possono essere reperite al sito http://www.protestantiamilano.it

 
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PROSSIMO  APPUNTAMENTO: SABATO 13 DICEMBRE 2008
Incontro conviviale per celebrare il 40° anniversario dell’inaugurazione della Libreria Claudiana di Milano, avvenuta nel 1968, e il 30° anniversario del Centro Culturale Protestante di Milano, fondato nell’autunno 1978, sul tema “LA PRESENZA PROTESTANTE A MILANO: UN UNICO APPUNTAMENTO PER DUE ANNIVERSARI”.

La libreria Claudiana ha iniziato la sua attività a Milano quarant’anni fa, nel dicembre 1968. Dieci anni dopo, nell’autunno 1978, prendeva avvio anche l’attività del Centro Culturale Protestante, che poteva utilizzare una parte dei locali della libreria e costituire con essa un unico polo culturale nella città. Il progetto, sostenuto dalle chiese protestanti milanesi, era quello di offrire alla città un luogo aperto e laico nel quale potersi incontrare e confrontare liberamente.
Vi invitiamo a festeggiare con noi 40 anni di attività della libreria Claudiana e 30 anni di attività del Centro Culturale Protestante: un doppio anniversario, ma un unico appuntamento per due realtà che hanno saputo trovare un proprio spazio in una città così importante e complessa come Milano.

Dopo alcuni brevi saluti e testimonianze, offriremo a tutti i presenti un ricordo dell’avvenimento  e saremo lieti, durante il rinfresco, di dare l’opportunità di incontrarvi e di conversare un momento insieme.

L‘appuntamento  è per sabato 13 dicembre 2008, alle ore 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
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A seguire gli appuntamenti per i prossimi mesi. Le notizie pubblicate concernono le manifestazioni già confermate. Altri eventi potranno aggiungersi e saranno resi noti tramite i prossimi   numeri delle nostre webnews.

IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI DICEMBRE 2008

SABATO 20 DICEMBRE  2008
Quest’anno in vista del Natale il Centro Culturale Protestante offre al suo pubblico uno spettacolo teatrale-musicale “LA BUONA NOVELLA RELOADED” su testi di Fabrizio De André.  Rivisitazione musicale a cura di Monica Annese, Stefania Caccavo, Gianpietro Natalino, Cristina Sannino, Alessandro Zuccaro.  Voci recitanti: Mauro Trotta e Francesca Tanzi. Commento teologico  di Andreas Koehn.
L‘appuntamento  è per sabato 20 dicembre 2008, alle ore 20, presso la Chiesa Evangelica Metodista in via Porro Lambertenghi 28 a Milano (MM2 Garibaldi FS, MM3 Zara, tram 7-11).
IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI GENNAIO 2009

SABATO  10 GENNAIO 2009 (e prosieguo sino a febbraio)
Prosegue l’edizione 2008-2009 dei seminari di teologia biblica e discussione dell’attualità, organizzati in collaborazione con il Corso di Laurea in scienze bibliche e teologiche della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, che quest’anno vertono sul tema generale “LA BIBBIA PARLA OGGI”. Come di consueto, il progetto, nel corso del quale biblisti, teologi, filosofi e studiosi di scienze umane e sociali si confrontano su temi cruciali della vita individuale e collettiva, è  suddiviso in due parti, autunnale e invernale. Dopo i due seminari novembrini, si riprende sabato 10 e 24 gennaio e sabato 7 e 21 febbraio 2009.
Questo il programma completo delle prossime giornate di studio:
sabato 10 gennaio 2009: LIBERTA’ DI DIO, LIBERTA’ DELL’UOMO con Eliana Briante pastora metodista, Milano e Fulvio Ferrario docente di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia a Roma
sabato 24 gennaio 2009: GIUSTIZIA E RESPONSABILITA’ con Martin Ibarra pastore battista, Claudia Mazzuccato docente di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano  e Teresa Isenburg docente di Geografia politica ed economica all’Università di Milano Scienze Politiche
sabato 7 febbraio 2009: IL MALE E LA SOFFERENZA con Gianni Genre pastore valdese, Maria Cristina Bartolomei docente di Filosofia morale all’Università Statale di Milano  e Luca Savarino docente di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale
sabato 21 febbraio 2009: IL CORPO E L’ANIMA – SRADICAMENTO E VIAGGIO con Vito Mancuso docente di Filosofia moderna e contemporanea all’Università San Raffaele di Milano, Corinne Lanoir della Facoltà di Teologia di Losanna, Stefano Levi Della Torre pittore e saggista  e Giampiero Comolli saggista e scrittore

Gli appuntamenti sono per le giornate indicate, dalle ore 10 alle 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
Ricordiamo che questi seminari sono a pagamento. Informazioni e iscrizioni presso la libreria Claudiana.
SABATO  10 GENNAIO 2009
Il primo incontro del nuovo anno verte sul tema “LAICITA’ DELLA RAGIONE – RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE? con intervento di Fulvio Ferrario, docente di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma.
L‘appuntamento  è per sabato 10 gennaio 2009, alle ore 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
()()()() IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI FEBBRAIO E MARZO 2009

MERCOLEDI’ 4-11-18-25 FEBBRAIO 2009
Si rinnova anche nel 2009 l’ormai tradizionale ciclo di incontri ecumenici sul Vangelo, realizzato in collaborazione con il Centro Culturale San Fedele, che affronta il tema “RACCONTI DI MISERICORDIA NEL VANGELO DI LUCA”. Come sempre, il ciclo invernale, nel mese di febbraio, sarà tenuto presso la Galleria San Fedele nel tardo pomeriggio, mentre il ciclo primaverile, in maggio, presso i nostri locali in orario serale. In una prossima webnews il programma completo.
Gli appuntamenti  sono per mercoledì 4-11-18 e 25 febbraio 2009, alle ore 18.30, presso la Galleria San Fedele in via Hoepli 3 a Milano.

SABATO 28 FEBBRAIO 2009 (e MERCOLEDI’ 4 e 11 MARZO 2009)
Prende avvio un ciclo di tre conferenze scientifiche sull’evoluzione, che osserveranno il seguente calendario:

sabato 28 febbraio 2009: EVOLUZIONE DEL COSMO, con Tommaso Maccacaro
mercoledì 4 marzo 2009: EVOLUZIONE DELLA VITA, con Telmo Pievani
mercoledì 11 marzo 2009: EVOLUZIONE DELL’UOMO, con Michele Luzzatto
Gli appuntamenti  sono per sabato 28 febbraio 2009, alle ore 17, e per mercoledì 4 e 11 marzo, alle ore 18, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
 
SABATO 14 MARZO 2009
Giornata di studio su Giovanni Calvino nel terzo centenario della nascita, sul tema “GIOVANNI CALVINO: LE ORIGINI DEL CAPITALISMO E LA CITTA’ DI GINEVRA” con la partecipazione dei proff.   Alfredo Bondolfi dell’Università di Losanna, Alessandro Cavalli dell’Università di Pavia, Mario Miegge dell’Università di Ferrara, Martin Walraff dell’Università di Basilea e della pastora valdese
Janique Perrin. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Chiesa Cristiana Protestante, il Centro Culturale Svizzero, il Consolato e la Camera di Commercio Svizzera di Milano.
L’appuntamento è per l’intera giornata di sabato 14 marzo 2009, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.

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SEGNALAZIONI DI EVENTI PROMOSSI DA ALTRE ISTITUZIONI CULTURALI

OTTOBRE 2008-FEBBRAIO 2009 –  Scuola biblica del Decanato di Treviglio
Da sabato 4 ottobre sono ripresi gli incontri della Scuola Biblica del Decanato di Treviglio che quest’anno vertono sul tema “MARCO, IL VANGELO DEL CATECUMENO: una Haggadah pasquale” in calendario sino al 14 febbraio 2009.  Questo il prossimo appuntamento:
sabato 13 dicembre 2008: La confessione di fede si traduce nella sequela (8, 27-9, 29) < cura di Daniele Garota, saggista e studioso di Bibbia
Gli appuntamenti sono per le giornate sopraindicate, alle ore 14.45, nel salone sotto alla chiesa del Conventino in viale della Pace 10 a Treviglio(BG). Per informazioni sull’evento, contattare Beppe Ciocca alla email beppeciocca@virgilio.it

GIOVEDI’ 11 DICEMBRE 2008 e date seguenti  –  Per conoscere Israele presso le Suore di N.S,di Sion
Sono ripresi in novembre i tradizionali appuntamenti “PER CONOSCERE ISRAELE” promossi dalle Suore di Nostra Signora di Sion. Questo il prossimo incontro:
giovedì 8 gennaio 2009: Le benedizioni di ringraziamento al Signore nella tradizione di Israele con Clara Costa Kopciowski
Gli appuntamenti sono per le giornate sopraindicate, alle ore 18.15, presso le Suore di Nostra Signora di Sion in via Machiavelli 24 a Milano (tram 1-19-27-29-30 bus 61).

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Sigmund Freud visto con gli occhi di oggi

 

Il Cipes ha aperto a Milano la “Casa del Novecento” nella sede si possono consultare 5 000 volumi, consultare giornali e riveste, Cd e Dvd sulla storia del Novecento. Gli interessati possono scrivere a: cipes.lomb@fastwebnet.it – Altre info su http://www.cipes.altervista.org/index.php 

 

Martedì 25 novembre 2008 ore 21 – Dott. Giuseppe Rescaldina

Sigmund Freud Vienna fine ‘ 800: Cultura e Sessualità 

Magenta (MI) c/o Bar The rose – via 4 giugno, 63 (zona stazione) – Partecipa Ecumenici

 

Utet regala l’album “I grandi fotografi raccontano i diritti umani” a questo link (segnalazione apparsa su Internazionale): http://promo.utetcultura.it/diritti/ 

 

Sono ancora disponibili alcune copie in regalo della traduzione Nuova riveduta della Bibbia, scrivendo il proprio indirizzo alla redazione ecumenici@tiscali.it 

 

 

 

Approfondimento religioso:

 

Metodismo


Il metodismo  è un’espressione  del protestantesimo e ha dato vita ad una delle chiese evangeliche più diffuse nel mondo (circa 70 milioni di fedeli), caratterizzandosi ovunque per profonda spiritualità, dinamismo evangelistico e marcata sensibilità ai problemi etici, sociali e politici. 

Esso appartiene ai   “movimenti di risveglio”  (in inglese: revival  o  awakening), che rappresentano una componente spirituale costante  del mondo protestante e si propongono di  riportare la spiritualità evangelica al centro della vita delle chiese, quando queste  appaiono troppo istituzionalizzate o la speculazione teologica rischia di rendere la fede eccessivamente  astratta e lontana dall’esperienza esistenziale del singolo credente. I risvegli non hanno avuto quasi mai intenti scismatici; solo quando la reazione delle strutture ecclesiastiche esistenti ha opposto un muro di conservatorismo senza aperture  è sorta la necessità di creare formazioni autonome.                                                                                            In termini teologici i risvegli rivalutano i principi fondamentali della fede cristiana, basati sulla centralità di Cristo e della Bibbia. Dal punto di vista etico la fede riscoperta  non è semplice  adesione, seppure viva e partecipe, ma comporta un rinnovamento completo della vita personale. Un termine molto usato è “conversione”, che non significa il passaggio  da una chiesa all’altra, bensì il cambiamento da una esistenza dominata dalle suggestioni del “mondo” a una vita che ha come centro la persona di Gesù il Cristo, attraverso una decisione personale e un’esperienza interiore. 

 

La nascita del metodismo

Il movimento metodista nacque nell’Inghilterra del XVIII secolo, per opera di un pastore anglicano, John Wesley (1705-1791), il cui intento originariamente era quello di creare una corrente di risveglio all’interno della Chiesa anglicana, in un’epoca particolarmente delicata e difficile, caratterizzata dalla nascita della rivoluzione industriale. 

Wesley  costituì inizialmente una associazione di studenti ad Oxford, che si prefiggeva di suddividere “metodicamente” la giornata fra lo studio della Bibbia, la preghiera e il servizio ai carcerati e alle persone in situazioni sociali di povertà e abbandono: da qui il nome di metodisti (originariamente dato in senso denigratorio dagli avversari).  In seguito Wesley viaggiò nel Nord America e, attraverso la chiesa dei Fratelli Moravi, si avvicinò  alle radici luterane,  focalizzate nel concetto dell’amore di Dio che perdona e salva per sola grazia mediante la fede, e che offre la sua grazia indistintamente a tutte le creature umane, le quali possono  accettarla o rifiutarla.  

L’esperienza spirituale metodista si basa sulla conversione all’Evangelo e sulla santificazione, cioè la  risposta del credente all’amore di Dio, attraverso un impegno a trasformare la propria vita.

Una felice intuizione di Wesley è che Dio ha dato tutto,  per cui tutto noi dobbiamo dare. C’è dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono e l’impegno verso il prossimo. Da qui deriva la forte inclinazione del metodismo all’intervento nel sociale, che si esplica al di fuori della propria cerchia,  in ogni luogo dove vi sono situazioni di ingiustizia. Significativo il. motto di Wesley “la mia parrocchia è il mondo”. I convertiti alla nuova fede furono anzitutto i derelitti della società, i minatori, i contadini, il ceto povero delle città industriali. Successivamente essa finì per attrarre anche i componenti del ceto medio. 

Fin dall’inizio il metodismo si caratterizzò come movimento essenzialmente popolare, attento al miglioramento dell’uomo nella sua totalità e pienezza di personalità: proprio per questo esso si fuse  con la vita sociale del tempo. Infatti non è possibile predicare la salvezza, l’amore di Dio, la fratellanza in Cristo per ogni uomo,  senza promuovere al tempo stesso l’intento di stabilire una società nuova, che rispetti la dignità, il valore e i diritti di ognuno.Wesley predicò soprattutto in ambiente popolare, organizzando i fedeli in piccoli gruppi (classi).  Vista la scarsa adesione di pastori anglicani,  decise di autorizzare l’uso di predicatori laici, che divennero ben presto una delle strutture portanti del metodismo. La separazione ufficiale del metodismo  dalla Chiesa Anglicana avvenne solo nel 1795, quattro anni dopo la morte di Wesley, che lasciò  un’organizzazione forte di 135.000 fedeli e di 541 predicatori itineranti.

Il metodismo coinvolse dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del mondo. 

 

Caratteri e principi dottrinari

Il metodismo è essenzialmente una fede pratica e non dogmatica;  la teologia metodista ha tuttavia alcuni riferimenti caratterizzanti, che enfatizzano il rapporto personale con Dio.  Anzitutto la salvezza per sola  fede, estesa a tutti i credenti (all’epoca dei grandi dibattiti settecenteschi, Wesley si ispirò all’arminianesimo, contro la dottrina della predestinazione). Inoltre il principio della santificazione, cioè lo sforzo nella ricerca della  perfezione riguardo alla propria condotta, attraverso la fede e soprattutto l’opera dello Spirito Santo, pur nella consapevolezza del condizionamento derivante dalla natura umana.

Il centro della teologia metodista non è quindi il peccato dell’uomo che lo ha reso indegno di fronte a  Dio, ma la grazia di Dio che restituisce a quello stesso uomo la figliolanza per mezzo della fede in Cristo. L’individuo che ha accettato la grazia di Dio e si è convertito al Cristo è una creatura completamente diversa rispetto a prima:  per questo si può parlare di una nuova nascita.

I sacramenti, come per tutte le chiese protestanti, sono solo quelli indicati dai Vangeli: Battesimo e Santa Cena (o Eucaristia), quest’ultima considerata in termini simbolici della presenza spirituale del Cristo.

La creazione di una chiesa istituzionale non contrasta con  il modello dei piccoli gruppi di credenti, che erano già presenti nella chiesa delle origini; così il metodismo prevede l’istituzione di classi, luogo ideale per l’adorazione, l’approfondimento dottrinario e la testimonianza, sia diretta (evangelizzazione) che indiretta (azione nel sociale).

Peculiare caratteristica del metodismo è l’avere, accanto ai pastori consacrati, un rilevante numero di predicatori laici (uomini e donne), i quali svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione e nella predicazione, dopo aver ricevuto una adeguata preparazione teologica. 


Sviluppo mondiale del metodismo. La situazione attuale  

Il metodismo si diffuse rapidamente  in Inghilterra e poco dopo anche  nel Nord America dei pionieri, che presentava  una situazione ambientale assai diversa rispetto all’Europa, grazie in particolare alla massa dei predicatori itineranti ,che si spostavano  soprattutto a cavallo.

Insieme a un imponente lavoro di evangelizzazione si sviluppò l’impegno nelle opere sociali, caratterizzato soprattutto dalla lotta contro la schiavitù. Con la nascita degli Stati Uniti come entità politica e territoriale nacque anche una chiesa metodista indipendente ed autonomamente organizzata.

Il metodismo divenne ben presto una grande chiesa missionaria, diffusa in tutto il mondo, conoscendo  la sua fase di massima espansione durante la seconda metà dell’Ottocento, in parallelo con lo sviluppo della società industriale e piccolo-borghese. Le classi metodiste furono,  in Gran Bretagna, il fulcro in cui si forgiarono le prime organizzazioni sindacali, che poi diedero vita alle  Trade Unions ed ebbero successivamente  anche un riscontro a livello di rappresentanza politica, attraverso il Labour Party.

Il Novecento fu invece soprattutto il secolo delle fusioni, tra le varie chiese che si erano in precedenza formate, sulla base di differenze geografiche, etniche e culturali. In vari casi  i metodisti sono confluiti in “Chiese unite”, fondendosi con altre  denominazioni del protestantesimo, come è accaduto ad esempio in Italia. 

Nel mondo le strutture organizzative delle chiese metodiste sono di due tipi: presbiteriana (basata su una gestione congiunta di pastori e di laici, come in Italia) ed episcopale (basata su una gestione gerarchica,  che ha quale riferimento la figura del vescovo). Va precisato che in questo caso il vescovo metodista non presenta i caratteri carismatici e “monarchici” del vescovo cattolico, perché si tratta di un pastore eletto temporaneamente  da un’assemblea con finalità puramente gestionali.

Oggi il metodismo mondiale, che ha come massima espressione il  World Methodist Council,  è particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno per la “Giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”.  In questo ambito  il metodismo è stato, nella seconda parte del Novecento, una delle principali forze che hanno sconfitto il regime di aparthaid in Sudafrica.


Il metodismo in Italia

In Italia il metodismo approdò in modo stabile solo nel 1861, con l’arrivo dall’Inghilterra del pastore Henry James Piggott (1831-1917), che fondò una chiesa di ispirazione wesleiana. Dopo solo sette anni vi erano già 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi d’istruzione scolastica.               L’unità d’Italia fu la grande occasione attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873  giunse dagli Stati Uniti il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che fondò una chiesa di ispirazione episcopale. Piggott e Vernon si accordarono perché i due rami del metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali. Nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di circoli culturali, di giornali e, soprattutto, con l’assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera, sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto.


I due rami del metodismo, quello inglese e quello americano, si unirono nel 1946 fondando la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia.  Nel 1975 la chiesa metodista si è integrata con la Chiesa Valdese, formando la Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi); ciò ha permesso di avere un unico ruolo pastorale e organismi burocratici settoriali e centrali in comune. Attualmente in Italia la chiesa metodista conta 39 fra comunità e chiese, con 5.000 membri  effettivi e un numero imprecisato di simpatizzanti, una decina di opere sociali e vari circoli culturali. 


(Fonte: chiesa metodista di Milano)







 

 

 

 

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Col pensiero a Los Angeles e a Massimo Consoli

Corrispondenza di qualche giorno fa di Rav Lerner – Traduzione a cura di Roberto Pavan, ebreo riformato che salutiamo con grande affetto e lo ringraziamo per il suo atteso e gradito rientro nella Redazione di www.ecumenici.eu .

Ecumenici diffonde questo scritto in segno di solidarietà alle giovani donne e uomini che stanno manifestando in queste ore nelle strade di Los Angeles e San Francisco contro la negazione in California del matrimonio fra persone dello stesso sesso: i nostri cuori sono con i loro cuori e la nostra lotta è la loro lotta.

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(Ecumenici) Ci sono due questioni  in California che hanno larghe implicazioni sociali che potrebbero sorgere in altre forme e in altri stati nei prossimi anni. Nel mio libro “The left hand of God[1]” approfondisco queste questioni in più grande dettaglio e con più precisione di quanto abbia modo di fare in questa e.mail. Ma nel dare la mia opinione, voglio parlare per me stesso, non per Tikkun o per la rete di Spiritual Progressives, nell’affrontare le questioni che sembrano strettamente divise in California.

MATRIMONIO OMOSESSUALE (La Proposta numero otto, se passasse, vieterebbe che il matrimonio omosessuale venga riconosciuto come un “vero” matrimonio dallo Stato della California).

Dal momento che divenni rabbino, ho sempre celebrato matrimoni omosessuali nella mia sinagoga, sebbene con cambiamenti nella liturgia e nella ketubah[2] (non vengono riconosciuti come ke’dat moshe ve Ysrael[3], ma sono sacri kiddushin[4] e trattati in quanto tali). Per i letterali della Torah e per i fondamentalisti, affermo nel mio libro “Jewish Renewal” che ciò che i fondamentalisti non riescono a fare è proprio leggere le effettive parole letterali: che un uomo non debba giacere con un uomo come giace con una donna. Le parole sono impressionanti poiché nel contesto tutti gli altri comandamenti sul comportamento sessuale sono categorici, e non si qualificano dicendo “nel modo che x sta con y”. Ma in questo caso non esiste un divieto categorico, ma solo un divieto di stare in un qualche modo con un uomo. Così mi trovo d’accordo con la Torah: gli uomini  dovrebbero giacere con gli uomini in modo diverso da come giacciono con le donne, riconoscendo  e onorando l’unicità di tale relazione. Gesù non dice nulla contro gli atti omosessuali. Ma Paolo si scaglia contro, forse intendendo il modo in cui l’omosessualità veniva abusata a Roma in quel tempo. Niente nella bibbia ebraica proibisce il matrimonio gay. E nessuno dei testi religiosi proibisce le relazioni e i matrimoni tra lesbiche.

E allora perché tante storie? Ho cercato di analizzare ciò in Tikkun e nei miei libri, intendo la fonte dell’omofobia. “The left hand of God” dà un contributo alla materia, come “Spirit Matters” e anche “The politics of Meaning”. Secondo me non esiste una ragione legittima per la quale uno stato debba proibire il matrimonio gay. Tutte le presunte ragioni razionali sono evidentemente fasulle – come la prova che le famiglie gay non siano in grado di crescere i figli come le coppie eterosessuali è insufficiente, tranne che per le coppie gay che vivono in contesti sociali dove l’omofobia gioca un ruolo formativo nelle vite dei genitori gay e dei loro figli.  La prova invece che ho maggiormente visto io mostra il contrario – che la fascia di famiglie omosessuali sane e nevrotiche ha la stessa identica distribuzione di quelle eterosessuali, che solitamente affrontano gli stessi seri problemi  che ognuno ha nel mantenere relazioni d’affetto in una società che privilegia l’egoismo e il materialismo.

Non esiste una ragione legittima per negare agli omosessuali gli stessi diritti concessi agli eterosessuali in ogni  contesto, ciò incluso il matrimonio. Ma negare tali diritti è proprio ciò che la Proposta numero otto cerca di fare.

(…)

Rabbi Michael Lerner

Editore di Tikkun Magazine (www.tikkun.org )

 

 

In ricordo di Massimo, un amico di molte persone libere.

 consoli

 

Il 4 novembre 2007 e all’età di 62 anni veniva a mancare all’ospedale san Raffaele di Velletri, a causa di un cancro al colon che lo aveva colpito nel 2001, il fondatore del movimento gay italiano Massimo Consoli.

Ho conosciuto Massimo il 16 novembre del 1996 ad una inaugurazione del circolo del Partito della Rifondazione Comunista a S. Maria delle Mole (frazione del Comune di Marino dove anche Massimo viveva), e sin dalla prima volte che lo vidi, mi resi subito conto di aver incontrato una persona di una cultura immensa e di una umanità incredibile.

 Da quel giorno abbiamo avuto una totale assonanza di idee e una assidua frequentazione fraterna spezzata solamente dalla sua prematura morte. La comunità varia italiana (come Massimo amava definire il variegato mondo gay), ha perso la persona più lucida dal punto di vista politico, culturale ed umano, che abbia mai avuto. Un uomo che per questa comunità tanta vituperata dall’ignoranza del razzismo omofobico, figlio di una società profondamente condizionata dall’odio del Vaticano verso i gay, ha combattuto mille battaglie molte delle quali nella quasi completa solitudine. 

Questo pioniere del movimento gay italiano si è sempre contraddistinto proiettando all’esterno la sua proverbiale etica politica, difendendo contro anche gli stessi rappresentanti istituzionali del movimento, i suoi ideali senza cedere mai a nessun tipo di compromesso al ribasso e a nessuna svendita delle sue rivendicazioni. Una persona integerrima verso se stesso e nei rapporti con gli altri e profondamente innamorato della vita.

 Delle sue battaglie politiche a favore del raggiungimento dei diritti dei gay parlano abbondantemente i suoi libri che speriamo verranno letti dalle nuove generazioni di ribelli, quindi su questi temi invito i lettori interessati alla conoscenza del Consoli pensiero, a leggere i seguenti testi: Affetti Speciali (Massari editore), Homocaust (Kaos edizioni), Killer Aids (Kaos edizioni), Indipendece gay  (Massari editore), Bandiera gay (Fabio Croce editore), Manifesto gay (Mala tempora edizioni). Ma oggi nel ricordare Massimo attraverso queste poche righe, vorrei a quanti non hanno avuto la possibilità di conoscerlo e ai giovani che iniziano per curiosità ad incontrare per la prima volta Massimo attraverso i suoi scritti, presentare il Consoli quotidiano come il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere.

Molte volte delle persone pubbliche che di se stesse hanno fatto parlare libri e giornali di tutto il mondo come nel caso di Massimo, ci facciamo una visione idealistica che il più delle volte non corrisponde  alla realtà. In questo devo dire che per me è stata una piacevole sorpresa scoprire il Consoli privato, quello di tutti i giorni, come una persona semplice ma allo stesso tempo anche molto orgoglioso di se stesso, sicuramente un egocentrico ma nel senso positivo del termine, un ottimo cuoco e buongustaio.

La sua dimora era, prima della ristrutturazione avvenuta dopo aver adottato Lorenzo, il figlio da lui sempre sognato, una casa piena di libri, in ogni angolo della stessa sempre aperta ai vari viandanti del movimento dove spesso e volentieri chi si presentava a casa Consoli senza preavviso, vi trovava soprattutto a pranzo, Anselmo Cadelli, Riccardo Peloso, Enrico Verde, Luigi Ferdinando (detto la Phonola), Antonio di Giacomo, tutti insieme appassionatamente a discutere del più e del meno tra il serio e il faceto.

 Era una festa ogni volta che si andava a casa Consoli, dove si poteva consultare l’archivio gay più grande d’Europa, leggere i suoi numerosi libri, discutere con lui per ore su ogni tipo di argomento (ad eccezione di quelli sportivi), prendere visione in anteprima come a me è capitato molte volte di fare, dei libri che stava scrivendo sui quali con molta umiltà ti chiedeva sempre un parere o un consiglio.

Dire che Massimo mi manca è dire poco, ma non credo di dire una ovvietà se sostengo che la perdita di un intellettuale come Massimo sia una perdita non solo per il movimento gay ma per l’intera umanità che non potrà più leggere le sue lettere, articoli, libri estremamente documentati con i quali ha decisamente contribuito ad abbellire il mondo per liberarlo da ogni sorta di schiavitù.

Ci manchi papamax, ci manchi come intellettuale, come studioso, come rivoluzionario incallito, ma soprattutto sento la tua mancanza come eterosolidale che non si sente più chiamare stella del paradiso. 

 

L’eterosolidale Andrea Furlan.

 

Il Guado – Gruppo di ricerca su Fede e Omosessualità

Via Soperga 36 – Milano – Telefono 3463081901 – Email: gruppodelguado@gmail.com

Venerdì 7 Novembre ore 21.00 – Sede di Via Soperga 36 – Milano
La finestra di fronte
di Ferzan Ozpetek

Giovanna, una giovane donna sposata e con due figli, si ritrova in casa un uomo molto anziano che ha completamente perso la memoria. Cercando di ricostruire la sua identità e il segreto del suo passato, Giovanna con l’aiuto di Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte, scopre piano piano che lei stessa ha smarrito il ricordo dei propri sentimenti e delle proprie passioni. L’indagine su quell’uomo misterioso diventa così per Giovanna una vera e propria indagine su se stessa, in un mondo che sta perdendo la capacità di riconoscere la forza dei sentimenti più profondi.

Per saperne di più vai sul nostro sito: http://www.gaycristiani.it/

 

 

 

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[1] “La mano sinistra di Dio” (N.d.T)

[2] Il contratto matrimoniale ebraico (N.d.T)

[3] “in accordo con la legge di Mosè e Israele”, in questo modo viene definito un matrimonio ebraico (N.d.T)

[4] Prima fase del processo matrimoniale, riconosciuto comunemente come “fidanzamento”, anche se formalmente molto più vincolante di un fidanzamento inteso all’occidentale. (N.d.T)

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