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Migranti: ora arrivano le donne e i bambini

Se lo scorso anno erano uomini il 72% di chi attraversava il Mediterraneo, da gennaio i dati si sono invertiti

Settembre 2015: all’epoca, nell’affermare a torto che il 99% dei rifugiati che stava attraversando il Mediterraneo era di sesso maschile, Marine Le Pen attirò l’attenzione dei mezzi di comunicazione sulla reale composizione della migrazione in atto. I dati forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, l’Unhcr, indicano che da gennaio a settembre 2015 gli individui di sesso maschile sono stati la maggioranza, il 72% degli arrivi, contro il 13% di donne e il 15% di bambini. Da fine anno la tendenza è però mutata. Da gennaio infatti donne e bambini sono diventati il 57% dei migranti in fuga dagli orrori della guerra.

Come già per il 2015, l’agenzia Onu dimostra inoltre che la quasi totalità di chi lascia la propria abitazione, l’85%, ha effettivamente diritto al titolo di rifugiato perché vittima di persecuzione nei propri paesi. Nei primi due mesi del 2016 proviene dalla Siria il 42% dei profughi, dall’Afghanistan il 27%, dall’Iraq il 17%.

Segue la tragica conta delle vittime, che nel 2015 ha toccato la scioccante cifra di 3771 unità. Nei primi due mesi scarsi del 2016 la drammatica contabilità ha già superato quota 400 e gli sbarchi sono stati oltre 130 mila, dopo che nel 2015 per la prima è stato superato il muro del milione. Un’ecatombe senza fine, stigmatizzata anche in una sezione ad hoc del nuovo rapporto di Amnesty International appena pubblicato, in cui non si risparmiano critiche all’Unione Europea, area geografica di oltre 500 milioni di abitanti, fra le più ricche del pianeta eppure totalmente incapace di fornire risposte serie e credibili alla sfida, con l’eccezione della Germania, capace di attuare un vero piano di accoglienza.

Dal primo gennaio al 28 febbraio sono sbarcati in Italia 9 mila persone, contro le 120 mila giunte in Grecia; nel nostro Paese divergono le nazioni di partenza. La fa da padrone l’Africa, la Nigeria in primis con il 17% degli arrivi, seguita da Gambia, Guinea e Senegal. Sulle nostre sponde gli uomini sono ancora la stragrande maggioranza, il 79% del totale. Quindi è dal Medio Oriente in fiamme che stanno fuggendo le donne e i bambini che tentano il passaggio dalla Turchia alla Grecia.

I dati dell’Alto Commissariato, costantemente aggiornati, possono essere visionati a questo link.

Foto By GgiaOwn work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45303281
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I battisti di Livorno nel solco di M.L. King

Come cristiani appartenenti alla comunità Battista di Livorno, preoccupati per l’aumento di episodi di intolleranza e violenza razzista verificatesi nel nostro paese negli ultimi mesi, abbiamo aderito alla campagna contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro “NON AVER PAURA – APRITI AGLI ALTRI – APRI AI DIRITTI”.

Il 2 luglio il governo italiano, che spesso fa leva sui principi cristiani sui quali fonda le sue battaglie, ha approvato definitivamente la legge sulla sicurezza; a questo proposito vogliamo esprimere la nostra rinnovata preoccupazione per la sorte di tutte quelle persone che emigrano nel nostro paese per cercare un futuro migliore, persone in fuga da miseria, guerre e persecuzioni, molte delle quali sono state respinte, come abbiamo visto, poche settimane fa in Libia, senza che della loro sorte si sia saputo più nulla. La nostra coscienza di cristiani/e che si fonda sulle Scritture ci spinge all’accoglienza dello straniero: “Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio” (Levitico 19, 33-34). Condividiamo il giudizio di Franca Di Lecce, direttrice del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) che si esprime così: “ L’approvazione del disegno di legge sulla sicurezza è una grave sconfitta culturale per l’intero paese. Si punisce non chi commette reato ma una semplice condizione esistenziale: essere migrante e aspirare a un futuro migliore è ora un crimine. Inoltre con la nuova legge il riconoscimento dei figli, il matrimonio, l’effettiva possibilità di essere curati senza paura di essere denunciati, il trasferimento di danaro nel proprio paese e tutti gli atti civili saranno subordinati al permesso di soggiorno, che sarà sempre più difficile da ottenere e così facile da perdere, grazie al sistema dei punti, ai costi sempre più alti, a improbabili indici di integrazione da raggiungere…….In questo contesto non è rincuorante la proposta di un provvedimento di urgenza sulla regolarizzazione delle colf e delle badanti. Da un lato ci si preoccupa delle famiglie italiane, e dall’altro lato si restringono i diritti delle famiglie dei migranti. Oltre a sentirlo come un rattoppo, è un tentativo di distrazione dalla legge disumana appena approvata ed è pericoloso per il messaggio che lancia: si salva chi serve i signori. La cultura della solidarietà e dei diritti su cui abbiamo fondato la nostra democrazia lascia il posto alla cultura della sudditanza e dell’umiliazione…..”

 Siamo convinti/e che ci sono momenti nella storia in cui siamo chiamati/e a decidere da che parte stare e quale legge seguire: la legge degli uomini o la legge di Dio?? Anche a questa domanda troviamo risposta nel libro degli Atti (cap.5,29): “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini”, così come hanno risposto nel passato i tanti credenti perseguitati per la loro fedeltà alle Scritture.

 Anche l’art. 16 della confessione di fede delle chiese Battiste in Italia è orientata in questo senso:   “……Il ruolo della Chiesa di Cristo, distinto e separato da quello dello Stato, consiste nel perseguire la propria missione ora in coordinazione, con gli ordinamenti dello Stato, ora in contestazione delle sue degenerazioni che limitano la libertà e corrompono la giustizia”.  Noi pensiamo che come cristiani siamo chiamati dalla Parola dell’evangelo a stare dalla parte degli ultimi, di quelle donne e quegli uomini, cui vengono negati i diritti, che vogliamo chiamare con i loro nomi: Abdul-Nabruka-Vira-Irina-Mohamed-Murabu-Lena…………

Perciò vogliamo rifiutare la logica prodotta da una strategia della paura che porta a una tragica anestetizzazione dei sentimenti e delle coscienze – cosi prosegue Di Lecce – proprio a partire dall’elaborazione di quel dolore che proviamo per quelle storie di diritti negati, di vite spezzate e umiliate, di coscienze dilaniate, per cambiare questa società avvelenata, malata e anestetizzata. Invertiamo la rotta, è il tempo della disobbedienza civile.

 Vorremmo anche, tramite queste parole che esprimono la nostra posizione, rivolgere un appello a tutte le comunità religiose, associazioni laiche e comitati impegnati sul territorio, che si sentono chiamate alla cultura della solidarietà e dell’inclusione, al fine di realizzare una rete di confronto, collaborazione e appoggio reciproco, sollecitati/e dalle parole di M.L.King “ Non ho paura delle parole dei violenti ma del silenzio degli onesti”

 

Comunità Battista di Livorno

Via del Vecchio Lazzeretto

 

 

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Premier: aderisce anche Ecumenici

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio sui rinvii di migranti e richiedenti asilo verso la Libia

 

Le organizzazioni firmatarie, appartenenti al Tavolo Asilo, si appellano oggi pubblicamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere attenzione verso i diritti umani e il diritto d’asilo, il quale risulta profondamente a rischio a seguito della politica perseguita dall’Italia nel Mediterraneo.   

 

Tra il 6 e l’11 maggio, unità navali Italiane hanno rinviato forzatamente in Libia alcune centinaia di persone – 471 secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno al Senato il 25 maggio – dopo averle intercettate nelle acque del Mediterraneo.

 

A riguardo, intendiamo innanzitutto esprimere la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato tali operazioni. Non si ha notizia che riguardo alle persone trasportate in Libia sia stata rilevata la nazionalità, l’eventuale minore età, l’eventuale stato di gravidanza delle donne, o la possibile richiesta di protezione internazionale, così come non risulta che siano state accertate le condizioni di salute.

 

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che tra le persone riportate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale. In proposito è utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione (fonte: Ministero dell’Interno). 

 

Inoltre, secondo fonti di organizzazioni non governative, da maggio 2008 a febbraio 2009 sono stati circa 2000 i minori stranieri non accompagnati arrivati via mare a Lampedusa e negli ultimi anni sono aumentate le donne in gravidanza e i migranti con patologie legate alle condizioni di viaggio via mare come traumi, ustioni, ferite. Di conseguenza riteniamo che, assieme a persone bisognose di protezione internazionale, tra i migranti rinviati in Libia potessero esservi minori non accompagnati e persone bisognose di cure mediche.

 

La Libia è un paese che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non ha offerto sinora alcuna protezione a migranti e rifugiati, quindi non può essere considerata un posto sicuro.

 

La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani o degradanti, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e il Testo Unico sull’immigrazione della normativa italiana vietano le espulsioni, i respingimenti e ogni forma di rinvio, diretto o indiretto, verso luoghi nei quali esista un serio rischio che le persone rinviate possano essere vittime di tortura,  persecuzione, altre gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati o condizioni di violenza  generalizzata. Gli obblighi sanciti in questi strumenti internazionali e richiamati dalla normativa nazionale sono inderogabili e debbono essere sempre rispettati dalle autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere e contrasto all’immigrazione irregolare, anche quando operano in zone extraterritoriali.

 

L’allontanamento di persone dalle coste europee, direttamente dal mare, senza aver dato loro accoglienza e assistenza medica a terra, rappresenta inoltre una violazione di principi umanitari, tenendo conto che queste persone hanno effettuato un viaggio lungo e pericoloso, in condizioni estreme.

 

Riteniamo sia da accogliere con favore la possibilità che, anche con il contributo dell’Italia e dell’Unione Europa, si possa costruire un sistema di asilo in paesi esterni all’UE fortemente investiti da flussi migratori, come la Libia. Tuttavia, ciò non può condurre all’ipotesi di demandare a paesi terzi l’esame delle domande di asilo presentata da rifugiati che intendono chiedere protezione all’Italia e ad altri paesi europei. Il presupposto ineludibile del rispetto del diritto d’asilo nel diritto internazionale è infatti rappresentato, in primo luogo, dal diritto di accesso dei rifugiati al territorio dei paesi ove essi intendono chiedere protezione e l’esame delle domande di protezione internazionale deve sempre avvenire sotto la piena giurisdizione di tali stati.

 

Vorremmo infine segnalare che a oggi, nonostante le ripetute richieste di trasparenza, non sono stati resi pubblici gli accordi tecnici in materia d’immigrazione stipulati tra  Italia e Libia negli ultimi anni.

 

Le associazioni firmatarie si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga ripristinato il rispetto del diritto internazionale.

 

Chiediamo che sia assicurata una prassi basata sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili tra cui i richiedenti asilo, le vittime di tratta e i minori e che i migranti intercettati vengano portati a terra in Italia dove possano essere identificati, presentare richiesta di protezione internazionale e ricevere adeguate cure mediche, con un’analisi dei casi individuali svolta in conformità con le norme vigenti.

 

Roma, 10 giugno 2009

 

 

 

Amnesty International Italia

Associazione ARCI

ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)

Associazione Progetto Diritti

Associazione Senza Confine

Casa dei Diritti Sociali

Centro Astalli – JRS Italia

FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia)

CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati)

Centro Ex Canapificio – Castevolturno

SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni)

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Presidio a Milano

Oggi al Consolato libico di Milano (p.zza Diaz),

 alle ore 18.00,

presidio

contro la politica dei respingimenti di migranti e rifugiati,

in occasione della visita in Italia di Gheddafi

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Donne in movimento

PROGETTO NAUSSA E ARCILESBICA MEDITERRANEA BARI
Insieme nella preparazione dell’ incontro con
 Don Franco Barbero a Bari l’11-12 maggio

 

Si inaugura così nel capoluogo pugliese una nuova stagione di confronto sulla tematica “Omosessualità e Spiritualità”, invitando Don Franco Barbero a presentare il suo libro “Omosessualità e Vangelo”: un’occasione  per chiarire alcuni punti fondamentali del messaggio evangelico rispetto ad una questione così tanto dibattuta…

Per Progetto Naussa – Laboratorio Lesbico di Spiritualità – è un punto forte di arrivo, dopo due anni di impegno nel cercare di prospettare una via ‘spirituale’ più autentica e ’nostra’ ed aprire così spazi di dialogo con alcune donne lesbiche di Bari, quelle mostratesi più interessate all’argomento. Questo purtroppo – urge sottolineare – non è diventato così ‘ostico’, a causa dello Spirito Santo! – permettetemi l’ironia intrinseca nel gioco di parole -, ma a causa delle posizioni storiche e formali delle gerarchie cattoliche, nonché della protratta assuefazione popolare a standard educativi e culturali impartiti. Comunque, accolliamoci tutte e tutti la responsabilità storica di questo divario, e cerchiamo di rimetterci in cammino verso la Verità.
Oltre il punto di arrivo, torna ad essere, questo, un punto di partenza per gli sviluppi che questa iniziativa sta già provocando in noi, ora , mentre ci affaccendiamo a prepararla, e, successivamente, come frutto dell’elaborazione di questa esperienza di confronto tra noi, donne lesbiche credenti e non, gli altri e le altre partecipanti e don Barbero.
Ne risulterà un’ulteriore impegno in questo senso per Progetto Naussa – salute della sottoscritta permettendo!
In fase di preparazione, stiamo registrando tanto entusiasmo e confronto dentro Arcilesbica, per le motivazioni e le modalità con cui procedere. Devo ricordare che in questo lavoro siamo affiancate anche dalla collaborazione del gruppo cristiani omosessuali Rosa di Gerico e Biblioteca Vivente. I contributi che ne vengono, in fase di preparazione dell’evento, sono tanti e, certamente, nell’incontro con esperienze e vissuti diversi, non possiamo che celebrare la gioia di stare insieme, approfondire la conoscenza reciproca e quindi far qualcosa che possa rendere questa vita, già così difficile e aspra, un po’ più gioiosa e solidale!

L’impegno primario di Progetto Naussa è ora risolvere l’apparente e millantata distanza-incompatibilità tra dimensione spirituale e vita lesbica, chiarendo tanto per iniziare, l’infondatezza della condanna ‘spirituale’ proprio a partire dal vangelo stesso, dove non compare alcuna esplicitazione in questo senso…. Al contrario, da un’attenta lettura, che chiunque può fare, emerge sempre e chiaramente solo un fatto da parte di Gesù :
la sua assoluta determinazione a rompere pregiudizi e categorie umane, per affermare un solo principio, quello dell’amore incondizionato.

L’incompatibilità non sussiste tra essere ‘spirituale’ o essere omosessuali/lesbiche o quello che si vuole…, ma tra l’essere amorevoli e solidali da un lato e dall’altro – all’opposto! – l’essere offensive/vi e violente/ti. A questo punto chi è in difetto per primo è proprio chi pretende di essere l’erede formale di quel Gesù, così ricco nel Cuore, quanto povero nell’esteriorità.  Progetto Naussa sostiene la necessità di fare una differenza tra Vita di Gesù e pratica cattolica apostolica e romana… esortare a usare il senso critico per non perdere il tesoro più grande racchiuso nella Spiritualità : l’unica vera inesauribile fonte di Energia e di guarigione dalle nostre più profonde e radicate sofferenze, dai nostri vizi, non di sesso, ma di mente, dai nostri pensieri inutili e violenti, egoisti e prepotenti. A questi veri mali solo l’Amore Giusto può porre rimedio: questa è l’unica ‘fede’ che può avere un senso e un’utilità, questa è la vera spiritualità, una spiritualità che migliori la qualità della nostra vita, ci renda più leggere/ri, la vera ‘rissurrezione dei corpi nei corpi… un inizio!’

“Il Regno è qui e non lo vedete”… diceva Gesù, esortandoci ad andare oltre le mere apparenze… a cogliere l’Invisibile nel visibile, la ‘parte’ spirituale in noi stesse/si, e il ‘significato’ spirituale in tutto il resto.

Dal vangelo gnostico di Maria (vangelo giudicato eretico dai cattolici e da loro.… fatto sparire!, fin quando non ne furono ritrovati alcuni frammenti a fine ottocento – Papiro di Berlino, 1896), vi propongo una riflessione sul seguente passo:

Ciò detto il Beato li salutò tutti e disse: “La pace sia con voi! Abbiate la mia pace!  STATE ALL’ERTA PERCHE’ NESSUNO VI INGANNI CON LE PAROLE…vedete qui o vedete là. Il figlio dell’uomo è infatti dentro di voi. Seguitelo, chi lo cerca lo trova. Andate dunque e predicate il vangelo del regno.  NON HO EMANATO ALCUN PRECETTO ALL’INFUORI DI QUELLO CHE VI HO STABILITO; NE’ VI HO DATO  ALCUNA LEGGE, COME UN LEGISLATORE, AFFINCHE’ NON VI CAPITI DI NON ESSERE CAPITI”
Ciò detto se ne andò.
……….
Essi rimasero tristi e piangevano forte.
S’alzò Maria e disse “non piangete, la sua grazia sarà con voi tutti e vi proteggerà”………… Così dicendo Maria volse al bene la loro mente……

Tratto da ‘Tutti gli Apocrifi del nuovo Testamento’ a cura di L.Moraldi, ed. Piemme

E ora vi attendo sul sito di Progetto Naussa, per aggiornamenti sui lavori o, meglio ancora a Bari, perché no? di persona, in occasione delle nostre iniziative. Per ulteriori dettagli:

INFO:   Progetto Naussa   www.naussa.altervista.org  
        

 

 

 persone1

Complimenti a Gruppo Ecumenici e agli amici di Maurizio Benazzi per le tantissime firme raccolte per l’abolizione della pena di morte in Iran contro il mondo LGBT: rispettivamente 2 e 3 recruiter internazionali

 

 

Marinella Pepe

 

LA PRATICA

DELLA DISTINZIONE

Uno studio sull’associazionismo

delle donne migranti

 
“Generazioni”  – pp. 290 – euro 15,00
 

In un contesto epocale di profondi e irreversibili cambiamenti un ruolo decisivo è svolto dalle migrazioni transnazionali, le quali intervengono ridisegnando gli equilibri globali e gli assetti locali. In particolare, tre processi si intrecciano articolando ancora di più lo scenario: la femminilizzazione dei flussi migratori; l’emergere crescente del ruolo della società civile; il protagonismo esercitato dai nuovi arrivati, che nella pratica associativa danno saggio di creatività e di capacità di autorganizzarsi. Il testo si sofferma su tali questioni, mettendo in luce i risultati relativi alla ricerca sull’associazionismo delle donne migranti. Lo studio empirico – condotto partendo da una cornice teorica sul tema ed eleggendo quale prospettiva d’analisi privilegiata il modello di Pierre Bourdieu, così come proposto ne La distinzione – ha preso in esame, grazie ad un approccio biografico, le modalità attraverso le quali la pratica associativa viene tematizzata dalle migranti stesse. Dallo studio emerge come un diverso capitale biografico dia corpo a esperienze associative profondamente distinte per contenuti e per obiettivi (le Streghe, le Fate, le Nomadi, le Tessitrici). Desiderio di cura e bisogno distintivo, poi, accomunano i diversi vissuti, configurando la pratica associativa come un’esplicita risorsa di senso in un’epoca di legami deboli.

 

Marinella Pepe, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Roma Tre, è dottore di ricerca in Servizio sociale. Si occupa di processi culturali e migratori, laicità e dialogo interreligioso; su queste tematiche ha pubblicato saggi in riviste scientifiche. Ha curato, insieme a C.C. Canta, Abitare il dialogo. Società e culture dell’amicizia nel Mediterraneo (F. Angeli 2007).

 

 

Indice

 

Prefazione, di C.C. Canta

 

1. Introduzione

 

I. UNO SGUARDO TEORICO

2. Dalla crisi al kairòs. 3. Dinamiche migratorie

 

II. DENTRO LA RICERCA

4. Il disegno della ricerca. 5. Questioni di metodo. 6. L’oggetto della ricerca.

7. Il modello teorico di Pierre Bourdieu

 

III. LA PRATICA DELLA DISTINZIONE

8. L’associazionismo delle donne migranti: uno sguardo introduttivo.

9. Gli aspetti convergenti . 10. Gli snodi nei percorsi di vita. 11. Le tipologie associative

 

IV. conclusioni

12. Un universo multiforme

 

Riferimenti bibliografici e sitografici

 

Edizioni Unicopli, via Festa del Perdono 12, 20122 Milano

tel. 02/42299666, redazione@edizioniunicopli.it

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Una Bibbia quale segno di condivisione

Ecumenici offre in questa settimana a chi ne fa semplice richiesta in redazione e solo ai suoi lettori a titolo gratuito il testo della Bibbia. L’esperienza già fatta nello scorso Natale ci ha dimostrato che purtroppo non in tutte le case è presente il testo di maggior riferimento delle nostre discussioni e scritti.

E’ un modo per sperimentare insieme la condivisione delle Scritture, anche in vista dell’apertura alle altre culture e alle altre religioni. Le richieste saranno raccolte fino a domenica prossima e sono indirizzate a coloro che non posseggono già il testo. Trattasi della versione Nuova Riveduta che contrariamente ai testi cattolici in commercio, è conforme anche al canone ebraico, per il primo testamento.

Sul tuo comodino può esserci ora un testo di preghiera e di studio che ti accompagna. Per altri uno strumento di analisi e di critica, col quale è necessario sempre confrontarsi.

La consegna dei libri sarà comunicata in un secondo momento, appena avremo spedito l’ordine.

Buona lettura della Bibbia ai cristiani, agli ebrei, agli islamici, ai buddisti e ai non credenti.

Maurizio Benazzi

Nel frattempo Ecumenici vi invita a firmare la petizione nazionale di www.nonaverpaura.org  – La Pasqua deve iniziare dal tuo cuore e dalla tua mente: il resto lo fa lo Spirito Santo per allontanarti dal male e dalle strumentalizzazioni politiche contro gli immigrati e i migranti.

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La trilogia dei Migranti

( ripresa e rielaborazione di scritti sulle morti nel Mediterraneo )

vai verso un porto caldo
azzurro d’orizzonte africano
scalino estremo dove s’infrange l’odio
a poveri migranti
occhi pensosi
corpi avvolti da nera pelle
ora di plastica obitoriale
buttati per mare
come giacinti odorosi e bianchi
galleggianti cuscini di speranza
per gli oceani e i mari turchesi
muti nel silenzio dei flutti
notturni
e assolati
poi ossa.

II

Corpi di tiepida pelle
oscillano caldi di sole
rappresi in mani di fede
coperti di alghe serene
stridii in alti libecci
in eco d’alici scintille d’argento
volteggiano chiari in crani pelosi
quell’osso tra muscoli rosa
lividi sciolti
il globo dell’occhio assente nel vuoto che guarda
opaco fissare del mare
risucchi tra scogli e bitumi
impasti di sangue ormai bianco di sale
alcune decine di mani
rallentano il calmo ritmare del mare
misurate danze uguali per tutti
riportano corpi supini e rigonfi
in culle scure di acque profonde
la luna stanotte accarezza
furiosa matrigna
gli aliti impressi sui volti

III

sbarcano i migranti
alcuni in tute bianche
cordone sanitario obbligatorio
accolti come nuova peste
su spalle spaziose luoghi dell’abbraccio
e dell’amore tolto
pianure nel ricordo
eppure fertili
coste
e poi il deserto
che ora e’ mare
sfavillante catino
terribile invaso
nascondi geloso
nelle tue profonde
sabbiose fosse
falangi rosa e paguri ricurvi
napoli 31 marzo 2008 ( in ricordo dei migranti morti in mare ieri sera )

pino de stasio
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I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi

La presente pubblicazione è autorizzata dall’autore per Ecumenici. Si ringrazia vivamente.

 

Pasqua, un assaggio di futuro di Anna Maffei

 

Affondiamo in questa settimana il nostro pensiero, in verità tutto l’essere nostro nel groviglio degli eventi che portarono Gesù alla morte della croce e troviamo il tempo di restare un po’ in silenzio a considerare come il buio di quel giorno di morte poté aprirsi alla luce della vita il primo giorno della settimana di tanti secoli fa.

 

Ci sono parole scritte ancor prima dei Vangeli, parole contenute nei salmi o nei libri profetici che aiutarono gli evangelisti a scrivere la passione di Gesù. Se leggiamo il salmo 22, per esempio, o il salmo 69 o i canti del servo del Signore nella seconda parte del libro di Isaia, sentiamo tutto il dolore e la sofferenza di uomini e donne di fede, ma anche il loro senso di abbandono, di umiliazione, lo stesso che poi Gesù avrebbe vissuto negli ultimi giorni della sua vita con una intensità e una concentrazione inaudita. La scelta di quelle parole fatta da Marco, Matteo, Luca e Giovanni per descrivere quello che Gesù dovette patire significa qualcosa che ha valenza definitiva: Gesù fu da essi accostato all’esperienza diffusa e universale della sofferenza inflitta agli innocenti. Di più. Egli non vi fu soltanto accostato, egli la visse, come nato di donna la vive, la rappresenta davanti a Dio e, come figlio di Dio, l’assume su di sé.

 

Parole di dolore come quelle contenute in questi testi antichi continuano anche oggi ad esprimere la solitudine degli innocenti, l’abbandono che i perseguitati e gli umiliati avvertono. Abbandono che brucia perché riguarda le persone più care, a volte, che voltano le spalle e fanno finta di non sapere, abbandono che sembra coinvolgere perfino Dio.

 

Ma io sono un verme, non un uomo, l’infamia degli uomini e il disprezzato dal popolo. Chiunque si vede fa beffe di me… Ma tu Signore non allontanarti… (Salmo 22, 6, 7,19)

 

Uomini, donne, bambini che affogano a pochi metri dalle nostre coste o che vengono scacciati come cani dal nostro paese, giovani donne stuprate nelle proprie case, umiliate e violate come trofei di guerra, bambini abbandonati alle malattie per la mancanza di tutto, rom lasciati marcire in discariche piene di topi, persone accusate ingiustamente, torturate e uccise solo perché hanno detto la verità su qualche intoccabile… Quale abbandono!

 

Sono un verme, non un uomo…

 

A volte la nostra stessa devozione religiosa ci porta a separare i patimenti di Cristo dalla realtà che ci circonda. Ebbene, Gesù il Cristo grida a Dio l’ingiustizia subita e chiede giustizia al cielo. E nello stesso istante Egli svela a noi che Dio non è stato mai tanto vicino!

 

Se dopo l’abisso dell’ingiustizia subita c’è una mano che ti rialza e ti solleva, se dopo il buio pesto del trionfo della menzogna la verità viene fuori in una luce nuova, se la morte violenta non è l’ultima cosa che rimane di un giusto assassinato, allora facciamo esperienza di risurrezione.

Sono anticipazioni di grazia, assaggi di quello che verrà.

 

E un’anticipazione di grazia fu il rivedere Gesù vivo il terzo giorno.

Gesù risorto è la giustizia di Dio che si compie contro ogni ingiustizia.

Gesù risorto è la verità gridata sui tetti della storia.

Gesù risorto è la fine della potenza effimera dei violenti e degli indifferenti.

Gesù risorto è la possibilità di perdono offerta a tutti per ricominciare.

 

Ma la fede nel Gesù risorto non è scontata. Non lo era ieri, non lo è oggi.

A volte dubitiamo…

E allora, leggiamo e rileggiamo i testi della fede, facciamo che queste parole siano più forti di tutte le altre parole, chiediamo allo Spirito in preghiera di scolpirle indelebilmente nel nostro cuore.

 

Io lo loderò in mezzo all’Assemblea… perché non ha disprezzato l’afflizione del sofferente, non gli ha nascosto il suo volto, ma quando ha gridato a lui, Egli lo ha esaudito (Salmo 22, 22, 24)

 

Buona Pasqua di resurrezione a tutti!

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L’informazione oscurata

Ecumenici fa proprio l’appello pubblico della comunità di Tikkun in favore di una preghiera per il rabbino Lerner , ammalato di tumore. Lo amiamo come difensore delle libertà civili e democratiche, della Pace e della non violenza, in favore della Giustizia e dell’ambiente. Nell’ultima campagna elettorale americana i suoi ripetuti interventi, in favore del Presidente Obama, ci hanno perfino commosso per il generoso slancio e le diverse iniziative di sensibilizzazione. Siamo con Lui vicini in questo momento di prova e di sofferenza. Siamo anche certi che troverà la solidarietà in tutti i continenti e parole di stima sincera in persone di ogni credo religioso. Semplicemente fra amici, senza distinzione alcuna. Forza e coraggio Rabbi Lerner!

 

Pacchetto sicurezza e immigrazione. Cosa cambia?
di FEDERICA BRIZI

Perchè finalmente ci si informi e si sappia cosa sta succedendo.

Disegno di Legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”

Approvato lo scorso 5 febbraio dal Senato della Repubblica con 154 voti favorevoli e 114 contrari
Il testo è passato ora alla Camera. Prima si dovranno esprime sul testo le commissioni riunite I Affari Costituzionali e II Giustizia, poi il disegno di legge verrà discusso in assemblea.

L’impostazione di tutto il pacchetto sicurezza è discriminatoria e persecutoria, produrrà sempre maggiore marginalità ed esclusione e dunque insicurezza. Inoltre inibirà, attraverso una serie di norme inutilmente vessatorie, quei percorsi di integrazione faticosamente avviati da migranti che risiedono regolarmente in Italia e contribuiscono al suo benessere.
Il pacchetto sicurezza sancisce un pericoloso passaggio dalla cultura dei diritti e della solidarietà alla cultura del sospetto e della delazione.

Elementi di particolare preoccupazione contenuti nel disegno di legge sono:

Matrimoni e cittadinanza italiana
L’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio potrà avvenire, dopo due anni di residenza nel territorio dello Stato (dopo il matrimonio) o dopo tre anni nel caso in cui il coniuge si trovi all’estero. Tempi dimezzati in presenza di figli. Le precedenti disposizioni prevedevano un termine di sei mesi. Sarà poi necessario il pagamento di una tassa di 200 euro. Ulteriore stretta sui matrimoni con una modifica al Codice Civile che prevede l’introduzione dell’obbligo di esibire il permesso di soggiorno.

Soppressione del divieto di segnalazione
I medici ed il personale ospedaliero potranno segnalare all’autorità competente, ai fini dell’espulsione, gli stranieri senza permesso di soggiorno, ed in possesso quindi della tessera Stp, che si recheranno presso le strutture ospedaliere. E’ a rischio il diritto alla salute, garantito dalla nostra Costituzione a ognuno a prescindere dalla sua condizione giuridica. Gravi, inoltre, sarebbero le ripercussioni in termini di salute pubblica e l’inevitabile ricorso a canali sanitari paralleli che si verrebbero a creare, favorendo le organizzazioni criminali.

Ingresso e soggiorno irregolare
Si introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare ma senza che questo comporti l’immediata incarcerazione. E’ prevista un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro, oltre all’espulsione. Inoltre è prevista la possibilità di rimpatrio senza il rilascio del nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria competente.

Iscrizione anagrafica
Sarà richiesta per l’iscrizione o la variazione della residenza anagrafica, la certificazione dell’idoneità alloggiativa, cioè le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie. Moltissime abitazioni, anche tra quelle reperibili dietro lauto compenso nel mercato privato, non potranno rispondere a questo criterio. Il provvedimento andrà ad intaccare i diritti dei cittadini migranti, dei comunitari e degli stessi cittadini italiani.
Inoltre, parlando esclusivamente di “immobili” si esclude implicitamente chi vive in roulotte, camper e campi nomadi. La perdita dei diritti legati alla iscrizione anagrafica che coinvolgerà cittadini italiani e stranieri, avrebbe gravi conseguenze sulla pacifica convivenza nella società.

Esibizione del permesso di soggiorno
Si introduce la necessità di esibire il permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile. Ciò significa che anche il diritto di riconoscere un figlio verrà sottoposto al filtro della richiesta del permesso di soggiorno.
Visto d’ingresso per ricongiungimento familiare
Non sarà più possibile richiedere il visto d’ingresso se il nulla osta non verrà rilasciato dopo 180 giorni dal perfezionamento della pratica. Svanisce così anche l’unica possibilità di garanzia del diritto all’unità familiare prevista per far fronte alle lentezze burocratiche. Sparisce così il principio del silenzio-assenso previsto per il ricongiungimento familiare.

Rimesse di denaro
I cosiddetti servizi di money transfer avranno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno e di conservarne copia per dieci anni. Inoltre dovranno comunicare l’avvenuta erogazione del servizio all’autorità competente nel caso riguardi un soggetto sprovvisto di permesso.

Permesso di soggiorno
E’ disposta l’istituzione di un “accordo di integrazione” articolato in crediti da sottoscrivere al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno. Lo straniero si impegna a raggiungere precisi obiettivi di integrazione da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. La perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione.
I criteri e le modalità verranno stabiliti da un apposito regolamento.
Inoltre, per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno si dovrà versare un contributo economico; da 80 a 200 euro, da definire con un successivo decreto ministeriale.

Esibizione dei documenti
Arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro, per chi non esibisce il documento senza giustificato motivo.

Registro per senza fissa dimora
Se da un lato viene cancellata per i senza fissa dimora (ma non solo) la possibilità di iscrizione anagrafica, viene istituito presso il Ministero dell’Interno un registro per la schedatura dei cosiddetti clochard.

Cancellazione anagrafica
E’ prevista dopo sei mesi dalla data di scadenza del permesso di soggiorno.

Favoreggiamento ingresso irregolare
Vengono inasprite tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare, non vengono invece minimamente toccate le sanzioni per quanto concerne gli sfruttatori.

Permesso Ce di lungo periodo
L’ottenimento della carta di soggiorno potrà avvenire solo dopo il superamento di un test di lingua italiana.

Le ronde
Gli enti locali si avvarrano della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o pericolo per la sicurezza.

Reati ostativi all’ingresso
Dovranno essere prese in considerazione anche le condanne non definitive.

P.S. Non è passata, invece, la proposta di allungare il tempo di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) da 2 a 18 mesi.

Fonte: Servizio Rifugiati e Migranti

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Contro il palazzo

Petizione contro l’abolizione delle cure primarie agli immigrati su Facebook

Da circa 24 ore siamo operativi anche lingua italiana su Facebook col nome “Gruppo ecumenici” e stiamo già lavorando su una petizione condivisa da molte organizzazioni umanitarie e singoli cittadini su questo tema sopra richiamato. Nel raccogliere adesioni – tra l’altro – siamo già segnalati dai promotori come fra i migliori recrutatori della causa. Occorre però mobilitarsi almeno fino a martedì sera e per chi vive a Roma partecipare anche al sit-in di protesta di mercoledì davanti a Montecitorio. Parteciperanno organizzazioni umanitarie e religiose.

Se il palazzo dovesse approvare il provvedimento della barbarie contro gli immigrati è bene iniziarsi a prepararsi fin da subito per mandare a casa tutt* dal Parlamento: maggioranza e opposizione. Non pensavamo francamente di doverci occuparti anche del tema della crisi della democrazia in Italia ma lo stato delle cose ci impone di non far finta di non vendere, di non sentire e di non parlare.

Qui sulla Mailing list riprendiamo volentieri l’appello pubblicato sul blog Nessuno escluso ( http://giulianofalco.blogspot.com  ) di Giuliano Falco, amico a noi collegato.

 

Dal giuramento d’Ippocrate:
Giuro di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato

APPELLO

“DIVIETO DI SEGNALAZIONE”
siamo medici ed infermieri, non siamo spie

Le organizzazioni firmatarie esprimono preoccupazione ed allarme per le conseguenze della possibile approvazione dell’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 all’Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità”.

Il suddetto comma 5 attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La “logica” della norma non è solo quella di “aiutare/curare l’immigrato irregolare”, ma anche quella di dare piena attuazione all’art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. Il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie.
Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. Il citato obbligo di non segnalazione risulta quindi essere una disposizione fondamentale al fine di garantire la tutela del diritto costituzionale alla salute.
Appare pertanto priva di significato l’ipotesi di affidare alla libera scelta del personale sanitario se procedere o meno alla segnalazione dello straniero poiché ciò, in contrasto con il principio della certezza della norma, lascerebbe al mero arbitrio dei singoli l’applicazione di principi normativi di portata fondamentale.
La cancellazione di questo comma vanificherebbe inoltre un’impostazione che nei 13 anni di applicazione ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale …). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più “efficiente” in termini di economia sanitaria.

Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:

– spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;

– incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti, …);

– creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;

– avrà ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;

– produrrà un significativo aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dei mancati interventi precedenti di terapia e di profilassi, le condizioni di arrivo presso tali strutture saranno verosimilmente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati.

Hanno espresso posizioni analoghe gli Ordini ed i Collegi che rappresentano, su base nazionale, le principali categorie di operatori impegnati nell’assistenza socio-sanitaria alle persone immigrate: Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FnOMCEO), Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO), Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS).

Per le ragioni sopraesposte rivolgiamo un sentito appello affinché i senatori di qualunque schieramento respingano la citata proposta emendativa all’art. 35 del Dlgs.286/98 e comunque, nell’incertezza di una eventuale riformulazione di emendamenti specifici, chiediamo che l’articolo 35 del Dlgs.286/98 rimanga per intero nella sua attuale formulazione.

Si prega di comunicare SUBITO l’adesione all’appello
prima del 29 all’indirizzo mail: ombretta.scattoni@rome.msf.org
Per informazioni: 06/4486921 – 329/9636533

Primi firmatari
Medici senza Frontiere (MSF)
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM)
Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)

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