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Corso Buenos Aires: Pisapia può ringraziare il gay pride

Pisapia deve ringraziare il gay pride di Milano: i commercianti e gli abitanti di corso Buenos Aires avevano pesanti ricordi sulle manifestazioni e gli scontri senza limiti fra estremisti  di destra e quelli di sinistra. La festa di ieri ha guarito le ferite profonde di una città in nome dell’eguaglianza dei diritti. La folla infinita che ha partecipato è il terapeuta della gioia in una città burocratizzata e grigia.

Come dire sono stati gli elettori a governare Milano ieri…

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L’editto di Milano

Stamani si è svolta su Facebook una valutazione serena ed informale con alcuni radicali milanesi sulla questione della Fede e del potere, ma più precisamente del legame fra denaro e religione: non si è trattato di un gioco delle parti dove ci si metteva un abito previsto da una regia occulta, che aveva un determinato fine. Ad esempio l’esaltazione di un’ideologia: il loro liberismo e il socialismo biblico a cui personalmente faccio riferimento. O ancora l’incasellamento dei “buoni” e dei“cattivi”. Ognuno di noi ha le sue capacità critiche e altri non ne hanno proprio. Per convenienza, necessità o stoltezza.

Pleonastico dare per scontato la mia posizione di stima nei confronti delle battaglie radicali per i diritti umani: mi riferisco oggi allo sciopero della fame di Marco Pannella  per la situazione disumana delle carceri italiane. Più esplicitamente per sollecitare un provvedimento di amnistia contro il sovraffollamento delle carceri. Non ho bisogno di scomodare un prete come Don Gallo per dire la mia. Mi sono iscritto per ben due volte al Circolo Enzo Tortora, anche per le tematiche delle carceri a seguito dei digiuni di Pannella, così come contro la pena di morte inflitta ad un cattolico come Tareq Aziz.

Il confronto è nato oggi semplicemente da una foto che proponeva un manifesto gigante affisso dallo sponsor Swarovski sul Duomo della metropoli.

Il loro segretario cittadino si domandava “Ma non si erano mica lamentati per l’albero di natale di Tiffany perché in un periodo di crisi era ostentare troppo? Swarovski no vero?”.  Francesco Poiré non si ricorda solamente delle prese di posizione dei prelati della curia, tanti anni fa, contro le vetrine d’oro e dorate della Rinascente… Ora nemmeno quelle sono più milanesi ma divorate dalla globalizzazione selvaggia.  Le tigri asiatiche hanno insomma il loro mordente.

C’è anche da dire che Swarovski è molto abile in fatto di comunicazione. Pubblicava in occasione della festa ebraica delle luci megapaginoni di pubblicità su “Il Giornale” e non solo.

Ma veniamo al centro della questione sulle quali si è abbozzato il ragionamento, nella sua parte conclusiva. I prossimi festeggiamenti dell’Editto di Milano.

L’ex sindaca ci teneva parecchio ai quei festeggiamenti, non conoscendo la storia o meglio interpretandola come un esempio di tolleranza religiosa.  Il ciellino Formigoni immagino abbia impartito lunghe lezioni private di storia antica….

Colgo quindi l’occasione per riprende un articolo stimolante apparso sul web  http://www.instoria.it/home/editto_costantino.htm e condividerlo. Scusate la citazione in latinorum dell’autore. Nessuno è perfetto.

Buona lettura.

L’EDITTO DI COSTANTINO
La grande beffa della Chiesa cattolica

di Andrea Laruffa

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Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,

non la tua conversion, ma quella dote

che da te prese il primo ricco patre

(Dante Alighieri – Inferno, Canto XIX)

La manipolazione e la diffusione parziale della realtà è un fenomeno antico quanto quello delle prime forme di produzione di conoscenza da parte dell’uomo. Fin da quando le calamità naturali, come uragani, fulmini e terremoti, venivano spiegate come punizioni divine, l’impossibilità di fornire un senso ai fenomeni della natura ha lasciato ampio spazio alla loro libera interpretazione. Questa impossibilità ‘ontologica’ ha fatto sì che emergesse nelle persone una predisposizione alla credenza.

Parallelamente, dal momento che l’uomo è sopratutto animale intelligente, alcuni presero coscienza del fatto che, manipolando la realtà per interpretarla a proprio piacimento, si poteva guadagnare qualcosa in termini di consenso e, di conseguenza, in termini di potere. E’ in questo scenario che nacquero la prime forme di religione. Ciò che tuttavia mi interessa sottolineare in questa sede non è tanto il rapporto tra realtà e credenza (rapporto tra l’altro interessantissimo ma che ci porterebbe troppo lontano dall’epicentro di questa rubrica), quanto il fenomeno della manipolazione e della falsificazione del reale. E la Chiesa Cattolica, nella sua lunga e gloriosa storia, di sicuro non è stata esente da questo tipo di pratica.

In “Bufale: breve storia delle beffe mediatiche da Orson Welles a Luther Blissett”, Luca Damiani spiega che “l’esistenza stessa della Chiesa, l’istituzione su cui poggia la religione cristiana e dunque la cultura occidentale degli ultimi venti secoli, si fonda su un falso letterario che rientra perfettamente nella categoria delle ‘beffe mediatiche’, avendo sia l’intenzione manipolante attraverso il mezzo di un documento sia il falso materiale”. L’autore si riferisce in questo caso alla famosa Donazione di Costantino, ovvero uno dei pilastri su cui si è fondato il potere temporale della Chiesa. Con questo epiteto, infatti, s’intende un noto documento che, indirizzato dall’Imperatore di Roma Costantino a Papa Silvestro nello stesso anno della promulgazione dell’Editto di Milano (313 D.C.), riguardava l’ordine della dignità ecclesiastica e la definizione proprio dei beni temporali della Chiesa. Si gettavano in questo modo le basi di quel potere terreno che sarebbe durato, come lo è stato effettivamente, fino ai giorni nostri. Poco importa, ora, se questa Donazione nella realtà non fu mai stata concessa.

La Donazione di Costantino è risultato infatti essere un banalissimo falso confezionato ad arte in epoca carolingia, che riuscì tuttavia per quasi un millennio a giustificare i possedimenti terreni dei pontefici, ad attirare le ire di Dante davanti ai dannati simoniaci e ad impedire in tutta Europa la formazione di un impero formalmente laico e indipendente fino almeno alla riforma protestante. Ci sono casi, e questa né è una dimostrazione lampante, in cui anche il falso, l’invenzione, l’inesistente riescono ad incidere profondamente sul reale. “Il falso da idea si fa Storia, smuove eserciti, influisce sul corso dell’arte e della filosofia”.

A questo punto, una domanda sorge quasi spontanea: si può parlare ancora, in questo caso, di ‘finzione’? O non sarà forse che un falso, se confezionato ad arte e inculcato nel modo giusto nella coscienza delle persone, può tranquillamente prendere il posto del reale ed influenzare anche più di questo il corso della nostra Storia. L’Editto di Costantino sembra verificare nel modo più assoluto questa tesi. Cerchiamo però di capire meglio come sono andate le cose.

Il documento è diviso in due parti. Nella prima, che si suole indicare con il nome di Confessione, si racconta, fra le altre cose, la leggenda della conversione al cristianesimo dell’Imperatore Costantino per opera di Papa Silvestro. La leggende vuole che l’Imperatore, colpito dalla lebbra, fu completamente guarito da Silvestro con il battesimo. Per riconoscenza Costantino fece successivamente dono al Papa della città di Roma.

Nella seconda e più importante parte del documento, invece, che viene comunemente indicata con il nome di Donazione (da qui l’appellativo dato all’intero documento), sono contenute disposizioni varie relative alla dignità, alla giurisdizione e al primato del vescovo di Roma nell’organizzazione della Chiesa Cattolica universale, mentre altre stabilivano l’equiparazione tra la gerarchia chiesastica e quella civile, disciplinavano il governo dei beni temporali della Chiesa romana e istituivano l’incompatibilità del potere civile e papale nella stessa sede.

La Storia vuole che Costantino, sconfitto Licinio, Imperatore d’Oriente, divenne sovrano assoluto dell’Impero. Ricostruì Bisanzio, rinominandola Costantinopoli, e qui vi trasferì la sede imperiale, lasciando al Papato il controllo su Roma, oltre che su numerosi altri territori. Si stabilivano in pratica le basi del potere temporale della Chiesa e le fondamenta della cultura occidentale degli ultimi venti secoli.

Ma il documento, come ho già accennato, nella realtà non è mai esistito.

La sua autenticità apparve già dubbia a partire dal X secolo e fu decisamente impugnata prima da Arnaldo da Brescia, poi da Nicolò Cusano, e infine, soprattutto, dal filosofo Lorenzo Valla (1407- 1457). Dal suo libro De Falso Credita et Ementita Costantini Donatione Declamatio si evince l’evidente falsità del testo, tramite soprattutto un’analisi delle evidenti incongruenze storiche e linguistiche presenti al suo interno. In un passo della sua opera, Valle dichiara che “per prima cosa dimostrerò che Costantino e Silvestro non erano giuridicamente tali da poter legalmente l’uno assumere, volendolo, la figura del donante e poter quindi trasferire i pretesi regni donati che non erano in suo potere, e l’altro da poter accettare legalmente il dono (né del resto lo avrebbe voluto), In seconda istanza, dimostrerò che anche se i fatti non stessero così ( ma sono troppo evidenti), né Silvestro accettò né Costantino effettuò il trapasso del dono […] In terza istanza dimostrerò che nulla diede Costantino a Silvestro, ma al Papa immediatamente anteriore davanti al quale era stato battezzato. Dimostrerò (quarto assunto) che è falsa la tradizione che il testo della Donazione si trovi nelle decisione decretali della Chiesa o sia tolto dalla Vita di Silvestro. Non si trova né in essa né in alcuna cronaca, mentre invece si contengono nella Donazione contraddizioni, affermazioni infondate, stoltezze, espressioni, concetti barbari e ridicoli”.

Nessuno, tra gli storici moderni, riconosce la Donazione di Costantino come ‘autentica’, nonostante si tratti di un documento di grande interesse ed estrema importanza perché, anche se falso, rappresenta una fase dello sviluppo della teoria politica non solo della Chiesa, ma in generale di tutto l’occidente.

Secondo le più recenti opinioni di storici ed esperti, l’origine della falsificazione andrebbe ricercata in Francia, probabilmente a Reims, nel lungo periodo che va dal secolo VII al secolo X. L’attenzione è poi particolarmente rivolta al periodo carolingio, quando fu ricostruita la dignità imperiale in Europa. La questione dell’autenticità del documento emerse quindi con grande interesse nello stesso periodo in cui la Chiesa si andava rafforzando in termini di potere, soprattutto territoriale e politico. E non sorprende poi più di tanto il fatto che la Chiesa stessa abbia sfruttato abilmente più volte nel corso della storia questo falso documento per affermare ed espandere la propria influenza.

Il caso della Donazione di Costantino aiuta a mettere in evidenza come la falsificazione e la manipolazione della realtà siano da sempre presenti nel tessuto della nostra civiltà, e come da queste a volte si possono generare pagine fondamentali della Storia

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Fabbricato a Milano, proprio come noi

 A Milano Ecumenici sostiene nella lista SEL la candidatura di un poeta: Adelio Rigamonti. Un amico di lungo corso, tante serate passate in montagna a discutere di un mondo e una città nuova e una certezza per sostenere la cultura nella metropoli. Senza bussola culturale la sinistra non può andare – a nostro avviso – proprio da nessuna parte.  Ecco perché diciamo no ai burocrati, no ai tecnocrati e sì alla poesia di un futuro diverso.

A proposito Adelio lo abbiamo incontrato tanti anni fa in una conferenza sulla letteratura lombarda a Serina (BG) dove ha avuto occasione di esporre anche le sue tele: si immaginava una città in cui sono amati anche gli animali… Figuratevi che messaggio rivoluzionario in un luogo dove i profughi di guerra e i migranti sono visti come nemici…

 
 
 
 
Adelio Rigamonti, dopo aver insegnato, è stato, per oltre vent’anni, correttore di bozze al Corriere della Sera. Sue poesie sono presenti, a iniziare da Insidie e Sinfonie (ed. Il Vertice -Palermo 1982), in numerose riviste.  Ha fatto parte del comitato di redazione della rivista Container. Nel 2002 ha pubblicato la raccolta di poesie Soglie (ed. Comedit 2000 – Milano). Dopo questa produzione le sue poesie sono inserite in antologie scolastiche per il biennio superiore dei licei. Ha collaborato a lungo con RadioRai Milano e con CRT Milano. Nel 2009 ha pubblicato per l’editore L’autore Libri – Firenze la raccolta di poesie “I grammofoni operai”. Nel 2005 ha collaborato alla sceneggiatura e all’editing del lungometraggio Il vangelo secondo Precario di S. Obino. Ha vinto nel 2000 il Premio Il Fiore di Chiesina Uzzanese.

E’ attivo in Arci da oltre vent’anni e attualmente, oltre ad essere presidente del Circolo Arci l’Impegno di via Bodoni coordina l’edizione milanese di Arcireport, il web magazine di Arci.  Con Anita Pirovano, coordina il “tavolo della Cultura” di Sinistra ecologia e libertà a Milano.

Che dire di lui sul piano personale? E’ una persona sessantaduenne, da 10 anni in pensione, che crede nella parola data, un galantuomo possiamo dire senza retorica, sa mettersi in dialogo con i più lontani avversari politici, nessuno escluso!  E ne paga il prezzo, ma sempre con grande dignità e onore.  Ha una moglie simpatica e una figlia studentessa a lui molto cara. Ama la montagna ma soprattutto la cultura popolare. E’ con lui che ho fatto l’esperienza della serata con baghet e musica bergamasca, incredibilmente bella.  Ama la fotografia. Sa vedere le cose dal lato collettivo delle esperienze ma questo in caso di elezioni non è un lato proprio positivo. Prendetene nota e scrivete il suo cognome per portarlo in cabina. Sicuramente lui non ve lo consiglierà. Scrive ad es. su Facebook delle donne di Sel ma si guarda bene dal chiedere il voto per se stesso. In questo senso lo aiutiamo ad esprimersi. Altrimenti la poesia rimarrà sempre fuori dal Palazzo. Con lui aspettiamo altre serate fra le volpi e i serpenti della val Brembana: ad ammirare stupiti l’incredibile meraviglia della natura. Non mi sembra poco per noi topi della Metropoli.

Centrosinistra ora a Milano. Se non ora quando?

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Duemila adesioni, duemila grazie: NO agli F35

In queste ore stiamo raggiungendo un traguardo assolutamente insperato quando abbiamo avviato la raccolta di firme con Gabriele: duemila adesioni sono un obiettivo al di fuori della nostra capacità gestionale.
Avete contribuito attivamente con l’invio degli inviti ai Vostri contatti, realizzando così un grande segno di speranza per l’Italia e gli italiani nonviolenti. Non siamo isolati. Siamo semplicemente dispersi in Italia e non solo.
Questa petizione ci rende tutti visibili: Gabriele De Biase, Shy Supporter, Sergio Di Vita, Marina Fazi, Gianluca Alfieri, Elisa Cesan, Sergio Ruggeri, Sgroi Germana, Nicola Colabella, Giulia Laura Zanetti, Sasa Dangelo, Paolo Candelari, Simone Piazzesi, Alberto Piccioni, Rossella Bosco ed altre cento persone ancora !
Grazie per aver messo questa causa nelle Vostre bacheche, grazie per chi come Andrea La Franca, valdese di Palermo, ha contribuito con una donazione al MLP americano, grazie ad ogni persona per essersi soffermata almeno un attimo a pensare e a riflettere sulla nonviolenza.
E’ la nostra ragione di vita con le battaglie per la Giustizia. Tutto il resto è secondario. Un commento potremmo dire.
E lo diciamo il giorno dopo che Milano è stata scambiata dal Ministro della Difesa come un ring, dove esercitarsi con pugni e pestoni, contro un giornalista non gradito: ci domandiamo quale sarà il suo prossimo sfoggio di maschio ? Stiamo ancora parlando di politica come gestione della città, della cosa pubblica, oppure siamo alle prime esercitazioni pratiche? La loro bandiera issata nel teatro dell’evento è la mutanda (pare lavata…): rappresenta bene del resto i lori valori e principi.

Grazie ancora di tutto. Osservo solo come quacchero che il meeting di oggi pomeriggio è divenuto anche virtuale e ciascuno come cristiano, ateo, buddista, ebreo o islamico ha partecipato.

In Italia non era mai successo prima.

Maurizio Benazzi

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Guerra e pace: un contributo islamico

Riflessione della settimana:

 

Accuso nel mio libro (Il Regno di Dio è in Voi) i dottori della chiesa d’insegnare una dottrina contraria ai precetti del Cristo, nettamente formulati nel Sermone della montagna e contraria soprattutto al comandamento della non-resistenza al male e di togliere questo fatto alla dottrina del Cristo tutta la sua importanza.

(Leone Tolstoi) 

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Proponiamo uno degli scritti dell’amico sufi, invitandovi a consultare il sito della Confraternita di cui è Vicario generale in Italia: è il rinnovo di un’amicizia che anche nella distretta di una malattia ci trova partecipi alle sue vicende personali e comunitarie. Tutti i siti più significativi o raccoglitori di link di siti li trovate nella nostra pagina iniziale del sito www.ecumenici.eu , anch’esso questo mese raggiunge il livello record (per noi) di visite e pagine viste.

Il Suo apporto alla causa della Pace è fondamentale in Italia e nell’area islamica, E’ un patriota e riconosciuto tale dalla stessa Turchia, le cui autorità religiose, universitarie e governative non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno e apprezzamento.  E’ facile che stringa amicizia con un rabbino persiano, un frate milanese o un noto cantante siciliano come Battiato.  Sono fatti del tutto naturali nella sfera spirituale di coloro che non spengono la luce interiore.

Noi ne vediamo sempre il chiarore. Ringraziamo l’Altissimo e  il Misericordioso per la Grazia di averci fatto conoscere questa stella che indica la direzione dell’Oriente.

Virgilio Eneide (XI, 362). “Nulla salus in bello: pacem te poscimus omnes.”

(Nessun bene dalla guerra; Pace, noi tutti ti invochiamo). 

GUERRA E PACE

 Premessa

Un bicchiere d’acqua. Se lo rovescio l’acqua cade, e giunta a terra, se vi è una fessura, penetra sempre più in basso, sempre più nel profondo buio. Perché salga al cielo occorre che io la faccia bollire affinché divenga vapore acqueo grazie al fuoco e al tempo. Così è l’uomo: affinché non cada in basso è necessario uno sforzo costante, buona volontà, attenzione. Le religioni, tutte le religioni lo aiutano a seguire le vie del bene, a sfuggire alle tentazioni di questo basso mondo che come seduzioni diaboliche lo vogliono trascinare al godimento temporale, ma contemporaneamente al male.

Così è anche la religione islamica. Nonostante che in suo nome – così come è avvenuto anche per le altre religioni – integralisti, estremisti, terroristi, gente insomma malvagia, egoista, deviata e senza raziocinio alcuno trascinino il nome dell’Îslâm nel fango, anche se l’Îslâm in questo non c’entra proprio per nulla, anche se le loro azioni sono esattamente il contrario di ciò che l’Îslâm insegna.

Il male è forte, ed è necessaria una grande forza per contrastare la malvagità di politici corrotti, di esseri in mala fede, degli arrivisti egoisticamente impazziti, dei detrattori di questa e di ogni altra religione. Chi parla male di una religione, l’Îslâm o qualsiasi altra, non capisce la luce della Fede che è in ciascuna di esse, e nega a se stesso la bontà divina che Dio ha comunque concesso ad ogni essere umano, poiché “ogni” essere umano è sua creatura.

La pace

Il saluto usuale di un musulmano è: âlSalâm âleikum, la pace sia con voi. E, dice il Corano(36ª58): La parola di Dio è “Pace”. I cattolici hanno la bellissima frase Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis. “Pace agli uomini di buona volontà” è anche un concetto che si legge nel Corano, Corano in cui la parola “pace” è citata trentacinque volte. Dice il Corano (10ª25): Dio chiama al soggiorno della Pace, e dirige chi Egli vuole sulla via diritta. (15ª46) Entrate[ in Paradiso] in pace e con sicurezza. (16ª32) Le persone che sono buone vengono chiamate dagli angeli, che dicono loro: “La Pace sia con voi; entrate in Paradiso, come ricompensa delle vostre azioni”.

La pace è anche la qualità dei maggiori profeti. Si legge infatti nel Corano: (20ª47) [Gli angeli dissero a Mosè:] “Pace su chiunque segue una giusta Via”. (19ª15) Di Gesù il Corano dice: La pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà, e il giorno in cui verrà resuscitato vivo. (19ª33) E ancora nel Corano Gesù stesso ripete: La pace su di me il giorno in cui io nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato vivo.

Vediamo ora l’attualizzazione della pace fra le varie comunità del mondo, ossia fra i diversi gruppi etnici e religiosi della terra. Dice il Corano (11ª118): Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità. E in 16ª 93: Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica. La varietà di comunità serve dunque, sempre come dice il Corano, perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l’una l’altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre.

Certo, queste comunità spesso hanno disatteso l’unità universale che è in definitiva l’unità dell’Uno in assoluto, Dio. Sarebbe necessario oggi recuperare la dimensione religiosa delle varie culture umane, ed ogni credente, di qualsiasi religione sia, dovrebbe capire che tutte le religioni partono da un unico ceppo; sono tutte frammenti di un unico grande specchio, e come ci si può specchiare nello specchio intatto, così ci si specchia (parzialmente) in ogni suo frammento. Questo è senz’altro il primo, essenziale passo, verso la pace universale.

Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse: “Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica”. Questo non è “superamento” della religione, ma “rispetto” d’ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.

La guerra

In arabo “guerra” si dice harb, termine che appare nel Corano 9 volte. Anche qitâl, muqâtâl, radicale che si legge nel Versetto 2ª190: Combattete [qâtilûâ] sulla Via di Dio quelli che vi combattono, ma non eccedete. Certo, Dio non ama quelli che eccedono. Il termine “lotta” 9 volte. “Combattimento”, in modo esplicito ed implicito, in tutti i suoi significanti e tutte le sue accezioni, 30 volte.

Il termine jihâd significa “sforzo”, ed appare nel Corano cinque volte, indicando chiaramente lo sforzo che ognuno deve compiere all’interno del sé per vincere le proprie passionalità terrene ed i propri egoismi. In Occidente è stato tradotto a volte con “Guerra santa”, termine quest’ultimo coniato da Pietro l’Eremita nel 1096, quando organizzò la Prima Crociata; ma è una traduzione del tutto errata e capziosa. In arabo Guerra santa si dice âlharam âlqitâl, o anche âlharb âlquds, termini che non appaiono mai nel Corano, per il quale dunque, in effetti, nessuna guerra è santa.

Si tenga presente, comunque, che il Corano, come la Bibbia, è anche un libro storico; quindi dà relazioni di battaglie del tempo del Profeta, e tali accenni al combattimento sono da riferirsi al tempo e alle circostanze, e non fanno parte dei precetti religiosi.

D’altronde il Corano dice (17ª33): E, salvo un diritto, non uccidete la vita; Dio l’ha resa sacra. E in 5ª22: Abbiamo prescritto (ai figli di Israele) che chiunque uccide un essere umano non colpevole d’assassinio o di corruzione sulla terra è come se avesse ucciso tutta l’umanità; e chiunque gli concede salva la vita, è come se facesse dono della vita a tutta l’umanità.

Riguardo a ciò ecco un chiaro hadîth del Profeta: “Quando due musulmani si gettano l’uno contro l’altro con la spada in mano, entrambi, assassino e vittima, andranno all’inferno (Bukhârî, II,22).” E ancor più specifico, il Corano ingiunge, in 4ª93: Chiunque uccide un credente, la sua ricompensa è l’Inferno, e vi rimarrà in eterno. E su di lui la collera di Dio e la Sua maledizione, e gli prepara un castigo enorme.

Per il Corano, come ho detto, la guerra è solo di difesa, ed è autorizzata in casi specifici. 22ª39-40: Ne è data autorizzazione a coloro che sono attaccati, dal momento che in verità sono lesi (e Dio è certo atto a soccorrerli); e a coloro che sono espulsi dalle loro dimore senza diritto (solo perché dicevano: “Dio è il nostro signore”). Se Dio non difendesse le genti deboli quando contro di esse muovono guerra le genti malvagie e violente, le abbazie verrebbero demolite, e così le chiese, le sinagoghe, le moschee, in cui il Nome di Dio è molto invocato. Dio sostiene coloro che Lo adorano. Dio certo è forte, è potente.

Quindi: nessuna guerra di religione. Nessuna guerra per imporre la religione. Lo dice il Corano (2ª256) Nessuna costrizione in fatto di religione: la giusta direzione si distingua da sé dall’errore, e chiunque rinnega il Ribelle e crede in Dio ha afferrato l’ansa più solida, che non si spezza. Dio sente e sa. Ancora nel Corano (23ª62) Dio dice: Io non costringo nessuno, se non secondo le sue capacità. E nessuno verrà leso, poiché il detentore del Libro che dice la verità sono Io. D’altronde il Corano vieta di considerare ebrei e cristiani come nemici dell’Îslâm a causa della loro religione, poiché dice (29ª46): Con le genti del Libro parlate in modo cortese (salvo che con coloro che sono ingiusti). E dite loro: “Crediamo in ciò che è stato rivelato a voi e in ciò che è stato rivelato a noi; il nostro Dio è lo stesso vostro Dio. A Lui noi siamo sottomessi”.

Va considerato inoltre che per il Corano, la religiosità non consiste soltanto nel seguire un ritualismo, e basta. Il Corano enuncia chiaramente: (2ª177) La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste […] nel dare per amor Suo dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell’osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono veri credenti quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, che sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere. E ancora (25ª63-76): Ecco come sono i servi del Misericordioso: camminano sulla terra con umiltà; quando gli ignari si rivolgono loro, dicono loro: “Pace” […]. Quando dispensano, non sono né prodighi né avari, poiché il giusto sta nel mezzo; e non invocano altra divinità accanto a Dio; e non uccidono anima alcuna se non secondo diritto, perché Dio l’ha proibito; e non compiono atti osceni; chiunque lo fa incorre nel peccato, avrà un castigo doppio il giorno della resurrezione, e rimarrà oppresso dall’ignominia, a meno che non si penta, creda e compia opera buona; perché a quelli Dio muterà il male in bene – perché Dio è perdonatore, compassionevole. E non testimoniano falsamente, e passano nobilmente attraverso la vanità; e quando i versetti di Dio sono recitati non rimangono sordi e ciechi. E dicono: Signore, da’ a noi, alle nostre mogli, ai nostri discendenti, la serenità; e fa’ di noi un esempio ai fedeli”.

Poi chiaramente il Corano indica quale deve essere l’atteggiamento del musulmano nei confronti delle altre religioni rivelate: (2ª 62) Sì, i musulmani, gli ebrei, i Cristiani, i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di loro nessun timore, e non verranno afflitti.

(2ª136) Dì: noi crediamo in Dio, in quel che ci ha rivelato, e in quello che ha rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, alle Tribù, in quel che è stato dato a Mosè e a Gesù, e in quel che è stato dato ai profeti dal loro Signore: noi non facciamo differenza alcuna con nessuno di loro. E a Lui noi siamo sottomessi. (5ª 68-69) Dì: Genti del Libro, sarete sul nulla fintanto che non seguirete la Thora, il Vangelo e ciò che vi è stato rivelato dal vostro Signore […]. Sì, i musulmani, gli Ebrei, i Sabei, i Cristiani – chiunque crede in Dio e nel Giorno ultimo e compie opera buona -nessun timore per loro e non verranno afflitti.

(4ª163-165) Sì, noi ti abbiamo fatto rivelazione, come Noi abbiamo fatto rivelazione a Noè e ai profeti dopo di lui. E noi abbiamo fatto rivelazione ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, e alle Tribù, a Gesù, a Giobbe, a Giona, ad Aronne, a Salomone, e abbiamo dato il Salterio a Davide. Per comunicare con Mosè Dio ha parlato. E vi sono dei messaggeri di cui ti abbiamo narrato in precedenza, e messaggeri di cui non ti abbiamo narrato, messaggeri annunciatori e messaggeri avvertitori, affinché dopo i messaggeri non ci fossero più per le genti argomenti contro Dio. E Dio è Potente e Saggio

Ma continuiamo a leggere che cosa dice il Corano a proposito della tolleranza interreligiosa: (9ª6) Se un idolatra ti chiede asilo, concedigli asilo. Ascolterà la Parola di Dio. Poi fallo giungere in un luogo per lui sicuro. Ciò perché in verità è gente ignara. (18ª29) La verità emana dal Signore. Creda chi vuole, non creda chi non vuole. E inoltre il Corano afferma il rispetto per i culti di tutte le religioni: Dio dice (22°67) Ad ogni religione abbiamo dato i suoi riti che vanno osservati. Perciò non discutano con te: invitali al Signore, e allora sarai su una giusta Via.

D’altronde lo stesso Profeta disse: “Tre sono i nemici dell’Îslâm: gli estremisti, gli estremisti, gli estremisti.” Nulla vieta di intendere come estremisti sia gli integralisti, sia i terroristi. **

Oggi tutti invocano la pace, ma secondo i concetti di Seyyd Hossein Nasr, grande filosofo iraniano contemporaneo, “La Pace non è mai raggiunta proprio perché dal punto di vista metafisico è assurdo aspettarsi che una cultura consumistica ed egoistica, dimentica di Dio e dei valori dello spirito, possa darsi la pace. La pace fra gli esseri umani è il risultato della pace con se stessi, con Dio, con la natura, secondo una componente etica che abbia superato false morali, preconcetti, interessi unilaterali e presuntuose ignoranze. Essa è il risultato dell’equilibrio e dell’armonia che si possono realizzare soltanto aderendo agli ideali precipui delle correnti mistiche. In questo contesto è quindi di vitale importanza la pace fra le religioni.

“In tema di pace va poi detto qualcosa a proposito della “pace interiore”, che oggi gli esseri umani cercano disperatamente tanto da aver favorito l’insediamento in Occidente di pseudo-yoghi e di falsi guaritori spirituali. In realtà si avverte per istinto l’importanza dell’ascesa mistica ed etica, ma ben pochi accettano di sottoporsi alla disciplina di una tradizione autentica, la sola che possa produrre effetti positivi”. (fine citazione)

Il senso della pace, insomma, non è ancora il senso cosciente della condizione umana, quale la fede in Dio e l’adesione sincera alla religione (qualsiasi essa sia) suscitano autenticamente in ogni essere umano.

I Sufi dicono che l’Ebraismo è la religione della SPERANZA, il Cristianesimo è la religione dell’AMORE, l’Islâm è la religione della FEDE. Ed ecco: questo è il terzo polo, equilibrio delle vicende umane in tutta la loro estensione: la Fede, la Speranza e l’Amore, origini della mistica, della spiritualità, dei valori sublimati che ci conducono alla comprensione di Dio, nostro Signore unico ed assoluto, il Creatore di tutto. La comprensione dei “valori dell’altro”, il giusto equilibrio fra rispetto e reciproca conoscenza, sono i valori eminenti che possono restituire al mondo, dopo due millenni di incomprensioni e di lotte fratricide, la pace cui tutti gli “uomini di buona volontà” ambiscono.

Nella Bibbia Dio chiede a Caino: “Caino, dove è tuo fratello Abele?”. Il più alto grado di comprensione di Dio, la settima tappa nella evoluzione mistica, è simbolizzato per i mistici musulmani, i Sufi, dai termini “ritmo e simmetria”. Secondo la simmetria, tocca allora a noi porci la domanda: “Uomo, dove è Caino?”; e tocca a noi scoprire che è in ciascuno di noi. Il nostro sforzo, il nostro jihad maggiore, è vincere questo nemico di noi stessi che è in ciascuno di noi, ed operare una comprensione del cuore verso tutte le creature di Dio. Poiché tutto ciò che è in questo mondo fenomenico è creato da Dio, e allora noi siamo tutti fratelli. Voglia Dio che noi si sia fratelli di Abele, non di Caino, ma spetta a ciascuno di noi – in prima persona – compiere lo sforzo individuale per esserlo.

Concluderò infine con una novelletta, che nel 1946 pubblicai nel “Corrierino dei Piccoli” sotto lo pseudonimo di Manlio Gabrielli.

All’inizio dei tempi, vivevano su una splendida isola tropicale Serenità, Buon Umore, Saggezza, Gratitudine, Perseveranza, Amore, e Bontà. Un brutto giorno approdò a quell’isola la Malvagità, e l’isola cominciò a tremare. Tutti seppero che da lì a poco si sarebbe sprofondata nell’Oceano – accade anche alle cose migliori – e i sette compagni cercarono di mettersi in salvo sull’unica nave che possedevano.

Essa però aveva solo cinque posti. Allora l’Amore, poiché amava tutti, e la Bontà, nella sua infinita bontà, dissero agli altri di imbarcarsi, e rimasero nell’isola pericolante. Poco dopo passò la nave della Ricchezza, e i due chiesero: “Ci puoi portare con te?” “Non posso – rispose. – Ci sono troppo oro e troppi gioielli sulla mia nave, non c’è più posto per nessuno.”

Poco dopo passò la nave dell’Orgoglio, che alla domanda d’aiuto diede questa riposta: “Non posso: qui ogni cosa è così superbamente perfetta, che se imbarcassi anche voi mi rovinereste tutto.”

Passò poi la Depressione, che a sua volta rispose: “Sono così sconsolata e triste che ho bisogno di rimanere sola.” Anche l’Ignavia passò, ma quasi senza sentire le grida di richiamo, perduta com’era nella propria indolenza.

Ed ecco, quasi al limitare del disastro, avvicinarsi veloce la barca del Tempo, agile e snella, a vele spiegate. Ascoltò Amore e Speranza e disse: “Il mio naviglio è leggero, e deve correre rapido. Perciò porto con me solo Amore.” In effetti solo il Tempo sa quanto vale l’Amore.

Ed ecco ultima, proprio ultima, passare una piccola nave. La Bontà chiese aiuto, fu imbarcata, e dopo lunga navigazione eccoli giungere alla terra ferma. La Bontà, alla fine in salvo, si volse allora alla sua salvatrice e chiese: “Adesso dimmi chi sei. Come ti chiami?” E quella: “Io sono la Speranza.”

* * *

* Atteniamoci al vocabolario: dal radicale J-H-D, ricchissimo di morfemi, abbiamo il verbo di prima forma jahada (fi): sforzarsi, applicarsi con zelo, usare diligenza; di quarta forma âjhada: incitare al bene, spronare allo zelo, applicarsi, affaticare; di ottava forma îjtahada: applicare il proprio acume a trarre norme giuridiche dal Corano e dagli âhâdîth. Il muj-tahid è il dotto che trae le norme giuridiche, il dotto nelle scienze teologiche, il diligente, lo zelante; la îjtihâd è l’applicazione, l’assiduità, l’iniziativa zelante, il lavoro fatto dai dotti per trarre norme giuridiche; juhd è lo sforzo, l’applicazione, come jahd (plurale juhwd): assiduità, applicazione, abilità, lavoro, fatica. Nel Corano è ben distinto il “piccolo sforzo” (âlJihâd âlÂAsghar) che può essere accorpato alla guerra difensionale, dal “grande sforzo” (âlJihâd âlÂkbar), che è lo sforzo esercitato da ciascuno all’interno di se stesso per evolvere, vincere le proprie passioni, educare la propria psiche.

Gabriele Mandel khân, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti

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Caffè e coperte per il prossimo inverno a Milano

Si è dato una mano in questi giorni su Facebook al pastore riformato Marcel Cavallo di Milano ( marcel.cavallo@libero.it ) per raccogliere firme e offerte per l’iniziativa “caffè e coperte” per i senzatetto di Milano nel prossimo inverno. Ancora una volta registriamo il pieno successo dell’iniziativa. Fare la lista delle cause in cui siamo primi recruiters italiani inizia a riempirci di soddisfazione (abolizione delle barriere architettoniche, Intese religiose anche per le altre religioni, mobilitazione contro la persecuzione dei gay in Iran, presa di posizione per il diritto anonimo alla salute dei migranti, contro la costruzione della Fabbrica degli F-35,…). Ci limitiamo ora a segnalare per chi desidera donare qualche coperta per gli ultimi della città (costo singolo euro 1,90) di utilizzare copertecaffe@chiesaluterana.it  se si dispone di un conto paypal – In caso diverso contattare via e-mail  il pastore.

I siti www.ecumenici.eu e www.ecumenics.org saranno aggiornati con articoli non diffusi nelle diverse mailing list nel mese di agosto! Non andiamo in vacanza.

 

Il manifesto del Contadino Impazzito
di Wendell Berry*

Fonte: Serigrafia di Qualevita, gentilmente donataci dalla loro Direzione. 
E-state con Ecumenici – Leggere in modo alternativo la vita quotidiana. Rompendo gli schemi

Se amate il guadagno facile,
l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.

Ma tu, amica, ogni giorno,
fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli.
Ama la Vita. Ama la Terra.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni.
Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente.
Non ti fidare del governo, di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio,
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per sfruttare.
Afferma che le foglie quando si decompongono
Diventano fertilità:
Chiama questo “profitto”.
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Metti l’orecchio vicino e ascolta
I bisbigli delle canzoni a venire.
Sii pieno di gioia,
nonostante tutto,
e sorridi,
il sorriso è incalcolabile.
Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere,
ascolta la donna più dell’uomo.
Domandati:
questo potrà dar gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest’altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra.
Posa il capo sul suo grembo
e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore.

Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale per indicare
la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la Resurrezione!.

 

* Wendell Berry, poeta e farmer bio americano.

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Presidio a Milano

Oggi al Consolato libico di Milano (p.zza Diaz),

 alle ore 18.00,

presidio

contro la politica dei respingimenti di migranti e rifugiati,

in occasione della visita in Italia di Gheddafi

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Un evangelico nel lager: noi non dimentichiamo sig. Prefetto di Milano

Continua la testimonianza contro la decisione del Prefetto di Milano di consentire il raduno nazifascista a Milano. Le dichiarazioni di giustificazione del Sindaco Moratti sono inaccettabili politicamente e eticamente vergognose.

FERDINANDO VISCO GILARDI, durante la II Guerra Mondiale si trovava con la famiglia a Bolzano, dove si era trasferito nel 1940 per ragioni di lavoro, avendo dovuto chiudere l’attività di Libraio presso la sua LIBRERIA DI CULTURA GILARDI & NOTO, ritrovo e riferimento degli antifascisti italiani (e perciò presa di mira dall’OVRA e da Mussolini), a seguito della demolizione del palazzo dell’Hotel Metropolitan, in piazza Duomo ang. p. Reale, ove aveva sede. Al posto di quel palazzo e di altri limitrofi è stato costruito l’arengario, sede dell’Ente turismo, e il complesso in stile fascista di piazza Diaz.

A Bolzano FVG, in collegamento con il CLN per l’Alta Italia, aveva organizzato l’assistenza ed il soccorso ai detenuti nel Campo di Concentramento locale, i contatti con le famiglie e la messa a punto, ove possibile, dei piani di fuga dal Campo stesso e dai convogli diretti in Germania, nonché l’assistenza e l’accompagnamento oltre le linee dei fuggitivi, ecc. ecc. Nel ‘gioco di chi è dentro va fuori e chi è fuori va dentro’ è capitato anche a lui di andare dentro, non solo camuffato da idraulico di un’impresa chiamata per certi lavori di manutenzione onde poter rilevare la pianta interna del Campo, ma anche da detenuto: è stato arrestato infatti nel suo luogo di lavoro il 19 dicembre 1944, contemporaneamente a tutto il CLN, a seguito di un’indagine della Gestapo sulle fughe e boicottaggi e, probabilmente, di delazione sotto tortura di qualcuno. Torturato egli stesso, fu poi messo in isolamento tra i politici nel Campo, dove ha continuato, per quanto possibile, a tenere i collegamenti interni ed esterni.

Tra i primi libri che si fece portare in carcere (quando ciò fu possibile dopo 72 giorni di isolamento), oltre che a dare – da lì – istruzioni per gli acquisti di novità per la sua Biblioteca, fu una sua Bibbia (NT e Salmi) tascabile, ‘la Filosofia della Libertà’ di Rudolf Steiner, ‘la Logica’ di Benedetto Croce, Goethe, Dante e altro ancora. Fu sempre attento all’evoluzione della situazione socio politica italiana e internazionale.

Rischiando la morte ed in attesa dell’esecuzione (una prima rinviata, l’altra prevista prima dell’abbandono del Campo dai tedeschi in ritirata), comunque fiducioso, non avendo beni terreni di cui disporre, scrisse – ‘dalla cella 28 del Campo di concentramento di Bolzano, il 13 gennaio 1945’ – un Testamento spirituale alla moglie e ai figli, che pervenne loro tramite i canali clandestini di comunicazione.

La Liberazione a Bolzano arrivò ai primi di maggio 1945 (dopo il 25 aprile!).

Egli, apertisi i cancelli del carcere, non si ‘ubriacò’ della ritrovata Libertà sua e degli altri, ma rimase nella sua cella ancora a lungo in meditazione e preghiera, e poi si recò negli uffici del PD-Lager a prelevare della documentazione che lo interessava, cominciando subito a ritessere le fila del ‘dopo’. Solopiù tardi uscì, tranquillamente, quando quasi tutti erano già corsi via in diverse direzioni, mentre la Moglie – quasi angosciata per il ritardo – lo attendeva in ansia al reticolato di ingresso.

Guardando al ‘dopo’, fece subito parte – indicato dal CLNAI – del Governo Provvisorio della Provincia di Bolzano con l’incarico di Vice-Prefetto (carica che tenne per un biennio, fino al voltafaccia di De Gasperi al Governo di unità nazionale), affrontando da subito – con la sensibilità propria – i delicati problemi dell’integrazione multietnica (tedesca, ladina e italiana) in quella particolare e bella Regione.

Tornò a Milano, per lavoro, dopo qualche anno (1952), trasferendo la famiglia solo nel 1954. Riprese a frequentare la Chiesa Metodista di via Cesare Correnti e poi di via Porro Lambertenghi.

Ecumenici per gentile concessione dei figli di Francesco Visco Gilardi –
CNL Cultura 2009

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Perché sig. Prefetto di Milano non possiamo dimenticare!

La recente notizia che il Prefetto di Milano ha consentito il raduno della destra europea nazifascista ci ha sconvolto… è l’aver firmato l’appello dell’ANPI non ci fa sentire affatto con la coscienza a posto. Ho deciso anche questa volta di rivolgermi ai figli di Ferdinando Visco Gilardi. Scroprirete piano piano di chi si tratta: leggendo i nostri articoli in queste sere. Un abbraccio fraterno e prolungato a Leonardo Visco, autore di questo testo.

Legnano, Nuovo Comitato Nazionale di Liberazione della Cultura.

Maurizio Benazzi

 

“Oltre quel muro – La Resistenza nel campo di Bolzano 1944-45”.

 

La storia poco conosciuta delle donne e degli uomini che si opposero alle SS e che diedero vita a un Comitato Clandestino di assistenza ai deportati in una mostra con decine di documenti inediti.

 

Con Fossoli, Borgo San Dalmazzo e Trieste, che furono parte integrante del sistema concentrazionario nazista, il Durchgangslager di via Resia a Bolzano, uno dei quattro in Italia, era un campo di transito verso l’inferno germanico e l’anticamera dei campi di sterminio di Mauthausen, Dachau, Flossenbürg, Ravensbrück e Auschwitz. Erede del campo di Fossoli, chiuso a giugno del 1944 di fronte all’avanzata degli Alleati, il Campo di concentramento di Bolzano vide passare tra il 1944 e il 1945 circa 9500 persone provenienti da 31 Paesi del mondo, che venivano rivestite con una tuta blu e una croce rossa sulla schiena e contraddistinte da un triangolo di colore diverso per ogni gruppo di internati: partigiani antifascisti, ebrei, zingari, rastrellati, renitenti alla leva, ostaggi, molti sudtirolesi, soldati alleati catturati, delinquenti comuni e anche qualche criminale fascista o nazista. Molte donne, resistenti, mogli, sorelle, figlie di perseguitati antifascisti. Infine diversi bambini, provenienti da famiglie prese in ostaggio, ebree, zingare e slave già deportate per motivi razziali. Partirono per il Reich in 3500; 2050 non sono più tornati. La mostra documentaria, realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi (figli di deportati nel lager nazista di Bolzano) per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, in 26 pannelli presenta decine e decine di documenti inediti, a testimonianza di un’incessante attività clandestina che coinvolse centinaia di persone dentro e fuori il Lager di via Resia, in aperta sfida alle SS. Si tratta di fotografie, lettere e documenti reperiti in diversi archivi italiani e tra le carte personali dei familiari di molti ex deportati nel Lager. Dopo l’8 settembre 1943, la fuga del re a Brindisi, la disfatta dell’Esercito italiano, l’occupazione germanica dell’Italia, Bolzano divenne il capoluogo della Zona di Operazioni delle Prealpi (Alpenvorland), di fatto annessa al III Reich, governata dal Gauleiter Franz Hofer, che comprendeva anche le province di Trento e Belluno. Il nazismo, fin dal 1933, aveva recluso gli oppositori in campi di concentramento, che poi divennero un sistema scientificamente organizzato di migliaia di luoghi di detenzione, di sfruttamento di lavoratori coatti (resistenti, rastrellati, omosessuali, Testimoni di Geova) e di campi di sterminio di massa (ebrei, zingari). Le deportazioni dal Nord Italia ai lager del III Reich, attraverso Bolzano, erano rigorosamente e centralmente pianificate. La giornata tipo in via Resia aveva inizio con la sveglia alle cinque del mattino, nel gelo dei “blocchi” degli ex capannoni del genio militare italiano, e con l’”appello” che prevedeva anche l’ossessivo cerimoniale del “Mützen ab, Mützen auf” (“Cappelli giù, cappelli su”). Agli ordini del sadico maresciallo Haage, consisteva nel doversi togliere e mettere il berretto, per ore intere, in sincronia perfetta con il resto del gruppo: gli “errori” diventavano uno degli infiniti momenti di violenza e di umiliazione per i reclusi. A Bolzano la struttura repressiva nazista aveva due sedi principali: il lager di via Resia, dipendente dal Comando delle SS di Verona, e il Corpo d’Armata, luogo di sevizie e torture, occupato dalla Polizia Segreta, la Gestapo, che aveva giurisdizione su tutto l’Alpenvorland. Il Campo era diretto dal tenente Tito e dal maresciallo Haage. Alle loro dipendenze una guarnigione di tedeschi, sudtirolesi ed ucraini. Pessime le condizioni di vita, massacranti i tempi di lavoro, numerosi i casi di tortura ed assassinio. Fame, percosse e umiliazioni erano la realtà quotidiana. Tra i guardiani e i secondini vanno anche ricordati per crudeltà Michael “Misha” Seifert, Otto Sain, Albino Cologna, Hildegard Lächert. Costei, 22 anni, detta la “Tigre”, è un tipico esemplare della ferocia gratuita, scientificamente studiata, con cui i nazisti cercavano di “annientare” la personalità dei prigionieri inermi con torture, frustate e percosse. Arrivò a Bolzano dopo un lungo apprendistato nei peggiori campi di sterminio nazisti: Ravensbrück, Majdanek, Plaszow, Auschwitz. Terminò la carriera a Mauthausen. Il capo della Gestapo era il maggiore August Schiffer, già coinvolto in incarichi repressivi a Kiev e a Trieste, che dirigeva le indagini e gli interrogatori con violenza e torture, ricorrendo spesso al “terzo grado”: “Pronto ad offrire una sigaretta, a fare un complimento, a pestare di botte, a ordinare una tortura”. “Mein lieber Mann …” era il suo approccio, falsamente cordiale ma minaccioso. Nel 1947, Schiffer fu processato da un tribunale alleato e impiccato. Il Comitato clandestino di assistenza ai deportati di Bolzano, nell’ambito del CLNAI, Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, si organizzò in una rete di uomini e donne, che operarono – con rischio personale, pagando anche con la vita – inviando ai deportati migliaia di pacchi con viveri, vestiario, medicinali, sigarette, denaro; distribuendo fra la popolazione la propaganda clandestina antifascista; progettando e portando a termine almeno 83 evasioni; garantendo ospitalità, cure ed aiuto agli evasi e alle staffette che arrivavano da Milano; ma soprattutto realizzando un eccezionale servizio postale segreto che consentì scambi di notizie e di informazioni fra i prigionieri, i loro familiari e la Resistenza. Il CLN di Bolzano iniziò ad operare in modo organizzato all’inizio del 1944, sotto la guida di Manlio Longon, dirigente aziendale e Martire della Resistenza: fu strangolato, dopo atroci torture nei sotterranei del Corpo d’Armata per ordine del maggiore Schiffer. Lasciò la moglie e quattro figlie. Il compito del CLN era quello di arruolare uomini da avviare alle formazioni partigiane del Trentino e del bellunese, rifornirsi di armi ed esplosivi, costituire nelle fabbriche cellule per la difesa degli impianti produttivi, creare la rete delle staffette che garantivano collegamenti e informazioni, fare propaganda antinazista, creare basi operative sicure e rifugi per gli operatori radio delle tre missioni alleate che operarono nel Trentino Alto Adige e dovevano trasmettere informazioni di ogni tipo ai comandi alleati. Il lavoro del CLN di Bolzano fu un esempio di Resistenza “senza armi”, adeguata alle difficili condizioni di quel territorio, in quanto l’organizzazione operava nel cuore di una regione sotto amministrazione nazista, con una popolazione a maggioranza di lingua tedesca. Ma va ricordata anche una Resistenza sudtirolese: Michael Gamper, canonico, Hans Egarter, leader dell’Andreas Hofer Bund, Franz Thaler, deportato a Dachau, Josef Mayr-Nusser, presidente dell’Azione cattolica, “Ludi” Ratschiller, partigiano, disertore della Lutwaffe, Erich Ammon, fra i fondatori della Svp, centinaia di famiglie deportate nel campo in ostaggio a causa dei loro congiunti renitenti alla leva. Loro, sudtirolesi e anti-italiani perché violentemente oppressi per oltre vent’anni dal fascismo, avevano scelto di opporsi al nazifascismo. L’organizzazione della rete clandestina fu affidata dal CLNAI a Ferdinando Visco Gilardi. “Giacomo” riuscì – assieme a Enrico Pedrotti, Rinaldo Dal fabbro, don Daniele Longhi, Giuseppe Bombasaro, Tullio Degasperi e altri – a costruire una struttura capillare e diffusa – sorretta dalla solidarietà di decine e decine di donne, uomini, ragazzi di Bolzano, dagli operai della Zona Industriale, da intere famiglie del rione popolare delle Semirurali – che operò fino alla Liberazione, anche dopo l’arresto del 19 dicembre di tutti i membri del CLN, senza che le SS ne sospettassero l’esistenza. Le donne del Comitato – “Anita” che prese il posto di Gilardi alla guida del lavoro quotidiano, “Marcella” moglie di “Giacomo”, Fiorenza, Elena, Luciana, Rosa, Teresina, Nives, Tarquinia, e tante altre – ricostruirono i contatti fra le persone, ristabilirono le relazioni con il CLNAI di Milano e continuarono senza deflettere il lavoro di assistenza, di propaganda e di informazione. Il Comitato esterno era collegato con il Comitato unitario interno al Lager – guidato da Ada Buffulini e composta da Laura Conti, Armando Sacchetta, Nella Lilli e tanti altri – che provvedeva a spedire e ricevere informazioni, lettere, a distribuire gli aiuti, ma soprattutto a comunicare gli elenchi di deportati. Un lavoro preziosissimo per le famiglie che spesso ignoravano il destino dei congiunti e per contrastare uno degli obiettivi del nazismo: la scomparsa totale degli oppositori. I deportati diventavano un numero, perdendo identità e possibilità di essere ricordati. La rete poteva contare su basi logistiche come le fabbriche della Zona Industriale (Falck, Magnesio, FRO, Lancia, ecc.) in cui le “cellule” operaie ricevevano e smistavano gli aiuti che arrivavano da Milano nascosti fra i macchinari e le materie prime per la produzione. Ma anche sulla solidarietà del quartiere operaio delle Semirurali, in cui risiedevano la maggior parte dei “cospiratori” che inviavano gli aiuti all’interno del Lager; e sul reparto del prof. Chiatellino all’Ospedale di Bolzano, in cui i medici Bailoni, Rizzi, Settimi, Zanoni, suore e infermieri, garantirono cure e salvezza ad alcuni fuggiaschi, gravemente feriti. Va ricordato anche il prezioso lavoro di collegamento fra il CLNAI di Milano, in seno al quale Lelio Basso era il coordinatore ed il referente per l’assistenza e la propaganda, e il CLN di Bolzano garantito da alcuni “agenti” di collegamento (Enrico Serra “Nigra”, Virginia Scalarini, Gemma Bartellini). La Mostra racconta la storia di un’organizzazione segreta, ma anche episodi di vita e di solidarietà umana: tanti sono i biglietti come quello scritto da chi stava partendo per Mauthausen: “Io sottoscritto Bolognini Renato fu Luigi, matricola 3876 Bl. H. autorizza la signora Buffulini Ada, matr. 3795, a ritirare corrispondenza, valori e pacchi (viveri e indumenti) che arriveranno al campo ad ogni mese. Bolzano 7 ottobre 1944”. Renato sapeva che lo aspettava la morte e provava a dare la vita a qualcuno In quel campo che era una porta aperta verso lo sterminio dei lager nazisti, la Resistenza aveva organizzato la sua rete. Affidandosi a comunisti, azionisti, cattolici, senza partito, militari, operai, dirigenti industriali, gente del popolo e, soprattutto, donne. Un caso unico nell’Europa dei massacri. Una rete segreta che ha pagato duramente con la morte dei “capi-cellula” nelle fabbriche: Erminio Ferrari, Girolamo Meneghini, Adolfo Berretta, Walter Masetti, Romeo Trevisan, Decio Fratini, membri del CLN, arrestati, torturati, deportati e uccisi in Germania. Il Lager di Bolzano, progettato inizialmente per 1.500 prigionieri su di un’area di due ettari, con un blocco femminile e 10 baracche per gli uomini, fu successivamente ampliato e raggiunse una capienza massima di circa 4.000 prigionieri. Da via Resia dipendevano i Lager satellite di Bressanone, Merano, Sarentino, Campo Tures, Certosa di Val Senales, Colle Isarco, Moso in val Passiria e Vipiteno. Il Lager era anche un’impresa di profitto per le SS che sfruttavano i deportati, vendendoli come forza-lavoro. Fra le molte tragiche vicende vissute nel Lager di Bolzano bisogna ricordare l’eccidio delle Caserme Mignone: il 12 settembre 1944, prelevati alle 4 del mattino, 23 giovani italiani furono condotti nelle stalle delle caserme e assassinati a colpi di pistola. Erano militari dell’Esercito Italiano che, paracadutati in Alta Italia per missioni informative, erano stati arrestati dalla Gestapo. Nel Campo di via Resia morirono decine di persone: i morti documentati sono circa 60, ma si tratta di un numero certamente approssimato per difetto. Tra il 29 aprile e il 1° maggio 1945 la liberazione del Campo: gli internati, a scaglioni, vennero rilasciati con un regolare permesso firmato dal tenente Tito, nel tempo in cui le SS si davano alla fuga, non prima di avere distrutto praticamente tutti i documenti del campo, cancellando così la gran parte delle prove dei loro misfatti. In via Resia sopravvive solo il muro di cinta, oggi monumento storico, unica testimonianza rimasta di quel lager dal quale sono passati tra i tanti Piero Caleffi, Odoardo Focherini, Ludovico Belgioioso, Gian Luigi Banfi, Giuseppe Pagano Pogatschnig, Teresio Olivelli, Luigi Azzali, Raffaello Giolli, Roberto Lepetit, Emilio Sacerdote, Laura Conti, Mike Bongiorno, Maria Arata, Egidio Meneghetti … Una idea d’insieme del Lager la si può trarre solo da poche foto del dopoguerra e da alcuni disegni tracciati sulla base delle testimonianze dei superstiti. Sull’area del campo sorgono oggi 12 palazzine di edilizia residenziale.

BOX

 La Mostra “Oltre quel muro”, realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, ha ottenuto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ha beneficiato di un contributo della Commissione Europea. Il progetto grafico è di Franco e Silvia Malaguti con disegni di Isabella Cavasino. La Mostra può essere scaricata dal sito www.deportati.it . Per prenotare la Mostra occorre prendere contatto con la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano: tel. 02 87383240 – mail:  fondazionememoria@fastwebnet.it  _______________________________________________________________________ Citare la fonte http://www.ecumenici.eu

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Contro la decisione del Prefetto di Milano di autorizzare il raduno nazifascista

Firma l’appello dell’ANPI “Milano rifiuta la manifestazione delle destre xenofobe d’Europa”: http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?nofn5apr
04 Aprile 2009 — “Apprendiamo che il prossimo 5 aprile è in programma a Milano una manifestazione fascista internazionale promossa da “Forza Nuova. Manifestazione che dovrebbe svolgersi a venti giorni dal 25 APRILE, data che segnò la fine della ventennale dittatura fascista, la conquista della libertà, della democrazia e della pace. Lo svolgimento di un raduno fascista nella capitale della lotta di Liberazione e “Medaglia d’oro della Resistenza” è una provocazione inaccettabile e vergognosa.”

” L’ANPI Provinciale di Milano fa appello alle autorità preposte perché, sulla base delle norme costituzionali e delle leggi Scelba e Mancino, sia evitata una simile offesa alla Città di Milano. Per tutti coloro che pagarono con la vita il loro impegno contro il fascismo, nella guerra e nella lotta di Liberazione nazionale per un’Italia libera, democratica e antifascista. L’ANPI e tutti noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi ed i valori democratici e di libertà fissati e garantiti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza”.

“Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, alla democrazia, al rispetto dei diritti umani che sono fondamento e costituente del patto civile e sociale della nostra comunità, sono i valori da difendere contrastando le attività delle organizzazioni neofasciste-naziskin che li negano, si richiamano all’odio, alla discriminazione razziale ed esibiscono concezioni, principi che si ispirano al fascismo e al nazismo; compiono atti di violenza contro le persone, le sedi di associazioni, partiti, sindacati e oltraggi contro i “luoghi della memoria” della Resistenza come quello compiuto, lo scorso mese, in Piazza Conciliazione, contro la lapide che ricorda Eugenio Curiel, medaglia d’Oro della Resistenza, nel 64° anniversario del suo assassinio.”

“Per questo l’ANPI invita le autorità milanesi, Sindaco, Prefetto, Questore, perché adottino le misure adeguate e non sia consentito lo svolgimento della manifestazione preannunciata da Forza Nuova. L’ANPI rivolge un appello a tutti i cittadini milanesi alle forze democratiche, alle associazioni, ai sindacati perché unitariamente operino affinché la nostra città – medaglia d’oro della Resistenza – non venga offesa nei suoi valori dallo svolgimento della manifestazione di carattere fascista.”

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