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Ospitalità

Ecumenici ritiene per il futuro di orientarsi a ridimensionare lo spazio offerto a persone o organizzazioni di cui non si hanno rapporti stretti e soprattutto contatti anche a livello personale: preferiamo essere comunità. Conosciamoci dunque…

 

MARTEDI’ 27 OTTOBRE, ORE 21,00
“LA NAVE DEI FOLLI”
CORSO BETTINI, 57
ROVERETO

Presentazione del libro
Difendere la razza.
Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini
(edizioni Sensibili alle foglie, 2009)
 
con l’autrice, Nicoletta Poidimani

 
Le leggi e l’immaginario razzisti forgiati durante il lungo e feroce colonialismo in Africa (bombardamenti con il gas in nome della civiltà, campi di concentramento, deportazioni) sono tutt’ora operanti nei discorsi e nelle pratiche del razzismo democratico (che oggi bombarda in nome dei diritti umani e colpisce gli immigrati in nome della sicurezza). A partire dallo spoglio dei numeri de “La Difesa della Razza” – rivista ufficiale del razzismo fascista –, dall’analisi di un ampio materiale medico, giuridico, antropologico, giornalistico, letterario, iconografico e da una ricerca sul campo condotta per anni in Eritrea, l’autrice mostra come il razzismo italiano non sia stato una breve parentesi dovuta all’alleanza con la Germania nazista, ma una costante e autonoma giustificazione delle politiche coloniali e delle sue ricadute sociali. Aggiungendo agli studi sul colonialismo una prospettiva di genere, il libro mostra come la costruzione del Diverso e del Nemico proceda di pari passo con una concezione delle donna quale “utero della nazione”.      

 

 

“AlterLes di Naussa”, il Forum di Spiritualità Lesbica
evoluzione di Progetto Naussa – Laboratorio Lesbico di Spiritualità

Ad un anno dal varo di Progetto Naussa, Laboratorio Lesbico di Spiritualità su internet … ecco che si cominciano a raccogliere i primi frutti: quest’estate, in particolare, il progetto – quale potenziale luogo di raccordo su valori affini – ha richiamato l’attenzione di altre donne, da Sud a Nord. Si è sviluppata una fitta rete di scambi mail, telefonici, fino all’organizzazione di incontri reali.

Progetto Naussa nasce a Bari e quindi parecchie siamo di qui … e ci conosciamo già di persona, con altre ci siamo conosciute su luoghi vari di internet,  e qualcun’ altra ancora l’abbiamo conosciuta quest’ estate in Masseria Santanna, in occasione della Settimana Lesbica di Agosto, e così via… da cosa nasce cosa!
Il desiderio di poterci confrontare in tempo reale e in un luogo ‘nostro’, soprattutto ‘sereno’ e tematico, è aumentato, fino al punto di decidere di aprire un forum,  rispondente alle nostre aspirazioni.

Ed ecco: NaussaForum di AlterLes – in rodaggio da fine luglio – apre ora, ufficialmente, le porte alle donne che vogliano conoscere questa Rete Spirituale Lesbica nascente in territorio italiano.

Parliamo di ‘Spiritualità’, perché prediligiamo un tipo di ricerca indipendente e non dogmatica delle dimensioni imponderabili della Vita, dei suoi perché, su di un piano che, per sua caratteristica, non può che essere ‘trascendente’ le comuni logiche di pensiero, impegnate ad occuparsi, invece, del livello pratico e ‘materiale’ della vita.

Per Spiritualità intendiamo il vasto dominio della ricerca trascendente, senza nessun pregiudizio verso le ‘tradizioni culturali religiose’ di provenienza di ognuna.

L’unica condizione richiesta per una proficua permanenza nel forum è rispondere a tre valori-base del comportamento e confronto umano:

Amore – Verità – Giustizia

1) Cioè si richiede a chi voglia entrare in questo forum l’aspirazione a condividere l’Amore spirituale, nel senso di andare oltre il proprio ego e i propri interessi personalistici.

2) Essere in spirito di Verità – l’onestà nelle relazioni.

3) Ascoltare il proprio senso ‘profondo’ di Giustizia e tentare,  progressivamente, di metterlo in pratica.

La decisione di aprire un forum specifico deriva dall’assenza tuttora di un luogo simile e specifico in internet e nella comunità lesbica, dove potersi confrontare su questi temi, nella libertà, che è propria di ogni cammino vero di ricerca!
C’è molto pregiudizio verso la religione, da parte del mondo lesbico politico, per ovvi motivi storici e sociali giustificabilissimi, … ma – per mancanza di elaborazione specifica in quest’area – si finisce pure per confondere i due termini, spiritualità e religione.
Motivo per cui si rende necessario sottolineare chiaramente la differenza tra i due termini, spiegando cosa s’intende in Progetto Naussa per Spiritualità.
Il tentativo è superare le barriere provenienti dalle tradizioni culturali e storiche, in cui le religioni affondano le loro radici , essendo noi convinte che la dimensione spirituale sia oltre la storia, la temporalità… che la dimensione spirituale sia accessibile, nel silenzio …, oltre le verbalizzazioni e quindi le teologie.
Di conseguenza, rifuggiamo da riti e dogmi, da ricette religiose ‘preconfezionate’ …, convinte che la vera Spiritualità sia nel fondo: pratica dell’ Amore Universale e silenziosa ricerca dell’ Anima.

Stiamo nel forum per condividere, scambiare pareri ed esperienze, confrontarci umilmente in questo tipo di ricerca spirituale…, e anche per conoscerci, solidarizzare, e vivere momenti di sincera condivisione e gioia, organizzando periodicamente possibilità di incontri ‘reali’!!

Le donne lesbiche, che vogliano condividere o cimentarsi su questi valori e obiettivi, sono le ‘benvenute’!
I contenuti e le discussioni di NaussaForum di AlterLes sono accessibili e leggibili solo a chi si iscrive; infatti, dall’esterno è possibile ‘solo visionare i titoli’ delle Sezioni e dei Topics.
Questa scelta è stata fatta per garantire maggior serenità possibile all’interno del forum.
E’ in lavorazione la preparazione di un settore del forum, accessibile a tutte e tutti, dove aprire la discussione anche all’esterno, per chi desideri avere un confronto allargato.

Gi Cris, di Gruppo Naussa – Bari, 21 ottobre 2009

Qui il link del forum AlterLes di Naussa:

http://naussa.mastertopforum.com

 

 

 

VIII Giornata del dialogo cristiano-islamico 

27 ottobre 2009 

 

La Giornata del dialogo cristiano islamico è giunta alla sua ottava edizione. Le sei prime edizioni sono sempre state celebrate l’ultimo venerdì del mese di Ramadan. Ma per ragioni pratiche legate al calendario lunare islamico, dal 2008 l’evento è stato fissato per il 27 ottobre – data che ricorda l’incontro di Assisi del 1986 in cui rappresentanti di diverse religioni mondiali si sono uniti in una preghiera per la pace.

 

La Giornata fu ideata nel 2001, all’indomani della strage dell’11 settembre, come iniziativa tesa a contrastare il clima di incomprensione e talvolta di contrapposizione che si era determinato tra musulmani e cristiani. Da allora ogni anno centinaia di eventi vengono promossi in tutta Italia, ciascuno organizzato secondo specifiche modalità locali.

La Giornata di dialogo cristiano islamico del 2009 avviene in un periodo particolarmente difficile. La questione della “sicurezza” che in quest’ultimo anno ha monopolizzato il dibattito politico e culturale – non sempre pacato – in Italia ha dato luogo ad una legge che in alcuni suoi provvedimenti ostacola l’integrazione degli immigrati, di cui un terzo circa è di origine islamica.

I promotori della Giornata (cristiani e musulmani) invitano istituzioni politiche e religiose, società civile e cittadini ad impegnarsi affinché la logica e la pratica del dialogo prevalgano sullo scontro tra le culture.

In una sua lettera del 27 ottobre 2008 al direttore della rivista Confronti – una delle promotrici della Giornata – il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le religioni nei “singoli paesi, intorno a valori e impegni comuni, al fine di difendere il principio della libertà religiosa e di combattere l’emergere di pericolose tendenze razziste e xenofobiche”.

 

L’iniziativa nazionale che si apre il 27 ottobre prevede a Roma tre appuntamenti*

 

*Incontro istituzionale pubblico

 “La libertà religiosa, un diritto universale garantito da uno Stato laico”

 

(accredito presso redazione@confronti.net o tel. 06 4820503 – obbligo di giacca e cravatta per i signori

– per la stampa: accreditarsi via fax al n° 06 6783082, ingresso Via della Missione, 8)

 

Camera dei Deputati

27 ottobre alle 13

Palazzo Montecitorio

Sala del Mappamondo

Via della Missione, 4

 

 

 

 intervengono

Maria Bonafede, pastora e moderatora della Tavola valdese

Stefano Ceccanti, senatore Pd e costituzionalista

Gian Mario Gillio, giornalista e direttore della rivista “Confronti” (introduce l’incontro)

Giuseppe Giulietti, deputato gruppo misto, Commissione cultura, scienza e istruzione

don Giovanni Cereti, Conferenza mondiale delle religioni per la pace

Lucio Malan, senatore Pdl e segretario della Presidenza del Senato

Giorgio Merlo, deputato Pd e vicepresidente della Commissione di vigilanza Rai

Paolo Naso, giornalista e docente di scienza politica

Abdellah Redouane, segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia

 

In occasione dell’incontro verrà letto il messaggio inviato agli organizzatori della Giornata

 dal Presidente della Camera

On. Gianfranco Fini

 

 

*Incontro tra giovani cristiani e musulmani

Vivere la città nella diversità

Martedì 27 ottobre, ore 19 

Programma:

Preghiera serale islamica

nella Moschea di Centocelle, Via dei Frassini 4

“Passeggiata in dialogo”

fino alla chiesa battista di Via delle Spighe 6

 

Cena conclusiva

organizzata dai movimenti giovanili islamici e cristiani

 

per informazioni

3336055320

0657287347

 

*Incontro alla Moschea “della Magliana” Al Fath

Via della Magliana 78/f

Giovedì 29 ottobre, ore 19

La figura dell’Altro nelle scritture

con

Gianni Novelli

Imam Sami Salem

Antonio Guaglione

 

per informazioni

0657287347

O64820503

 

 

 

 

Oltre a

Confronti e il CIPAX

aderiscono all’iniziativa:

 

Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei)

Tavola valdese

Pax Christi, gruppo di Roma

SAE (Segretariato attività ecumeniche –

gruppo di Roma)

Commissioni giustizia e pace dei domenicani

e dei carmelitani

Conferenza mondiale delle religioni per la pace

Comunità di base di San Paolo

Servizio Rifugiati e Migranti (della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia)

 

 

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17 febbraio: la festa della Libertà, non solo per i valdesi

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1870 – 1929
di Giorgio Tourn

La storia dell’Italia moderna, per quanto riguarda la sua cultura politica, si colloca fra queste due date: la fine del potere temporale della Chiesa e la firma dei Patti lateranensi.

I bersaglieri a Porta Pia che affermano la presenza dello Stato sul territorio nazionale e la capitolazione dello Stato fascista di fronte al ricatto politico culturale del Vaticano. Le due date ricordate per anni sono oggi dimenticate da tutti, e sarebbe il caso di chiedersi perché.

Riguardo al 20 Settembre sarà il caso di tornare a parlarne in autunno, ma l’11 febbraio è oggi e di questo nessuno parlerà. Per un fatto molto semplice: l’Italia del febbraio 2009 sembra essere la realizzazione compiuta del sogno di allora. La firma del protocollo fra il cavalier Mussolini, capo dello Stato e il cardinal Gasparri a rappresentare il Vaticano lo rendeva concreto e reale: utilizzare la religione al fine di consolidare il potere da un lato e dall’altro uscire dall’autosegregazione e rientrare sulla scena della storia.

Mussolini seguiva la lezione di Machiavelli, o credeva seguirla; il segretario fiorentino aveva insegnato al suo Principe che non bastano le armi, la Fortuna, e l’astuzia per governare (cosa che il Duce aveva fatto sin qui) ma occorre la religione. Per mantenere un popolo soggetto occorre inventare un vincolo ideologico che lo leghi come un fascio, e il migliore è quello religioso. La religione più adatta allo scopo era quella latina: la religio dei romani ha infatti poco a che fare con la fede, la spiritualità, Dio, è un vincolo genericamente ideologico di sottomissione alla potestas, al potere. Il cattolicesimo italiano, scettico e superstizioso (che Mussolini ben conosceva) serviva egregiamente allo scopo, garantire la nuova religio, quel misto di nazionalismo arcaico, di retorica, con un pizzico di orgoglio complessato anti moderno e un crocifisso sul muro che l’EIAR (la Rai di allora) abilmente propagandava.

Il cardinal Gasparri per parte sua sognava altro; un’Italia autentica, ma non quella moderna, che superasse la contrapposizione polemica spesso faziosa e gretta fra clericali e anticlericali, che realizzasse un regime di libertà civile, ma un paese veramente cattolico. Non sognava un’Italia in cui la chiesa ritrovasse un nuovo spazio di testimonianza evangelica, ma la restaurazione del potere, la risurrezione dello Stato della Chiesa. E quale fosse il progetto di chiesa che si sognava oltre Tevere si era visto ad inizio secolo nella brutale repressione del Modernismo, degna di regimi totalitari novecenteschi (sotto il profilo formale naturalmente non materiale).

E il 1929 fu così la sintesi di due calcoli politici, entrambi fuori della storia, di due sogni tragicamente ingannevoli: la restaurazione di principato cinquecentesco, cioè di una politica pre Stato e di una cristianità medievale incentrata sulla figura del papa re. Fu la Caporetto dell’Italia moderna (e senza la linea del Piave!) e per la chiesa una scelta spiritualmente suicida, che non l’ha condotta certo alla morte fisica immediata ma ad uno stato di evidente coma terapeutico. Sempre ragionando in termini spirituali, naturalmente, sul piano contingente le cose stanno diversamente.

In presenza delle vicende di cui i mass media ci abbeverano quotidianamente con una superficialità, una rozzezza, una volgarità mai viste: dai prelati negazionisti, al silenzio del papa Pacelli, al caso di Eluana Englaro non è necessario condurre lunghe riflessioni per individuare i come e perché, tutto sta già in quell’infausto 11 febbraio di 80 anni fa, quando il clerico fascismo che ispira in modi evidenti il nostro vivere civile odierno ha avuto la sua sanzione ufficiale.

9 febbraio 2009

 

17 febbraio: una festa ormai non solo valdese

Per uno stato laico non confessionale e per la libertà di religione

(Fonte: sito della Chiesa Valdese) E’ da sempre presente nella società umana l’abitudine di segnare il tempo con scansioni precise, date significative: l’inizio dell’anno, festività religiose e in tempi moderni ricordo di avvenimenti del passato che hanno segnato l’identità nazionale, da noi il XX settembre, il 25 aprile, il 2 giugno.

Di recente si è introdotto nei nostri passi una nuova categoria di date significative: i giorni della memoria. Momenti che dovrebbero costituire punti fermi nella presa di coscienza della nostra identità collettiva perché fissano avvenimenti che hanno segnato le generazioni passate, di cui è essenziale mantenere il ricordo.

Mentre le feste nazionali del passato rinnovavano ricordi di vittorie o di gloria (sia pur glorie effimere come tutto ciò che è umano) i giorni della memoria rievocano sofferenze, dolore. Forse perché il nostro secolo è stato segnato da tragedie immani e ha assistito ad un salto di qualità nel male di tipo quantitativo e qualitativo? O perché inconsciamente reagisce all’immagine falsa e irreale del benessere che il consumismo diffonde attorno a noi? Tutti belli, giovani, ricchi, sportivi, aitanti e sorridenti figli però dell’Olocausto e delle foibe?

Anche la nostra piccola comunità evangelica ha elaborato nel corso degli ultimi anni il suo giorno della memoria: la giornata della libertà. A metà febbraio, non a caso, perché la data viene da lontano, ha un secolo e mezzo di vita. Il 17 febbraio, giorno a cui si fa riferimento, ricorda le Lettere Patenti con cui Carlo Alberto, nel 1848, poneva fine a secoli di discriminazione riconoscendo ai suoi sudditi valdesi i diritti civili e politici. Un editto di tolleranza che concedeva libertà molto limitata, per quanto concerne infatti quella religiosa “nulla era innovato” e restavano perciò in vigore tutte le restrizioni dell’età controriformista.

Quella che è stata per decenni la festa dei valdesi è diventata, a ragione, la giornata degli evangelici per due motivi.

Anzitutto per ricordare un problema, quello della libertà, in questo caso religiosa, di coscienza, il fatto che la espressione della religione deve essere libera in una società moderna e il potere civile, lo Stato, non ha alcuna competenza in questo campo e tanto meno ha da privilegiarne una. La libertà religiosa non è l’appendice delle libertà civili ma la matrice, prima c’è la coscienza religiosa poi viene la politica, l’economia, il lavoro e il pensiero.

In secondo luogo per ricordare che la tolleranza è una concessione del Potere, la libertà è una conquista della coscienza. Lo Stato può concedere spazi controllati ma il vivere da uomini liberi, non solo di dire e fare liberamente ma di essere liberi è il risultato di una lunga battaglia. Gli uomini infatti, ed anche quelli che hanno responsabilità nella gestione della comunità civile, dello Stato, troppo spesso portati a identificare la libertà con il proprio interesse sono, per natura, restii a riconoscere la libertà altrui. La liberà religiosa nel nostro paese è stata una lunga conquista che dalle Lettere Patenti del 1848 è giunta sino alla Costituzione del dopo guerra e permane impegno attuale.
Un giorno della memoria positivo dunque, quello degli evangelici, che ricorda fatti lontani ma proiettati sul presente, impegni costruttivi, battaglie vinte, pagine ricche di umanità. Memoria non tanto di se sessi quanto di ideali, di conquiste, come il Vangelo.

 

LE LETTERE PATENTI DEL XVII FEBBRAIO 1848

CARLO ALBERTO
per grazia di Dio
re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme
duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc.
principe di Piemonte, ecc. ecc.

Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti delle popolazioni Valdesi, i Reali Nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili. E Noi stessi, seguendone le traccie, abbiamo concedute a que’ Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle leggi medesime. Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risoluti a farli partecipi di tutti i vantaggi conciliabili con le massime generali della nostra legislazione.
Epperciò per le seguenti, di Nostra certa scienza, Regia autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue:
I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de’ Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.
Nulla è però innovato quanto all’esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.
Date in Torino, addì diciassette del mese di febbraio, l’anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.

 

SIGNIFICATO DEI FALO’

È consuetudine che la sera del 16 febbraio nei villaggi e nelle borgate delle Valli valdesi si accendano dei fuochi di gioia in ricordo della firma delle “Lettere Patenti” con le quali il Re Carlo Alberto concedeva per la prima volta nella storia del Piemonte i diritti civili alla minoranza valdese e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.

Con questo atto il Regno del Piemonte non solo poneva fine ad una secolare discriminazione nei confronti di una parte dei suoi sudditi, ma avviava anche un processo di modernizzazione che lo poneva al livello degli altri stati europei e alla testa del movimento del Risorgimento italiano.

Celebrare oggi quell’evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno stato democratico come del resto viene anche affermato nella Carta costituzionale della Repubblica Italiana.

La festa, da sempre, non ha un carattere religioso – sebbene i valdesi siano oggi ancora riconoscenti al Signore per la libertà ottenuta – ma civile. Intorno al falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenziazioni politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.

Quest’anno e, speriamo ancora di più l’anno prossimo, l’auspicio è che quante più persone, provenienti anche da paesi diversi, si uniscano alla gioia della popolazione locale per la libertà che è dono e conquista ad un tempo.

Impossibile dire quanti siano i falò che si accendono la sera del 16 febbraio sui fianchi delle colline del pinerolese e per le pendici dei monti della Val Pellice, della Val Chisone e della Val Germanasca. Qua e là, spontaneamente si formano delle fiaccolate che precedono l’accensione dei falò.

Alle ore 20, per consuetudine, si accendono i fuochi, intorno ai quali la gente si riunisce per cantare, ascoltare brevi messaggi e riscaldarsi con un bicchiere di “vin brulé” generosamente offerto dalle associazioni locali. Suggestivo è lo spettacolo dei tanti fuochi che illuminano la notte.

Si segnalano alcuni luoghi significativi:

A Bobbio Pellice (Val Pellice) il falò in località Sibaud, dove nel 1689 i valdesi strinsero tra loro un patto (“il giuramento di Sibaud”) per mantenere tra loro l’unità e la concordia.

A Villar Pellice (Val Pellice) in località “Ponte delle Ruine” il falò si accende alle 21, imponente per la partecipazione di un gran numero di persone e delle corali.

A Torre Pellice (Val Pellice) in località Coppieri, dove rimane uno dei più antichi templi valdesi.

A Luserna San Giovanni (Val Pellice) notevoli sono i falò in località Stalliat, Banchina degli Odin, Cio d’mai. La fiaccolata parte alle ore 19 dal tempio dei Bellonatti di Luserna San Giovanni.

A Prarostino (Val Chisone) in località San Bartolomeo, Roc e Collaretto. I falò sono collegati tra loro da una fiaccolata.

A San Germano Chisone (Val Chisone) quello del Risagliardo con la partecipazione della Banda e della Corale valdese.

A Perosa Argentina (Val Chisone) quello in località Forte di Perosa.

A Pomaretto (Val Germanasca) in località Inverso, nei pressi della Proloco cittadina.

A Prali (Val Germanasca) il falò centrale è a Ghigo di Prali.

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La storia fascista dell’Italia

L’Italia continua ad onorare l’aggressione e l’occupazione dell’Abissinia.

 

Le sue strade ricordano i fascisti come eroi di guerra

 

 

 

Monumenti e nomi di vie nel sud del Tirolo, nelle Alpi e in generale in Italia settentrionale, continuano a idealizzare gli “alpini”, l’elite dei soldati italiani di montagna, gli stessi che guidarono il brutale attacco italiano e l’occupazione dell’Abissinia – più tardi divenuta Etiopia – nel 1935.

 

In particolare un monumento presso Buneck (Brunico) eretto dal regime fascista di Benito Mussolini, sta provocando controversie ed ha messo in imbarazzo l’ambasciatore d’Etiopia in una recente visita in Italia.

 

Il monumento in questione commemora le truppe della divisione alpina “Pusteria”, rea di aver condotto attacchi con gas velenosi e numerosi assassini durante la guerra tra Italia e Abissinia. Sotto il comando dei dirigenti fascisti furono eliminati migliaia d’etiopi indifesi. Il generale alpino Pirzio Biroli disse ai suoi soldati: “Qui serve un ladro, un bruto assassino”, ed è così che gli etiopi ricordano l’azione degli alpini.

 

Il polemico monumento fu eretto nel 1936, in onore di quella guerra e degli alpini. Ma proprio nell’Italia settentrionale sono stati tanti quelli che hanno lottato, per decenni, contro quella celebrazione del governo fascista. Il primo attentato contro il monumento avvenne poco prima della fine della seconda guerra mondiale. Da allora il monumento è stato parzialmente distrutto nel 1956, 1959, 1966 e 1979. Le autorità italiane lo hanno ricostruito ogni volta.

 

Ora, Südtiroler Schützenbund – un’associazione culturale della minoranza italiana di lingua tedesca – sta guidando la lotta contro l’odiato monumento agli alpini. L’associazione è riuscita ad invitare l’ambasciatore d’Etiopia, Grum Abay, nel sud Tirolo, dove Abay ha potuto constatare di persona come ancora oggi vengano resi gli onori italiani ai criminali di guerra.

 

Non c’è solo il monumento agli alpini di Brunico che commemora l’attacco italiano contro l’Etiopia, anche il capoluogo regionale, Bolzano, ha una colonna commemorativa di quella guerra; a Bolzano vi sono strade che portano il nome di località etiopi in cui avvennero crimini di guerra e di chi li commise (Via Amba Alagi e Via Pater Giuliani).

 

Südtiroler Schützenbund ha dichiarato che nel corso di una visita cordiale di due ore, “l’ambasciatore etiope ha mostrato sorpresa per la presenza nel sud Tirolo di monumenti che glorificano i crimini condotti contro il suo popolo e nonostante il fatto che gli etiopi abbiano perdonato l’occupazione italiana, Abay ha dichiarato che lui non lo dimenticherà mai”.

La documentazione raccolta dall’ambasciatore etiope circa la presenza di tali oggetti commemorativi saranno consegnati al presidente d’Etiopia Girma Woldegiorgis, e al suo primo ministro Meles Zenawi. Il presidente etiope Woldegiorgis, per casualità, aveva combattuto con le truppe britanniche contro i fascisti durante la seconda guerra mondiale.

 

Paul Bacher, del Südtiroler Schützenbund ha spiegato che “ci aspetteremmo che lo Stato italiano prendesse le distanze dalle ideologie del passato. Un primo passo in questa direzione sarebbe l’eliminazione di tutti i resti del fascismo nel paese”.

 

Le ferite della guerra italo-abissina non si sono rimarginate completamente né in Etiopia né in Italia. Tant’è che solo recentemente, l’Etiopia è riuscita a ricuperare l’obelisco di Axum, simbolo nazionale che fu rubato dalle truppe di Mussolini durante la guerra. “L’Italia non ha ancora presentato le sue scuse all’Etiopia per i cuoi crimini”, ha dichiarato l’ambasciatore Abay.

 

Il 3 ottobre 1035 Mussolini cominciò l’occupazione dell’Etiopia, che faceva parte dell’Impero abissino ed era membro della Società delle Nazioni. Quella campagna militare servì ad Italia e Germania come prova generale per alcune tattiche militari assassine, come l’uso di gas e le fucilazioni di massa. Il medico britannico John Melly, capo della Croce Rossa Britannica presente nella zona di conflitto, si dichiarò indignato per l’orrore che regnava sul campo: “Questa non è una guerra, e neppure un bagno di sangue, è la tortura di decine di migliaia di uomini, donne e bambini indifesi con gas velenosi”. I vergognosi attacchi contro i civili furono compiuti dalle truppe alpine, così come la tortura, il saccheggio, la violenza sessuale sistematica e l’eliminazione delle truppe d’elite etiopi con i gas.

 

Le accuse di crimini di guerra contro l’Italia in una Corte Internazionale vennero evitate, ciò solo perché l’Italia cambiò in tempo bandiera nel corso della guerra mondiale. L’Italia ha concesso all’Etiopia 25 milioni di dollari a titolo di compensazioni per l’occupazione, e non ha mai emesso un atto di scuse ufficiali.

 

(tratto da Resistenze)

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