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Natale: puo’ essere ancora un dono spirituale? Pensiamo di sì

Martyne Perrot, Etnologia del Natale

(ve) La festa del Natale, come la conosciamo oggi, col passare del tempo ha subito ogni tipo di metamorfosi. Il suo aspetto familiare, eredità dell’epoca vittoriana, ha assunto, negli anni ’50, delle caratteristiche consumistiche, diventando una vera e propria fiera dei regali. Babbo Natale, reso popolare dalla Coca Cola, ha preso a poco a poco sempre più spazio, escludendo San Nicolao e soprattutto Gesù Cristo.
In un piccolo libro, la sociologa francese Martyne Perrot spiega tradizioni e consuetudini del Natale, dalle prime testimonianze intorno alla festa per la nascita di Gesù, a partire dal IV secolo, fino ai giorni nostri. Ogni popolo ha arricchito la tradizione del Natale: la Persia ha dato i Re Magi, l’Egitto i pastori e i miti della dea madre (confluiti nel culto di Maria), il nord Europa e l’Alsazia hanno dato la neve e l’uso dell’abete, uno scrittore finnico ha collocato la casa di Babbo Natale in Lapponia, nei pressi di Rovaniemi, sul circolo polare artico. E oggi Natale, festa al cui centro stanno i bambini, è la festa dei doni “vero sacrificio alla dolcezza del vivere, che consiste nel non morire”.

Martyne Perrot
Etnologia del Natale. Una festa paradossale
Eleuthera, Milano 2008

Si ringrazia sentitamente le persone che hanno fatto pervenire un loro messaggio personale per la mamma Tina, in particolare si ringrazia l’intero quartiere oltre stazione di Legnano che fra l’altro nella Messa di Natale di ieri delle ore 24 ha pregato collettivamente per la sua salute, nella parrocchia dei Santi Martiri.

La preghiera per la vita in ogni caso continua anche in queste ore: chi vuole farmele pervenire sappia che è un dono molto gradito.

Un grazie sincero a chi si è stretto con affetto e  a chi rimanendo in silenzio, ha chiesto col pensiero e nel profondo, l’intervento dello Spirito di Dio.

Un grazie soprattutto agli atei che mi hanno scritto.

Non sono le parole o i moralismi dei pulpiti che creano il Natale e nemmeno i panettoni Motta e Bauli.

E si puo’ anche morire fisicamente a Natale ma si rimane spiritualmente mano nella mano, dell’altro. Questa è la comunità nuova trasformata. Questa è la dolcezza assaporata nella distretta della vita.

Maurizio Benazzi

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Auguri a tutt*

Dio accoglie solo quelli

che sono liberi.

L’uomo attende da Dio

la libertà

Attende che la verità divina

lo liberi.

Ma anche Dio attende dall’uomo la libertà,

attende la sua libera risposta.

Libertà autentica è quella

che Dio esige da me,

non quella che io esigo

da Dio.

Su questo profondo rapporto

si basa la libertà dell’uomo.

(Nikolaj Berdjaev)

 

Nell’augurare a tutti un periodo di riposo, serenità e pace interiore, ci congediamo con questo numero dal 2008. Per chi può, ne approfitti del suggerimento qui proposto continuando con la lettura della filosofia dello spirito libero, che muove dall’intuizione geniale del dinamismo della vita spirituale, incentrata sulla libertà e sulla creatività umana. Non ascoltate troppo preti, popi o pastori in questo periodo per gustare l’essenza del significato di questo Natale alle porte… A volte basta un buon libro e constatare che Gesù entra nella porta del tuo cuore più che in quella dei templi. Il mondo gli chiuse già le porte 2000 anni fa… e per fortuna non c’erano già gli atei devoti al cristianesimo!

A presto 

Maurizio Benazzi 

 

PS: Tutti gli auguri ricevuti e che riceveremo sono visionabili alla pagina “sogni” del sito www.ecumenici.eu

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Obiettivo 2009: la riconciliazione

Natale nel segno della riconciliazione
Il messaggio natalizio di Samuel Kobia, segretario del Consiglio ecumenico delle chiese

 

17 dicembre 2008 – (voce evangelica) “E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1,14). Si apre con questa citazione dell’evangelo secondo Giovanni il consueto messaggio di Natale del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Samuel Kobia. “In Cristo”, scrive nel suo messaggio centrato sul tema della riconciliazione, “Dio ha riconciliato il mondo a lui. Riconciliazione è un messaggio glorioso. Offre la possibilità che qualcosa di sbagliato del passato possa essere rimessa a posto, che la verità si possa affermare comunque, che si possa cercare il perdono e persino che antichi nemici possano vivere insieme in un clima di rispetto reciproco. È un messaggio di grazia e di speranza che riflette il grande dono dell’amore di Dio in Gesù Cristo”.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2009 anno della riconciliazione e, nota Kobia, le chiese di tutto il mondo e il CEC stanno sostenendo questo sforzo attraverso progetti e iniziative che si inquadrano nel “Decennio per sconfiggere la violenza” che si concluderà nel 2010.
“Come cristiani”, conclude, “e con la forza dello Spirito santo impegniamo noi stessi per questo grande obiettivo. E ringraziamo Dio, padre del nostro Signore Gesù Cristo, per l’opportunità che ci dona di lavorare per la riconciliazione con donne uomini di buona volontà in tutto il mondo”.

Il CEC è il più ampio organismo ecumenico mondiale. Ha sede a Ginevra e raccoglie 349 chiese protestanti, ortodosse e anglicane presenti in 110 paesi del mondo per un totale di circa 660 milioni di membri. Il CEC ha rapporti permanenti con la Chiesa cattolica. Il segretario generale, pastore Samuel Kobia, proviene dalla chiesa metodista del Kenya.

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