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Azione Nonviolenta- 150° Unità (militare) d’Italia

 

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1861-2011

Unità (militare) d’Italia

Recensione del numero di Azione nonviolenta, marzo 2011

di Laura Tussi

Il numero di marzo 2011 di Azione nonviolenta è dedicato al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Potrebbe apparire una riflessione azzardata tentare di ricomporre la storia della nascita dello Stato italiano alla luce del concetto della pratica della Nonviolenza, in un contesto storico in cui l’efferatezza degli eserciti europei assunse dimensioni devastanti. All’interno di questo contesto esteso di violenze e di guerra, con fatti sanguinosi ed efferati, si distinguono, invece, episodi e personaggi che determinarono, proprio in quello specifico contesto, una nuova modalità di pensiero, un innovativo atteggiamento critico, nel concepire la collettività, la popolazione e i rapporti tra cittadini, come fecero i primi disertori, i renitenti e gli obiettori alla leva obbligatoria.

Dal travaglio rivoluzionario risorgimentale, purtroppo, non si sviluppò l’idea cosmopolitica di una società planetaria e internazionale, ma si impose la condizione di un’umanità ordinata in Stati Nazione, sovrani e indipendenti, dalla cui singola volontà di potere si produssero una serie interminabile di conflitti armati, tra cui due guerre mondiali e un mondo sull’orlo del suicidio atomico e della catastrofe ambientale.

Fin dal ‘700, eruditi ed intellettuali della penisola avevano manifestato di condividere il pensiero del sogno cosmopolitico di una Repubblica universale, come Mazzini, che auspicava un’umanità futura, in cui le divisioni nazionali sarebbero state cancellate, ma con l’epopea risorgimentale l’ideale cosmopolitico svanisce e subentra il nazionalismo più aggressivo ed esasperato.

La nazione è il prodotto di una coazione ideologica del potere, perché gli Stati moderni hanno creato il sentimento soggettivo della personalità e del legame nazionale, ma in modalità artificiali e coatte, imposte dal potere politico.

La pace, la tolleranza, la spiritualità sono dunque messaggi di speranza in un progresso sociale, volto alla costruzione di società libere fondate sulla Nonviolenza e sul non interventismo, per far evolvere l’umanità in un futuro caratterizzato dall’alto sentire di unità universale cosmopolita, oltre il culto eroico del potere nazionalistico, per andare oltre la retorica patriottica, che svuota il Risorgimento, come anche la Resistenza, delle effettive valenze storiche e sociali, per cui un intero popolo ha combattuto contro il sopruso, contro la dominazione e l’imposizione: ma tutto questo portato di ideali alti e nobili è stato fermato e limitato. Ancora una volta il potere ha frenato lo slancio libertario delle moltitudini, ma è utile, doveroso e importante ricordare il momento in cui un popolo si emancipa dall’imposizione, dalla personificazione autoritaria del potere e dall’assolutismo di politicanti di mestiere e riesce a conquistare un barlume di vera e autentica libertà.

Il popolo italiano sembra senza memoria, privo di attenzione per la propria storia e per il passato che gli appartiene, manifestando un qualunquismo generalizzato, che ormai ha completamente attecchito nelle nuove e, addirittura, nelle vecchie generazioni, perse nell’idea perversa del successo e della plastificazione esistenziale. Invece, è necessario fare memoria e ricordare la nascita dello Stato italiano e degli Italiani come popolo, per il sacrificio di moltitudini di persone che hanno versato il proprio sangue e dato la propria vita, nel segno dell’eguaglianza sociale ed economica, della libertà di espressione, del rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani e della fratellanza, ideali alti che il pensiero culturale e politico egemone attualmente sta scardinando in nome di fittizie libertà e di egoismi velleitari, che consistono nel favoreggiamento della corruzione ad alti livelli del potere politico.

Laura Tussi

Istituto Comprensivo via Prati – Desio

(Monza e Brianza)

http://www.youtube.com/lauratussi

Azione nonviolenta

Rivista mensile del Movimento Nonviolento

Fondata da Aldo Capitini nel 1964

Anno 48 n. 567

Marzo 2011

www.nonviolenti.org

an@nonviolenti.org

Ecumenici senza otto per mille e finanziamenti pubblici o privati sostiene nel 2011 Azione nonviolenta, pur con un apporto critico soprattutto in materia di diritti civili che riteniamo non negoziabili. Qualunque sia l’interlocutore.

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Inciviltà

A PROPOSITO DI ANTISEMITISMO CATTOLICO

 

“Tra ‘800 e ‘900, “Civiltà Cattolica” parla di ”infezione” giudaica della Nazione, di “complotti ebraici”, di “pericolo dello spirito giudaico”; afferma che  “gli ebrei non sono una religione”, “sono una razza speciale”, “necessità di odiarli”, “difendersi attraverso leggi speciali”, prendendo esempio dagli Stati Tedeschi, dall’Austria-Ungheria, dalla Russia.

Civiltà Cattolica fa una raccolta di questi scritti: Della questione giudaica, edita a Prato nel 1889 e nel 1891, e ripubblicata più volte dopo le leggi razziali fasciste del 1938. Si auspica la confisca dei beni degli ebrei: Che la confisca sia giusta, chi può dubitarne? La maggior parte de’ tesori che i giudei posseggono, è roba di malo acquisto: colla frode, coll’usura, colle truffe l’hanno messa insieme, e se non si pone un termine allo scandaloso loro accumulamento, fra poche decine d’anni, quasi tutto il capitale mobile e immobile de’ cristiani sarà preda loro (ed.’91,p72). Ma anche l’espulsione degli ebrei era una necessità: Se non si rimettono gli ebrei al posto loro, con leggi umane e cristiane sì, ma di eccezione, che tolgano loro “l’uguaglianza civile”, a cui non hanno diritto, che anzi è perniciosa non meno ad essi che ai cristiani, non si farà nulla o si farà ben poco…( p.81) Gli ebrei moderni sono il flagello della giustizia di Dio, e che tutto il dolce del liberalismo finisce per attirarle fra le strette della vorace piovra del giudaismo(p.89).

Il giudaismo è paragonato da padre F.S. Rondina ad un polipo che continuamente accresce il suo potere economico: E’ un polipo che cò suoi smisurati tentacoli tutto abbraccia…ha lo stomaco nelle banche…i suoi succhiatoi dappertutto: negli appalti e nei monopoli, negli istituti di credito e nelle banche, nelle poste e nei telegrafi, nelle società di navigazione e nelle ferrovie, nelle casse comunali e nelle finanze degli Stati.(Civiltà Cattolica, 1892, serie MXXII, pp.155-56).
(…)

padre Oreglia, in una rubrica dal significativo titolo, Dell’ebraica persecuzione contro il Cristianesimo, dava per certo che i giudei fin dall’antica Roma avevano costituito un pericolo per i cristiani. I cristiani, infatti, sarebbero stati perseguitati dai romani solo a causa delle calunnie giudaiche, e sotto Nerone sarebbero stati gli ebrei a provocare l’incendio del 64 per poi accusare i cristiani. (Civiltà Cattolica, serie XIII, vol.III, p549).

(….)
Agli inizi del 900, il tradizionale antisemitismo cristiano è ormai divenuto per l’Europa il supporto del nazionalismo, della “nazione razza”, che avrebbe dovuto dominare le altre in nome di una presunta superiorità.
Come scrive R. De Felice : L’antisemitismo cattolico degli ultimi cento anni assume ai nostri occhi un significato ben preciso, nell’ambito del quale si articolano ed hanno ragion d’essere le fasi, le riacutizzazioni, le esplosioni, le stasi di esso, altrimenti impossibili a spiegarsi, sino all’ultima drammatica crisi del periodo …
Con il 900 all’antisemitismo cattolico, o meglio clericale, venne progressivamente affiancandosi quello dei nazionalisti e quello dei sindacalisti rivoluzionari e fascisti. Questo nuovo antisemitismo fu però e rimase di gran lunga inferiore a quello clericale, da un lato tributario verso di esso di tutta una serie di argomenti (l’ebreo anticristiano, l’ebreo massone, l’ebreo sanguisuga della ricchezza nazionale e, giù, giù nel tempo, l’ebreo antinazionale, l’ebreo bolscevico, ecc.), da un altro lato privo della sistematicità e del significato di esso… (op.cit., pp. 35-43).
Sul terreno ampiamente seminato dall’antisemetismo cattolico, fu dunque possibile lo sviluppo  dell’antisemitismo nazionalista e di quello fascista poi.  Fu infatti facile fare leva sulla tradizione secolare antiebraica per creare i connettivi della patria nazione razza sangue spirito, attraverso cui l’immaginario collettivo potesse individuare le ragioni di una propria presunta superiorità razziale. ”
 
dal libro di Maria Mantello, Ebreo, un bersaglio senza fine, storia dell’antisemitismo, Scipioni, 2002

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