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Il giuramento di Obama

Una cerimonia laica, ma al cospetto di Dio. Frattura netta con la cultura, la politica e la religiosità di Bush 21 gennaio 2009 –

(Paolo Naso) La cerimonia di giuramento di Barack Obama si è svolta all’indomani del Martin Luther King Day, nel quale milioni di afro americani hanno ricordato quel lungo “cammino nel deserto” che li ha portati dalla schiavitù all’entusiasmo per l’elezione del primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti. La cerimonia di giuramento svoltasi sui gradini di marmo bianco sul Capitol Hill questa volta ha quindi un significato eccezionale e rappresenta una frattura netta con la cultura, la politica e la religiosità di George W. Bush. Più che gli inni patriottici come “God Bless America” – l’inno che celebra le particolari benedizioni di Dio sul popolo americano – la colonna sonora di questi giorni è un canto popolare di Woody Guthrie: “Questa terra è la mia terra, questa terra è la tua terra”. È stato questo altro canto americano, proprio di quell’America popolare, inclusiva, accogliente nei confronti degli immigrati e delle minoranze, a chiudere l’eccezionale concerto svoltosi al Lincoln Memorial a due giorni dal giuramento. Quando Barack Obama ha giurato sulla Bibbia di Abramo Lincoln, questa America – spesso minoritaria e comunque da tempo ai margini dell’establishment politico di Washington – ha sentito l’eccezionalità di questo momento storico e la responsabilità che ne deriva. Per il presidente, certo, ma anche per quei milioni di americani ai quali egli si è rivolto, per chiederne il sostegno, l’aiuto e la preghiera. La cerimonia di giuramento e tutti i momenti ad essa collegati sono tipiche espressioni della religione civile americana, celebrano cioè la storia, le tradizioni e il destino di un popolo che ritrova le sue profonde ragioni di unità a fronte della straordinaria diversità di etnie, culture, religioni e visioni del mondo che convivono sotto la bandiera a stelle e strisce. Nel concetto di religione civile, ben diversamente da quel che se ne pensa in Italia, l’accento è sull’aggettivo qualificativo e non sul sostantivo. Certo, nei giorni delle celebrazioni dell’inizio del nuovo mandato presidenziale, il nome di Dio è risuonato molte volte: nelle cerimonie religiose a cui Barack Obama ha partecipato, nelle preghiere di pastori, preti, rabbini, imam e ministri di ogni culto che si sono levate per lui, nelle stesse parole di Barack Obama. Ma non è una contraddizione. Questa cerimonia, e le altre che l’hanno preceduta, avevano il carattere laico di celebrare un patto civile contratto tra uomini e donne liberi che confidano che l’amministrazione Obama possa svolgere un ruolo positivo per il paese e per la comunità internazionale. Il grande paradosso, tipicamente americano, è che questa laicità della religione civile si fonde naturalmente con uno spirito di sottomissione a Dio da una parte, e con un’attenzione al pluralismo e all’inclusione di tutte le religioni e le visioni del mondo dall’altra. Il nuovo presidente americano, da credente confessante, da protestante, mostra di voler essere garante della libertà di tutti di poter esprimere la propria fede e la propria visone del mondo. Non è una contraddizione. È il frutto di quel separatismo tra lo stato e le confessioni religiose che ha fatto degli Stati Uniti un paese unico nel suo pluralismo culturale e religioso (Paolo Naso, giornalista e docente di scienza politica, VE)

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Progetto 2009: Facebook

Cerchiamo una persona che gestisca i rapporti amicali di Ecumenici (sostenitori anche nel 2009 di www.MLP.org  e di www.associazione31ottobre.it  ) su Facebook attraverso un gruppo internazionale, che basa la propria comunicazione sulla lingua inglese.

Trattasi di un impegno settimanale molto stimolante che lo vedrà coinvolto con gli aderenti ad associazioni amiche in Olanda, in Germania e negli States. Persone che offriranno un punto di vista molto differente dal contesto conservatore italiano.

Si tratta di costituire una ragnatela di relazioni dall’Olanda agli USA per scardinare gli stereotipi e creare una comunità fuori dal provincialismo e dai condizionamenti interni. Non siamo un gruppo politico ma cerchiamo di elaborare una teologia politica per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. Siamo rigorosamente contro la violenza, da qualsiasi parte essa provenga. Non siamo sionisti o antisionisti. Se dovessimo guardare alle radici socialiste del sionismo non esiteremo a schierarci in suo favore. Ma le cose oggi non stanno esattamente come lo erano in origine del movimento.

Siamo semplicemente cristiani in dialogo.

 

Ospitalità:

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INTERDEPENDENCE newsletter

Se gli altri esseri sono separati da me, sarà legittima la mia indifferenza per la loro sorte; ma se essi sono inseparabili da me come io da loro, se la mia stessa identità è formata dal tessuto delle relazioni in cui sono coinvolto, allora ogni autentica cura verso me stesso coincide con l’agire responsabile nel contesto che mi comprende.

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Da alcuni anni negli Stati Uniti il terzo lunedì del mese di gennaio, in prossimità dell’anniversario della nascita di Martin Luther King, si celebra il Martin Luther King Day. Quest’anno, a Torino, per la prima volta sarà celebrato in Italia e la ricorrenza ha un significato eccezionale, essendo il 19 gennaio la vigilia dell’insediamento di Obama alla presidenza degli Stati Uniti.Il sogno del pastore King prende forma nel modo più straordinario, e gli uomini e le donne di ogni continente hanno in quel sogno il fondamento di un futuro comune. Le immagini di morte che ossessivamente in questi giorni si sono riversate da Gaza sono invece un incubo da cui vogliamo uscire. Occorre saper voltare pagina, cercare vie nuove, uscire dalla spirale dell’odio e della paura. Possa un più lungimirante senso di responsabilità e di giustizia guidare coloro che reggono le sorti del mondo.

www.interdependence.it

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Un Thanksgiving Day speciale anche per Obama

Il sogno e la promessa di Obama
L’audacia della speranza di un giovane avvocato di colore divenuto presidente degli Stati Uniti

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07 novembre 2008 – (Paolo Naso/VE) A quarant’anni dagli omicidi di Martin Luther King e di Robert Kennedy gli Stati Uniti hanno votato per “l’audacia della speranza” di un giovane avvocato di colore, figlio di un immigrato kenyota, studente modello che si è sudato borse di studio che gli hanno aperto le porte dell’esclusivo college di Harvard e lo hanno avviato a una brillante carriera a Chicago.
Oggi il “sogno americano” appare meno retorico di come l’abbiamo visto raccontato e celebrato negli ultimi anni, quelli di un’America più impaurita e chiusa in se stessa, unilaterale nelle relazioni internazionali e proiettata sulle strategie militari più che nell’esercizio di quel ruolo di equilibrio e moderazione che si imporrebbe ad una superpotenza. L’America che esce dalle urne sembra riconoscersi nelle parole chiave che Barack Obama ha utilizzato in questa lunghissima campagna elettorale: sogno, speranza, promessa. Parole impegnative che hanno una connotazione anche etica e spirituale, del tutto coerente con la tradizione e la retorica politica americana, dai discorsi di Martin Luther King alla Dichiarazione d’indipendenza (“tutti gli uomini sono creati uguali e sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità…”).
In questa prospettiva l’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, un protestante attivo nella Chiesa Unita di Cristo (United Church of Christ), segna anche una svolta negli equilibri politico religiosi degli USA.

La fine dell’era Bush
Con la mesta uscita di scena di George W. Bush, si relativizza il ruolo politico di quella destra religiosa che lo ha sostenuto e ha orientato più di una scelta della Casa Bianca. Negli ultimi anni abbiamo visto l’escalation aggressiva di telepredicatori che hanno attribuito l’11 settembre alla vendetta di Dio contro la secolarizzazione americana, alle leggi che permettono l’aborto o tutelano i diritti di gay e lesbiche; sono stati anche gli anni di fibrillazioni profetiche nei quali più di qualche pastore “fondamentalista” ha predicato un imminente scontro apocalittico che avrebbe contrapposto il mondo ebraico cristano a quello islamico, sino al ritorno del Messia e a una universale conversione a lui. Personaggi così tracotanti e radicali, godendo del favore dell’establishment, hanno alterato la percezione del mondo protestante e persino di quello evangelical, negli USA ma soprattutto nel resto del mondo. “Evangelical” è diventato quasi sinonimo di un orientamento politico necessariamente conservatore e militarista, di una destra religiosa recepita come un nuovo soggetto politico sulla scena americana.
Tra i grandi meriti di John McCain vi è stato il tentativo di sottrarsi a questa pesante ipoteca confessionalistica che alcuni settori del Partito repubblicano volevano imporre sulla sua strategia; il suo errore, del quale deve essersi reso conto molto presto, è stata la nomina di Sarah Palin. Doveva attirare il voto della destra religiosa ma ha finito per alienare al Grand Old Party repubblicano quello degli evangelical moderati, una grande maggioranza di credenti “nati di nuovo” stanchi di essere identificati con una parte politica e con la sua piattaforma più conservatrice.

Il ruolo della religione
È prevedibile che Barack Obama, con la sua spiritualità riformata, le sue frequentazioni ecclesiastiche e la sua cultura giuridica, avvierà un dialogo e un confronto tanto con queste componenti del mondo evangelical che con le denominazioni storiche del protestantesimo americano: metodisti, presbiteriani, luterani, episcopaliani (comunione anglicana). Diversamente da altri democrats, infatti, il nuovo presidente è convinto che le comunità di fede costituiscano una risorsa per la comunità civile ma al tempo stesso è ben consapevole della solidità giuridica e costituzionale di quel separatismo tra lo Stato e le confessioni religiose che costituisce un tratto specifico della democrazia americana. Con Obama alla casa Bianca il protestantesimo storico ritrova un osservatore e un interlocutore attento sui temi della giustizia sociale, della pace, della salvaguardia del creato. È ovvio che sarebbe semplicistico e ingenuo aspettarsi un idillio ma è legittimo aspettarsi che il nuovo presidente sarà più attento del suo predecessore alle idee, agli stimoli ed alle provocazioni di strutture come il Consiglio nazionale delle chiese degli Stati Uniti, la voce più forte ed autorevole del protestantesimo di matrice liberal.

Verso quale svolta?
In questo mutato scenario resta da capire come si comporterà la Chiesa cattolica: negli ultimi mesi i vescovi USA hanno ripetutamente affermato di non poter sostenere un presidente e un vice come il cattolico Joe Biden che difendono la legislazione vigente in materia d’aborto. Qualcuno – il vescovo di Kansas City, Robert Finn – si è spinto fino a minacciare le fiamme dell’inferno per chi avesse votato per il partito democratico.
Ma questi sono i problemi di domani. Il tema, oggi, è quello di una grande svolta politica che fa spazio alla speranza e il sogno americano oggi diventano, nelle parole di Barack Obama, la “promessa americana”: quella di una comunità convinta di essere “responsabile di se stessa, che sorgerà o cadrà come nazione… in cui ciascuno è convinto di essere il guardiano del proprio fratello, il guardiano della propria sorella… È questo spirito americano – così concludeva nel suo discorso di accettazione della nomination il nuovo presidente degli USA – la promessa americana, che ci spinge avanti anche quando il sentiero è incerto, che ci lega insieme nonostante le nostre differenze, che ci fa fissare i nostri occhi non su quello che si vede ma su quello che non si vede…Manteniamo questa promessa, la promessa americana, e con le parole della Scrittura – con fermezza e senza ondeggiare teniamo fede alla speranza che noi confessiamo”. Sembra la conclusione di un sermone, vuole essere l’inizio di un programma politico.

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I festeggiamenti anche per Obama a Il guado di Milano nel Thanksgiving Day.

Alle 20.00, nella sede de Il Guado di Via Soperga 36, a Milano, si riprende una tradizione che si aveva nella Metropoli lombarda fino a qualche anno fa: quella di celebrare insieme il Thanksgiving Day. Approfittando della disponibilità del nostro amico John, che viene dalla Virginia, mangeremo insieme il tradizionale tacchino farcito che, negli Stati Uniti, viene cucinato dalle famiglie che si riuniscono in occasione di questa festa. Per rendere più ricco il pranzo ciascuno è invitato a portare qualche cosa da mangiare o da bere: più siamo più grande sarà la nostra capacità di ringraziare insieme il Signore per le tante cose buone che abbiamo ricevuto durante l’anno che è trascorso. Per saperne di più è possibile chiamare il 347 7345323, oppure andare alla pagina degli appuntamenti del nostro sito al seguente indirizzo:
http://nuke.gaycristiani.it/Appuntamenti/tabid/73/Default.aspx

 

La redazione della newsletter www.ecumenici.eu si unisce spiritualmente ai festeggiamenti di Milano.

 

 

Opinioni a confronto:

 

L’Opinione 13-11-2008

I valori del presidente
Mettere il cappello religioso sugli ideali di Barack è un’operazione arbitraria

Obama è sotto le ali della democrazia, non del “culto”

Bush aveva creduto di utilizzare la fede a scopi propagandistici, ma l’America gli ha voltato le spalle
di Alessandro Litta Modignani

“Democrazia, libertà, opportunità e una speranza indomita”: questi sono gli ideali intramontabili dell’America, riassunti da Barack Obama nel discorso di Chicago, la notte della vittoria. Ernesto Galli della Loggia, nell’editoriale del Corriere della Sera di domenica scorsa, tenta di “mettere il cappello” religioso su questi stessi ideali, un’operazione culturalmente arbitraria e assai discutibile anche sul piano logico e concettuale. Il tentativo di “appropriazione indebita” è evidente fin dal titolo dell’articolo: “Gli ideali americani – Una nazione sotto l’ala di Dio”. Il richiamo alla storia sarebbe vuoto, retorico, politicamente controproducente, sostiene Galli, se non fosse riferito a una “fortissima ispirazione originaria, costituita dalla religione”. Solo in chiave religiosa, infatti, è possibile nutrire una “speranza indomita”, è la tesi del commentatore. E dove sta scritto ? La pretesa di legare, anzi di subordinare, i valori civili americani a una (presunta) matrice cristiana, nella sua declinazione biblico-giudaica, è tutta da dimostrare. I valori citati da Obama sono i principi fondanti della democrazia americana, ma non sono affatto necessariamente connessi a una visione religiosa della vita, meno che mai delle istituzioni politiche. Anzi. Tutta la storia degli Stati Uniti è una lotta per la libertà degli individui – di tutti gli individui, credenti o meno. E’ anche una storia di libertà religiosa: i “padri pellegrini” del Mayflower cercarono scampo oltre oceano per non dover sottostare alla intolleranza religiosa di papi e sovrani europei. Proprio per questo il primo emendamento della Costituzione americana vieta tassativamente qualsiasi legge che conferisca uno status privilegiato a una confessione religiosa. In America – Galli lo sa bene – nessun Concordato sul modello italiano fra Stato e Chiesa sarebbe possibile.

L’idea stessa che la storia o è religiosa, o è inevitabilmente destinata “a consumarsi e a corrompersi”, come scrive Galli, è del tutto infondata. Si tratta di un’interpretazione capziosa, sostanzialmente mistificatoria. Chi aveva creduto di utilizzare la religione a fini propagandistici è stato Bush, al quale però l’America ha voltato le spalle. Ora Galli della Loggia tenta di ripetere, a vantaggio della Chiesa cattolica, la stessa operazione che Veltroni cerca goffamente di proporre a beneficio del Pd: “girare” la vittoria di Obama secondo il proprio tornaconto. Non è vero neanche che l’elezione di Obama è di “conservazione”, neppure nel senso particolare di una “restaurazione dell’antica promessa giudaico-cristiana”, come afferma ancora l’editorialista del Corriere. Le parole del neo-presidente sono semmai un richiamo alla “ricerca della felicità” così solennemente citata nella costituzione. E’ questa la “speranza indomita”: un valore universale insito in ogni individuo, che prescinde completamente da qualsiasi matrice fideistica o religiosa. L’operazione è dunque scopertamente strumentale. Dove vuole andare a parare Galli della Loggia? Evidentemente cerca di portare acqua al mulino di quanti sostengono la necessità, in Europa, di un richiamo costituzionale alle cosiddette “radici giudaico-cristiane”, strumento di una possibile egemonia della religione sulla politica. Egli però si illude, perché questo tentativo ha le gambe corte. Il giorno stesso della pubblicazione dell’editoriale, Barack Obama ha annunciato che aborto e cellule staminali sono solo due delle riforme che vuole introdurre per “cancellare Bush”, o meglio il suo utilizzo della religione come ideologia del potere politico. Sotto questo aspetto, il successo di Obama costituisce una sconfitta storica per i nemici della laicità dello Stato e delle libertà individuali, in primo luogo per la Chiesa cattolica. Nessun editorialista compiacente riuscirà ad alterarne il significato.

 
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 Sabato 15 novembre, ore 19:

 

Hotel Lago di Lugano, Bissone (Canton Ticino, Svizzera)

NILE VOICE, fondazione svizzera di
aiuti umanitari per l’Egitto:

Concerto di beneficenza “Le vie dei Suoni”

dell’Ensemble Sharg Uldusù (Stella d’Oriente)

diretto dal Maestro Fakhraddin Gafarov

con Zakaria ed Ermanno.

Ospite d’onore il khalifa sufi Gabriele Mandel khân

Concluderà la serata la cantante Aysen.

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Una profezia di Martin Luther King divenuta realtà

Dateci il voto e trasformeremo la nazione!

La vittoria elettorale di Barack Obama
 

ROMA, 5 novembre 2008 – E’ il titolo solo leggermente emendato di un famoso discorso di Martin Luther King nel 1957 a tre anni dalla storica dichiarazione della Corte Suprema che aveva abolito la segregazione nelle scuole. “Dateci il voto” (“Give us the ballot”) chiedeva King e i neri che hanno tanto sofferto sapranno cambiare il volto di questa nazione. Questo per rimarcare un obiettivo politico strategico, che come sappiamo fu raggiunto solamente nel 1965. Ma tra l’avere il diritto di voto e saperlo esercitare restava ancora una lunga strada. La vittoria di Barak Obama è la vittoria del voto, non solo delle minoranze. E’ la vittoria della democrazia praticata e non semplicemente formale e spesso vuota. Barak Obama diventa presidente degli Stati Uniti proprio nell’anno del 40° anniversario dell’assassinio di King. Le immagini di repertorio in cui King, la sera prima di essere ammazzato, fa il discorso del “Mountain top”, in cui dice di aver visto la Terra Promessa, nella quale, si dice certo, il popolo entrerà, e che come Mosè, forse lui vedrà soltanto da lontano, ci consegnano un King dal volto teso e dallo sguardo lucido, cosciente della tragica fine imminente. Oggi dopo 40 anni (vi dice niente il numero 40?), l’incubo viene trasformato in sogno. Oggi vince il voto e la democrazia. Quando abbiamo visto eleggere uno dietro l’altro dei presidenti sostanzialmente perché sostenuti da potenti lobbies economiche (pensiamo al peso della lobby delle armi a favore di Bush padre e figlio), abbiamo disperato per la democrazia. Essa appariva negli USA, come in molti altri posti, sempre più solo formale, perché in verità quel che contava in realtà erano solo i soldi. Con quelli ti compri tutto, la reputazione, i giudici, i parlamentari, il potere politico… è una storia che conosciamo bene e da vicino.

Anche Barak ha avuto la sua lobby: la gente comune che con i suoi dieci e venti dollari di donazione ha fatto la differenza. Se da una parte non è stato possibile sfuggire alla logica di una campagna elettorale miliardaria, dall’altra è stato possibile finanziarla coi soldi della gente comune. E perciò Obama è un presidente più libero, che non solo ha delle idee e dei valori per il paese, ma ha anche una forte base popolare per poterli attuare. Non è ostaggio di potentati economici o lobby militariste.

Michael Eric Dyson è un pastore battista, professore di teologia, ma soprattutto pubblicista di libri di grande popolarità. Nel 40° della morte ha scritto un saggio che si intitola “La morte di Martin Luther King e come questa ha cambiato (changed) l’America”*. In appendice, di questa interessante rivisitazione della vita di King e di come nei 13 anni del suo ministero e attività politica egli sia stato costantemente accompagnato dalla probabilità di una morte violenta, Dyson, profondo conoscitore del movimento dei diritti civili, scrive un’intervista impossibile, fingendo che King sia ancora vivo. Un’intervista fatta in occasione del suo 80° compleanno. In questo modo, da attento esegeta del pensiero di King, Dyson gli può fare domande anche sull’attualità dell’America e immancabile arriva la domanda su Barak Obama. Ecco la risposta virtuale di King, ma che ho trovato, molto realistica:

“Barak Obama è una forza della natura. Negli anni sessanta dissi che nei circoli neri non eravamo ancora riusciti a produrre una personalità politica che avesse qualcosa del magnetismo e del grande rispetto di un John F. Kennedy. Credo di poter dire che oggi abbiamo trovato quella persona proprio nel senatore Obama. E’ incredibilmente preparato, brillante, riflessivo, e senza spocchia, sebbene per natura, ogni politico debba mettersi in vetrina dicendo quel che ha fatto e quel che intende fare per il Paese.
Il solo pensiero di avere una simile persona nell’ufficio più alto della Nazione è meraviglioso. Al fascino del suo carisma e del magnetismo della sua personalità egli aggiunge un forte senso delle aspettative e delle speranze del suo elettorato, e tutto questo, testimoniarlo, è semplicemente sorprendente, per me che sono un nero di quel Sud dove fino alla metà degli anni sessanta non era concessa la facoltà di voto. Desidero comunque frenare le eccessive aspettative della gente nei confronti del Senatore Obama, se fosse eletto presidente. Un presidente nero non fermerà all’istante le sofferenze del popolo nero, tuttavia potrà usare il suo pulpito per rapportarsi a questioni sociali che sono rilevanti per noi, e potrà sicuramente aiutarci a mettere in atto una legislazione indirizzata ai bisogni urgenti del popolo, a partire da una assistenza sanitaria per tutti, al taglio delle tasse per i ceti più poveri, a opportunità di lavoro e di carriera per i meno abbienti. Tutto questo però, sia ben chiaro, non renderà superfluo il bisogno che continueremo ad avere, di profeti che parlino fuori dal sistema.
Dunque, dobbiamo sostenerlo e incoraggiarlo, come dovremmo fare per un qualsiasi altro presidente. Ora questo sarebbe un vero segno di progresso tra le razze: dare ad un presidente nero, impegnato nel suo confronto quotidiano con le materia spinose della politica, una forte voce profetica proveniente dalla comunità afroamericana.”

Massimo Aprile
Segretario del Dipartimento di Teologia dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

*Michael Eric Dyson, April 4, 1968: Martin Luther King’s Death and How it Changed America, New York: Basic Civitas Books, 2008

 

Ecumenici si stringe alla comunità evangelica battista domenica prossima come segno di lode e di ringraziamento all’Onnipotente: è cambiata l’America ma è stato vinto anche il nostro scetticismo nel contrastare un’aggressiva campagna estremista di pentecostali e evangelicali che qui in Italia trova inquietanti presenze anche sul web, appoggiate perfino da settori deviati e devianti del protestantesimo storico.  Proprio quelli che ci ignorano sistematicamente. Abbiamo motivo di rallegrarci per una profezia che viene da oggi scritta anche nei libri di storia e non solo sulle pagine dei giornali…

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Il grido ascoltato

A proposito della “Lettera a Gomorra” di Roberto Saviano (Repubblica del 22.9.08)

 

Leggere la prosa asciutta, fatta anche di nomi e cognomi, date e circostanze, responsabilità elencate e attribuite con precisione, percepire l’indignazione, la sacra indignazione di questo giovane uomo, figlio, come me, della stuprata terra di Campania, riascoltare resoconti di fatti di sangue troppo in fretta archiviati è stata un’esperienza dolorosa.

Questo articolo era un grido altissimo con una forte carica profetica. Una profezia laica, ma pur sempre profezia. Come un profeta antico Saviano ha denunciato ancora una volta la violenza di “Gomorra” e la rassegnata complicità di molti suoi cittadini. Un branco di assassini cocainomani che “ammazzano chiunque capiti sotto tiro senza riguardi per nessuno”, vittime in gran parte innocenti ed estranee alla criminalità, come è stata l’ultima mattanza di africani a Castel Volturno.

16 persone in 6 mesi.

E non succede nulla. Grida Saviano.

 

La Bibbia parla per bocca di Dio della terra che grida per la  morte del primo ucciso, Abele,  per mano del primo nato, Caino: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra”. E i profeti si fanno molte volte interpreti di quel grido della terra costretta a bere il sangue degli uccisi. E denunciano quello che nessuno vuole sentire, e ricordano quello che si vuole seppellire, e aprono gli occhi a chi non vuole vedere. Saviano fa quello che i cristiani dovrebbero fare. Ogni giorno. Caparbiamente. Ma non lo facciamo. Non sempre. Non abbastanza. Anche noi, come gli altri, siamo sfiduciati e stanchi, anche noi pensiamo che per quella terra avvelenata dalla cupidigia criminale degli uomini del sud e del nord non ci sia speranza. Anche noi giriamo lo sguardo altrove, scuotiamo la testa e cambiamo discorso perché certe cose ci fanno troppo male e comprendiamo chi sceglie di andar via. Un pensiero tremendo ci attraversa: Gomorra fu distrutta insieme a Sodoma, dopo tutto, per la sua stessa violenza, non sarà così anche questa volta? Ma se ci sono innocenti, e ce ne sono, moriranno anche loro? La vecchia domanda di Abramo. No, non sia mai! Eppure sta avvenendo! Degli innocenti stanno già morendo!

Saviano si ribella e chiede una sollevazione, uno scatto di orgoglio, una parola di verità e di sostegno ai poliziotti, ai giudici, ai pochi cronisti che ancora combattono e non si danno per vinti. E poi Saviano ricorda che la paura si nutre dell’isolamento nel quale chi ancora lotta viene ricacciato da chi vuole stare tranquillo e farsi gli affari suoi. E grida Saviano sperando che la sua voce non torni indietro, eco spettrale risuonante nel vuoto.

 

Io vorrei a nome dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, ascoltare questo grido, sentire tutto il dolore che mi provoca, sentirlo nel mio animo fino in fondo senza ignorarlo, senza negarlo. E piangere. Vorrei ringraziare Roberto Saviano per il suo coraggio. Vorrei esprimergli tutta la mia, la nostra solidarietà per la sua solitudine e il prezzo altissimo che sta pagando.. Vorrei dire a lui quello che fu detto a Elia tanto tempo fa, che ci sono tanti che non si sono piegati davanti agli idoli del danaro e del potere, che non si sono venduti il voto e la dignità e che cercano di portare anche in quella terra un messaggio e una testimonianza di speranza e integrità nonostante tutto. E vorrei che fosse vero. Forse lo è. Sì, lo è.

 

Qualche settimana fa ho partecipato in America ad un incontro di preghiera. Era mattina presto e la sala era piena di alcune centinaia di credenti africani-americani. Un vecchio pastore che aveva marciato con King negli anni sessanta ci ha guidato nella preghiera conclusiva e a un certo punto ha detto, riferendosi ad Obama: “Signore, proteggi il ragazzo! Comunque finisca, custodisci la sua vita”. Ecco, la comunità nera d’America spera ma teme, teme che la violenza abbia di nuovo il sopravvento, come è avvenuto tante volte in quella terra che uccide i suoi figli migliori, quelli capaci di parlare un linguaggio diverso, un linguaggio di giustizia e di pace. Anch’io prego Dio perché protegga il ragazzo, il giovane, coraggioso, resistente Saviano.  Sì, che Dio ti protegga!

 

Anna Maffei

Presidente UCEBI

www.ucebi.it

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Rabbi Michael Lerner di Tikkun ci chiede una mano…

E’ in corso una traduzione accurata della lettera di rav Michael Lerner da parte del generoso Antonio Pinto, per la newsletter Ecumenici: ci sembra importante sostenere tutti gli sforzi della comunità di Tikkun anche in Italia. Siamo pienamente solidali con l’impegno che l’amato rabbino americano sta compiendo da anni per il cambiamento delle prospettive etiche nel Grande Creato.

Affidiamo questa lettera innanzitutto a Te: portala nella Tua comunità di fede, diffondila sulle liste di amici e conoscenti, inviala personalmente agli Uffici di Presidenza delle Chiese cristiane presenti in Italia, ai gruppi religiosi ebraici e a quelli islamici, alle comunità di fede buddiste, induiste, Bahá’í e non trascurarne nessuna per favore. Nemmeno quelle che qui non abbiamo indicato per motivi di sola sintesi del messaggio di invito.

Unisci quello che è sparso nel tuo piccolo.

Ecumenici raggiunge oggi solo 3.687 lettori, in gran parte residenti in Italia. Solo una goccia nel mare.

Per questo abbiamo bisogno anche di Te. In piena estate.

Noi non andiamo in vacanza e restiamo a tenerTi compagnia. Per dare un contributo a trasformare il mondo.

http://it.groups.yahoo.com/group/newsletter_ecumenici/

Tikkun, per guarire, riparare e trasformare il mondo

Appunti del rabbino Michael Lerner

27 luglio 2008

Caro Maurizio,

anche se tu non sei personalmente collegato a nessuna particolare comunità religiosa, probabilmente hai amici o contatti che vorrebbero sotto firmare questa lettera. Se ce li hai potresti gentilmente contattarli e invitarli a firmare? E se facessero ciò puoi dire loro di inviare i loro nomi e come potrebbero essere identificati? Poiché questo sforzo  è  soprattutto  rivolto  a  rappresentanti  di  comunità religiose, non prenderemo in considerazione seminaristi o capi religiosi il cui orientamento religioso non è ben definito, ad eccezione di capi religiosi o comunità come quelle dei Quaccheri che non hanno strutture verticistiche al loro interno, così  come prenderemo in considerazione capi di locali comunità. Dica loro di contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica:

RabbiLerner@gmail.com

Nel frattempo, se vuole mettere anche lei la sua firma a questa lettera, e apportare delle aggiunte o osservazioni, lo faccia, poi la mandi direttamente all’indirizzo del Comitato Generale per l’elezione di Obama a Chicago.

 

 

Cordiali saluti, Michael.

Rabbi Michael Lerner   Autore del testo, Tikkun

RabbiLerner@Tikkun.org 

 

P.S.   Conosce o lavora con persone che potrebbero essere interessate a fare parte di uno sforzo che si sta sviluppando attualmente per cambiare l’etica del loro lavoro o il contesto in cui quel determinato lavoro si è costretti a svolgerlo –  andando dal  Materialismo  basato  sul massimo sfruttamento del danaro,  del potere e  della  fama,  da un  lato,  fino ad arrivare, dall’altro,  alla  Base della Nuova Indigenza, fatta di generosità, prendersi cura degli altri, amore, gentilezza, sensibilità etica ed ecologica, rispetto  e  stupore  reverenziale  per il Gran Creato? Se sì, vorrebbe comunicargli che la Rete per gli Sviluppi Spirituali fra Fedi Religiose sta promuovendo una conferenza presso l’Università Berkley della California per le sopraelencate figure professionali da tenersi il prossimo 21 settembre 2008, e che se non possono parteciparvi, possono comunque farne parte mettendosi in contatto tramite il seguente indirizzo di posta elettronica   dlapedis@tikkun.org     – Dica prima loro di visitare il nostro sito  www.spiritualprogressives.org   per guardare in maniera dettagliata come fare l’iscrizione al convegno o come semplicemente registrarsi.

Siete interessati a creare con me un seminario di scambio interreligioso della durata di una settimana da tenersi durante l’estate 2009 e indirizzato a persone d’età compresa tra i 20 e i 40 anni  che sia una valida alternativa  al Burning  Man  [l’Uomo  che brucia]  (l’annuale evento religioso di Novembre  che conduce  qui  40.000-50.000 giovani —  organizzato e controllato  da Googling  it, e se voi non sapete come farlo, beh allora non siete le persone giuste per aiutarci ad organizzare questa manifestazione). La nostra riunione vorrebbe essere una celebrazione degli Spiriti Progressisti il cui impegno verso Dio, lo Spirito e l’Amore li conduca e sostenga il loro lavoro fino a Tikkun Olam (il luogo della guarigione e della trasformazione del mondo). Se siete intenzionati a sostenere e costruire con me ciò, vi prego di contattarmi. Non siamo sicuri al 100% di poter realizzare tale evento entro il 2009, ma realizzeremo sicuramente la nostra conferenza di Washington di primavera (che dobbiamo fare). Lo faremo solo se avremo tutto l’appoggio economico, spirituale e organizzativo dei nostri sostenitori (indicateci pure cosa siete capaci di fare, sarà più semplice nel distribuire incarichi o nel reclutare altri volontari e sostenitori).

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