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Gli avanbracci col marchio IBM: il grande affare americano

Un  funzionario trentuenne della IBM Italia protesta contro la newsletter Ecumenici: dobbiamo prendercela anche contro la Fiat o “la BMW (e simili) perché in tempi di guerra costruivano macchine da guerra”,  le ferrovie dello stato italiano e tedesco perché è “con i treni che venivano deportate le vittime”, contro la Bayern perché (sotto altro nome) produceva il gas nervino”…

Gli chiediamo di inviarci gli articoli sui temi che lui propone di rimbalzo ma alla fine si limita a ringraziare per averlo tolto da questa lista di “fanatici politici, religiosi o sociali che sia”…

 

La banalità del male si serve sempre di bravi impiegati che fanno solo il loro dovere.

 

 

 

                                                                        Thomas J. Watson

 

Il grande affare americano

 

L’IBM ed il Nazismo

 

L’apertura a storici e studiosi di alcuni archivi rimasti per anni inaccessibili, mette in luce nuovi aspetti e coinvolgimenti che hanno reso possibile , in un concatenarsi di circostanze, economiche e politiche,lo sterminio premeditato e sistematico di milioni di esseri umani . Qui faremo riferimento ad una tecnologia in costante progresso nell’elaborazione di dati che servì dapprima per regolare alcuni aspetti di ordine pubblico, per la riorganizzazione industriale, compresa quella dell’industria bellica, e per l’organizzazione dei trasporti. e poi tramutatasi in vera sentenza di morte con la catalogazione della popolazione in base al sesso, nazionalità,percentuale di sangue, matrimoni misti, ecc . Herman Hollerith, per molti ancora sconosciuto ,fu l’ideatore delle schede con fori standardizzati idonee per eseguire censimenti su larga scala .Nato in Germania nel 1860 , emigra poi nello stato di New York . Il sistema Hellerith si basa sulla traduzione dei dati in fori su schede di cartoncino di piccolo formato (come un pacchetto di sigarette) mediante punzonatrici. Le schede possono poi venire lette con gli aghi metallici. Quando passano attraverso un buco, gli aghi chiudono un circuito elettrico che aziona dei contattori di scatti in grado di tradurre le informazioni in serie numeriche .

 Il sistema era completato di:

 da una macchina verificatrice che controllava la qualità del lavoro fatto dalla punzonatrice:

 da una macchina selezionatrice per ordinare le schede;

 da una calcolatrice per eseguire calcoli numerici;

 da una tabulatrice, per stampare i risultati in chiaro.

 Inizialmente queste tecnologie furono usate negli anni 20 in America per il “Progerro Giamaica”che sostanzialmente prevedeva lo studio sugli incroci razziali in Giamaica e poi successivamente negli Usa . Chi direbbe che , durante la seconda guerra mondiale , il colosso dell’informatica IBM specializzato allora in elaborazioni e censimenti abbia collaborato in maniera determinante dal punto di vista tecnico ed organizzativo, alla fornitura di macchine ed assistenza facilitando così l’attuazione delle deportazioni mediante l’identificazione e catalogazione di milioni di vittime dei Campi di concentramento e di sterminio ? La storia ci richiama al 1910 , anno in cui Hollerith conferisce i suoi brevetti per la Germania a Willy Heidinger, un commerciante di macchine addizionatrici che fonda la Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft, in breve Dehomag, collegata strettamente con l’America. Poi Hollerith vende l’intera attività a Charles Flint e questio a Thomas J. Watson, che trasformerà il vecchio nome dell’azienda americana in IBM (International Business Machines). Rimarranno però il «sistema Hollerith» e la tedesca Dehomag, che importerà le continue innovazioni tecnologiche dalla sede americana in Usa.

 Fu proprio , Watson a dare il via a un’espansione storica della Dehomag e nel 1937 venne insignito dal partito nazista della Croce del merito dell’aquila, la più alta onorificenza nazista ad un non tedesco.. Solo qualche settimana dopo la salita al potere di Hitler, l’Ibm New York investì oltre sette milioni di Reichsmark (più di un milione di dollari) per incrementare drasticamente la capacità della filiale tedesca di fabbricare macchine. Per i suoi dirigenti era quasi una vocazione saturare il Reich di informazioni demografiche. La storia è emersa con la ricerca durata tre anni , negli archivi dei paesi coinvolti nella seconda guerra mondiale, in particolare in quella parte dell’Europa caduta sotto l’occupazione nazista, del giornalista investigativo statunitense Edwin Black, figlio di ebrei polacchi sopravvissuti alle persecuzioni naziste. Black con la pubblicazione nel febbraio 2001del libro “L’IBM e l’olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana” (IBM and the Holocaust, The Strategic Alliance Between Nazi Germany and America’s Most Powerful Corporation), documenta la fornitura da parte dell’ IBM di macchine da usare nei campi di concentramento per l’identificazione e la catalogazione delle milioni di vittime brutalmente torturate e trucidate. Nel testo, Black specifica chiaramente come l’IBM non si sia limitata a vendere le proprie tecnologie ai nazisti, anche molte altre compagnie americane meno note lo hanno fatto, ma abbia stabilito una vera e propria alleanza strategica tra la propria sede tedesca Dehomag (Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft) e il Terzo Reich per una fornitura personalizzata alle esigenze dei “programmi” dell’Olocausto , tra questi in alcuni paesi l’IBM anticipa la Wehrmacht istituendo nuove filiali e iniziando censimenti in territori che verranno occupati solo in seguito, in modo che i nazisti al momento della conquista di questi territori avevano già tutti i dati per individuare, colpire e deportare gli ebrei della Polonia, del Belgio, dell’Olanda. Saranno i fori delle schede IBM a decretare chi verrà deportato, chi verrà mandato nei campi di lavoro e chi in quelli di sterminio. Per la verità il progetto non coinvolse solo la sede tedesca di Dehomag, ma praticamente tutte le filiali europee dell’IBM, quella svizzera, quella spagnola, quella polacca, quella svedese, quella romena, anche quella italiana. Ora ci chiederemo cosa sapeva di tutto ciò l’IBM di New York ? Sapeva, sapeva. Quando una legge americana rese illegale i contatti, con la Germania costrinse Watson a restituire l’onorificenza nazista, egli rimase comunque uno strenuo difensore dell’affidabilità economica del partner tedesco e un suo sostenitore politico. Allo scoppio della guerra Watson fa gestire dalla filiale di Ginevra (in diretto contatto con la casa madre americana) gli affari della filiale tedesca. Riesce anche a pilotare la gestione controllata della ditta da parte nazista e grazie agli appoggi politici nell’Amministrazione statunitense (era amico personale di F.D. Roosvelt) riesce anche a sfuggire un’inchiesta del Ministero del Commercio estero. In certi campi, come Dachau e Storkow, erano installate non meno di due dozzine di selezionatrici, tabulatrici e stampanti Ibm. Altri campi effettuavano solo la perforazione e mandavano le schede in centri come Mauthausen o Berlino. Il macchinario Ibm era quasi sempre sistemato all’interno dello stesso campo, affidato a un ufficio speciale con personale addestrato addetto all’assegnazione del lavoro, in tedesco Arbeitseinsatz . Dall’Arbeitseinsatz uscivano quotidianamente le importantissime assegnazioni ai posti di lavoro e l’ufficio era anche incaricato dell’elaborazione delle schede di tutti i prigionieri e dei ruolini dei turni di trasferimento. Necessitava quindi di un continuo traffico di elenchi, schede perforate e documenti codificabili dal momento che ogni gesto dei prigionieri era controllato e seguito con cura maniacale. Senza i macchinari dell’Ibm, la manutenzione continua e il rifornimento di schede perforate, i campi di Hitler non avrebbero mai potuto eseguire i loro terrificanti compiti come invece fecero. Ai campi più grandi era stato assegnato un numero in codice Hollerith per il lavoro d’ufficio: Auschwitz 001, Buchenwald 002, Dachau 003, Flossenbürg 004, Gross-Rosen 005, Herzogenbusch 006, Mauthausen 007, Natzweiler 008, Neuengamme 009, Ravensbrück 010, Sachsenhausen 011, Stutthof 012. Auschwitz, codice 001, non era solo un campo, ma un immenso complesso comprendente posti di transito, fabbriche e fattorie in cui lavoravano schiavi, camere a gas e crematori. Nella maggior parte dei campi l’Arbeitseinsatz non si limitava a classificare i posti di lavoro, ma anche gli elenchi dell’ospedale del campo e le statistiche delle morti e dei reclusi da consegnare alla Sezione politica. È però possibile che ad Auschwitz le attrezzature Hollerith fossero utilizzate, e pertanto collocate, in altri uffici. Tutti i non tedeschi di Auschwitz furono tatuati con i numeri Hollerith. Ma i numeri tatuati si svilupparono rapidamente ad Auschwitz. Ben presto non ebbero più alcuna relazione con la compatibilità Hollerith per un semplice motivo: il numero Hollerith era destinato a individuare un recluso che lavorasse, non un recluso morto. Quando il tasso di mortalità ad Auschwitz aumentò, i numeri basati sulle Hollerith semplicemente non servirono più. Ai cadaveri venivano subito tolti gli abiti, rendendo difficile l’identificazione per gli elenchi dei decessi basati sulle Hollerith. Perciò i numeri furono scritti con l’inchiostro sul torace dei reclusi. Ma siccome era difficile scorgerli tra i mucchi sempre più grandi di cadaveri, si decise che gli avambracci fossero più visibili.

Alla fine della guerra la vittoria dell’IBM sarà duplice: non solo rientrerà in possesso degli enormi profitti maturati nel corso della guerra e dell’oculata amministrazione controllata nazista, ma vedrà recuperate le proprie macchine dall’esercito alleato e sarà considerata alla stregua delle ditte alleate in Germania che hanno subito danni dall’esproprio nazista. Da non credere .

 Per concludere quando si entra all’ Holocaust Memorial Museum di Washington c’è un tabulato di Hollerith (una delle prime macchine elettriche a schede perforate).

 

In seguito alla pubblicazione del libro di Black, una organizzazione di esponenti del popolo rom, riuniti in quella che definiscono una “azione internazionale di riconoscimento e compensazione”, ha denunciato l’IBM per aver venduto macchine punzonatrici ed altre strumentazioni sofisticate (per l’epoca) che avrebbero facilitato le operazioni naziste di pulizia etnica rivolte contro, tra gli altri, proprio il popolo rom. Una corte d’appello di Ginevra ha stabilito, contrariamente a quanto deciso dal tribunale di primo grado, che l’IBM è processabile in Svizzera perché nel 1936 aprì una filiale a Ginevra, con il nome di “Quartieri Generali Europei IBM”. La corte d’appello di Ginevra ha anche dichiarato di non poter escludere “la complicità dell’IBM attraverso assistenza materiale o intellettuale agli atti criminali dei nazisti”. L’IBM ha chiesto un intervento della Corte Suprema svizzera.

 

Per approfondire ulteriormente l’argomento fate riferimento al libro : Ibm e l’Olocausto di Edwin Black edito da Rizzoli .

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