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Fratello e sorella liberati dalle catene

Nella schiettezza amicale che ci è propria con l’amico don Franco Barbero vorremmo chiedergli di andare ad ascoltare il feed-back del giovane frate cattolico a cui abbiamo consigliato di ascoltare in procinto all’avvicinamento ad una comunità valdese del nord.  Lui si era espresso – a nostro avviso, forse, precipitosamente – in modo favorevole. Un esterno non conosce mai a sufficienza la vita interna di una comunità ecclesiale, tra l’altro particolarmente chiusa al di fuori dei canali ufficiali. E lo invitiamo a rimanere lui stesso saldamente cattolico. Chi del resto non è per la chiesa universale (e non etnica!) nella sua molteplicità di espressioni socio-culturali?

In ogni caso non siamo noi a dover commentare quella situazione specifica ma la giovanissima persona direttamente interessata. Constatiamo solo che non servono a niente gli appelli del passato della Refo (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) o di altri minuscoli gruppi che fanno comunque riferimento ad essa.

Noi siamo felici solo di essere fuori da quella chiesa e vivere liberamente il cristianesimo. I nostri biglietti da visita recano oggi non a caso una frase del teologo Leohnard Ragaz, lui che per primo decise di vivere la sua testimonianza cristiana e riformata fuori dalla chiesa istituzionale di Zurigo.

 
 « Cristo è più grande del cristianesimo, ed è diverso dal cristianesimo. Dio può essere là dove la religione non è, e può non essere là dove la religione è. Egli è presente dove è fatta la sua volontà in verità, libertà, umanità e amore, nella giustizia del suo Regno. Dio odia il credo, odia la teologia, odia l’erudizione dei dottori della Legge, odia la pietà, odia il culto dove non è fatta la sua volontà nella giustizia, ma è presente dove è fatta la sua volontà anche se egli non è conosciuto o nominato. Dio si serve dei non credenti per giudicare i credenti, si serve dei pagani per svergognare i cristiani. Non il cristianesimo, ma il Regno, e nel Regno l’uomo. »
 
 
 (Leonhard Ragaz)
 

Anche allora la chiesa era occupata dagli on. Malan di turno e dall’estremismo borghese, che ha così fortemente caratterizzato l’area riformata anche nei periodi infausti della storia d’Italia; ad es. durante il periodo fascista in cui la vita della chiesa alpina era in cerca di un’accettazione da parte del regime. La stessa cosa valeva anche per le altre minoranze religiose, salvo forse i pentecostali. Le minoranze antifasciste evangeliche non hanno mai inciso realmente ed hanno riguardato frange assolutamente marginali. La signora Bonafede di certo non ha oggi alcun coraggio nell’ opporsi alla deriva reazionaria nella chiesa che presiede. I comunicati patetici della Refo a questo proposito fanno semplicemente sorridere mentre fa riflettere seriamente il comunicato emesso recentemente dalla moderatora sui matrimoni fra persone dello stesso sesso (Il caso riguardava due lesbiche). E’ una presa di distanza nettissima e chiara. Solo i ciechi non vedono ancora!

Questo è il documento che circola in queste ore sui siti valdesi: pare abbiano già raccolto molte adesioni, non sappiamo esattamente quante firme dei sinodali (che hanno quindi diritto di voto) ma ce ne è a sufficienza per delineare una chiesa di facciata contro le discriminazioni ma nella sostanza proiettata verso scenari bui e tremendi. Con tanto di sostegno da parte dei gruppi cattolici cd progressisti e magari ancora dell’Arcigay!

Non seguiremo i lavori del prossimo Sinodo, conosciamo già le conclusioni: si rimanderà il tutto ad altri tempi, ufficialmente per non rompere l’unità (come del resto nella piu’ borghese e microcosmica comunità ebraica di Bologna). Noi tutto questo lo conosciamo già. E’ solo un dèjà vue. Cambiano i soggetti ma non cambia la realtà.

Noi sottoscritti, membri della Chiesa Valdese,

consapevoli che – come scrisse Giosué Gianavello nelle Istruzioni – “se la nostra Chiesa è stata ridotta in ”queste“ contingenze, causa prima ne sono i nostri peccati, dobbiamo quindi umiliarcene quotidianamente e sempre di più innanzi a Dio, chiedendogli perdono”;

certi che la Confessione di Fede del 1655, mai mutata da alcun Sinodo, sia il fondamento incrollabile della Chiesa Valdese;

ribadendo, in particolare, con gli articoli 2 e 3 di essa, che “Iddio s’è manifestato agli huomini nelle sue opere della Creazione e della Provvidenza, di più nella sua Parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto ne’ libri chiamati la Scrittura Santa” (“nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” 2 Pietro 1,20-21) e “che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e ch’ella è pienamente contenuta ne’ libri del Vecchio e Nuovo Testamento” (“se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” Galati 1,9);

ritenendo che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per custodire la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, da tempo immemorabile, poiché esso regola il nostro essere chiesa;

avendo a mente che la storia della Chiesa Valdese, di tanti uomini e donne che per secoli tutto hanno fatto, tutto hanno rischiato, tutto hanno dato, inclusa la vita, per restare fedeli alla propria fede, sia un patrimonio incomparabile, di cui è forse impossibile essere degni, ma che impone di fare del nostro meglio perché non paia vano;

rammaricandoci del fatto che da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere: “la compagnia de’ fedeli” che “vengono ad unirsi per seguitare la Parola di Dio; credendo ciò ch’egli vi ci insegna e vivendo nel suo timore” (articolo 25 della Confessione di Fede);

affermiamo la verità di quanto Gesù disse: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24,35), mentre sappiamo che le umane dottrine che oggi trionfano domani cadono nell’oblio o nel discredito, come tante volte abbiamo visto accadere, anche di recente; e riteniamo pertanto che la Chiesa possa sì prendere posizione su temi dove l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada; ad esempio, contro il razzismo o a favore della libertà religiosa; quanto, però, ad essere pro e contro partiti o specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione della Chiesa: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e cooperare a far risplendere la Luce nelle tenebre (Giovanni 1,5); resta sempre ai singoli membri di chiesa la possibilità di impegnarsi su qualunque tema, assumendosene personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio;

constatiamo inoltre che nella Chiesa si affermano progressivamente interpretazioni sempre più personali di ciò che essa debba fare o 

credere: apprendiamo che un pastore nega pubblicamente la Trinità e la divinità di Cristo (in aperto contrasto con l’articolo 1 della Confessione di Fede);

apprendiamo anche che, facendosi forti di un documento sinodale che parla di “accoglienza” delle persone omosessuali, quello stesso pastore, con l’appoggio del Consiglio di Chiesa, ha celebrato a Trapani ciò che gran parte dei mezzi di informazione e lui stesso hanno definito “matrimonio” tra due donne, neppure appartenenti alla Chiesa Valdese, che egli ha poi affermato di essere consapevole che ciò “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici”, ma che “questa spaccatura può anzi deve essere provocata”, che la Moderatora, pur riconoscendo che “nelle nostre chiese si è” solo “cominciato a dibattere della possibilità di testimoniare anche a livello liturgico dell’accoglienza e del riconoscimento di unioni di vita di persone dello stesso sesso” ha difeso tale atto affermando che si era solo “pregato con convinzione e affetto per due persone che si impegnavano a vivere insieme la loro vita”, che a Roma un altro pastore ha amministrato il battesimo a due bambini su richiesta del padre di uno di loro e del suo compagno presentati davanti all’assemblea come “genitori”, benché la donna che aveva partorito i bambini fosse presente; autorevoli esponenti della Chiesa chiedono ora che il Sinodo “aggiorni” le norme in modo da rendere leciti, sia pure ex post, parte o tutti questi comportamenti;

ci appelliamo umilmente al Sinodo affinché:

non si allontani mai dalla Confessione di Fede e vegli perché essa non venga mutata nella lettera, o vanificata nei fatti con la tolleranza o il riconoscimento di comportamenti che la contraddicono;

ricordi qual è la ragion d’essere della Chiesa e sia attento a non gettare discredito sulla sua dottrina quando prende posizione su temi politici e di attualità;

prenda adeguati provvedimenti verso i comportamenti che violano l’ordinamento valdese, per evitare che la prassi del fatto compiuto e delle decisioni unilaterali sopprimano nei fatti quel modo di prendere le decisioni in modo collegiale e democratico, che si conservò anche nelle circostanze in cui il pericolo dell’annientamento totale era imminente;

esaminando la questione omosessualità, ricordi i numerosi passi biblici che la condannano e temperino la tendenza a ritenerli semplicemente riflessi di una società non abbastanza evoluta, considerando che il principale di questi passi, Levitico 18, che riassume tutti i divieti biblici in materia sessuale, ne include solo sei: incesto, rapporti durante il ciclo mestruale, adulterio, sacrificio dei primogeniti, omosessualità, accoppiamento con animali; ricordi altresì le parole del pastore Alessandro Esposito, secondo il quale questo argomento “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici” e valuti se è conforme ai nostri fondamenti creare quella spaccatura.

Possa la Grazia di Dio essere sempre su tutti noi e sulle nostre chiese e illuminare in particolare coloro cui sono affidate le decisioni più importanti.

Primi firmatari:

Ivan Caradonna ,  Chiesa di Trapani e Marsala ( ivan.caradonna@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Fabrizio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Lucio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Sergio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Giorgio Mathieu , Chiesa di Pramollo

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Grazie a Paolo e a Franco

(Ecumenici) Franco Barbero non teme più di uscire fuori dal seminato: alla precisa domanda di Ecumenici su come si senta dopo che Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, risponde senza esitare “non è una sorpresa!” , “a Roma sono più lefebvriani di Lefevre, intendo il Vaticano”, “loro sono cattolici – romani, anzi direi romani e basta”. “Io rimango cattolico”. Il concetto viene poi ripreso durante la presentazione del libro “vangelo e omosessualità” e ne nasce un interessante dibattito e confronto di idee e esperienze. La sala è gremita, il campanello continua a suonare. Arrivano persone anche da fuori confine. Il Guado ha senza dubbio colto nel segno invitando Barbero nel giorno della pubblicazione sul Corriere della sera della versione di Luca Di Tolve del gruppo Lot sulla “guarigione” dall’omosessualità con tre rosari al giorno.

Barbero riscuote un successo trasversale fra i protestanti e i cattolici convenuti. Gli applausi sembra non terminare alla chiusura dell’incontro. Persone in piedi lo hanno ascoltato per circa tre ore, in un silenzio impressionante. Si è parlato di teologia e di cristologia. Barbero incanta quasi la platea. “Gesù aveva quattro fratelli e delle sorelle, Maria non era affatto vergine. Si tratta insomma di leggende che fanno da cornice al contesto storico. Del resto le leggende sono presenti in ogni religione”. Ricorda il giubileo da lui organizzato delle persone omosessuali come segno di ringraziamento anche del dono dell’omosessualità. E poi puntualizza che dopo il IV Concilio praticamente il cristianesimo ha abbandonato il monoteismo per divenire politeista.

Franco ha ragione da vendere. L’idolatria è visibile a chiunque senza particolari commenti di parte. Basta entrare in un tempio cattolico-romano per rendersene conto. Altro che rosari dagli effetti miracolistici. Gli islamici per ragioni di quieto vivere purtroppo non sollevano mai la questione teologica qui posta e gli ebrei – pur pensandolo fra loro – non hanno quasi mai il coraggio di affermarlo direttamente a certi cristiani. C’è sempre un rabbino romano pronto a fare da croce rossa al moribondo spirituale sul Tevere.

Basta andare in Ticino e “le cose cambiano profondamente”, fa notare una cattolica svizzera convenuta con altri amici per l’occasione a Milano. Una rete di psicologi, psicanalisti e psichiatri si sta intanto organizzando grazie all’impegno anche di Paolo Rigliano, coautore del libro presentato. Si cerca insomma di contrastare una lotta che si preannuncia dura e senza esclusioni di colpi contro i poteri forti lombardi di Comunione e Liberazione e dell’Opus Dei, che organizzano anche nelle più sperdute periferie ecclesiastiche convegni non pubblicizzati sulla stampa per “indottrinare” anche su questioni di carattere etico-biologico e/o di orientamento sessuale.

Le esperienze raccontate dai ragazzi convenuti sono tutte caratterizzate da eventi traumatizzanti o comunque di sofferenza. Qualcuno non ha nemmeno il coraggio di parlare. Lo fa un suo amico ex seminarista che punta il dito sulle sette cattoliche catecumenali e dintorni. La persona interessata è scura in viso e annuisce. Non riesce proprio a trovare le parole. Lo fa in sua vece Barbero che precisa che qualche giorno fa ricevette una e.mail da una catecumenale lesbica che aveva osato dichiarare il proprio orientamento sessuale. E’ stata immediatamente insultata ed espulsa dal gruppo. Per solidarietà le sue amiche hanno abbandonato anch’esse l’associazione e si sono incontrate a Torino con il “Don” Franco, per ricevere forse un po’ di consolazione.

Il gruppo evangelico “Il varco” mette in difficoltà Barbero allorquando fa notare che non si capiscono le ragioni per le quali un omosessuale cattolico debba rimanere ancora all’interno della chiesa di Roma oggi, nonostante tutto; Barbero fa fatica a trovare delle risposte convincenti a questo proposito. Di certo lo psichiatra Paolo Rigliano dimostra, con un’ analisi sempre lucida (nel testo di Quaranta e durante tutta la conferenza), di comprendere bene che il problema si pone anche per gli evangelici fondamentalisti ad esempio negli USA. Il professore ignora solo che l’unione di tutti i fondamentalisti di fatto si verifica anche in Italia (si veda ad es. il sito evangelicale http://www.icn-news.com  che sembra avere agganci con l’Agenzia di stampa NEV e quindi con ambienti del protestantesimo storico). Di certo possiamo confermare che il nostro carissimo pastore Mark Phillips, amico di MLP (www.mlp.org  ), ha delle difficoltà a ricollocarsi dopo 15 anni di servizio in una comunità liberal, vista la massiccia campagna mediatica dei fondamentalisti in America, che anche secondo Rigliano vede impegnati milioni di dollari statunitensi. A partire dalla California…

Barbero riesce a malapena a trattenere le lacrime per ringraziare tutti. A volte Milano è così. Non sempre in tempi di lega, a dir il vero. Ma a volte capita. Milano ha un cuore grande ed orecchie attente. E poco importa se non ci sono le sedie per ascoltare… si sta in piedi!

Franco oggi ha avuto la conferma definitiva del perché Dio gli abbia suggerito alla coscienza di non accettare per ben 2 (due!) volte delle offerte di denaro da parte del Vaticano per ritrattare le tue tesi sull’omosessualità.

La Milano cristiana ha saputo risposto al don Adriano Bianchi della diocesi di Brescia, che ha avuto dalla sua parte solo le sirene del Corriere e del peggiore fronte di centrosinistra che l’Italia poteva mai augurarsi di avere. Vendola compreso e tutta la banda di delinquenti politici (e non) romani associati.

Maurizio Benazzi

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