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Con gli operai della Fiat che hanno respinto l’accordo infame

Se a Mirafiori il sì del referendum sindacale passa con solo il 54% dei voti, gli operai hanno scelto invece il No. Come socialista alla Ragaz non posso che essere solidale con le tute blu della catena di montaggio: il plebiscito sperato da Marchionne, Bonanni e l’appogio indiretto di Fassino non c’è stato affatto ! I media di regime hanno come sempre strombazzato per il potere contro gli sfruttati

Segnaliamo che il sito www.ecumenici.info ha alla pagina Ragaz vari articoli, alcuni dei quali esclusivi, sul socialismo biblico.

In breve

L’ing. Cristiana Alicata, sale zone di Fiat, ieri commentava su Facebook il suo appoggio agli impiegati Fiat oltre che alle tesi deliranti del PD sul tema Mirafiori: io francamente non comprendo perchè vengono a chiedere l’amicizia visto che personalmente non la chiedo da mesi a nessuno, a meno che non abbia avuto un precedente riscontro di favore. Io trovo scandaloso e anticristiano stare dalla parte dei piu’ tutelati, dei più ricchi, che non devono fare nessun turno notturno o limitazioni delle pause lavoro per guadagnarsi un misero stipendio. Non sto mai con gli egoisti o peggio gli opportunisti, i furbi e gli interessati al proprio portafoglio e non mi interessa che siano impiegati come me. Preferisco identificarmi come un figlio di operaio, morto di tumore pochi mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, perchè dava una mano ai suoi colleghi nello spalare catrame, anche se lui era un solo autista di camion.
Io chiedo alle persone che aderiscono con fede cieca al PD alla CISL e alla UIL di lasciare spontaneamente questo contatto. Non abbiamo politicamente nulla in comune. Grazie

 

Ho lavorato per due semestri nel 2005/2006 nel call center di Arese di Fiat/Lancia/Alfa: per conto di una società interinale di Fiat. La Metis di Via Pisani a Milano. Mi avevano già confermato verbalmente il terzo trimestre di lavoro. Capitò un giorno che i loro ascensori si ruppero ed io scivolai dalle scale di servizio per raggiungere la mensa durante la pausa. 5 giorni di infortunio per la slogatura al piede ma gli ordini di Marchionne erano precisi: nessun rinnovo contrattuale a chi si si assenta . Mi fu dopo comunicato che avevo perso il lavoro. Questa è la logica aziendale dei padroni e dei servi dei padroni delle agenzie interinali che definirli criminali è un complimento!

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Legnano: meglio morire in cantiere

Via Torino a Legnano era conosciuta un tempo come la zona delle case popolari: a dir il vero, essa è incastonata in un quartiere di villette e di operai ad abitare quelle case ce ne erano un numero non particolarmente elevato. Se penso che uno zio fascista ci abitava posso presumere che un buon reddito di lavoratore autonomo quale quello di tassista, in parte occultato al fisco beninteso, poteva essere comunque un ottimo lasciapassare per ottenere una casa a canone agevolato.

Legnano fu il primo distretto industriale a nascere in Italia ma anche fra i primi a scomparire con la crisi del tessile e della meccanica; sono rimaste in città solo delle vecchie villette color rosso assegnate ai dirigenti della vecchia Franco Tosi e spettri di capannoni industriali che occupano ancora il pieno centro cittadino. La dismissione e il successivo recupero residenziale delle zone industriali (praticamente tutta la città lo era fino agli anni 60!) ha sollecitato mille appetiti politici. Col centrosinistra fino agli anni 80 e poi con le destre nei decenni successivi. Qui il PdL e la Lega non fanno nemmeno più nemmeno campagna elettorale nelle piazze: prendono voti muovendo altri interessi spiccioli…

Abito lì vicino a via Torino da ormai 25 anni: da qualche giorno siamo oggetto di attenzione della stampa nazionale per via dello sciopero della fame di cinque egiziani contro il mancato ricevimento dello stipendio da 10 mesi. Hanno lavorato proprio lì circa 18 operai: a mani nude e senza l’ausilio di mezzi meccanici – per ragioni dicono tecniche – al fine di rimuovere le macerie di una palazzina a tre piani.

La ditta che ha ricevuto l’incarico di esecuzione dei lavori ha risubappaltato a una società di persone, il cui titolare è un egiziano, i lavori senza pagare il dovuto, in quanto afferma di non aver ricevuto introiti da parte della committente.

I cani in Italia vivono meglio che noi… dicono gli operai egiziani in sciopero. Il parroco si è premurato di farli desistere dallo sciopero ad oltranza, la Uil promette un interessamento ma in realtà nulla è ancora successo di concreto. Legnano guarda come sempre con indifferenza le cose. Il giornale locale di regime solo pochi giorni fa usciva in prima pagina con caratteri cubitali affermando la vittoria della nuova scuola di pensiero contro la permanenza degli stranieri senza permesso di soggiorno e pur in presenza di bambini in età scolare nella famiglia di riferimento. Il caso era stato infatti proposto da un immigrato della vicina Busto Arsizio, feudo della Lega.

Qui dopo venti anni non ricevi un invito a cena nonostante le apparenti amicizie, la gente è diffidente e chiusa in linea generale con tutti ma in particolar modo con chi è straniero: in un supermercato del pieno centro ho sentito con le mie orecchie una signora settantenne gridare a voce alta ad un’amica con la quale si intratteneva che “gli stranieri andrebbero messi al muro!”  Nessuno ha reagito…

Qui il sindaco farmacista pensa a fare affari d’oro, come del resto tutti i farmacisti e trasforma vecchie botteghe in supermercati di farmaci e parafarmaci, prodotti di bellezza, omeopatici e immagino mille altre diavolerie ben impacchettate..

Cemento e farmaci sono il business di questi anni. Ma su una cosa hanno ragione da vendere gli operai egiziani. Meglio morire lì in cantiere.

La morte è cosa leggera signor Parroco, molto più pesante può essere la vita a Legnano, città di pagani.

Maurizio Benazzi

PS: Ho incontrato Gianluca, amico torinese battista,  che si è fidanzato in città. Non è una legnanese la fortunata. E’ una cittadina rumena, proprio come la pastora avventista o altre persone che ti rivolgono la parola ancora col sorriso.

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In ricordo di Dolcino e Margherita

Oggi è festa alla Bocchetta di Margosio ove vi è il Cippo di Fra Dolcino: ogni anno nella seconda domenica di settembre molte persone salgono sul monte Massaro con qualsiasi condizione di tempo per ricordare Dolcino e Margherita. Si celebra un culto valdese  ma è anche l’occasione per poi cantare inni operai e fare festa intorno alla tavola da pranzo in un alpeggio della zona.  Vorremmo anche evidenziare che in questa giornata la redazione di Ecumenici www.ecumenici.eu  ha scelto il migliore gruppo del suo ottavo anno di attività: non abbiamo dubbi è la Chiesa Evangelica Battista per il suo coraggio e il suo impegno dimostrato ai massimi livelli in Italia in difesa di Rom e Sinti . I nostri più sinceri apprezzamenti.

Fra Dolcino, Margherita e i ribelli della montagna
(Disegno di Dario Fo, premio Nobel)

Dolcino e gli Apostolici
LA STORIA IN BREVE
 

Anno 1300: anno del Giubileo e del perdono universale. Perdono per tutti i malfattori, ma non per Gherardino Segalello, che viene posto al rogo a Parma. La sua colpa? Aver dato vita al movimento dei “Fratelli Apostolici”. Nel 1260 circa, l’umile Gherardino aveva chiesto di essere ammesso nel convento dei frati minori (francescani) di Parma. Permesso rifiutato. Allora vende la sua piccola casa ed il suo piccolo orto, getta i soldi così ricavati ai poveri (proprio come aveva fatto San Francesco), ed inizia una vita nuova basata su pochi, essenziali concetti: l’imitazione di Cristo (“seguire nudi il Cristo nudo”), il rifiuto di ogni possesso e accumulazione (quindi la povertà assoluta) e dunque le elemosine in una esistenza itinerante, nella convinzione che solo una tale realtà esistenziale potesse interpretare nel giusto modo il messaggio del Vangelo. E’ il rifiuto, messo in pratica, della via adottata dalla chiesa di Roma (possesso, ricchezza, potere).

Cominciano ad affluire seguaci di Gherardino (il quale tuttavia rifiuterà sempre di essere considerato “capo”, in omaggio ad una concezione integralmente comunitaria ed antigerarchica), e via via il consenso popolare cresce, tanto che le file degli Apostolici si ingrossano e moltissimi, uomini e donne, aderiscono a questo movimento. Gherardino, nella sua semplicità, è un grande comunicatore: coloro che aderiscono al movimento vengono privati dei vestiti e indossano una tunica bianca (l’unica cosa che possiedono), rifiutano persino, dell’elemosina, il pane superfluo che non può essere consumato immediatamente, egli stesso si presenta sulla pubblica piazza attaccato al seno di una donna come fosse un neonato lattante (a simboleggiare la rinascita dello spirito cristiano in una nuova éra di purezza totale), fa predicare in chiesa persino i bambini. Insomma, il contenuto del messaggio degli Apostolici (che si chiamano anche “minimi” per segnare la differenza con i “minori”-francescani i quali si erano integrati, in fondo tradendo l’insegnamento del loro fondatore Francesco d’Assisi, nei meccanismi potere-ricchezza della chiesa di Roma), e le forme della predicazione ottengono via via un enorme successo e adesione popolare, al punto che la gente abbandona i riti cattolici per affluire in massa alle “prediche” degli Apostolici. Gherardino invia anche diversi Apostolici a portare il proprio messaggio in terre lontane.

Questo enorme successo (riconosciuto dalle più autorevoli fonti storiografiche cattoliche dell’epoca) non può più essere tollerato dalla chiesa romana: il mite Gherardino (pacifista integrale) viene imprigionato, alcuni apostolici vengono messi al rogo, e infine, nel 1300, Gherardino stesso viene arso vivo sulla pubblica piazza, nel nome del Signore.

*

Ma il rogo di Gherardino Segalello, anzichè spegnere il movimento apostolico, per uno di quegli strani “scherzi” della storia, segna invece l’inizio di una vicenda del tutto originale, e di enorme portata, nel medioevo italiano. Tra i molti che erano venuti in Emilia anche da lontano per partecipare al movimento apostolico, vi è Dolcino, nativo di Prato Sesia (Novara). Dopo la morte del fondatore, Dolcino di fatto assume il ruolo di leader del movimento, il cui nucleo “dirigente”, sotto la pressione dell’Inquisizione, si sposta nel 1300 dall’Emila al Trentino (vengono chiamati qui ed accolti da loro amici e compagni). La repressione tuttavia li segue anche lì, ove tre apostolici (due uomini e una donna) vengono posti al rogo. Nel 1303/1304 ecco allora Dolcino, con il gruppo degli Apostolici più fedeli (uomini, donne, vecchi e bambini), partire nel lungo viaggio che li porterà, attraverso le montagne lombarde (presso Chiavenna vi è tuttora un paese che si chiama Campodolcino) in Valsesia. La Valsesia è la terra d’origine di Dolcino, qui egli conta amici, ed è naturale che, per salvarsi, egli pensi a questa meta. Tra le donne che fanno parte di questo gruppo vi è la bellissima Margherita di Trento, di nobili origini, compagna di Dolcino.

La Valsesia era, però, da molto tempo in lotta aperta prima contro i grandi feudatari (conti di Biandrate), poi contro i comuni della pianura (Novara e Vercelli). Quando il gruppo degli Apostolici giunge a Gattinara e Serravalle, centri nella parte bassa della valle, e qui ricomincia la propria predicazione per una chiesa ed una società nuove, l’accoglienza popolare è entusiastica. I vescovi di Vercelli e Novara, in accordo con il papa, vedendo come l’avvento degli apostolici fa da catalizzatore per le istanze autonomiste delle popolazioni valsesiane, bandiscono allora una vera e propria crociata per debellare questi “figli del diavolo”. Viene reclutato un vero e proprio esercito professionale (anche i balestrieri genovesi, abilissimi nel tiro) per farla finita una volta per tutte. Gli Apostolici, questa volta, uniti ai valsesiani ribelli, decidono di difendersi. Nel 1304 inizia dunque una vera e propria guerra di guerriglia tra un esercito cristiano e cristiani che credono in una chiesa diversa ed alternativa. Si susseguono scontri e battaglie, nelle quali Dolcino dà anche prova di notevole intelligenza militare. I ribelli si spingono in alto nella valle e, sul monte chiamato Parete Calva, che è ideale per la difesa, si installano con l’appoggio dei montanari fondando una vera e propria “comune” eretica, in attesa di quello sbocco finale che Dolcino, uomo colto, teologo e filosofo della storia, ritiene imminente. I crociati assediano la Parete Calva, ove sono asserragliati i ribelli (alcune fonti parlano di 4000 persone, altre di 1.400), e si susseguono scontri sanguinosi. L’inverno, per i rivoltosi, è terribile. Essi vivono in condizioni ormai disperate. Finchè, guidati da Margherita in un difficile passaggio tra metri di neve (ancora oggi quel luogo si chiama “Varco della Monaca”), riescono a devallare portandosi nel Biellese. Qui essi si fortificano sul Monte da allora chiamato Monte dei Ribelli, o Rubello.

Ma i crociati si riorganizzano e procedono ad un nuovo assedio. I ribelli sono allo stremo, e alla fine l’ultimo assalto provoca una carneficina: circa 800 ribelli sono trucidati sul posto, mentre Dolcino, Margherita e Longino Cattaneo (luogotenente di Dolcino) sono catturati vivi. Margherita e Longino verranno posti al rogo in Biella. Margherita rifiuterà di abiurare, respingerà le proposte di matrimonio di alcuni nobili locali, che l’avrebbero salvata dal rogo, e sceglierà di restare fedele al suo ideale e al suo compagno fino in fondo. Dolcino prima dovrà assistere al supplizio della sua donna e poi, a Vercelli, verrà condotto al rogo si di un carro. Durante il tragitto viene torturato con tenaglie ardenti, ma tutti i commentatori sono concordi nell’attribuirgli un coraggio straordinario: non si lamenta mai, ma solo si stringe nelle spalle quando gli viene amputato il naso e trae un sospiro quando viene evirato. Infine, nel 1307, anche per lui la “giustizia” di Dio significa il rogo. Tre anni di resistenza armata nel nome di Cristo si concludono tra quelle fiamme, ma altri dolciniani un po’ da ogni parte continueranno ad esistere: si hanno notizie fino al 1374. Di più, Dolcino, Margherita e gli Apostolici diverranno simboli di libertà ed emancipazione fino ai giorni nostri, e la memoria popolare non li dimenticherà. Addirittura nel 1907 (sesto centenario del martirio) vi saranno celebrazioni di enorme rilievo con l’edificazione di un obelisco alto 12 metri proprio sui luoghi della loro ultima resistenza.

*

L’enorme, tragico fascino della vicenda non deve comunque porre in secondo piano i significati storico-teoretici di un movimento che, pur sconfitto, ha testimoniato la validità e la vitalità di una lettura “diversa” delle Sacre Scritture, indicando una via del tutto alternativa per la costruzione di una chiesa e di una società diverse. Per questo la bibliografia dolciniana è enorme, e Dolcino seppe suscitare l’ammirazione anche di Dante (Inferno, canto XXVIII).

 

 

 

Per ulteriori info visitare il sito http://fradolcino.interfree.it/

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L’invito alla folla stanca e scoraggiata

Il sito di www.ecumenici.it  è pronto per accogliere le iniziative mirate al nostro impegno referendario in favore de la giustizia è uguale per tutti. Anche per il Premier, il Presidente della Repubblica e i Presidenti del Parlamento: chi desidera assumere da settembre la gestione diretta della pagina è invitato/a a comunicare adesso la sua disponibilità in modo che sia istruit* su come fruire dell’opportunità offerta nel gestire in piena autonomia la responsabilità della campagna via web. Gradita – ma non indispensabile – la vicinanza a Italia dei Valori, per meglio coordinarsi coi referenti locali in Italia e all’estero.

Cerchiamo di organizzare un interessante rientro a chi pensa di fare a meno della voce dei Cittadini, non narcotizzati dai TG nazionali.

Chi è sensibile a questa campagna si faccia avanti. Grazie.

 

 

 

In breve dal Ticino

 

 

 

 

Gesù percorreva città e villaggi, insegnava nelle sinagoghe e annunziava il regno di Dio, guariva tutte le malattie e tutte le sofferenze. Vedendo le folle Gesù ne ebbe compassione, perché erano stanche e scoraggiate, come pecore che non hanno un pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe da raccogliere è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone del campo perché mandi operai a raccogliere la sua messe” (Matteo 9,35-38)

Permettetemi di iniziare con una protesta: vorrei protestare contro la “riduzione clericale” che di solito viene fatta dell’invito a pregare il Signore affinché spinga operai nella sua messe. Questo testo, infatti, è utilizzato di solito per la “domenica delle vocazioni” o per simili circostanze, ritenendo che gli “operai” siano sostanzialmente i preti, i pastori, i religiosi, coloro i quali hanno ricevuto una particolare vocazione al ministerio. Ora, se è vero che il termine “operai” è un termine tecnico che designa in particolare coloro a cui è affidato un ministero apostolico, è anche vero che le parole di Gesù sono rivolte a tutti i discepoli. Si potrebbe certo obbiettare che subito dopo queste parole Gesù manda in missione un gruppo ristretto di discepoli, i 12; ma essi non hanno l’esclusiva della missione; tanto è vero che, nel Vangelo di Luca, l’invito di Gesù a pregare perché giungano altri operai nella messe del Signore è inserito nel contesto della più ampia missione dei 72 discepoli, inviati a due a due a predicare e a guarire (Luca 10,1-2).

Insomma, l’intero popolo di Dio è un popolo di sacerdoti; tutti i discepoli di Cristo dovrebbero essere operai nel suo campo. Dobbiamo recuperare seriamente la dimensione del sacerdozio universale dei credenti,e pregare il Signore perché invii tanti operai nella messe, a compiere le tante operazioni che sono necessarie. Come vediamo infatti non si tratta solo di predicare il Vangelo del Regno, ma anche di servire il prossimo, di alleviare le sofferenze di una folla “stanca e scoraggiata, come pecore senza pastore”, insomma di un ministerio al tempo stesso di parola e di servizio concreto.

Vedete, allora, che ce n’è per tutti. Il problema è che anche oggi la messe è grande, e gli operai sono pochi, ma non per mancanza di manodopera disponibile: no, di manodopera ce ne sarebbe tanta. Teoricamente, ci sono milioni di operai. Se tutti i credenti in Cristo raccogliessero la chiamata del Signore, la messe sarebbe raccolta in un battibaleno. Il problema è che gli operai se ne restano inoperosi, perché pensano che la chiamata riguardi qualcun altro: chi ha una “vocazione” specifica, dimenticando che vi è un’unica vocazione, anche se vi è varietà di ministeri, di operazioni.

E’ proprio per questo che oggi è ancor più urgente che il Signore spinga operai nella sua messe. Spinga, non solo mandi. Il verbo greco usato da Gesù (ekbàllo) ha infatti un suono sorprendentemente forte: vuol dire letteralmente cacciar fuori, ed è lo stesso verbo che Gesù usa per indicare la cacciata degli spiriti impuri (10,1) e dei demoni (10,8).

Curioso, no? Sembra che fra i due usi del termine non ci sia nessun rapporto. Eppure forse lo spingere operai nella messe e lo scacciare i demoni un parallelismo c’è, anche se antitetico. Da un lato, infatti, ci sono spiriti maligni, demoni negativi che vanno scacciati perché nuocciono all’essere umano; ma dall’altro ci sono spiriti buoni – non dimentichiamo nell’antichità il dèmone poteva anche avere un significato positivo, il dèmone della poesia, ad esempio. Ebbene, anche questi vanno buttati fuori, ma in senso positivo: sono i talenti sotterrati che vanno dissotterrati, è la nostra vocazione che non può rimanere sopita al fondo del nostro cuore.

Dobbiamo pregare il Signore perché ci aiuti a cacciar fuori lo spirito buono, il talento nascosto che non viene utilizzato per tanti motivi: per paura e timidezza, per pigrizia e quieto vivere, per paura delle responsabilità, perché aspettiamo sempre che qualcun altro faccia il primo passo, perché la chiesa stessa è organizzata in modo tale da non incoraggiare l’uso dei talenti che il Signore distribuisce a piene mani. Gli operai che sarebbero perfettamente adatti alla mietitura, se sono discepoli di Cristo, devono perciò essere letteralmente buttati fuori da se stessi, devono essere spinti nell’arena.

Preghiamo dunque perché il Signore spinga nuovi operai nella sua messe: ma non limitiamoci a pregare. Operiamo concretamente in coerenza con questa preghiera, facendo sì che le nostre chiese non siano luoghi in cui i talenti restano nascosti, ma al contrario diventino scuole di formazione al servizio, di valorizzazione dei doni che il Signore ha sparso largamente su tutte e tutti i credenti. Amen.

(il testo è stato diffuso nell’ambito del programma “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, alle ore 8.05 ca. su Radio Svizzera Italiana 2)

 

Programma per la Biblioteca islamica di Chiasso

 

 

Fino a dicembre 2008

 
Vi ricordo che la Biblioteca rimarrà chiusa durante tutto il mese di agosto. Per qualsiasi informazione siete pregati di scrivere a: islamsf2@bluewin.ch o citicinese@bluewin.ch

 

Ramadan

 

La Biblioteca rimarrà aperta durante tutto il mese di Ramadan, ma si consiglia comunque di avvisare, specie per gruppi.
“Iftar” ossia il pasto di rottura del digiuno con gli asilanti del Centro di registrazione di Chiasso durante il mese di Ramadan.
(02.9.08 – 1.10.08).
Il “tarawih” 10 minuti dopo la preghiera dell’Ishaa presso i centri di Lugano e Giubiasco.
 

Altri eventi

 

Organizziamo visite culturale per l’Egitto per piccoli gruppi o individuali, su misura, sia con corso di arabo o solo incontri culturali per una vera immersione nella vita quotidiana egiziana al Cairo. Per informazioni scrivere a: corsodiarabo@bluewin.ch.
Corso d’italiano da inizio ottobre presso il centro di Lugano. Informazioni via mail a citicinese@bluewin.ch.
Dall’8 al 12 di ottobre, settimana delle porte aperte al centro di via Maggio 21 a Lugano. Nella serata si terranno diversi incontri con esponenti della politica, dei media e delle diverse confessioni. Informazioni più dettagliate verranno date in seguito con comunicato stampa. Ulteriori informazioni possono essere richieste via mail a citicinese@bluewin.ch.
 

Corsi di arabo

 

Da martedì 2 settembre, e per 8 settimane consecutive, ricominceranno i corsi di arabo presso la Biblioteca islamica a Chiasso con il seguente programma:

Martedì:     20:30 – 22:00 Corso Libro 1, livello 1, parte II

Mercoledì:   17:30 – 19:00 Corso Libro 1, livello 1, parte II

             20:30 – 22:00 Corso Libro 1, livello 2, parte I

Giovedì:     20:30 – 22:00 Corso per principianti

Per chi lo desidera, alla fine delle lezioni si terrà una mezz’ora di riflessione sulla cultura islamica.

A chi si iscrive si richiedono 120 franchi a copertura delle spese amministrative.

Per 50 franchi è disponibile il testo arabo delle lezioni.

 

Settimana al Cairo

 

Corso “full immersion” di lingua e cultura araba al Cairo dall’1.11.08 al 09.11.08.
Costo per persona 500 Euro.
Il costo comprende:
Alloggio (in appartamento al Cairo)
Trasporto con autista bilingue
Corso di arabo con docente esclusivo
Incontri culturali con gli abitanti
Agli interessati sarà inviato un programma più dettagliato.
La settimana è aperta anche per chi non intende seguire il corso di arabo con riduzione del costo.
Su www.volagratis.it si trovano voli per Il Cairo a partire da 260 Euro p.p. a/r.
 

Con i nostri auguri

Hassan El Araby

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