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Vediamo il presente

AA.VV. (Zanotelli, Dell’Olio e Del Giudice)

Profezia e Pace

Edizioni Qualevita, pp.120, euro 10,00

 

 

Profezia non è pre-dire e nemmeno pre-vedere. Il profeta non vede il futuro, vede il presente. Vede nel presente quello che gli altri non vedono e dice nel presente quello che gli altri non vogliono ascoltare. Soprattutto ciò che riguarda la difesa della vita e la netta condanna di qualsiasi guerra e ingiustizia.

Di mondializzazione della profezia ci parlava Martin Luther King, già quarant’anni fa: «Non posso starmene seduto senza fare niente ad Atlanta e non preoccuparmi di quanto accade altrove. Esattamente come i profeti dell’ottavo secolo lasciavano i loro villaggi per portare il “così dice il Signore” ben oltre i confini della città in cui erano nati, anch’io mi sento costretto a fare altrettanto. L’ingiustizia, da qualunque parte si trovi, è una minaccia per la giustizia da qualunque altra parte».

È profezia estrema, incomprensibile e dura come ogni linguaggio profetico quella di Etty Hillesum, una giovane donna ebrea che si è trovata a vivere all’età di ventisette anni l’orrore della Shoah: «Nel campo di Westerbork ho potuto toccare con mano come ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo renda ancora più inospitale».

Profezia è urto con il senso comune, bufera nella normalità, terremoto nel tempio. Profezia è rottura, deserto, inquietudine, isolamento, incomprensione. Profezia è scontro con il potere. E al“potere” è spesso inutile fare “opposizione”. Quel che occorre è la “resistenza” e la testimonianza. Sempre.

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Incontri per la pace

Jeff Halper sarà in Italia dall’11 al 24 settembre per una serie di incontri promossi da: rivista Una città; Testimone di Pace; zeitun.ning.com, Fondazione Langer; Rete Ebrei Contro l’Occupazione; Fondazione Alfred Lewin. Parlerà dell’attuale situazione in Medio Oriente, confrontandosi su alcune domande cruciali: è ancora possibile uno Stato palestinese dopo anni di continua espansione degli insediamenti, la costruzione delle bypass road e l’innalzamento di un muro gigantesco? E cosa potrà succedere se i palestinesi si convinceranno che non c’è più speranza per un loro Stato?
***
Jeff Halper, ebreo americano originario del Minnesota, vive in Israele, a Gerusalemme, dagli anni 70. Urbanista e antropologo, già docente all’Università Ben Gurion del Negev, oggi coordina il Comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi (Icahd).
Nel settembre 2007, ha ricevuto ad Ovada il Premio Rachel Corrie come Testimone di Pace. Ha partecipato al primo viaggio di Free Gaza nell’agosto del 2008 che ha rotto il blocco navale israeliano che durava da oltre 40 anni. È cittadino onorario di Gaza.

CALENDARIO
*11 settembre: Bolzano*
ore 17, Sala Kolping
*13 settembre: Vicenza*
ore 11, Festival NodalMolin, Area Dibattiti
*14 settembre: Brescia*
ore 17 Sala Romanino, Missionari Saveriani,Via Piamarta 9
*15 settembre: Alessandria*
ore 21, Associazione Cultura & Sviluppo, piazza Fabrizio De Andrè, 76 (davanti al Politecnico)
*16 settembre: Torino*
ore 20.45, Scuola per l’Alternativa, Via Cialdini 4
*17 settembre: Genova*
ore 11 Polo delle Facoltà Letterarie e Umanistiche, Via Balbi ore 17.30, Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale ore 20 Cena di solidarietà al Circolo Zenzero
*18 settembre: Savona*
ore 12 conferenza stampa (luogo in via di definizione)
*18 settembre: Pisa*
Via Battisti 51 (c/o Centro Sociale Rebeldia) ore 21: proiezione del documentario “Building resistance” di Giuliano Marrucci (Israele e Palestina, 2008) ore 21.30: conferenza “Israeliani contro l’occupazione. Strategie di resistenza all’Apartheid”
*19 settembre: Rimini*
ore 21.15, Sala degli Archi, piazza Cavour
*20-22 settembre: Roma*
(programma in via di definizione)
*23 settembre: Napoli*
(programma in via di definizione)

Per ulteriori info: www.unacitta.itunacitta@unacitta.it – 0543.21422

Aderiscono: Berretti Bianchi, Missione Oggi, Associazione di Amicizia Italia-Palestina, Pax Christi, Fondazione Micheletti, No dal Molin, Ics, Coordinamento provinciale Palestina, Genova pro Palestina, Gruppo BDS-Pisa per la Palestina, Un ponte per…, Rimini Gaza, Rete Radiè Resch, Centro Gandhi Edizioni, Centro Sereno Regis, Comitato di Solidarietà con il Popolo palestinese, eccetera.

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Grazie

La Newsletter Ecumenici festeggia con una poesia e una canzona gli oltre 400 nuovi iscritti in lingua italiana di questi ultimi tre mesi a cui vanno ad aggiungersi gli 86 iscritti della versione in lingua inglese di Ecumenics. Siamo interessati a ricevere materiale da diffondere sui temi della pace, della Giustizia e della salvaguardia del creato. Questo è da sempre un collettivo non burocratizzato che si occupa – laicamente – di teologia politica. Si evidenza infine che la causa in lingua inglese in favore delle minoranze sessuali in Iran ha raccolto 217 adesioni. Considerato la difficoltà di lettura della stessa e il deserto circostante intorno a noi in Italia siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto. Questa è il nostro contributo odierno al Pride di Genova, contro i criminali che indossano stracci religiosi del regime iraniano

 A cura dalla professoressa Giovanna Corchia di Como

 

Jacques  Prévert   Paroles

Barbara

 

Ricordati Barbara

Pioveva senza tregua quel giorno su Brest

E tu camminavi sorridente

Raggiante rapita grondante,

sotto la pioggia

Ricordati Barbara

Pioveva senza tregua su Brest

E t’ho incontrata in rue de Siam

E tu sorridevi,

E sorridevo anche io

Ricordati Barbara

Tu che io non conoscevo

Tu che non mi conoscevi

Ricordati

Ricordati comunque di quel giorno

Non dimenticare

Un uomo si riparava sotto un portico

E ha gridato il tuo nome

Barbara

E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia

Grondante rapita raggiante

Gettandoti tra le sue braccia

Ricordati di questo Barbara

E non volermene se ti do del tu

Io do del tu a tutti quelli che amo

Anche se non li ho visti che una sola volta

Io do del tu a tutti quelli che si amano

Anche se non li conosco

Ricordati Barbara,

Non dimenticare

Questa pioggia buona e felice

Sul tuo viso felice

Su questa città felice

Questa pioggia sul mare,

Sull’arsenale

Sul battello d’ Ouessant

Oh Barbara,

Che cazzata la guerra

E cosa sei diventata adesso

Sotto questa pioggia di ferro

Di fuoco acciaio e sangue

E lui che ti stringeva fra le braccia

Amorosamente

È forse morto disperso o invece vive ancora

Oh Barbara

Piove senza tregua su Brest

Come pioveva prima

Ma non è più cosi e tutto si è guastato

È una pioggia di morte desolata e crudele

Non è nemmeno più bufera

Di ferro acciaio sangue

Ma solamente nuvole

Che schiattano come cani

Come cani che spariscono

Seguendo la corrente su Brest

E scappano lontano a imputridire

Lontano lontano da Brest

Di cui non resta  niente

 

 

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Ivano Fossati
Il disertore
 
In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest’altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l’ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand’ero in prigionia
qualcuno m’ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.

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Ringraziamenti

Gruppo ecumenici ringrazia le migliaia di novaresi che hanno partecipato alla manifestazione contro i cacciabombardieri F-35: in particolare le donne che hanno allietato la nostra marcia con tanti canti e allegria. La notizia è stata censurata dai media. Si ringrazia Gianluca Alfieri, Adelio e sua moglie e due rappresentanti della Comunità di base di BG per l’aiuto prezioso offertoci. Grazie anche per le 912 firme!

“Pace sia, pace a voi”:

la tua pace sarà sulla terra com’è nei cieli.

“Pace sia, pace a voi”:

la tua pace sarà una casa per tutti.

“Pace a voi”:

sia l’abbraccio tra i popoli, la tua promessa all’umanità.

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Riflessioni sul dopo Basilea: dove siete cristiani?

All’incontro tenutosi ieri a Milano sui 20 anni dall’Assemblea ecumenica di Basilea ha destato una certa sorpresa ascoltare le parole del Metropolita di Acaia, rappresentante della Chiesa ortodossa di Grecia presso l’Unione Europea a Bruxelles, Athanasios Hatzopoulos, sul tema della Pace e dell’obiezione di coscienza.  Ha confessato il suo limite (possiamo definirlo culturale o di mancata testimonianza cristiana?) nel doversi cimentare all’inizio della sua formazione ecumenica sulla tematica qui menzionata in quanto “monopolio” – nel suo paese e fino all’inizio degli anni 90 – delle tesi del c.d. blocco prosovietico.

 
Dopo la caduta del muro di Berlino ha subito precisato che gli sforzi dei teologi cristiani d’oriente si sono indirizzati nella ricerca, con esito positivo, dello studio dei Padri della Chiesa  per approfondire le motivazioni teologiche che portarono all’adesione dell’impegno per la Pace, la giustizia e la salvaguardia del creato, che era proprio il tema della prima Assemblea ecumenica dell’Europa, che ha conosciuto anche una partecipazione (molto limitata a dir il vero) di popolo. Il rappresentante ortodosso è stato comunque sincero. Di questo bisogna dargli atto. E proprio per questo dobbiamo considerarlo vero fratello ed essere disponibili alla piena riconciliazione. Sincera e incondizionata.

Di certo ci domandiamo che peso abbia avuto il Vangelo prima dei fatti della caduta del muro dell’1989, al di là ovviamente delle forme di pietismo intimistico (certamente legittime ma non esaustive del cristianesimo), in tutti quei cristiani che hanno disertato ma che continuano a disertare ancora oggi il messaggio del Regno di Dio.  Possibile che la metodologia non violenta di Gesù non abbia suggerito e non suggerisca alcuna riflessione? Che cosa ci ha insegnato il rabbi crocefisso ? La domanda la poniamo evidentemente ai cristiani d’occidente (poco importa la chiesa di appartenenza). Di certo la nonviolenza del Cristo non è mai stata rassegnazione allo status quo, anzi! Ma proprio quelle sfide al potere politico e religioso lanciate allora, sono rimaste nella Storia e nella memoria collettiva  a causa della sola forza del sostegno dell’opera dello Spirito Santo.

 
A Basilea nelle loro dissertazioni con J.M. Lochman (noto per la tesi che l’essere di Dio è nella sofferenza),  i due teologi coreani CHUNG Kwun Mo e KIM Won Bae si sono ad esempio riferiti in modo approfondito a Ragaz, per parlare di Pace. Questo non è stato ricordato a Milano ma lo facciamo noi che di documentazione ne abbiamo a sufficienza. In questi giorni la Corea è del resto ritornata prepotentemente sulle prime pagine dei giornali, per via dei test missilistici nucleari: la Pace si potrà fondare solo sulla Giustizia…. Questo sarà anche il tema della prossima assemblea ecumenica del 2011 che si svolgerà in Giamaica.

Il regno di Dio, è bene ribadirlo, comincia già qui, ed è presente in mezzo a noi ovunque venga realizzata la volontà di Dio.  Il rifiuto delle armi e del riarmo è – in primis – un atto di sequela di Cristo non una moda radical chic o uno scimmiottamento di culture esotiche.  E’ nelle nostre radici profonde e sempre vive, nonostante i duemila anni trascorsi dai fatti di Gerusalemme. Il Metropolita Hatzopoulos per questo va ringraziato pubblicamente, in quanto ha interrogato se stesso e ha cambiato modo di vedere le cose.

Allo stesso tempo ci rendiamo conto che una società priva di violenza o di potere è una mèta escatologica che può essere raggiunta solo approssimativamente. Là conduce, tra l’altro, l’ “Höhenweg der Pioniere der Zukunft” (La somma via dei pionieri del futuro), i quali percorrono la Via con la rinuncia alla violenza. Insomma discorsi che non si ascoltano sui media. Così poco moderni. Così contrastanti l’orgoglio umano.

Ma proprio per questo ci domandiamo in tema di Pace, disarmo e obiezione di coscienza: dove siete cristiani?

Riteniamo che sia una domanda pienamente legittima. Le chiese o alcune di esse possono anche aver taciuto o tacere a questo proposito ma i cristiani devono rispondere alla loro coscienza.

Domani è il giorno conclusivo di questo evento di Facebook programmato per il 2 giugno a Novara, ma colgo l’occasione per augurare una buona festa della Repubblica  a tutt*. La nostra Costituzione laica cita all’articolo 11:

Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 
Che grandi Padri, questi italiani degli anni quaranta…

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Le poesie e le lotte delle donne

Dorothee Soelle

Noi vediamo sempre solo due vie
scappare o la vendetta
farsi umiliare o rendersi grande
essere presi a calci o prendere a calci.

Gesù, hai percorso una via diversa
hai combattuto, ma senza armi
hai sofferto, ma senza confermare l’ingiustizia
sei stato contro la violenza non usando violenza per combatterla.

Noi vediamo sempre solo due vie,
essere senza fiato o strangolare un altro
avere paura o spargere paura
essere preso a botte o prendere a botte.

Tu hai tentato una terza via
e i tuoi amici l’hanno portato avanti
si sono fatti incarcerare
hanno fatto sciopero di fame
hanno allargato lo spazio d’azione.

Noi percorriamo sempre solo le vie già sperimentate
ci adattiamo ai metodi di questo mondo
essere derisi e poi deridere
prima gli altri e poi noi stessi.

Cerchiamo una nuova via
abbiamo bisogno di più fantasia di quella di un esperto dell’industria bellica
abbiamo bisogno di più furbizia di quella di un mercante di armi
sfruttiamo l’effetto sorpresa per una via mai conosciuta prima
e la vergogna che si nasconde in ognuno di noi.

La teologa Solle, tremendamente scomoda per molti

La teologa Solle, tremendamente scomoda per molti

 

Insegnaci, o Dio, a diventare minoranza,

in un paese troppo ricco, troppo xenofobo

e troppo ossequioso verso i militari.

Allineaci alla tua giustizia e non alla maggioranza,

preservaci dal desiderio eccessivo di armonia

e dagli inchini di fronte ai grandi numeri.

Guarda quanto siamo affamati della tua chiarezza.

Dacci degli insegnanti e delle insegnanti,

non soltanto conduttori televisivi

preoccupati dell’audience.

Guarda quanto siamo assetati della tua guida,

quanto vogliamo sapere quel che conta veramente.

Affratellaci/assorellaci con coloro che non hanno alcuna difesa,

alcun lavoro e alcuna speranza;

con coloro che sono troppo anziani o troppo

poco esperti per essere impiegati.

O sapienza divina, mostraci la felicità

di coloro che hanno voglia della tua legge

e che la meditano giorno e notte.

Essi sono come un albero piantato

Vicino all’acqua fresca.

Portano frutto al tempo dovuto.

Nata a Colonia nel 1929, si è laureata a Friburgo e a Gottinga in Filologia classica, in Filosofia, in Teologia e in Letteratura tedesca. Nel 1972 è stata abilitata all’insegnamento nell’Università di Colonia con una tesi di dottorato sui rapporti fra letteratura e Teologia dopo l’Illuminismo. In seguito è stata abilitata all’insegnamento anche alla Facoltà di Teologia evangelica dell’Università di Magonza. Dal 1975 al 1987 ha insegnato allo „Union Theological Seminary“ di New York. Nel semestre invernale 1987/88 è stata professore-ospite alla „Gesamthochschule“ di Kassel. Era sposata con un teologo americano Fulbert Steffensky: ha avuto due figlie e viveva come scrittrice e pubblicista free-lance ad Amburgo. E’ deceduta nel 2003. Nota ovunque per le sue posizioni femministe, è stata sempre una protagonista del movimento pacifista e ecologista a cui offriva le sue analisi taglienti e una speranza forte per un mondo migliore.

La sua bibliografia è vastissima e tradotta in molte lingue. In italiano sono state tradotte: Fantasia e obbedienza (1970), Rappresentanza (Queriniana 1970), I dieci comandamenti (Queriniana 1970), Sofferenza (Queriniana 1976), La pazienza rivoluzionaria. Meditazioni politiche (1977), Il ruolo sociale della religione – Saggi e conversazioni (Queriniana 1977) Teologia politica (Morcelliana 1982), Scegli la vita! (Claudiana 1984), Per lavorare e amare (Claudiana 1990), Teologhe femministe nei diversi contesti, in CONCILIUM, Brescia, (Queriniana, 1998)

Le sue opere fondamentali „Il pianto silenzioso: misticismo e resistenza“, „Contro la guerra“, „La disobbedienza creativa“ non risultano pubblicate da nessuna casa editrice in Italia. „Troppo“ scomoda e ribelle? Anche per la casa editrice Claudiana?

Un albero di fico

Ancora il nostro albero non porta alcun frutto,

ancora rispediamo indietro i senza patria,

non lasciamo lavorare le lavoratrici,

ancora forniamo ai torturatori

tutto ciò di cui necessitano

e strozziamo la gola ai più poveri,

affinché anche il loro grido non ci disturbi.

Ancora Dio aspetta invano,

ancora il nostro tempo sta nelle mani dei potenti,

che gettano veleno nei nostri fiumi,

ci fanno trovare roba divertente sugli schermi della tv,

immettono metalli pesanti nel nostro cibo

e infondono paura nel nostro cuore.

Ancora non gridiamo abbastanza forte.

Per quanto ancora Dio ?

Per quanto ancora tu guarderai tutto questo

senza abbattere il tuo albero di fico ?

Ancora non abbiamo imparato a ravvederci/tornare indietro.

Ancora piangiamo raramente.

Ancora…

————–

Io il tuo albero

Non tu devi risolvere i miei problemi,

bensì io debbo risolvere i tuoi,

o Dio di coloro che cercano rifugio.

Non tu devi saziare gli affamati,

ma io debbo accudire i tuoi figli,

proteggerli dal terrore delle banche e dei militari.

Non tu devi fare posto ai rifugiati,

ma io debbo accoglierli.

O tu, Dio, dei miseri.

Tu mi hai sognato, o Dio,

come vivo la natura ritta,

come imparo ad inginocchiarmi,

più bella di quanto sia adesso,

più felice di quanto osi essere,

più libera di quanto ci sia lecito.

Non smettere di sognarmi, o Dio.

Io non voglio smettere di ricordarmi

Che sono il tuo albero,

piantato lungo i corsi d’acqua della vita.

 

Diritti umani

L’8 marzo 1857 a New York, centinaia di operaie delle aziende tessili manifestarono per ottenere migliori condizioni lavorative, riduzione dell’orario di lavoro e parità di diritti tra uomini e donne. Cinquantuno anni dopo, l’8 marzo 1908, 15 mila operaie tessili marciarono di nuovo a New York chiedendo, questa volta, il diritto di voto, la chiusura definitiva delle cosiddette “fabbriche del sudore” e l’abolizione del lavoro minorile. Oggi la Giornata internazionale delle donne è ricordata in tutto il mondo, è celebrata dalle Nazioni Unite e in molti paesi è considerata festa nazionale.
Nell’ultimo secolo lo scenario relativo ai diritti delle donne è mutato drasticamente. Sono diventate protagoniste attive dei processi decisionali e hanno realizzato passi significativi verso l’eguaglianza economica. A livello globale esistono trattati giuridicamente vincolanti che proteggono e promuovono i loro diritti.

Tuttavia le donne continuano a essere vittime di violenza, in particolare violenza sessuale, diffusa in modo preoccupante.

In tempo di guerra, sono spesso considerate veri e propri obiettivi militari. Si stima che, durante il conflitto armato in Sierra Leone (1991-2002), almeno una donna/ragazza su tre abbia subito uno stupro o altre forme di violenza sessuale, da parte di tutti i principali attori degli scontri: forze governative, combattenti civili e fazioni armate avversarie.

La violenza sessuale è anche strettamente collegata al circolo vizioso che si crea tra povertà e insicurezza. A Haiti, per esempio, molte ragazze non possono permettersi di pagare le tasse scolastiche e sono quindi costrette a sottostare ad abusi sessuali e violenze in cambio di regali o soldi per garantirsi l’istruzione. Altre rimangono vittime di violenza sessuale mentre percorrono strade poco o per nulla illuminate.

LE DONNE ARTEFICI DEL CAMBIAMENTO.

Sebbene nel mondo dilaghino l’insicurezza e la violenza contro le donne, sono proprio loro che, superando enormi ostacoli, hanno ottenuto cambiamenti positivi per l’intera società. In Liberia, le donne che hanno combattuto come bambine-soldato stanno ora lavorando affinché tutte coloro che hanno subito violenza durante i conflitti armati (1989-1997 e 1999-2003) ottengano giustizia. Si stima che le donne rappresentassero oltre il 30 per cento delle forze armate. Durante il conflitto, Florence Ballah e Jackie Redd sono state portate via dalle loro abitazioni e hanno combattuto per fazioni rivali, adesso si sono unite e lottano per fare in modo che le donne della Liberia abbiano una vita migliore.

In Nepal, la violenza sulle donne è un fenomeno molto diffuso sebbene, a seguito della caduta della monarchia nel 2006, alcuni cambiamenti positivi siano avvenuti, soprattutto per quanto riguarda la presenza femminile nella sfera pubblica. Le donne che lottano in difesa dei diritti umani e contro ogni forma di violenza però sono ancora vittime di molestie e intimidazioni da parte di attori statali e non.

In Iran, le attiviste della Campagna per l’uguaglianza lottano perché venga messa fine alla discriminazione legale delle donne. Sono spesso vittime di attacchi da parte del governo: nel 2008, Parvin Ardalan, Nahid Keshavarz, Jelveh Javaheri e Maryam Hosseinkhah sono state condannate a sei mesi di carcere. Dal 2006 oltre 50 attiviste sono state detenute dalle autorità e a molte è stato vietato di lasciare il paese. Nonostante ciò, la loro lotta per il cambiamento continua.

In ogni paese donne coraggiose e determinate lavorano per costruire un mondo migliore. Le loro voci devono essere ascoltate. Il loro contributo deve essere riconosciuto e incoraggiato. Le violazioni dei diritti umani non possono essere fermate senza un’attiva partecipazione di chi ha subito in prima persona la violenza.

L’8 marzo aggiungi la tua voce a quella di Amnesty International. Firma perchè i diritti delle donne in Grecia, Venezuela, Haiti, Messico e Sudafrica siano rispettati!

Firma tutti gli appelli della campagna: http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/497/P/100

 

Clara Ragaz Nadig

(Ecumenici) Donna impegnata in favore della Pace e della Libertà nel mondo, nata a Coira (CH) nel 1874 ha continuato intrepida la sua preziosa testimonianza a Zurigo fino al 1957, anche dopo la scomparsa di Leonhard Ragaz, il suo compagno-marito per circa 60 anni. Pace e politica sono state per Lei il senso radicale di una vita contro l’ingiustizia, il militarismo e le guerre. Ha sempre concepito tutto questo come autentica sequela di Gesù. I comitati femminili della Lega internazionale delle donne hanno sostenuto le sue lotte per tantissimi decenni. Studiò Letteratura e Teologia evangelica e a chi le chiedeva chi fosse, rispondeva secca:

„Ich bin was ich bin” (Sono ciò che sono)

“… Gesù non ci insegna a pregare:” Prendi noi nel tuo regno “, ma” venga il tuo regno, per noi. “… e i criteri del regno di Dio sono una piena tensione di polarità: la libertà, l’autonomia, la veridicità, la dignità, l’amore di Dio, la giustizia, la solidarietà e la fratellanza degli esseri umani. Il regno di Dio è pacifico, non violento mentre l’impero mondiale ingiusto, disonesto e violento.“

 

Di quanti 8 marzo avremo ancora bisogno?
Di Normanna Albertini
Carissimi preti, pastori, imam, monaci, uomini tutti di qualsiasi religione, vorrei, se riuscite, voi che vi ergete a difensori della famiglia, voi che avete fatto della madre e della maternita’ un’icona sacra, ma che non riuscite ancora a concepire la donna come semplice compagna di viaggio, vorrei che rifletteste sul perche’ c’e’ ancora bisogno di una festa della donna.
Da “La Repubblica” di oggi [6 marzo 2009], una notizia giusta per festeggiare l’8 marzo: “Imbarazzo, rabbia, dolore, pieta’, ma anche una sola incrollabile certezza: ’Abortire e’ peccato. Sempre’. Queste le prime reazioni ’a caldo’ colte in Vaticano alla notizia che la Chiesa cattolica brasiliana ieri ha scomunicato i medici che qualche giorno fa hanno autorizzato l’aborto ad una bambina di 9 anni rimasta incinta in seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno da quando aveva 6 anni.
’E’ una tragedia grandissima, specialmente per quella povera bambina, ma la pena della scomunica andava sanzionata perche’ lo prevede espressamente il Codice di Diritto Canonico di fronte ad un palese caso di aborto procurato’, spiegano riservatamente alla Pontificia Accademia per la Vita”.
Ancora notizie di questi giorni, cioe’: “non notizie”, perche’ quando non si tratta di rumeni, la violenza sulle donne perde di “valore”: “Stupri e violenze da persone conosciute: Carini (Palermo), maltrattamenti ad una donna da parte del figlio; Firenze, sette fiorentini accusati per lo stupro di gruppo avvenuto qualche tempo fa, nessun arresto; Cremona, un uomo – amico di famiglia – accusato di molestie ad una ragazza; Benevento, un uomo e’ stato accusato di aver stuprato per due anni una ragazzina che si e’ suicidata all’eta’ di 16 anni; Milano, violenta la figlia quattordicenne della sua compagna”.
Cultura? Si’, una cultura di violenza e sopraffazione che, a quanto pare, nemmeno l’atteggiamento di Cristo nei confronti delle donne, cosi’ diverso dal suo tempo e anche dai nostri tempi, e’ riuscito a cancellare completamente.
“Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo” (25, 24). Il libro del Siracide e’ stato scritto da un grande teologo, da un grande filosofo e da un grande letterato. Cultura dell’epoca. Continua, il Siracide: “E’ meglio la cattiveria di un uomo che la bonta’ di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno” (42, 14). E Qoelet, termine che indica il “predicatore”, anch’egli un teologo, afferma ispirato che: “Un uomo su mille l’ho trovato, ma una donna fra tutte non l’ho trovata” (7, 28). Sempre Siracide insegna: “Una figlia e’ per il padre un’inquietudine segreta, la preoccupazione per lei allontana il sonno, nella sua giovinezza perche’ non sfiorisca, una volta accasata perche’ non sia ripudiata, finche’ ragazza si teme che sia sedotta e che resti incinta nella casa paterna, quando e’ con un marito che cada in colpa, quando e’ accasata che sia sterile” (42, 9-10).
Quando si parla di radici giudaico-cristiane, noi donne dobbiamo ricordare che significano anche questo. Siamo merce dell’uomo, uteri, forza-lavoro; nient’altro. E bugiarde, inaffidabili.
L’unica volta che Dio ha parlato a una donna e’ a Sara, la moglie di Abramo, quando le ha detto che il marito cosi’ vecchio avrebbe avuto un figlio da lei. Sara si scompiscia dalle risate. “Figurati, mio marito e’ vecchio, io ormai sono rinsecchita, come posso avere un figlio?”. Il Padre eterno si rivolge a Sara e dice: “Hai riso!”. “No, non ho riso”. Una bugia. Dio non parlera’ mai piu’ alle donne e da questa bugia di Sara nel trattato giuridico di Israele viene fuori che la donna non e’ credibile come testimone perche’ e’ tendenzialmente bugiarda.
E se il Corano va preso alla lettera, nonostante le nuove legislazioni sul diritto di famiglia di alcuni paesi musulmani, per le donne la completa parita’ con l’altro sesso e’ ben lungi da venire: Sura IV An-Nisa’ (Le Donne), 34: “Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perche’ spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate piu’ nulla contro di esse. Allah e’ altissimo, grande”.
Come si vede, la prevalenza dell’uomo dipende dalla volonta’ di Dio e dall’ordine sociale. Se la donna non si sottomette all’uomo, questi prima la rimprovera, poi interrompe i rapporti intimi con lei e alla fine passa alle botte. Se la donna pero’ si sottomette non deve essere piu’ maltrattata.
Vi prego, preti, pastori, imam, monaci, uomini tutti di qualsiasi religione: smettetela di preoccuparvi dei nostri peccati di donne, delle nostre povere anime che non volete dannate all’inferno. Preoccupatevi dei crimini, degli orribili reati che coloro che dovrebbero esserci compagni vanno diffondendo per il mondo. Pregate per le vostre e le loro anime. Noi, le donne, siamo state le uniche disposte a morire con Cristo, le uniche sotto la croce.
Davvero pensate che abbiamo bisogno di voi come tramite con Dio? Davvero pensate che una bambina violentata di soli nove anni sia una peccatrice se, per non morire, abortisce? Di quanti otto marzo ci sara’ ancora bisogno?
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La newsletter informa che oggi è stato effettuato un primo bonifico bancario on line di Euro 80,00 – in favore della Chiesa Battista di Milano – per il gruppo che si occupa nelle carceri delle persone transgender. Questa newsletter non ha orgogliosamente nessun otto per mille da difendere e/o da gestire (cattolico o protestante) e nessun contributo privato libero che non sia finalizzato a scopi sociali. Questo è IL NOSTRO BIGLIETTO DA VISITA della nostra attività formativa e informativa indipendente.
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Simposio internazionale a Roma

Ecumenici continua con successo la raccolta di firme per la petizione in favore delle cure mediche agli immigrati. Da ieri sera stiamo sempre più consolidando la posizione di secondo recruiter nazionale su Facebook.

 

CONFERENZA MONDIALE BATTISTA PER LA PACE

 

 

ROMA Si svolge a Roma e a Castelgandolfo dal 9 al 14 febbraio 2009 un incontro internazionale di battisti operatori di pace (Global Baptist Peace Conference) dal motto Vivi in armonia – Vivi in pace. Il raduno segna il quarto appuntamento mondiale di questo tipo ed il primo in Italia, dopo le conferenze tenutesi in Svezia (1988), Nicaragua (1992) e Australia (2000).

Inglese, italiano e spagnolo saranno le tre lingue ufficiali della conferenza, la quale vuole essere anche un contributo da parte dei battisti al Decennio contro la violenza, lanciato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, che si concluderà nel 2011. La con-ferenza, inoltre, darà inizio in Italia alle celebrazioni per il 400° anniversario della fondazione della prima chiesa battista, sorta in Olanda nel 1609, nella quale fu elaborato, per la prima volta nella storia, a cura di Thomas Helwys, il principio di libertà di coscienza e di religione.

Promotori della Conferenza sono, oltre l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI), varie altre organizzazioni internazionali quali l’Unione battista britannica, le American Baptist Churches, l’Unione Battista della Georgia, le Comunioni Battiste per la pace del Nord America e della Gran Bretagna, la Cooperative Baptist Fellowship e la statunitense Alliance of Baptists. Collaborano poi vari altri gruppi e movimenti battisti di tutto il mondo.

Scopo del Convegno internazionale è quello di far conoscere, valorizzare e incoraggiare esperien-ze di mediazione e trasformazione nonviolenta dei conflitti rafforzare le relazioni fra coloro che nel mondo, a partire dalla propria fede, vivono un impegno costante per la giustizia e la pace nei vari contesti in cui lavorano.

Le iscrizioni prevedono l’arrivo di 350 partecipanti provenienti da oltre 60 paesi diversi. Due terzi degli iscritti sono attivisti per la pace.

Anche se l’evento è a cura delle chiese e organizzazioni battiste, il convegno è aperto a tutti e vedrà anche la partecipazione di pacifisti provenienti da altre confessioni cristiane, di fede musulmana. Fra le delegazioni più numerose segnaliamo quelle indiana, birmana, nigeriana e cubana.

La Conferenza ha ottenuto il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Messaggi di saluto sono pervenuti dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera dei Deputati.

Info su temi, programmi, costi e relatori sono sul sito della Conferenza sul sito dell’UCEBI  www.ucebi.it e link collegati.

 

Vi informiamo che su http://ecumenics.wordpress.com/  sono pubblicati:
 
Now an interisting movie about civil rights
 
Racism in Italy
 
International Baptist Peace Conference
 
The history of Moravians
 
The deterrence of the American death penalty ends with the Millennium Bug
 
Who is Maurizio Benazzi?
 
About our old contact with
www.mlp.org

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Manda la tua protesta all’Ambasciata d’Israele: press-coor@roma.mfa.gov.il

bolle

 

Grafica: Massimo Aprile

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