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Dal numero chiuso al numero sprangato

Articolo diffuso sulla mailing list dei sufi

 

E’ questa l’Italia terra di poeti, di navigatori, eccetera? “In una mela marcia vivono bene solamente i vermi” (un verso di Gabriele Mandel).

 

 

NUMERO SPRANGATO

Ormai non è più nemmeno numero chiuso. E’ sprangato, sempre di più. E se già il numero chiuso è illegalità, violenza privata, colpo di stato, ebbene il numero sprangato svilisce quel poco che ancora restava di un’Università italiana ormai allo sfascio. Nel mese di agosto decine di professionisti hanno tentato d’iscriversi come seconda laurea in diverse Facoltà torinesi a numero chiuso: quasi nessuno ci è riuscito. Motivo? L’Università non vuole iscritti. Ne vuole pochi, pochissimi. Il numero chiuso è difeso dalle caste e nelle caste devono essere in pochi, altrimenti che caste sarebbero? La casta dei Medici esige pochi Medici.

Così per iscriversi ai test di ammissione sono concessi soltanto 26 giorni, quelli in cui normalmente la gente è in ferie: dal 30 luglio al 25 agosto. Chissà come mai. Verrebbe già da pensar male. A questi vanno sottratti i sabati e domenica e ferragosto durante i quali tutto è chiuso (sono 9 giorni in meno) e un giorno nel quale i computer universitari erano bloccati per problemi tecnici: restano 16 giorni. Ma niente paura, tanto ci s’iscrive on-line, si fa in un attimo. Altro che: i pochi che ce l’hanno fatta hanno dedicato le loro ferie a questa operazione. Tanto per cominciare, la procedura telematica si blocca se non hai il tuo numero di matricola. Santo cielo, chi mai potrebbe ricordarselo? Magari dopo tanti anni. Nessun problema: basta telefonare in Segreteria della tua Facoltà e ti danno il numero (che poi non capisci per qual motivo tu debba scrivere quel benedetto numero che tu non sai ma che loro sanno sul modulo di domanda che poi invii a loro: se lo scrivano loro il numero di matricola). La Segreteria è rimasta chiusa per 9 giorni per ferie. I giorni utili si sono così ulteriormente ridotti a sette. Data la concentrazione di telefonate, la linea della Segreteria era perennemente occupata. Dopo infiniti tentativi (i giorni inesorabilmente scorrevano e con essi le sofferte vacanze), qualcuno ha avuto la grazia di ricevere il sospirato numero. Altri no. A uno psicologo che voleva iscriversi a medicina è stato risposto di presentarsi di persona: era al mare in Sicilia e ha rinunciato a iscriversi. A un chirurgo che voleva iscriversi a odontoiatria è stato detto che essendosi laureato negli anni Settanta non possedeva più matricola e non c’era niente da fare. Costui non potrà mai conseguire altre lauree, secondo tale logica delirante.

Altri non hanno potuto iscriversi per problemi di registrazione: il computer non riconosceva i loro codici fiscali e si bloccava. Motivo? Nessuno ha saputo dirlo. Se avevi la fortuna di completare la domanda e aver confermata l’iscrizione, non ti lasciavano stampare il modulo con il quale poi si doveva correre in banca a pagare il bollettino (sempre entro il 25 agosto). Allora ritelefoni in Segreteria, ti dicono che sei un incapace o che il tuo pc non funziona. Uno studente ha provato a stampare da sei pc diversi, ma niente. Tutti rotti? Quattro di questi erano dell’Università, sede di Palazzo Nuovo, computer dedicati alle iscrizioni! Gli altri sei di Palazzo Nuovo erano “non accessibili”. I due tecnici a disposizione nella stessa sede non erano in grado di risolvere il problema. All’otto agosto i computer del Centro Immatricolazioni di C.so Regio Parco dovevano ancora essere istallati. Così, altri professionisti non sono riusciti a iscriversi. Ce l’ha fatta quella minoranza che aveva qualche figlio esperto di computer e comunque dopo giorni di calvario e di arrabbiature.

E’ questa la cultura in Italia? Pensare che il nostro Assessore Regionale all’Università e Ricerca, il Dottor Andrea Bairati, mente illuminata, ancora auspica – e noi con lui – Università come città aperte che incentivino i Cittadini a iscriversi a qualunque età… Caro Dottor Bairati, lo vogliamo tutti, ma forse prima dovremo spazzar via certe caste e far piazza pulita all’Università. I ragazzi non li vogliono, sono troppi, danno fastidio, pretendono addirittura di studiare. Quindi, numero chiuso. Che dire dei già laureati che vorrebbero conseguire una seconda o una terza laurea? Come si permettono di voler allargare l’orizzonte del loro sapere? Le caste devono restare di pochi, gli eletti. Allora, numero sprangato…

Beati i “nostri tempi”: non c’erano computer né numeri chiusi, si era là prima dell’alba, si facevano ore di coda alla Segreteria di Medicina, ma quel giorno te ne tornavi a casa con l’iscrizione in tasca. Erano tempi in cui studiare era ancora consentito.

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