Archivi tag: perdono

Perdonare: la vera libertà degli esseri umani

Dedicato a Patrizia che con la sua pazienza mi ha sostenuto con amore in questi ultimi 20 giorni difficili per me, vissuti anche sulla linea di confine.

E quando ci sei sopra, ti cambia il mondo…

 

 

Occhio per occhio … e il mondo diventa cieco

(Gandhi)

 

Un libro da proporre anche agli adolescenti cristiani in formazione

 

 

“Perdonare” è un libro interessante scritto da Eilen R. Borris – Dunchunstang: è ben approfondito e piacevole nello scorrimento delle 281 pagine (prezzo 19,50 euro, edito da Ellint). Non troviamo i tesori del comandamento più difficile per il cristiano verace “L’amare il nemico” ma andiamo ben oltre “L’occhio per occhio, dente per dente”. Non si puo’ del resto pretendere dal buddismo l’assunzioni di posizioni radicali. Radicali i buddisti non lo sono mai stati, in linea di massima, e mai lo saranno verosimilmente. Certo ricordiamo le recenti  immagini dei monaci birmani: ma si trattò di un tentativo di rivoluzione in primis politica. Il compito dei ribelli per amore è stato relegato da sempre alle minoranze cristiane perseguitate dalle chiese tradizionali nel corso della storia non solo medioevale ma anche moderna. Cattoliche o protestanti, poco importa. Erano ragioni di potere e di “bilancia” dei poteri in Europa fra i vari principi, monarchi e città autonome.

 

Il fondamentalismo buddista in ogni caso e’ noto in quanto in quanto ben radicato in alcune (grazie a Dio) ben circoscritte aree geopolitiche e non sono certo i principi, i saggi punti di vista, le teorie, le prassi religiose che possono spegnerà la collera dell’ira e della vendetta contro il nemico di turno, generalmente di tipo etnico e/o religioso prima ancora che politico. Il Dalai Lama potrebbe scrivere mille prefazioni a libri come questo ma ho motivo di dubitare che possano valere a frenare le mille spinte interne di varia natura del movimento. In primis perché solo certi giornalisti disinformati fanno apparire il buddismo come un monolitismo, generalmente arroccato sulle rocce del Tibet. Niente di piu’ falso. Ma questa è l’informazione dei TG.

 

Non voglio affrontare il quesito se i tibetani sappiano, possano o vogliono perdonare il loro nemico storico (i cinesi) nelle terre che lambiscono la catena montuosa piu’ alta del mondo…. Sono domande troppo difficili e sicuramente rimarranno senza risposta. Le religione hanno le loro zone d’ombra.

 

Nel Nuovo Testamento del resto lasciano stupefatti certe affermazioni di Gesù sui poveri e gli olii e profumi a lui riservati prima della morte o l’accettazione giuridica della schiavitù da parte di Paolo (una delle pagine più indigeste delle scritture cristiane, ancor di piu’ del trattamento da riservare a omosessuali e alle donne durante il culto). Ma come dire, una recensione non serve solo a far vendere un libro.  Questo lo lasciamo fare a chi riceve soldi per fare il brutto mestiere di sostenere il commerciale delle case editrici.

 

A scanso di equivoci vorrei precisare che a Milano il sottoscritto ero uno dei pochissimi (una ventina?) di milanesi che stava accanto ai monaci buddisti in pieno agosto, a pregare sotto il sole torrido, per il loro diritto di libera espressione religiosa. Non c’erano i cattolici e nemmeno i valdesi. La sinistra e la destra. Forse erano impegnati a stare dietro i ventilatori e l’aria condizionata, magari a rinfrescare il coraggio di piccoli borghesi che fanno la politica e mangiano fette biscottate a colazione, viste in TV.

 

Ma Perdonare è in ogni caso è uno dei migliori libri che possiamo consigliare oggi, in quanto non si perde in uno astrattismo o concetti scollegati. Offre indicazioni e stimoli intellettuali interessanti. Possiamo anche parlare di un libro di spiritualità, sebbene Peronare subisca l’influenza indiretta delle nuove idee (o vecchie?) della new age, che vanno ancora per la maggiore in molti ambienti, comprese le regioni c.d. cristiane.

 

Inutile sul perdono mettere in ballo il moralismo, l’ipocrisia e il vittimismo. Il libro va dritto al cuore del problema: “quando siamo in preda alla rabbia, viene meno ogni forma di compassione, affetto, generosità, indulgenza, tolleranza e pazienza. Ci privano proprio di quei sentimenti che costituiscono le fondamenta della felicità…Auspico di tutto cuore che il tema fondamentale del perdono, sia considerato efficace non soltanto nella vita privata ma in egual misura nelle sfera delle relazioni pubbliche e perfino internazionali.”

 

Mi viene da pensare a questo punto alla ferocia delle rappresaglie di Israele, al criminale Putin in Cecenia, ai terroristi talebani, ai dittatori comunisti e anticomunisti dell’America latina…

 

Continuo a sognare un mondo in cui impariamo l’arte del perdono, con o senza la Grazia cristiana. Il Perdono e basta. Era del resto praticato prima di Cristo.

 

Dobbiamo iniziare a viaggiare agili e leggeri e disfarci del bagaglio costituito da persone, circostanze, vicende ed esperienze negative. Il perdono serve ad acquisire la forza necessaria per essere al di sopra e al di là di chi ci ha reso vittime. Serve per acquisire la libertà data solo dalla riconciliazione e dal perdono, abbracciando la totalità di noi stessi in primis. Per tornare in ultima analisi alla bellezza di noi creature umane, che nessun difetto fisico o intellettivo potrà mai privarci. Anche se siamo donne, omosessuali, schiavi della nuova Fiat di Marchionne o dei media postmoderni.

 

Questa libertà ci è stata donata… è solo da (ri)conquistare. E possiamo avere proprio in questo fine buoni alleati!

 

Maurizio Benazzi

 

 

 

La diffusione del testo necessita la citazione della fonte Ecumenici- quaccheri del nord e dell’Autore

 

 

 

 

Annunci

Commenti disabilitati su Perdonare: la vera libertà degli esseri umani

Archiviato in Etica, Quaccheri del mondo

Venga il tuo Regno

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.

C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.

Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa –  la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.

In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.

Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.

Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.

La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!

La menzogna di molti cristiani ( non di tutti)  continua anche in questo secolo che viviamo.

Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.

I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani.

Maurizio Benazzi

 

 

 

 

 

In breve:

 

Appuntamento di sabato 20 settembre 2008 alle ore 17.00
 
Il guado – Sede di Via Soperga 36 – Milano

 

Omosessuali cristiani in rete
Quali percorsi, per gli omosessuali credenti, nella rete e nella Chiesa

Nel settembre del 2007 nasceva un portale che aveva l’ambizione di diventare un punto di riferimento per quanti tentano di far dialogare Fede cristiana e condizione omosessuale. A distanza di un anno la scommessa è stata vinta: i volontari di quello che è ormai diventato il Progetto Gionata sono all’opera in tutta Italia, mentre il numero dei contatti giornalieri ha ormai superato la media delle 10.000 visite mensili (fonte Shinystat). Ecco perché abbiamo deciso di riflettere, insieme a quanti hanno contribuito alla nascita e al successo di Gionata.org, per scoprire le potenzialità che la rete internet offre a chi sente, su di se, il compito di dare voce a migliaia di omosessuali credenti che di voce non ne hanno mai avuta.
 

 

Ecumenici seguirà questo evento de Il guado, conosciuto direttamente nei primi anni 90 come esperienza di “cristianesimo catacombale”. Andiamo a sentire cosa è cambiato realmente nel frattempo…

Commenti disabilitati su Venga il tuo Regno

Archiviato in Giustizia, teologia