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Grotte

Tra quelle bombe
una bambina nasce
e i temporali afgani e iracheni
sulle capanne fatte di paglia
rifugi
non stelle comete
ma sagome di falcon
tornado mirage
scie tristi
vapori morenti
e i nuovi vagiti
urlano Pace
in culle affrettate
esodi improvvisi su campi minati
pietre come proiettili mascherati
mai arati semi

pino de stasio

1640 firme contro la fabbrica degli F35 : per un collettivo non dichiarato e senza un euro in tasca possiamo anche sbilanciarci a dire applausi a tutt* – E lo facciamo leggendo questa nuova poesia di Pino che ci regala. Andiamo avanti così: non avere l’otto per mille fa bene alla nostra salute spirituale!

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Il mondo scritto delle donne

Una mia amica scrittrice mi ha inviato una foto, io ho ripreso alcuni suoi versi insieme a quella foto, preghiera silenziosa.

Un augurio speciale anche da parte mia, non importa se non sono una grande credente…

Giovanna Corchia

 

Versi che avvicinano come mani che si congiungono

Parole e gesti silenziosi: Preghiere di Maria Rosaria Valentini

 

Talvolta basta un nulla

per sentirsi, non dico amati, ma

almeno considerati.

Allora non ci si sente bene, ma meglio.

Ed è abbastanza.

Fermati

dove io sono

perché nulla si perda

nel guscio asciutto

dell’abitudine.

Portami

come mallo

fra le tue dita.

Sillabe per una madre

 

Grazie per ogni tazza di te,

per ogni goccia di miele affidata a uno smilzo cucchiaino.

Grazie per la zuppa di pane e latte:

la detestavo, ma tu mi imboccavi convinta.

Grazie per l’odore del ragù preparato con cura,

la domenica mattina.

Grazie per le sottili lenzuola di lino:

lì ricamavi il profumo delle fresie, sognando i miei sogni.

Grazie per i tuoi denti e i tuoi capelli.

Grazie per le favole.

Raccontavi di sera:

bisbigliavi la storia del gatto,

la filastrocca di un mandarino,

il dramma lento di una pecora spaurita.

Grazie per il piccolo tavolo pieghevole dove iniziai a seminare vocali.

Grazie per aver avuto il coraggio di un soldato… tu eri solo una bianca margherita.

Grazie per aver accettato la tua vita.

Grazie per il nome che mi hai dato.

Eppure sono molte le parole che non ci siamo mai dette.

Peccato non aver spartito sillabe da cucire insieme,

da mangiare a fette, come una torta di fragole e ricotta.

Sappi che – negli sbuffi del silenzio – ne ho inventate alcune.

Solo per me.

E sempre parleranno di te.

Ora per ora

Il giorno va vissuto ora per ora

minuto per minuto

o è perduto

disperatamente.

Il tempo fugge e fuga

ogni futura attesa

e l’attimo è prezioso.

Delude sì, la vita,

ma va presa.

(Amerigo Iannacone)

Maria Rosaria Valentini nasce in Italia a San Biagio Saracinisco nel 1963. Si laurea in germanistica a Roma, presso l’Università “La Sapienza”. Nel 1989 è ospite dell’Ateneo bernese grazie ad una borsa di studio  in Storia dell’Arte. Nel 1995 esce un’altra favola da raccontare, raccolta di racconti per l’infanzia. Nel 2000 scrive i testi per “Sequenza”, libro interamente dedicato al corpo femminile e realizzato insieme alla pittrice A.Lyn. Successivamente la sua plaquette di poesie “Sassi muschiati”diventa libro dell’anno della Fondazione Schiller per il 2003. I racconti “Nomi Cose Città Fiori” (2003) guadagnano una menzione speciale al premio europeo di narrativa Giustino Ferri – D.H. Lawrence. L’anno seguente la scrittrice viene invitata alle Giornate Letterarie di Soletta.

“Quattro mele annurche” è un libro scritto con cura stilistica e voglia di poesia. Un libro vicino all’universo femminile: fragile, profondo,rilucente. Quattro mele annurche. Quattro come le protagoniste. Nella postfazione di Domenico Bonini si dice che quattro è il numero perfetto: quattro sono i lati del quadrato, quattro i bracci della croce, quattro i punti cardinali, gli elementi, le stagioni e le fasi lunari. Le “annurche” sono state le prime mele ad apparire sulla terra. Rotonde, rosse e dolci. Come il libro. E in certi tempi c’è bisogno di cose rotonde, rosse e per fortuna dolci.

Pavia 23 dicembre 2009

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Infanzia negata di Israele: a cura di Doriana Goracci

 

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Delle bambine israeliane  scrivono  messaggi sulle bombe,  che stanno per essere lanciate, sorridono…è agghiacciante, tanto quanto le  immagini dei corpi  devastati dalle armi. Infanzia negata su tutti i fronti.

” E’ possibile cantare in tempi oscuri?- si domandava Bertolt Brecht- Si può cantare l’oscurità dei tempi?”  Alessandra Borsetti Venier  se lo chiede, con un commento ad un articolo da lei   inviato a Tellus folio

“E’ la domanda che mi assilla di fronte al massacro nella Striscia di Gaza. Eventi che sconvolgono e ribadiscono la mia incapacità nel trovare ragioni per comprendere le atrocità di uomini verso altri uomini…

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(A un assassino) Se avessi contemplato il volto della vittima
E riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera
A gas, avresti buttato via le ragioni del fucile
E avresti cambiato idea: non è così che si ritrova un’identità…

dalla poesia Stato d’assedio di Mahmoud Darwish

L’articolo da lei scritto il 7 gennaio, era intitolato Kufia, canto per la Palestina . Ci dà l’opportunità di sentire, vive, le voci di un Coro di bambini palestinesi “Al Aqsa”, registrate vent’anni fa  su un 45 giri in vinile,  ormai  introvabile: oggi hanno intorno ai trent’anni. Il testo era  tratto dallo stesso poeta, da lei citato, Mahmoud Darwish  :

Sogno dei gigli bianchi
strade di canto e una casa di luce
Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile
Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo di una folle vittoria razzista
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra
Le mie non sono lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta.

Ascoltateli!

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=151846166

e DISERTATE RIFIUTATE LA GUERRA!

Doriana Goracci

Abbiamo un paese che è di parole

E tu parla, perchè io possa fondare la mia strada

pietra su pietra

abbiamo un paese che è di parole

perchè si conosca dove termina il viaggio

Mahmud Darwish

da KUFIA 100 disegnatori per la Palestina

palestinesi

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