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Lazzaro esci di lì !

Proprio in queste ore di sofferenze e dolore e’ opportuno interrogarsi sulla preghiera. E’ questo solo un mio piccolo contributo per riflettere ma anche per pregare insieme in favore della popolazione abruzzese tutta. Ci scusiamo per il ritardo ma Facebook ha bloccato oggi e per diverse ore questo gruppo senza dare alcuna spiegazione o preavviso.
Ricordati – in ogni caso – che la nostra esistenza dipende anche dalla tua vigilanza affinché la libera espressione di Fede possa essere garantita. Non abbiamo padrini o padroni. Anzi siamo certi che il principio protestante – diceva il teologo Paul Tillich – è sempre contro qualunque pretesa di assolutezza che si levi a favore di una realtà relativa, anche se questa pretesa viene da una chiesa o da una cultura che si definisce protestante”. La Riforma possiamo dire è in buona sostanza un’attitudine mentale per l’oggi.
Utilizziamo per la preghiera comune la versione c.d. cattolica del padre nostro e ringraziamo l’ Associazione Buddhista Culturale Kalideva Milano per i sinceri auguri di Buona Pasqua a tutti noi. Possa l’Eterno compensare la loro attività, ricolmandovi di tutte le benedizioni necessarie e stringerci in amicizia fraterna.

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo
ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen

La preghiera del Regno

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.
C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.
Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa – la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.
In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.
Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.
Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una catastrofe, di una guerra, della povertà, di una malattia.
La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!
La menzogna di molti cristiani ( non di tutti) continua anche in questo secolo che viviamo.
Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e forse si deve non avere vincoli stretti con lo Stato, le Chiese e la società.
I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani. Sta a noi mettere queste mani a disposizione e costruire – sotto l’amore di Dio – le pietre vive della nuova città. Il Regno è quindi vicino anche a te. Anche se non sei credente.
Il Dio vivente ci accompagni a ricostruire le rovine delle nostre città. I cuori sconsolati. Il dolore incolmabile.
E lo sentiamo ancora gridare : esci Lazzaro da quelle pietre!
Maurizio Benazzi

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L’informazione oscurata

Ecumenici fa proprio l’appello pubblico della comunità di Tikkun in favore di una preghiera per il rabbino Lerner , ammalato di tumore. Lo amiamo come difensore delle libertà civili e democratiche, della Pace e della non violenza, in favore della Giustizia e dell’ambiente. Nell’ultima campagna elettorale americana i suoi ripetuti interventi, in favore del Presidente Obama, ci hanno perfino commosso per il generoso slancio e le diverse iniziative di sensibilizzazione. Siamo con Lui vicini in questo momento di prova e di sofferenza. Siamo anche certi che troverà la solidarietà in tutti i continenti e parole di stima sincera in persone di ogni credo religioso. Semplicemente fra amici, senza distinzione alcuna. Forza e coraggio Rabbi Lerner!

 

Pacchetto sicurezza e immigrazione. Cosa cambia?
di FEDERICA BRIZI

Perchè finalmente ci si informi e si sappia cosa sta succedendo.

Disegno di Legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”

Approvato lo scorso 5 febbraio dal Senato della Repubblica con 154 voti favorevoli e 114 contrari
Il testo è passato ora alla Camera. Prima si dovranno esprime sul testo le commissioni riunite I Affari Costituzionali e II Giustizia, poi il disegno di legge verrà discusso in assemblea.

L’impostazione di tutto il pacchetto sicurezza è discriminatoria e persecutoria, produrrà sempre maggiore marginalità ed esclusione e dunque insicurezza. Inoltre inibirà, attraverso una serie di norme inutilmente vessatorie, quei percorsi di integrazione faticosamente avviati da migranti che risiedono regolarmente in Italia e contribuiscono al suo benessere.
Il pacchetto sicurezza sancisce un pericoloso passaggio dalla cultura dei diritti e della solidarietà alla cultura del sospetto e della delazione.

Elementi di particolare preoccupazione contenuti nel disegno di legge sono:

Matrimoni e cittadinanza italiana
L’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio potrà avvenire, dopo due anni di residenza nel territorio dello Stato (dopo il matrimonio) o dopo tre anni nel caso in cui il coniuge si trovi all’estero. Tempi dimezzati in presenza di figli. Le precedenti disposizioni prevedevano un termine di sei mesi. Sarà poi necessario il pagamento di una tassa di 200 euro. Ulteriore stretta sui matrimoni con una modifica al Codice Civile che prevede l’introduzione dell’obbligo di esibire il permesso di soggiorno.

Soppressione del divieto di segnalazione
I medici ed il personale ospedaliero potranno segnalare all’autorità competente, ai fini dell’espulsione, gli stranieri senza permesso di soggiorno, ed in possesso quindi della tessera Stp, che si recheranno presso le strutture ospedaliere. E’ a rischio il diritto alla salute, garantito dalla nostra Costituzione a ognuno a prescindere dalla sua condizione giuridica. Gravi, inoltre, sarebbero le ripercussioni in termini di salute pubblica e l’inevitabile ricorso a canali sanitari paralleli che si verrebbero a creare, favorendo le organizzazioni criminali.

Ingresso e soggiorno irregolare
Si introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare ma senza che questo comporti l’immediata incarcerazione. E’ prevista un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro, oltre all’espulsione. Inoltre è prevista la possibilità di rimpatrio senza il rilascio del nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria competente.

Iscrizione anagrafica
Sarà richiesta per l’iscrizione o la variazione della residenza anagrafica, la certificazione dell’idoneità alloggiativa, cioè le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie. Moltissime abitazioni, anche tra quelle reperibili dietro lauto compenso nel mercato privato, non potranno rispondere a questo criterio. Il provvedimento andrà ad intaccare i diritti dei cittadini migranti, dei comunitari e degli stessi cittadini italiani.
Inoltre, parlando esclusivamente di “immobili” si esclude implicitamente chi vive in roulotte, camper e campi nomadi. La perdita dei diritti legati alla iscrizione anagrafica che coinvolgerà cittadini italiani e stranieri, avrebbe gravi conseguenze sulla pacifica convivenza nella società.

Esibizione del permesso di soggiorno
Si introduce la necessità di esibire il permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile. Ciò significa che anche il diritto di riconoscere un figlio verrà sottoposto al filtro della richiesta del permesso di soggiorno.
Visto d’ingresso per ricongiungimento familiare
Non sarà più possibile richiedere il visto d’ingresso se il nulla osta non verrà rilasciato dopo 180 giorni dal perfezionamento della pratica. Svanisce così anche l’unica possibilità di garanzia del diritto all’unità familiare prevista per far fronte alle lentezze burocratiche. Sparisce così il principio del silenzio-assenso previsto per il ricongiungimento familiare.

Rimesse di denaro
I cosiddetti servizi di money transfer avranno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno e di conservarne copia per dieci anni. Inoltre dovranno comunicare l’avvenuta erogazione del servizio all’autorità competente nel caso riguardi un soggetto sprovvisto di permesso.

Permesso di soggiorno
E’ disposta l’istituzione di un “accordo di integrazione” articolato in crediti da sottoscrivere al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno. Lo straniero si impegna a raggiungere precisi obiettivi di integrazione da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. La perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione.
I criteri e le modalità verranno stabiliti da un apposito regolamento.
Inoltre, per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno si dovrà versare un contributo economico; da 80 a 200 euro, da definire con un successivo decreto ministeriale.

Esibizione dei documenti
Arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro, per chi non esibisce il documento senza giustificato motivo.

Registro per senza fissa dimora
Se da un lato viene cancellata per i senza fissa dimora (ma non solo) la possibilità di iscrizione anagrafica, viene istituito presso il Ministero dell’Interno un registro per la schedatura dei cosiddetti clochard.

Cancellazione anagrafica
E’ prevista dopo sei mesi dalla data di scadenza del permesso di soggiorno.

Favoreggiamento ingresso irregolare
Vengono inasprite tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare, non vengono invece minimamente toccate le sanzioni per quanto concerne gli sfruttatori.

Permesso Ce di lungo periodo
L’ottenimento della carta di soggiorno potrà avvenire solo dopo il superamento di un test di lingua italiana.

Le ronde
Gli enti locali si avvarrano della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o pericolo per la sicurezza.

Reati ostativi all’ingresso
Dovranno essere prese in considerazione anche le condanne non definitive.

P.S. Non è passata, invece, la proposta di allungare il tempo di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) da 2 a 18 mesi.

Fonte: Servizio Rifugiati e Migranti

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L’importanza dell’Antico Testamento per i cristiani

(ve) “Che formino una cosa sola nella tua mano” (Ezechiele 37,17) è il tema della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” del 2009 (18-25 gennaio). Quest’anno il testo biblico della Settimana è stato proposto dalle chiese cristiane in Corea le quali, forti della propria storia di popolo diviso tra Nord e Sud, hanno trovato ispirazione nel profeta Ezechiele, vissuto anch’egli in un paese tragicamente diviso, mentre desiderava l’unità per il suo popolo.
Spunto di meditazione vuole essere la seconda grande visione del profeta che descrive due pezzi di legno, simboleggianti i due regni in cui Israele era divisa, che tornano ad essere uno (Ezechiele 37, 15-23). Secondo Ezechiele la divisione del popolo era riflesso e risultato del peccato e dell’allontanamento da Dio. Gli israeliti avrebbero potuto tornare ad essere un solo popolo rinunciando al loro peccato, abbracciando una conversione e tornando a Dio; dopotutto è Dio stesso che unisce il suo popolo purificandolo, rinnovandolo e liberandolo dalle divisioni. Per Ezechiele questa unione non è semplicemente un mettere insieme due gruppi previamente divisi, ma costituisce una nuova creazione, la nascita di un nuovo popolo che dovrebbe essere segno di speranza per gli altri popoli e per tutta l’umanità.

La riflessione durante gli “otto giorni” della Settimana vuole portare ad una più profonda consapevolezza di come anche l’unità della chiesa sia per il bene della comunità umana. Con tale consapevolezza nasce anche una grande responsabilità: tutti coloro che confessano Cristo Signore dovrebbero cercare di realizzare la sua preghiera: “che siano tutti una cosa sola […] così il mondo crederà che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). Questo il motivo per il quale gli otto giorni cominciano tutti con una riflessione sull’unità dei cristiani.

I testi per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani tutti gli anni sono preparati congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e diffusi in tutto il mondo. Suggerimenti per l’organizzazione della Settimana di preghiera sono contenuti nell’apposito opuscolo che contiene un’utile guida teologico-pastorale.

La brochure è scaricabile anche dal sito web di Pro Unione
www.prounione.urbe.it/att-act/i_sett-preg.html

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Cambia te stesso per cambiare il mondo

Non importo chi tu sia:

uomo o donna

vecchio o fanciullo,

operaio o contadino,

soldato o studente o commerciante;

non importa quale sia

il tuo credo politico

o quello religioso;

se ti chiedono qual è la cosa

più importante per l’umanità

rispondi: prima

dopo

sempre la pace!

(Li Tien Min)

 

Per il cessate il fuoco immediato nella striscia di Gaza!

VEGLIA ECUMENICA DI PREGHIERA

 

E’ una bestemmia dire che la nonviolenza possa essere praticata solo dagli individui e mai dalle nazioni, che sono composte di individui

(Gandi, Harijan – 12 novembre 1938)

 

Se viene la guerra

Se viene la guerra
non partirò soldato.

Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.

Se viene la guerra
non partirò soldato.

Sarò traditore
della vana patria.

Mi farò fucilare
come disertore.

Mia nonna da ragazzino
mi raccontava:
“Tu non eri ancora nato. Tua madre
ti aspettava. Io già pensavo
dentro il rifugio osceno
ma caldo di tanti corpi, gli uni
agli altri stretti, come tanti
apparenti fratelli, alle favole
che avrebbero portato il sonno
a te, che, Dio non voglia!,
non veda più guerre”.

Dario Bellezza
(1944 – 1996)

 

In un sermone di Natale sulla pace, nella chiesa battista Ebenezer di Atlanta, 1967 –quattro mesi dopo King sarà ucciso- M L King predica sulla pace.  “Il nostro mondo è malato di guerra”, dice.  E proprio a causa di questa grave malattia King propone di studiare seriamente il significato della nonviolenza.  La sua predicazione diventa un corso di non violenza in quattro punti.

“Vorrei suggerire in primo luogo, dice King, che, se vogliamo avere pace sulla terra, le nostre fedeltà devono diventare ecumeniche… devono trascendere la razza, la nostra tribù, la nostra classe, la nostra nazione,e questo significa che dobbiamo elaborare una prospettiva mondiale”.  Qui ML King anticipa temi molto cari al movimento NEW GLOBAL.

“Nessun individuo può vivere da solo, continua King; nessuna nazione può vivere da sola; e qualora cercassimo di farlo, avremmo sempre più guerre nel mondo… Siamo tutti prigionieri di un’inevitabile rete di reciprocità, siamo legati in un unico tessuto del destino: quello che colpisce uno direttamente, colpisce tutti indirettamente.  Siamo fatti per vivere insieme a causa della struttura d’interdipendenza che lega la nostra realtà.  Vi siete mai soffermati a pensare che non potete andare al lavoro al mattino senza manifestare la vostra dipendenza dalla maggior parte del mondo?  Vi svegliate al mattino, andate nella stanza da bagno, e prendete in mano una spugna, che vi è stata data dall’abitante di un’isola del Pacifico.  Prendete una saponetta, e questa vi è stata data in mano da un francese; poi andate in cucina per bere il vostro caffè al mattino, e quello che vi viene versato nella tazza proviene da un sudamericano…”.  MLKing, grande predicatore, continua in questa riflessione sulla dipendenza mondiale e finisce dicendo: “Non avremo pace sulla terra finché non riconosceremo questo fatto fondamentale: la struttura della società è interdipendente”.

Il secondo punto della sua predicazione sulla non violenza è sui mezzi e sui fini.  Dice King: “…non avremo mai pace nel mondo finché gli uomini non riconosceranno dovunque che i fini non sono separati dai mezzi, perché i mezzi rappresentano l’ideale nel suo farsi e il fine nel suo evolversi, e alla fine non si potranno raggiungere buoni fini attraverso mezzi cattivi, perché i mezzi rappresentano il seme e il fine rappresenta l’albero[qui ci sarebbero interessanti spunti sulla nuova tendenza di far guerra al terrorismo usando mezzi cattivi per un fine buono, ma riascoltiamo King]… tutti i grandi geni militari del mondo hanno parlato di pace… i capi del mondo di oggi parlano con grande eloquenza della pace.  Ogni volta che lasciamo cadere una nostra bomba in Vietnam, il presidente Johnson parla con grande eloquenza della pace… essi parlano della pace come una meta lontana, come il fine da ricercare… ma la pace non è la meta lontana… ma è il mezzo attraverso il quale vi arriviamo.  Dobbiamo perseguire fini pacifici attraverso mezzi pacifici… mezzi distruttivi non potranno mai portare a fini costruttivi”.

Il terzo punto del sermone di King riguarda il fatto che l’idea non violenta si fonda sul carattere sacro di ogni vita umana.  Dice King: “Un giorno qualcuno dovrà ricordarci che, anche se posso esserci differenze, i vietnamiti sono nostri fratelli, i russi sono nostri fratelli e i cinesi sono nostri fratelli: e un giorno dovremo sederci insieme alla tavola della fraternità”.  Qui si comprende quanto sia legato alla sua fede ci credente anche la sua scelta non violenta.  Ma è un punto che possiamo approfondire in seguito.  Riascoltiamo King: “Non abbandoneremo mai il nostro privilegio di amare.  Ho visto troppo odio per voler odiare io stesso… In qualche modo dobbiamo essere capaci di stare saldi di fronte ai nostri più accaniti avversari e dir loro: “Noi contrapporremo alla vostra capacità di infliggere la sofferenza la nostra capacità di sopportare la sofferenza… Fateci quel che volete, e non cesseremo di amarvi [leggevo in questi giorni il Diario di Ety Hillesum e aveva annotato queste parole: ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo rende ancora più inospitale]…gettateci in prigione, dice King, noi continueremo ad amarvi; bombardate le nostre case e minacciate i nostri bambini e noi continueremo ad amarvi; … vi stancheremo con la nostra capacità di soffrire e non conquisteremo la libertà solo per noi stessi ma anche per voi”.  E’ chiaro come in queste parole emerge tutta la strategia non violenta che King e il movimento desegregazionista ha utilizzato.

Al quarto punto della sua predicazione MLK mette in conto anche la delusione e la difficoltà. Gli anni prima della sua uccisione sono molto difficili.  Anni duri, di crisi.  King dice che il sogno che aveva annunciato nel 1963 a Washington nel suo grande discorso, quel sogno “ho cominciato a vederlo trasformare in un incubo… Sì, sono personalmente vittima di sogni rinviati, di speranze deluse, ma nonostante questo io concludo oggi dicendo che ho ancora un sogno perché non si può rinunciare alla vita”.  MLK affida la sua stanchezza e le sue delusioni alla sua fede, al Cristo risorto: “La Pasqua ci ricorda, dice King, che la verità, frantumata a terra, risorgerà”.

Ho scelto questo messaggio di King perché riassume l’ampiezza della lotta per la pace di King.  Egli non è solamente preoccupato della desegregazione dei neri, ha un progetto ampio che riassumo brevemente i tre punti e un quarto che vi dirò alla fine a parte.

Il primo punto è la strategia non violenta: forme di protesta non violenta, una disciplina della non violenza che ha lo scopo, dice K, di creare nella mente del nero una nuova immagine di se stesso.  Una strategia, una disciplina, un metodo che è sì “passivo fisicamente, ma è fortemente attivo spiritualmente; non è aggressivo dal punto di vista fisico, ma dinamicamente aggressivo dal punto di vista spirituale”.  E’ un’alternativa alle sommosse violente, ma anche al male equivalente della passività.

Una strategia che si traduce praticamente nei boicottaggi degli autobus a Montgomery nel 1954;  nei sit-in di protesta nei ristoranti per soli bianchi a Greensboro nella Carolina del Nord (1960).  Nei viaggi della libertà, i freedom riders che, senza paura (lo spiritual: We are not afraid), attraversano le aree più calde del razzismo.  Oppure i Breadbasket, le borse della spesa (Chicago), il boicottaggio di quei negozi che attuavano discriminazioni salariali per i neri.  Le grandi manifestazioni massa utili a far sentire la pressione sul governo. 

Accanto alla strategia non violenta un’analisi attenta della situazione sociale ed economica della sua America e del mondo.  King sa che il problema dei neri è solo una lente di ingrandimento che permette di vedere i mali della sua società e del mondo.  Specialmente negli ultimi anni, guarda caso gli anni in cui anche molti bianchi liberals si allontanano da King, gli anni delle sommosse nelle zone industriali del Nord; negli ultimi anni King lega il problema del razzismo alla lotta contro la povertà e alla opposizione al militarismo.  Razzismo, povertà e militarismo.  King riflette sulla struttura del potere economico del capitalismo e si rende conto che fatto in quel mondo non può che produrre i tre mali del razzismo, della povertà e del militarismo. 

Dice King: “… un edificio che produce mendicanti ha bisogno di essere ristrutturato… quando vi dico di mettere in questione l’intera società, questo significa giungere a capire che il problema del razzismo, il problema dello sfruttamento economico e il problema della guerra solo legati assieme…”.

Ancora King: “Mi sembra assolutamente ovvio che lo sviluppo degli strumenti umanitari per affrontare alcuni problemi sociali del mondo ci proteggerà dalla minaccia della violenza molto meglio dei provvedimenti militari che abbiamo adottato… quando svanisce la saggezza politica, cresce il militarismo irrazionale”. Ho ovviamente scelto questi passi per condividere con voi la grande attualità di MLK.

Strategia non violenta, quindi, analisi complessa della società americana e al terzo punto ho deciso di mettere le riflessioni che MLK fa sul pacifismo.  Anche queste mi sembrano molto attuali.  King non difende un pacifismo dottrinario.  Dice: “Non vedo nella posizione pacifista una posizione senza peccato, ma come il minor male possibile nelle circostanze date”.  In King  c’è la consapevolezza di aver fatto un’opzione per la pace non di tipo ideologico.  Non ha la pretesa di un perfezionismo etico, sa che le sue scelte sono un male minore, non il bene.  Il suo è un pacifismo intelligente, potremmo persino dire utilitarista.  Dice King: “Noi stavamo prendendo i nostri giovani neri rovinati dalla nostra società per mandarli ad ottomila miglia di distanza a garantire delle libertà nel Sud Est asiatico che essi non avevano mai trovato nel Sud Ovest della Georgia o ad Est Harem.  Così ci siamo ripetutamente confrontati con la crudele ironia di vedere alla TV ragazzi bianchi e neri che uccidono e muoiono insieme per una nazione che non è capace di metterli a sedere insieme nelle stesse scuole”.

Ho lasciato per ultimo un punto che a me sta molto a cuore.  Il fondamento della lotta per la pace di MLK è la sua fede in Dio e nel suo Figlio incarnato Gesù Cristo.  Dice King: “Cristo mi dava lo spirito e la motivazione… e aggiungeva: coloro che protestano non devono odiare i loro avversari, ma, mentre con le loro rivendicazioni cercano giustizia, devono lasciarsi guidare dall’amore cristiano.  E la giustizia in realtà è l’amore in azione”. 

(fonte: sito battista fiorentino)

Salmo sufi

 

Cerco il Tuo nome

(Yunus Emre)

 

Così ,

tra le rocce,

sui monti,

cerco il Tuo nome.

Cerco il Tuo nome

come lo cercano gli uccelli

volando nei cieli,

i pesci nuotando nei mari,

le antilopi correndo nelle pianure.

Come l’uomo che ama e desidera,

cerco il Tuo nome: DIO…

 

Amo il Tuo nome.

Canto le Tue lodi,

Ti ringrazio,

enumero e pronuncio i Tuoi attributi.

Amo il Tuo nome

 

Ho conosciuto il mondo e le cose.

Ho imparato. Eppure,

non conosco più il mondo né le cose

La mia testa è nuda, scalzi i miei piedi.

Rinuncio a tutto

ma continuo a cercare il Tuo nome…

 

Con la voce di tutti quelli che

Ti amano e Ti chiamano:

Amo il Tuo nome.

 

 Nostro Dio noi ti ringraziamo anche per coloro che non credono, che fanno spesso ciò che tu chiedi loro meglio di coloro che confessano il tuo nome. Insegnaci così a entrare liberamente, volontariamente, per Grazia, nei limiti della Fede e della chiesa. O Dio tu ricavi la tua lode dai credenti e dai non credenti. Mantienici in questa compagnia di lode.

(André Dumas)

 

Ti ringraziamo come membri di questa foglio informativo per quanto è avvenuto recentemente in Turchia in cui il Consiglio per l’educazione superiore di Ankara prevede, per gli studenti e il personale universitario ebrei o appartenenti alla Chiesa cristiana armena, la possibilità di presentare una domanda che permetta di rispettare le festività sacre del proprio credo.

Ti ringraziamo per il frutto del lavoro presentato da protestanti e cattolici alla Biblioteca nazionale di Madrid della “Nueva Biblia Interconfesional”: trattasi di un lavoro durato ben trentacinque anni, da parte di venti traduttori e di quaranta revisori, nonché al controllo di numerosi professori di greco ed ebraico e di specialisti delle varie confessioni.

 

 

2009 anno della riconciliazione
Proclamato dalle Nazioni Unite per favorire i processi di pace e il superamento dei conflitti

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01 gennaio 2009 – (ve/agenzie) Il 2009 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno internazionale della Riconciliazione”, attraverso una risoluzione adottata dall’Assemblea generale il 20 novembre 2006. Nella Risoluzione si rileva l’urgenza dei processi di riconciliazione nei Paesi colpiti da situazioni di conflitto nel passato o nell’attualità e si sottolinea l’importanza del dialogo tra i contendenti, nel segno del rispetto e della tolleranza reciproca, nella ricerca della verità e della giustizia quali elementi indispensabili per un’autentica riconciliazione e una pace permanente. Il testo osserva inoltre che molte delle attività svolte dalle Nazioni Unite negli ambiti della difesa e della costruzione della pace, della prevenzione dei conflitti o del disarmo, costituiscono la premessa per l’avvio e lo sviluppo di processi di riconciliazione, in grado di favorire la collaborazione e di risolvere questioni umanitarie, economiche, sociali e culturali.
Proclamando un anno internazionale di riconciliazione al termine della prima decade del nuovo millennio, le Nazioni Unite intendono incoraggiare la comunità internazionale a proseguire l’impegno a favore della riconciliazione nella prospettiva di una pace stabile e duratura.

Il sito delle Nazioni Unite
http://www.un.org/french/events/observances/years.shtml

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Inizia la nostra veglia di preghiera ecumenica

A Beit Lahya è stata bombardata una moschea: sono morti una decina di palestinesi che stavano pregando, 60 i feriti.

(Fonte: Corriere)

Il rispetto dei preganti è valido in qualsiasi tipo di civiltà, ad Oriente e a Occidente: per questo motivo riteniamo di dover dare spazio nei prossimi numeri esclusivamente a preghiere, in favore della Pace e del cessate il fuoco immediato in Medio oriente. Chiediamo che ci siano spedite preghiere e non comunicati stampa o appelli di intellettuali. Non sappiamo che farcene. Grazie.

La preghiera nell’Islâm

Per l’Islam la preghiera e anzitutto un atto di adorazione e di sottomissione. Solo in modo secondario è ricorso a Dio. Infatti Dio conosce perfettamente tutto ciò che riguarda ogni singolo individuo, ed essendo il Misericorde e il Misericordioso (a1Rahman a1Rahim) sa che cosa veramente necessita al singolo essere, e vi provvede anche se questi non lo chiede.

Ma poiché l’animo umano è debole, e l’inconscio è costantemente preda della paura, è logico che noi si ricorra alla preghiera anche per domandare a Dio il Suo aiuto e la Sua grazia.

La preghiera è una prescrizione obbligatoria, e come tale accompagna il fedele per tutta la sua vita terrena. È quindi l’espressione più manifesta e più elevata della vita religiosa.

La preghiera ha forza moralizzatrice, è la risposta alla ricerca di intimità con Dio, è l’asse portante della vita spirituale. Ecco quindi perché nell’Islam si prega molto, in momenti fissi, e con formule invariabili ed obbligatorie. Se la preghiera è effettivamente seguita, determinando un contatto costante fra l’anima e Dio, tiene lontani dalla pratica del male, dalla corruzione, dalla devianza. sia morale che psichica. Dice il Corano (29’45): Sì, la preghiera impedisce la turpitudine e il biasimevole.

Nel rituale, nelle parole, nei gesti essa riassume tutti i valori della teologia musulmana, giacché ciò che la compone è nel Corano e negli insegnamenti del Profeta: è riconoscere l’unicità di Dio, sottomettersi con fiducia al Suo volere, amarlo sinceramente riconoscersi nella Sua creazione e soprattutto rivolgendosi direttamente a Lui – senza intermediari di sorta – poiché questa è l’essenza autentica dell’Islam.

Il Corano invita alla preghiera sin dai primi versetti della seconda Sura (1-6): Alif, Lam, Mim. Questo Libro, nessun dubbio, e una guida peri timorati che credono nell’Inconoscibile, compiono la preghiera ed elargiscono di quanto Noi abbiamo attribuito loro, e credono in ciò che e stato rivelato a te e in ciò che è stato rivelato prima di te, e credono senz’altro nella vita ultima.

Il Corano dice ancora: ChiamateLo Dio, chiamateLo il Misericordioso, qualsiasi sia il nome con cui Lo chiamate, Suoi sono i Nomi più belli. E nella preghiera, non recitare a voce alta, e neanche a voce bassa, ma cerca una via intermedia fra l’uno e l’altro.

Questo versetto fu inteso dai teologi come l’invito a recitare una parte della preghiera comunitaria a viva voce ed una parte in silenzio. Nella via mistica, secondo la spiegazione che ci offre l’emiro ‘Abd al Kader (1 807-1883), “La realtà totale si divide tra la non-manifestazione precipua dell’essenza divina, e la manifestazione specifica dei Nomi divini. Tocca dunque al fedele d’essere sempre fra queste due contemplazioni: quella in cui è nascosta l’Essenza e quella in cui sono apparenti i Nomi. Così Dio ha dato al fedele due modi di vedere: uno esterno, l’altro interiore. Con l’interiore egli guarda il non-manifestato; con l’esterno vede il manifestato. Si ha allora una sorta di istmo fra i due mondi, ed egli non deve sprofondare interamente nell’uno a esclusione dell’altro. Se lo fa è perduto”.

Quindi la preghiera non è, non può essere una vuota ripetizione di formule, non dobbiamo essere, come dice Farid alDin ‘Attar (1140-1230), dei gusci vuoti con una noce dentro, che fan rumore ogni volta che li si scuote. Questa è la preghiera degli ipocriti, cui il Corano (2’44-46) si rivolge dicendo: Ordinereste agli altri la carità senza farla voi stessi, ora che recitate il Libro? Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera. Sì. la preghiera e un gravame. ma non per gli umili che sanno in verità incontrare Dio e di ritornare, in verità, a Lui.

Per l’Islam la preghiera va fatta in un luogo pulito, su un tappetino o un panno per distaccarsi idealmente dal mondo fenomenico, senza scarpe gli uomini con la testa coperta (di preferenza) oppure no; e le donne con il velo in testa, tutti volti in direzione della Mecca. Questa direzione nelle moschee è indicata da un grande nicchione decorato, il mihrab.

Nell’Islam vi sono due generi di preghiera: quella canonica (shurut al Salat), obbligatoria, rituale da compiere – sia da soli che in collettività – seguendo regole specifiche; e quella personale, o invocazione (du’a), che si può esprimere in ogni momento, e non è sottomessa a rituale.

La preghiera canonica costituisce un rituale. Va preceduta – quando ciò si e reso necessario – da una abluzione purificatrice (wudú), senza la quale la preghiera non è valida. Si distingue in abluzione minore (wudú ‘ásghar) quando è necessaria per contaminazioni di vario tipo, e in abluzione maggiore (ghusl; wudú akbar), dopo il rapporto sessuale, il parto, e altro.

L’abluzione maggiore è un lavaggio completo del corpo. L’abluzione minore consiste nel lavarsi le mani, la bocca, il naso, il viso, gli avambracci, il sommo del capo, le orecchie, i piedi. Nel caso di mancanza d’acqua, può essere fatta (tayammum) toccando con le mani o sabbia pulita, o terra pulita, una superficie pulita, e compiendo poi a secco i gesti normali dell’abluzione.

Cinque sono i momenti fissati per la preghiera canonica: tra l’alba e l’aurora (subh; due rak’a’); tra il mezzogiorno e la metà del pomeriggio (dhuhr; quattro rak’a); tra la metà del pomeriggio e I’inizio del tramonto (‘asr; quattro rak’a); fra il tramonto e la fine del crepuscolo (maghrib; tre rak a); la notte (‘ishà; quattro rak’a). Così il fedele è attivo, impegnato, e riconosce Dio – unico eterno e fisso – nel variare del tempo e del creato.

Queste cinque preghiere canoniche possono essere facoltativamente precedute o seguite da preghiere analoghe, dette “super-erogatorie” e chiamate “doni” (nawáfld, e possono concludersi con varie altre formule tra cui la più seguita è la “Supplica per la pace”:

“Signore, Tu sei la pace, da Te emana la pace, a Te ritorna la pace. Conservaci nella pace e facci entrare nella dimora della pace. Sii benedetto ed esaltato, Signore, Tu, in cui sono la Nobiltà e la Maestà”.

La seconda preghiera del venerdì – quando il sole lascia lo zenith – è preghiera comunitaria; per solito fedeli si riuniscono nella moschea e la compiono in comune, sotto la guida appunto di un conduttore che la coordina perché tutti la recitino all unisono. Essa ha dunque valore di rito solenne, ed è preceduta da un sermone (khutba). Vi sono poi altre due speciali preghiere in comune, che cadono una volta all’anno in occasione di due feste canoniche (‘id): la fine del Ramadhan e il rito del Sacrificio di Abramo. Inoltre durante il mese di Ramadhan la preghiera della sera e seguita da preghiere particolari dette “di acquetamento” (tarawih).

Qualcuno chiese al grande mistico sufi Jalal al din Rúmi (1207-1273): “Esiste una via più corta della preghiera per avvicinarsi a Dio?”. “Si – rispose – e ancora la preghiera. Ma la preghiera non è solo una forma esterna. Questa è il corpo della preghiera, dal momento che la preghiera formale comporta un inizio e una fine. e ogni cosa che inizia e che finisce e un corpo… Ma l’anima della preghiera è incondizionata e infinita; non ha né principio né fine” (in Fihi ma Fihi, cap 3).

Ancora Rùmì scrisse nel Mathnavi: “Una notte un uomo gridava “Dio!”, e voleva continuare fino a che le sue labbra fossero diventate dolci nella lode Dio. Il diavolo gli disse: “O uomo di molte parole, a tutti questi tuoi “Dio” dove è la risposta:

“Eccomi!”? Egli replicò: Dio dice che tutti questi “Dio” sono il suo “Eccomi”; e questa supplica, questo dolore, questo fervore sono il Suo messaggio verso di me. Dio mi dice che la mia paura e il mio timore sono il laccio che coglie la Sua grazia; e ogni mio “O Signore” sono altrettanti Suoi “Sono qui”.” Ràbi’a bint Ismàil al’Adawiya (Cairo, VIII secolo) formulò questa preghiera:

“Dio mio! Tutte le cose terrene che hai riservato per me, dalle ai Tuoi nemici; e tutte le cose del mondo a venire che hai riservato per me, dalle ai Tuoi amici; perché a me basti Tu.

“Dio mio, se Ti adoro per timore dell’inferno bruciami nell’inferno; se Ti adoro nella speranza de Paradiso, escludimi dal paradiso; ma se Ti adoro unicamente per Te stesso, non privarmi della Tua bellezza eterna.

“O mio Dio! Di tutte le cose create il mio solo impegno ed ogni mio desiderio in questo mondo è ricordarTi; e di tutte le cose a venire è incontrarTi. Così e per ciò che mi riguarda, ma Tu fa come Tu vuoi.”

Dice I’emiro Abd al Kader (1807-1883): “La preghiera dell’aurora va recitata tutta a voce alta. Quando la notte giunge, assorbe gli esseri nel suo silenzio, nella sua non-manifestazione e nel suo mistero; e gli esseri hanno bisogno allora di qualcosa che li faccia uscire da questo mistero, li riconduca dal mondo della non-manifestazione al mondo della manifestazione, e li strappi al silenzio. Ecco perché questa preghiera è tutta a voce alta.”

Questa citazione ci introduce nel secondo assunto di questa sera: il silenzio (in arabo: sukút).

Dice il Corano (7, 204-205): E quando il Corano viene letto, prestatevi ascolto e rimanete in silenzio. Così vi verrà fatta misericordia. E – mattina e sera – rammenta il Signore nella tua anima, con umiltà e timore, e non parlando a voce alta.

Il valore del silenzio è universalmente conosciuto. Lo stesso Mahatma Gandhi, hindù che predicò il rispetto fra tutte le religioni e in particolare nei riguardi dell’Islam, scrisse: “L’uomo è per sua natura portato a esagerare i fatti, a snaturarli o eluderli, persino a propria insaputa. Il silenzio è necessario per superare queste debolezze. Le frasi di un uomo di poche parole raramente sono prive di significato. Ogni parola, in questo caso, ha i suo peso.”

La poesia di un sufi contemporaneo che vi traduco dall’arabo (e non dimentichiamo che la poesia, come la musica, la pittura, la ceramica e l’architettura sono per i sufi modi completi e sublimi di pregare) dice:

Che fare per rompere la catena dei limiti, spezzare
i confini di quell’ignorare che rende impotenti,
e la dimensione umana che subito cancella l’intùito
e ti schiaccia, raso terra, come aquila dalle ali tarpate?
Che fare per essere perduto nei fuochi sfavillanti dell’amore
quando il tempo si ferma, ed i termini
di là dal passato e dal futuro
sono barriere vane superate dalla passione d’amore?
Quando le labbra amate sono il confine dei secoli, quando i corpi stanchi sono cieli gremiti di stelle
e nel silenzio del tempo l’amore
ci unisce all’Infinito nell’estasi,
l’estasi dell’Infinito si dischiude sull’unico amante: Dio.

‘Abd al Karim alJili (1365-1428), nel suo al Insan a1 Kámil (L’uomo perfetto), scrisse: “Sappi che l’Essenza di Dio Supremo è il mistero dell’Unità espresso da ogni simbolo, senza che Lo possa esprimere sotto molti altri rapporti. Non si può dunque concepire questa Essenza con una idea razionale, come non la si capisce con una allusione convenzionale; giacché si capisce una cosa, soltanto in virtù d’una relazione che le assegna una posizione oppure con una negazione, e dunque con il suo contrario. Orbene: non v’è in tutto ciò che esiste relazione alcuna che situi l’Essenza ne assegnazione alcuna che Le si applichi, e quindi nulla che possa negarla e nulla che Le sia contrario. Essa è per qualsiasi linguaggio come se non esistesse, e sotto questo rapporto sfugge all’intendimento umano. Colui che parla diventa muto davanti all’Essenza divina, e colui che si muove diventa immobile; colui che vede è abbagliato. Essa è troppo sublime perché possa essere concepita dalle intelligenze […] È troppo eletta perché possa venir colta dai pensieri. Il suo fondo primordiale non è toccato da nessuna sentenza del sapere, né alcun silenzio La può tacere; nessun limite, per quanto sottile e incommensurabile sia, mai sarà in grado di abbracciare il Senza Limite. Soltanto il silenzio, solo il silenzio, solamente il silenzio”.

D’altronde, nei momenti più autentici della nostra realtà umana, durante un funerale, ecco la direttiva: “Ogni musulmano presente al decesso deve mantenere calma, serenità, pazienza, dignità. Evitare di piangere, gridare, discutere; solo il pianto silenzioso è ammesso”.

Ad un livello ulteriore. valgono queste parole di Jalal aldin Rúmi (1207-1273): “Le vie sono diverse la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio e tace, poiché la meta è unica. Cosi in quel silenzio. vi è tutta l’espressione della nostra fratellanza universale”.

E ancora Rúmi ci disse:

O silenzio, tu sei ciò che vi è di più prezioso al centro di me stesso,
tu se il velo di ogni soavità in me.
O uomo: ostenta meno la tua scienza, fai silenzio, poiché nel silenzio non v e timore né speranza.
Per il villaggio distrutto, abbandonato e deserto non v’è né decima né tassa sulle terre. Fermati allora. e medita sul valore di un villaggio distrutto.

Con questa citazione entriamo nel terzo tema della serata. la meditazione (in arabo: táammul, poiché con questa poesia è ad essa che alHallaj allude.

Per il sufi la meditazione si evidenze nel dhikr del cuore. Il termine Dhikr significa rammemorazione”. Vi è il dhikr collettivo e il dhikr del cuore, solitario e silenzioso.

Il maestro sufi ‘Abd alrazzaq alQáshani (1329), menziona vari gradi di dhikr, commentando i versetto 2° 198 (.. invocate Dio, che vi ha guidati…) Scrisse:

Vi ha guidati alla Sua rammemorazione secondo gradi. In realtà Dio guida anzitutto verso il dhikr della lingua, che è la rammemorazione dell’anima;
poi verso il dhikr del cuore, che è la rammemorazione degli Atti da cui provengono i benefici e i segni divini;
poi c’è il dhikr del segreto (sirr), che è la visione segreta degli Atti, e il disvelamento della scienza dell’epifania degli Attributi;
poi il dhikr dello spirito, che è la contemplazione delle luci dell’Essenza;
poi il dhikr del “nascosto” (khafiy), che è la contemplazione dello splendore dell’Essenza, con il perdurare della dualita;
poi il dhikr dell’Essenza, che è la presenza testimoniale essenziale (shuhud dhati), poiché tutto il resto è sparito.

La meditazione di per se stessa è stata così descritta dai maestri d’origine:

Kalabadi (?-995): “È quando i cuori sentono e vedono. Implica l’incontro subitaneo del cuore con la spiritualità.”

Nuri (?-907): “È una fiamma che nasce nell’intimo dell’essere, favorita dal desiderio; e quando questo avvenimento spirituale ha luogo, si superano gioia e tristezza”.

E Junayd (?-910): “La meditazione fa sì che colui che la pratica trascenda il contingente e vi trova il riposo, e quando avverte la presenza dell’Essere. non v’è più meditazione”.

Ecco quindi: nell’Islam la preghiera è rito, la preghiera riassume tutti i valori della teologia musulmana. Essa ha però anche valori emblematici, simboli del trascendente che il sufi sperimenta di là dalla materia; la preghiera diventa allora espressione del superamento mistico del fenomenico e del terreno. Come disse alHallaj descrivendo il cammino: è preghiera, silenzio, meditazione.

Un altro tra i grandi Maestri sufi, Husein Mansur alHallaj (857-922), scrisse questa poesia (Qasida 4):

È il raccoglimento, poi il silenzio, poi l’afasia la conoscenza, poi la scoperta, poi la spoliazione.
Ed è l’argilla, poi il fuoco, poi lo schiarirsi ed il freddo, poi l’ombra, poi il sole.
Ed è la petraia, poi la pianura, poi il deserto ed il fiume, poi la piena, e poi il disseccamento.
Ed è l’ubriachezza, poi il disincanto, poi il desiderio e l’avvicinamento, poi l’unione, poi la gioia.
Ed è la stretta, poi la distensione, poi la scomparsa e la separazione, poi l’unione, poi la calcinazione.
Ed è l’inquietudine, poi il richiamo, poi l’attrazione e la conformazione, poi l’apparizione, poi l’investitura.

Frasi accessibili solo a quelli per i quali tutto questo basso mondo vale meno di un soldo.

E voci da dietro la porta, ma si sa che le conversazioni degli uomini si attutiscono in un mormorio non appena ci si avvicina.

E l’ultima idea che viene al fedele, arrivando alla barriera. e “il mio premio” e “il mio io!”

Poiché le creature sono schiave delle loro inclinazioni, mentre la verità su Dio, quando se ne prende atto, è che “Egli è Santo!””

Un fuoco, che illumina la notte, nello scoppiettare dei suoi ceppi sparge attorno una miriade di faville, subito svanite. Dio è quel fuoco, noi siamo quelle faville; e la preghiera, il silenzio e la meditazione ci riportano in Lui.

In definitiva, vale questo pensiero di Qadir alJilani: “Perché tante parole? Solo quando faremo silenzio potremo sentire Dio.”

Conferenza del Prof. Gabriele Mandel primavera 2000

http://www.puntosufi.it

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Continuano le proteste dei cristiani…

Gli omosessuali cristiani di Nuova Proposta e i pregiudizi della gerarchia cattolica 

Noi di Nuova Proposta, gruppo di omosessuali cristiani che da 20 anni a Roma porta avanti un cammino di sensibilizzazione sulla tematica “Fede e Omosessualità”, leggiamo costernati le notizie relative alla recente presa di posizione di monsignor Celestino Migliore in merito alla proposta di depenalizzare il reato di omosessualità , presentata dalla Francia in sede ONU.

E’ avvilente constatare come i vertici della Chiesa Cattolica siano inesorabilmente prigionieri di un terribile pregiudizio sull’omosessualità e tenuti in scacco da un paradosso insostenibile.

Da un lato paventare la discriminazione degli Stati che criminalizzano l’omosessualità , che scaturirebbe dalla proposta risoluzione ONU, e dall’altro sostenere, di conseguenza, la discriminazione dei moltissimi omosessuali che si trovano a vivere in quegli Stati, in molti casi, è bene ricordarlo, rischiando la pena di morte a causa del loro semplice e naturale orientamento sessuale.

E’ altrettanto avvilente pensare come ancora oggi sull’omosessualità ci si possa spingere a verbalizzazioni di una tale gravità.

Per capire quanto sosteniamo, basti pensare allo scandalo che si genererebbe se la parola omosessualità fosse sostituita con “di colore”, paventando la discriminazione che deriverebbe agli Stati, che eventualmente sostenessero l’apartheid, in caso ci fosse ancora bisogno di una risoluzione che vietasse l’apartheid in tutto il mondo.

Crediamo si alzerebbero le grida di sdegno in ogni dove. E allora, perché sul tema omosessualità , invece, parole simili non generano sgomento? La discriminazione dell’omosessualità è forse meno grave?

Come Omosessuali Cristiani, speriamo ardentemente che, vista l’indifendibilità di una tale posizione, contraria a qualsiasi concetto evangelico di Amore, carità e fratellanza, e l’assoluta risibilità ed inconsistenza delle motivazioni addotte, quanto riportato dai quotidiani venga prontamente smentito da monsignor Migliore o dalle competenti gerarchie d ella Santa Sede.

 

Nuova Proposta, gruppo di donne e uomini omosessuali cristiani di Roma

Via dei Banchi Vecchi 116, Roma

Sito web: www.nuovapropostaroma.it  – e-mail: info@nuovapropostaroma.it

 

 

I gay cristiani del Varco di Milano, dopo le dichiarazioni del Vaticano, chiedono una posizione ufficiale alle chiese evangeliche 

Lettera aperta inviata dal gruppo Varco-REFO (Gruppo di Valorizzazione della Comunità Omosentimentale) di Milano inviata al Concistoro di Milano e alla tavola Valdese, al Concistoro della Chiesa Valdese di Milano, alla Tavola Valdese e alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) il 2 dicembre 2008 

Le dichiarazioni di mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in merito alla contrarietà del Vaticano alla mozione presentata all’Onu  dalla Francia a nome dell’Unione Europea, per depenalizzare a livello mondiale l’omosessualità come reato, di fatto si oppongono alla proposta di salvare milioni di vite umane.

Tale dichiarazione, se verrà oltretutto confermata dalla Sede Apostolica, rappresenta e rappresenterà un tacito assenso da parte del Magistero della Chiesa cattolica Romana alle violenze, oppressioni, discriminazioni a carico di persone omosessuali in 91 paesi del Mondo, e la pena capitale in 10 paesi islamici.

Pur sapendo che il Vaticano non fa parte dell’Unione Europea e quindi non abbia potere decisionale in merito alla mozione presentata dalla Francia, e riconoscendo a quest’ultimo il diritto di esprimere le proprie opinioni a livello internazionale, la dichiarazione del presule cattolico resta tuttavia una inaccettabile attacco discriminatorio a carico delle persone omosessuali da parte della gerarchia vaticana.

Tale rifiuto viene giustificato affermando che “ si chiede in realtà agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”.

Queste affermazioni risultano a nostro avviso gravi e profondamente estranee al messaggio evangelico fondato sull’amore e sul rispetto del prossimo. Nessun distinguo è possibile dove siano in gioco le vite degli esseri umani. Le chiese dovrebbero sempre stare dalla parte degli ultimi, dei poveri e dei perseguitati così come Gesù ci insegna.

Si afferma inoltre che la proposta, se accettata, creerebbe una discriminazione “ implacabile” nei confronti di quei paesi che non adottano legislazioni in favore delle unioni gay. Si tratta di affermazioni volte a confondere gli spiriti e gli animi.

Nessuno, infatti, toglierebbe la libertà di esprimere le proprie opinioni anche contrarie sull’omosessualità alle persone, poiché si tratta invece di restituire a un clima di serenità milioni di esseri perseguitati dall’odio e dalla morte.

Chi ha diritti, nello specifico il diritto di amare qualcuno senza per questo morire, non può dirsi discriminato nel momento in cui tali diritti vengono estesi ad altre categorie sociali.

Tali dichiarazioni ledono a nostro avviso lo status confessionis. Ci chiediamo infatti se chi sostiene tali posizioni possa ancora considerarsi cristiano, nella stessa misura in cui non erano cristiani coloro che appoggiarono l’apartheid o fomentarono la schiavitù nei secoli passati.

Chiediamo pertanto al Concistoro e alla Tavola Valdese una chiara e netta presa di posizione a riguardo, ricordando come ancora oggi in Italia il presunto reato di discriminazione nei confronti di chi è avverso all’omosessualità venga agitato come un pericolo per impedire una qualunque legge contro l’omofobia.

La richiesta che avanziamo è confortata dal recente documento sinodale delle chiese valdometodiste e battiste approvato nel 2007 che negli articoli 4,5,6 e 7 dichiara quanto segue:

La 4a sessione congiunta dell’Assemblea generale dell’UCEBI e del Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste:

4.    mentre confessa il peccato della discriminazione delle persone omosessuali e delle sofferenze imposte loro dalla mancanza di solidarietà condanna ogni violenza verbale, fisica e psicologica, ogni persecuzione nei confronti di persone omosessuali;

5.    invita tutte le credenti e tutti i credenti a sostenere quelle iniziative tese a costruire una cultura del rispetto, dell’ascolto e del dialogo;

6.    invita le chiese ad accogliere le persone omosessuali senza alcuna discriminazione;

7.    invita le chiese, nell’ottica di uno stato laico, a sostenere e promuovere concretamente progetti e iniziative tesi a riconoscere i diritti civili delle persone e delle coppie discriminate sulla base dell’orientamento sessuale;

Nessuna proposta di legge volta a tutelare la vita degli esseri umani e il rispetto può dar luogo a discriminazioni di qualunque tipo e meno che mai tali affermazioni contro la vita dovrebbero trovarsi tra i rappresentanti di un’istituzione che si dice seguace del messaggio evangelico.

Riteniamo che l’accoglienza, la condivisione e il rispetto di cui hanno dato prova le nostre comunità nei confronti delle persone omosessuali con il recente documento sinodale debba fattivamente accompagnarsi ad una loro piena e totale difesa anche sul piano pratico qualora la loro dignità e persino vita umana corrano grave pericolo e che quindi, alle parole di condanna, debbano seguire segnali concreti e simbolici di netto rifiuto alle dichiarazioni vaticane

Un abbraccio in Cristo

Salamone Rosa Elena vicepresidente nazionale REFO,

Alessandro Andò per la segreteria REFO e per il gruppo Varco di Milano

Gruppo Varco di Milano (Gruppo di Valorizzazione della Comunità Omosentimentale)

Email \ chiesavaldese.varco@yahoo.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.        – Sito internet www.gruppovarco.altervista.org   

 

 

Ogni campo è fertile: dai seminari ai Parlamenti nazionali, dai pulpiti alle Nazioni Unite. Nell’intervista rilasciata oggi da mons. Celestino Migliore ad una agenzia francese, si legge che la Santa Sede è fortemente critica sul progetto di depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo.

Ma quello che stupisce è la motivazione adotta da mons. Migliore: “si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni.”

Qui non solo si disprezzano i diritti umani, ma la stessa ragione umana, che pure il Magistero della chiesa tiene in gran considerazione…

Come può la cancellazione di una discriminazione crearne un altra? Oppure la paura di mons. Migliore è forse che Il Vaticano e le truppe clericali non potranno più criminalizzare la più grande minoranza della terra, dopo le donne?

Come LiberaMenteNoi non crediamo che un ampliamento della libertà, della non discriminazione, dell’uguaglianza possa portare a nuove discriminazioni. Anzi.

Pensiamo solo alla sostituzione, nella proposta di dichiarazione, alla parola “omosessuali” con “neri” o “ebrei” se le ragioni di mons Migliore sarebbero lo stesso difendibili. Ancora di più pensando poi che in Vaticano è solo osservatore permanente all’ONU non avendo firmato la dichiarazione dei dirtti umani.

Ulteriore prova di quanto oltreTevere la difesa dei diritti sia una priorità! O forse una delle priorità è non minare un eventuale asse Vaticano – Islam?

 Associazione LiberaMenteNoi

Sito web www.liberamentenoi.it  – Email segreteria@liberamentenoi.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 L’associazione LiberaMenteNoi è nata a Roma dalla riflessione di alcuni amici e amiche che da strade diverse avevano compiuto un cammino di consapevolezza all’interno di un progetto di fede, coniugando insieme dignità, libertà, orientamento sessuale e fede in Cristo.

LiberaMenteNoi nasce dalla convinzione che nessun cristiano è schiavo, nessun uomo e nessuna donna, figli e figlie di Dio devono avere catene. Cristo ci libera dai vincoli e dalle sovrastrutture di legami che annientano la persona… “non c’è qui né giudeo né greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Gal. 3,28).

 

 

Piango per queste parole che gridano vendetta al cospetto di Dio 

Riflessioni di Carlo, volontario del progetto gionata

 

Con grande incredulità, sconforto e nausea ho appreso dell’ennesima presa di posizione della gerarchia vaticana contro le persone omosessuali. Mi chiedo se, nella gerarchia vaticana, si rendono conto delle sofferenza diretta e indiretta che provocano in milioni di uomini e donne. Ovviamente sì! Non li faccio così stolti.

La ricchezza di umanità del Concilio Vaticano II, l’apertura alle aspirazioni di ogni uomo, le speranze di comunione che ho assaporato nella mia vita di cristiano cattolico sono sempre più annichilite.

Queste parole sono state un faro nella mia vita: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.”

Cosa rimane di tutto questo, dopo le inumane parole del portavoce del papa tedesco?

Quelle posizioni ideologiche, quello sfigurare il messaggio di Cristo in una prassi politica retriva, mi lasciano allibito.

E piango.

Piango per le migliaia di persone che sono umiliate, torturate e uccise senza colpa alcuna.

Piango per le famiglie di coloro che si trovano coinvolti nell’abominio della persecuzione.

Ancor di più piango per le milioni di persone che si allontanano dal messaggio di salvezza di Gesù Cristo, dalla Buona Notizia che Dio è amore.

Mi rivolgo a Dio – l’Abbà di Gesù – gridandogli: quando finirà tutto questo?

Quando finirà questa notte plumbea e asfissiante, in cui anche la fiammella della fede vacilla?

 

Carlo, volontario di www.Gionata.org

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Non partecipare è d’obbligo

Milano, il 19 novembre 2008

21 Cheshvàn 5768

 

B’’H

In relazione alle notizie apparse sulla stampa, il Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, Rav Prof. Giuseppe Laras, ritiene di fare le seguenti precisazioni:

–          la questione apertasi nello scorso febbraio a seguito della reintroduzione, seppur con l’apporto di alcune modifiche, dell’Oremus della liturgia del Venerdì Santo secondo il rituale tridentino di Pio V, contente l’invocazione “Dio illumini i loro cuori affinché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini”, permane, a parere dell’Assemblea Rabbinica Italiana, tuttora non risolta;

–          il Dialogo ebraico-cristiano in Italia, da parte ebraica, attraverso i suoi esponenti più autorevoli e rappresentativi, è stato sempre positivamente considerato e lealmente sostenuto e alimentato;

–          la Giornata del Dialogo ebraico-cristiano o dell’Ebraismo, promossa dalla Chiesa Cattolica e da alcuni anni organizzata e gestita in comune dalla Conferenza Episcopale Italiana e dall’Assemblea Rabbinica Italiana, non vedrà quest’anno la partecipazione della parte ebraica;

–          se, in prosieguo, la situazione andrà definendosi in termini di chiarezza e di reciproca soddisfazione, la Giornata vedrà nuovamente la partecipazione della parte ebraica;

–          si ricorda, inoltre, che la presente decisione riguarda esclusivamente il rapporto tra il Rabbinato italiano e la Chiesa Cattolica, e non quello con le altre Chiese Cristiane, con le quali il Dialogo permane inalterato.

Il Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana

Rav Prof. G. LARAS

 laras

Ecumenici comprende le ragioni profonde qui esposte da Rav. Laras e auspica che analoghe iniziative siano intraprese anche dalle chiese protestanti in Italia nei confronti della Chiesa di Roma: nessuna preghiera, a livello istituzionale, può avvenire con chi ha la pretesa di essere la Verità.

Il nostro invito ai fratelli e alle sorelle  cristiane è di uscire – almeno temporaneamente – dai Consigli ecumenici delle chiese, laddove presenti nel territorio, e a rinunciare a qualsiasi invito alla preghiera se non proviene esclusivamente dai gruppi di base o informali o ancora da singole persone di confessione cattolica. 

Noi chiediamo espressamente  di non partecipare agli incontri per l’unità dei cristiani il prossimo gennaio 2009 e ad assumere autonomamente iniziative di protesta, contro l’arroganza teologica esplicita del pontefice.

Daremo informazione puntuale di tutte le iniziative che si concretizzeranno, se saremo messi al corrente.

 

A proposito della “preghiera per gli ebrei”

Con il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, Papa Benedetto XVI reintroduce la possibilità di utilizzare la formula liturgica pre-conciliare, in lingua latina, per la celebrazione eucaristica. A seguito di tale provvedimento, lo scorso 6 febbraio – nella ricorrenza del mercoledì delle ceneri – il Pontefice modifica la preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo contenuta nel Missale Romanum anteriore al Concilio Vaticano II, sostituendo il riferimento al «popolo accecato [che deve essere] strappato dalle tenebre» con l’espressione «Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini». La disposizione del Papa è contenuta in una nota della Segreteria di Stato della Santa Sede.

Tale modifica giustifica di fatto una preghiera liturgica alternativa e contrapposta a quella vigente, e che a nostro parere è in contrasto con i testi conciliari Dignitatis humanae, sulla libertà religiosa, e Nostra aetate, sul rapporto fra la Chiesa cattolica e le altre religioni, in cui si afferma che «gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. […] gli ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura» (Nostra aetate, 4).

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Ecoteologia: è tempo di agire

Clima e teologia/1. Conclusa la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Le chiese europee chiamate ad una “conversione ambientale”

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 – La VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) – tenutasi dal 24 al 28 settembre a Triuggio, vicino Milano sul tema “La vera sfida del cambiamento climatico” – lancia un appello a tutti i cristiani: “È ora di agire!”, esortano i delegati dell’ECEN, sottolineando come la crisi ambientale non va contrastata con i soli buoni propositi, bensì attraverso comportamenti reali che mutano alla radice “il nostro modo di pensare, di sentire e di agire. Il nostro rapporto con il mondo – si legge nel documento finale – non può essere puramente utilitaristico e consumistico”.

L’invito rivolto ai leader di chiese, alle comunità e ai singoli cristiani di tutta Europa è quello di fare pressione sui rispettivi governi e rappresentanti politici del Parlamento Europeo, i quali nei prossimi mesi dovranno prendere importanti provvedimenti in merito alle emissioni di gas serra. Gli stessi leader religiosi sono incoraggiati anche a sviluppare delle vere e proprie road-map, con scadenze e obiettivi da raggiungere, con lo scopo di combattere il riscaldamento globale.

La VII Assemblea della ECEN si è conclusa con una cerimonia ecumenica nella Chiesa evangelica metodista di Milano gremita per l’occasione. Un centinaio di delegati di chiese e associazioni ecclesiali di 27 paesi d’Europa hanno partecipato insieme alla comunità e ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane di Milano ad una liturgia dedicata alla “Salvaguardia del Creato”.

Non a caso, infatti, l’Assemblea dell’organismo ecumenico, nato nel 1998 nell’ambito della Conferenza delle chiese europee (KEK), si è svolta in questo periodo dell’anno: “Esso coincide con il ‘Tempo per il Creato’, periodo liturgico che va dal 1 settembre al 4 ottobre, che è dedicato dalle chiese europee alla preghiera per la protezione della creazione ed alla promozione di stili di vita sostenibili” – ha spiegato il pastore luterano Ulrich Eckert della Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che ha organizzato l’evento.

“Sono sempre più numerose le chiese in Europa che si occupano di tematiche legate alla cura della creazione di Dio. Pertanto diventa sempre più importante offrire anche uno spazio di scambio di esperienze e di decisione per un’azione comune, qual è appunto la nostra Rete”, ha dichiarato il segretario generale dell’ECEN, il pastore Peter Pavlovic.

“La nuova società che dobbiamo costruire deve essere basata su una conversione spirituale: una metànoia. Confessiamo a Dio e alla Creazione: Abbiamo peccato contro di Te, perdonaci, e dacci la forza di ricominciare”, con queste parole si conclude il documento finale della VII Assemblea ECEN, che ha eletto nel suo direttivo Antonella Visintin, coordinatrice della Commissione globalizzazione e ambiente della FCEI (vedi in documentazione il documento integrale).

 

Clima e teologia/2. “Le nostre chiese devono agire ora!”

Letizia Tomassone ha aperto la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 – “Il riscaldamento globale del pianeta provoca l’estinzione di specie animali e vegetali, sconvolge equilibri umani e sociali, provoca guerre, carestie, epidemie e catastrofi naturali soprattutto nelle regioni più povere del mondo. Per le nostre chiese questo significa agire ora”. Lo ha detto la pastora valdese Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), nel quadro della VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) che si è tenuta a Triuggio (MI) dal 24 al 28 settembre.

Tomassone, che mercoledì 24 settembre ha aperto i lavori dell’Assemblea organizzata quest’anno dalla FCEI, ha sottolineato l’importanza di prendere sul serio i dati scientifici: “È necessario studiare e analizzare la situazione facendosi aiutare dagli scienziati. Insomma, non credere, per una volta, di conoscere già tutto, e di avere già la risposta pronta”.

Il 25 settembre i partecipanti – provenienti da tutta Europa e appartenenti a diverse denominazioni cristiane – hanno ascoltato una serie di interventi di scienziati sul tema del cambiamento climatico. “Ci sono modi per ridurre le emissioni di gas serra e le chiese possono contribuire nel proporre cambiamenti negli stili di vita e nei modelli di comportamento”, ha affermato il climatologo Jean-Pascal van Ypersele, vice presidente del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (organismo insignito del premio Nobel per la Pace 2007), che ha tracciato un quadro globale della situazione “peggiorata drasticamente dal 2001”. Per l’urbanista Roberto Ferrero serve una “visione sacra” del mondo che si traduca in una “riformulazione etica e professionale che coinvolga tutti gli aspetti della produzione”. Il biologo svedese Stefan Edman ha invitato le chiese a disfarsi del suo “tetro moralismo”, per legare invece la questione ambientale alle tematiche dei diritti umani e della solidarietà. La serata del 25 ha inoltre visto una tavola rotonda dibattere sul cambiamento climatico in chiave ecumenica: sono intervenuti l’ortodosso Dimitri Oikonomou, il riformato Otto Schäfer, il cattolico romano Karl Golser, l’evangelico Alfredo Abreu e il laico Michael Slaby del programma ONU per l’ambiente.

“Le chiese in Italia cominciano a percepire che il cambiamento climatico tocca con urgenza il nostro agire come credenti. Allora diventa necessario ascoltare e predicare l’evangelo che ci parla di ‘conversione’, del cuore e degli stili di vita, e di un ‘regno’ nel quale l’armonia fra natura e umani è operata da Dio. La terra è l’unico ambiente che abbiamo in cui vivere, è espressione dell’amore di Dio per noi. Davvero non sapremo prendercene cura?” si è chiesta Tommassone, che ha apprezzato la presenza ai lavori assembleari di diversi delegati cattolici italiani che lavorano nella “pastorale del creato”. “Spero che possa nascere proprio sui temi dell’ambiente un nuovo e positivo dialogo ecumenico” ha concluso.

Il 26 settembre in piazza Duomo a Milano i delegati si sono riuniti insieme ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane del capoluogo lombardo per una “manifestazione del silenzio”: un’ora di preghiera a favore della salvaguardia del Creato.

L’ECEN, nata nell’ambito della Conferenza delle chiese europee, si occupa da 10 anni di questioni ambientali (www.ecen.org ).

 

Scheda di approfondimento

 

LA VERA SFIDA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO – UN APPELLO ALLE CHIESE

Documento finale dell’Assemblea ECEN – Triuggio (Milano), 24-28 settembre 2008

La VII Assemblea generale della rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) si è riunita a Triuggio, presso Milano, su invito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dal 24 al 28 settembre 2008. Tema dell’Assemblea era “La vera sfida del cambiamento climatico”, basato sul ruolo che l’ECEN ha avuto durante la III Assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania) nel settembre 2007, e le raccomandazioni adottate in quell’incontro, in particolare per quel che riguarda l’osservanza del “Tempo per il Creato” nelle chiese.

LA SCIENZA

Il riscaldamento globale è una realtà. E’ impossibile spiegare il cambiamento climatico soltanto considerando fattori naturali. Dal 20% al 30% delle piante e delle specie animali corrono un aumentato rischio di estinzione. Il cambiamento climatico sta già provocando conseguenze non più evitabili. Coloro che ne soffrono maggiormente sono le popolazioni povere del sud del mondo e non quelle che traggono profitto dalle emissioni dei gas serra, essenzialmente nelle nazioni ricche del nord del mondo.

Il Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (IPCC) ha calcolato che i paesi industriali del nord del mondo dovranno ridurre le loro emissioni di anidride carbonica tra l’80 e il 95% entro la metà di questo secolo, in modo da mantenere l’aumento medio della temperatura globale sotto i 2° centigradi. Ma anche questo obbiettivo può essere mancato se non iniziamo immediatamente. Oggi è il tempo di agire!

BASI TEOLOGICHE

I temi e le preoccupazioni del movimento ambientalista offrono molte opportunità per confessare la nostra fede cristiana e proclamare il messaggio di vita e di speranza secondo cui il Salvatore ha così tanto amato il mondo che, per salvarlo, è divenuto parte di esso.

Secondo la prospettiva cristiana, agire contro il cambiamento climatico è segno significativo – segno che Cristo, la Parola di Dio, viene nel mondo per portare vita e non morte. Il nostro compito è predicare questa buona notizia a tutta la creazione.

La distruzione dell’ambiente provocata dagli esseri umani non si riscontra solo in azioni concrete, ma trova radici nei nostri atteggiamenti più profondi. Non basta più vivere attingendo dal mondo circostante; gli esseri umani hanno bisogno di una relazione con il mondo che non sia puramente utilitaristica e basata sul mercato.

Il termine “crisi ambientale” non è propriamente accurato. La crisi attuale non viene realmente dal di fuori (una crisi che riguarda l’ambiente fisico che ci circonda), ma è una crisi che parte dall’interno di noi stessi, dal nostro modo di pensare, di percepire e di agire.

RETI E DIALOGHI

Costruiamo nuove reti ed intraprendiamo nuovi dialoghi. Costruiamo ponti tra “religioso” e “secolare”, come nella nostra rete ecumenica abbiamo abbattuto le barriere tra denominazioni. Troviamo un terreno comune con gli scienziati, arricchendoci reciprocamente delle nostre visuali diverse sulla meraviglia della creazione, e proteggendoci gli uni gli altri dai pericoli dell’antropocentrismo e dell’arroganza. Lavoriamo con i politici e i governi, i responsabili nel compito di ridare forma alla società, offrendo loro con coraggio parole profetiche di critica e di incoraggiamento.

IL CONTRIBUTO DELLE CHIESE

E’ imperativo che le chiese accettino la sfida di ritrovarsi insieme per superare la minaccia della carenza d’acqua, il diminuire dei raccolti, i disastri naturali, le malattie, le migrazioni e molti altri effetti provocati dai cambiamenti del clima. Incoraggiamo i responsabili delle chiese a sviluppare una propria strategia complessiva, con tempi e obbiettivi chiari, per contribuire a migliorare la situazione del surriscaldamento globale.

– E’ vitale che l’educazione ispiri il cambiamento, che sentiamo urgente nelle società consumistiche dominanti, verso uno stile di vita più semplice e verso macro cambiamenti in politica e nell’economia. L’ecologia e il cambiamento climatico devono essere inclusi nella formazione di ogni tipo di ministero.

– Molti progetti significativi sono già stati attivati nelle chiese. Raccomandiamo alle chiese di collegarsi le une con le altre e con altre comunità di fede. Raccomandiamo inoltre che esse continuino a risparmiare e a usare l’energia in modo efficiente, e di orientarsi verso energie rinnovabili. Esortiamo ogni chiesa locale a promuovere, prima del 2010, nuovi programmi di “eco-management” nell’ambito delle proprie chiese locali. Le incoraggiamo a investire nelle necessità legate alla crescita spirituale, all’educazione e alla cultura piuttosto che in cose materiali.

– Ogni chiesa nella sua vita comunitaria deve essere un modello di comportamento per un nuovo tipo di mobilità nel quale si passi dal paradigma della velocità delle automobili, degli aerei e delle navi a modelli di trasporto più puliti e meno rischiosi.

– E’ essenziale che le nostre chiese affrontino i problemi legati all’acqua come un’espressione della chiamata evangelica a prendersi cura del presente e del futuro del pianeta. In particolare, le chiese dovrebbero proporre cambiamenti nel modo di vivere per proteggere le risorse d’acqua, riducendone la nostra necessità personale e il nostro uso di acqua potabile, agendo attivamente per la giustizia di coloro le cui risorse idriche sono in pericolo a causa del cambiamento climatico, e facendo passi concreti per il riciclo e il riuso dell’acqua degli edifici e della campagna.

– Invitiamo le chiese a godere della diversità e della bellezza della creazione e a sentire responsabilità verso di essa. Raccomandiamo a ogni chiesa locale e comunità di iniziare progetti pratici o di sensibilizzazione sulla biodiversità prima del 2010. Le organizzazioni per la tutela della natura hanno in questo ambito molta esperienza e sono disponibili a fornire assistenza. La preoccupazione per la preservazione della biodiversità è anche un contributo al dibattito condotto all’interno del “Decennio per sconfiggere la violenza”.

– Invitiamo le chiese a monitorare i governi nazionali, e le discussioni e le decisioni dell’Unione europea (UE) e delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e su questioni ad esso collegate. Le chiese delle nazioni dell’UE dovrebbero rivolgersi ai propri governi e ai rappresentanti politici nel Parlamento europeo, in vista di importanti decisioni che verranno prese nei prossimi mesi. Gli impegni dell’UE non devono essere ottenuti tramite concessioni: significativi tagli di gas serra devono essere ottenuti attraverso degli impegni immediati.

IMPEGNO

La nuova società che dobbiamo costruire deve essere basata sulla metanoia, cioè sulla conversione spirituale. Confessiamo quindi a Dio e alla Creazione: Abbiamo peccato contro di te; perdonaci, e donaci la forza per ricominciare.

Diventiamo dunque testimoni di speranza in un tempo in cui molte persone disperano, predicando la buona notizia che Dio ha così tanto amato il mondo da diventare parte di esso per salvarlo.

(traduzione a cura dell’Agenzia stampa NEV – notizie evangeliche)

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