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In ricordo di un prete operaio: pensieri ecumenici

Il 19 maggio 2008

è morto il mio caro don Cesare

che l’ho seguito sempre in ospedale

ricordiamocelo col cuore

io vi mando un suo scritto di 34 anni

Sandro

 

Ecumenici ricorda coi preti operai della Diocesi ambrosiana un uomo che è stato già definito “non è un santino da immaginetta, ma un eccezionale prete scomodo che ha seguito il Signore con fedeltà ed amore”. A Lui sono dedicate le 500 firme che Ecumenici ha raccolto oggi – in 14 giorni  – su Facebook contro la costruzione della fabbrica della morte dei cacciabombardieri F 35 di Cameri (NO). Un impegno ecumenico. Un impegno per la Pace e il lavoro liberante. Un lavoro inteso come vocazione per servire il mondo oltre che Dio.

 

 

 

 

Frasi scritte nel 1967 da don Cesare Sommariva (a 34 anni)

ai giovani operai dell’Alfa e a quelli di Pero

 

 

Noi viviamo per lottare contro tutto quello che divide ancora gli uomini fra loro: sfruttamenti, guerre, ingiustizie, odi, egoismi, razzismi, frontiere…

C’è un solo paese: l’umanità.

Ogni paese è mio paese, ogni uomo è mio fratello.

 

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Gli uomini lottano per una maggiore giustizia, camminano verso certe libertà, progrediscono verso una più vera pace, avanzano desiderando raggiungere certi obiettivi di una più vasta unione fra loro.

E di fatto – senza vederlo – camminano verso il loro incontro al Padre nel Cristo.

 

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Camminare con tutti gli uomini e aiutarli a scoprire la profonda dimensione della loro vita e delle loro azioni è (o dovrebbe essere) una delle caratteristiche più importanti del popolo cristiano. I cristiani dovrebbero essere l’esplosivo più terribile della storia. Ogni barriera, ogni ingiustizia, ogni sfruttamento dovrebbe saltare sotto il loro esplosivo d’amore.

Purtroppo non sempre è stato così. In alcuni casi addirittura è stato tutto l’opposto. Invece di diventare esplosivo, il cristianesimo mal capito è diventato “oppio del popolo”.

 

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Così l’intendeva anche quel tale che durante una manifestazione mi disse: « Lei reverendo vada a dir Messa. Pensi a pregare e basta ».

Quel tale non sapeva che dalla Messa e dalla preghiera io vengo fuori più indignato, più “arrabbiato”, più impegnato di prima nella lotta contro le oppressioni e le ingiustizie. Perché sarebbe falso se io pregassi: “Venga il Tuo regno, o Padre” se poi non mi impegnassi nel lottare contro quello che in me, negli altri, nel mondo è di ostacolo a questo regno.

 

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Per un cristiano ogni persona ha valore eterno, perché non c’è nessun uomo che non sia chiamato ed amato dal Padre, che l’attende per sempre con sé.

Per lui la storia è qualcosa di “sacro”.

Per lui la storia è una cosa estremamente seria : è il terreno dove il Padre agisce.

Per lui quindi l’impegno non è facoltativo. Non può rinunciare ad impegnarsi.

Se rinunciasse non sarebbe più cristiano.

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La storia di un prete operaio: Sandro Artioli

Festeggiamo un evento speciale: la storia di un prete operaio. La storia di un amico che in silenzio sa offrire il segno della trasformazione della coscienza.

E’ con lui che rompiamo il pane della comunione cristiana e della fratellanza al solo servizio della testimonianza verace.

Rendiamo grazie all’Eterno per questa presenza importante fra noi.

 

Maurizio Benazzi

 

 
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Cari amici

purtroppo in questa riunione nazionale io non ci sono : alla sera non posso lasciare Cesare da solo a casa ma, soprattutto, venerdì 25 aprile mi sento troppo preso a partecipare alla manifestazione. Inoltre, stante la mia bassa condizione proletaria e anche la mia pesante situazione memoriale, non sarei in grado di capire le vostre raffinate comunicazioni. Né sarei anch’io in grado di dare una simile comunicazione. 

Mi spiace però non incontrarvi e salutarvi.

Allora vi butto lì solo alcuni piccoli pensieri semplici e molto materiali.

Sandro Artioli (sandrart@fastwebnet.it)

 

 

·      Io sono nato il 29 luglio 1942. C’è chi dice che una persona è determinata da un segno zodiacale secondo l’ora, la data e il luogo di nascita. Cosa che io ritengo maniacale : il 29 luglio (con lo stesso mio zodiaco leone) è a nato anche Benito Mussolini. Ma io sono allora come lui ?

·      Mio padre ha fatto fino alla quarta elementare, mia madre fino alla terza. Mio padre ha fatto quarant’anni di lavoro operaio alla Breda Siderurgica con due infortuni. Mia madre faceva la lavoratrice in ospedale prima che nascessimo io e le mie due sorelle. La mia famiglia era quindi gente povera. Quando avevo già 7 anni, io mi rifiutavo di andare sulle giostre, come volevano invece le mie sorelline, dicendo:“Non sapete che il papà è là a lavorare?”

·      Io non andavo all’oratorio ma ho iniziato a 8 anni a fare il chierichetto in parrocchia, imparando le frasi latine. Quando ero in quarta elementare avevo un maestro che si dichiarava ateo. Quando si rese conto che facevo il chierichetto mi aggredi. Una volta mi chiuse in un buio armadio e mi gridò “Artioli, se sei un chierichetto perché non chiedi al tuo angelo custode di tirarti fuori ?”.  Poi mi ha è esposto dalla finestra al secondo piano e mi ha detto : “Se ti butto giù il tuo Gesù ti salva ?”.

·      In quinta elementare mi hanno dato un tema da scrivere : “ Cosa farai da grande”. (allegato 1). Già da quella età c’erano in me alcuni pensieri che cresceranno di più nella vita cammin facendo :

– andare dai bambini in cina, india, africa ( quindi i poveri)

– abitare nelle capanne con loro o in una roccia che mi scavo io ( non nelle cattedrali)

– non lasciarmi aggredire dal “ruggito dei leoni” (che oggi sono i ruggiti delle gerarchie)

– essere disposto a morire per Gesù

·      In seminario ho deciso di andarci io : i miei genitori e i miei preti mi suggerivano di andare dopo la terza media. Io invece sono andato in prima media. I primi mesi mi buttavo a piangere perché non vedevo più i miei genitori e le mie sorelline. Il rettore ha invitato mia madre a venirmi a prendere e riportarmi a casa ben 3 volte. Quando lei arrivava io, nonostante che piangevo, mi nascondevo e non mi lasciavo portare a casa.

·      Nella mia vita in seminario ho avuto sempre molte divergenze e contrasti sulle cose che mi proponevano e profondamente mi riferivo di più a quello che io sentivo dentro di me, sia quando ero nelle medie e nelle superiori ma anche quando ero in teologia

·      Dopo la terza teologia mi sento preso di fare una pausa di vita proletaria prima di arrivare automaticamente dopo 13 anni al sacerdozio. Sono andato in Francia a Saint Priest e ho lavorato in una fabbrica. Il padrone era bestiale e mi affiancai alle delegate. Andando a messa a Natale vidi quel padrone in prima fila in chiesa. E fece comunione. Alla fine della messa andai dal parroco e gli chiesi se sapeva chi era quel personaggio. Lui mi rispose : « Il est un bon catholique mais un mauvais chrétien ». Allora vuol dire che ci possono essere cattolici che sono pessimi cristiani.

·      Dalla Francia ripresi contatto col mio vescovo : gli scrissi che ero disposto a svolgere il ruolo di prete  ma mi sentivo preso a farlo vivendo in basso e condividendo la vita operaia. Lui mi ha mi ha detto che prendeva atto della mia richiesta e che me l’avrebbe rispettata. Ma mi chiedeva di fare inizialmentre qualche anno in parrocchia. Io accettai e tornai. L’ultimo anno di teologia era ormai chiuso e quindi non potevo rientrare in seminario per frequentare il corso che io avevo già fatto nel primo anno. Andai quindi da un mio amico prete, lo aiutai nell’ oratorio e studiai da solo il quarto anno di teologia andando a fare gli esami in seminario di volta in volta.

·      Nel settembre 1967 sono stato incaricato prete assieme a un altro. Nelle tabelle annuali con su le foto di tutti i preti ordinati io non ci sono però su nessuna : non mi hanno messo.

·      Sono stato mandato in una parrocchia a Quarto Oggiaro, uno dei quartieri periferici di Milano peggiormente devastato. Lì mi ha preso molto il disturbo sociale che c’era. E mi ci sono buttato. Tra le tante cose subite ho dovuto ad esempio difendermi dalla  denuncia alla curia di non fare religione a scuola (allegato 2). Preso dalla situazione non ci stetti solo qualche anno, come mi aveva chiesto il vescovo, ma rimasi 8 anni.

·      Nel settembre 1975, all’età di 33 anni, pur non avendo avuto dalla curia il consenso esplicito ad andare in fabbrica, ce ne andai. Mi sono presentato dicendo che ho svolto la scuola solo fino alla terza media. Per nascondere sia il mio fare il prete sia il mio livello di alta cultura : per poter essere assunto nella bassa condizione operaia.

·      Rimasi in Breda Termomeccanica per 26 anni. Svolgevo il ruolo di fabbro-saldo-carpentiere. Era il ruolo lavorativo più pesante della mia fabbrica. Dopo un anno, di fronte al disastro della mio reparto, accettai di essere eletto delegato come volevano tutti i miei compagni. Sistemai il tutto ma dopo due anni non mi proposi più come delegato ma convinsi alcuni miei amici giovani a farlo loro :  dicendo che li avrei comunque aiutati. Fare il delegato era per me un ruolo più comodo rispetto a quello dei miei compagni : che dovevano lavorare tutto il giorno senza godere dei rilassanti permessi sindacali.

·      L’ Azienda mi ha più volte proposto di avanzare in forme di lavoro più raffinate : ma io mi sono sempre rifiutato perché volevo condividere sempre la condizione degli operai più pesantemente massacrati.

·      Nonostante il mio pesante lavoro mi buttai nell’innescare tra i miei compagni la necessità di far nascere una autorganizzazione di base. Affittai una piccolo locale vicino alla fabbrica per riunire molti lavoratori a discutere e decidere. Nel 1992 nacque in quel sito un sindacato di base in contatto con i lavoratori di altre fabbriche d’Italia.

·      Il lavoro mi aggredì profondamente. Mi sentivo sempre molto stanco e affaticato. Ho subito quattro infortuni i cui più gravi furono la rottura della vertebra e il massacro di un ginocchio. Poi, con gli esami che ci hanno fatto per esposti all’amianto, mi hanno trovato le placche pleuriche ai polmoni. Andai quindi in pensione nel 2002 con cinque anni di anticipo per l’amianto.

·      La mia vita è stata un collocamento radicale nella stiva dell’umanità. Da questa profonda umiltà io ho sempre più guardato e giudicato criticamente le cose che mi venivano imposte dall’alto : sia dalle gerarchie politiche-padronale sia da quelle religiose-sacrali. Entrambe erano burocraticamente sul ponte della nave dell’umanità mentre io ero con tutti quelli nella stiva. (allegato 3)

·      Una volta andai dal dottore di un mio amico per valutare la sua situazione. Lui mi disse : “Mi scusi il suo amico mi ha detto che lei è un prete. Ma lei è davvero un prete ?” Io gli risposi : “ Nessuno “è” un prete. Ognuno è un essere umano”. Si può solo dire che uno svolge la funzione di prete, ma tutti sono essere umani. Al di là dei ruoli funzionali che svolgono è la loro umanità che può essere buona o schifosa. Sono quindi del parere che il sacramento della “consacrazione” dei preti non modifica la loro struttura umana ma affida loro solo un ruolo da svolgere. Tant’è che tanti uomini consacarati preti si comportano umanamente male. (allegato 4)

·      Questa è la mia totale valutazione negativa dei sacramenti. Essi vengo spacciati come riti, gestiti magicamente solo dai preti, che innescano una modifica strutturalmente sacra in coloro a cui vengono inseriti.

·      Il battesimo ti fa diventare “figlio di Dio”? E quando un battezzato sfrutta, stupra o uccide che figlio di Dio è diventato ?

·      Quando mio padre era in ospedale in condizioni gravi, mi chiesero se gli davo l’ “estrema unzione”. Io ho non condividevo che una “unzione” inserisse qualcosa di magico nel suo finire di vita. Io lo affiancai e quando morì la avevo tra le mie braccia. Io ai moribondi dò la mia “estrema unione”. Mi affianco a loro umanamente.

·      Come ho già detto anche la “transustanziazione” la ritengo una maniacale interpretazione dell’ultima cena di Gesù. Ai preti verrebbe inserita la capacità di trasformare magicamente pane e vino in corpo e sangue di Gesù. Gesù nell’ultima cena prima di morire distribuisce del pane ai suoi discepoli e dice: “Mangiatelo. Questo è il mio corpo”. Ma non intende dire “questo pane che mangiate diventa miracolosamente il mio corpo” ma invece “mentre mangiate questo pane prendete atto che anche il mio corpo è questo : come un pane da mangiare. Cioè come una vita che entri nella vostra vita”.

 

allegato 1

20 -1-53

Quando sarò grande

 

Fin da piccolo ho avuto la vocazione di volere fare il prete o il missiona­rio.

Anche ora che ho 10 anni ho la stes­sa idea.

Più dei due a me piace fare il missio­nario.

Il motivo della mia vocazione è que­sto : poter andare in regioni scono­sciute, insegnare religione agli infe­deli, accogliere contento i fioretti dei bimbi italiani, e che se occorre essere ucciso per Cristo.

Vedrò i piccoli negretti, oppure cine­sini, africanini, indianini e mi com­piacerò di curare con tutto il mio cuore questi piccoli fratelli cechi del­la luce Cristo.

Andrò in seminario, mi farò molti compagni e con quelli spero di poter salvare molte anime.

Mi daranno come arma il crocifisso.

Andrò da una città all’altra dicendo il rosario, mi rifugerò in capanne o grotte costruite da me, ma non sa­ranno i ruggiti dei leoni a farmi ab­bandonare la mia impresa.

Voglio fare il missionario e lo farò, e non per nulla mi allontanerò dai miei genitori per anni ed anni.

E come io ora faccio tanti fioretti e spero poi quando sarò grande di ri­ceverne dai bimbi italiani.

Ma come sarà bello fare il missiona­rio 

 

Allegato 2

 

PIANO DI LAVORO ANNUALE ADOTTATO NELLE ORE DI RELIGIONE NELLA SCUOLA MEDIA DI VIA LONGARONE.

Niente come la religione può accettare di essere ridotta al rango di “materia”.

Mai quindi come nell’ora settimanale che io passo con questi ragazzi si sente più forte l’attrito tra teoria e prassi, che dovrebbe an­gustiare ogni professore.

Io per religione non intendo un “discorso sulla” religione, per cui se nel mio rapporto con questi ragazzi non riesco a mettere in azione tutta la logica dinamica del fatto cri­stiano con i suoi modi di rapportarsi teorico‑pratici, non ho “fatto religione”.

Da qui scaturisce che il mio contatto settimanale tende necessariamente a collegarsi con tutta la realtà ambientale degli alunni (famiglia, scuola,amicizie, quartiere…)

Nella scuola mi sforzerò di maturare una capacità di affrontare assieme i problemi seri della vita e far constatare come solamente da questo sforzo possa scaturire un vero rapporto di amicizia. Da qui vorrei far intuire che la religione, che per loro è  incarnata da me, non è assolutamente un complesso di cosette strane da sapere e da riferire, ma uno sguardo nuovo su tutta la realtà umana, un sen­so nuovo da dare ad ogni cosa, che si traduce in un concreto modo di vivere.

In questo periodo della loro vita i miei alunni devono acquisire una capacità critica nei confronti di tutto quello che hanno ricevuto dal loro ambiente (familiare e sociale). I valori su cui decideranno di giocare la loro vita devono essere conquistati e fatti propri da loro, non ricevuti in eredità. A me interessa che quando questa sorte toccherà anche alla “religione ricevuta” i miei ragazzi si trovino in posizione onesta di scelta, avendo intuito di questa religione, almeno l’essenza.

A mano a mano che cresceranno, quando ogni giorno dovranno scegliere tra l’essere veramente uomini o cedere alla riduzione unidimensionale in atto nel sistema, vorrei che ricor­dassero che la religione proprio perchè è  dalla parte dell’ uomo non può non essere dalla loro parte.

Proprio per questo nelle mie ore di scuola non mi potrò assolutamente servire del voto o della interrogazione, come strumenti completamente al di fuori della logica su cui mi baso. Il mio giudizio verterà sulla maturità complessiva espressa dalla classe  al massimo su rilievi di comportamento dei singoli.               d. Sandro Artioli

 

Allegato 3

Sguardo dalla stiva sul ruolo papale

 

La Chiesa potentemente rilanciata non è riconducibile al vero vangelo di Gesù. Negli ultimi anni era nata la speranza che nel terzo millennio fosse arrivato il momento di rimuovere i  due precedenti millenni di tradimento vatican-papista del  messaggio spirituale di Gesù. Non basta buttare lì solenni richieste di per­dono degli orrendi e criminali peccati fatti dal papato nel passato : è solo per “captatio benevolentiae” se non avviene una reale conversione.

Questa speranza è stata fatta fuori rilan­ciando mediaticamente una sacralità mi­racolistica e burocratica.

Rivendicando di esserne i supremi gesto­ri che impongono al mondo il vero monte su cui adorare Dio. Gesù aveva detto alla samaritana che non era suo il progetto di fondarlo. ( Giov. 4, 20-24)

Questa curia vaticana onnipotente ha istallato nella struttura ecclesiale vesco­vi, cardinali, istituzioni religiose ( Opus Dei, CL, Miles Christi …) che si affiancano e concertano con i potenti del mondo.

Spazzando via invece coloro che dal vangelo ricavavano che non basta affiancarsi ai poveri ma bisogna impegnarsi a rimuovere le cause che li generano.

L’andare in giro per tutto il mondo con pomposa imperialità faraonica ha avuto lo scopo di lanciare fanatismi di massa per rinforzare quella struttura ecclesiastica che deve essere invece messa in discussione rifacendosi seriamente al vero messaggio che Cristo aveva voluto lanciare.

Si è spacciatori dell’ oppio religioso nell’umanità quando sia ai potenti, massacranti e schia­vizzanti, sia agli impoveriti, sfruttati e distrutti viene proposta la valenza di credere in Dio, di agganciarsi psichicamente a lui, di lodarlo, di invocarne i miracoli e celebrarlo miticamente in massa.

Dicendo loro che se praticano questa credulità saranno salvati nel regno dei cieli. Iniettando serena pazienza se subiscono (o scatenano) gli orrori del regno di questa terra. Gesù ha detto che non aprirà la porta ai malfattori che si vantano di aver avuto questa credenza ( Mt 7,22).

Di questo oppio i tirannosauri del mondo se ne godono egregiamente.

E festeggiano chi lo spaccia.

Gesù non è stato da loro festeggiato a Gerusalemme e sul Calvario.

 

 

Allegato 4

 

Dopo duemila anni di questo falso cristianesimo il mondo non è cambiato e il vitello d’oro è ancora l’idolo delle genti.

Da sempre non ho mai sentito il sacer­dozio come una mo­difica esistenziale del mio essere ma sem­plicemente come un ruolo da svolgere. Non “sono” quindi un prete ma un sem­plice essere umano che ha svolto per un po’ di anni la funzio­ne di prete. Quando 33 anni fa ho scelto di inserirmi in una pesante condizione operaia lo svolgi­mento di quel funzionariato religioso in una struttura ecclesiastica si è andato via via sempre più spegnendosi.  Adesso è ormai da decenni che non lo svolgo più.

La lunga immersione della mia vita nella massacrante stiva proletaria, in cui udivo anche le urla di coloro che venivano buttati a mare, mi ha fatto diventare non più capace di sopportare tutti i lussuosi parolai e i clan gerarchici che si muovono sul ponte : sia a poppa (politici) che e a prora (religiosi).

Il mio percorso umano, sia sul fronte sociale e politico come su quello spirituale e religioso, è diventato un sentiero sempre più stretto e sempre più in salita.

Il Gesù che mi è rimasto nel profondo del cuore, si è radicalmente tirato fuori dall’acqua spor­ca del pomposo mastello “ecclesiale” in cui è stato immerso, e sporcato, per 2.000 anni. Que­sto scorretto cristianesimo è propagandato nel mondo dai sontuosi pulpiti edificati sulla prora : io tento umilmente di seminare, nel basso dell’umano, la ricerca del vero messaggio che Gesù ha lanciato al mondo.

 

– Sui “colli” delle varie “religioni” ognuno presume di avere il vero Dio da adorare. Gesù non aveva intenzione di rilanciarne un altro come hanno fatto. ( Giov. 4,20-24 : “ Viene l’ora che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità poiché il Padre cerca tali adoratori”)

– Nella Bibbia Dio si “rivela” solo nelle parole e nella vita degli uomini giusti. Non tutti gli scritti della Bibbia sono “parola di Dio”

– Dio si incarna, come in Gesù, nell’umano (1 Gv 4,7 : “chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio” ).

– I “sacramenti” non sono riti magici delle “sacre-menti”.

– Pregare per qualcuno o per qualcosa non vuol dire supplicare Dio che non se ne sbatta i coglioni. E delegare a Lui l’intervento. Noi non dobbiamo sbatterceli.

– Dicono che chi riceve i presunti “miracoli” è amato da Dio. Chi non li riceve è odiato allora da un dio buffone ? 

– Dichiararsi credenti non è carta di credito per bussare tranquillamente alla sua porta : “Malfattori, non vi ho mai conosciuto !” disse Gesù.  ( Matteo 7,21-23 )
 
 

 

 

Invito

 

Da due mesi ci stiamo impegnando per la riuscita di queste due giornate: non abbiamo sponsor di nessun tipo e ci stiamo autofinanziando e di conseguenza autopromuovendo. Spero, speriamo e confidiamo nella vostra presenza e partecipazione, consapevoli di quanto sia difficile l’incontro tra natura e cultura, terra e abitanti, convivenza nel bene comune. Ogni vostro  suggerimento e collaborazione sarà graditissimo. I contatti telefonici sono a piè di pagina, come l’indirizzo mail che ricevete. Un cordiale saluto e anticipato grazie dalla  comunità di Capranica, dalla rete bioregionale e a quant* ci sono e saranno vicini!

 

Doriana Goracci

 

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Capranica

18 e 19 Ottobre 2008

Il Ritorno a casa

Libera espressione di arte, artigianato e testimonianze

 

Tavola rotonda nella Sala Comunale Nardini di Capranica con festa all’aperto nel centro storico, condividendo il  ‘cibo’ che ognuno vorrà portare

 

‘Vivere nel luogo in cui si vive sapendo che è la nostra casa, significa essere del luogo’.

Questo è il pensiero dell’ecologia profonda e corrisponde al sentire di chi non coglie alcuna differenza fra sé ed il luogo, di chi ritiene di esser figlio della terra!

 

Programma

 

18 ottobre 2008: Sala Nardini, centro storico di Capranica h. 16.00 – Inaugurazione Mostra sul tema del ‘Ritorno a Casa’

h. 16.30 – Dialogo, pareri, poesie e canzoni sul tema del ‘Ritorno a Casa’

h. 19.30 – Rinfresco con vino e dolci locali portati da ognuno.

 

Interverranno: Kay McCarthy, Peter Boom, Christa Ekfemann, Giorgio Vitali, Laura Lucibello, Letizia De Berardinis, Roberto Bisconti, Lapisanplus, Doriana Goracci e tutti quelli che lo vorranno.

Moderatore: Paolo D’Arpini.

 

19 ottobre 2008: Sala Nardini e luoghi ‘aperti’ adiacenti.

h. 11.00 – Mostra di opere sul tema del ‘Ritorno a Casa’

h. 15.30 – All’aperto, nella Piazzetta del Palazzaccio-Via della Viccinella, se il tempo ce lo concederà, esposizione e banchetti del libero scambio, arte, artigianato, prodotti agricoli ed oggetti fatti a mano, proiezioni, poesie e canti,  presentazione di libri e riviste.

h. 18.00 – Condivisione festosa  delle specialità culinarie e casereccie.

Gran finale con le canzoni dell’ Orecchio Verde di Gianni Rodari, cantate da Stefano Panzarasa e tarantella al suono di nacchere e chitarra con Marina Canino.

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