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Paul Eddington #‎Quaker‬. ‪#‎Pacifist‬. Conscientious objector. Actor

Happy birthday, Paul Eddington (June 18, 1927 – Nov. 4, 1995)! ‪#‎Quaker‬. ‪#‎Pacifist‬. Conscientious objector. Actor. Best known for the characters he played on the British TV shows “The Good Life” and “Yes Minister.” Born and died in London, England.
~The Marginal Mennonite Society Heroes Series.

foto di Marginal Mennonite Society.
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quaccheri il sito che c’è www.quaccheri.it

Stranamente il motore di ricerca Google non registra ancora il sito dei quaccheri e hutteriti in Italia: rinvia a pagine morte (come Amici del Silenzio) o di informazione generica ed approssimativa.

In realtà sono state raccolte pagine preziose mai tradotte in italiano,

Speriamo che con questo post sia agevolata la ricerca

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Il simbolo internazionale del quaccherismo, colorato in sintonia con l’onda Pride del promotore.

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Siamo Società degli Amici di Gesù e non chiesa

Guai a noi quaccheri se ci dovessimo identificare in una chiesa evangelica: non saremo mai un Tramp o un Malan. L’adesione alle finalità della Società degli Amici sono l’abolizione di riti, sacramenti e la stessa predicazione, il sostegno dell’eguaglianza delle persone umane fin dai tempo della Capanna dello zio Tom, a mano quacchera, o dell’abolizione dei manicomi nel 1700. L’antimilitarismo e l’obiezione di coscienza ci unisce non il principio protestante del Sola Scrittura. Semmai Solo Spirito che ha parlato all’epoca della Bibbia e che non smette di parlare oggi a noi. Interiormente.
Questo ho precisato a una diaconessa valdese di Milano, Simona Menghini che mi chiamava fratello: io ho una sorella e si chiama Patrizia!.
Siamo solo Amici di Gesù. Non altro e spero sia chiaro agli evangelici. La fratellanza è col mondo abitato, l’ecumene. Non le chiese. Evangeliche o non.

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A bubbling pot of Quakerism with a dash of Anabaptism

Ecumenics and Quakers

Quaker Testimony Viewed Through the Lens of Theological Ethics – Rachel Muers

  1. Introduction

In Testimony: Quakerism and Theological Ethics (SCM Press,2015), Quaker theologian Rachel Muers considers the nature of Quaker testimony through the lens of theological ethics. This book is academic but accessible in style and will be appreciated by Friends and others who wish to deepen their understanding of Quaker theology and spirituality. In particular, the chapter on the refusal of oaths is a tour de force.

I strongly recommend this excellent book and offer the following summary of key points in the hope that it will tempt you to read it for yourself.

  1. A General Definition of Testimony

Rachel Muers sets out the following general characteristics of Quaker testimony (pp.7-8). She states that it is:

  • An individual and collective response to God’s leading or call.
  • Something shared, sustained, communicated and developed over time.
  • Located in everyday life rather…

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La conferenza generale degli Amici

Chi sono i quaccheri?

Quaccheri (conosciuti anche con il nome di Amici) sono un gruppo religioso dalle diverse spiritualità: sono diffusi in Africa, Asia, Australia, Europa, Nord e Sud America. Circa un terzo dei quaccheri (107.000) vivono negli Stati Uniti e Canada.

Il credo Quacchero

Il culto quacchero si svolge in varie maniere ed esprime diverse sensibilità e credenze religiose. Sinteticamente, i quaccheri credono che “c’è qualcosa di Dio in ogni persona” e che ognuno può conoscere Dio ed essere conosciuto da Dio direttamente . I quaccheri usano molti termini per descrivere il Divino, pur non limitati solo a Dio, la Luce, Cristo, lo Spirito, il Seme, e il Maestro Interiore.

Il Quaccherismo ha profonde radici cristiane. Molti quaccheri sono cristiani ma molti non lo sono.

Il quaccherismo è una religione basata sull’esperienza e ciò significa che tutti possono avere un incontro direttamente con il Divino. Per tradizione, il Quaccherismo non è confessionale, non vi sono quindi confessioni di fede o giuramenti.

I Quaccheri riconoscono generalmente in cinque principali affermazioni: la semplicità, l’integrità, l’uguaglianza, la comunità e la pace. Le affermazioni non sono regole, ma modi di vivere nel mondo. Ad esempio, i quaccheri cercano di evitare la violenza sia a livello personale che a livello sociale, e credono che lo Spirito che evita la necessità di una guerra è a disposizione di tutti, ovunque, e in tutte le situazioni.

Quaccheri e Storia

Il movimento quacchero inizia in Inghilterra nel 1650, durante un periodo di guerra civile e di tumulti religiosi. Esso nasce dalla predicazione di George Fox e di altri novelli quaccheri, che hanno respinto la gerarchia e i riti delle chiese esistenti, invitando tutti gli uomini ad un incontro diretto con Dio ed a sperimentare il Regno dei Cieli come una presenza realmente viva.

I QUACCHERI SONO CRISTIANI?

Non tutti. Il quaccherismo ha profonde radici cristiane, e la maggior parte quaccheri si considerano cristiani, ma molti non lo sono. I Quaccheri hanno sempre sostenuto che Cristo è un Spirito universalmente disponibile, e che ha operato fin dall’inizio della creazione. Questa prospettiva “universalistica” è particolarmente forte nel ramo non formale del quaccherismo. I loro incontri sono spesso caratterizzate da grande diversità teologica, pur vivendo una profonda comunità spirituale.

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Richiesta di ospitalità a Milano

Si ringrazia – fra gli altri – la presenza inattesa di Marco Melodia al culto del silenzio di Milano di ieri – L’obiettivo comune degli Amici è uno/due incontro/i mensile/i. C’è una possibilità di ritrovo in provincia ma cerchiamo in primis ospitalità in Milano centro. Per varie ragioni.
Qualcuno puo’ ospitarci la domenica?

 

SILENZIO E PACE

di Davide Melodia

(Fil.4.7; Giac.3.18)

Un accostamento molto comune, anche se spesso non è meditato, è quello fra silenzio e pace. La pace ha rapporto col silenzio quanto il tormento o l’angoscia o la paura, o il senso di solitudine, di liberazione o di costrizione. Ciò dipende dallo stato d’animo, dal carattere, da un eventuale complesso, dalle situazioni.

Di certo il silenzio è necessario nel raccoglimento e nella meditazione, nella preghiera e durante un lavoro delicato, e allontanando il rumore e le distrazioni la concentrazione è facilitata.

Non c’è però certezza di pace nell’assenza di rumori e di confusione, a meno che nell’atto della concentrazione non intervenga uno spirito particolare, come nel culto, diciamo in ogni forma di culto.

Tra le forme di culto che ho sperimentate, cattoliche, protestanti, ortodosse, ebraiche, ed alcune meditazioni di tipo hindù o buddista – quella che più spesso da frutti di pace spirituale è la forma di Culto Silenzioso in uso fra i Quaccheri. E non c’è Quacchero degno di questo nome che non cerchi di tradurre la somma di pace di cui gode nel culto in attività che portino pace concreta al prossimo.

Se il nostro prossimo a causa di un conflitto bellico o psicologico, di ingiustizia, di miseria, di repressione, di isolamento individuale e sociale (follia, prigionia, malattia….) non ha pace, è primo dovere, per chi gode il privilegio della pace, di far sì che diventi fruizione per chi pace non ha.

Il dono divino della pace che sopravanza ogni intelligenza non può diventare nelle nostre mani uno strumento di egoismo, di ritiro dal mondo, di indifferenza alle varie forme di “non pace” di cui soffre il nostro prossimo.

Basterebbe ricordarsi di tutti i momenti, e certamente sono tanti da non potersi contare, in cui tutti noi non abbiamo avuto pace e in cui avremmo accettato volentieri l’offerta di pace di una mano amica. Se troviamo una qualche forma di pace in un culto od altra benedetta forma di elevazione spirituale – comunque di “silenzio irenico”- non teniamola per noi. Ne tradiremmo l’essenza.

 

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30 nuovi Boing 747 sulle nostre piste a Malpensa

Le notizie provenienti dagli USA lasciamo in noi dolore e amarezza ma anche la consapevolezza della pericolosità delle frange estremiste evangeliche che fanno capo a Sarah Palin, note per il sostegno al commercio delle armi e alle posizioni antiabortiste.  Solidarietà al popolo americano.

Il sito wordpress adotta un linguaggio atipico per sottolineare le visite 2010 del nostro sito www.ecumenici.info  : circa 30 Boing 747 completamente pieni sono transitati a Malpensa , qui vicino a Legnano, con oltre 12.000 passeggeri. Si calcoli che un boing 747 può caricare al massimo 416 passeggeri. Dalle statistiche correlate da altra fonte esterna ci risulta una buona presenza di visitatori statunitensi (immaginiamo Amish). Gli Europei di Svizzera, Francia e Germania seguono solo a notevole distanza. Discreta è invece la presenza di dipendenti (ricercatori?) di varie Università italiane, americane ed europee che consultano le nostre pagine. Quasi mai si tratta di persone iscritte dalle nostre Mailing list. Non c’è mai stato un riscontro statistico incrociato in tal senso.

Il ringraziamento è sincero per questa prima tappa del viaggio nei nostri cieli. Se confrontiamo i dati con quelli di siti amici come il MIR possiamo esserne fieri.

In ogni caso il sito si presenta oggi con un ritocco essenziale (non solo il sondaggio): nelle categorie disponibili esiste ora quella dedicata ai “quaccheri nel mondo” ove si raccolgono gli articoli scritti su questo tema. Speriamo in tal modo di non aver eluso le tante richieste eplicite in tal senso.

Lo abbiamo anche constato allorquando abbiamo dialogato con nostri interlocutori occasionali, ad es. molti appartenenti alla lista dei “nativi americani” .Quasi tutti i loro membri non avevano mai letto nulla in italiano sulla storia di William Penn. Negavano così la stessa storia americana e dei popoli presenti per ragioni naturali o di fuga dall’intolleranza religiosa. In buona sintesi eravamo tutti della religione delle giubbe blu ossia cattolici, anglicani e calvinisti. La controreplica non poteva che basarsi su fonti di lingua francese (normalmente non circolanti in Italia) e ci dispiace non aver avuto un reale confronto fondato, non solo su quello che passa il convento in Italia (ossia praticamente nulla !)… Potevano ad esempio scoprire in tema di demitizzazione storica anche le attese frustrate di Penn, dopo decenni di impegno nonviolento.

Avviandoci alla  conclusione facciamo presente  che chi fosse interessato nel 2011 a un raduno europeo degli Amici (indispensabile la lingua inglese) nella Svizzera  interna o a quello mediterraneo nella Francia del sud (a Pomeyrol è indispensabile invece la lingua francese!) può chiederci info dettagliate. Siamo ancora fermi – al momento – al recupero dei modelli di iscrizione ai meetings, se non c’è già il tutto esaurito… E’ un’occasione per scoprire un  modello di unità fondato sulle differenze non solo linguistiche e/o nazionali. Pensiamo agli orientamenti interni a-teista, buddista, islamico, evangelico o cristiano, Un modello praticamente inesistente in Italia. Forse anche questo il sig. Enrico Peyretti di Torino non riuscirà a comprendere, come il messaggio precedente…  Forse comprende da Milano solo i comizi di Onida.  La loro “speranza” di certo non è la nostra. E sembra che la maggioranza questa volta la pensi come noi e non come la pensa il “giusto”.  Qualche volta capita di non essere per forza ostinati e contrari. Non è sempre una virtù. Dipende dalle circostanze.

Il trattato con gli Indiani

Un opuscolo di Sarah Chandler, The never Broken Treaty. Quaker Witness and Testimony on Aborignal Title and Rights: What Canst Thou Say? (Canadian Quaker Pamphlet Series n. 54, 2001), ci ricorda il primo trattato di William Penn con gli aborigeni della terra che avrebbe poi preso da lui nome, Pennsylvania.

“Il grande Spirito che ha fatto me e voi, che governa i cieli e la terra e conosce i più intimi pensieri umani, sa che io e i miei amici desideriamo di cuore vivere in pace ed amicizia con voi, e servirvi il più possibile possibile (to serve you at the uttermost of our power). Non è nostro costume di usare armi ostili con creature come noi (our fellow creatures), per questo siamo venuti senza armi…”

Il trattato di Shakamaxon fu il primo sottoscritto, nel 1682, e diceva:

“L’uomo bianco e l’uomo rosso devono essere come fratelli.
Tutti i sentieri devono essere aperti ad entrambi.
Le porte del colono (settler) saranno aperte all’ indiano e quelle dell’ indiano al colono.
Non si presterà attenzione a false notizie degli uni su gli alri.
Se sorgeranno contese, saranno risolte da una giuria di sei persone per parte, e poi saranno dimenticate”

 

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Per una Lombardia nonviolenta per guarire dal nonsenso e scoprire una vita autentica

Il sacerdozio universale

 Culto del silenzio (http://www.quaker.org/italia/testi/silprog.html ): E’ programmato giovedì 20 gennaio 2011  ore 19 in via Carducci nr. 8 in zona Cadorna (ingresso libero). Terminerà alle ore 19.45 per poi accogliere i partecipanti del convegno sulla rivoluzione non violenta dei quaccheri. All’incontro è evidente che sono presenti cristiani ma l’ingresso e’ aperto a tutt*, proprio a tutti senza distinzioni. La prassi ci suggerisce una buona meditazione silenziosa e – solo se sentito ispirato – un intervento conciso e comunque non piu’ di uno per partecipante.  E’ una buona norma internazionale, che vorremmo  rispettare, fino a quando non potremo ascoltare anche della musica colta. Siamo tutti sacerdoti e non c’è assolutamente una guida se non lo Spirito Santo. Noi abbiamo abolito da secoli il laicato.

“So che è ancora valido quello che hanno insegnato gli ebrei: “Dio è uno”. Io non credo che significhi che c’è un solo Dio, ma che esiste una sola realtà, una sola cosa. E quella cosa può essere espressa in forme infinite. È un’ossessione che cresce con il con il passare degli anni. E più invecchi più diventi disponibile con anni, perché sei consapevole che esiste una sola cosa…La maggior parte del tempo la dedichi a questa meravigliosa nozione della realtà come una. E alla bramosia di stringere in un abbraccio, nelle sue varie forme, ogni persona che incontri… (Leonard Cohen)

Un amico che presto rientrerà stabilmente in zona laghi ci ha manifestato di verificare la possibilità di tenere un culto del silenzio anche dopo Natale e prima della fine dell’anno. Noi non abbiamo date da celebrare ma abbracciare Marco, che ci ha aiutato nella traduzione dell’action alert, mi fa porre la domanda per questo incontro anche a Roberto, a Antonio, al gruppo femminile di Gaggiolo, alle amiche di facebook..  Se volete indicare anche il giorno e il luogo dello stesso ve ne saremo grati. La lunga malattia della mamma mi ha impedito di certo di conoscere persone con le quali ero da anni in contatto epistolare…  Non riusciamo mai a programmare tutto.

Intanto stiamo cercando la fotocopia della prima pagina del quotidiano Avanti del 4 aprile 1946 da distribuire gratuitamente e in particolare l’articolo “Rinasce la fiducia dove è passata la morte”  L’Italia ha degli Amici!  Qui scriviamo anche al Segretario socialista, che possa darci una mano negli archivi?

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L’esperienza umana e spirituale nelle carceri

Incontriamo  come Ecumenici  l’autore dell’articolo domenica mattina alle ore 11 a Bologna nel culto del silenzio; sarà presente il gruppo di giovani che operano nelle carceri: per chi fosse interessato a partecipare l’infocall e’ il 392/1943729
 

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 Quando il silenzio è una cosa concreta: l’esperienza nelle carceri
 

Racconterò qui di seguito qualcosa che lega la mia esperienza nelle carceri col silenzio[1]. Nelle carceri italiane gli stranieri sono forse il 30-40% dei detenuti e di questi moltissimi sono maghrebini, soprattutto marocchini e tunisini.  E’ una realtà molto vasta e depressa,  cui ho indirizzato molti dei miei sforzi, per quel pochissimo che potevo.  Sono sempre stato molto interessato all’Islam, studio l’arabo da quando negli anni ’70 andai in Israele e in Palestina, pur progredendo molto lentamente. So che esiste un innegabile antagonismo con il mondo islamico che non può essere risolto con l’ecumenismo, ma con la proposta di mete più elevate, spirituali, mistiche.

Ho cercato questa  esperienza non come una iniziativa umanitaria, ma come una verifica di ipotesi culturali e pedagogiche già in precedenza formulate e messe alla prova come docente di Filosofia morale ‘comparata’ (di fatto è una filosofia morale comparata) alla Facoltà di Scienze politiche di Bologna. Si trattava fondamentalmente di sperimentare la possibilità di un discorso etico che potesse reggere alla prova della differenza culturale. 

Ho quindi cominciato da solo a insegnare in carcere nell’autunno del 1998, precisamente alla “Dozza” di Bologna, lavorando  soprattutto con stranieri, specialmente maghrebini. Molto presto, dalla primavera del 1999, mi hanno aiutato i miei studenti, provenienti soprattutto dai corsi universitari, con cui  già mi trovavo soprattutto per leggere testi.  Insieme abbiamo deciso di chiamare il gruppo: “Una via”.

Le nostre attività, dirette a uomini e donne, e sempre con il decisivo contributo di tutto il gruppo, sono consistite nell’insegnamento di un corso “Filosofia  morale d’Oriente e d’Occidente”, basato su una sequenza di testi fondamentale per la storia delle religioni e dell’etica. I giovani sono stati coinvolti a insegnare in carcere sulla base di una sequenza di testi che comprende Seneca, Platone del Simposio e la Caverna, un testo di Mencio sulla compassione, il re buddhista Açoka, la Bhagavadgita, alcuni testi islamici. Ho sperimentato questa sequenza in moltissime occasioni, tenendo sempre presente la dimensione etica e la dimensione spirituale.

Più recentemente ha preso forma l’insegnamento e la pratica della meditazione vipassana (un tipo di meditazione buddhista, della  tradizione hinayana ) con letture che accompagnano la meditazione.

Inoltre, in forma più circoscritta e saltuaria, ci occupiamo del lavoro redazionale alla rivista del carcere; dell’assistenza a detenuti-studenti universitari e anche ad agenti-studenti nell’ambito della convenzione Università-carcere; dell’accompagnamento nei permessi e accoglienza di detenuti durante le riunioni settimanali del gruppo; della biblioteca del carcere. Chi scrive svolge anche visite a famiglie di detenuti maghrebini in Tunisia.

Agli inizi del 2001 ho cominciato a fare piccoli esperimenti di silenzio con le detenute e poi con i detenuti, secondo gli insegnamenti della Società degli Amici (Quaccheri). Successivamente, grazie a Corrado Pensa e al suo libro, La tranquilla passione (Ubaldini, Roma 1994) ho approfondito la pratica della meditazione vipassanâ. Mi aveva aiutato moltissimo anche sul piano personale e ho pensato allora di portarla nel carcere. Attualmente nel carcere insegno in due gruppi, nel carcere giudiziario e in quello penale. Ma la situazione muta con molta rapidità, ci sono i trasferimenti o altre circostanze per cui i gruppi cambiano e si trasformano, quindi bisogna tenere presente che ogni due o tre incontri si devono ripetere le istruzioni; lo stesso succede per gli studenti, vanno via, si laureano, un ricambio continuo.

Il gruppo al carcere giudiziario è quello più agitato e turbolento, perché ci sono maghrebini, cinesi,  pakistani e albanesi: realtà diverse e difficili. Insieme facciamo meditazione, a volte io presento un pensiero, a volte propongo un tema, ad esempio la dignità umana o la felicità o l’amicizia, stimolando risposte veloci, senza contraddittorio. Ultimamente i miei studenti più esperti guidano senza di me la meditazione e il silenzio. Nel carcere giudiziario non abbiamo nulla, neanche giornali da mettere a terra, quindi stiamo seduti in circolo; nel carcere penale invece ci sono delle coperte e allora possiamo stare a terra, ci mettiamo nella cappella, spostiamo i banchi e ci sediamo in cerchio e mi sembra che vada molto meglio, anche perché l’atmosfera del penale è già di per sé molto più quieta.

Da poco, al penale leggiamo anche pagine di Thich Nhat Hanh, monaco buddhista vietnamita, un grande autore spirituale. L’elemento centrale è la pratica meditativa. Generalmente introduco l’incontro con informazioni di carattere storico, spiegando poi cosa significa vipassanâ bhavanâ,  cosa vuol dire auto-realizzazione, cura di sé, cerco di spiegare la meditazione non come immersione in verità profonde o nella divinità ma piuttosto in termini di consapevolezza (sati). Poi insegno la postura e il respiro.

Quello che facciamo è una piccola cosa, ma il punto su cui continuo a insistere con loro è che possono riprenderla e coltivarla da soli in cella, e non per questo devono diventare buddhisti. Qualunque sia la loro storia, tunisini, romeni, italiani, albanesi, quel che importa è che imparino a usare questo potente strumento di consapevolezza, di conoscenza di sé e soprattutto mi interessa affidarglielo per la vita e per il futuro: come è successo a me quando qualcuno mi ha detto “puoi sederti e contare i respiri” e questo semplice suggerimento è stato un tesoro che ho ritrovato nel tempo. Confido, anzi sono convinto, che succederà anche a qualcuno di loro, qui e fuori di qui, ricorderanno che in carcere insegnavo a sedere e respirare; un detenuto, che è stato in isolamento per punizione, mi ha raccontato che gli è servito moltissimo, è stato dieci giorni senza vedere nessuno. Io insisto, questa è una risorsa per la vita. C’è un monaco greco, fra noi, capitato qui per ragioni complicate, che sperimenta l’intreccio tra la meditazione buddhista e la preghiera di Gesù. Ne è entusiasta.

 Durante i nostri incontri facciamo una breve meditazione guidata, un quarto d’ora o al massimo venti minuti, che sono molti in una situazione così, seguendo le indicazioni dell‘Anâpánasati sutta,  ossia l’attenzione al respiro, al corpo, soffermandoci sulla completezza del momento presente, alle sensazioni. In carcere c’è molto rumore, si sentono colpi da ogni parte e se ne diventa assuefatti, quindi il solo fatto di stare zitti è nuovo e impressionante, e rende consapevoli del continuo fragore in cui sono immersi, la televisione, porte che sbattono, persone che si chiamano. Finiamo con una espressione di benevolenza (metta) pronunciando le formule “Che tu possa essere felice”, “che tu possa stare bene” e toccandoci: questo contatto piace molto, è un modo di prestare attenzione all’altro a cui non sono molto abituati.

Questo è lo schema che uso sempre, con l’indicazione che può essere scomposto e approfondito in una delle componenti con cui si avverte una maggiore affinità, il corpo, la mente o la mettá, e con questo andare avanti. Alla fine di ogni seduta vengono enunciati i cinque precetti (non fare violenza, non rubare, essere puri, dire la verità, non usare sostanze nocive alla mente e al corpo). Il percorso tra dimensione teorica e spirituale e pratica non è lineare, ma circolare. In altre parole, non c’è solo “Prima faccio poi capisco” ma anche “prima capisco e per questo faccio” e in questa modalità i vari aspetti vengono approfonditi per essere a loro volta sorgente di ulteriore fiducia ed espansione.

In carcere ci sono molte attività di volontariato, tante persone che si adoperano, ma mi pare che nessuno affronti un lavoro di formazione etica così esplicito e diretto senza ricorrere nell’evangelizzazione, che come potete immaginare, nel mondo mussulmano susciterebbe estrema ostilità. Mi sembra che, leggendo Platone o facendo silenzio insieme, stiamo riempiendo un vuoto importante, stiamo rispondendo a una necessità spirituale profonda. La Costituzione parla di rieducazione dei detenuti, ma nessuno pone il problema in modo diretto: “Che cosa dobbiamo fare nel mondo? Qual è il nostro compito?”. Nessuno è in grado di dare una risposta definitiva, ma presentando il Buddha, Confucio, Mencio o Seneca si può accendere una riflessione.

Quello che cerco di trasmettere è che dentro o fuori puoi sempre lavorare su te stesso, che abbiamo a disposizione uno spazio sempre aperto, un luogo di gioia sottile ma vera, dove è possibile in larga misura prescindere dalle condizioni personali, lavorare sulla nostra mente, prendersi cura e coltivare noi stessi, prima di pretendere di cambiare il mondo. Libero dovunque tu sia, è il titolo di un testo di Thich Nhat Hahn da noi prediletto. Non sono d’accordo con quanti sostengono che in carcere si può solo fare teatro o giocare a palla, ossia uscire da se stessi. C’è invece la possibilità di lavorare su di sé, concepire la propria esistenza come cambiamento, sviluppo, crescita. Il dubbio è che si possano sottrarre energie all’impegno di chiedere giustizia e trasformare le istituzioni, ma sono convinto che riacquistando fiducia in sé, trovando se stessi si diventa più forti e più capaci di chiedere, di pretendere una giustizia più giusta. Cerco di trasmettere la convinzione che il lavoro su di sé non è in contrasto con l’intervento sulle istituzioni, anzi protegge dal riversare su di esse quell’odio e astio che impediscono di vedere le cose nella maniera giusta, che rendono ciechi al disagio e alla frustrazione degli altri, compresi gli agenti di polizia penitenziaria: anche loro vorrebbero essere fuori di lì, fare altro, anche loro hanno bisogno di essere sostenuti.

Valutare i risultati di quello che facciamo è difficile, ma respingo fermamente l’obiezione che leggere i classici e insegnare il silenzio e la meditazione ai detenuti sia una cosa astratta, anzi credo che si tratti di un lavoro molto concreto, tra le poche cose veramente concrete che vengono proposte durante la detenzione. Spero che molti detenuti, quando felicemente usciranno dalla loro condizione attuale, si ricordino di questo insegnamento e ne facciano uso, dinanzi alle difficoltà e alla sofferenza che inevitabilmente la vita riserva a ciascuno di noi.

Pier Cesare Bori

Professore di Filosofia morale

Presidente del corso in Culture e diritti umani

Facoltà di scienze politiche

Università di Bologna

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[1] Utilizzo qui, con molte varianti,  il mio testo: L’insegnamento della meditazione nella carceri, in Sati 14, n.2 (2005), 38-47: è una conversazione tenuta all’AMECO, Associazione per la meditazione di consapevolezza, a Roma, nel 2004. Per approfondimento cfr.  www.spbo.unibo.it/pais/bori, e per una redazione  più compiuta si veda  il mio Universalismo come pluralità delle vie, Marietti 1820, Milano-Genova 2004, e inoltre La vocazione di un riformatore egiziano: Muhammad ‘Abduh (1849-1905). L’incontro tra culture in una esperienza didattica a cura di Pier Cesare Bori, Diabasis, Reggio Emilia 2005 e infine Incipit. Cinquant’anni,  cinquanta libri 1953-2003, Marietti 1820, Milano-Genova 2005..

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Dopo la guerra in Abruzzo, solo per ricostruire ai senzatetto le case distrutte

Si anticipa l’accordo raggiunto oggi col Libero Circolo delle Culture delle Scienze e dei Saperi Umani  – Associazione culturale milanese non lucrativa  di Via Carducci 8, che legge in copia
 
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Si ringrazia il Comune di Montenerodomo per il “non dimenticare” la storia dei giovani americani che non vennero dai cieli per buttare le bombe sulle nostre case ma via terra per costruire nuovi paesi in Abruzzo
 
“Arrivai in Italia nella primavera del 1946  insieme ad altri giovani, tutti Obiettori di Coscienza, che erano contro la partecipazione alla guerra. Avendo rifiutato di partecipare alle distruzioni, noi tutti desideravamo fortemente  donare il nostro tempo e le nostre energie  per la ricostruzione di quanto  era stato distrutto e  per  incoraggiare  il ritorno ad una vita pacifica.
Eravamo tutti volontari  e ci eravamo offerti per la realizzazione di un progetto sponsorizzato dall’Americam Friend  (Quakers) Service Committee  (AFSC),  il cui obiettivo principale era di sostenere  la ricostruzione dei paesi  distrutti dalla guerra in Abruzzo. Il progetto ebbe inizio in aprile del 1945 con 2 camion  e  5 uomini. Con il Quartiere Generale installato a Casoli,  il mio gruppo si impegnò nella ricostruzione di   due paesi, Montenerodomo e Colledimacine. Il progetto pilota ebbe tanto successo che  l’UNRRA (1)  mise a disposizione del gruppo AFSC soldi e mezzi di trasporto affinché l’operazione di ricostruzione potesse espandersi.
La rivoluzione non violenta dei quaccheri in Italia e nel mondo: un appuntamento giovedì 20 gennaio a Milano presso le Officine della Psiche, ospiti della dottoressa Grazia Aloi, psicoanalista.
Per le info su orario, modalità di prenotazione (a pagamento) della Conferenza, in zona Cadorna MM, consultare prossimamente il sito: http://www.officinadellapsiche.it/index.php
Sono invitati fin da ora i nostri Amici tutti.
                                                                                                       
 
Mr. Macy Whitehead 
(March /August 1947)
“ I came to Italy in the spring  of 1946 with several other young men, all of whom were Conscientious Objectors to participation to war. Having refused to take part in the destructiveness, we were eager to give of our time and energies to the rebuilding of that which had been destroyed and to encouraging a return to peaceful life.
We had volunteered to be a part of the project sponsored by the American Friends (Quakers) Service Committee(AFSC) to encourage the rebuilding of villages  in the Abruzzi. The project began in April 1945 with two trucks and five men. With Headquarters in Casoli they worked in two villages, Montenerodomo e Colledimacine. The pilot project was so successful that UNRRA made available money and trucks to greatly expand the operation. 
The Italian government stepped in with the organisation of CASAS (Centro Autonomo Soccorso ai Senzatetto). My work with this program was in the Sangro Valley, but at the end of 1946 our work with this program ended. I was transferred to Palena to help in a “Community Service project” . In March I moved to Montenerodomo to prepare for a work camp which was to take place that summer. My home in Montenerodomo was in the building that is now a part of the Rossi Market, the entrance right next to where Nick Rossi (from Canada) lives in the summer

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