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Una realtà in cambiamento

La segnalazione libraria

Molto forte, incredibilmente vicino

Casa editrice Guanda, Collana Le Fenici tascabili, costo € 10.00, pagine 384 anno 2007

foto1

Di Jonathan Safran Foer

L’elaborazione del lutto insegnata da un bambino.

Il distacco, di qualunque tipo, non è mai una cosa da prendere

alla leggera. E nemmeno per Oskar, un bambino, che per sua natura non

ha gli strumenti per elaborare un lutto, è facile sopportare la

perdita del proprio genitore. Una storia che sa di assurdo, con una

scrittura assurda e al contempo gradevole, avvincente, pagina dopo

pagina, ti lega alle peripezie fantasiose del protagonista con dei

picchi di scuola di vita che lo legano ad una fantasiosa “caccia al

tesoro” pur di non pensare alla cruda realtà e restare legato al

ricordo di colui che non c’è più.

Un legame temporale tra la sua storia e la storia dei suoi nonni.

A tratti commovente e a tratti divertente, la sua rincorsa alla

ricerca di “tracce” a cui aggrapparsi, che possano raccontargli gli

ultimi istanti della vita del padre, rigano le pagine di tenerezza e

di condivisione del dolore.

Ziopee per Ecumenici

 

Il ritorno di quale religione?

Tendenze nell’insegnamento religioso svizzero

(Tania Buri) L’ora di “etica e religione” si sta imponendo, rispetto all’insegnamento religioso, in Svizzera e nel nord dell’Europa. “Di fronte all’eterogeneità delle classi e alla crescente presenza musulmana, divenuta la terza maggiore comunità religiosa in Svizzera (4,3% della popolazione), le autorità cantonali propendono sempre più verso un insegnamento interculturale del fatto religioso”, afferma la ricercatrice Simone Forster, dell’Istituto di ricerca e documentazione pedagogica.
In base ai dati dell’ultimo censimento della popolazione (2000), oltre il 77% degli svizzeri fanno parte di una delle due chiese cristiane storiche, protestante (35,3%) e cattolica (42%). L’11% degli abitanti non ha alcuna appartenenza confessionale (nelle città la percentuale può salire fino a sfiorare il 30%). E l’appartenenza religiosa degli immigrati presenta dati ancora più sorprendenti: il 44% di loro è cattolico, il 6% protestante, il 7% ortodosso, il 18% musulmano, il 12% senza confessione.

Nuovi percorsi

I dibattiti intorno all’insegnamento religioso nella scuola rivelano un rinnovato interesse per la religione nella sfera pubblica. Andrea Rota, assistente ricercatore presso la cattedra di Scienze delle religioni dell’Università di Friburgo, ritiene che non si possa tuttavia “parlare semplicemente di un ritorno del religioso. Se la religione ritorna nella scuola, essa è però trattata in un modo diverso e nuovo”.
Questo ritorno dell’interesse è legato ad avvenimenti come il crollo delle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001, che ha riportato crudelmente la questione delle religioni sotto la luce dei riflettori. Sull’onda di quegli avvenimenti, il filosofo francese Régis Debray ha pubblicato un rapporto, nel 2002, in cui ha sottolineato la necessità di dare agli allievi delle chiavi di comprensione del mondo attuale per poter passare da una “laicità frutto dell’incompetenza” a una “laicità frutto dell’intelligenza”.

Contro l’analfabetismo

Lo scorso anno, in Svizzera, l’Associazione nazionale degli insegnanti ha fatto parlare di sé preconizzando il ritorno dell’insegnamento del fatto religioso nelle aule scolastiche. In Romandia, i docenti hanno preceduto l’associazione nazionale pubblicando una valutazione simile nel 2004.
Zurigo, che ha soppresso l’insegnamento religioso per alcuni anni, lo ha reintrodotto lo scorso anno. In quel cantone non sono più previste dispense nell’ambito di questa materia d’insegnamento. Lo stesso vale a Berna. Nella Svizzera centrale i corsi di insegnamento biblico sono stati sostituiti da un nuovo corso di “etica e religione”. Nel canton Lucerna, le scuole di Ebikon e Kriens offrono un insegnamento islamico.
Nella Svizzera francese è in corso il passaggio dall’insegnamento biblico tradizionale ai corsi che comprendono anche elementi riguardanti altre religioni. Anche a Neuchâtel, cantone laico, come Ginevra, nel 2003 è stato introdotto lo studio dei fenomeni religiosi. Ginevra dibatte il tema, ma senza trovare per il momento alcuna soluzione.
I piani di studio romandi e tedeschi, che costituiscono le basi sulle quali dovrebbe sorgere un insegnamento scolastico unificato in Svizzera, a partire dal 2012, contengono un modulo per lo studio delle religioni.

Qualche resistenza

Non sempre le chiese sono disposte a rinunciare al loro incarico di insegnare la religione nella scuola. È quanto accade nel Ticino, ha ricordato Andrea Rota, dove la chiesa cattolica non intende uscire dalla scuola.
Friborgo ha invece aggirato il problema proponendo agli allievi entrambi i percorsi. La scelta è tra quelli di educazione religiosa proposti dalle chiese e quelli dedicati all’etica gestiti dallo Stato. Simili formule miste esistono anche nella Svizzera tedesca (ProtestInfo)

 

Berlino: religione nella scuola pubblica

26 febbraio 2009 – (ve/nev) Il prossimo 26 aprile si terrà a Berlino un referendum per reintrodurre nelle scuole superiori della capitale tedesca l’insegnamento della religione. L’iniziativa è stata presa dalle chiese evangelica luterana e cattolica che, attraverso l’organizzazione Pro Reli, hanno raccolto insieme oltre 250mila firme a favore della consultazione popolare. Nel 2006 il Senato cittadino aveva sostituito l’insegnamento della religione nelle scuole superiori con quello di etica, comprendente tanto l’educazione civica quanto la storia delle religioni. Ora il referendum propone il ritorno (senza però eliminare le ore di etica) a un insegnamento legato non solo alle diverse confessioni cristiane, ma anche all’ebraismo e all’islam. L’iniziativa non è vista favorevolmente dall’amministrazione comunale berlinese che ritiene l’ora di etica più adatta alle esigenze di una città multiculturale, in cui il sentimento religioso è debole tanto che gran parte della popolazione dei quartieri orientali si professa atea.

 

Lettera aperta al sindaco di Milano

Noi cittadini milanesi di fede evangelica

siamo indignati dinanzi al patto sancito in sordina tra la Diocesi e il Comune di Milano che si traduce nell’assunzione di due iniziative irrispettose della laicità dell’istituzione scuola, discutibili e discriminanti sul piano etico e sociale:

– aver assunto a tempo indeterminato 46 educatrici indicati dalla curia, onde assicurare nelle 175 scuole dell’infanzia l’insegnamento della religione cattolica ai 23mila iscritti. Tutto ciò mentre si tagliano fondi alla scuola e non si immettono a ruolo i suoi tanti docenti precari.

– aver scritto in sei lingue e fatto circolare nelle scuole, dalle materne alle medie superiori, una lettera in cui, premesso il riconoscimento del pluralismo religioso che caratterizza oramai il nostro Paese, si incoraggia lo studente, comunitario e non, a scegliere di frequentare l’ora di religione cattolica, sostenendo che in tal modo sarà facilitato nella sua integrazione sociale. Ammesso e non concesso la veridicità di un tale nesso, sorprende il candore con il quale si afferma la difficoltà, se non l’impossibilità ad una piena integrazione a prescindere dalla conoscenza e dall’accoglienza della religione cattolica. Si vuole forse dire ancora una volta che non si può non essere cattolici nel nostro Paese? E’ forse la cattolicità un prerequisito imprescindibile dell’essere e dirsi italiani?

Noi cittadini di fede evangelica denunciamo

questa presenza della chiesa cattolica nelle istituzioni laiche, e ciò non per sostituirci ad essa perché siamo rispettosi e della laicità dello Stato e del principio della sovranità delle sfere, per cui ogni sfera di competenza (famiglia, scuola, lavoro ecc.) deve essere lasciata libera di decidere responsabilmente e senza invadenze, interferenze e sovrapposizioni di una sfera sulle altre.

PERTANTO INVITIAMO IL SINDACO E LA DIOCESI A RECEDERE DA UN TALE PATTO CHE ACCORDA PRIVILEGI INGIUSTIFICATI ED E’ CONTRARIO AL PRINCIPIO DELLA LAICITA’ DELLO STATO.

a cura dell’Alleanza Evangelica Italiana- Distretto Nord/Ovest*

* trattasi di un’Associazione al di fuori del protestantesimo e di matrice fondamentalista – nota a cura di Ecumenici

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La signora Gloria Sala del Corriere e la setta

Gloria Sala scrive per il magazine del Corriere della sera. Non ha alcuna cognizione delle religioni ma si deve occupare di Barak Obama, il presidente americano. Il suo articolo pubblicato il 22 gennaio scorso “la scuola dei quaccheri” può rappresentare il classico esempio della disinformazione forzata che l’italiano medio deve subire quotidianamente. Quando si parla di religioni sono infatti ben poche le persone in grado di conoscere dal di dentro quello di cui devono scrivere. Parlano per sentito dire, con una formazione ridotta ai minimi termini, spesso acquisita mediante metodi discutibili e fonti inadeguate.

Non mi interessa conoscere le scelte confessionali della persona di cui stiamo parlando. E’ indifferente in fin dei conti che si autodichiari cattolica o non credente. Di certo conosce male e in modo contradditorio quello di cui vuole presentare. Definisce “setta” i quaccheri.

Dall’articolo si evince che la scuola scelta da Obama per le figlie è ispirata ai “principi della multiculturalità e dell’eguaglianza” propri della Società degli Amici , non portano il grembiulino (questo è un rammarico in stile tipicamente italiano?) e che tale setta ha avuto “un’influenza decisiva nell’abolizione della schiavitù, nell’emancipazione femminile e nell’istruzione in tutta America”. La signora Sala non spiega altro: si dilunga sul menù del pranzo della scuola e sulle materie insegnate a Malia e Sasha, le bambine di cui il padre cerca di proteggere in qualche modo la privacy.

La libertà di religione è un concetto molto distante dalla mentalità della signora Sala. Lei preferisce non approfondire le scelte protestanti della famiglia, i principi etici ed educativi a cui si ispira. Costa troppa fatica. L’articolo deve essere piazzato e basta. Portare a casa il denaro è l’unica preoccupazione che si pone. Chi saranno mai poi questi del 17° secolo che grazie a William Penn hanno fondato lo stato della Pennsylvania? Meglio non capire.

O forse fa paura la teoria degli Amici che sostiene che “per troppo tempo Cristo è stato chiuso nella Bibbia e nei riti religiosi, sia Egli il vostro profeta, il vostro sacerdote ?”

Peccato. Era un’occasione per parlare anche della non violenza. Ma a questo alla signora non settaria non interessa. Che importanza fa se si definisce cattolica, agnostica o atea? Non è un tema nell’assise congressuale di qualche partito di regime (di governo o di opposizione). Serve solo per fare da colore ad annoiati lettori sempre più disinformati. Sempre più ignoranti.

A proposito signora Sala questo è un sito di qualche setta strana? Indaghi, la prego. E poi ci informi sul Corriere. Grazie.

Maurizio Benazzi

Ecumenici ringrazia Alberto Milazzo, Lorenza Giangregorio e Doriana Goracci per i contribuiti donati alla newsletter. Ci spiace non aver potuto pubblicare una tesi di laurea a cui ci tenevamo particolarmente su IBM e Shoah. L’estensore ci ha chiesto somme di denaro di cui non disponiamo. Non abbiamo accettato neanche la proposta di un traduttore professionista di Gionata per la lingua inglese.

Gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente offriamo. I soldi percepiti sono stati spesi per la distribuzione delle bibbie e una piccola parte per l’acquisto dei domini web. Qualora dovessimo ricevere contributi nel 2009 saranno rimessi in favore del gruppo battista della chiesa di Milano che si occupa dei detenuti transgender delle carceri milanesi. Si tratta dell’unica presenza evangelica in questo tipo di sezioni speciali delle carceri. Per favore – se vi ricordate – dite anche una preghiera in favore dei volontari e delle volontarie. Grazie.

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi.

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Colmare l’abisso…

don-milani

 

A cura di Pasquale Iannamorelli
Pensieri e Parole di Don Milani
 
A cura di Pasquale Iannamorelli, Edizioni Paoline, pp. 112. euro 3,50
 

Il “MAGNIFICAT” di don Lorenzo

Da quel che abbiamo detto sul dislivello culturale tra classe e classe discende la necessità di ordinare le nostre scuole parrocchiali con criteri rigidamente classisti.
A noi non interessa tanto di colmare l’abisso di ignoranza, quanto l’abisso di differenza. Se aprissimo le nostre scuole, conferenze, biblioteche anche ai borghesi verrebbe dunque a cadere lo scopo stesso del nostro lavoro. Si accettano forse i ricchi alle nostre distribuzioni gratuite di minestra? Il classismo in questo senso non è dunque una novità per la Chiesa.
All’apparenza questa azione classista del prete acuirà il muro di diffidenza e l’odio di classe. Ma nella sostanza e per le le generazioni future tutt’altro. Se un giorno con la nostra scuola classista riusciremo a colmare il dislivello avremo tolto all’odio di classe gran parte della sua ragion d’essere.
Sono poi fermamente convinto che quest’ideale di colmare il dislivello culturale tra classe e classe non rappresenta un’utopia.
La prova è questa: oggi un avvocato o un ingegnere godono di un livello culturale e quindi umano dal quale il povero è totalmente tagliato fuori e umiliato.
Ma tra loro due si parlano da pari a pari quantunque l’avvocato non sappia una parola di ingegneria e viceversa. La parità umana è dunque ben compossibile con un totale dislivello in cultura professionale ed è data dal patrimonio comune di cultura generale.
In questa cultura generale il fattore determinante è a nostro avviso la padronanza della lingua e del lessico. […]
A una parità culturale così intesa si può ben portare i poveri senza che per questo si avveri la catastrofe prevista nell’infame apologo di Menenio Agrippa. Non si tratta infatti di fare di ogni operaio un ingegnere e ogni ingegnere un operaio. Ma solo di far sì che l’essere ingegnere non implichi automaticamente anche l’essere più uomo.
Ma il classismo della scuola del prete non deve limitarsi al contrasto delle due classi tradizionali.
Entro la classe dei poveri c’è ancora modo di far dell’altro classismo ancora: per esempio innalzare i montanari a scapito dei campagnoli, i campagnoli a scapito dei cittadini, i contadini a scapito degli operai. E di nuovo in ognuna di queste sottoclassi. innalzare i meno dotati intellettualmente a scapito dei «geni».
Un’anziana nobildonna fiorentina, che venne a sapere che a S. Donato i ragazzi avevano studiato a lungo l’Apologia di Socrate e che ne erano rimasti enormemente compresi, domandava: «Ma come? Dei giovani contadini possono intendere l’Apologia?».
Quando lo raccontai ai ragazzi scoppiarono in una risata cordiale: «Come? Una marchesa può intendere l’Apologia?».
Un’ispettrice scolastica che aveva potuto constatare e ammirare il modo e i frutti della nostra scuola, mi fece poi in disparte con convinta serietà questa domanda: «Ma lei non teme di farne poi degli spostati?».
È una donna d’altovalore. Tra quelli che ho conosciuto in quella carica era l’unica persona di valore. Eppure la sua educazione le impediva come una cappa d’ovatta di accorgersi che gli «spostati» non son quelli che scodella la scuola, ma quelli che scodella questo mondo spostato davvero che manda a votare cittadini sovrani che non intendono un giornale e che per l’80% ignorano quali partiti siano al governo.
Queste due donne sono rappresentanti di una società che ha fatto sempre della cultura un privilegio di casta e che solo ora va allargando le proprie anguste prospettive fino a proporre di farne in futuro un privilegio da estendere anche a elementi di classi inferiori, ma personalmente dotati. […]
Si cerca l’efficacia prima che la giustizia. Il progresso della scienza e il benessere di tutti prima di aver assicurato a ogni singolo la dignità d’uomo.
E domani, quando avranno strappato dalla classe dei poveri alcune decine di migliaia di individui scelti tra i migliori e li avranno trapiantati nell’orto chiuso del privilegio per arricchirlo ancora di nuovi fiori, impoverendo ulteriormente con quest’atto stesso la classe dei tagliati fuori, cioè scavando ancora più fondo e più largo il fossato del dislivello culturale, quel giorno diranno che la D.C. ha fatto un’opera d’alto significato sociale.
Ma noi preti non possiamo ragionare così (e neanche lo dovrebbe fare un partito che si fregia del nome di cristiano).
Queste son cose da lasciarsi fare ai nazisti, ai sovietici, agli americani, a tutti quelli che vivono per l’efficacia e che nell’efficacia dei loro atti pongono l’unica ragione di vita.
Non noi che abbiamo per unica ragione di vita quella di contentare il Signore e di mostrargli d’aver capito che ogni  anima è un universo di dignità infinita.
«Borse di studio ai deficienti e un branco di pecore da badare ai più dotati! » ecco uno slogan che sarebbe degno di un partito cristiano e mostrerebbe che tra i cristiani e il mondo c’è poche parentele.
Ma se un partito che tenesse per statuto il «Magnificat» è irrealizzabile, resta al prete la possibilità di far lui scuola con questo classismo ferreo. Un «classismo» da far paura al più ortodosso dei comunisti.
Da “Esperienze pastorali”, pp. 220-223, Libreria Editrice Fiorentina 1967)

 

BIOGRAFIA DI DON LORENZO MILANI

1923: Lorenzo Milani nasce da una colta famiglia borghese.
1941: A Milano, dopo aver terminato gli studi liceali, si dedica alla pittura frequentando come allievo lo studio del maestro tedesco Hans Johannes Stuade; si iscriverà poi all’Accademia di Belle Arti di Brera.

1943: Nel novembre entra al Seminario del Cestello a Firenze.

1947: Nel mese di luglio riceve l’ordinazione sacerdotale.
Nell’autunno viene mandato a San Donato di Calenzano, in aiuto al vecchio parroco Pugi.
Per le suo spirito innovatore, per il suo senso di giustizia (misurato con il senso del Vangelo), per la sua sferzante critica al potere, viene definito prete classista e scomodo.

1954: Viene trasferito a Barbiana.
Dopo pochi giorni comprerà la tomba nel piccolo cimitero, segno che da quel luogo non si sarebbe più mosso, quella stessa tomba ove oggi  riposa.
Fonda la Scuola di Barbiana, quella scuola che farà conoscere Barbiana al mondo.

1958: Pubblica il libro Esperienze pastoralí, un diario parrocchiale scritto per i giovani preti che intraprendono l’opera sacerdotale.
Di tale opera, il 20 dicembre, verrà ordinato dal Santo Uffizio il ritiro dal commercio, perché considerato inopportuno e troppo rumoroso; ma è già troppo tardi e il libro è ampiamente conosciuto.
Il fatto suscita clamore e porta il Priore Lorenzo alle cronache di tutti i giornali non solo nazionali.

1960: Si manifestano i primi sintomi del male che lo porterà alla morte a soli  44 anni.

1965: Nella ricorrenza del Concordato, l’11 febbraio, un gruppo di Cappellani Militari in congedo emette un comunicato contro l’obiezione alle armi, nel quale definiscono vili gli obiettori di coscienza.
Don Milani, con i suoi ragazzi, scrive una lettera in risposta. La lettera verrà incriminata per apologia di reato  e Don Lorenzo verrà processato.
La grave malattia non gli  consente di  presentarsi in Tribunale, a sua difesa invia una lunga lettera ai giudici che sarà presto pubblicata.

1966: Don Lorenzo viene assolto ma i suoi oppositori lo portano alla Suprema Corte.

La lettera ai giudici diventa un libro, e diverrà famosa, col titolo L’obbedienza non è più una virtù.

1967: Appare in libreria Lettera a una professoressa, scritta dai ragazzi di Barbiana sotto la regia del Maestro.
Don Milani fa appena in tempo a vederla.
Morirà un mese dopo, il 26 giugno, in casa della madre che lo ha assistito negli ultimi giorni, e senza assaporare la gioia di aver fatto conoscere Barbiana al mondo.
È sepolto nel Cimitero di Barbiana.
Da allora numerosi visitatori, il cui numero cresce ogni anno, si recano a rendere omaggio all’indimenticabile Maestro di vita, provenendo da ogni parte del mondo. La Lettera verrà tradotta in decine e decine di lingue.

1968: Sarà condannato post-mortem. per apologia di reato.
Il fatto divide l’Italia tra favorevoli e contrari alle armi. Nasce il movimento della Nonviolenza.
Barbiana resta la sua umile sperduta dimora.

2007: È indimenticato e indimenticabile, come dimostrano le tante dediche lasciate dai visitatori sui quademi a testimonianza; chi ringrazia, chi chiede una preghiera, chi pone solo la firma (migliaia e migliaia all’anno).

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DOCENTI PRECARI: LO STIPENDIO AUMENTA SOLO SE INSEGNI RELIGIONE. E UN TRIBUNALE CONDANNA IL MINISTERO PER DISCRIMINAZIONE

 

Una sentenza destinata a riaprire la vexata questio dei privilegi concessi dallo Stato ai docenti di religione, quella emessa dal Tribunale di Roma, che ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire Alessandra Rizzuto, insegnante di Diritto in una scuola superiore di Roma, a causa della differenza ingiustificata e dal “profilo di tutta evidenza discriminatorio” tra il trattamento economico che le è stato riconosciuto negli anni di precariato rispetto a quello dei suoi colleghi che insegnano religione. Il giudice ha perciò condannato il Ministero a risarcire la professoressa con 2.611 euro e 36 centesimi, cifra calcolata sommando gli aumenti che avrebbe avuto se avesse insegnato religione.

Che gli insegnanti di religione siano una categoria privilegiata all’interno del corpo docente è un fatto noto. Soprattutto da quando, nel 2003, l’allora ministro dell’Istruzione Letizia Moratti volle bandire appositamente per loro un corso-concorso che ne immise in ruolo circa il 70%. Ma anche il restante 30% dei docenti di religione rimasto precario non se la passa male. Si tratta infatti di una precariato “di lusso” rispetto a quello di tutti gli altri insegnanti: per molti aspetti, infatti, come i permessi ed i giorni di malattia, ai docenti di religione viene riservato il trattamento concesso agli insegnanti di ruolo. Inoltre, gli insegnanti di religione assumono servizio il 1 settembre e terminano il 31 agosto dell’anno successivo. Hanno quindi le ferie estive pagate, al contrario della maggior parte degli altri docenti precari, il cui contratto scade il 30 giugno, con una perdita secca di due mesi di stipendio (solo in piccola parte recuperati attraverso la domanda di disoccupazione estiva). Essendo poi l’insegnamento della religione cattolica facoltativo, il numero dei docenti chiamati ad impartirlo è legato alle richieste degli studenti che decidono di avvalersi o meno di tale insegnamento. Ma per prevedere la presenza di un insegnante di religione può bastare anche un solo alunno per così, l’organico dei docenti di religione negli ultimi anni è rimasto sostanzialmente stabile, nonostante siano diminuiti (nelle scuole superiori anche in modo sensibile), il numero degli studenti “avvalentisi”. Per gli altri insegnanti invece, sono stati anni di tagli continui di organico, in virtù ad un rapporto insegnanti-alunni che è progressivamente aumentato e che la prossima legge Finanziaria vuole ulteriormente incrementare.

La questione che fa più “scandalo”, in ogni caso, è legata ad una legge del 1961 (la n. 831 del 28 luglio), che in realtà riguardava tutti gli insegnanti precari, ma il cui effetto – attraverso una serie di circolari ministeriali – è stato nel corso degli anni limitato ai soli docenti di religione: la legge prevede per questi insegnanti un aumento di stipendio del 2,5% ogni due anni. Dopo otto anni di lavoro, rispetto ai colleghi di altre materie, un docente di religione guadagna insomma circa 130 euro netti al mese in più. Gli altri insegnanti precari non hanno diritto a nessuno scatto di anzianità, finché non ottengono il ruolo.

A ben guardare, una logica, nel complicato meccanismo che concedeva gli aumenti solo agli insegnanti di religione, c’era: fino al 2003, infatti, gli insegnanti di religione non passavano mai di ruolo. Scelti dalle Curie, ricevevano dal vescovo un nulla osta all’insegnamento, revocabile in qualsiasi momento; venivano perciò assunti dallo Stato con contratti annuali, rinnovati nel caso l’autorità ecclesiastica confermasse la propria “fiducia” al docente. Nel 2003, il governo di centrodestra cambiò le carte in tavola. All’ordinario diocesano rimaneva per intero il diritto di concedere o revocare il nulla osta all’insegnamento, ma lo Stato si impegnava ugualmente a garantire il posto fisso a gran parte dell’organico dei docenti di religione. Con il paradosso che – in caso di revoca del nulla osta da parte del vescovo – gli ormai ex docenti di religione sarebbero stati impiegati nell’insegnamento di altre materie (scavalcando dunque gli altri docenti nelle graduatorie delle altre discipline) o assegnati ad incarichi diversi (ministero, provveditorato, Irsae, biblioteche scolastiche, ecc.).

L’assurdità che un insegnante di una materia opzionale come Religione cattolica guadagni più di un professore di Lettere, di uno di Matematica, di Lingua, insomma di una qualsiasi delle materie obbligatorie nella scuola italiana è stato oggi riportato alla ribalta da Alessandra Rizzuto, il cui caso è stato fatto proprio dai Radicali, in particolare dal deputato Maurizio Turco e dal fiscalista Carlo Pontesilli, da tempo specializzati nella lotta ai privilegi ecclesiastici. L’avvocato Claudio Zaza ha fatto il resto: ha sollevato davanti al Tribunale di Roma la questione del carattere discriminatorio di quegli scatti automatici di anzianità previsti per i soli professori di religione. E il giudice del lavoro gli ha dato ragione.

Secondo una stima approssimativa fatta dai radicali, circa 200mila insegnanti potrebbero presentare un ricorso simile a quello della professoressa Rizzuto: tutti i precari della scuola italiana, cioè, che hanno avuto almeno due incarichi annuali (e quindi il diritto allo scatto di anzianità), più quelli che sono passati di ruolo dal 2003 in poi, (nelle cause di lavoro dopo cinque anni arriva la prescrizione).

E se vincessero, lo Stato dovrebbe tirar fuori 2 miliardi e mezzo di euro. Del resto, ogni anno l’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un miliardo di euro. È la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all’otto per mille.

(valerio gigante)

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Una mozione anche in difesa della laicità della scuola

Apprendiamo con preoccupazione la direttiva governativa di reprimere il dissenso studentesco e di tutto il personale della scuola e dell’Università in tema di controriforma Gelmini; non solo, si è arrivato perfino a proporre classi c.d. ponte per gli studenti stranieri e a misure indiscriminate di taglio dei fondi destinati all’istruzione.  Riteniamo prioritario in questo momento esprimere piena solidarietà a tutti quelli che sono in lotta anche attraverso forme di occupazione dei plessi scolastici; in particolare siamo vicini a chi sta difendendo l’affermazione della scuola pubblica rispetto a quella privata e il principio della laicità in Italia, nell’indifferenza, rassegnazione e cloroformizzazione delle coscienze. Di positivo rileviamo oggi che gli squali del potere religioso e i loro padrini politici nuotano oggi in acque agitate.  Non li salveranno le preghiere mariane invocate e forse nemmeno le camionette della Polizia…

A proposito, recentemente i media (in primis la RAI) hanno riferito di una svolta in Francia con la rivisitazione (e conseguente attenuazione) del principio della laicità nello Stato a seguito della visita del Papa a Parigi; si tratta di un’abile manipolazione informativa orchestrata da un’accorta regia in Italia che non ha alcun riscontro col sentire diffuso nella società, anche a livello istituzionale. I nostri interlocutori buddisti ed ebrei incontrati a Nizza nei giorni scorsi si sono dichiarati stupiti che questo genere di scenario possa riguardare la Francia di oggi.  Del resto pochi dati, possono dare conto del pluralismo religioso esistente e nessun cittadino, intenderà rinunciare agli spazi di libertà conquistati per tutti. Nella sola città di Nizza la minoranza ebraica raggiunge numericamente la presenza di tutti gli ebrei residenti in Italia, quella buddista è in continua espansione (grazie anche ai flussi migratori dalle ex colonie) mentre la massiccia realtà islamica ha modificato strutturalmente perfino le attività commerciali e turistiche cittadine.

La Francia è e rimarrà laica ci hanno assicurato fra gli abbracci i nostri interlocutori.  La lotta appena iniziata è dunque solo italiana, giacché la menzogna si dissolve appena oltre il confine. I manganelli non fermeranno la contestazione.

 

 

Invito di Ecumenici ad aderire a questa mozione di solidarietà

http://firmiamo.it/laicitadellascuola

La documentazione è disponibile a questo link http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/irc/prandini/indice.htm

 

 

Al Presidente della Repubblica
All’amministrazione provinciale di Bologna e Modena
All’amministrazione Regionale Emilia Romagna
Alla Sovrintendenza scolastica regionale.

MOZIONE DI SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA A CHI DIFENDE LA LAICITA’ DELLA SCUOLA
Il giorno 26 settembre 2008 in occasione della preparazione della cerimonia di inaugurazione dell’Istituto Marconi di Pavullo (MO) il Dirigente Scolastico dello stesso Carlo Prandini riceveva una bozza delle attività che prevedeva lo svolgimento della benedizione cattolica. Nel suo ruolo di Dirigente Scolastico dell’Istituto, date le diverse presenze etniche e religiose della scuola, facendo riferimento agli articoli 7 e 8 della Costituzione che stabiliscono la separazione tra Stato e Chiesa, nonchè alla sentenza definitiva 250/93 del TAR dell’Emilia Romagna che chiarisce l’impossibilità di effettuare atti di culto nelle istituzioni scolastiche, ha concordato verbalmente con i referenti dell’Amministrazione Provinciale che il parroco di Pavullo sarebbe stato invitato alla cerimonia senza officiare alcun rito religioso, facendo rispettare quanto preventivamente concordato.

Tale presa di posizione, nonostante assunta sulla base di precisi riferimenti giuridici e costituzionali ha suscitato non solo molte critiche da parte di parlamentari che alla difesa della laicità delle istituzioni dovrebbero essere preposti , ma perfino una interrogazione parlamentare.

Esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà al Dirigente Scolastico Carlo Prandini ritenendo che:

1) il fatto che esponenti del mondo politico si siano schierati a favore della benedizione, attaccando il Dirigente Scolastico, rappresenta una regressione politica e culturale perchè in contrasto col principio di laicità che dovrebbe ispirare tutte le istituzioni;

2) la richiesta di un’interrogazione parlamentare da parte di chi dovrebbe difendere la laicità dello stato è un’inaccettabile azione intimidatoria nei confronti di un Dirigente Scolastico (peraltro al suo anno di prova), teso soltanto a garantire, nel pienissimo rispetto del proprio ruolo istituzionale, il rispetto dello spirito laico della nostra costituzione;

3)l’istanza della religione cattolica di esigere un’esclusività al di fuori del proprio ruolo di culto va assolutamente disattesa qualora in conflitto con istanze istituzionali

4) non può essere rilevante il fatto che i docenti dell’istituto o la maggioranza dei cittadini fossero a favore della benedizione. Un Dirigente Scolastico che rappresenta la scuola come istituzione, proprio in virtù di detta rappresentanza, non può chiedere a nessun componente di omologarsi alla dimensione religiosa ed accettare un atto simbolico sull’esclusività del cattolicesimo.

Se si tiene presente, oltrettutto, che il D.S. Carlo Prandini è tra l’altro cattolico e unito in matrimonio religioso in Chiesa l’anno scorso, appare stridente la discrasia tra chi porta avanti con rigorosa correttezza istituzionale il proprio dovere di Dirigente Scolastico e coloro che trascurando la laicità come valore della società, prendono di mira una persona per aver applicato un principio di legalità.

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La crisi profonda del capitalismo e le nostre tasche

Torniamo a parlare di lavoro. Mentre le banche italiane nascondono ai risparmiatori l’entità dei loro “investimenti” nei titoli delle banche americane fallite (il segreto bancario lo consente del resto) dobbiamo tornare a occuparci del lavoro. Della nostra vita quotidiana. Dei diritti negati dai Governi (di centrosinistra o di centrodestra non fa proprio alcuna sostanziale differenza!) ai precari, del mondo della scuola in fermento in tutta Italia, delle nefaste conseguenze del federalismo sulla fruizione dei servizi sociali primari alle classi sociali più svantaggiate in regioni economicamente deboli.

Invitiamo i nostri lettori ad impegnarsi su queste tematiche reali e concrete che riguardano tutti, proprio tutti, a partire dalla ripresa dei nostri lavori. Non si tratta di strizzare l’occhio a questa o a quella forza politica (anzi è meglio che si congedano dalla nostra lista coloro che hanno questo scopo) ma ad interessarci della nostra esistenza, riappropriandoci del diritto a un futuro.

I nostri interessi personali e collettivi non coincidono mai con quelli delle banche. E men che meno di un Governo spregiudicato o di Comuni – come quello di Milano – che hanno ipotecato coi derivati anche la vita delle prossime generazioni.

E le manette non saranno sufficienti a risolvere i problemi…

Dobbiamo seriamente riflettere su questo. Non possiamo delegare ad altri la responsabilità che ci compete.

Grazie e a presto.

La red

 

La crisi profonda del capitalismo reale

 

La truffa dei prodotti derivati e le connivenze dei governi

 

di Daniele Canti

 

In questi giorni molti lavoratori e lavoratrici si stanno chiedendo cosa stia succedendo nell’economia mondiale. Lo scenario a cui stiamo assistendo è il seguente: alcune grandi banche hanno fallito, altre si accingono a portare i libri in tribunale, talune vengono salvate o tramite l’incorporazione in altri istituti o attraverso l’intervento delle banche centrali e dei governi nazionali. In quest’ultimo caso possiamo parlare di vere e proprie nazionalizzazioni. Il fallimento della Lehman Brothers e la nazionalizzazione delle due grandi agenzie Fannie Mae e Freddie Mac che gestivano oltre il 50% del mercato dei mutui USA segnano simbolicamente la fine di un modello di sviluppo. La prima era passata indenne alla crisi del ’29 mentre le altre due vennero costituite dopo la grande depressione per risollevare le sorti del mercato immobiliare. Per avere un quadro più esauriente della situazione è il caso di menzionare l’incorporazione della Bear Stearns da parte della JP Morgan con l’apporto di due miliardi di dollari da parte della Federal Reserve (Banca centrale americana) e della Merrill Lynch da parte della Bank of America, il recentissimo salvataggio del più grande istituto assicurativo del mondo l’Aig da parte della Federal Reserve e del Tesoro americano nonché il crollo in borsa della Morgan Stanley e della Goldman Sachs. La lista potrebbe continuare e sicuramente nei prossimi giorni assisteremo ad ulteriori sconvolgimenti del panorama finanziario e non solo.

Aldilà delle specifiche attività che caratterizzano i singoli istituti esiste un terreno comune: i prodotti derivati. Fannie Mae e Freddie Mac acquistano i mutui concessi dalle varie istituzioni finanziarie subentrando nei crediti vantati da quest’ultime nei confronti dei privati cittadini. Ovviamente il prezzo dei crediti rilevati è inferiore al loro valore nominale. A questo punto i crediti vengono trasformati in obbligazioni strutturate (prodotti derivati chiamati cdo) e vendute sul mercato a fondi pensioni, istituti di credito etc.. A sua volta gli acquirenti si rivolgono alle assicurazioni come Aig per premunirsi dal rischio di fallimento delle società che hanno emesso le obbligazioni ed ottengono altra carta straccia ossia prodotti derivati denominati cds. Ma Aig a questo punto se qualcuno fallisce dove li prende i fondi per pagare? Semplice emette altre obbligazioni. In buona sostanza a fronte di 1 euro di metallo ne girano 10 di carta straccia e ciò consente di fare utili da capogiro a tutti i commensali, sino a che il meccanismo non si inceppa e ci si rende conto che ci troviamo ne più ne meno che di fronte ad una catena di Sant’Antonio semplicemente più sofisticata, a scala planetaria e per importi pari a circa 15 volte il PIL di tutto il mondo. Per intenderci, la catena sta continuando, gli 85 miliardi di dollari dati dalla banca centrale americana (le cui casse ormai sono quasi vuote) altro non sono che un prestito fatto dal Tesoro americano, che ha preso possesso dell’80% delle azioni della società, a fronte del quale dovrà emettere nuove obbligazioni!!!! Fannie e Freddie gestiscono 5.200 miliardi di dollari pari ad un terzo del PIL americano, dunque i duecento miliardi di dollari iniettati dalla Fed rischiano solo di essere l’antipasto di un banchetto i cui costi saranno scaricati sulle spalle delle classi lavoratrici del pianeta (è evidente che l’acquisizione dei pacchetti di carta straccia è avvenuta da parte di tutti i paesi del mondo). Dunque siamo tutti sulla stessa barca? No in questi anni queste due società hanno usufruito di straordinarie agevolazioni fiscali pari agli utili realizzati che sono stati intascati dagli azionisti (parliamo di circa 240 miliardi di dollari), gli stessi che oggi scaricano sul bilancio pubblico americano il conto delle loro ruberie.

E’ ovvio che per arrivare ad una simile follia occorreva che tutti lavorassero nella stessa direzione: governi e mondo della finanza in tutta la sua più ampia accezione. Infatti la Banca centrale americana, mentre si distribuivano mutui a pioggia ed il prezzo degli immobili raggiungeva quotazioni fuori dalla realtà, anzichè frenare procedeva ad una riduzione continua dei tassi d’interesse portandoli sino all’1%, per paura che il mercato dei mutui e degli immobili subissero una contrazione ed il gioco venisse scoperto. La politica dello struzzo lungi dal risolvere il problema lo ha ingigantito e spostandolo soltanto temporalmente.

Ma se il problema è solo americano, come asseriscono alcuni, perché crollano in borsa anche le banche europee? La risposta è semplice le interconnessioni tra la finanza americana ed europea sono molto più ramificate e complesse di quanto non si dica e le banche europee hanno acquistato grandi quantità di prodotti derivati.

Un ragionamento a parte meritano i fondi pensioni. Sia il Fonchim (chimici) che il Cometa (metalmeccanici) hanno in portafoglio obbligazioni Lehman Brothers per importi pari rispettivamente a 3.650.000 euro e 3.850.000. Se è vero che l’incidenza sul patrimonio è ancora bassa (0,2%-0,1%), è evidente che di fronte ad ulteriori fallimenti tale percentuale aumenterà con effetti nefasti sulle pensioni future dei lavoratori, che, dopo aver assistito al massacro della previdenza pubblica orchestrata dai vari governi succedutisi, oggi rischiano anche la previdenza integrativa. In buona sostanza non esiste più alcuna certezza per il posto di lavoro e per la pensione.

Ma una volta svelata la tecnica con il quale si sta compiendo la più grande truffa della storia ai danni del mondo del lavoro dipendente, nella sola Manhattan sono stati licenziati più di 100.000 lavoratori e lavoratrici bancari, non abbiamo ancora capito le ragioni profonde per cui siamo arrivati a questo punto e soprattutto perché l’economia è dominata dalla finanza. Seppur le dinamiche esposte sono complesse le ragioni sono molto semplici. Gli azionisti investono i propri capitali esclusivamente seguendo un principio: la massima valorizzazione del capitale. Normalmente, salvo casi di monopolio in settori come cardini come l’energia dove infatti i profitti sono superiori alla media, quando un settore merceologico realizza alti profitti i capitali si spostano immediatamente sino a che l’offerta diviene eccessiva rispetto alla domanda, i prezzi diminuiscono ed il livello dei profitti si adegua a quello degli altri settori di merci o servizi. Quando l’economia reale non riesce più a valorizzare i capitali in quanto i consumi scendono e la concorrenza internazionale è sempre più estesa ed agguerrita la finanza diviene una sorta di paradiso. Ma c’è un’altra particolarità nella finanza. Il meccanismo di livellamento dei profitti non funziona per una ragione molto semplice, la possibilità di vendita di prodotti finanziari è pressochè illimitata. Non esiste nessuna merce che ha un fatturato pari a 15 volte il PIL del mondo come nel caso dei soli prodotti derivati. Se a questo aggiungete governi e banche centrali ubbidienti pronti a fare politiche monetarie e fiscali che amplificano i profitti il gioco e fatto.

E’ importante a questo punto comprendere quale debba essere l’atteggiamento dei lavoratori di fronte ad un evento di tale portata che avrà sicuramente ripercussioni pesantissime anche nell’economia reale. Dopo la crisi del ’29 il PIL americano crollo del 30%. La gravità di questa crisi, per la portata delle masse monetarie in oggetto, per l’interconnessione di tutte l’economie del mondo, la Cina è il primo paese esposto con gli USA, e soprattutto per i legami indissolubili tra finanza ed economia reale alimentati dalla normativa emanata negli ultimi venti anni, sarà sicuramente maggiore di quella del ’29. A cui segui la seconda guerra mondiale per una nuova spartizione del pianeta. I lavoratori e le lavoratrici debbono separare il proprio destino da quello degli attuali padroni del mondo, che con la loro avidità hanno compiuto la più grande rapina della storia dell’umanità (altro che tangentopoli) ed oggi vogliono far pagare a noi il conto.

Dobbiamo riprendere a lottare per una pensione pubblica e rimandare al mittente la legge del TFR nei fondi pensioni, dobbiamo chiedere intransigentemente l’aumento dei salari oltre l’inflazione e respingere senza esitazioni qualsiasi controriforma dei contratti nazionali che peggiori ulteriormente il nostro potere di acquisto, dobbiamo lottare affinchè si proceda alla nazionalizzazione di tutti i settori strategici del paese per ridurre l’impatto occupazionale derivante dalla crisi, nessun regalo di Alitalia a coloro che si presentano come i salvatori della patria dopo lo scempio che gli stessi hanno compiuto in Telecom dilapidandola, frazionandola e lasciandola con ben 43 miliardi di euro di debiti, occorre lavorare seriamente alla formazione di un vero sindacato internazionale che abbia la capacità di contrastare a livello globale l’azione nefasta delle banche centrali e dei governi liberisti che ci hanno portato a questa drammatica situazione, e per ultimo e non certo in ordine di importanza dobbiamo contrastare senza tregua qualsiasi spinta guerrafondaia tesa ad una nuova spartizione del pianeta.

Rete 28 aprile

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Lettera aperta di una professoressa

Gentile Ministro Gelmini,

in riferimento all’articolo su Repubblica del 5.09.09, “In tre anni taglierò 87.000 cattedre, la scuola è ormai al collasso” e di quello in data odierna, sempre su Repubblica “Mi dispiace per i 200 mila precari ma il loro futuro non dipende da me” vorrei puntualizzare quanto segue:

sono precaria da ormai 18 anni, e ho superato i 50 anni; per quello che può valere (a quanto pare meno di zero) ho conseguito una laurea, due abilitazioni, vinto un concorso ordinario, fatto corsi di formazione, ciò nonostante rientro perfettamente nella tipologia alla quale Lei rivolge l’invito, senza mezzi termini, di cercarsi un altro lavoro, perché nella scuola “l’ultimo treno è partito con le 25.000 assunzioni” dell’ estate passata tra l’altro autorizzate dal precedente ministro, Giuseppe Fioroni.

Mi permetto di dubitare circa il fatto che tutta l’opinione pubblica sia con Lei come continua a dire in varie dichiarazioni alla stampa “L´opinione pubblica è con me, la politica irresponsabile del passato ha rubato il futuro ai giovani della mia generazione, ma sui cittadini italiani del 2020 non si deve scherzare. Il loro destino non può essere oggetto di bassa speculazione politica”, una politica che continua tuttavia a rubare il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori e famiglie legate al comparto scuola.

E mi permetta, bel modo di preparare il futuro dei nuovi cittadini, riducendo le ore di insegnamento e tagliando risorse; il budget del Suo ministero “viene mangiato dagli stipendi dei docenti” non è che forse sarebbe necessario investire? Chiedere un budget maggiore? Molti edifici scolastici sono fatiscenti, ai docenti si chiede di portare avanti progetti, attivarsi nei corsi di recupero, trovare strategie per evitare la dispersione scolastica, tutto questo senza nuovi investimenti, anzi riducendo il personale, a volte si ha come l’impressione che Lei venga da un altro pianeta.

Dalle sue interviste e dal suo operato di questi ultimi mesi si evince che, ovviamente, nuovamente, il Ministero della Pubblica Istruzione è stato affidato a qualcuno che sa di scuola solo quello che ricorda dalla sua esperienza personale dietro i banchi o che desume dal “sentito dire” o da quanto legge sui giornali.

Ha mai provato a gestire una classe di 31 adolescenti? Ha sperimentato cosa significa essere assunta e licenziata per anni di fila, essere costretta a cambiare posto di lavoro, colleghi, alunni ogni anno, per poi sentirsi dire appunto ” hai perso il treno”, per un soffio, ma l’hai perso?

Lei parla di merito, di valutazione dei docenti e di qualità della scuola. Niente da eccepire, nessuno di noi teme di essere valutato, del resto lo siamo ogni giorno, dagli studenti, dalle famiglie e soprattutto dai media che sembrano fare a gara per dimostrare quanto siamo fannulloni. Ovvio solo le cose negative fanno notizia, così gira il mondo!

E’ chiaro che anche la qualità della scuola, che ogni Ministro promette ad ogni cambio di governo, si limiterà, come al solito, a belle parole perché l’unico modo, del resto il più facile, che anche Lei propone per dare qualità alla scuola si basa sui tagli, necessari per migliorare lo stipendio da lei definito “misero” dei docenti meritevoli (tra i quali ovviamente non sono contemplati i precari, forse che precario significa anche non meritevole o non preparato?).

Mi chiedo comunque come possa essere di qualità una scuola che, oltre a tagliare il numero dei docenti, autorizza classi di 31 alunni (quando spesso le aule obsolete riescono a contenerne a malapena 22), propone la riduzione delle ore di lezione e di conseguenza dell’offerta formativa e che, infine, permette che ogni anno vengano assunte e licenziate migliaia di persone.

Dimenticavo: il tutto a vantaggio delle scuole paritarie che, oltre ad incassare notevoli rate dalle famiglie, possono formare classi di pochi alunni e regalare diplomi.

Evviva la scuola di qualità!

Di sicuro non credo che i precari si aspettassero davvero di essere immessi in ruolo tutti in questa tornata di assunzioni ovviamente, precario non è neppure sinonimo di ingenuo, ma sicuramente non si aspettavano questa sua “strategia” operativa: eliminarli, invitandoli a cercarsi un altro lavoro. Soprattutto il suo invito tra l’altro era indirizzato proprio ai precari storici cioè a quelli che hanno anche 50 anni e anche 20 anni di lavoro nella scuola pubblica. E Lei sicuramente dimostra di non porsi nessun problema etico o morale, nel dire a persone che lo Stato, che lei rappresenta, ha “usato” per anni, a suo comodo: “non mi servite più” . E’ vero, afferma di non voler licenziare nessuno, ma solo perché è impossibile licenziare un dipendente pubblico di ruolo se non per gravi e comprovati motivi.

E di nuovo una strategia innovativa: non verranno sostituiti i docenti che andranno in pensione!

Mi chiedo comunque se Lei abbia già visto con la sfera di cristallo, quanti ne andranno alle primarie e quanti nelle medie inferiori e superiori, ma anche se così non fosse, avrà sicuramente studiato in piano di riciclo del personale, che le permetterà di spostare docenti del primo ciclo sul secondo e viceversa, sempre nella prospettiva di una scuola di qualità.

Trovo inoltre vergognoso, che un Ministro di una repubblica considerata democratica, si permetta di dare pubblicamente solo giudizi negativi sui docenti della scuola che rappresenta la cultura italiana.

E pensare che molti docenti avevano apprezzato l’idea di avere un ministro “rosa” e soprattutto giovane. Ma come si sa, il rosa e la giovane età da soli non sono una garanzia soprattutto se guidati e consigliati da qualche altra figura politica che di scuola ne sa un po’ più di Lei!

Concludo ricordandole che il personale della scuola forse ha votato la Sua coalizione di governo, o forse no, ma l’hanno certamente votata migliaia di famiglie che hanno creduto, tra le altre cose, nell’illusione di una scuola migliore, per la quale non ci si limitasse, come sempre, a lesinare risorse, ma, al contrario, si proponessero investimenti degni di un paese del terzo millennio e non del terzo mondo. Ma visto che “la scuola è al collasso”, uccidiamola pure, con il beneplacito dell’opinione pubblica, ovviamente.

ASSOCIAZIONE DOCENTI PRECARI MILANO

Prof.ssa Mariateresa COSSOLINI

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