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Denaro pubblico sperperato e miti della devozione popolare

Nota sull’evento della Sindone a Torino

La spesa preventivata dalle istituzioni locali (Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino) è di 10 milioni di euro: soldi pubblici, versati dai contribuenti – cattolici e non – e utilizzati per finanziare un evento che attirerà nel capoluogo piemontese centinaia di migliaia di pellegrini da tutto il mondo. Le critiche da parte del protestantesimo  investono anche questioni teologiche molto importanti e assai delicate sul piano del dialogo ecumenico. «Come protestanti che non hanno né il culto delle immagini», «né praticano la venerazione di oggetti o reliquie né lucrano indulgenze – ha affermato il pastore valdese Platone – prendiamo distanza da certe pratiche religiose. Dal sangue di san Gennaro al culto di Padre Pio, le cui spoglie mortali sono state riesumate e finemente restaurate a uso dei fedeli, sino al “sacro lenzuolo” di Torino emerge una teologia dell’immagine che intercetta un profondo bisogno di religione».

«Appare, una volta di più – ha aggiunto Platone – l’enorme distanza che ci separa dalla Chiesa di Roma. Al di là della considerazione che il denaro pubblico potrebbe essere meglio investito rispetto all’alimentare queste pratiche devozionali popolari, non credo che i cristiani debbano arrendersi al prorompente bisogno religioso di toccare, vedere, sentire la divinità. Quasi che Dio fosse questione d’immagine. La Parola di Dio da sola, testimoniata nelle Scritture, non è forse sufficiente? L’immagine ha solo un valore pedagogico, didattico. Non mi sembra che l’evangelo vada nella direzione del culto o se si vuole della venerazione di raffigurazioni. Contemplare un ipotetico volto di Cristo, pregare davanti a una reliquia non aggiunge nulla alla fede».

Come quaccheri, rispetto alla posizione valdese, desideriamo solo precisare che “le sacre scritture”  non sono esclusivamente la Bibbia ebraica e il “Nuovo Testamento” ma ogni testo che parla a ciascun* della bontà e dell’immensità del Dio creatore, che sappiano risvegliare i cuori delle persone alla spiritualità, al servizio della Pace, della Giustizia e della Salvaguardia del creato. Osiamo dire anche il cuore di chi non si considera credente, nel rispetto delle sue libere scelte individuali. La ricchezza del mondo quacchero in Europa è quello di comprendere anche chi pensa che “Il Regno di Dio” e’ un impegno a vivere secondo le testimonianze di Verita’, Integrita’, Pace, Uguaglianza, Semplicita’ e Comunita’ a prescindere dalla tradizione religiosa in cui uno e’ nato, come Cristiano, Ebreo, Musulmano, Buddista, Pagano o secolare, ma accetta l’esempio delle vite sacre come Gesù, Maometto, Buddha, etc.,  come esempio e ispirazione. Esiste perfino un ramo universalista che tende al non-teismo, e in alcuni casi fino all’a-teismo (vi sono paralleli con la teologia di Eckhart, particolarmente la Via Negativa). Sono persone comunque molto attive nei campi dei diritti umani, progetti di riconciliazione e lavoro per la pace, oltre che nei movimenti ecologici.

Se – come sostengono i fondamentalisti – la Parola di Dio, contenuta nella Bibbia, sia da considerarsi  “sufficiente, infallibile e pienamente autorevole”, constatiamo come orami questa riesca a non suscitare emozioni, comprensione e senso profondo, anche per chi un tempo era cristiano e – dopo aver frequentato i templi o percorso le proprie esperienze di vita – preferisce la strada dell’abbandono delle Istituzioni. Il movimento di fuoriuscita dalle chiese cristiane in Europa non riguarda più in modo massiccio solo il cattolicesimo (in particolare quello tedesco) ma anche quello di area evangelica (riformata e luterana!).

La nostra certezza di Fede è che il Dio della luce rimane comunque in eterno, oltre le nostre classificazioni e dottrine, oltre i teologici e la loro incomprensione.

Il Dio della Risurrezzione abbraccia tutti gli uomini e le donne del mondo abitato, nonostante la Sindone e il papa di carta. Nonostante, possiamo dire,  i cristiani.

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