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Sinodo valdese: cultura teologica e presenza pastorale femminile

 

 

Non ha lasciato margini di equivoci la predicazione odierna del pastore Paolo Ribet su Deuteronomio 6,4-9:

 

cultura teologica e donne pastore sono il biglietto da visita del popolo protestante. E l’immagine di questo popolo, che non si limita più alle valli piemontesi, si concretizza allorquando sia all’interno del Tempio (stracolmo di persone in ogni ordine di posto) che all’esterno, nel giardino, si levano le mani in alto per accompagnare la discesa dello Spirito santo sulle tre giovani donne pastore consacrate oggi. Giuseppina Bagnato, Joylin Galapon e Caterina Griffante sono emozionate ma non troppo. Hanno già sottoscritto l’antica confessione di fede del 1655.

Nel Sermone perfino una citazione di Benedetto XVI e il valore del confronto non solo con le realtà cristiane ma anche con le altre Fedi viventi. Tutti, o quasi, sperano nelle parole del pastore allorquando si auspica un confronto serrato e perfino duro sul piano teologico in merito alle tematiche all’ordine del giorno, fermo restando il clima di fraternità dell’Assemblea. Sembra quasi di vivere fuori del mondo di plastica a cui siamo ormai abituati dai media di regime. Dove tutto e’ concordato e il copione è già scritto in favore di miracoli e delle icone dell’idolatria c.d. popolare. A partire da Padre Pio, citato dallo stesso Ribet.

Sono posti all’attenzione dei ministri della parola e di tutti i laici convenuti al Tempio la questione del testamento biologico, col caso di Eluana Englaro,  e il grido di dolore degli immigrati in balia delle onde nel canale di Sicilia. Sono in realtà molti altri i nodi da sciogliere. In primis la militarizzazione del territorio nazionale, i diritti civili, le politiche di pace, la povertà nel mondo ma anche in Italia. Hanno partecipato al culto anche diversi ospiti italiani e stranieri, rappresentanti di diverse chiese evangeliche ed organismi ecumenici dell’Europa e degli USA.

Fuori dal Centro culturale valdese – tra l’altro –  una banda di trombettieri della chiesa evangelica del Baden (Germania) suona “Lode all’Altissimo” e molte altre musiche della Riforma. Le persone si fermano ad applaudirli. Domani, in ogni caso, occorre mettersi al lavoro per ascoltare il grido di Dio rivolto non solo a Israele ma a tutti, ciascuno con le proprie responsabilità.

E il compito non è certo semplice. Ma chi ha quasi un millennio di storia può forse farsi intimorire dalle sfide dei tempi? Può permettersi di lasciare il campo a forze evangeliche che vietano la preghiera alle donne nei templi (come capita spesso di constatare nei “Fratelli”), all’isterismo dei fanatici che pensano di disporre, quasi come fosse una proprietà privata, lo Spirito Santo o a lasciare il monopolio del dibattito pubblico agli affaristi conservatori di Comunione e liberazione?

I valdesi partono – a ben vedere – con una mossa di vantaggio: il loro popolo mastica teologia più che le sacrestie del potere. Per un cristiano è tutto quello che gli occorre per poter dire ancora che “la luce brilla nelle tenebre”.  Il compito sta ora ai Sinodali capire dove Dio ha urlato e non è stato capito. Spesso nemmeno dagli stessi cristiani… la Parola non può mai essere incatenata!

 

E lo Spirito ha soffiato. Eccome!

 

Il sito ufficiale che segue l’evento è a questo link http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/evidenza_commenti.php?scelta=comunicati

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Incontriamo i nostri lettori a Torre Pellice, al Sinodo valdese

 

 

Io credo in Dio,

che non ha fatto il mondo già finito

come una cosa che deve rimanere per sempre così

che lo regge non secondo leggi eterne

immutabilmente valide

non secondo ordinamenti naturali

di poveri e ricchi

competenti e non competenti

dominanti e dominati.

Io credo in Dio

che vuole la contraddizione in ciò che è vivo

e il mutamento di tutte le situazioni

per il tramite del nostro lavoro

per il tramite della nostra politica.

Io credo in Gesù Cristo che aveva ragione quando egli

“un singolo che non poteva fare nulla”

come noi

lavorava al cambiamento di tutto le situazioni

e perciò dovette soccombere.

Confrontandomi con Lui io riconosco

come la nostra intelligenza sia atrofizzata

la nostra fantasia spenta

la nostra fatica sprecata

perché noi non viviamo come lui viveva.

Ogni giorno  io ho paura

perché egli sia morto invano

perché Egli è sotterrato nelle nostre chiese

perché noi abbiamo tradito la sua rivoluzione

in obbedienza e paura

davanti alle autorità.

Io credo in Gesù cristo

che risorge nella nostra vita

che noi diventiamo liberi

da pregiudizi e conformismo

da paura e odio

e portiamo avanti la sua rivoluzione

per il suo regno

io credo nello spirito

che con Gesù è venuto nel mondo

alla comunità di tutti i popoli

e alla nostra responsabilità per quello

che sarà della nostra terra

una valle piena di afflizione fame e violenza

o la città di Dio.

Io credo nella pace giusta

che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso

per tutti gli uomini e le donne

nel futuro di questo mondo di Dio.

Amen

 
 

Tratto da “Teologia politica”, di Dorothee Soelle

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