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Giorgio Spini: un diamante italiano

Grazie all’amico Alberto Milazzo ricordiamo qui uno degli evangelici socialisti più importanti nella storia italiana moderna. Si tratta indubbiamente della più alta espressione di impegno etico e fede politica. Alcune prime info di base sono raccolte qui http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Spini . Ecumenici nel ringraziare Alberto anche per il suo piccolo contributo finanziario lo rassicura che appena ci sarà possibile approfondiremo le opere de “il protestante italiano”. E’ una scelta strategica di esplicito rifiuto dei burocrati ecclesiastici – ad esempio dell’Agenzia di stampa NEV – e contestuale valorizzazione del pensiero finalizzato alla ricerca storica, all’analisi e al rapporto reale con la società italiana. In primis coi giovani.

 

NICOLA TRANFAGLIA RICORDA GIORGIO SPINI (2006) [Dal quotidiano “La Stampa” del 15 gennaio 2006 col titolo “Spini, l’uomo della Resistenza che studiava la liberta’” e il sommario “E’ morto a 89 anni il grane storico fiorentino, figlio spirituale dei fratelli Rosselli, Salvemini, Capitini”]

L’ultimo incontro con Giorgio Spini, il grande storico fiorentino scomparso ieri a 89 anni, l’ho avuto due anni fa in Toscana in occasione del 25 aprile. Eravamo stati chiamati tutti e due da alcuni sindaci a discutere del significato storico di quella data e fui colpito ancora una volta per l’entusiasmo fervido che caratterizzo’ l’intervento di Spini. Parlo’ in quell’occasione dell’emozione straordinaria che aveva provato il giorno della Liberazione di Firenze quando era entrato di qua dall’Arno nella citta’ mentre i partigiani stavano combattendo contro l’ultima resistenza dei nazisti e dei franchi tiratori fascisti e dal suo discorso emergeva con chiarezza come per lui che aveva vissuto con disagio e sofferenza gli anni della dittatura quello fosse stato il giorno magico della rinascita e della ripresa di un’esistenza finalmente libera cui da tempo aspirava. Nella sua generazione che ha annoverato altri grandi studiosi, da Franco Venturi ad Alessandro Galante Garrone a Gastone Manacorda, la lotta contro il regime che si conclude con la Resistenza, la Repubblica e l’approvazione di una Costituzione democratica e’ l’evento centrale decisivo per la loro formazione politica e culturale.

La sua era una famiglia approdata nel secolo precedente alla fede protestante e, nell’ultima opera autobiografica La strada della Liberazione.

Dalla riscoperta di Calvino al Fronte dell’VIII Armata pubblicato tre anni fa dalla Claudiana, Spini aveva spiegato con grande lucidita’ come la fede religiosa e quella politica volta agli ideali di democrazia e di liberta’ si fossero incrociate e fortificate a vicenda e lo avessero portato a vedere in Gaetano Salvemini, nei fratelli Carlo e Nello Rosselli e poi in Aldo Capitini i suoi maestri ideali. Cosi’ aveva aderito al partito d’Azione e si era legato a Piero Calamandrei e alla rivista “Il Ponte” su cui aveva scritto molti memorabili articoli e saggi sulla storia d’Italia.

Un’altra caratteristica essenziale del suo lungo lavoro di storico era stata la larghezza degli orizzonti di ricerca e di interesse che spaziavano dallo stato mediceo fiorentino nei secoli decisivi della sua ascesa alla storia religiosa dell’Italia e dell’Europa tra Rinascimento e Riforma, dal ruolo dei protestanti nel Risorgimento italiano all’influenza della Spagna nei primi tentativi di rivoluzione agli inizi dell’Ottocento. E’ difficile dire se il suo capolavoro sia stato il magistrale ritratto di Cosimo I dei Medici pubblicato nel 1945 e piu’ volte ritoccato e integrato fino all’edizione degli anni Settanta o invece il bellissimo saggio dedicato alla Giovane America e pubblicato da Einaudi nel 1968 in cui lo storico ripercorre la riflessione che gli storici americani fecero per piu’ di due secoli, dai Padri Pellegrini all’Indipendenza, e mette in luce, in maniera eccezionalmente chiara e convincente, il senso della ricerca identitaria degli americani nei secoli decisivi di formazione della loro nazione.

E un forte interesse per la dimensione didattica della ricerca storica, favorito da uno stile limpido e letterariamente pregevole, che gli consentirono negli anni Sessanta di scrivere uno dei manuali che ebbero maggior successo nelle scuole italiane per alcuni decenni e che ancor oggi si leggono come un esempio di testo aperto ai non addetti ai lavori e scritti anzi in modo da attrarre chi si avvicina alla storia partendo da altri interessi e altre esperienze (Storia dell’eta’ moderna da Carlo V all’Illuminismo, 1960).

La prima volta che lo avevo incontrato e’ stato invece molto tempo fa quando studiavo a Firenze, nella casa di Maria vedova di Nello Rosselli, la giovinezza di Carlo Rosselli. Allora mi rimase impresso il forte interesse dello storico fiorentino per la Firenze del primo decennio del Novecento, delle riviste letterarie che avevano avuto una notevole influenza sulla famiglia Rosselli. Ricordo che segui’ i miei studi in modo costante e quando usci’ il mio libro mi scrisse una lunga lettera di osservazioni, una sorta di dibattito alla pari, lui storico di fama internazionale (con molti anni di insegnamento nelle universita’ americane) con un giovane che incominciava allora a pubblicare la sua prima opera di impegno scientifico. Tra gli storici accademici, lui e l’indimenticabile Sandro Galante Garrone, erano le eccezioni, non la regola, per un rapporto democratico e paritario con i giovani allievi.

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