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Dr. Maurizio Benazzi in Sufi Congress

In inglese la stessa relazione interfede fra monoteismi

Ecumenics and Quakers

It is not easy to talk for twenty minutes and resume, on one hand, the signs of hope in the dialogue between Christians and Muslims and, on the other, between Jewish people and Muslims, but I will try.

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First of all, thank you very much to professor Mandel to be here and I send my best regards to the Sufi Brotherhood and to the organizing committee. The consideration and love for the edification of the peace encourage us to look for new theological paths, real projects made of commitments and enterprises of musical nature too, just to test exactly where we arrived with the quest for a common Faith which comes from Abraham. This pursuit – although in Italy they speak at least about it, and very often we find not well prepared theologians or not updated  to recent works made in the not far University of Munich – risks…

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Una nostra pagina del 2008 e ancora attuale

Una nostra Pagina storica del 2008 , tradotta anche in inglese e ancora attuale più che mai. Scritta quando ero un protestante …Al primo Congresso Sufi in Italia

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I segni della speranza

Dedicato alle amiche e agli amici che mi hanno sostenuto nella libertà di coscienza

  1. Benazzi

La traduzione in inglese a fondo pagina è curata da Roberto Pavan

Milano: dal 13 al 23 ottobre 2008

La Confraternita dei sufi Jerrahi-Halveti in Italia

e l’Associazione culturale “Le Ultime carovane”

organizzano a Milano un Simposio internazionale

di Cultura e Spiritualità:

Le Grandi Religioni per la Pace

(Films, concerti, conferenze, mostra e tavole rotonde).

 

 

 

I segni della speranza: Parole, progetti e musica. Di Maurizio Benazzi, teologo indipendente

www.ecumenici.it

 

Non è semplice dare conto in 20 minuti dei segni della speranza nel dialogo cristiano – islamico e ebraico-islamico ma ci proviamo; Grazie prof. Mandel per l’invito e un caro saluto alla confraternita sufi e agli organizzatori tutti. Il rispetto e l’amore per la costruzione della pace ci stimolano a ricercare percorsi teologici, progetti concreti di impegno e iniziative di carattere anche musicale per verificare a che punto siamo esattamente nella ricerca di quella che viene ormai definita come comune Fede abramitica. La ricerca – nonostante in Italia non se ne parla nel modo più assoluto e troppo spesso i teologi stessi sono impreparati o non aggiornati sul lavoro ad esempio fatto nella non lontana Università di Monaco – rischiamo di dire cose parziali.  Molti di loro, consapevoli del clima di cautela nelle tradizioni religiose ma anche di ignoranza (madre soprattutto di pregiudizi ad ogni livello), si limitano a ripetere luoghi comuni.

Le tesi di grandi teologici, come ad es. Hans Kung, di fatto possono essere oggi considerate in gran parte superate. Penso alle risposte esposte dal cattolico Gerhard Gaede nel testo “Adorano con noi il Dio unico” pubblicato da Borla lo scorso gennaio. Un invito dunque per i cristiani cattolici ad equipaggiarsi per il cammino della ricerca. Non basta essere uomini di buona volontà.  In ogni caso non mi sostituirò agli interlocutori cattolici che seguiranno. Un saluto particolare a Don Bottoni e a tutti voi. Il Concilio Vaticano II ha del resto offerto tesi molto interessanti, nonostante nel 2006 Ratisbona abbia segnato una svolta non certo incoraggiante. Occorre cari cattolici lasciare segni di speranza alle future generazioni di ogni latitudine e longitudine geografica. I semi che si lasceranno lungo il percorso germoglieranno quando meno ce lo aspetteremo.

Un botanico statunitense Jack Harlan nel 1948 stava raccogliendo piante in Turchia. Trovò una varietà di grano che non sembrava valesse la pena di essere raccolta: “Era il grano più brutto che avessi mai visto. Rendeva poco e spesso marciva prima di essere raccolto”. Questo botanico morì nel 1982 ma i semi raccolti allora e depositati nella più importante banca dei semi dell’agricoltura mondiale nell’arcipelago delle Svalbard, nelle coste settentrionali della Norvegia, ha consentito recentemente di sconfiggere la ruggine del grano, una malattia che ha messo in ginocchio l’agricoltura statunitense del nord-ovest. Quel grano tanto brutto è servito alle generazioni di oggi per fronteggiare una crisi alimentare, attraverso la creazione di varietà di grano che avevano la stessa caratteristica di quei semi ignorati allora…

Fra islam e cristianesimo si trovano indubbiamente radici comuni profonde: essere creature di Dio e essere sottomessi a Dio, essere responsabili di fronte al tribunale divino, considerare l’essere umano come vicario e servo di Dio, la necessità della lotta per un mondo migliore, più giusto e battersi per i giovani, che possono essere conquistati solo quando l’egoismo degli esseri umani viene sopraffatto dall’amore e dallo spirito di sacrificio. Abbiamo scoperto, grazie anche ad una recente maggiore fiducia reciproca, una teologia pratica e un’ecologia (Dio come padrone della terra) grosso modo uguali nelle fondamenta e dall’altro lato tutti riconosciamo una comune necessità della conversione continua. Abbiamo constatato inoltre che islam e cristianesimo sono iniziate in un clima di persecuzione e che entrambi dobbiamo garantire che non si esaudisce la volontà di Dio se le persone devono fuggire a causa della Fede e che l’amore del prossimo, ci consente di riconoscere la dignità di tutti gli esseri umani e soprattutto il dovere dei più forti di assistere i più poveri.

Il metropolita ortodosso Georges Khodr, nel rinomato Istituto San Sergio di Parigi (il pensatore del “Christ qui dort dans les autres religions”),  non solo aveva affermato che il Corano è un legittimo testo di meditazione ma aveva auspicato per i cristiani un atteggiamento di pazienza e pace profonda, una comunione segreta con tutti gli esseri umani e una piena fiducia nella realizzazione escatologica del piano di Dio. Ricordava ai cristiani d’oriente ma è stato ospite anche al monastero di Bose che “Cristo non è un’istituzione, bensì valore, atto, trasformazione dei cuori nel senso della dolcezza, della semplicità dell’umiltà, del gihad (parola che significa sforzo, impegno attivo e non guerra come traducono abitualmente in occidente o i fondamentalisti islamici) per coloro che soffrono.

Il dialogo auspicato fin dopo la seconda guerra mondiale nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (ove hanno piena rappresentanza protestanti, veterocattolici, ortodossi e anglicani), è di fatto iniziato dopo la c.d. guerra arabo israeliana detta dei sei giorni del 1967. Motivi politici hanno impedito precedentemente il suo sviluppo e ancora oggi si fatica per tanti ragioni a coinvolgere ad es. le donne nel processo di discussione ad alto livello. Di fatto esiste in Italia un “il confino informativo” di ebrei e islamici ad una giornata di cultura ebraica o ancora di dialogo con l’Islam. Come responsabile della newsletter Ecumenici (www.ecumenici.eu ) non ho esitato a scrivere che si tratta di un limite strutturale del dialogo stesso. Fermo restando che comunque ne diamo conto. Il pochissimo è sempre meglio del nulla e il dialogo rimane sempre “un canto d’amore piacevolmente cantato” (Ez. 32,22).

Ogni schema di sintesi è di per sé limitato ma oggettivamente l’analisi del teologo evangelico di Monaco Reinhard Leuze mi sembra interessante: in primis si riconosce il Corano come una scrittura rivelata analoga alla Bibbia, sebbene il concetto proprio di rivelazione sia differente per l’islam e il cristianesimo, e si comprende insomma l’islam come una via di salvezza ordinaria. Il profeta Muhammad si colloca – consapevolmente – nella tradizione di fede monoteista e il messaggio da lui annunziato dovrebbe essergli stato rilevato dallo stesso Dio di ebrei e cristiani; in altri termini avrebbe eseguito un incarico da parte di Dio. Vi è quindi un soggetto unitario dell’unica storia della salvezza. Il Corano figura come la più recente delle rivelazioni divine e come conclusione provvisoria della storia della rivelazione. Il perché di questa rivelazione ulteriore rispetto a Gesù Cristo potremmo individuarla oggi ad es. nelle diffuse forme di devozione popolare che appaiono come un sincretismo semipagano non più sensibile alla trascendenza e inconcepibilità di Dio. Ma soprattutto alla conversione di interi popoli pagani al monoteismo.

Faccio presente che i cristiani del resto non hanno mai adottato tutta la legge mosaica della Scrittura d’Israele e nonostante questo aspetto di non secondaria importanza continuiamo a considerare tutta la Bibbia come Sacra Scrittura e Parola di Dio in quanto interpretata come Antico Testamento. Per noi protestanti la Parola di Dio è testimonianza umana ispirata da Dio e che vive ancora grazie al soffio dello Spirito nel credente. Vi sono del resto nella Bibbia contraddizioni ed errori storici o scientifici ( pensate allo spessore delle mura di Gerico, allo spessore dell’Arca dell’Alleanza o al fatto di includere la lepre fra gli animali ruminanti), che non compromettono il carattere di Parola di Dio. E in questo senso che possiamo recepire il Corano e considerare ad esempio le sue singole affermazioni contrarie al cristianesimo non necessariamente come Parola di Dio contraddicente la fede cristiana. Chi considera la Bibbia come dettata parola per parola da Dio sono gli evangelici non protestanti ossia gli evangelicali e i pentecostali che non accettano né ora ne mai alcun colloquio, alcun dialogo con l’islam. L’islam in questo senso ha per me e per molti protestanti un posto privilegiato fra le religioni. E’ indubbio che solo una persona piena di Spirito Santo possa scorgere questo Spirito già operante nella molteplicità religiosa in cui gli uomini si indirizzano. Lo spirito è donato infatti a tutta l’umanità e il Logos va solo dove lo Pneuma è già presente (Luca 1,3). Uno zwingliano queste tesi le ha masticate fin dal XVI secolo, in varie forme e direzioni. Per questo posso chiamarvi fratelli aventi in comune una prospettiva di pienezza ecumenica ed escatologica. Dove a Dio spetta l’ultima parola in fatto di Rivelazione finale.

Rileggendo Eb 1,1-2 sostengo come fa il teologo cattolico Gaede che “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri (aggiungiamo noi: E PARLERA’ ANCORA MOLTE VOLTE

(…)

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Guerra e pace: un contributo islamico

Riflessione della settimana:

 

Accuso nel mio libro (Il Regno di Dio è in Voi) i dottori della chiesa d’insegnare una dottrina contraria ai precetti del Cristo, nettamente formulati nel Sermone della montagna e contraria soprattutto al comandamento della non-resistenza al male e di togliere questo fatto alla dottrina del Cristo tutta la sua importanza.

(Leone Tolstoi) 

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Proponiamo uno degli scritti dell’amico sufi, invitandovi a consultare il sito della Confraternita di cui è Vicario generale in Italia: è il rinnovo di un’amicizia che anche nella distretta di una malattia ci trova partecipi alle sue vicende personali e comunitarie. Tutti i siti più significativi o raccoglitori di link di siti li trovate nella nostra pagina iniziale del sito www.ecumenici.eu , anch’esso questo mese raggiunge il livello record (per noi) di visite e pagine viste.

Il Suo apporto alla causa della Pace è fondamentale in Italia e nell’area islamica, E’ un patriota e riconosciuto tale dalla stessa Turchia, le cui autorità religiose, universitarie e governative non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno e apprezzamento.  E’ facile che stringa amicizia con un rabbino persiano, un frate milanese o un noto cantante siciliano come Battiato.  Sono fatti del tutto naturali nella sfera spirituale di coloro che non spengono la luce interiore.

Noi ne vediamo sempre il chiarore. Ringraziamo l’Altissimo e  il Misericordioso per la Grazia di averci fatto conoscere questa stella che indica la direzione dell’Oriente.

Virgilio Eneide (XI, 362). “Nulla salus in bello: pacem te poscimus omnes.”

(Nessun bene dalla guerra; Pace, noi tutti ti invochiamo). 

GUERRA E PACE

 Premessa

Un bicchiere d’acqua. Se lo rovescio l’acqua cade, e giunta a terra, se vi è una fessura, penetra sempre più in basso, sempre più nel profondo buio. Perché salga al cielo occorre che io la faccia bollire affinché divenga vapore acqueo grazie al fuoco e al tempo. Così è l’uomo: affinché non cada in basso è necessario uno sforzo costante, buona volontà, attenzione. Le religioni, tutte le religioni lo aiutano a seguire le vie del bene, a sfuggire alle tentazioni di questo basso mondo che come seduzioni diaboliche lo vogliono trascinare al godimento temporale, ma contemporaneamente al male.

Così è anche la religione islamica. Nonostante che in suo nome – così come è avvenuto anche per le altre religioni – integralisti, estremisti, terroristi, gente insomma malvagia, egoista, deviata e senza raziocinio alcuno trascinino il nome dell’Îslâm nel fango, anche se l’Îslâm in questo non c’entra proprio per nulla, anche se le loro azioni sono esattamente il contrario di ciò che l’Îslâm insegna.

Il male è forte, ed è necessaria una grande forza per contrastare la malvagità di politici corrotti, di esseri in mala fede, degli arrivisti egoisticamente impazziti, dei detrattori di questa e di ogni altra religione. Chi parla male di una religione, l’Îslâm o qualsiasi altra, non capisce la luce della Fede che è in ciascuna di esse, e nega a se stesso la bontà divina che Dio ha comunque concesso ad ogni essere umano, poiché “ogni” essere umano è sua creatura.

La pace

Il saluto usuale di un musulmano è: âlSalâm âleikum, la pace sia con voi. E, dice il Corano(36ª58): La parola di Dio è “Pace”. I cattolici hanno la bellissima frase Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis. “Pace agli uomini di buona volontà” è anche un concetto che si legge nel Corano, Corano in cui la parola “pace” è citata trentacinque volte. Dice il Corano (10ª25): Dio chiama al soggiorno della Pace, e dirige chi Egli vuole sulla via diritta. (15ª46) Entrate[ in Paradiso] in pace e con sicurezza. (16ª32) Le persone che sono buone vengono chiamate dagli angeli, che dicono loro: “La Pace sia con voi; entrate in Paradiso, come ricompensa delle vostre azioni”.

La pace è anche la qualità dei maggiori profeti. Si legge infatti nel Corano: (20ª47) [Gli angeli dissero a Mosè:] “Pace su chiunque segue una giusta Via”. (19ª15) Di Gesù il Corano dice: La pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà, e il giorno in cui verrà resuscitato vivo. (19ª33) E ancora nel Corano Gesù stesso ripete: La pace su di me il giorno in cui io nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato vivo.

Vediamo ora l’attualizzazione della pace fra le varie comunità del mondo, ossia fra i diversi gruppi etnici e religiosi della terra. Dice il Corano (11ª118): Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità. E in 16ª 93: Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica. La varietà di comunità serve dunque, sempre come dice il Corano, perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l’una l’altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre.

Certo, queste comunità spesso hanno disatteso l’unità universale che è in definitiva l’unità dell’Uno in assoluto, Dio. Sarebbe necessario oggi recuperare la dimensione religiosa delle varie culture umane, ed ogni credente, di qualsiasi religione sia, dovrebbe capire che tutte le religioni partono da un unico ceppo; sono tutte frammenti di un unico grande specchio, e come ci si può specchiare nello specchio intatto, così ci si specchia (parzialmente) in ogni suo frammento. Questo è senz’altro il primo, essenziale passo, verso la pace universale.

Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse: “Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica”. Questo non è “superamento” della religione, ma “rispetto” d’ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.

La guerra

In arabo “guerra” si dice harb, termine che appare nel Corano 9 volte. Anche qitâl, muqâtâl, radicale che si legge nel Versetto 2ª190: Combattete [qâtilûâ] sulla Via di Dio quelli che vi combattono, ma non eccedete. Certo, Dio non ama quelli che eccedono. Il termine “lotta” 9 volte. “Combattimento”, in modo esplicito ed implicito, in tutti i suoi significanti e tutte le sue accezioni, 30 volte.

Il termine jihâd significa “sforzo”, ed appare nel Corano cinque volte, indicando chiaramente lo sforzo che ognuno deve compiere all’interno del sé per vincere le proprie passionalità terrene ed i propri egoismi. In Occidente è stato tradotto a volte con “Guerra santa”, termine quest’ultimo coniato da Pietro l’Eremita nel 1096, quando organizzò la Prima Crociata; ma è una traduzione del tutto errata e capziosa. In arabo Guerra santa si dice âlharam âlqitâl, o anche âlharb âlquds, termini che non appaiono mai nel Corano, per il quale dunque, in effetti, nessuna guerra è santa.

Si tenga presente, comunque, che il Corano, come la Bibbia, è anche un libro storico; quindi dà relazioni di battaglie del tempo del Profeta, e tali accenni al combattimento sono da riferirsi al tempo e alle circostanze, e non fanno parte dei precetti religiosi.

D’altronde il Corano dice (17ª33): E, salvo un diritto, non uccidete la vita; Dio l’ha resa sacra. E in 5ª22: Abbiamo prescritto (ai figli di Israele) che chiunque uccide un essere umano non colpevole d’assassinio o di corruzione sulla terra è come se avesse ucciso tutta l’umanità; e chiunque gli concede salva la vita, è come se facesse dono della vita a tutta l’umanità.

Riguardo a ciò ecco un chiaro hadîth del Profeta: “Quando due musulmani si gettano l’uno contro l’altro con la spada in mano, entrambi, assassino e vittima, andranno all’inferno (Bukhârî, II,22).” E ancor più specifico, il Corano ingiunge, in 4ª93: Chiunque uccide un credente, la sua ricompensa è l’Inferno, e vi rimarrà in eterno. E su di lui la collera di Dio e la Sua maledizione, e gli prepara un castigo enorme.

Per il Corano, come ho detto, la guerra è solo di difesa, ed è autorizzata in casi specifici. 22ª39-40: Ne è data autorizzazione a coloro che sono attaccati, dal momento che in verità sono lesi (e Dio è certo atto a soccorrerli); e a coloro che sono espulsi dalle loro dimore senza diritto (solo perché dicevano: “Dio è il nostro signore”). Se Dio non difendesse le genti deboli quando contro di esse muovono guerra le genti malvagie e violente, le abbazie verrebbero demolite, e così le chiese, le sinagoghe, le moschee, in cui il Nome di Dio è molto invocato. Dio sostiene coloro che Lo adorano. Dio certo è forte, è potente.

Quindi: nessuna guerra di religione. Nessuna guerra per imporre la religione. Lo dice il Corano (2ª256) Nessuna costrizione in fatto di religione: la giusta direzione si distingua da sé dall’errore, e chiunque rinnega il Ribelle e crede in Dio ha afferrato l’ansa più solida, che non si spezza. Dio sente e sa. Ancora nel Corano (23ª62) Dio dice: Io non costringo nessuno, se non secondo le sue capacità. E nessuno verrà leso, poiché il detentore del Libro che dice la verità sono Io. D’altronde il Corano vieta di considerare ebrei e cristiani come nemici dell’Îslâm a causa della loro religione, poiché dice (29ª46): Con le genti del Libro parlate in modo cortese (salvo che con coloro che sono ingiusti). E dite loro: “Crediamo in ciò che è stato rivelato a voi e in ciò che è stato rivelato a noi; il nostro Dio è lo stesso vostro Dio. A Lui noi siamo sottomessi”.

Va considerato inoltre che per il Corano, la religiosità non consiste soltanto nel seguire un ritualismo, e basta. Il Corano enuncia chiaramente: (2ª177) La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste […] nel dare per amor Suo dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell’osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono veri credenti quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, che sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere. E ancora (25ª63-76): Ecco come sono i servi del Misericordioso: camminano sulla terra con umiltà; quando gli ignari si rivolgono loro, dicono loro: “Pace” […]. Quando dispensano, non sono né prodighi né avari, poiché il giusto sta nel mezzo; e non invocano altra divinità accanto a Dio; e non uccidono anima alcuna se non secondo diritto, perché Dio l’ha proibito; e non compiono atti osceni; chiunque lo fa incorre nel peccato, avrà un castigo doppio il giorno della resurrezione, e rimarrà oppresso dall’ignominia, a meno che non si penta, creda e compia opera buona; perché a quelli Dio muterà il male in bene – perché Dio è perdonatore, compassionevole. E non testimoniano falsamente, e passano nobilmente attraverso la vanità; e quando i versetti di Dio sono recitati non rimangono sordi e ciechi. E dicono: Signore, da’ a noi, alle nostre mogli, ai nostri discendenti, la serenità; e fa’ di noi un esempio ai fedeli”.

Poi chiaramente il Corano indica quale deve essere l’atteggiamento del musulmano nei confronti delle altre religioni rivelate: (2ª 62) Sì, i musulmani, gli ebrei, i Cristiani, i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di loro nessun timore, e non verranno afflitti.

(2ª136) Dì: noi crediamo in Dio, in quel che ci ha rivelato, e in quello che ha rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, alle Tribù, in quel che è stato dato a Mosè e a Gesù, e in quel che è stato dato ai profeti dal loro Signore: noi non facciamo differenza alcuna con nessuno di loro. E a Lui noi siamo sottomessi. (5ª 68-69) Dì: Genti del Libro, sarete sul nulla fintanto che non seguirete la Thora, il Vangelo e ciò che vi è stato rivelato dal vostro Signore […]. Sì, i musulmani, gli Ebrei, i Sabei, i Cristiani – chiunque crede in Dio e nel Giorno ultimo e compie opera buona -nessun timore per loro e non verranno afflitti.

(4ª163-165) Sì, noi ti abbiamo fatto rivelazione, come Noi abbiamo fatto rivelazione a Noè e ai profeti dopo di lui. E noi abbiamo fatto rivelazione ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, e alle Tribù, a Gesù, a Giobbe, a Giona, ad Aronne, a Salomone, e abbiamo dato il Salterio a Davide. Per comunicare con Mosè Dio ha parlato. E vi sono dei messaggeri di cui ti abbiamo narrato in precedenza, e messaggeri di cui non ti abbiamo narrato, messaggeri annunciatori e messaggeri avvertitori, affinché dopo i messaggeri non ci fossero più per le genti argomenti contro Dio. E Dio è Potente e Saggio

Ma continuiamo a leggere che cosa dice il Corano a proposito della tolleranza interreligiosa: (9ª6) Se un idolatra ti chiede asilo, concedigli asilo. Ascolterà la Parola di Dio. Poi fallo giungere in un luogo per lui sicuro. Ciò perché in verità è gente ignara. (18ª29) La verità emana dal Signore. Creda chi vuole, non creda chi non vuole. E inoltre il Corano afferma il rispetto per i culti di tutte le religioni: Dio dice (22°67) Ad ogni religione abbiamo dato i suoi riti che vanno osservati. Perciò non discutano con te: invitali al Signore, e allora sarai su una giusta Via.

D’altronde lo stesso Profeta disse: “Tre sono i nemici dell’Îslâm: gli estremisti, gli estremisti, gli estremisti.” Nulla vieta di intendere come estremisti sia gli integralisti, sia i terroristi. **

Oggi tutti invocano la pace, ma secondo i concetti di Seyyd Hossein Nasr, grande filosofo iraniano contemporaneo, “La Pace non è mai raggiunta proprio perché dal punto di vista metafisico è assurdo aspettarsi che una cultura consumistica ed egoistica, dimentica di Dio e dei valori dello spirito, possa darsi la pace. La pace fra gli esseri umani è il risultato della pace con se stessi, con Dio, con la natura, secondo una componente etica che abbia superato false morali, preconcetti, interessi unilaterali e presuntuose ignoranze. Essa è il risultato dell’equilibrio e dell’armonia che si possono realizzare soltanto aderendo agli ideali precipui delle correnti mistiche. In questo contesto è quindi di vitale importanza la pace fra le religioni.

“In tema di pace va poi detto qualcosa a proposito della “pace interiore”, che oggi gli esseri umani cercano disperatamente tanto da aver favorito l’insediamento in Occidente di pseudo-yoghi e di falsi guaritori spirituali. In realtà si avverte per istinto l’importanza dell’ascesa mistica ed etica, ma ben pochi accettano di sottoporsi alla disciplina di una tradizione autentica, la sola che possa produrre effetti positivi”. (fine citazione)

Il senso della pace, insomma, non è ancora il senso cosciente della condizione umana, quale la fede in Dio e l’adesione sincera alla religione (qualsiasi essa sia) suscitano autenticamente in ogni essere umano.

I Sufi dicono che l’Ebraismo è la religione della SPERANZA, il Cristianesimo è la religione dell’AMORE, l’Islâm è la religione della FEDE. Ed ecco: questo è il terzo polo, equilibrio delle vicende umane in tutta la loro estensione: la Fede, la Speranza e l’Amore, origini della mistica, della spiritualità, dei valori sublimati che ci conducono alla comprensione di Dio, nostro Signore unico ed assoluto, il Creatore di tutto. La comprensione dei “valori dell’altro”, il giusto equilibrio fra rispetto e reciproca conoscenza, sono i valori eminenti che possono restituire al mondo, dopo due millenni di incomprensioni e di lotte fratricide, la pace cui tutti gli “uomini di buona volontà” ambiscono.

Nella Bibbia Dio chiede a Caino: “Caino, dove è tuo fratello Abele?”. Il più alto grado di comprensione di Dio, la settima tappa nella evoluzione mistica, è simbolizzato per i mistici musulmani, i Sufi, dai termini “ritmo e simmetria”. Secondo la simmetria, tocca allora a noi porci la domanda: “Uomo, dove è Caino?”; e tocca a noi scoprire che è in ciascuno di noi. Il nostro sforzo, il nostro jihad maggiore, è vincere questo nemico di noi stessi che è in ciascuno di noi, ed operare una comprensione del cuore verso tutte le creature di Dio. Poiché tutto ciò che è in questo mondo fenomenico è creato da Dio, e allora noi siamo tutti fratelli. Voglia Dio che noi si sia fratelli di Abele, non di Caino, ma spetta a ciascuno di noi – in prima persona – compiere lo sforzo individuale per esserlo.

Concluderò infine con una novelletta, che nel 1946 pubblicai nel “Corrierino dei Piccoli” sotto lo pseudonimo di Manlio Gabrielli.

All’inizio dei tempi, vivevano su una splendida isola tropicale Serenità, Buon Umore, Saggezza, Gratitudine, Perseveranza, Amore, e Bontà. Un brutto giorno approdò a quell’isola la Malvagità, e l’isola cominciò a tremare. Tutti seppero che da lì a poco si sarebbe sprofondata nell’Oceano – accade anche alle cose migliori – e i sette compagni cercarono di mettersi in salvo sull’unica nave che possedevano.

Essa però aveva solo cinque posti. Allora l’Amore, poiché amava tutti, e la Bontà, nella sua infinita bontà, dissero agli altri di imbarcarsi, e rimasero nell’isola pericolante. Poco dopo passò la nave della Ricchezza, e i due chiesero: “Ci puoi portare con te?” “Non posso – rispose. – Ci sono troppo oro e troppi gioielli sulla mia nave, non c’è più posto per nessuno.”

Poco dopo passò la nave dell’Orgoglio, che alla domanda d’aiuto diede questa riposta: “Non posso: qui ogni cosa è così superbamente perfetta, che se imbarcassi anche voi mi rovinereste tutto.”

Passò poi la Depressione, che a sua volta rispose: “Sono così sconsolata e triste che ho bisogno di rimanere sola.” Anche l’Ignavia passò, ma quasi senza sentire le grida di richiamo, perduta com’era nella propria indolenza.

Ed ecco, quasi al limitare del disastro, avvicinarsi veloce la barca del Tempo, agile e snella, a vele spiegate. Ascoltò Amore e Speranza e disse: “Il mio naviglio è leggero, e deve correre rapido. Perciò porto con me solo Amore.” In effetti solo il Tempo sa quanto vale l’Amore.

Ed ecco ultima, proprio ultima, passare una piccola nave. La Bontà chiese aiuto, fu imbarcata, e dopo lunga navigazione eccoli giungere alla terra ferma. La Bontà, alla fine in salvo, si volse allora alla sua salvatrice e chiese: “Adesso dimmi chi sei. Come ti chiami?” E quella: “Io sono la Speranza.”

* * *

* Atteniamoci al vocabolario: dal radicale J-H-D, ricchissimo di morfemi, abbiamo il verbo di prima forma jahada (fi): sforzarsi, applicarsi con zelo, usare diligenza; di quarta forma âjhada: incitare al bene, spronare allo zelo, applicarsi, affaticare; di ottava forma îjtahada: applicare il proprio acume a trarre norme giuridiche dal Corano e dagli âhâdîth. Il muj-tahid è il dotto che trae le norme giuridiche, il dotto nelle scienze teologiche, il diligente, lo zelante; la îjtihâd è l’applicazione, l’assiduità, l’iniziativa zelante, il lavoro fatto dai dotti per trarre norme giuridiche; juhd è lo sforzo, l’applicazione, come jahd (plurale juhwd): assiduità, applicazione, abilità, lavoro, fatica. Nel Corano è ben distinto il “piccolo sforzo” (âlJihâd âlÂAsghar) che può essere accorpato alla guerra difensionale, dal “grande sforzo” (âlJihâd âlÂkbar), che è lo sforzo esercitato da ciascuno all’interno di se stesso per evolvere, vincere le proprie passioni, educare la propria psiche.

Gabriele Mandel khân, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti

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Lettere dall’Italia e dal mondo

Mi chiamo Lance Muteyo, e sono nato il 22 di agosto 1982 ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, nell’Africa meridionale. Sono un poeta e suono ben sette strumenti tradizionali del mio paese. Alcuni miei lavori (poesie e opere di teatro) sono pubblicate sul sito www.poetry.com . Sono autore del libro chiamato “African Prophecies” (Profezie africane). Ho vissuto in Italia per un anno e mezzo e ho partecipato alla Conferenza per la Pace Mondiale delle Chiese Battiste.

Sono uno dei coordinatori di un Programma per le adozioni a distanza che è sostenuto dall’associazione UCEBI, in collaborazione con la Convenzione delle Chiese Battiste dello Zimbabwe. Tantissime famiglie italiane sostengono all’incirca un migliaio di orfani, i cui genitori sono morti di AIDS. In più, qui in Zimbabwe si è verificata da poco una epidemia di colera che ha ucciso alcune centinaia di persone. la maggioranza della popolazione, incluso me, non ha accesso ad acqua potabile. Di conseguenza, è stata creata una associazione tra la Emmanuel Baptist Church di Harare, la mia chiesa, nella persona del Reverendo Chiromo e l’UCEBI. Questo progetto ha permesso la realizzazione di due pozzi, da cui hanno tratto beneficio circa 150.000 abitanti di due zone residenziali.

Lavoro anche come volontario in funzione di Direttore del Gruppo d’Arte dei Cristiani africani per la lotta all’AIDS (AChrA Network), un gruppo autonomo sotto il coordinamento della Emmanuel Baptist Church. Utilizziamo saperi di cultura locale per combattere questa pandemia. Perciò, cerchiamo di ricostruire il tessuto sociale tra i Cristiani e la comunità in generale per cercare di capire soluzioni casalinghe che sono facilmente accessibili ed economiche. Molti giovani stanno assassinando la loro cultura a causa delle forze livellatrici della globalizzazione e sfortunatamente la chiesa viene usata come uno strumento di erosione culturale per uccidere la cultura natia. Sì, questa è la mia trovata e la base per la rivelazione spirituale partita dal reverendo C. Chiromo, il mio pastore.

Sono un Cristiano e sono pienamente coinvolto nella vocazione sacerdotale. Ho trascorso la maggior parte del mio tempo libero nella recitazione di poesie e nella scrittura di opere teatrali.

Sono uno dei maggiori scrittori della mia generazione in Zimbabwe e tutte le mie storie cercano di preservare le credenze africane o ciò che noi chiamiamo “ubuntu”. 

Possiedo una laurea in Sociologia ed Antropologia ottenuta presso l’Università dello Zimbabwe. Svolgo l’attività di terapeuta di famiglia, di psicologo, di “counsellor” e di professionista in ricerche di risorse umane.
 
La situazione in Zimbabwe è per ora sotto controllo rispetto a due mesi fa. La situazione politica è migliorata ma quella economica è ferma, giacché circa il 90 % della popolazione non ha assolutamente forme di sostentamento. In Harare, il problema principale è l’approvvigionamento idrico e della sanità, ma ci stiamo attivando per sconfiggere il colera e migliorare l’igiene pubblica. Usando le parole di Martin Luther King, ciò che deve succedere succeda. La situazione è veramente dura, ma noi siamo più forti.

Il futuro della popolazione ad Harare è luminoso e io ti darò ulteriori informazioni fra tre mesi.

Il problema in Zimbabwe sono le sanzioni politiche provenienti dai governi Europei e dal governo Americano, ma noi tutti speriamo che le cose miglioreranno, come sembra stia succedendo. Noi diciamo, sfortunatamente quando due elefanti combattono a soffrirne di più le conseguenze è l’erba che calpestano, e in questo momento lo Zimbabwe è l’erba che viene calpestata.

I bambini come gli adolescenti spesso vanno avanti per due o tre giorni senza mangiare niente di decente.

Speriamo di unirci al di là delle differenze, c’è potere nella differenza. Dopo tutto siamo tutte persone con un sola anima che non è né ebrea, né musulmana né cristiana.

Mazvita è la parola della lingua Shona, il mio dialetto, per dire “grazie”.

Speriamo di sentirci presto,  Lance Muteyo

 

Rinviamo i nostri lettori per gli  aggiornamenti della situazione in Zimbabwe anche all’ultimo numero di Internazionale. Traduzione della lettera a cura del prof. Antonio Pinto.

 

Sushmit ci ha segnalato stasera molte irregolarità nel voto in corso in India. La sua intera famiglia e’ stata esclusa per “errore” ma il dubbio di discriminazioni in base alla casta di appartenza e’ forte. Gli abbiamo chiesto di scriverci al piu’ presto. 

 

ll 24 Febbraio scorso il Governo Italiano e la Presidenza Francese hanno stipulato i c.d. “Accordi di Roma”, ovvero due memorandum of understanding con i quali Enel ed Edf si impegnano per la costituzione di una joint-venture paritetica che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione di 4 centrali nucleare sul suolo italiano. Nonostante i pur scarsi guadagni in termini di produzione di energia elettrica derivanti dalla costruzione di queste centrali, gli inconvenienti economici, ma anche ambientali ed etici sono sotto gli occhi di tutti, anche se il Regime di Berlusconi, usufruendo del monopolio dell’informazione di cui gode, spesso e volentieri ha cercato di nasconderli. Ragioniamo invece insieme…
 

Considerazioni economiche

1) Costi per materie prime: l’Uranio attualmente costa $ 130 al kg, prezzo che immancabilmente sarà destinato ad aumentare con il diminuire delle scorte (vedi sotto). Questo però è il costo della “materia grezza”, infatti per ottenere un tonnellata di concentrato di Uranio naturale (ovvero quello che verrà utilizzato nei reattori) ne occorrono da 500 a 3͘500. Se poi si considera che i costi totali per materie prime (cioè oltre all’Uranio, tutti i materiali che vengono utilizzati per la lavorazione dell’Uranio e per permetterne la fissione), secondo l’agenzia Moody’s, sono cresciuti negli ultimi 9 anni del 173%, mentre i costi totali per materie prime per la costruzione di torri eoliche sono aumentati del 108%, e del 90% i costi per materie prime necessarie per la costruzione di centrali a gas tutto ciò già farebbe pensare che sarebbe più conveniente optare per le energie rinnovabili. Inoltre secondo il sito australiano dell’Uranium Information Center (attualmente l’Australia è la maggior esportatrice di Uranio) le scorte mondiali di Uranio si aggirano intorno a 3,6 milioni di tonnellate, considerando che il consumo annuale è di 67͘000 tonnellate, ciò vuol dire che le scorte mondiali (supponendo costante il consumo annuo) si esauriranno in 53 anni. Ora considerando che per costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia l’iter burocratico è iniziato nel 1998 e l’inizio lavori è stato concesso dal Governo solamente nel Maggio 2002 (cioè 4 anni di iter burocratico) e che il fine lavori è previsto per il 2012, si trattano complessivamente di 14 anni di lavori. Supponendo che gli italiani saranno “rapidi” come i finlandesi per la costruzione delle centrali (cosa poco probabile se si considera che per la costruzione dell’Autostrada Palermo-Messina hanno impiegato circa mezzo secolo), tralasciando che si brancola ancora nel buio per la decisione dei siti per la costruzione delle centrali, vuol dire che una volta finiti tutti i lavori avremmo a disposizione solamente 39 anni per usufruirne prima che finissero le scorte di Uranio (sempre nelle più rosee delle ipotesi).

2) Costi di impianto. Le spese preventivate per la messa in opera di una centrale secondo il Governo è di 3 miliardi di euro, ma secondo la già citata agenzia Moody’s per la costruzione di un impianto di mille megawatt occorrono 7 miliardi di euro, quindi 28 miliardi di euro investiti in centrali poco convenienti, infatti per Green Peace, il ritorno del capitale, ovvero il tempo necessario per cui i guadagni supereranno i costi, per le centrali attuali è di 20 anni circa, cioè chi investe nella costruzione di centrali (il nostro Stato) subirà per circa vent’anni perdite, e poi comincerà a guadagnare. Un caso esemplificativo è la Progress Energy Florida, la quale per poter attenuare le perdite è stata costretta ad aumentare dell’11% le bollette degli utenti.

Ricapitolando, l’Uranio non è tra le materie “energetiche” prime più economiche, la scorta mondiale dovrà esaurirsi fra circa 50 anni, anche se i più ottimisti parlano di 70 anni, il costo per un centrale è di circa 7 miliardi di euro per un periodo di costruzione di 15-20 anni.

Considerazioni ambientali

Tra i problemi legati al Nucleare, vi è quello fondamentale dello smaltimento delle scorie di Uranio impoverito, ma non è l’unico, infatti già dall’estrazione si creano scorie radioattive di quantità non indifferente le quali dovranno essere smaltite.

Durante la lavorazione l’Uranio deve essere arricchito, cioè deve essere aumentata la percentuale di isotopo fissile 235. Durante questo processo vengono prodotte altre scorie, il famoso Uranio Impoverito, che viene smaltito sotto forma di barre. L’Uranio impoverito viene considerato lievemente radioattivo dagli esperti del campo, dove con “lievemente radioattivo” si intende che non è particolarmente pericoloso maneggiare le barre di Uranio, ma diventa tale nel momento in cui viene respirato o ingerito sotto forma di polveri sottili,  in questo caso può causare leucemia o linfoma di Hodgkin. Per dare un valore numerico, nell’Europa dei 25 vengono prodotte 40͘000 m3 di scorie l’anno, ovvero 90 cm3 di scorie per persona. Di questo quantitativo però solo 4͘000 m3 viene considerato ad alto tasso di radioattività.

Un altro problema legato allo smaltimento di scorie riguarda le “scorie di fissione”, ovvero quelle che si producono all’interno del processo di fissione degli atomi. Queste scorie vengono prodotte in grande quantità, sono altamente radioattive e hanno tempo di dimezzamento piuttosto lungo. Per la loro pericolosità devono essere custoditi in luoghi a prova di terremoto, scoperta accidentale e attacchi terroristici, per un periodo di tempo lungo un era geologica. L’unico luogo al mondo che per ora rispecchia tutti assieme questi requisiti è nella Yucca Mountain, nel Nevada (USA).

Infine non bisogna dimenticare il sempre presente rischio di incidenti legati al reattore che potrebbero causare la fuoriuscita di sostanze radioattive nell’atmosfera come accadde nel 1986 a Chernobyl. Gli esperti del settore ci rassicurano che la probabilità di incidenti gravi è piuttosto bassa, ma è pur sempre presente. Inoltre la logica vuole che in sistemi elevatamente complessi la probabilità di errori umani o di progettazioni crescono esponenzialmente.

Considerazioni etiche

I maggiori esportatori di Uranio attualmente sono l’Australia e il Canada, ma il mercato si sta spostando sempre più velocemente verso il Kazakhstn e il Niger, paesi dove i costi per la manodopera sono molto più bassi rispetto ai primi due per via della scarsa presenza di diritti civili o di leggi per la tutela dei lavoratori. Per quanto riguarda il Niger in particolare, la società francese Criad ha documentato le condizioni di lavoro nelle miniere, gestite da Areva e ha scoperto, tra le altre cose, montagne di materiale radioattivo abbandonato intorno ai cantieri, che ha contaminato le falde acquifere e l’atmosfera circostante facendo aumentare vertiginosamente il tasso di mortalità della zona.
Conclusioni

Considerando la scarsa convenienza economica, considerando che la costruzione di queste 4 centrali copriranno solamente il 14% del fabbisogno nazionale energetico, rendendoci dipendenti da altri Stati per due volte (perché saremo di fatto costretti non solo a comprare l’energia elettrica come facciamo per ora, ma anche l’Uranio), considerando inoltre che anche gli USA di Obama hanno optato per l’energia pulita e rinnovabile, iniziamo a gridare a gran voce il “no” al nucleare e chiediamo che il Governo opti per scelte più pulite e sostenibili, sia sul piano economico che sul piano ambientale.

 

Gabriele De Biase

Castelvetrano TP

 

 

E un “terremoto” di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile è chiamata, ora più che mai, ad esprimere dopo che il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al «Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF», il faraonico progetto che il Governo intende lanciare mediante la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026. «É inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per acquistare cacciabombardieri». Firma anche tu la petizione…
Leggi tutto:
http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3055
Firma la petizione on-line
http://www.firmiamo.it/campagnaindignazionenazionale
Io ho firmato 1316  firma e lasciato un commento: “Non solo mi indigno e firmo ma mi ostino come al momento in coda a oltre i mille, a stanarvi, a dare la caccia a chi distrugge ogni barlume di dignità umana, a renderlo noto, a diffondere queste infami notizie.”
Detto e fatto, ci vogliono  pochi secondi, quanti  un’arma ad uccidere.

Doriana Goracci.

 

Invito

 

Venerdì 24 aprile, Catania, Palazzo della Cultura, via Landolina:

 

L’Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica (in collaborazione con Assisi Institute; Istituto di Ortofonologia; Associazione Crocevia), organizza il convegno “Campi Energetici tra Psiche e Materia”.
 PROGRAMMA
9.00- 9.30 Apertura dei lavori – Fabio Fatuzzo, Fulvio Giardina; 9.30-10.00 Introduzione – Riccardo Mondo, Luigi Turinese; 10.00-10.30 Riflessioni sulla mediterraneità – Pietrangelo Buttafuoco
Campi energetici nella stanza d’analisi
Moderatore: Santo Di Nuovo
10.30-11.30 La soglia: l’archetipo dell’inizio – Michael Conforti; 11.30-12.00 Coffee-break; 12.00-12.30 L’unità psicosomatica come campo di espressione della sincronicità – Luigi   Turinese ; 12.30-13.00 La fragilità dell’Io e le possessioni archetipiche – Riccardo Mondo; 13.00-13.30 Sezione video; 15.30-16.00 Sezione video
Campi energetici: espressioni, cure, terapie                                
16.00-16.30 Attrattori, ripetitività e sinergie destiniche – Antonella Adorisio; 17.00-17.30 Colori e campo archetipico – Magda Di Renzo;
17.30-18.00 Campi energetici nel sufismo – Gabriel Mandel
18.00-18.30 Desiderio come parola-evento d’arte (ricordando la Lussuria futurista) – Vitaldo  Conte
18.30-19.00 Lucia Sardo commenta il video di Enrique Pardo Immaginazione magica (Pantheatre Parigi)
Coordinamento scientifico: Riccardo Mondo, Luigi Turinese
Coordinamento sezione video: Giuseppe Castagnola, Salvo Pollicina
Si Ringrazia per il contributo: Comune di Catania, Edizioni Magi, Obtain Health, Ordine degli Psicologi Regione Siciliana.
La partecipazione è gratuita. A richiesta sarà rilasciato certificato di partecipazione. La partecipazione è valida per il tirocinio interno dei Corsi di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e Specialistica in Psicologia
Per informazioni rivolgersi a: Segreteria organizzativa, Dott.ssa Silvia Alaimo, 3482210667
Dott.ssa Gabriella Toscano, Tel: 3497042484
PARTECIPANTI
Antonella Adorisio: Psicologo Analista CIPA, Art Psychoterapist, Docente Movimento Autentico; Pietrangelo Buttafuoco: Giornalista, Scrittore; Giuseppe Castagnola: Psichiatra, Psicoterapeuta
Michael Conforti: Psicologo Analista , Presidente Assisi Institute; Vitaldo Conte: Critico e curatore d’arte, Saggista ; Santo Di Nuovo: Professore ordinario di Psicologia – Università di Catania, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, Vice-Presidente dell’IRRE della Sicilia
Magda Di Renzo: Psicologa, Psicoterapeuta, Psicologa Analista CIPA, Direttrice Istituto Ortofonologia 
Fabio Fatuzzo: Assessore alla Cultura del Comune di Catania; Fulvio Giardina: Presidente Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana; Gabriel Mandel: Psicoterapeuta, Direttore della facoltà di Psicologia presso l’Università Europea di Bruxelles, Vicario generale per l’Italia Confraternita Sufi Jerrahi-Halweti
Riccardo Mondo: Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo Analista AIPA, Presidente Associazione Crocevia
Enrique Pardo: Attore, regista, fondatore del Pantheatre; Salvo Pollicina: Neuropischiatra infantile
Lucia Sardo: Attrice, Scuola di recitazione Lucia Sardo
Gianna Tarantino: Fotografa; Luigi Turinese: Medico, Psicoterapeuta, Psicologo analista AIPA, , Presidente Istituto Mediterraneo Psicologia Archetipica.

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Cambia te stesso per cambiare il mondo

Non importo chi tu sia:

uomo o donna

vecchio o fanciullo,

operaio o contadino,

soldato o studente o commerciante;

non importa quale sia

il tuo credo politico

o quello religioso;

se ti chiedono qual è la cosa

più importante per l’umanità

rispondi: prima

dopo

sempre la pace!

(Li Tien Min)

 

Per il cessate il fuoco immediato nella striscia di Gaza!

VEGLIA ECUMENICA DI PREGHIERA

 

E’ una bestemmia dire che la nonviolenza possa essere praticata solo dagli individui e mai dalle nazioni, che sono composte di individui

(Gandi, Harijan – 12 novembre 1938)

 

Se viene la guerra

Se viene la guerra
non partirò soldato.

Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.

Se viene la guerra
non partirò soldato.

Sarò traditore
della vana patria.

Mi farò fucilare
come disertore.

Mia nonna da ragazzino
mi raccontava:
“Tu non eri ancora nato. Tua madre
ti aspettava. Io già pensavo
dentro il rifugio osceno
ma caldo di tanti corpi, gli uni
agli altri stretti, come tanti
apparenti fratelli, alle favole
che avrebbero portato il sonno
a te, che, Dio non voglia!,
non veda più guerre”.

Dario Bellezza
(1944 – 1996)

 

In un sermone di Natale sulla pace, nella chiesa battista Ebenezer di Atlanta, 1967 –quattro mesi dopo King sarà ucciso- M L King predica sulla pace.  “Il nostro mondo è malato di guerra”, dice.  E proprio a causa di questa grave malattia King propone di studiare seriamente il significato della nonviolenza.  La sua predicazione diventa un corso di non violenza in quattro punti.

“Vorrei suggerire in primo luogo, dice King, che, se vogliamo avere pace sulla terra, le nostre fedeltà devono diventare ecumeniche… devono trascendere la razza, la nostra tribù, la nostra classe, la nostra nazione,e questo significa che dobbiamo elaborare una prospettiva mondiale”.  Qui ML King anticipa temi molto cari al movimento NEW GLOBAL.

“Nessun individuo può vivere da solo, continua King; nessuna nazione può vivere da sola; e qualora cercassimo di farlo, avremmo sempre più guerre nel mondo… Siamo tutti prigionieri di un’inevitabile rete di reciprocità, siamo legati in un unico tessuto del destino: quello che colpisce uno direttamente, colpisce tutti indirettamente.  Siamo fatti per vivere insieme a causa della struttura d’interdipendenza che lega la nostra realtà.  Vi siete mai soffermati a pensare che non potete andare al lavoro al mattino senza manifestare la vostra dipendenza dalla maggior parte del mondo?  Vi svegliate al mattino, andate nella stanza da bagno, e prendete in mano una spugna, che vi è stata data dall’abitante di un’isola del Pacifico.  Prendete una saponetta, e questa vi è stata data in mano da un francese; poi andate in cucina per bere il vostro caffè al mattino, e quello che vi viene versato nella tazza proviene da un sudamericano…”.  MLKing, grande predicatore, continua in questa riflessione sulla dipendenza mondiale e finisce dicendo: “Non avremo pace sulla terra finché non riconosceremo questo fatto fondamentale: la struttura della società è interdipendente”.

Il secondo punto della sua predicazione sulla non violenza è sui mezzi e sui fini.  Dice King: “…non avremo mai pace nel mondo finché gli uomini non riconosceranno dovunque che i fini non sono separati dai mezzi, perché i mezzi rappresentano l’ideale nel suo farsi e il fine nel suo evolversi, e alla fine non si potranno raggiungere buoni fini attraverso mezzi cattivi, perché i mezzi rappresentano il seme e il fine rappresenta l’albero[qui ci sarebbero interessanti spunti sulla nuova tendenza di far guerra al terrorismo usando mezzi cattivi per un fine buono, ma riascoltiamo King]… tutti i grandi geni militari del mondo hanno parlato di pace… i capi del mondo di oggi parlano con grande eloquenza della pace.  Ogni volta che lasciamo cadere una nostra bomba in Vietnam, il presidente Johnson parla con grande eloquenza della pace… essi parlano della pace come una meta lontana, come il fine da ricercare… ma la pace non è la meta lontana… ma è il mezzo attraverso il quale vi arriviamo.  Dobbiamo perseguire fini pacifici attraverso mezzi pacifici… mezzi distruttivi non potranno mai portare a fini costruttivi”.

Il terzo punto del sermone di King riguarda il fatto che l’idea non violenta si fonda sul carattere sacro di ogni vita umana.  Dice King: “Un giorno qualcuno dovrà ricordarci che, anche se posso esserci differenze, i vietnamiti sono nostri fratelli, i russi sono nostri fratelli e i cinesi sono nostri fratelli: e un giorno dovremo sederci insieme alla tavola della fraternità”.  Qui si comprende quanto sia legato alla sua fede ci credente anche la sua scelta non violenta.  Ma è un punto che possiamo approfondire in seguito.  Riascoltiamo King: “Non abbandoneremo mai il nostro privilegio di amare.  Ho visto troppo odio per voler odiare io stesso… In qualche modo dobbiamo essere capaci di stare saldi di fronte ai nostri più accaniti avversari e dir loro: “Noi contrapporremo alla vostra capacità di infliggere la sofferenza la nostra capacità di sopportare la sofferenza… Fateci quel che volete, e non cesseremo di amarvi [leggevo in questi giorni il Diario di Ety Hillesum e aveva annotato queste parole: ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo rende ancora più inospitale]…gettateci in prigione, dice King, noi continueremo ad amarvi; bombardate le nostre case e minacciate i nostri bambini e noi continueremo ad amarvi; … vi stancheremo con la nostra capacità di soffrire e non conquisteremo la libertà solo per noi stessi ma anche per voi”.  E’ chiaro come in queste parole emerge tutta la strategia non violenta che King e il movimento desegregazionista ha utilizzato.

Al quarto punto della sua predicazione MLK mette in conto anche la delusione e la difficoltà. Gli anni prima della sua uccisione sono molto difficili.  Anni duri, di crisi.  King dice che il sogno che aveva annunciato nel 1963 a Washington nel suo grande discorso, quel sogno “ho cominciato a vederlo trasformare in un incubo… Sì, sono personalmente vittima di sogni rinviati, di speranze deluse, ma nonostante questo io concludo oggi dicendo che ho ancora un sogno perché non si può rinunciare alla vita”.  MLK affida la sua stanchezza e le sue delusioni alla sua fede, al Cristo risorto: “La Pasqua ci ricorda, dice King, che la verità, frantumata a terra, risorgerà”.

Ho scelto questo messaggio di King perché riassume l’ampiezza della lotta per la pace di King.  Egli non è solamente preoccupato della desegregazione dei neri, ha un progetto ampio che riassumo brevemente i tre punti e un quarto che vi dirò alla fine a parte.

Il primo punto è la strategia non violenta: forme di protesta non violenta, una disciplina della non violenza che ha lo scopo, dice K, di creare nella mente del nero una nuova immagine di se stesso.  Una strategia, una disciplina, un metodo che è sì “passivo fisicamente, ma è fortemente attivo spiritualmente; non è aggressivo dal punto di vista fisico, ma dinamicamente aggressivo dal punto di vista spirituale”.  E’ un’alternativa alle sommosse violente, ma anche al male equivalente della passività.

Una strategia che si traduce praticamente nei boicottaggi degli autobus a Montgomery nel 1954;  nei sit-in di protesta nei ristoranti per soli bianchi a Greensboro nella Carolina del Nord (1960).  Nei viaggi della libertà, i freedom riders che, senza paura (lo spiritual: We are not afraid), attraversano le aree più calde del razzismo.  Oppure i Breadbasket, le borse della spesa (Chicago), il boicottaggio di quei negozi che attuavano discriminazioni salariali per i neri.  Le grandi manifestazioni massa utili a far sentire la pressione sul governo. 

Accanto alla strategia non violenta un’analisi attenta della situazione sociale ed economica della sua America e del mondo.  King sa che il problema dei neri è solo una lente di ingrandimento che permette di vedere i mali della sua società e del mondo.  Specialmente negli ultimi anni, guarda caso gli anni in cui anche molti bianchi liberals si allontanano da King, gli anni delle sommosse nelle zone industriali del Nord; negli ultimi anni King lega il problema del razzismo alla lotta contro la povertà e alla opposizione al militarismo.  Razzismo, povertà e militarismo.  King riflette sulla struttura del potere economico del capitalismo e si rende conto che fatto in quel mondo non può che produrre i tre mali del razzismo, della povertà e del militarismo. 

Dice King: “… un edificio che produce mendicanti ha bisogno di essere ristrutturato… quando vi dico di mettere in questione l’intera società, questo significa giungere a capire che il problema del razzismo, il problema dello sfruttamento economico e il problema della guerra solo legati assieme…”.

Ancora King: “Mi sembra assolutamente ovvio che lo sviluppo degli strumenti umanitari per affrontare alcuni problemi sociali del mondo ci proteggerà dalla minaccia della violenza molto meglio dei provvedimenti militari che abbiamo adottato… quando svanisce la saggezza politica, cresce il militarismo irrazionale”. Ho ovviamente scelto questi passi per condividere con voi la grande attualità di MLK.

Strategia non violenta, quindi, analisi complessa della società americana e al terzo punto ho deciso di mettere le riflessioni che MLK fa sul pacifismo.  Anche queste mi sembrano molto attuali.  King non difende un pacifismo dottrinario.  Dice: “Non vedo nella posizione pacifista una posizione senza peccato, ma come il minor male possibile nelle circostanze date”.  In King  c’è la consapevolezza di aver fatto un’opzione per la pace non di tipo ideologico.  Non ha la pretesa di un perfezionismo etico, sa che le sue scelte sono un male minore, non il bene.  Il suo è un pacifismo intelligente, potremmo persino dire utilitarista.  Dice King: “Noi stavamo prendendo i nostri giovani neri rovinati dalla nostra società per mandarli ad ottomila miglia di distanza a garantire delle libertà nel Sud Est asiatico che essi non avevano mai trovato nel Sud Ovest della Georgia o ad Est Harem.  Così ci siamo ripetutamente confrontati con la crudele ironia di vedere alla TV ragazzi bianchi e neri che uccidono e muoiono insieme per una nazione che non è capace di metterli a sedere insieme nelle stesse scuole”.

Ho lasciato per ultimo un punto che a me sta molto a cuore.  Il fondamento della lotta per la pace di MLK è la sua fede in Dio e nel suo Figlio incarnato Gesù Cristo.  Dice King: “Cristo mi dava lo spirito e la motivazione… e aggiungeva: coloro che protestano non devono odiare i loro avversari, ma, mentre con le loro rivendicazioni cercano giustizia, devono lasciarsi guidare dall’amore cristiano.  E la giustizia in realtà è l’amore in azione”. 

(fonte: sito battista fiorentino)

Salmo sufi

 

Cerco il Tuo nome

(Yunus Emre)

 

Così ,

tra le rocce,

sui monti,

cerco il Tuo nome.

Cerco il Tuo nome

come lo cercano gli uccelli

volando nei cieli,

i pesci nuotando nei mari,

le antilopi correndo nelle pianure.

Come l’uomo che ama e desidera,

cerco il Tuo nome: DIO…

 

Amo il Tuo nome.

Canto le Tue lodi,

Ti ringrazio,

enumero e pronuncio i Tuoi attributi.

Amo il Tuo nome

 

Ho conosciuto il mondo e le cose.

Ho imparato. Eppure,

non conosco più il mondo né le cose

La mia testa è nuda, scalzi i miei piedi.

Rinuncio a tutto

ma continuo a cercare il Tuo nome…

 

Con la voce di tutti quelli che

Ti amano e Ti chiamano:

Amo il Tuo nome.

 

 Nostro Dio noi ti ringraziamo anche per coloro che non credono, che fanno spesso ciò che tu chiedi loro meglio di coloro che confessano il tuo nome. Insegnaci così a entrare liberamente, volontariamente, per Grazia, nei limiti della Fede e della chiesa. O Dio tu ricavi la tua lode dai credenti e dai non credenti. Mantienici in questa compagnia di lode.

(André Dumas)

 

Ti ringraziamo come membri di questa foglio informativo per quanto è avvenuto recentemente in Turchia in cui il Consiglio per l’educazione superiore di Ankara prevede, per gli studenti e il personale universitario ebrei o appartenenti alla Chiesa cristiana armena, la possibilità di presentare una domanda che permetta di rispettare le festività sacre del proprio credo.

Ti ringraziamo per il frutto del lavoro presentato da protestanti e cattolici alla Biblioteca nazionale di Madrid della “Nueva Biblia Interconfesional”: trattasi di un lavoro durato ben trentacinque anni, da parte di venti traduttori e di quaranta revisori, nonché al controllo di numerosi professori di greco ed ebraico e di specialisti delle varie confessioni.

 

 

2009 anno della riconciliazione
Proclamato dalle Nazioni Unite per favorire i processi di pace e il superamento dei conflitti

 pace1

01 gennaio 2009 – (ve/agenzie) Il 2009 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno internazionale della Riconciliazione”, attraverso una risoluzione adottata dall’Assemblea generale il 20 novembre 2006. Nella Risoluzione si rileva l’urgenza dei processi di riconciliazione nei Paesi colpiti da situazioni di conflitto nel passato o nell’attualità e si sottolinea l’importanza del dialogo tra i contendenti, nel segno del rispetto e della tolleranza reciproca, nella ricerca della verità e della giustizia quali elementi indispensabili per un’autentica riconciliazione e una pace permanente. Il testo osserva inoltre che molte delle attività svolte dalle Nazioni Unite negli ambiti della difesa e della costruzione della pace, della prevenzione dei conflitti o del disarmo, costituiscono la premessa per l’avvio e lo sviluppo di processi di riconciliazione, in grado di favorire la collaborazione e di risolvere questioni umanitarie, economiche, sociali e culturali.
Proclamando un anno internazionale di riconciliazione al termine della prima decade del nuovo millennio, le Nazioni Unite intendono incoraggiare la comunità internazionale a proseguire l’impegno a favore della riconciliazione nella prospettiva di una pace stabile e duratura.

Il sito delle Nazioni Unite
http://www.un.org/french/events/observances/years.shtml

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Inizia la nostra veglia di preghiera ecumenica

A Beit Lahya è stata bombardata una moschea: sono morti una decina di palestinesi che stavano pregando, 60 i feriti.

(Fonte: Corriere)

Il rispetto dei preganti è valido in qualsiasi tipo di civiltà, ad Oriente e a Occidente: per questo motivo riteniamo di dover dare spazio nei prossimi numeri esclusivamente a preghiere, in favore della Pace e del cessate il fuoco immediato in Medio oriente. Chiediamo che ci siano spedite preghiere e non comunicati stampa o appelli di intellettuali. Non sappiamo che farcene. Grazie.

La preghiera nell’Islâm

Per l’Islam la preghiera e anzitutto un atto di adorazione e di sottomissione. Solo in modo secondario è ricorso a Dio. Infatti Dio conosce perfettamente tutto ciò che riguarda ogni singolo individuo, ed essendo il Misericorde e il Misericordioso (a1Rahman a1Rahim) sa che cosa veramente necessita al singolo essere, e vi provvede anche se questi non lo chiede.

Ma poiché l’animo umano è debole, e l’inconscio è costantemente preda della paura, è logico che noi si ricorra alla preghiera anche per domandare a Dio il Suo aiuto e la Sua grazia.

La preghiera è una prescrizione obbligatoria, e come tale accompagna il fedele per tutta la sua vita terrena. È quindi l’espressione più manifesta e più elevata della vita religiosa.

La preghiera ha forza moralizzatrice, è la risposta alla ricerca di intimità con Dio, è l’asse portante della vita spirituale. Ecco quindi perché nell’Islam si prega molto, in momenti fissi, e con formule invariabili ed obbligatorie. Se la preghiera è effettivamente seguita, determinando un contatto costante fra l’anima e Dio, tiene lontani dalla pratica del male, dalla corruzione, dalla devianza. sia morale che psichica. Dice il Corano (29’45): Sì, la preghiera impedisce la turpitudine e il biasimevole.

Nel rituale, nelle parole, nei gesti essa riassume tutti i valori della teologia musulmana, giacché ciò che la compone è nel Corano e negli insegnamenti del Profeta: è riconoscere l’unicità di Dio, sottomettersi con fiducia al Suo volere, amarlo sinceramente riconoscersi nella Sua creazione e soprattutto rivolgendosi direttamente a Lui – senza intermediari di sorta – poiché questa è l’essenza autentica dell’Islam.

Il Corano invita alla preghiera sin dai primi versetti della seconda Sura (1-6): Alif, Lam, Mim. Questo Libro, nessun dubbio, e una guida peri timorati che credono nell’Inconoscibile, compiono la preghiera ed elargiscono di quanto Noi abbiamo attribuito loro, e credono in ciò che e stato rivelato a te e in ciò che è stato rivelato prima di te, e credono senz’altro nella vita ultima.

Il Corano dice ancora: ChiamateLo Dio, chiamateLo il Misericordioso, qualsiasi sia il nome con cui Lo chiamate, Suoi sono i Nomi più belli. E nella preghiera, non recitare a voce alta, e neanche a voce bassa, ma cerca una via intermedia fra l’uno e l’altro.

Questo versetto fu inteso dai teologi come l’invito a recitare una parte della preghiera comunitaria a viva voce ed una parte in silenzio. Nella via mistica, secondo la spiegazione che ci offre l’emiro ‘Abd al Kader (1 807-1883), “La realtà totale si divide tra la non-manifestazione precipua dell’essenza divina, e la manifestazione specifica dei Nomi divini. Tocca dunque al fedele d’essere sempre fra queste due contemplazioni: quella in cui è nascosta l’Essenza e quella in cui sono apparenti i Nomi. Così Dio ha dato al fedele due modi di vedere: uno esterno, l’altro interiore. Con l’interiore egli guarda il non-manifestato; con l’esterno vede il manifestato. Si ha allora una sorta di istmo fra i due mondi, ed egli non deve sprofondare interamente nell’uno a esclusione dell’altro. Se lo fa è perduto”.

Quindi la preghiera non è, non può essere una vuota ripetizione di formule, non dobbiamo essere, come dice Farid alDin ‘Attar (1140-1230), dei gusci vuoti con una noce dentro, che fan rumore ogni volta che li si scuote. Questa è la preghiera degli ipocriti, cui il Corano (2’44-46) si rivolge dicendo: Ordinereste agli altri la carità senza farla voi stessi, ora che recitate il Libro? Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera. Sì. la preghiera e un gravame. ma non per gli umili che sanno in verità incontrare Dio e di ritornare, in verità, a Lui.

Per l’Islam la preghiera va fatta in un luogo pulito, su un tappetino o un panno per distaccarsi idealmente dal mondo fenomenico, senza scarpe gli uomini con la testa coperta (di preferenza) oppure no; e le donne con il velo in testa, tutti volti in direzione della Mecca. Questa direzione nelle moschee è indicata da un grande nicchione decorato, il mihrab.

Nell’Islam vi sono due generi di preghiera: quella canonica (shurut al Salat), obbligatoria, rituale da compiere – sia da soli che in collettività – seguendo regole specifiche; e quella personale, o invocazione (du’a), che si può esprimere in ogni momento, e non è sottomessa a rituale.

La preghiera canonica costituisce un rituale. Va preceduta – quando ciò si e reso necessario – da una abluzione purificatrice (wudú), senza la quale la preghiera non è valida. Si distingue in abluzione minore (wudú ‘ásghar) quando è necessaria per contaminazioni di vario tipo, e in abluzione maggiore (ghusl; wudú akbar), dopo il rapporto sessuale, il parto, e altro.

L’abluzione maggiore è un lavaggio completo del corpo. L’abluzione minore consiste nel lavarsi le mani, la bocca, il naso, il viso, gli avambracci, il sommo del capo, le orecchie, i piedi. Nel caso di mancanza d’acqua, può essere fatta (tayammum) toccando con le mani o sabbia pulita, o terra pulita, una superficie pulita, e compiendo poi a secco i gesti normali dell’abluzione.

Cinque sono i momenti fissati per la preghiera canonica: tra l’alba e l’aurora (subh; due rak’a’); tra il mezzogiorno e la metà del pomeriggio (dhuhr; quattro rak’a); tra la metà del pomeriggio e I’inizio del tramonto (‘asr; quattro rak’a); fra il tramonto e la fine del crepuscolo (maghrib; tre rak a); la notte (‘ishà; quattro rak’a). Così il fedele è attivo, impegnato, e riconosce Dio – unico eterno e fisso – nel variare del tempo e del creato.

Queste cinque preghiere canoniche possono essere facoltativamente precedute o seguite da preghiere analoghe, dette “super-erogatorie” e chiamate “doni” (nawáfld, e possono concludersi con varie altre formule tra cui la più seguita è la “Supplica per la pace”:

“Signore, Tu sei la pace, da Te emana la pace, a Te ritorna la pace. Conservaci nella pace e facci entrare nella dimora della pace. Sii benedetto ed esaltato, Signore, Tu, in cui sono la Nobiltà e la Maestà”.

La seconda preghiera del venerdì – quando il sole lascia lo zenith – è preghiera comunitaria; per solito fedeli si riuniscono nella moschea e la compiono in comune, sotto la guida appunto di un conduttore che la coordina perché tutti la recitino all unisono. Essa ha dunque valore di rito solenne, ed è preceduta da un sermone (khutba). Vi sono poi altre due speciali preghiere in comune, che cadono una volta all’anno in occasione di due feste canoniche (‘id): la fine del Ramadhan e il rito del Sacrificio di Abramo. Inoltre durante il mese di Ramadhan la preghiera della sera e seguita da preghiere particolari dette “di acquetamento” (tarawih).

Qualcuno chiese al grande mistico sufi Jalal al din Rúmi (1207-1273): “Esiste una via più corta della preghiera per avvicinarsi a Dio?”. “Si – rispose – e ancora la preghiera. Ma la preghiera non è solo una forma esterna. Questa è il corpo della preghiera, dal momento che la preghiera formale comporta un inizio e una fine. e ogni cosa che inizia e che finisce e un corpo… Ma l’anima della preghiera è incondizionata e infinita; non ha né principio né fine” (in Fihi ma Fihi, cap 3).

Ancora Rùmì scrisse nel Mathnavi: “Una notte un uomo gridava “Dio!”, e voleva continuare fino a che le sue labbra fossero diventate dolci nella lode Dio. Il diavolo gli disse: “O uomo di molte parole, a tutti questi tuoi “Dio” dove è la risposta:

“Eccomi!”? Egli replicò: Dio dice che tutti questi “Dio” sono il suo “Eccomi”; e questa supplica, questo dolore, questo fervore sono il Suo messaggio verso di me. Dio mi dice che la mia paura e il mio timore sono il laccio che coglie la Sua grazia; e ogni mio “O Signore” sono altrettanti Suoi “Sono qui”.” Ràbi’a bint Ismàil al’Adawiya (Cairo, VIII secolo) formulò questa preghiera:

“Dio mio! Tutte le cose terrene che hai riservato per me, dalle ai Tuoi nemici; e tutte le cose del mondo a venire che hai riservato per me, dalle ai Tuoi amici; perché a me basti Tu.

“Dio mio, se Ti adoro per timore dell’inferno bruciami nell’inferno; se Ti adoro nella speranza de Paradiso, escludimi dal paradiso; ma se Ti adoro unicamente per Te stesso, non privarmi della Tua bellezza eterna.

“O mio Dio! Di tutte le cose create il mio solo impegno ed ogni mio desiderio in questo mondo è ricordarTi; e di tutte le cose a venire è incontrarTi. Così e per ciò che mi riguarda, ma Tu fa come Tu vuoi.”

Dice I’emiro Abd al Kader (1807-1883): “La preghiera dell’aurora va recitata tutta a voce alta. Quando la notte giunge, assorbe gli esseri nel suo silenzio, nella sua non-manifestazione e nel suo mistero; e gli esseri hanno bisogno allora di qualcosa che li faccia uscire da questo mistero, li riconduca dal mondo della non-manifestazione al mondo della manifestazione, e li strappi al silenzio. Ecco perché questa preghiera è tutta a voce alta.”

Questa citazione ci introduce nel secondo assunto di questa sera: il silenzio (in arabo: sukút).

Dice il Corano (7, 204-205): E quando il Corano viene letto, prestatevi ascolto e rimanete in silenzio. Così vi verrà fatta misericordia. E – mattina e sera – rammenta il Signore nella tua anima, con umiltà e timore, e non parlando a voce alta.

Il valore del silenzio è universalmente conosciuto. Lo stesso Mahatma Gandhi, hindù che predicò il rispetto fra tutte le religioni e in particolare nei riguardi dell’Islam, scrisse: “L’uomo è per sua natura portato a esagerare i fatti, a snaturarli o eluderli, persino a propria insaputa. Il silenzio è necessario per superare queste debolezze. Le frasi di un uomo di poche parole raramente sono prive di significato. Ogni parola, in questo caso, ha i suo peso.”

La poesia di un sufi contemporaneo che vi traduco dall’arabo (e non dimentichiamo che la poesia, come la musica, la pittura, la ceramica e l’architettura sono per i sufi modi completi e sublimi di pregare) dice:

Che fare per rompere la catena dei limiti, spezzare
i confini di quell’ignorare che rende impotenti,
e la dimensione umana che subito cancella l’intùito
e ti schiaccia, raso terra, come aquila dalle ali tarpate?
Che fare per essere perduto nei fuochi sfavillanti dell’amore
quando il tempo si ferma, ed i termini
di là dal passato e dal futuro
sono barriere vane superate dalla passione d’amore?
Quando le labbra amate sono il confine dei secoli, quando i corpi stanchi sono cieli gremiti di stelle
e nel silenzio del tempo l’amore
ci unisce all’Infinito nell’estasi,
l’estasi dell’Infinito si dischiude sull’unico amante: Dio.

‘Abd al Karim alJili (1365-1428), nel suo al Insan a1 Kámil (L’uomo perfetto), scrisse: “Sappi che l’Essenza di Dio Supremo è il mistero dell’Unità espresso da ogni simbolo, senza che Lo possa esprimere sotto molti altri rapporti. Non si può dunque concepire questa Essenza con una idea razionale, come non la si capisce con una allusione convenzionale; giacché si capisce una cosa, soltanto in virtù d’una relazione che le assegna una posizione oppure con una negazione, e dunque con il suo contrario. Orbene: non v’è in tutto ciò che esiste relazione alcuna che situi l’Essenza ne assegnazione alcuna che Le si applichi, e quindi nulla che possa negarla e nulla che Le sia contrario. Essa è per qualsiasi linguaggio come se non esistesse, e sotto questo rapporto sfugge all’intendimento umano. Colui che parla diventa muto davanti all’Essenza divina, e colui che si muove diventa immobile; colui che vede è abbagliato. Essa è troppo sublime perché possa essere concepita dalle intelligenze […] È troppo eletta perché possa venir colta dai pensieri. Il suo fondo primordiale non è toccato da nessuna sentenza del sapere, né alcun silenzio La può tacere; nessun limite, per quanto sottile e incommensurabile sia, mai sarà in grado di abbracciare il Senza Limite. Soltanto il silenzio, solo il silenzio, solamente il silenzio”.

D’altronde, nei momenti più autentici della nostra realtà umana, durante un funerale, ecco la direttiva: “Ogni musulmano presente al decesso deve mantenere calma, serenità, pazienza, dignità. Evitare di piangere, gridare, discutere; solo il pianto silenzioso è ammesso”.

Ad un livello ulteriore. valgono queste parole di Jalal aldin Rúmi (1207-1273): “Le vie sono diverse la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio e tace, poiché la meta è unica. Cosi in quel silenzio. vi è tutta l’espressione della nostra fratellanza universale”.

E ancora Rúmi ci disse:

O silenzio, tu sei ciò che vi è di più prezioso al centro di me stesso,
tu se il velo di ogni soavità in me.
O uomo: ostenta meno la tua scienza, fai silenzio, poiché nel silenzio non v e timore né speranza.
Per il villaggio distrutto, abbandonato e deserto non v’è né decima né tassa sulle terre. Fermati allora. e medita sul valore di un villaggio distrutto.

Con questa citazione entriamo nel terzo tema della serata. la meditazione (in arabo: táammul, poiché con questa poesia è ad essa che alHallaj allude.

Per il sufi la meditazione si evidenze nel dhikr del cuore. Il termine Dhikr significa rammemorazione”. Vi è il dhikr collettivo e il dhikr del cuore, solitario e silenzioso.

Il maestro sufi ‘Abd alrazzaq alQáshani (1329), menziona vari gradi di dhikr, commentando i versetto 2° 198 (.. invocate Dio, che vi ha guidati…) Scrisse:

Vi ha guidati alla Sua rammemorazione secondo gradi. In realtà Dio guida anzitutto verso il dhikr della lingua, che è la rammemorazione dell’anima;
poi verso il dhikr del cuore, che è la rammemorazione degli Atti da cui provengono i benefici e i segni divini;
poi c’è il dhikr del segreto (sirr), che è la visione segreta degli Atti, e il disvelamento della scienza dell’epifania degli Attributi;
poi il dhikr dello spirito, che è la contemplazione delle luci dell’Essenza;
poi il dhikr del “nascosto” (khafiy), che è la contemplazione dello splendore dell’Essenza, con il perdurare della dualita;
poi il dhikr dell’Essenza, che è la presenza testimoniale essenziale (shuhud dhati), poiché tutto il resto è sparito.

La meditazione di per se stessa è stata così descritta dai maestri d’origine:

Kalabadi (?-995): “È quando i cuori sentono e vedono. Implica l’incontro subitaneo del cuore con la spiritualità.”

Nuri (?-907): “È una fiamma che nasce nell’intimo dell’essere, favorita dal desiderio; e quando questo avvenimento spirituale ha luogo, si superano gioia e tristezza”.

E Junayd (?-910): “La meditazione fa sì che colui che la pratica trascenda il contingente e vi trova il riposo, e quando avverte la presenza dell’Essere. non v’è più meditazione”.

Ecco quindi: nell’Islam la preghiera è rito, la preghiera riassume tutti i valori della teologia musulmana. Essa ha però anche valori emblematici, simboli del trascendente che il sufi sperimenta di là dalla materia; la preghiera diventa allora espressione del superamento mistico del fenomenico e del terreno. Come disse alHallaj descrivendo il cammino: è preghiera, silenzio, meditazione.

Un altro tra i grandi Maestri sufi, Husein Mansur alHallaj (857-922), scrisse questa poesia (Qasida 4):

È il raccoglimento, poi il silenzio, poi l’afasia la conoscenza, poi la scoperta, poi la spoliazione.
Ed è l’argilla, poi il fuoco, poi lo schiarirsi ed il freddo, poi l’ombra, poi il sole.
Ed è la petraia, poi la pianura, poi il deserto ed il fiume, poi la piena, e poi il disseccamento.
Ed è l’ubriachezza, poi il disincanto, poi il desiderio e l’avvicinamento, poi l’unione, poi la gioia.
Ed è la stretta, poi la distensione, poi la scomparsa e la separazione, poi l’unione, poi la calcinazione.
Ed è l’inquietudine, poi il richiamo, poi l’attrazione e la conformazione, poi l’apparizione, poi l’investitura.

Frasi accessibili solo a quelli per i quali tutto questo basso mondo vale meno di un soldo.

E voci da dietro la porta, ma si sa che le conversazioni degli uomini si attutiscono in un mormorio non appena ci si avvicina.

E l’ultima idea che viene al fedele, arrivando alla barriera. e “il mio premio” e “il mio io!”

Poiché le creature sono schiave delle loro inclinazioni, mentre la verità su Dio, quando se ne prende atto, è che “Egli è Santo!””

Un fuoco, che illumina la notte, nello scoppiettare dei suoi ceppi sparge attorno una miriade di faville, subito svanite. Dio è quel fuoco, noi siamo quelle faville; e la preghiera, il silenzio e la meditazione ci riportano in Lui.

In definitiva, vale questo pensiero di Qadir alJilani: “Perché tante parole? Solo quando faremo silenzio potremo sentire Dio.”

Conferenza del Prof. Gabriele Mandel primavera 2000

http://www.puntosufi.it

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Speciale sufi

La Notte di Natale, 24 dicembre, ore 2,40 circa (del dì 25 dicembre):

         Televisione RAI 2: Mezz’ora con il khalyfa Jerrahi Gabriele Mandel khân: L’Islâm e il misticismo dei Sufi.

AVVISIAMO CHE LA TRASMISSIONE E’ STATA SPOSTATA A GENNAIO 2009

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L’ Europa che verrà: un appuntamento anche per te

La crisi profonda dei sistemi liberisti e le risposte dell’Europa del futuro

(…) Un botanico statunitense Jack Harlan nel 1948 stava raccogliendo piante in Turchia. Trovò una varietà di grano che non sembrava valesse la pena di essere raccolta: “Era il grano più brutto che avessi mai visto. Rendeva poco e spesso marciva prima di essere raccolto”. Questo botanico morì nel 1982 ma i semi raccolti allora e depositati nella più importante banca dei semi dell’agricoltura mondiale nell’arcipelago delle Svalbard, nelle coste settentrionali della Norvegia, ha consentito recentemente di sconfiggere la ruggine del grano, una malattia che ha messo in ginocchio l’agricoltura statunitense del nord-ovest. Quel grano tanto brutto è servito alle generazioni di oggi per fronteggiare una crisi alimentare, attraverso la creazione di varietà di grano che avevano la stessa caratteristica di quei semi ignorati allora…

(Dalla relazione al Congresso sufi 2008 di Milano)

Maurizio Benazzi

Per la Riforma “Solus Spiritus Sanctus”

 
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Congresso “Le Grandi Religioni per la Pace”

organizzato in Milano

dalla Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti in Italia

e dall’Associazione Culturale “Le Ultime Carovane”

Films sufi; conferenze; concerti; rappresentazioni; premiazione del

Concorso nazionale di Poesia mistica e religiosa; Mostra d’Arte; presentazione Edizioni della Confraternita (rivista “Sufismo”, ecc.)

 

TERZA GIORNATA: mercoledì 15 ottobre, ore 21
Nell’Auditorium Don Alberione dei Periodici San Paolo
(“Famiglia Cristiana”, “Jesus”, “Il GIornalino”)

Via Giotto 36

 

ingresso libero sino ad esaurimento dei posti

 

Alle ore 17, Conferenze:

Il Generalizio di “Famiglia Cristiana”                 Saluto ai partecipanti.

Maurizio Benazzi      I segni della speranza: Parole, progetti e musica.

Halil Cin                   (ministro turco. Titolo non arrivato))

Paolo Corallini           L’Aikidô, la via dell’Armonia dello Spirito.

Paolo De Benedetti    Shalòm: il saluto della Pace.

Stelio Venceslai        La Laicità per la Pace.

Anne Zell                  (pastora valdese. Titolo non arrivato)

 

Alle ore 21, Musica e preghiere cantate:

 

Complesso ebraico Ensemble Shalom diretto dal chazzan (cantore di Sinagoga) Angel

 Harkatz.

AwaHoshi Kavan (da Honolulu): Trascendenza vibratoria: musica di cristallo.

Davide Ursi e coro Ave Maria: Preghiere cattoliche e“un Negro Spiritual”,

Ospite d’onore: Doroty Fisher, la più importante

cantante afroamericana di Negro Spirituals.

Concerto del Maestro Fakhraddin Gafarov,

già direttore del Conservatorio di Stato di Baku

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