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Appunti di viaggio di Elena Briante

Cari fratelli e care sorelle

Vorrei raccontarvi della mia esperienza nel Rio de la Plata. Ho visitato luoghi bellissimi, con una natura spettacolare, in cui ho visto animali e piante splendide per me sconosciute. Tuttavia, sono anche luoghi in cui la gente ancora grida al Signore per tutte le ingiustizie e tutte le sofferenze che è costretta a sopportare.

Vi chiederete come mai sono andata proprio lì. Semplicemente per conoscere meglio una realtà che fa parte della nostra chiesa Valdo – metodista. Infatti, 150 anni fa, alcune famiglie valdesi, decisero di andare a cercare fortuna nell’America Latina, in Argentina e Uruguay, nella zona del Rio de la Plata.

Pensavano di aver trovato la terra in cui scorreva latte e miele, la terra promessa da Dio. Erano liberi di lavorare la terra, avevano la possibilità di lodare Dio nel modo in cui ritenevano più opportuno. Potevano costruire chiese, crearsi una famiglia. Insomma, potevano vivere come avevano sempre sognato.

Ma in questo Paese i problemi non mancano, tanto per elencare i più recenti. Fino a poco tempo fa la dittatura (dal 1973 al 1985), durante la quale sono scomparse migliaia di giovani (si parla di 30000) che le madri continuano ancora a reclamare ogni giovedì pomeriggio nella Plaza de Mayo di cui abbiamo visto una foto con il loro simbolo durante la confessione di peccato: un pannolino bianco, quello in cui avvolgevano i loro bambini da piccoli.

Nel 2001 la grande crisi finanziaria che ha portato sul lastrico anche gli abbastanza benestanti Valdesi…

Oggi le grandi multinazionali impongono la monocultura della soia che comporta disboscamento ed uso indiscriminato di fertilizzanti chimici, inquinando falde acquifere, flussi d’acqua e provocando la morte di animali.

Tutte questi cambiamenti, a livello nazionale e mondiale, provocano grandi cambiamenti climatici, con grandi siccità ed alluvioni.

E la nostra piccola chiesa valdese del Rio de la Plata? Una chiesa con circa 12000 membri di chiesa? Sta cercando di rispondere come può al mandato del Signore. Tenta con i mezzi a disposizione di reagire e di tenere testa alle multinazionali, di rendere questa zona del mondo comunque il paese promesso da Dio, quello in cui scorrono il latte e il miele e non i concimi ed i fertilizzanti.

Come?

Aiutando, ad esempio, le donne contadine a riscoprire la propria identità. Queste donne sono rimaste sole a curare i campi perché i mariti o sono andati in città in cerca di lavoro o lavorano, sottopagati, presso i grandi proprietari terrieri.

Le nostre comunità dell’Argentina del Nord, si stanno impegnando per non far sentire queste donne povere e defraudate perché incapaci di competere con il mercato, ma per renderle fiere di riappropriarsi delle proprie tradizioni.

Ma le nostre comunità fanno anche qualcosa di diverso. Accolgono bambini e bambine vittime di violenza o semplicemente appartenenti a famiglie troppo povere per poterli mantenere in condizioni di vita accettabili.

Le nostre comunità hanno creato luoghi in cui far sentire a casa le persone più sfortunate e dare loro tutta la dignità di cui Dio le ha fornite: centri diurni o comunità alloggio, così pure come istituti per portatori di handicap o case di riposo per anziani.

Questa piccola chiesa sa di non poter rimanere chiusa nelle proprie chiese. Sa che Dio è al suo fianco, che Dio la accompagna in questo cammino così difficile e complicato.

E noi? Noi Chiesa Metodista di Milano? Molti di noi, oggi, sanno benissimo di cosa sto parlando. Dell’avere una terra splendida e ricca che viene però sfruttata dalle multinazionali straniere perché i governi dei Paesi sono poveri o corrotti. Sanno bene quant’è difficile stare in piedi di fronte al Faraone e dire: “No, io non ci sto. Ho delle responsabilità di fronte alla creazione e di fronte ai fratelli e sorelle meno fortunati”. Le ingiustizie sono molto potenti anche nella nostra società, anche nella nostra città.

Prendiamo esempio dalle nostre sorelle e dai nostri fratelli del Rio de la Plata. Rimettendo tutto nelle mani di Dio, quindi attraverso la preghiera, la lettura biblica, la lode. Andiamo incontro a coloro che soffrono ed a cui Dio disse: “Và, perché io sarò con te!”

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Venga il tuo Regno

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.

C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.

Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa –  la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.

In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.

Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.

Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.

La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!

La menzogna di molti cristiani ( non di tutti)  continua anche in questo secolo che viviamo.

Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.

I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani.

Maurizio Benazzi

 

 

 

 

 

In breve:

 

Appuntamento di sabato 20 settembre 2008 alle ore 17.00
 
Il guado – Sede di Via Soperga 36 – Milano

 

Omosessuali cristiani in rete
Quali percorsi, per gli omosessuali credenti, nella rete e nella Chiesa

Nel settembre del 2007 nasceva un portale che aveva l’ambizione di diventare un punto di riferimento per quanti tentano di far dialogare Fede cristiana e condizione omosessuale. A distanza di un anno la scommessa è stata vinta: i volontari di quello che è ormai diventato il Progetto Gionata sono all’opera in tutta Italia, mentre il numero dei contatti giornalieri ha ormai superato la media delle 10.000 visite mensili (fonte Shinystat). Ecco perché abbiamo deciso di riflettere, insieme a quanti hanno contribuito alla nascita e al successo di Gionata.org, per scoprire le potenzialità che la rete internet offre a chi sente, su di se, il compito di dare voce a migliaia di omosessuali credenti che di voce non ne hanno mai avuta.
 

 

Ecumenici seguirà questo evento de Il guado, conosciuto direttamente nei primi anni 90 come esperienza di “cristianesimo catacombale”. Andiamo a sentire cosa è cambiato realmente nel frattempo…

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Incontriamo i nostri lettori a Torre Pellice, al Sinodo valdese

 

 

Io credo in Dio,

che non ha fatto il mondo già finito

come una cosa che deve rimanere per sempre così

che lo regge non secondo leggi eterne

immutabilmente valide

non secondo ordinamenti naturali

di poveri e ricchi

competenti e non competenti

dominanti e dominati.

Io credo in Dio

che vuole la contraddizione in ciò che è vivo

e il mutamento di tutte le situazioni

per il tramite del nostro lavoro

per il tramite della nostra politica.

Io credo in Gesù Cristo che aveva ragione quando egli

“un singolo che non poteva fare nulla”

come noi

lavorava al cambiamento di tutto le situazioni

e perciò dovette soccombere.

Confrontandomi con Lui io riconosco

come la nostra intelligenza sia atrofizzata

la nostra fantasia spenta

la nostra fatica sprecata

perché noi non viviamo come lui viveva.

Ogni giorno  io ho paura

perché egli sia morto invano

perché Egli è sotterrato nelle nostre chiese

perché noi abbiamo tradito la sua rivoluzione

in obbedienza e paura

davanti alle autorità.

Io credo in Gesù cristo

che risorge nella nostra vita

che noi diventiamo liberi

da pregiudizi e conformismo

da paura e odio

e portiamo avanti la sua rivoluzione

per il suo regno

io credo nello spirito

che con Gesù è venuto nel mondo

alla comunità di tutti i popoli

e alla nostra responsabilità per quello

che sarà della nostra terra

una valle piena di afflizione fame e violenza

o la città di Dio.

Io credo nella pace giusta

che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso

per tutti gli uomini e le donne

nel futuro di questo mondo di Dio.

Amen

 
 

Tratto da “Teologia politica”, di Dorothee Soelle

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