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SOS volontari: l’individualismo esasperato è l’oppio delle società contemporanee

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14 dicembre 2008 – (ve/ust) L’impegno volontario in seno ad associazioni e organizzazioni è regredito dal 27 al 24 per cento, l’aiuto non retribuito in ambito privato dal 23 al 21 per cento. Questa involuzione è più evidente tra gli uomini (-4,2%) che tra le donne (-1,1%). È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Ufficio federale di statistica (UST).

Differenze uomo donna
Gli uomini si impegnano in prevalenza per associazioni sportive, le donne nella custodia dei figli altrui. Le persone attive nel settore del volontariato consacrano settimanalmente quasi una mezza giornata alle attività non retribuite (circa 13 ore al mese per il volontariato nelle associazioni od organizzazioni; 15,5 ore al mese per l’aiuto informale).

Notevoli differenze regionali
L’impegno volontario in seno a organizzazioni e associazioni varia notevolmente da regione a regione. Se la partecipazione ad attività di volontariato e a cariche onorifiche è decisamente superiore nella Svizzera tedesca rispetto alla Svizzera francese e italiana (29% contro rispettivamente 20% e 13%), si registrano notevoli differenze cantonali per quanto riguarda la quota di volontari all’interno di una stessa regione linguistica. I Cantoni rurali, infatti, registrano quote superiori rispetto a quelli prevalentemente urbani.
Un discorso analogo vale anche per il volontariato informale: le persone residenti nella Svizzera tedesca sono più frequentemente impegnate in quest’ambito rispetto a quelle residenti nella Svizzera francese o italiana (40% contro rispettivamente 33% e 26%).

La motivazione
Oltre l’80% delle persone impegnate in attività di volontariato in seno ad associazioni e organizzazioni afferma di svolgere questa attività per il piacere di farlo, il 74% la considera una buona opportunità di collaborare con gli altri per cambiare le cose, il 69% è motivato dalla possibilità di fornire aiuto agli altri e il 61% dagli incontri e dai contatti con altre persone. Questo insieme di motivazioni, dettate sia dall’interesse collettivo sia da quello personale, coincide in gran parte per gli uomini e per le donne.

Un popolo di volontari
Le attività di volontariato possono essere suddivise in tre tipi d’impegno: il volontariato formale a favore di associazioni e organizzazioni, il volontariato informale prestato al di fuori di queste strutture e, infine, le donazioni in denaro o in natura. In generale, le quote di partecipazione a un tipo di attività sono tanto più basse quanto più elevato e vincolante è l’impegno richiesto per svolgerla. I tre quarti della popolazione residente in Svizzera, a partire dai 15 anni, devolvono donazioni in denaro o in natura, mentre solo un quarto si impegna nel volontariato formale.
Al 17% della popolazione che non s’impegna in alcun ambito del volontariato, si contrappone un 11% di volontari completi (ovvero persone impegnate sia nel volontariato formale sia in quello informale e che elargiscono allo stesso tempo donazioni in denaro o in natura). È interessante notare che chi svolge attività di volontariato devolve quasi sempre anche donazioni.

Ufficio federale di statistica
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/news/medienmitteilungen.Document.114774.pdf

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Come sopravvivere alla perdita di un amore

Al giornale Rai 3 di stamattina 22 novembre 2008, ore 6,45, si è detto che le femministe e lesbiche cercheranno oggi di ripetere il successo dell’altr’anno. Grazie della menzione?

Chiariamoci, a noi donne non ci paga nessuno, non siamo in tournee, non siamo attrici di nessuna telenovela o animali da circo da contenere in una gabbia:  saranno più quelle che rimarranno a casa per molte giustificate ragioni che quelle che potranno essere  in piazza. Noi ci saremo  e  con molte difficoltà economiche e personali, per dar voce proprio a quelle che non ce l’hanno, tantomeno visibilità, dati i Muri che vengono febbrilmente eretti e le Porte che si chiudono, sbattute in faccia. Non siamo per niente felici di riesibirci, gridando o in silenzio denunciando i numeri delle violenze che le donne subiscono quotidianamente in questa e in altre parti del mondo e non siamo per niente felici di denunciare, con innumerevoli difficoltà di spazio ed espressione nel farlo,  quale politica mortale di controllo, a titolo di Vita e di Bene, reprime e  imperversa sulle nostre esistenze.

Non siamo per niente grate dell’attenzione dei Media che continuano a contarci e immortalare la nostra diversità di esistenza: siamo e saremo dentro e fuori questo sistema che fa della nostra vita uno sbandieramento di “consumo”, grazie alla  “carità ” sempre più precaria del nostro lavoro e impegno. Siamo e saremo in piazza, tra tutte e tutti, a denunciare la violenza maschile, delle Istituzioni, delle Amministrazioni, del Vaticano, delle Chiese tutte che da sempre impongono l’Adorazione Perenne della santità e del martirio. Non siamo bambole insanguinate, non siamo manichini da esporre o bersagli di continue aggressioni fasciste, nè i figli che abbiamo sono bambolotti di pezza,  tantomeno le  nostre compagne  di cammino, come i nostri compagni di vita sono numeri di morti da giocare al Lotto o buttare in un cassonetto dopo aver grattato le Cifre e aver vinto un buon “pezzo” sui Media. Manchiamo volutamente di quella “intelligenza politica e folle coraggio” che  delega al potente di turno, il nostro presente e futuro, sfruttando il passato, scritto nella Costituzione Italiana e nella Carta dei Diritti Umani. Non ci preserva nessuna Cappellina o Cupola misericordiosa, continueremo a lottare e denunciare e resistere, decidendo noi quando stare in silenzio o gridare e come condurre la lotta per la libertà di pensiero e una vita dignitosa, per tutte e tutti, senza chiedere la Grazia e tantomeno dire grazie a chi sfrutta e usa, quotidianamente, la protesta. Non paghiamo e non pagheremo noi la crisi e la guerra: i conti li sappiamo fare e li facciamo ogni giorno, con un’esistenza sempre più precaria e un presente indegno, che preconizza futuri da incubo e allegri banchetti e balletti al Tavolo delle Contrattazioni: non siamo merce,  tantomeno di scambio e bottino, per nessuna e nessuno.

Doriana Goracci

 

Sono tante le storie personali che passano attraverso lo strumento della newsletter ma che non troverete mai scritte: storie di donne separate, di uomini delusi da compagne, di ragazzi in cerca di un altro ragazzo. Se riusciremo cercheremo di dare voce a queste esperienze attraverso il consiglio di libri, fermo restando che le e-mail o le telefonate servono non solo per comunicare informazioni in redazione ma anche stati d’animo e situazioni personali, per condividere insieme la vita, anche nelle pene e non solo nelle gioie.

Un abbraccio a chi scrive e telefona.

Maurizio Benazzi

– Harold H. Bloomfield, Melba Colgrove, & Peter McWilliams,
edizione italiana a cura di Antonio di Passa ed Enrico
Cazzaniga, 

Come Sopravvivere alla Perdita di Un Amore,

Edizioni AMA Milano-Monza Brianza, pp. 150;

Si tratta di un piccolo “manuale” che vuole essere un compagno per affiancarci nelle nostre diverse sofferenze causate da una perdita di relazione per diventare “persone nuove” ossia persone che continuano a vivere l’avventura della vita.
Sono tante le perdite, piccole e grandi, alcune grandissime, ma tutte acute a modo loro, che ci fanno soffrire in maniera diversa, e possono essere dolorosissime: un lutto,
la fine di un amore, la rottura di un’amicizia, un trasloco, la perdita di un animale domestico, il restare senza lavoro, una violenza subita, sono tante le ferite
che ci portiamo addosso, a volte dall’infanzia. citazione da p. 35:
“Domenica:
Dio, non mi posso trascinare in chiesa questa mattina. Ti prego, vieni a trovarmi a domicilio.”
Si può attraversare il deserto del dolore in quanto non siamo soli e possiamo rialzarci e riprendere il cammino.

Il libro non si trova nelle librerie, ma lo si può richiedere a:
Antonio Di Passa, pastore della Comunità Evangelica
Riformata di Poschiavo, Svizzera, recapiti:
Antonio Di Passa, Plazeta 36
CH – 7742 – Poschiavo
e.mail: antonio.dipassa@gr-ref.ch

 

tratto dalla rubrica Librarsi, a cura di Maurizio Abbà, della Rivista: Tempi di Fraternità – donne e uomini in ricerca e confronto comunitario,

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Incontriamo i nostri lettori a Torre Pellice, al Sinodo valdese

 

 

Io credo in Dio,

che non ha fatto il mondo già finito

come una cosa che deve rimanere per sempre così

che lo regge non secondo leggi eterne

immutabilmente valide

non secondo ordinamenti naturali

di poveri e ricchi

competenti e non competenti

dominanti e dominati.

Io credo in Dio

che vuole la contraddizione in ciò che è vivo

e il mutamento di tutte le situazioni

per il tramite del nostro lavoro

per il tramite della nostra politica.

Io credo in Gesù Cristo che aveva ragione quando egli

“un singolo che non poteva fare nulla”

come noi

lavorava al cambiamento di tutto le situazioni

e perciò dovette soccombere.

Confrontandomi con Lui io riconosco

come la nostra intelligenza sia atrofizzata

la nostra fantasia spenta

la nostra fatica sprecata

perché noi non viviamo come lui viveva.

Ogni giorno  io ho paura

perché egli sia morto invano

perché Egli è sotterrato nelle nostre chiese

perché noi abbiamo tradito la sua rivoluzione

in obbedienza e paura

davanti alle autorità.

Io credo in Gesù cristo

che risorge nella nostra vita

che noi diventiamo liberi

da pregiudizi e conformismo

da paura e odio

e portiamo avanti la sua rivoluzione

per il suo regno

io credo nello spirito

che con Gesù è venuto nel mondo

alla comunità di tutti i popoli

e alla nostra responsabilità per quello

che sarà della nostra terra

una valle piena di afflizione fame e violenza

o la città di Dio.

Io credo nella pace giusta

che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso

per tutti gli uomini e le donne

nel futuro di questo mondo di Dio.

Amen

 
 

Tratto da “Teologia politica”, di Dorothee Soelle

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