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Sigmund Freud visto con gli occhi di oggi

 

Il Cipes ha aperto a Milano la “Casa del Novecento” nella sede si possono consultare 5 000 volumi, consultare giornali e riveste, Cd e Dvd sulla storia del Novecento. Gli interessati possono scrivere a: cipes.lomb@fastwebnet.it – Altre info su http://www.cipes.altervista.org/index.php 

 

Martedì 25 novembre 2008 ore 21 – Dott. Giuseppe Rescaldina

Sigmund Freud Vienna fine ‘ 800: Cultura e Sessualità 

Magenta (MI) c/o Bar The rose – via 4 giugno, 63 (zona stazione) – Partecipa Ecumenici

 

Utet regala l’album “I grandi fotografi raccontano i diritti umani” a questo link (segnalazione apparsa su Internazionale): http://promo.utetcultura.it/diritti/ 

 

Sono ancora disponibili alcune copie in regalo della traduzione Nuova riveduta della Bibbia, scrivendo il proprio indirizzo alla redazione ecumenici@tiscali.it 

 

 

 

Approfondimento religioso:

 

Metodismo


Il metodismo  è un’espressione  del protestantesimo e ha dato vita ad una delle chiese evangeliche più diffuse nel mondo (circa 70 milioni di fedeli), caratterizzandosi ovunque per profonda spiritualità, dinamismo evangelistico e marcata sensibilità ai problemi etici, sociali e politici. 

Esso appartiene ai   “movimenti di risveglio”  (in inglese: revival  o  awakening), che rappresentano una componente spirituale costante  del mondo protestante e si propongono di  riportare la spiritualità evangelica al centro della vita delle chiese, quando queste  appaiono troppo istituzionalizzate o la speculazione teologica rischia di rendere la fede eccessivamente  astratta e lontana dall’esperienza esistenziale del singolo credente. I risvegli non hanno avuto quasi mai intenti scismatici; solo quando la reazione delle strutture ecclesiastiche esistenti ha opposto un muro di conservatorismo senza aperture  è sorta la necessità di creare formazioni autonome.                                                                                            In termini teologici i risvegli rivalutano i principi fondamentali della fede cristiana, basati sulla centralità di Cristo e della Bibbia. Dal punto di vista etico la fede riscoperta  non è semplice  adesione, seppure viva e partecipe, ma comporta un rinnovamento completo della vita personale. Un termine molto usato è “conversione”, che non significa il passaggio  da una chiesa all’altra, bensì il cambiamento da una esistenza dominata dalle suggestioni del “mondo” a una vita che ha come centro la persona di Gesù il Cristo, attraverso una decisione personale e un’esperienza interiore. 

 

La nascita del metodismo

Il movimento metodista nacque nell’Inghilterra del XVIII secolo, per opera di un pastore anglicano, John Wesley (1705-1791), il cui intento originariamente era quello di creare una corrente di risveglio all’interno della Chiesa anglicana, in un’epoca particolarmente delicata e difficile, caratterizzata dalla nascita della rivoluzione industriale. 

Wesley  costituì inizialmente una associazione di studenti ad Oxford, che si prefiggeva di suddividere “metodicamente” la giornata fra lo studio della Bibbia, la preghiera e il servizio ai carcerati e alle persone in situazioni sociali di povertà e abbandono: da qui il nome di metodisti (originariamente dato in senso denigratorio dagli avversari).  In seguito Wesley viaggiò nel Nord America e, attraverso la chiesa dei Fratelli Moravi, si avvicinò  alle radici luterane,  focalizzate nel concetto dell’amore di Dio che perdona e salva per sola grazia mediante la fede, e che offre la sua grazia indistintamente a tutte le creature umane, le quali possono  accettarla o rifiutarla.  

L’esperienza spirituale metodista si basa sulla conversione all’Evangelo e sulla santificazione, cioè la  risposta del credente all’amore di Dio, attraverso un impegno a trasformare la propria vita.

Una felice intuizione di Wesley è che Dio ha dato tutto,  per cui tutto noi dobbiamo dare. C’è dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono e l’impegno verso il prossimo. Da qui deriva la forte inclinazione del metodismo all’intervento nel sociale, che si esplica al di fuori della propria cerchia,  in ogni luogo dove vi sono situazioni di ingiustizia. Significativo il. motto di Wesley “la mia parrocchia è il mondo”. I convertiti alla nuova fede furono anzitutto i derelitti della società, i minatori, i contadini, il ceto povero delle città industriali. Successivamente essa finì per attrarre anche i componenti del ceto medio. 

Fin dall’inizio il metodismo si caratterizzò come movimento essenzialmente popolare, attento al miglioramento dell’uomo nella sua totalità e pienezza di personalità: proprio per questo esso si fuse  con la vita sociale del tempo. Infatti non è possibile predicare la salvezza, l’amore di Dio, la fratellanza in Cristo per ogni uomo,  senza promuovere al tempo stesso l’intento di stabilire una società nuova, che rispetti la dignità, il valore e i diritti di ognuno.Wesley predicò soprattutto in ambiente popolare, organizzando i fedeli in piccoli gruppi (classi).  Vista la scarsa adesione di pastori anglicani,  decise di autorizzare l’uso di predicatori laici, che divennero ben presto una delle strutture portanti del metodismo. La separazione ufficiale del metodismo  dalla Chiesa Anglicana avvenne solo nel 1795, quattro anni dopo la morte di Wesley, che lasciò  un’organizzazione forte di 135.000 fedeli e di 541 predicatori itineranti.

Il metodismo coinvolse dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del mondo. 

 

Caratteri e principi dottrinari

Il metodismo è essenzialmente una fede pratica e non dogmatica;  la teologia metodista ha tuttavia alcuni riferimenti caratterizzanti, che enfatizzano il rapporto personale con Dio.  Anzitutto la salvezza per sola  fede, estesa a tutti i credenti (all’epoca dei grandi dibattiti settecenteschi, Wesley si ispirò all’arminianesimo, contro la dottrina della predestinazione). Inoltre il principio della santificazione, cioè lo sforzo nella ricerca della  perfezione riguardo alla propria condotta, attraverso la fede e soprattutto l’opera dello Spirito Santo, pur nella consapevolezza del condizionamento derivante dalla natura umana.

Il centro della teologia metodista non è quindi il peccato dell’uomo che lo ha reso indegno di fronte a  Dio, ma la grazia di Dio che restituisce a quello stesso uomo la figliolanza per mezzo della fede in Cristo. L’individuo che ha accettato la grazia di Dio e si è convertito al Cristo è una creatura completamente diversa rispetto a prima:  per questo si può parlare di una nuova nascita.

I sacramenti, come per tutte le chiese protestanti, sono solo quelli indicati dai Vangeli: Battesimo e Santa Cena (o Eucaristia), quest’ultima considerata in termini simbolici della presenza spirituale del Cristo.

La creazione di una chiesa istituzionale non contrasta con  il modello dei piccoli gruppi di credenti, che erano già presenti nella chiesa delle origini; così il metodismo prevede l’istituzione di classi, luogo ideale per l’adorazione, l’approfondimento dottrinario e la testimonianza, sia diretta (evangelizzazione) che indiretta (azione nel sociale).

Peculiare caratteristica del metodismo è l’avere, accanto ai pastori consacrati, un rilevante numero di predicatori laici (uomini e donne), i quali svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione e nella predicazione, dopo aver ricevuto una adeguata preparazione teologica. 


Sviluppo mondiale del metodismo. La situazione attuale  

Il metodismo si diffuse rapidamente  in Inghilterra e poco dopo anche  nel Nord America dei pionieri, che presentava  una situazione ambientale assai diversa rispetto all’Europa, grazie in particolare alla massa dei predicatori itineranti ,che si spostavano  soprattutto a cavallo.

Insieme a un imponente lavoro di evangelizzazione si sviluppò l’impegno nelle opere sociali, caratterizzato soprattutto dalla lotta contro la schiavitù. Con la nascita degli Stati Uniti come entità politica e territoriale nacque anche una chiesa metodista indipendente ed autonomamente organizzata.

Il metodismo divenne ben presto una grande chiesa missionaria, diffusa in tutto il mondo, conoscendo  la sua fase di massima espansione durante la seconda metà dell’Ottocento, in parallelo con lo sviluppo della società industriale e piccolo-borghese. Le classi metodiste furono,  in Gran Bretagna, il fulcro in cui si forgiarono le prime organizzazioni sindacali, che poi diedero vita alle  Trade Unions ed ebbero successivamente  anche un riscontro a livello di rappresentanza politica, attraverso il Labour Party.

Il Novecento fu invece soprattutto il secolo delle fusioni, tra le varie chiese che si erano in precedenza formate, sulla base di differenze geografiche, etniche e culturali. In vari casi  i metodisti sono confluiti in “Chiese unite”, fondendosi con altre  denominazioni del protestantesimo, come è accaduto ad esempio in Italia. 

Nel mondo le strutture organizzative delle chiese metodiste sono di due tipi: presbiteriana (basata su una gestione congiunta di pastori e di laici, come in Italia) ed episcopale (basata su una gestione gerarchica,  che ha quale riferimento la figura del vescovo). Va precisato che in questo caso il vescovo metodista non presenta i caratteri carismatici e “monarchici” del vescovo cattolico, perché si tratta di un pastore eletto temporaneamente  da un’assemblea con finalità puramente gestionali.

Oggi il metodismo mondiale, che ha come massima espressione il  World Methodist Council,  è particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno per la “Giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”.  In questo ambito  il metodismo è stato, nella seconda parte del Novecento, una delle principali forze che hanno sconfitto il regime di aparthaid in Sudafrica.


Il metodismo in Italia

In Italia il metodismo approdò in modo stabile solo nel 1861, con l’arrivo dall’Inghilterra del pastore Henry James Piggott (1831-1917), che fondò una chiesa di ispirazione wesleiana. Dopo solo sette anni vi erano già 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi d’istruzione scolastica.               L’unità d’Italia fu la grande occasione attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873  giunse dagli Stati Uniti il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che fondò una chiesa di ispirazione episcopale. Piggott e Vernon si accordarono perché i due rami del metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali. Nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di circoli culturali, di giornali e, soprattutto, con l’assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera, sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto.


I due rami del metodismo, quello inglese e quello americano, si unirono nel 1946 fondando la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia.  Nel 1975 la chiesa metodista si è integrata con la Chiesa Valdese, formando la Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi); ciò ha permesso di avere un unico ruolo pastorale e organismi burocratici settoriali e centrali in comune. Attualmente in Italia la chiesa metodista conta 39 fra comunità e chiese, con 5.000 membri  effettivi e un numero imprecisato di simpatizzanti, una decina di opere sociali e vari circoli culturali. 


(Fonte: chiesa metodista di Milano)







 

 

 

 

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Auguri per ramadan

Chiasso, 31 agosto 2008

Cari Fratelli, care Sorelle, cari tutti,
domani inizia il mese di Ramadan il mese più onorato di Allah, il generoso
mese di Ramadan, colmo di grazia, amore e spiritualità. Col suo arrivo,
eleva la nostra spiritualità in un mondo sempre più incline al materialismo
e accresce l’amore nei nostri cuori in un momento dove l’amore è incompreso.
Meglio accogliamo questo gradito mese, meglio cresce la nostra spiritualità
e i nostri cuori saranno colmi della profonda dolcezza dell’amore. Il vero
Amore, l’amore verso il Creatore, verso tutto il Suo creato, che ci
allontana dallo squallore del falso amore che ci ha reso individualisti,
egoisti e soli.
Il mese di Ramadan arriva puntuale per la nostra salvezza e per aprire
un’immensa via per il ritorno. Un ritorno verso il caldo soffio di amore che
riempie il nostro cuore di grazia e il nostro spirito di dolcezza.
Accogliamo allora Ramadan a braccia tese, rivolgendoci verso Allah, il
Creatore! Supplichiamo il Suo perdono, preghiamo per il Suo Amore,
digiuniamo per la nostra Salvezza! Prostriamoci per compiacerlo con la
nostra umiltà, che sia luce su luce, in verità Allah guida chi vuole verso
la Sua luce. Con la speranza che alla fine del mese avremo accumulato tanto
di quell’amore da diventare noi stessi un faro di amore per tutti coloro
intorno a noi.
Auguro a tutti di vivere in questa luce.
Hassan El Araby

 
Il mese di Ramadan
Ramadan è il nono mese dell’anno, mese lunare secondo il calendario musulmano. Il Ramadan, costituisce un periodo eccezionale dell’anno: la sua sacralità è fondata sulla tradizione già fissata nel Corano, secondo cui in questo mese l’inviato Mohamad* ha ricevuto l’ultima rivelazione inviata all’umanità. Durante il mese di Ramadan c’è La notte del destino. E’ una notte che va cercata nelle notti dispari dell’ultima decade di Ramadan e che, secondo il Corano, vale più nella ricompensa di mille mesi d’adorazione e servitù. Infatti, è la notte quando Dio salva molti dei suoi servi dall’inferno. In origine, il mese di Ramadan era un mese qualunque del calendario lunare di dodici mesi che, pertanto, cambia posizione anno per anno rispetto all’anno solare. Dato che il calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell’anno solare), il mese di Ramadan di anno in anno cambia di stagione.
Il digiuno (sawm) durante il mese costituisce uno dei cinque pilastri dell’Islam. Nel corso del mese di Ramadan infatti, i musulmani praticanti devono astenersi – dall’alba al tramonto – dal bere, mangiare, fumare e dall’attività sessuale. Chi è impossibilitato a digiunare, perché malato o in viaggio, può anche essere sollevato dal precetto però, appena possibile, dovrà successivamente recuperare il mese di digiuno.
In occasione del Ramadan è anche richiesto di evitare di abbandonarsi all’ira. Le donne incinte o che allattano, i bambini e i malati cronici sono esentati dal digiuno e dovrebbero al suo posto, secondo le loro possibilità, fare la carità come ad esempio nutrire le persone bisognose indipendentemente dalla loro religione, gruppo etnico o dalle loro convinzioni. Le donne durante il loro ciclo o le persone in viaggio non devono digiunare ma lo possono rimandare.
Il digiuno poi sveglia la coscienza integra, istruisce alla pazienza, è lezione di moderazione e di volontà, radica l’uomo nella disciplina e nell’igiene, fa sorgere il senso della comunità e il senso di solidarietà con tutti e il senso di appartenenza. Esso è una scuola di amore sincero di Dio. Compiacere Dio e cercare la Sua grazia dà un senso di speranza e una considerazione serena della vita. Esso instilla nell’uomo una genuina virtù di devozione, efficace e onesta. Digiunando proviamo per una volta a sentire quello che sentono ogni giorno e forse durante tutta la loro vita, i poveri, gli oppressi e gli affamati. Il digiuno è rinuncia, denuncia, testimonianza e solidarietà.
Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto. La tradizione vuole che si mangi prima un dattero perché così faceva il Profeta. In alternativa si può bere un bicchiere d’acqua. Il significato spirituale del digiuno è stato analizzato da molti studiosi. Si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio e l’amore verso il prossimo. Al termine del Ramadan viene celebrato lo Id al-fitr (festa dell’interruzione del digiuno), detta anche la “festa piccola” (Id al-saghir).
Il Ramadan nel Corano- Ai musulmani credenti e sottomessi in pace, Dio si rivolge con questi versetti  (traduzione tratta dalla edizione di Newton&Compton Editori a cura di Hamza R. Piccardo, Sura 2 versetti dal 183 al 184: “O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati; – [digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo , c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste! – E’ nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l’inizio] digiuni . E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti! – Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all’appello di chi Mi chiama quando Mi invoca. Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, sì che possano essere ben guidati.- Nelle notti del digiuno vi è stato permesso di accostarvi alle vostre donne; esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro. Allah sa come ingannavate voi stessi. Ha accettato il vostro pentimento e vi ha perdonati. Frequentatele dunque e cercate quello che Allah vi ha concesso. Mangiate e bevete finché, all’alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera. Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle moschee. Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate! Così Allah spiega agli uomini i Suoi segni, affinché siano timorati”.
Il Ramadan dai detti del Messaggero*  –  nella tradizione profetica si indica che quando arriva Ramadan vengono aperte le porte del Paradiso, e chiuse quelle dell’inferno, e i demoni vengono incatenati. Secondo un altro detto : Ogni azione del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno, che appartiene a Dio, e Lui ne dà ricompensa. Che il digiuno è un’armatura, e quando è giorno di digiuno è auspicabile che il digiunante non nutra propositi osceni né vociferi, e se qualcuno lo ingiuria o lo combatte, basta che dica: ‘Sto digiunando’, si spiega poi che perfino, l’alito che promana dalla bocca di colui che sta digiunando è migliore davanti a Dio del profumo del muschio. Chi digiuna ha due motivi di cui rallegrarsi: si rallegra quando rompe il digiuno, e si rallegrerà del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore il giorno del giudizio. Il digiuno poi è considerato vera protezione dall’inferno e chi digiuna un giorno sulla via di Dio, Iddio gli terrà lontano il volto dal Fuoco per settanta annate.
Quando inizia – L’inizio del Ramadan dipende dall’avvistamento della luna e la tradizione vuole che esso avvenga scrutando il cielo come si faceva ai tempi del Profeta Mohamad*. E’ l’Arabia Saudita, in quanto custode dei luoghi santi della Mecca e di Medina, a stabilire il periodo del Ramadan. La questione suscita un vivace dibattito all’interno dell’Islam, tra chi auspica l’impiego delle tecnologie per l’avvistamento lunare e chi invece vorrebbe rimanere fedele alle tradizioni. Nel caso della nostra comunità, essa viene stabilita dalla Commissione del Consiglio Europeo dei Verdetti e della Ricerca, perciò tutti possono chiedere informazioni ai centri della comunità.
Raccomandazioni per i digiunanti – È consigliato fare uno spuntino leggero prima del sorgere dell’alba, noto come suhur. Mangiare tre datteri e bere un pò d’acqua subito al tramonto, dicendo questa preghiera: “Allahumma, laka sumna wa’ala rizqika aftarna” (O Dio, per Tua volontà abbiamo digiunato e adesso interrompiamo il digiuno col cibo che tu ci hai dato); fare pasti leggeri il più possibile, poiché, come dice il Profeta*, la peggior cosa che un uomo possa fare è riempirsi lo stomaco;  osservare l’orazione spontanea nota come tarawih; far visita ai fratelli e intensificare le pratiche di solidarietà; incrementare lo studio e la recitazione del Corano; esercitare al massimo la pazienza e l’umiltà; essere straordinariamente cauto nell’usare i sensi, la mente e soprattutto, la lingua; astenersi dalle chiacchiere inutili e dai pettegolezzi ed evitare ogni movimento sospetto. E soprattutto non trascurare il lavoro, perché fare bene il proprio lavoro è volere del Eccelso. A tutti i musulmani auguro un buon e generoso Ramadan e che la pace e la giustizia regnino su tutta l’umanità.
*che la Pace e la benedizione di Dio siano su di lui
Hassan El Araby
Natel    0041 79 2301355
Tel Lugano  0041 91 9717329
Fax    0041 91 9717440
Chiasso   0041 91 6820112
hassan.elaraby@bluewin.ch

 
Segnalazione libraria di Ecumenici

Dalle edizioni UTET è disponibile nelle librerie l’ edizione economica de
“Il Corano” tradotto e commentato da Gabriele Mandel Khan con testo arabo.
L’autore non è solo uno stimatissimo docente universitario ma uno scheikh
sufi (khalifa per l’Italia dell’ordine Jerrahi) a garanzia di quella
competenza ed affidabilità necessaria per un’opera di questo genere sia per
i musulmani, i cristiani, gli studiosi seri. Solo in francese esiste una
traduzione ed un commento del Corano di pari alto valore del prof.
dell’università di Francia Si Hamza Boubakeur a cui è dedicata l’opera. ,
collaborazione dei filologi prof. Mohsen Mouelhi (gran mufti della Tariqa
Jerrahi in Italia) e della prof.sa Nur-Carla Cerati Mandel. Prezzo sul
mercato euro 14,90. Lo trovi anche in internet su IBS.

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