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Il mondo scritto delle donne

Una mia amica scrittrice mi ha inviato una foto, io ho ripreso alcuni suoi versi insieme a quella foto, preghiera silenziosa.

Un augurio speciale anche da parte mia, non importa se non sono una grande credente…

Giovanna Corchia

 

Versi che avvicinano come mani che si congiungono

Parole e gesti silenziosi: Preghiere di Maria Rosaria Valentini

 

Talvolta basta un nulla

per sentirsi, non dico amati, ma

almeno considerati.

Allora non ci si sente bene, ma meglio.

Ed è abbastanza.

Fermati

dove io sono

perché nulla si perda

nel guscio asciutto

dell’abitudine.

Portami

come mallo

fra le tue dita.

Sillabe per una madre

 

Grazie per ogni tazza di te,

per ogni goccia di miele affidata a uno smilzo cucchiaino.

Grazie per la zuppa di pane e latte:

la detestavo, ma tu mi imboccavi convinta.

Grazie per l’odore del ragù preparato con cura,

la domenica mattina.

Grazie per le sottili lenzuola di lino:

lì ricamavi il profumo delle fresie, sognando i miei sogni.

Grazie per i tuoi denti e i tuoi capelli.

Grazie per le favole.

Raccontavi di sera:

bisbigliavi la storia del gatto,

la filastrocca di un mandarino,

il dramma lento di una pecora spaurita.

Grazie per il piccolo tavolo pieghevole dove iniziai a seminare vocali.

Grazie per aver avuto il coraggio di un soldato… tu eri solo una bianca margherita.

Grazie per aver accettato la tua vita.

Grazie per il nome che mi hai dato.

Eppure sono molte le parole che non ci siamo mai dette.

Peccato non aver spartito sillabe da cucire insieme,

da mangiare a fette, come una torta di fragole e ricotta.

Sappi che – negli sbuffi del silenzio – ne ho inventate alcune.

Solo per me.

E sempre parleranno di te.

Ora per ora

Il giorno va vissuto ora per ora

minuto per minuto

o è perduto

disperatamente.

Il tempo fugge e fuga

ogni futura attesa

e l’attimo è prezioso.

Delude sì, la vita,

ma va presa.

(Amerigo Iannacone)

Maria Rosaria Valentini nasce in Italia a San Biagio Saracinisco nel 1963. Si laurea in germanistica a Roma, presso l’Università “La Sapienza”. Nel 1989 è ospite dell’Ateneo bernese grazie ad una borsa di studio  in Storia dell’Arte. Nel 1995 esce un’altra favola da raccontare, raccolta di racconti per l’infanzia. Nel 2000 scrive i testi per “Sequenza”, libro interamente dedicato al corpo femminile e realizzato insieme alla pittrice A.Lyn. Successivamente la sua plaquette di poesie “Sassi muschiati”diventa libro dell’anno della Fondazione Schiller per il 2003. I racconti “Nomi Cose Città Fiori” (2003) guadagnano una menzione speciale al premio europeo di narrativa Giustino Ferri – D.H. Lawrence. L’anno seguente la scrittrice viene invitata alle Giornate Letterarie di Soletta.

“Quattro mele annurche” è un libro scritto con cura stilistica e voglia di poesia. Un libro vicino all’universo femminile: fragile, profondo,rilucente. Quattro mele annurche. Quattro come le protagoniste. Nella postfazione di Domenico Bonini si dice che quattro è il numero perfetto: quattro sono i lati del quadrato, quattro i bracci della croce, quattro i punti cardinali, gli elementi, le stagioni e le fasi lunari. Le “annurche” sono state le prime mele ad apparire sulla terra. Rotonde, rosse e dolci. Come il libro. E in certi tempi c’è bisogno di cose rotonde, rosse e per fortuna dolci.

Pavia 23 dicembre 2009

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