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Le nostre radici nonviolente profonde

Ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza.

1Co 13:1 Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. 2 Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. 3 Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

4 L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, 5 non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, 6 non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; 7 soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

8 L’amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita; 9 poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; 10 ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. 11 Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. 12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.

13 Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore.

 

VEGLIA ECUMENICA PER IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO A GAZA

 

Non pregare Iddio
prima della battaglia,
signor generale,
ne’ lei, signor presidente,
prima della guerra che vuol scatenare
contro un popolo di fatto innocente:
non preghi per niente.

Il Dio che vuoi pregare non sta
con coloro che armati procedono
allo sterminio di un nemico,
reale o fabbricato,
perche’ sempre Lo troverai
fra le macerie di un villaggio distrutto
dalle tue bombe,
e Lo troverai che tiene fra le braccia
il bambino che hai privato
dei suoi genitori…

Il Dio dell’amore universale
non e’ tecum,
ne’ contro di te:
quel Dio e’ contro ogni violenza

(DAVIDE MELODIA)*

 

 

*Nato a Messina nel 1920, nella sua vita è stato pastore battista (dal 1948 al 1954), pittore e poeta, maestro carcerario, giornalista, consigliere comunale e provinciale per il partito dei Verdi. L’impegno che lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza è stato però quello per la nonviolenza, un percorso di riflessione e azione iniziato durante la sua prigionia di guerra 1940-1946) e sempre legato alla sua profonda fede evangelica. È stato segretario della Lega per il disarmo unilaterale (1979) e successivamente del Movimento nonviolento (1981-83), nonché membro attivo del Movimento internazionale per la riconciliazione (MIR). Dal 1984 aveva aderito al movimento dei Quaccheri, la “Società degli amici” nata in Gran Bretagna nel XVII secolo che da sempre pone la nonviolenza come espressione essenziale della fede cristiana. Ha conosciuto Ecumenici pochi anni prima dalla morte (2006) in occasione di un servizio informativo contro gli sgomberi degli immigrati da Milano. Non ci ha più lasciati… riteniamo neanche dopo la morte.  Ce ne siamo resi conto strada facendo nella battaglia contro l’ergastolo in Italia, per la scelta esistenziale della nonviolenza, della non demonizzazione dei nostri avversari senza per questo  rinunciare alla lotta serrata ma sempre nel rispetto della vita. 
 

Segnaliamo che il vincitore del biglietto d’auguri 2008 più bello è assegnato a Massimo Aprile per l’inventiva dimostrata.

 

Le nostre radici nonviolente profonde

Leonhard Ragaz, per un’etica della politica e un giornalismo profetico

 ragaz

(VE) Quasi dimenticato in Svizzera, pressoché sconosciuto all’estero, solo il movimento del ‘68 e la teologia della liberazione

 hanno riscoperto il significato dell’opera del teologo svizzero Leonhard Ragaz, nato a Tamins, nei Grigioni, il 28 luglio 1868

 
(Markus Mattmüller) Il villaggio di Tamins, nel quale Ragaz è nato, figlio di una famiglia modesta di contadini, gli fornisce una buona illustrazione delle strutture politiche e sociali: il sistema delle cooperative nel villaggio montano, in cui gran parte del suolo è di proprietà pubblica, dove molti compiti vengono svolti in comune, in cui annualmente ad ogni famiglia – anche a quella più povera – viene assegnata una parcella di terreno. Tutto ciò rafforza in Ragaz la convinzione delle possibilità inerenti a un socialismo istituzionalizzato, a una democrazia comunitaria viva e al federalismo.
Spinto a studiare teologia solo per la facilità d’accesso a una borsa di studio, dopo alcuni semestri a Basilea, Jena e Berlino, a 22 anni diventa pastore di tre villaggi di montagna. Successivamente è primo pastore a Coira e nel 1903 viene chiamato alla cattedrale di Basilea. Fino a quel momento non si distingue in nulla dagli altri teologi liberali del suo tempo, coronati da successo e popolarità.
Nella città industriale di Basilea però, la lotta sociale, che sta raggiungendo il suo culmine, lo costringe a una presa di posizione. Nella quaresima del 1903, nasce un conflitto operaio tra i mastri costruttori edili da una parte e muratori e manovali dall’altra. Questi ultimi rivendicano una riduzione dell’orario lavorativo e un aumento dello stipendio. Uno sciopero di grandi dimensioni viene sciolto dall’intervento delle truppe cantonali e gli operai devono arrendersi. La domenica dopo Pasqua, Ragaz sale sul pulpito della cattedrale di Basilea e predica su Matteo 22, 34-35, il doppio comandamento (“Ama il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore… Ama il tuo prossimo…”). In quella occasione dichiara la questione operaia come problema più urgente del suo tempo: “Il cristiano deve sempre schierarsi dalla parte del debole, dalla parte di coloro che nella lotta sociale tendono verso l’alto. Il cristiano deve sapere che siamo fratelli, … non deve solo guardare a se stesso e pretendere che Dio guardi a tutti ‘gli altri’, ma riconoscere che come figli di Dio siamo responsabili gli uni degli altri.“
Per la prima volta Ragaz esprime la sua convinzione che nel movimento operaio si manifesti una forma di cristianesimo inconsapevole, istintiva. Nello stesso anno, Ragaz definisce il contrasto tra “,…la religione statica, immobile, quieta e quella che invece si muove dinamicamente in avanti. Il primo tipo vede nella religione un luogo di riposo, dove coltivare una pietà individualistica, …facendo del cristianesimo un potere conservatore fino ai nostri giorni. “I rappresentanti della seconda forma invece “sottolineano non la fede in Cristo, bensì la sequela di Cristo… Invece della chiesa come istituzione salvifica essi rivendicano il regno di Dio.“ Chiamato a Zurigo, nel 1908, come professore di teologia sistematica e pratica, Ragaz tiene una serie di corsi sulla filosofia della religione, sull’etica, sul cristianesimo e la questione sociale.
L’inizio del primo conflitto mondiale nel 1914 è considerato da Ragaz come il giudizio sulla società capitalista e militaristica, ma anche sulla chiesa imborghesita e troppo leale verso lo stato. Da quel momento in poi, l’ex comandante dei cadetti e cappellano militare diventa uno dei capi principali del movimento pacifista svizzero.
Gli anni 1914-1918 rappresentano un momento importante nell’opera politica e teologica di Ragaz. Nella discussione sulle origini della guerra, condotta anche da molti profughi socialisti, il movimento dei socialisti religiosi ha richiesto un ancoramento intellettuale più profondo del socialismo.
Gli anni della guerra hanno impresso al pensiero teologico di Leonhard Ragaz l’impronta definitiva (la stessa impressa anche al pensiero di Karl Barth): il regno di Dio non è interiore o trascendente, ma vuole trasformare la nostra società e liberare i poveri.
La sua critica alla chiesa, alla teologia e a un cristianesimo borghese, spingono ben presto Ragaz a percepire la contraddizione tra le sue convinzioni e il suo stato privilegiato di teologo accademico. Nel 1921, all’età di 53 anni, senza il diritto ad una pensione, dichiara le sue dimissioni dalla cattedra zurighese e si trasferisce alla Gartenhofstrasse, nel quartiere operaio di Zurigo-Aussersihl, dove fonda l’accademia popolare Educazione e formazione. Da allora in poi, si guadagna da vivere con le modeste entrate provenienti dal lavoro giornalistico.
Dopo questa grande svolta, Ragaz concentra le sue attività su tre argomenti principali, tutti di carattere “profano”: la formazione operaia, il socialismo e la pace mondiale.
Nel suo centro di formazione, Ragaz dibatte questioni sociali, giuridiche e politiche. In discussioni di gruppo vengono trattati libri e personaggi biblici, attualizzati nel contesto storico e contemporaneo. Dopo il 1921 non predica mai più in una chiesa.
Le sue considerazioni e disquisizioni nella saletta della Gartenhofstrasse e i suoi contributi pubblicati sulla rivista Neue Wege costituiscono, per molti anni, le sue uniche testimonianze teologiche.
L’approccio caratteristico ai testi biblici è quello di combinare la loro interpretazione biblica con quella contemporanea: soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale questo modo di leggere la Bibbia conferisce a molti speranza e consolazione, ma mette anche in guardia di fronte ai pericoli politici negli anni bui della guerra.
In molti suoi articoli Ragaz prende posizione sul delicato argomento della “questione giudaica”. Ribadendo che la radice sia del giudaismo che dell’ebraismo è unica, rifiuta qualsiasi attività missionaria verso gli ebrei. Con lungimiranza condanna la notte dei cristalli, nel 1938, come atto barbarico di saccheggio del patrimonio degli ebrei. Riconoscendo già presto e condannando inequivocabilmente la “soluzione finale” nazista, Ragaz accoglie nel suo centro numerosi profughi ebrei e instaura con loro un rapporto di dialogo e amicizia.
Aderente all’ala sinistra del partito socialista, quella contraria alla guerra, Ragaz osserva accuratamente gli sviluppi in Russia e riconosce i pericoli totalitari: socialismo e violenza, nell’analisi ragaziana, si escludono. Nel 1919 con un gruppo di amici pubblica il programma socialista, nel quale prende posizione contro un socialismo totalitario, in favore del cooperativismo e della formazione. Nel 1935 il partito socialista, la cui esistenza, nella Germania nazista, è in pericolo, adotta una posizione favorevole al riarmo; Ragaz lascia allora il partito con le parole: “Resto socialista.“
Nel periodo tra le due guerre, Leonhard Ragaz è il principale esponente del movimento pacifista svizzero. Dopo avere giurato a se stesso, nell’agosto del 1914, un’impegno continuo per la pace, mantiene questa promessa fino alla fine. Il suo pacifismo è però tutt’altro che apolitico: lotta per istituzioni ancorate nel diritto internazionale e per garantire la pace a livello mondiale. Nel caso estremo, avrebbe anche acconsentito ad una polizia per la pace della Società delle Nazioni.
Sin dall’inizio del secondo conflitto mondiale, in Svizzera vige la censura di stampa, sottoposta al ministero della difesa. I commenti aperti di Ragaz alla situazione attuale nella sua rivista Neue Wege (Vie nuove, n.d.t.) non passano inosservati: le minaccie da parte ufficiale culminano presto nella precensura. Ragaz, irritato, interrompe la pubblicazione della rivista e spedisce d’ora in poi le sue riflessioni, meditazioni bibliche e commenti politici in busta chiusa al suo cerchio di lettori. Negli anni seguenti Ragaz scrive il suo commento a tutti i libri della Bibbia. Contemporaneamente (1944 e 1945) redige i due volumi sulle parabole e il sermone sul monte. Non esiste, tra le opere del nostro secolo, un’altra presentazione del messaggio di tutta la Bibbia condotta seguendo un unico filo rosso: “…il messaggio del regno di Dio e della sua giustizia per la terra.“
È assolutamente da rileggere, quest’opera monumentale (Die Bibel. Eine Deutung, Edition Exodus, Brig/Fribourg, 1990, ristampa in 4 volumi, n.d.r.), per conoscere e capire le posizioni teologiche di questa dottrina politica e sociale fondata sulla Bibbia. I rappresentanti della teologia della liberazione, nell’America Latina, hanno riconosciuto già presto in Ragaz un loro precursore.
Ragaz vede ancora la fine della guerra, la vittoria delle democrazie e la fondazione delle Nazioni Unite. Le commenta nella sua rivista ormai liberata dalla censura. Il 6 dicembre 1945 conclude la 39. annata della rivista Neue Wege. La sera del giorno dopo, all’età di 77 anni, soccombe a un arresto cardiaco.

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Quando un pastore di provincia e sua moglie sono più grandi di un papa

Il Pastore Trocmé e sua moglie Magda, la toscana.

 

 

Pastore del villaggio francese di Le Chambon-sur-Lignon, André Trocmé ha guidato una “cospirazione del bene” allo scopo di salvare dallo sterminio nazista circa cinquemila persone

 

Ecumenici mette a disposizione di scuole, gruppi e associazioni un paio di DVD in lingua francese che raccolgono le interviste e la storia del villaggio durante la guerra

Scrivere a ecumenici@tiscali.it 

 (VE) Tutto cominciò una notte dell’inverno 1940/41 quando qualcuno bussò alla porta di André Trocmé, pastore riformato di Le Chambon-sur-Lignon. Quando aprì, si trovò di fronte una donna, affamata e infreddolita. Era una profuga, ebrea, in fuga dai nazisti, che cercava un riparo.

A quel gesto di accoglienza fece seguito un’intensa attività di aiuto a favore di migliaia di persone perseguitate dal governo francese di Vichy e dall’occupante nazista. Gli abitanti di Chambon diedero ospitalità a circa cinquemila profughi ebrei, li ospitarono, si presero cura di loro, si occuparono dell’educazione dei bambini, organizzarono la fuga di centinaia di ebrei verso la Svizzera e la Spagna.

André Trocmé, aiutato dalla moglie e coadiuvato dal collega pastore Édouard Theis, fu la guida spirituale e morale del villaggio. Era nato nel 1901, in una famiglia dalle radici ugonotte e tedesche. Nella sua formazione era stato profondamente colpito dalla testimonianza, ricevuta da adolescente, negli anni della prima guerra mondiale, di un soldato tedesco obiettore di coscienza. Divenuto pacifista, decise di andare a Le Chambon, in una regione discosta, per poter liberamente vivere la propria scelta non-violenta. Nel 1938 fu tra i fondatori di una scuola pacifista internazionale a Le Chambon. E quando una personalità di spicco del protestantesimo francese chiamò Trocmé, durante la guerra, chiedendogli di smettere la sua attività di aiuto a favore degli ebrei – attività che, riteneva, avrebbe danneggiato i protestanti in Francia – egli rispose con un categorico rifiuto.

André Trocmé mostrò agli abitanti di Le Chambon una via pratica ed efficace di resistenza a Vichy e ai nazisti. Il personale della scuola rifiutò di prestare giuramento di incondizionata fedeltà al capo dello stato e la campana della chiesa non suonò – trasgredendo l’ordine ricevuto – in occasione dell’anniversario della presa di potere del maresciallo Pétain. Trocmé rispose a tutte le richieste che gli furono rivolte di mettere in salvo o trovare un riparo per gli ebrei in fuga, anche se questo comportava dei pericoli per lui, per la sua famiglia e per i membri della sua chiesa.

I profughi erano accolti nelle case degli abitanti del villaggio, nelle fattorie, negli edifici scolastici. E quando c’erano dei rastrellamenti, venivano mandati nei boschi.

Le autorità di Vichy intuirono presto quello che stava succedendo a Le Chambon – del resto non sarebbe stato possibile tenere completamente nascosti i movimenti di tante persone. Ma quando chiesero esplicitamente di cessare ogni aiuto ai profughi, il pastore rispose: “Queste persone sono venute da me in cerca di aiuto e rifugio. Io sono il loro pastore. Un pastore non abbandona il suo gregge. Non so che cosa sia un ebreo. Conosco soltanto esseri umani”.

Nell’estate del 1942, degli autobus della polizia di Vichy arrivarono a Le Chambon. Il capitano di polizia chiese a Trocmé una lista completa dei nomi dei rifugiati presenti nel villaggio e l’immediata consegna dei profughi. La lista non fu consegnata e l’indomani gli autobus della polizia se ne andarono, vuoti.

André Trocmé fu arrestato e minacciato, ma non firmò l’impegno a seguire le direttive del governo relative all’atteggiamento da assumere nei confronti degli ebrei. Suo cugino, Daniel, fu arrestato e internato nel campo di concentramento di Majdanek, dove fu ucciso. Sul finire della guerra, André Trocmé dovette passare nella clandestinità, per evitare l’arresto da parte dei nazisti.

Nel 1990 i cittadini di Le Chambon-sur-Lignon sono entrati nella lista dei Giusti delle nazioni e la loro opera è stata riconosciuta da Yad Vashem e dalla Holocaust Martyrs’ and Heroes’ Remembrance Authority di Gersalemme. E nell’estate del 2004 il presidente francese Jacques Chirac si è recato a Le Chambon, in visita ufficiale, per rendere omaggio al coraggio di chi salvò tante vite umane.

 
 

(Peacelink) Animatori di una strordinaria esperienza di resistenza nonviolenta al nazismo. “Andre’ Trocme’ ha svolto la sua missione evangelizzatrice come pastore riformato a Le Chambon sur Lignon, un villaggio francese nelle Chevennes, la cui popolazione durante l’ultima guerra ha salvato la vita a migliaia di profughi anzitutto ebrei, tra i quali molti bambini. Le Chambon sur Lignon ha avuto una lunga storia di persecuzioni: la sua popolazione riformata, nel passato aveva sofferto molto per la sua fede. In questo villaggio Andre’ Trocme’ e sua moglie Magda, una toscana, avevano fondato il Collegio Cevenol, scuola internazionale di educazione alla pace, alla comprensione di tutte le idee, razze, nazioni. Dopo la sconfitta della Francia, sotto il governo di Vichy, in una notte scura di tempesta un’ebrea austriaca, sfinita, bussa alla porta della casa pastorale di Le Chambon e Magda Trocme’ l’accoglie con amore. La domenica seguente il pastore Trocme’ predica sulle “citta’ rifugio” descritte in Deuteronomio cap. XIX. Il Concistoro si riunisce ed inizia ad organizzare la resistenza nonviolenta contro la persecuzione dei profughi: migliaia di loro vengono ospitati dalle famiglie, nella scuola, vengono nutriti, nascosti e poi condotti alla frontiera. Molti sono i ragazzi, addirittura i bambini, del villaggio che conoscono le stradine per le montagne e conducono i profughi. Al centro di tutta la vicenda e’ la famiglia pastorale: Andre’ e Magda con i loro quattro figli ancora giovanissimi, con la casa sempre piena di ospiti da nascondere. E’ una vera lotta nonviolenta condotta con amore e tenacia che dura degli anni; solo dopo molto tempo vengono arrestati i pastori Trocme’ e Theis, ma grazie a Dio ritornano vivi. Purtroppo non succede cosi’ per il cugino Daniel Trocme’. Per molti anni Andre’ Trocme’ e’ stato uno dei responsabili del Movimento Internazionale della Riconciliazione” (Hedi Vaccaro). Opere di Andre’ e Magda Trocme’: Magda e Andre’ Trocme’, Una scuola, un villaggio contro il nazismo, Edizioni Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 2000: “Una storia come quella narrata nelle pagine di questo libro dimostra se non altro una cosa, elementare ma fondamentale: l’Evangelo della pace puo’ essere non solo predicato ma praticato, non solo prospettato ma vissuto. Gia’ in questo mondo e in questa vita la pace e’ possibile perche’ e’ possibile viverla non solo nel segreto della propria anima ma anche nell’intreccio delicato (e spesso tormentato) dei rapporti umani, non solo di quelli tra persone ma anche di quelli tra Stati, popoli, razze e culture. Andre’ Trocme’ con sua moglie Magda s’e’ forgiato come testimone della pace e della nonviolenza negli anni bui della seconda guerra mondiale e della guerra civile: in quel contesto di odio e di morte ha maturato la sua vocazione pacifista, vissuta poi fino alla fine della sua vita. Leggere un libro come questo significa apprendere una lezione di pace, e apprendere una lezione di pace significa imparare la cosa piu’ bella che ci sia, e cioe’ imparare a costruire il nuovo in questo vecchio mondo” (Paolo Ricca). Cfr. anche Andre’ Trocme’, Gli asini e gli angeli (Racconti di Natale e di altri tempi dell’anno), Edizioni Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 2000.

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