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Gaza: impossibile curare i feriti

(ENI/Ecumenici) Il direttore dell’ospedale di Gaza afferma che molti feriti non possono essere raggiunti dagli aiuti

Gaza City .

La popolazione civile di Gaza rimasta ferita dai recenti bombardamenti sono bloccati all’interno delle loro case senza acqua nè cibo, impossibilitati a ricevere soccorso medico, è quanto afferma il direttore dell’Ospedale  Anglicano di Gaza. Le infermiere che lavorano nell’ospedale non possono raggiungere i loro stessi figli rimasti feriti nelle case colpite. L’Ospedale Arabo Al Ahli ha prestato cure a più di 100 pazienti dall’inizio delle recenti ostilità tra Israele e i miliziani Palestinesi di Hamas. Il direttore dell’Ospedale, il dottor Suhaila Tarazi, ha lavorato per circa 16 ore giornaliere negli ultimi giorni cercando di fare il suo meglio con le scarse risorse disponibili. Il giorno 6 gennaio scorso, l’agenzia medica internazionale ATC ha riferito che ben tre autombulanze, attrezzate come  piccole sale operatorie mobili operanti nel territorio di Gaza, sono state distrutte dai bombardamenti israeliani durante la notte precedente. Le unità operatorie mobili erano gestite dall’ Unione del Comitato per la Salute Pubblica, fondato,  e composto da dottori ed infermieri/infermiere palestinesi sostenuti dall’associazione DanChurchAid (Aiuti da Chiesa luterana danese) membro attivo di ACT. Da quando è scoppiato il conflitto tra Hamas e Israele, nuovi veicoli sono stati riforniti per provvedere alle necessità dei feriti.
 
(Traduzione a cura di Antonio Pinto)

Prese di posizione

Immediato cessate il fuoco a Gaza
Lo chiedono i leader delle chiese cristiane – Le comuntià ebraiche sostengono Israele

 

07 gennaio 2009 – (ve/Ecumenici) All’indomani dell0 scoppio delle ostilità nella Striscia di Gaza, diversi esponenti di chiese ed organizzazioni ecumeniche mondiali hanno alzato la voce contro il conflitto armato chiedendo un immediato cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
Il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) con sede a Ginevra, lo scorso 29 dicembre ha esortato il governo israeliano e i responsabili di Hamas a “rispettare i diritti umanitari e umani”, invitando i contendenti a “cessare immediatamente ogni atto di violenza”. Alla comunità internazionale ha poi rivolto un appello, affinché ogni sforzo sia compiuto per proteggere le popolazioni civili, palestinese e israeliana, e portare gli aiuti necessari. Kobia ha inoltre denunciato ogni tentativo di istituire un blocco nei confronti della Striscia di Gaza teso ad impedire l’afflusso di medicinali, cibo e carburante. Le rappresaglie, perpetrate da ambedue le parti, ha proseguito Kobia, non sono tollerabili nel quadro di un serio tentativo di stabilire la pace.
Lo scorso 30 dicembre da Gerusalemme una dozzina di patriarchi, vescovi e capi di chiese mediorientali, hanno fatto appello alle due parti in causa perché possano ritrovare il lume della ragione e cessare ogni atto di violenza. Tra i firmatari, oltre a esponenti delle chiese di tradizione cattolica orientale (siriana, armena, greca), anche i patriarchi ortodossi delle chiese etiope, copta, latina e greca, nonché il vescovo luterano Munib A. Younan di Betlemme. Il 4 gennaio, prima domenica del nuovo anno, tutte le chiese cristiane dell’area hanno osservato un momento di preghiera ecumenica per la fine del conflitto e per una soluzione stabile di pace.
Una ferma condanna per le ostilità è giunta anche dal presidente della Federazione luterana mondiale (FLM), l’americano Mark S. Hanson, ed è stata reiterata ieri, 6 gennaio, in un comunicato stampa dal segretario generale della FLM, il vescovo Ishmael Noko. L’impegno è quello di promuovere una visione di pace tra israeliani e palestinesi, ma nell’immediato la richiesta è ancora una volta quella di un cessate il fuoco: “L’esercito israeliano si ritiri dalla Striscia di Gaza, e Hamas cessi il lancio di razzi sul Sud di Israele”. E aggiunge: “La FLM condanna gli attacchi di Hamas e di altre organizzazioni militanti quali risposte inaccettabili perché minacciano la vita di un’altra popolazione civile”, mentre ritiene del tutto “sproporzionate le operazioni militari israeliane rispetto all’attuale minaccia, operazioni che sono sfociate in un numero intollerabile di morti civili e di feriti”.
Intanto, nonostante la situazione di conflitto, ieri è partita nella regione una numerosa delegazione di vescovi della Chiesa evangelica luterana del Nordamerica. “In questo tempo difficile come vescovi speriamo che la nostra presenza possa essere fonte di conforto per i nostri fratelli nella regione”, ha dichiarato Mark Hanson, capo delegazione insieme alla vescova canadese Susan C. Johnson. Il viaggio si concluderà il 13 gennaio.
In redazione affluiscono anche i comunicati di solidarietà a Israele esclusivamente da parte di comunità religiose ebraiche. Essendo in realtà comunicati di natura politica Ecumenici non ne prevede la diffusione.

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Veglia: la nonviolenza come scelta difficile

Per noi i guerrieri non sono quelli che voi intendete. Il guerriero non è colui che combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. E’ suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.

TORO SEDUTO ( 1831-1890) capo tribù dei Hunkpapa Sioux (Lakota)

 

Come il dolore non ti è gradevole, ugualmente non lo è per gli altri.

Conoscendo questo principio di eguaglianza,

tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

L’essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso;

l’essere vivente che vuoi tenere sottomesso è uguale a te stesso

(meditazione Jahinista)

 

Spunti teologici di riflessione individuale

« Vorrei suggerire che il quaccherismo afferma

che gli esseri umani hanno dentro di loro le risorse per trovare il significato della vita, e per perseguirlo;
che il senso della vita si trova, in qualche modo, nel mettersi in relazione con la fonte della vita, per quanto misteriosa;
che possiamo cominciare a stabilire questo nesso divenendo consapevoli delle nostre più profonde emozioni e intuizioni, al di sotto delle parole: il silenzio è perciò la disciplina deliberata e necessaria nella ricerca spirituale;
che la consapevolezza di questa profondità che è dentro di noi ci rende consapevoli anche di un legame profondo con gli altri esseri umani, per quanto diversi possano essere sotto altri profili, cosicché la nostra ricerca di significato e di verità va condivisa con altri;
che possiamo imparare dagli altri, inclusi i maestri spirituali del passato e di altre tradizioni oggi, soprattutto riconoscendo in loro lo stesso spirito che ci muove: cioè la stessa ricerca spirituale e le stesse risorse di luce e di liberazione;
che possiamo affrontare i conflitti e le ansie della vita corrente soprattutto riconoscendo il potenziale spirituale delle persone che vi sono coinvolte e trovando le modalità pratiche per portarle a incontrarsi tra di loro, ciò che comporta il primato della mediazione e dell’azione nonviolenta ed esclude invece rigide regole morali preconfezionate;
che possiamo vivere nella speranza perché, qualunque cosa gli uomini facciano gli uni gli altri, o facciano alla terra, è ancora possibile che arrivino a riconoscersi e ad amarsi reciprocamente: è la speranza di un « regno pacifico » sulla terra ».
Sono le conclusioni di Rex Ambler, The End of Words. Issues in Contemporary Quaker Theology, Quaker Home Service, London, 1994, 46 s.  trasmesse anche a Ecumenici dal rimpianto Davide Melodia, a cui rivolgiamo il nostro pensiero di perenne ricordo e di amicizia profonda negli anni conclusivi della sua esistenza terrena e drammaticamente… solitaria. Chi conta oggi nel protestantesimo in Italia non sono certo i profeti ma i burocrati ecclesiastici!

 

La Nonviolenza, una scelta difficile
Per me la Nonviolenza è, prima di tutto, la proiezione sociale dell’amore per il prossimo.

Il giorno in cui si sceglie la Nonviolenza quale elemento portante della nostra vita, bisogna prima di tutto rendersi conto dell’abisso che intercorre tra il nostro modo di essere sin qui e ciò che dobbiamo essere da quel momento. Detto questo non bisogna scoraggiarsi. Gandhi, da ragazzo, aveva paura della propria ombra.

Non basta assolutamente averla accettata mentalmente. Occorre una fusione perfetta e coerente fra mente e volontà. L’attivista che per attuarla si attiene esclusivamente alle tecniche della Nonviolenza ed ai suoi risvolti sociali e politici, senza fare un personale percorso interiore di analisi prima, e di elaborazione poi, alla luce dei suoi valori, e degli esempi storici, rischia di restare alla superficie di quel mondo nuovo ed “altro” che la Nonviolenza comporta.

La Nonviolenza va vista come una presenza vivente che ti chiama, ti interroga, ti sfida, ti penetra nel profondo, e mette davanti agli occhi della tua coscienza ciò che veramente sei, ciò che veramente vuoi, e non ti nasconde alcuna delle difficoltà che andrai ad incontrare. E ti dice, a chiare note, che se vuoi raggiungere la meta, puoi farlo, anzi devi farlo, perché hai a disposizione la forza e le ali della verità.

È una signora esigente, una “magistra” invisibile che parla da una cattedra invisibile ma terribilmente attuale, ad una folla di gente smarrita che ha alle spalle il cratere vulcanico della violenza, e di fronte la montagna della pace, da scalare.

Tu sei tra quella folla. E senti che parla per te.

E a poco a poco la signora espone i valori, i principi, i modi, i tempi e gli strumenti che ti accompagneranno nella irenica avventura.

Arriva sempre, nella vita, il momento di fare una scelta fondamentale. A volte c’è il tempo di riflettere con calma e profondamente di fronte al bivio che separa la via della violenza e la via della Nonviolenza. A volte il tempo non c’è, ma la scelta va fatta ugualmente. C’è anche una terza via, quella dell’indifferenza, che percorrono coloro che amano solo se stessi, e non desiderano correre i rischi che le altre due scelte comportano.
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Vediamo, per amore di chiarezza, cosa le due scelte fondamentali comportano.

1) La scelta comune della violenza
Gli ostacoli vanno superati, ad ogni costo. Di fronte all’ambiente che, a motivo delle sue leggi economiche, di mercato, scientifiche, tecniche, il produttore, il magnate, il gruppo finanziario, il governo che non ha sensibilità ecologica né rispetto della vita del prossimo, opera indiscriminatamente. L’importante è produrre, vendere, dominare, egemonizzare la produzione, il mercato locale e internazionale, senza tener conto dei guasti irreparabili al terreno, all’aria, all’acqua, alla salute della gente: “Après moi le déluge”.

Nei conflitti interni e internazionali, di fronte alle proteste, alle rivolte, alle rivendicazioni territoriali, alla richiesta di giustizia verso i più deboli, verso gli immigrati … il forte usa il pugno di ferro, la repressione, il carcere, il confino, la morte civile … la guerra. Il tutto usando mezzi sempre più potenti, di distruzione degli umani, delle strutture, del territorio, coinvolgendo senza pietà popolazioni civili inermi.

Il dopoguerra è una vasta opera decennale di ricostruzione, svolta a fatica dai figli dei caduti, delle vedove, dei morti nelle camere di tortura, nei campi di concentramento… Pronti, questi, a riprendere le armi contro il “nemico” di domani.

È una via che non vale la pena di intraprendere.

Il cammino della civiltà non può permettersi di ricominciare sempre da zero, con la barbarie psicologica del troglodita e la gelida superbia tecnica del generale moderno.

È l’ora di contemplare un percorso diverso.

2) La scelta della Nonviolenza
Mettiamo da parte al momento una serie di concetti e di principi tradizionali, quali gloria, onore, vittoria, potenza, per riprenderli in un altro momento, e solo dopo avere fatto una breve disamina degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Lo stesso dicasi per scienza, tecnologia, armamenti sofisticati.

Ripartiamo dalla coscienza, e da alcuni valori che è giusto coltivare e, se è possibile, realizzare. Diciamo: vita, armonia, collaborazione, giustia, rispetto.

Cosa ci impedisce, di fronte alla decisione di una autorità X, di dire no, laddove seguire tale decisione comporti gravi danni all’ambiente e alle persone?

Perché non osiamo dire no alla volontà del nostro governo di muovere guerra contro un altro stato?

Se non si tiene conto delle terribili conseguenze della guerra, anche per noi, se si cede alle magniloquenti parole della propaganda bellica, se non si cerca la verità che è sottesa alla voglia di guerreggiare, se temiamo di esporci pericolosamente rifiutando il coinvolgimento nel progetto bellico, allora c’è da dubitare della nostra ragione, della civiltà raggiunta, del proclamato rispetto della vita.

Se invece abbiamo il coraggio di ponderare su tutti i pro e i contro della pace e della guerra, e sul nostro dovere di persone civili di preservare la vita di ogni essere vivente, con ogni mezzo possibile, e decidiamo consapevolmente di rischiare personalmente pur di impedire danni a questo punto epocali, allora abbiamo finalmente imboccato la via della Nonviolenza. Ma forse siamo ancora al primo miglio di essa. Il resto del cammino lo valuteremo nella prossima sessione.

3) Quanto alla non-scelta dell’indifferente, che si ritira in se stesso, e lascia che il mondo viva o muoia lontano da lui, o lei, vi risparmiamo ogni commento.

 

Ulteriori riflessioni

Per passare dall’Utopia alla Realizzazione – totale o parziale – della Pace, che fare ? Per lottare efficacemente e consapevolmente contro la violenza, o contro un avversario violento e possente, bisogna tener conto delle sue ragioni, dell’educazione, dei principi, valori, non valori, mezzi, metodi ed altro per cui agisce in un dato modo.

E poiché alcune caratteristiche dell’avversario violento sono anche dentro di noi, dobbiamo, se ne abbiamo il tempo e la volontà, porci psicologicamente come sul divano dello psico-analista e analizzare in primis :

le Radici della Violenza:

La Società violenta in cui si vive causa Violenza
La Cultura, la Letteratura maggioritaria causa Violenza
La Televisione, la Radio, tutti i Mass Media maggioritari, gli Spettacoli causano Violenza
L’Educazione tradizionale causa Violenza
La Violenza causa Violenza
La Violenza subita causa Violenza
L’ Ingiustizia causa Violenza
La Fame causa Violenza
La Menzogna causa Violenza
La Paura causa Violenza
La Vendetta causa Violenza
La Vendetta della vendetta causa Violenza
La Schiavitù causa Violenza
L’Odio causa Violenza
L’Odio razziale causa Violenza
L’Odio religioso, il Fanatismo causa Violenza
L’Invidia causa Violenza
La Brama di Potere causa Violenza
L’Imperialismo causa Violenza
L’Egemonismo causa Violenza
Il Militarismo causa Violenza
La Non Conoscenza dello Straniero causa Violenza

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E in coscienza non possiamo affermare che, in una o più delle suddette condizioni noi, personalmente, non abbiamo adottato una forma o l’altra di violenza.

Ma l’idea e il messaggio umanitario e sociale della Nonviolenza, e l’esempio di Gesù, di Gandhi, di Martin Luther King, ci ha ad un certo momento affascinati, e l’abbiamo intellettualmente almeno abbracciata.

Ed a questo punto, se non teniamo conto delle difficoltà da un lato, e delle grandi potenzialità della Nonviolenza dall’altra, per mettere in pratica queste, siamo e restiamo soltanto dei dicitori, non dei facitori.

Per brevità, tracciamo un breve elenco delle Risposte della Nonviolenza:

Non accettare il concetto di Nemico
Cercare i Valori dell’Altro
Cercare l’Umanità nell’Altro
Non accettare che Diversità significhi Avversità
Cercare i punti di Convergenza e non di Divergenza fra i Valori propri e quelli dell’Altro
Sollecitare le Aspirazioni alla Pace in Sé e nell’Altro
Intervenire come Mediatori fra gli Uni e gli Altri in conflitto
Offrirsi quali Ambasciatori di Pace fra i Contendenti
Cercare di fugare le Paure dell’Altro, dopo avere fatto un percorso di auto-liberazione dalle cause della Paura

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Siccome, in generale, chi non conosce direttamente la Nonviolenza, tende a sottovalutare lo Spirito di Pace di chi la sceglie, e pensa che lui o lei abbia rinunciato per paura o debolezza ad usare la forza, e il coraggio, che, sempre in generale, si crede necessario opporre al “nemico”, vediamo di fare chiarezza tra Forza, Violenza e Nemico:

La forza, di per sé, è un elemento neutro, e non avendo ovviamente una personalità, né una volontà propria, dipende da chi la usa e da come la usa.

E, a questo punto, usare la forza per una attività normale, lecita, come il lavoro, o lo sport, non crea problemi.

I guai sorgono quando la forza, che è come un oggetto, viene usata per fare violenza a qualcuno, a un gruppo sociale, ad un popolo.

Allora la forza diviene in un certo senso la mano longa dell’intento violento, quasi una complice involontaria.

La violenza ha la capacità di fare del male, di aggredire anche senza l’uso della forza, e questo è un motivo ulteriore per non confondere forza e violenza.

Ogni valutazione va fatta, insomma, tenendo ben presente il grado di responsabilità di tutto e di tutti.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta violenta perché teme di battersi, ma perché vuole liberare la lotta dalla violenza, così da fare della lotta uno strumento di crescita e di ricerca della verità, della giustizia e della libertà senza portare dolore e distruzione, come accade a tutto ciò che passa per la violenza.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta quindi, ma si adopera a separare i due elementi-momenti di forza e violenza, tenendoli ciascuno al proprio posto, accuratamente.

Usando la forza in modo serio, consapevole, responsabile, costruttivo, il nonviolento lascia agli esseri umani il piacere di usufruire della forza, laddove e quando essa serva quale strumento positivo, riconoscendo in essa un dono della natura, degno di essere, non di scomparire.

Ma anche qui, come in tutti gli aspetti della Nonviolenza, la forza, essendo uno strumento, per quanto prezioso, deve venire usato senza esaltazione.

Ogni strumento deve servire per raggiungere un fine.

È quindi il fine che va tenuto costantemente in vista, nella considerazione che merita.

E il fine che il nonviolento si prefigge, a sua volta, non va raggiunto con qualsiasi mezzo, bensì con i mezzi che gli sono omogenei. I mezzi a disposizione del nonviolento, nella occasione di una lotta per ottenere giustizia, o altro obiettivo degno di una lotta, sono molteplici.

Devono però avere radici nel profondo della coscienza di chi si accinge alla lotta.

Ad esempio, il rispetto.

Questo elemento, che ovviamente fa parte del bagaglio culturale del nonviolento (usiamo il termine ben sapendo che nessuno lo è perfettamente, ma aspira e tende ad esserlo), non è fondato semplicemente sul vecchio adagio “rispetta per essere rispettato”, ma parte dalla profonda convinzione

che l’Altro è un essere umano come te,
che l’Altro ha dei valori come li hai tu,
che l’Altro è figlio dello stesso Creatore,
che l’Altro ha gli stessi diritti che hai tu . . . .
Se il principio di rispettare non è una formalità, bensì è una esigenza dell’anima, finalizzata a “trarre dall’Altro il meglio di sé”, corrisponde esattamente ad un principio quacchero, quello di “trarre dall’altro l’Eterno che è in lui”.

Come il dantesco “a nullo amato amor perdona”, così questo atteggiamento non può non trovare una risposta positiva nell’Altro.

È difficile resistere ad una mano tesa.

E infine : l’Altro non è il nemico.
È diverso, certo.
È educato alla violenza, forse . . .
Ma è un essere umano.
Sta a te fargli scoprire la sua umanità, se qualcuno gliel’ha tolta.
Il “nemico”, per il nonviolento, non deve esistere.
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Gandhi, ad un Lord inglese che gli disse: “Cristo ci ha insegnato : “ama i tuoi nemici”, rispose: “io non ho nemici”.

Ed io, ho dei “nemici” ?

Davide Melodia – Verbania, Natale 2002

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Benedizioni e non guerra!

Condividiamo il dolore di tutte le vittime della guerra in corso, condanniamo qualsiasi violenza in atto sotto ogni forma e per qualsiasi fine, ci rivolgiamo ad ambo le parti per chiedere la cessazione delle attività belliche e di terrorismo in corso, preghiamo per tutti i bambini del medio oriente e per le loro famiglie, perché l’idolatria non trasformi due popoli in carne da macello. Protestiamo contro i mercanti della morte che alimentano il circuito della diffusione delle armi in Israele e in Palestina: da quelle convenzionali a quelle nucleari.

Chiediamo alla minoranza cristiana di Ecumenici di rinunciare questa sera a qualsiasi festeggiamento per il nuovo anno e/o in alternativa di dedicare un momento di riflessione a tavola coi propri cari per non dimenticare chi sta vivendo nella paura, nel lutto e nella fame. Sotto i razzi.

Perché non ci sono MAI razzi “buoni” e razzi “cattivi”. Esistono solo razzi che uccidono vite umane.

Vogliamo benedizioni su questi popoli, entrambi a noi cari in egual misura! Eterno – almeno tu – accogli la nostra supplica.

 palestina

Da Oriella a tutti noi:

L’eterno sia davanti a te

per dimostrarti la giusta via.

L’Eterno sia accanto a te

per abbracciarti e proteggerti.

L’Eterno sia dietro a te per preservarti

dall’astuzia di gente cattiva.

L’Eterno sia sotto di te per sorreggerti

se cadi e per tirarti via dal laccio.

L’Eterno sia dentro di te

per consolarti quando sei triste.

L’Eterno sia intorno a te per difenderti

se gli altri ti assalgono.

L’Eterno sia su di te per benedirti.

Così ti benedica

l’Iddio pieno di bontà!

 

(benedizione irlandese)

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Protesta

Chiediamo ai nostri lettori e lettrici di assumere tutte le iniziative di dissenso possibili nei confronti del sito http://nochiesa.blogspot.com/  e la sua campagna “la canzone dei chiodini”.

Non si tratta di ledere a nessuno il diritto a non essere cristiano e/o di non appartenere a qualsiasi fede religiosa ma di contrastare una vera e propria incitazione alla violenza, attraverso l’uso strumentale dell’infanzia.

Grazie per quanto potrai fare come cittadino o nell’esercizio delle tue funzioni, pubbliche e non.

 

Invia la tua protesta nelle prossime ore a: axteismo@yahoo.it

 

 

Maurizio Benazzi

www.ecumenici.eu

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RICEVO DA AMICI ROMANI
cecilia – la scuola siamo noi parma-

 
Cari amici,

la denuncia, scritta con un amico magistrato e penalista, è pronta. Ve la allego a questo messaggio e per chi avesse difficoltà, anche all’interno del messaggio.

Alcuni amici mi consigliavano di non essere frettoloso e di aspettare magari un altro giorno per ottenere più firme.

Alla luce di quello che mi ha detto il magistrato il problema non si pone perché:

conviene che la denuncia formale la facciano pochissime persone (due o tre, non più di cinque) per questo motivo: siccome nella denuncia – come era consigliabile – si dice che i denuncianti vogliono essere informati in caso di richiesta di archiviazione, se i denuncianti fossero molti dovrebbero mandare questa informazione a molte persone e la cosa allungherebbe i tempi.

Ma allo stesso tempo tutti coloro che vogliono partecipare possono farlo firmando un’adesione alla denuncia che non ha valore giuridico, ma valore politico.

Quindi: ecco le prossime tappe:

da oggi a lunedì sera

a) raccolta delle due o tre firme ufficiali oltre alla mia. Chi ci tiene a farlo me lo faccia sapere. Se sono troppi bisogna fare una sceltae ci metteremo d’accordo

b) raccolta delle firme di adesione (vi mando un foglio di adesioni) da allegare alla denuncia

c) martedì mattina vado alla procura della repubblica in piazzale Clodio a portare la denuncia all’ufficio denunce. Meglio andarci in delegazione; ci possiamo mettere d’accordo su chi va con me.

Le adesioni che non si facesse a tempo a raccogliere entro lunedì possono anche essere portate alla Procura in un secondo momento.

Per le adesioni non c’è bisogno che avvengano tutte sullo stesso foglio di carta. Singole persone possono riempire un foglio e poi farmelo avere. Oppure anche scrivere un’adesione singola su un foglio solo (in questo caso non c’é bisogno di usare la tabella. Ognuno può riportare in modo più o meno identico le righe iniziali e aggiungere i propri dati anagrafici e la firma).

Per raccogliere le poche firme ‘ufficiali’ le persone interessate possono venire a trovarmi tra oggi e lunedì. Sono a casa (via Flaminia 287 villino 33) la maggior parte del tempo di domani e domenica. In ogni caso, telefonatemi (339 6085505). Oppure posso andare da loro. Mi si faccia sapere.

Lo stesso per i fogli di adesione

*Per chi sta fuori Roma (e anche per chi sta a Roma, nel caso ci fosse difficoltà di vedersi personalmente) si può usare anche il fax*. Il mio numero di fax è lo stesso del mio numero di telefono di casa e cioè: 06 3220789.

Aggiungo qui nel testo del messaggio il testo della denuncia e la tabella per le adesioni, che comunque mando anche ambedue come allegati.

Poi (cioè subito – e su questo aspetto consigli) vediamo l’organizzazione mediatica: come e quando mandare informazione alla stampa ecc.

Ci leggiamo, scriviamo, sentiamo, vediamo. Un saluto a tutti

Piero Leone

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*Alla Procura della Repubblica di Roma*

I sottoscritti cittadini italiani dichiarano di aderire alla denuncia fatta alla Procura della Repubblica di Roma, da Pietro Leone ed altri, nei confronti del senatore Francesco Cossiga a proposito delle sue recenti dichiarazioni ad alcuni giorni in cui i denuncianti hanno ravvisato l’ipotesi del reato di istigazione a delinquere (art. 414 CP), istigazione di militari (art. 266 CP) e apologia di reato (ancora art. 414 CP).

*Cognome*

*Nome*

*Data di nascita*

*Indirizzo*

*Firma*

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*Alla Procura della Repubblica di Roma*

I sottoscritti denunciano alla Procura della Repubblica di Roma il senatore Francesco Cossiga per le dichiarazioni da lui rilasciate a “Il giorno”, “Il resto del Carlino” e “La Nazione”, pubblicate su questi quotidiani il 23 ottobre scorso, dichiarazioni tanto più gravi in quanto provengono da un personaggio che ha ricoperto i ruoli più elevati nelle istituzioni della Repubblica Italiana.

Nell’ambito di queste dichiarazioni appaiono particolarmente delittuose le seguenti affermazioni (tra virgolette le parole del senatore Cossiga, il resto del testo è costituito dalle domande e dagli interventi del giornalista).

“*Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno*”.

Ossia?

<…>

“*In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…*».

Gli universitari, invece?

«*Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città*».

Dopo di che?

«*Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri*».

Nel senso che…

«*Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano*».

Anche i docenti?

«*Soprattutto i docenti*».

Presidente, il suo è un paradosso, no?

«*Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!*
».

*(Fonte: Rassegna stampa del governo italiano:
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406)*

In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di *istigazione a delinquere*, commesso *pubblicamente* come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di *istigazione di militari* (i Carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione – *(art. 266 CP:)* e di *apologia di reato* (ancora 414 CP) , in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati.

I sottoscritti chiedono che per quanto sopra si proceda penalmente a carico del sen. Francesco COSSIGA per i reati suddetti e per tutti quelli che potranno essere ravvisati.

Dichiarano di sentirsi, come cittadini della Repubblica, persone offese da tali reati; riservano la costituzione di parte civile e formalmente chiedono, ai sensi dell”art. 408 CP, di essere informati in caso di richiesta di archiviazione.

Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente in Roma – via Flaminia 287 villino 33 CAP 00196 – Tel. 06 3220789
e-mail: piero.leone@gmail.com

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Iniziamo la campagna per il boicottaggio di Nestlé

Da www.voceevangelica.ch

Critiche dopo l’assemblea della Federazione protestante
L’elezione di Roland Decorvet, chef di Nestlé, nel direttivo dell’ACES, suscita dissensi

Tutto era filato liscio e senza intoppi durante l’assemblea dei delegati della Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (FCES), svoltasi a Bellinzona lo scorso giugno. Calma piatta, tre giorni di pioggia, nessun tema di rilievo: un’assemblea di routine. Il vero temporale è scoppiato dopo, quando è stata diffusa dai media la notizia della nomina dello chef di Nestlé-Svizzera, Roland Decorvet, nel direttivo dell’ente di Aiuto delle chiese evangeliche svizzere (ACES/HEKS).

Puoi spedire messaggi di protesta a http://www.heks.ch/ a questi indirizzi e.mail: info@heks.ch ed eper@eper.ch

° Nel mondo, ogni 30 secondi un bambino muore perché in alternativa al latte materno ha ricevuto poco latte in polvere diluito con acqua non potabile in un biberon sporco ;
° milioni di bambini dei paesi poveri soffrono ogni anno di malnutrizione, diarrea ed altre infezioni per la stessa ragione. L’allattamento al seno, pulito e sicuro, eviterebbe tutto ciò in virtù delle sue proprietà nutritive ed anti-infettive ;
° le compagnie produttrici di sostituti del latte materno sanno bene tutto ciò, ma per aumentare i loro profitti continuano ad inondare i paesi poveri di latte in polvere, commercializzandolo spesso in maniera immorale, violando il Codice Internazionale per la Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno promulgato dall’Organizzazione della Sanità nel 1981 e sottoscritto dalle compagnie stesse

 

India: dietro quella strage

di Giuseppe Platone
Proponiamo in anteprima l’editoriale che verrà pubblicato sul prossimo numero del settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi “Riforma”. L’autore è direttore del settimanale e pastore della chiesa valdese di Torino.
Nel momento in cui andiamo in stampa le vittime della furia induista contro i cristiani nella regione indiana di Orissa sono salite a quattordici. La lista è da bollettino di guerra: 42 chiese distrutte, 3 conventi, 5 ostelli, 7 centri pastorali, devastate circa 300 case private. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore indiano. Il ministro degli Esteri Frattini presenterà un’interpellanza al Parlamento europeo per fermare questa ondata di violenza in un paese in cui, in molte regioni, religioni diverse convivono pacificamente da anni. Contro la mattanza in Orissa molti cristiani hanno manifestato, in questi giorni, pubblicamente in modo non violento.

Lo scrittore indiano S. Mehta, autore del volume sui contrasti dell’India Maximum City, Bombay città degli eccessi, attribuisce una delle cause dell’ondata di violenza all’eccesso di proselitismo – in particolare di segno protestante – dei cristiani nei confronti dell’induismo. In un’intervista ripresa dal quotidiano La Repubblica (27 agosto) lo scrittore nota che a spezzare il clima di pacifica convivenza tra religioni “sia stato l’arrivo dei protestanti delle chiese evangeliche, che dispongono di ingenti fondi e fanno proselitismo in maniera aggressiva (…); i missionari costruiscono ospedali, orfanotrofi, scuole”. Sulla stessa linea si è espresso padre Anand Mutungal, che ha spiegato a Radio vaticana come “le conversioni forzate siano molto poche in India e soprattutto nelle regioni Indù come l’Andra Pradesh, a praticarle – sostiene il prelato – sono soprattutto predicatori di chiese indipendenti di origine protestante-evangelica con base in Usa e Canada che spesso offrono in cambio aiuti materiali. Il lavoro di queste chiese deve essere fermato”. Ma al momento le vittime cristiane si contano soprattutto tra i cattolici.

La scintilla che ha scatenato l’ondata di violenze è stata l’uccisione del santone indù Swami Lakshamanand Saraswati. All’odio verso i cristiani coltivato da frange fondamentaliste indù fa da pendant una massiccia dose di intolleranza tra cattolici e protestanti. Secondo la monaca induista Hansananda Giri, vicepresidente dell’Unione induista italiana, il conflitto nel subcontinente indiano è soprattutto politico. “Si tratta – dice – di una volgare strumentalizzazione dell’ induismo per fini politici. Non è tanto la questione del proselitismo – anche se ogni forma di proselitismo aggressivo, da qualunque parte arrivi, è da condannare – quanto una questione economica”. In effetti il sottosuolo dell’Orissa è ricchissimo di materie prime ma la popolazione è tra le più povere del continente. Caos sociale e militarizzazione del territorio giovano alla causa degli estremisti. “Il cuore vero dell’induismo è la nonviolenza. L’India non ha mai invaso altri territori, ha saputo accogliere e integrare altre culture e religioni. Non c’è democrazia al mondo – conclude Hansananda Giri – le cui minoranze siano così ben rappresentante in Parlamento come in India”.

In buona sostanza nella regione di Orissa sarebbero in gioco gli interessi economici delle multinazionali, la religione è solo una copertura. Quando la politica usa la religione per raggiungere i propri scopi è sempre un disastro. E non solo in India. (NEV).

 

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Il sabato e il sermone del monte

Tom Fox, 54 anni, cittadino americano che era fra i quattro attivisti cristiani rapiti in Iraq, è stato ucciso nel marzo 2006. Era un volontario dell’ong Christiasn Peacemaker Teams. Il suo cadavere fu trovato avvolto da una coperta, gettato in una scarpata in un terreno vicino alla ferrovia alla periferia ovest di Baghdad, nel quartiere di Al Mansur. Prima di sparargli, sembra – dai segni notati sulle mani e da tagli e bruciature sulla schiena– che sia stato legato e torturato. I rapitori si qualificarono come ‘Brigate delle Spade della Rettitudine’.  Conosciamo i loro assassini come giustizieri selvaggi contro qualsiasi presenza – anche non armata – a stelle e strisce, allo stesso tempo improvvisati difensori del muro in fra Palestina e Israele contro il quale Fox aveva manifestato più volte in nome della non violenza. Fu l’FBI a effettuare l’identificazione all’epoca, non senza sconcerto. La figlia di Tom scrisse infatti: “Mio padre ha scelto di andare in Iraq e ascoltare chi non ha voce. Incontra famiglie che soffrono per la mancanza di persone care. Per gran parte del tempo passato in Iraq, ha cercato di far liberare dei detenuti”

Di certo Tom è un martire dimenticato dai cristiani. Uno dei tanti. Aveva la colpa di non appartenere ad una chiesa. Un quacchero irriducibile insomma.  Non fa parte di alcun martirologio e sulla presenza di nomi italiani sul pagina web del suo Memorial è meglio tacere…

Iniziamo così un appuntamento periodico con la lettura de “Il sermone del monte” di Leohnard Ragaz. Riproposto in un contesto attuale. Inutile cercarlo in libreria non lo troverete. Nessuna casa editrice lo ripubblica. A nessuno conviene parlare del socialismo biblico. Tutti fanno a gara semmai  a dirsi  più liberali degli altri. Quasi come se il liberismo nell’era attuale non fosse una causa del male della società in cui viviamo.

 

Beati gli operatori di pace è scritto nel Vangelo ma queste parole sembrano rivolte agli altri più che a noi stessi. E’ terribilmente comodo cedere al più forte, coprire i contrasti e tacere davanti alla miseria e all’ingiustizia. Ma chi lotta per la pace lo può fare solo per mezzo della verità. Poiché la verità è l’ordine di Dio, e solo dove esso è compiuto, ivi è la pace. Non possiamo essere soddisfatti della nostra pace personale e lasciar correre il mondo come vuole ma dobbiamo lottare per la pace. Il mondo cerca il suo Io. Vuole anzi tutto se stesso, la propria gloria, la propria potenza, il proprio presunto diritto. Questo è il suo possesso. Ma il possesso provoca la contesa che assume poi nella guerra la sua forma più massiccia.

 

Quale gloria e quale grandezza rappresenta dunque il rompere questo circolo vizioso. Coloro che lo fanno sono più grandi degli eroi della guerra e delle persone armate. Sono i figli e le figlie di Dio. E’ da qui che si scopre il valore del perdono del Padre e dei suoi amati e delle sue amate, che riescono a spezzare l’odio che alimenta la catena della violenza e della guerra.

 

E proprio quando l’ingiuria, la persecuzione e la menzogna scaglieranno ogni sorta di male contro chi ama la giustizia è possibile mantenere la pace solo attraverso la rivoluzione del mondo per opera di Dio.

 

Questo è quello che cominciamo a leggere oggi, con parole nuove di Ragaz: non lo amiamo perché si dilettava a leggere Dante o a insegnava la lingua italiana nella Svizzera interna. Lo comprendiamo semmai come  un teologo che non partecipava al culto nel tempio e che ha osato offrire una grande testimonianza oltre i confini confessionali e religiosi. Senza nulla rinunciare al cuore della Scrittura.

 

Riprendiamo così  il servizio al nostro nono  anno di attività formativa e informativa. Buona continuazione nella lettura.

 

Maurizio Benazzi

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