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Il nostro Presidente fino al 3000 e altro ancora…

L’Italia , a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire. (Dal discorso d’insediamento di Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica)

 

Sul sito degli amici del Cipes  http://www.cipes.altervista.org/ è  segnalato  che presso la loro biblioteca di Milano (Casa del Novecento), è disponibile un nuovo documentario sulla vita di Sandro Pertini.

 

 

 

Le grandi del cattolicesimo di oggi: Adriana Zarri, Vita e morte senza miracoli di Celestino VI
Vita e morte senza miracoli di Celestino VI
Diabasis, Reggio Emilia 2008

(ve) Adriana Zarri (1919) è una saggista e teologa anticonformista che da anni vive da eremita nei pressi di Ivrea. Il suo ultimo libro – Vita e morte senza miracoli di Celestino VI – prende lo spunto dal conclave che si terrà dopo la morte di Benedetto XVI e narra dell’elezione di un semplice prete al soglio pontificio. Nel raccontare le vicende di papa Celestino VI la Zarri – che di teologia e fede se ne intende – riflette e invita a fare altrettanto su alcune questioni “scottanti” della Chiesa di oggi: il celibato dei preti, l’infallibilità del papa imposta da Pio IX, il potere dei cardinali, l’emarginazione del popolo di Dio, il continuo ricorso all’istituto della canonizzazione, l’elezione dei vescovi, il controllo delle nascite, il cerimoniale obsoleto più adatto a un re che a un vescovo (che il papa è un vescovo), la presenza alquanto inutile della guardia svizzera, l’esistenza stessa dello Stato del Vaticano.
Il romanzo, che è un bel testo, è da leggere con animo aperto e senza pregiudizi: la Zarri, infatti, propone le sue idee con argomentazioni difficilmente contestabili se si ha il coraggio di leggere le cose come stanno nell’attuale realtà storica. Che poi, volendo, il tutto può anche rimanere così com’è: solo si abbia l’accortezza di riconoscere quanto è dovuto alle tradizioni e quanto, invece, è il vero dato scritturistico.
Come in molti altri testi della Zarri c’è molta presenza della natura e degli animali: lo stesso Celestino VI è amante degli animali e ha con sé un gatto, di nome Lutero.

Adriana Zarri

 

 

 

DVD a noleggio: Pranzo di Ferragosto
(Christine Stark) La trama è presto raccontata: Gianni, un uomo di mezz’età, figlio unico di madre vedova, vive con sua madre in una vecchia casa nel centro di Roma. Il giorno prima di Ferragosto l’amministratore del condominio gli propone di tenere in casa la propria mamma per i due giorni di vacanza. Gianni accetta. A tradimento, l’amministratore si presenta con due signore, perché porta anche la zia che non sa dove collocare… Il piccolo film ha le carte in regola per ottenere un ottimo successo di pubblico. Ironico, divertente, si intrufola in un appartamento del centro di Roma, segue il protagonista sulla Vespa per le strade della capitale e osserva con garbo le anziane dive. Le attrici sono dilettanti, incontrate dal regista in una casa per anziani, dotate di molto talento recitativo. “Pranzo di Ferragosto” ha il pregio di evitare di presentare un quadro in bianco e nero della realtà e non dispensa appelli morali. Proprio per questo riesce a mostrare, con garbo, come le vitali ed energiche signore siano anche fragili e sole. Divertente e intelligente.

Pranzo di Ferragosto
Italia 2008
Regia: Gianni Di Gregorio
Interpreti: Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza, Gianni Di Gregorio

 

 

 

Segnaliamo su Tempi di fraternità di settembre l’articolo

RELIGIONI POVERTA’ PACE

Mario Arnoldi – IL BUDDHISMO ZEN

L’illuminazione da cuore a cuore e l’apertura agli altri. Siamo certi che l’amico Giorgio riuscirà a passarci l’articolo….  Visto che il numero ormai è stato venduto

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Spiritualità

Dopo la notte bianca milanese per i saldi…

 

(VE) Un giorno qualcuno chiese a un monaco zen quale fosse il senso della meditazione. Il monaco rispose: “Quando mangio, mangio; quando sto seduto, sto seduto; quando sto in piedi, sto in piedi; e quando cammino, cammino”. L’interlocutore disse che queste cose non avevano nulla di particolare e che tutti si comportano a quel modo. Il monaco rispose: “Non è vero. Quando tu mangi, pensi a ciò che farai dopo avere mangiato; quando sei seduto, stai già per alzarti; e quando sei in piedi, stai già camminando”.
Occorre stare in silenzio per poter far cessare il tumulto che è dentro di noi e imparare a vederci così come siamo veramente. Il primo scopo della spiritualità consiste nel farci raggiungere la lucidità necessaria per vederci così come siamo. Spesso ci capita di mentire agli altri, ma almeno con noi stessi cerchiamo di essere sinceri. E se riusciamo a vederci come siamo, lasciando da parte le false immagini di noi stessi, possiamo vedere anche gli altri sotto una nuova luce.
Sono molte le persone convinte della fecondità della spiritualità, ma sono poche le donne e gli uomini che coltivano regolarmente la loro spiritualità. Non è facile prendersi il tempo necessario per mettersi di fronte a se stessi e stare davanti al proprio Dio. Troviamo sempre qualcosa di più urgente da fare, compiti più impellenti a cui rispondere, giustificazioni per rimandare. Eppure non c’è niente di più importante che di prendersi il tempo necessario per fermarsi e smettere di vivere la nostra vita in maniera superficiale.
Il presidente e poeta Vaclav Havel ha parlato in di questa situazione dicendo: “Ciò che è tragico, nell’uomo moderno non è tanto il fatto che egli ignori sempre di più il senso della sua vita, ma che ciò lo disturbi sempre meno”.
La spiritualità è un modo di resistere al fascino delle molte sirene che popolano il nostro mondo. Il sociologo francese Luc Ferry a questo proposito ha detto: “Viviamo in una società caratterizzata dall’iperconsumismo, nella quale tutto, potenzialmente, diventa mercanzia, oggetto da comperare e da vendere”.
Il modello della consumazione pura è quello dell’accumulo. Il vero problema è che per avere voglia di consumare, e dunque di acquistare, bisogna essere in uno stato di insoddisfazione, essere preda di una logica di desiderio che ci fa sentire, prima di tutto, mancanti di qualcosa. Per fare in modo che un individuo si trovi in un simile stato d’animo, occorre privarlo dei suoi valori spirituali e morali che gli permetterebbero di avere un mondo interiore tanto ricco da non avere bisogno in permanenza di acquistare per sentirsi soddisfatto.
Cerchiamo dunque di liberarci da ciò che abbiamo molte volte inutilmente accumulato per diventare ciò che siamo veramente.

 

Paolo Tognina

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