Wycliff: Le 33 tesi sulla povertà di Cristo

 

Introduzione del testo Wyclif – il comunismo dei predestinati, edito da Sansoni Scuola aperta.

(I suoi seguaci si chiamarono lollardi i poveri predicatori) Digitalizzazione a cura di M. Benazzi

In un messale boemo del 1572 c’è un’immagine interessante : Wyclif è rappresentato mentre accende una scintilla, Hus sta aggiungendo legna alla fiamma e Lutero alza in alto una fiaccola. La raffigurazione è efficace è anche abbastanza corretta – io credo – nello stabilire della analogie e richiami.

Il riformatore inglese è indicato come l’iniziatore di un processo di riforma della Chiesa (e di opposizione alla supremazia di Roma) che sarà immediatamente proseguito da Hus e ripreso e portato a compimento da Lutero più di un secolo dopo. Ma non sempre nell’età della Riforma luterana si rintracciano con tanta chiarezza queste relazioni e influenze, e mentre Lutero riconosceva il suo debito a Hus (anche se in modo curioso), le numerose opere di Wyclif dormivano ignorate nelle biblioteche dell’Europa continentale e la sua fama era oscurata dal rogo di Costanza. Le repressioni violente contro i lollardi (poveri predicatori seguaci di Wyclif*) in terra inglese prima e la stessa fortuna della Riforma Anglicana poi, stesero un silenzio che durò a lungo.

 

Sin da 1388 Oxford era frequentata da studenti cechi riuniti in un centro, e i figli degli attendenti di Anna di Boemia, sposa di Riccardo II di Inghilterra, ingrossavano le file di questa colonia mantenendo tuttavia con i loro viaggi rapporti intensi con la patria. Furono essi a introdurre in Boemia gli scritti di Wyclif che ormai godevano pessima fama in Inghilterra. Hus stesso si informa (nel 1411) che egli e molti membri dell’Università hanno posseduto e letto già da vent’anni e continuano a leggere i testi del maestro Wyclif”; e, d’altra parte, ne abbiamo una prova nei suoi entusiastici commenti, scritti in lingua ceca, in margine a un’opera filosofica (sugli universali) del maestro inglese, oggi conservata nella Biblioteca Reale di Stoccolma.

Il Dialogus e il Tralogus di Wyclif furono ortati in patria nel 1401 da Gerolamo da Praga insieme a un dipinto raffigurante il maestro inglese come il principe dei filosofi; i manoscritti che possediamo del De Domino divino sono di mano boema; il De Ecclesia, che costruisce l’ossatura dell’omonima opera di Hus e ne contiene le tesi, fu copiato da uno studente ceco e da uno boemo ( di cui conosciamo perfino il nome , Nicola Faulfiss)  e da un laureato di Praga, Paolo Slawicowicz, nel 1395 possedeva, egli solo, ben 15 opere di Wyclif . Questi non sono che alcuni esmpi dell’influenza, pacifica e sicura almeno fino al Concilio di Costanza, del pensiero riformatore su Hus.

Ma Lutero, il terzo personaggio del dipinto che abbiamo citato, non ne aveva una così chiara consapevolezza. E’ vero che forse una copia di Trialogus fu nelle sue mani e che nel 1529 a Lipsia egli difese le “tesi condannate da Wyclif e Hus” ma l’enfasi è su quest’ultimo, e anche Melantone, con il quale Lutero discuterà di Hus, non sembra aver capito la matrice wycliffiana del praghese e la sua opinione su Wyclif si risolve in una condanna. Del 1529 è poi una lettera di Lutero che contiene un passo prezioso: “Mi accorgo di aver insegnato e sostenuto fin qui tutte le tesi di Hus senza saperlo… Tutti noi siamo ussiti senza saperlo. Non so come esprimere il mio stupore”-

 

A cominciare dall’Ottocento, sull’onda di un movimento storiografico nazionalista, la fortuna di Wyclif risalì, e anzi l’enfasi sulla “matrice inglese della Riforma” o sulla “stella del mattino della Riforma” toccò livelli esagerati, ma servì a stimolare un’analisi più profonda dei motivi stessi del luteranesimo e fornì soprattutto strumenti per questo esame promuovendo la pubblicazione delle opere di Wyclif.

Lui nasce forse nel 1328 e muore nel 1384, fu di famiglia nobile e compì i suoi studi a Oxford – con molte interruzioni (una delle quali dovute alla morte nera, la grande pesta del 49) – prima del corso di filosofia e poi come richiedeva il curriculum normale, in teologia. Contemporaneamente iniziò e proseguì la sua carriera clericale come rettore, non molto assiduo a quanto pare ai suoi doveri pastorali, mentre solo più tardi (nel 1372) al servizio della Corona. A quest’epoca Wyclif è già un maestro rinomato all’Università, ha scritto opere di logica e ha “letto” le Sentenze, ma è solo due anni più tardi che entra nella vita pubblica e inizia la sua attività di scrittore politico. (…)

La breve opera (1378?) Le “trentatré tesi sulla povertà di Cristo” riprende in forma succinta ed efficace le idee del De civili dominio, senz’altro apparso troppo ponderoso ai lords, che pure dovevano apprezzarne le tesi: Wycliff  stesso ci aver curata una stesura nelle due lingue per una maggiore diffusione. Ne abbiamo tuttora ben sette manoscritti, ma nessuno in Inghilterra, segno anche questo della persecuzione cui furono oggetto gli scritti più violenti del maestro di Oxford.

Ogni tesi è sviluppata in una argomentazione, basata per lo più su passi della Bibbia.

Le tesi riguardano tutte l’affermazione centrale della estraneità del dominio civile della Chiesa, che deve esser, sull’esempio di Cristo, “povera”, ma costituiscono differenti corollari di questo assunto: fra questi importantissima l’affermazione del dovere dei principi laici di intervenire a correggere gli abusi degli ecclesiastici che fanno cattivo uso delle donazioni e delle elemosine.

(In Opera minora, cit. pp 19 e sgg.)

  1. Cristo, capo universale della Chiesa, fu durante la sua vita terrena un uomo poverissimo.
  2. Cristo, sia per la natura divina, sia per la sua natura umana, dalla quale aveva allontanato il titolo di Signore temporale, fu un uomo ricchissimo
  3. Tutti i sacerdoti di Cristo – papi, cardinali, vescovi, abati, priori e i loro soggetti – sono tenuti a seguire Cristo nella sua povertà evangelica
  4. Un chierico non può, finché è tale, essere signore civile
  5. Il potere civile è incompatibile con la dignità papale
  6. Il papa e i prelati possono usufruire , a puro titolo di elemosina da parte dei signori civili, dei beni, purché non ne detengano il dominio
  7. Quando un sacerdote, e anche il papa, fanno un cattivo uso dei beni della Chiesa, perdono il diritto all’uso di questi beni
  8. Sarebbe un peccato mortale se la Chiesa d’Inghilterra, o altre Chiese, dessero i loro beni al papa per allestire guerre contro altri cristiani, al fine di dominarli e impadronirsi dei loro beni
  9. E’ illecito che un sacerdote di Cristo, e anche il papa, scomunichi qualcuno per affari di denari o concernenti qualcosa di materiale
  10. Senza curarsi delle censure, degli interdetti e delle scomuniche minacciate o date, il cristiano ha il dovere di seguire la legge e la parola del Cristo.
  11. Ai signori laici è lecito giudicare in senso spirituale i propri sudditi nelle loro opere
  12. Come Dio non può donare alle creature il dominio, se non nella condizione che chi lo riceve sia in grazia, così non è lecito al signore laico affidare un bene al chierico, se non alla condizione che questi sia in grazia e aiuti la Chiesa, mentre non è lecito al chierico abbandonare per questo la povertà evangelica
  13. Sebbene le donazioni alla Chiesa siano meritorie, tuttavia lo stato di povertà istituito dal Cristo è perfetto, più meritevole e sicuro.
  14. Un modo per esaminare se i chierici siano corrotti dalle cose temporali, è osservare la loro sollecitudine nell’acquisire beni, la loro cura nel conservarli e il loro dolore nei perderli.
  15. E’ lecito ai signori laici sottrarre e portare via al pontefice romano beni temporali, nel caso in cui egli faccia abuso continuo
  16. Se uno o più cardinali, con il cattivo uso dei beni temporali, mettono in pericolo la Chiesa, i sovrani e i signori laici sono tenuti a correggerli fraternamente e a sottrar loro le elemosina e i donativi che vengono fatti alla Chiesa
  17. I principi laici devono sottrarre i beni a qualsiasi vescovo che notoriamente ne abusa, e ciò sia per correggerlo, sia per donare tali beni a poveri.
  18. Se un’abbazia o una casa di religioni regolare o di chierici usa male le elemosina dei signori laici, queste devono essere sottratte ai prelati e restituite ai donatori o ai loro eredi o al re
  19. Il re o il padrone devono sottrarre – proporzionalmente alla mancanza – le elemosina raccolte dai rettori e dai curati, dai cappellani e dagli elemosinieri che abitualmente usano questi mezzi
  20. La pretesa, con la quale si sostiene che i laici non possono esaminare e correggere i peccati dei chierici, è un sofisma
  21. Non è lecito al re e ai signori laici impiegare al loro servizio un sacerdote di Cristo e specialmente un religioso o un curato
  22. I vescovi che si mescolano agli affari politici si dannano e si perdono, se non istruiscono in questa legge i signori laici e non correggono i loro curati
  23. Sarebbe un’ottima cosa che fossero espropriati tutti i beni già donati alla Chiesa d’Inghilterra: con questi beni si potrebbero pagare gli stipendi dei funzionari del re, ed evitare così che i vescovi e curati fossero coinvolti in affari politici
  24. Il nostro clero si troverebbe in grande pericolo se tenesse alla prosperità mondana e non sapesse distinguere fra questa e la vera ricchezza (celeste)
  25. E’ impossibile che ci sia pace fra il popolo se non c’è con Dio
  26. La principale causa di discordia nella Chiesa è data da ricchezza, avidità e immoralità del clero
  27. L’adulterio spirituale è più grave di quello materiale, anche se la fornicazione è nel sacerdote più grave che nel laico e merita quindi leggi più gravi
  28. La correzione dei sacerdoti da parte di laici per la pace della comunità è fondata in più passi dalla Scrittura
  29. Lo strumento più efficace per questa correzione è la confisca delle elemosina e dei beni
  30. La preghiera di un sacerdote che è in peccato mortale non solo non ha merito per lui né giova a nessun altro , ma è dannosa per il suo prossimo, dal quale egli è tenuto a prendersi cura
  31. Sia che i donatori siano in cielo, al purgatorio e all’inferno, nel caso che le loro elemosina siano state male usate, è meglio che vengano confiscate e devoluti ad altri usi più meritori
  32. Sembra verosimile che i beni della Chiesa sarebbero meglio usati dai signori laici piuttosto che dalle mani dei chierici
  33. Il dovere del re e dei signori laici è quello di difendere la legge evangelica e osservarla con dilingenza.

 

 

 

Per Wyclif la Scrittura e la Tradizione vanno assunti individualmente, non attraverso la Chiesa e il suo magistero.

La vera chiesa, per Wycliffe, si basa sulla divisione agostiniana tra Città celeste e Città terrena che lui trasforma in una divisione reale e non simbolica come in Agostino: da una parte i salvati e dall’altra i dannati.

La vera Chiesa è la universitas praedestinatorum, composta dagli eletti da Dio ab aeterno e gratuitamente: per cui non possono perdersi. Possono peccare mortalmente, ma hanno la grazia della predestinazione che non si può perdere e che li salverà.

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