Leonhard Ragaz, per un’etica della politica e un giornalismo profetico

Quasi dimenticato in Svizzera, pressoché sconosciuto all’estero, solo il movimento del ‘68 e la teologia della liberazione hanno riscoperto il significato dell’opera del teologo svizzero Leonhard Ragaz, nato a Tamins, nei Grigioni, il 28 luglio 1868
(Markus Mattmüller) Il villaggio di Tamins, nel quale Ragaz è nato, figlio di una famiglia modesta di contadini, gli fornisce una buona illustrazione delle strutture politiche e sociali: il sistema delle cooperative nel villaggio montano, in cui gran parte del suolo è di proprietà pubblica, dove molti compiti vengono svolti in comune, in cui annualmente ad ogni famiglia – anche a quella più povera – viene assegnata una parcella di terreno. Tutto ciò rafforza in Ragaz la convinzione delle possibilità inerenti a un socialismo istituzionalizzato, a una democrazia comunitaria viva e al federalismo.
Spinto a studiare teologia solo per la facilità d’accesso a una borsa di studio, dopo alcuni semestri a Basilea, Jena e Berlino, a 22 anni diventa pastore di tre villaggi di montagna. Successivamente è primo pastore a Coira e nel 1903 viene chiamato alla cattedrale di Basilea. Fino a quel momento non si distingue in nulla dagli altri teologi liberali del suo tempo, coronati da successo e popolarità.
Nella città industriale di Basilea però, la lotta sociale, che sta raggiungendo il suo culmine, lo costringe a una presa di posizione. Nella quaresima del 1903, nasce un conflitto operaio tra i mastri costruttori edili da una parte e muratori e manovali dall’altra. Questi ultimi rivendicano una riduzione dell’orario lavorativo e un aumento dello stipendio. Uno sciopero di grandi dimensioni viene sciolto dall’intervento delle truppe cantonali e gli operai devono arrendersi. La domenica dopo Pasqua, Ragaz sale sul pulpito della cattedrale di Basilea e predica su Matteo 22, 34-35, il doppio comandamento (“Ama il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore… Ama il tuo prossimo…”). In quella occasione dichiara la questione operaia come problema più urgente del suo tempo: “Il cristiano deve sempre schierarsi dalla parte del debole, dalla parte di coloro che nella lotta sociale tendono verso l’alto. Il cristiano deve sapere che siamo fratelli, … non deve solo guardare a se stesso e pretendere che Dio guardi a tutti ‘gli altri’, ma riconoscere che come figli di Dio siamo responsabili gli uni degli altri.“
Per la prima volta Ragaz esprime la sua convinzione che nel movimento operaio si manifesti una forma di cristianesimo inconsapevole, istintiva. Nello stesso anno, Ragaz definisce il contrasto tra “,…la religione statica, immobile, quieta e quella che invece si muove dinamicamente in avanti. Il primo tipo vede nella religione un luogo di riposo, dove coltivare una pietà individualistica, …facendo del cristianesimo un potere conservatore fino ai nostri giorni. “I rappresentanti della seconda forma invece “sottolineano non la fede in Cristo, bensì la sequela di Cristo… Invece della chiesa come istituzione salvifica essi rivendicano il regno di Dio.“ Chiamato a Zurigo, nel 1908, come professore di teologia sistematica e pratica, Ragaz tiene una serie di corsi sulla filosofia della religione, sull’etica, sul cristianesimo e la questione sociale.
L’inizio del primo conflitto mondiale nel 1914 è considerato da Ragaz come il giudizio sulla società capitalista e militaristica, ma anche sulla chiesa imborghesita e troppo leale verso lo stato. Da quel momento in poi, l’ex comandante dei cadetti e cappellano militare diventa uno dei capi principali del movimento pacifista svizzero.
Gli anni 1914-1918 rappresentano un momento importante nell’opera politica e teologica di Ragaz. Nella discussione sulle origini della guerra, condotta anche da molti profughi socialisti, il movimento dei socialisti religiosi ha richiesto un ancoramento intellettuale più profondo del socialismo.
Gli anni della guerra hanno impresso al pensiero teologico di Leonhard Ragaz l’impronta definitiva (la stessa impressa anche al pensiero di Karl Barth): il regno di Dio non è interiore o trascendente, ma vuole trasformare la nostra società e liberare i poveri.
La sua critica alla chiesa, alla teologia e a un cristianesimo borghese, spingono ben presto Ragaz a percepire la contraddizione tra le sue convinzioni e il suo stato privilegiato di teologo accademico. Nel 1921, all’età di 53 anni, senza il diritto ad una pensione, dichiara le sue dimissioni dalla cattedra zurighese e si trasferisce alla Gartenhofstrasse, nel quartiere operaio di Zurigo-Aussersihl, dove fonda l’accademia popolare Educazione e formazione. Da allora in poi, si guadagna da vivere con le modeste entrate provenienti dal lavoro giornalistico.
Dopo questa grande svolta, Ragaz concentra le sue attività su tre argomenti principali, tutti di carattere “profano”: la formazione operaia, il socialismo e la pace mondiale.
Nel suo centro di formazione, Ragaz dibatte questioni sociali, giuridiche e politiche. In discussioni di gruppo vengono trattati libri e personaggi biblici, attualizzati nel contesto storico e contemporaneo. Dopo il 1921 non predica mai più in una chiesa.
Le sue considerazioni e disquisizioni nella saletta della Gartenhofstrasse e i suoi contributi pubblicati sulla rivista Neue Wege costituiscono, per molti anni, le sue uniche testimonianze teologiche.
L’approccio caratteristico ai testi biblici è quello di combinare la loro interpretazione biblica con quella contemporanea: soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale questo modo di leggere la Bibbia conferisce a molti speranza e consolazione, ma mette anche in guardia di fronte ai pericoli politici negli anni bui della guerra.
In molti suoi articoli Ragaz prende posizione sul delicato argomento della “questione giudaica”. Ribadendo che la radice sia del giudaismo che dell’ebraismo è unica, rifiuta qualsiasi attività missionaria verso gli ebrei. Con lungimiranza condanna la notte dei cristalli, nel 1938, come atto barbarico di saccheggio del patrimonio degli ebrei. Riconoscendo già presto e condannando inequivocabilmente la “soluzione finale” nazista, Ragaz accoglie nel suo centro numerosi profughi ebrei e instaura con loro un rapporto di dialogo e amicizia.
Aderente all’ala sinistra del partito socialista, quella contraria alla guerra, Ragaz osserva accuratamente gli sviluppi in Russia e riconosce i pericoli totalitari: socialismo e violenza, nell’analisi ragaziana, si escludono. Nel 1919 con un gruppo di amici pubblica il programma socialista, nel quale prende posizione contro un socialismo totalitario, in favore del cooperativismo e della formazione. Nel 1935 il partito socialista, la cui esistenza, nella Germania nazista, è in pericolo, adotta una posizione favorevole al riarmo; Ragaz lascia allora il partito con le parole: “Resto socialista.“
Nel periodo tra le due guerre, Leonhard Ragaz è il principale esponente del movimento pacifista svizzero. Dopo avere giurato a se stesso, nell’agosto del 1914, un’impegno continuo per la pace, mantiene questa promessa fino alla fine. Il suo pacifismo è però tutt’altro che apolitico: lotta per istituzioni ancorate nel diritto internazionale e per garantire la pace a livello mondiale. Nel caso estremo, avrebbe anche acconsentito ad una polizia per la pace della Società delle Nazioni.
Sin dall’inizio del secondo conflitto mondiale, in Svizzera vige la censura di stampa, sottoposta al ministero della difesa. I commenti aperti di Ragaz alla situazione attuale nella sua rivista Neue Wege (Vie nuove, n.d.t.) non passano inosservati: le minaccie da parte ufficiale culminano presto nella precensura. Ragaz, irritato, interrompe la pubblicazione della rivista e spedisce d’ora in poi le sue riflessioni, meditazioni bibliche e commenti politici in busta chiusa al suo cerchio di lettori. Negli anni seguenti Ragaz scrive il suo commento a tutti i libri della Bibbia. Contemporaneamente (1944 e 1945) redige i due volumi sulle parabole e il sermone sul monte. Non esiste, tra le opere del nostro secolo, un’altra presentazione del messaggio di tutta la Bibbia condotta seguendo un unico filo rosso: “…il messaggio del regno di Dio e della sua giustizia per la terra.“
È assolutamente da rileggere, quest’opera monumentale (Die Bibel. Eine Deutung, Edition Exodus, Brig/Fribourg, 1990, ristampa in 4 volumi, n.d.r.), per conoscere e capire le posizioni teologiche di questa dottrina politica e sociale fondata sulla Bibbia. I rappresentanti della teologia della liberazione, nell’America Latina, hanno riconosciuto già presto in Ragaz un loro precursore.
Ragaz vede ancora la fine della guerra, la vittoria delle democrazie e la fondazione delle Nazioni Unite. Le commenta nella sua rivista ormai liberata dalla censura. Il 6 dicembre 1945 conclude la 39. annata della rivista Neue Wege. La sera del giorno dopo, all’età di 77 anni, soccombe a un arresto cardiaco.
Il socialismo alla Ragaz
L’alba di Friesenberg a Zurigo

Ai piedi dell’Uetliberg, a Zurigo, c’è una grossa cooperativa edilizia con circa 2000 abitazioni, la Cooperativa di case per famiglie di Zurigo Friesenberg. Si tratta per lo più di case a schiera con giardino. Ci abitano, ancora oggi, operai, impiegati e insegnanti. Io stesso sono cresciuto lì conservo tra i miei ricordi più belli i rapporti di vicinato, i giochi di infanzia, la scuola quartierale e il cameratismo tra bambini e ragazzi.
La Cooperativa venne fondata nel 1926 da un gruppo di socialisti biblici che erano in stretto rapporto con Leonhard Ragaz. Accanto alle abitazioni, i fondatori hanno costruito, fin dall’inizio, anche una casa sociale con sale di riunione. Ogni anno organizzavano una festa sociale. Nelle sale sociali si svolgevano dei corsi. Si incontravano là, in modo particolare, i gruppi del movimento degli anti-alcolisti. Molti insegnanti della scuola quartierale erano socialisti religiosi, tra i quali militava anche il pastore della comunità di Friesenberg. Così la vita della Cooperativa è stata fortemente improntata sul socialismo biblico, sebbene non tutti gli associati fossero socialisti biblici. Le donne e gli uomini erano, comunque, personalità indipendenti con idee proprie.
In questa Cooperativa ha preso forma un’utopia di Leonhard Ragaz. Ragaz durante tutta la sua vita fu fautore di un socialismo a cui corrisponde, per quel che riguarda la forma organizzativa delle singole istituzioni, l’idea della Cooperativa. In questo egli concordò con la maggior parte dei socialisti biblici, come anche con Christoph Blumhardt, di circa una generazione più vecchio, o con Arthur Rich, più giovane. Le Cooperative sono state mantenute ottimamente in molti campi, tranne forse nella produzione industriale.
Esse non sono, però, un’invenzione del socialismo biblico, risalgono alle cooperative agricole e alpine medioevali.
Figlio di contadini
Leonahrd Ragaz nacque il 18 luglio 1868, quarto di otto figli di una famiglia contadina di Tamins, nel Canton Grigioni, ed è cresciuto in una comunità agricola organizzata a cooperativa. Suo padre ha rivestito diverse cariche politiche e per uesto anche Leonhard Ragaz si interessò di politica. Ha frequentato la scuola cantonale di Coira e –contro le sue inclinazioni – studiò teologia. Ha studiato a Basilea, Jerna e Berlino al seguito di insegnanti prevalentemente liberali. Nel 1890 divenne pastore di Heinzenber sopra Thusis, dove si occupò approfonditamente della Bibbia. Nel 1893, per motivi di salute, accettò un incarico di insegnante di lingua e religione, nella scuola cantonale di Coira. Due anni più tardi sposò Clara Nadig, che fu sostegno indispensabile nelle sue molte battaglie e che assunse un ruolo importante nel movimento delle donne e della pace.
Nel 1902 fu affidata a Ragaz la comunità della cattedrale di Basilea e nel 1906 fondò, con degli amici, il giornale Neue Wege (Nuovi sentieri), importante per il socialismo biblico svizzero, di cui fu contemporaneamente redattore e direttore. A 40 anni rispose all’appello dell’Università di Zurigo che lo voleva come professore di teologia pratica e sistematica.
Una vittoria
Nel novembre del 1918 fu soffocato, con un massiccio schieramento militare, uno sciopero generale in tutto il Paese. Precedentemente, a Zurigo, le truppe avevano sparato sulle masse inermi. Il comitato degli scioperanti venne arrestato e condannato. La classe operaia ne fu amareggiata e si sentiva rappresentata ancor meno di prima dal Governo. Nel Partito Socialdemocratico svizzero (SPS) i rappresentanti del potere rivoluzionario, quale era propagandato da Lenin e che aveva vinto nella rivoluzione di ottobre del 1917, tentavano di prendere il potere: la questione n gioco era se il partito doveva aderire o meno alla Terza Internazionale bolscevica, il Komintern.
La riunione di partito, il 17 agosto del 1919, su istanza di Robert Grimm e Ernst Nobs, decise per l’adesione, con 318 voti favorevoli e 147 contrari. La decisione finale decadde in seguito ad un referendum indetto fra i membri del partito. Ragaz combatteva, con tutte le energie, dalla parte degli avversari della violenza. Da allora aveva voce in capitolo nel Partito, Nel 1912, in occasione di uno sciopero generale limitato alla città di Zurigo, si impegnò coraggiosamente per la classe operaia. Di conseguenza fu attaccato nel peggiore dei modi dalla stampa borghese. Dopo ciò aderì, nel 1913, al Partito Socialdemocratico nel quale ebbe una grande influenza all’inizio della prima guerra mondiale, dopo il crollo della Seconda Internazionale. Spesso Ragaz e i pastori socialisti bibilici Bader, Matthieu e Tischhauser furono ingaggiati come conferenzieri dai gruppi del Partito.
Dal 1915 in poi, però Lenin e i suoi seguaci iniziarono le agitazioni per la necessità del potere rivoluzionario, il che condusse alla decisione della riunione di partito del 1919, di cui sopra.
Ragaz percepì questa discussione come una battaglia voluta da Dio contro il demonio della violenza, battaglia che egli combatteva con parole e scritti. In quel periodo produsse molti articoli: nel 1917 “La nuova Svizzera” , nel ’19 “Socialismo e violenza”, e sempre nel ’19 , insieme con la moglie e alcuni amici, “Un programma socialista”. I suoi amici fondarono, nello stesso tempo, il settimanale politico “Der Aufbau” (L’edificazione) che nell’area francofona trovò espressione nel periodico “Effort”, trovando entrambi alleati nei circoli sindacali.
La loro grande iniziativa ebbe successo: nel referendum del settembre 1919, che seguiva la riunione di partito, venne rifiutata, a grande maggioranza, l’adesione al Komintern; l’anno seguente il Partito comunista si scisse dal Partito.
Dall’Università ai lavoratori
Ragaz, come professore, ebbe un gran successo, e raggiunse anche uditori di altre facoltà. Diede poi le dimissioni dall’incarico, nel 1921, per dedicarsi alla formazione degli operai.
Fece costruire un centro di formazione, nello stile dei centri sociali inglesi (settlements dei quaccheri), nel quartiere operaio Aussersihl di Zurigo, e vi tenne regolarmente dei corsi. Particolarmente famose erano le sue “serate del Sabato”, con momenti di raccoglimento (esegesi e preghiera) e riflessioni finali sulla politica mondiale. Scrisse molti libri divulgativi e tenne conferenze in patria e all’estero. Il suo lavoro politico rispondeva alle sfide del tempo e si sviluppò dalle questioni sociali alla politica della Pace. Lavorando fin all’ultimo giorno al Newe Wege, morì il 6 dicembre 1945.
La preghiera
Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.
C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.
Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa - la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.
In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.
Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.
Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.
La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!
La menzogna di molti cristiani ( non di tutti) continua anche in questo secolo che viviamo.
Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.
I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani.
Maurizio Benazzi
Il manifesto del 1926
L’impegno di Leonhard Ragaz contro il militarismo, schiavitù dell’essere umano, in favore della Pace

Ragaz fu influenzato dal pensiero teologico di Kierkegaard: criticò il clericalismo protestante, alleanza profana fra potere e religione e fondò un centro educativo. Subì la censura svizzera durante la seconda guerra mondiale per il suo pacifismo radicale e tenne fino alla morte relazioni proficue con amici cecoslovacchi, olandesi e scandinavi.
Dal Manifesto contro la Coscrizione del 1926, firmato fra gli altri da Henri Barbusse, Annie Besant, Martin Buber, Edward Carpenter, Miguel de Unamuno, Georges Duhamel, Albert Einstein, August Forel, M.K. Gandhi, Kurt Hiller, Toyohiko Kagawa, George Lansbury, Paul Löbe, Arthur Ponsonby, Emanuel Rádl, Leonhard Ragaz, Romain Rolland, Bertrand Russell, Rabindranath Tagore, Fritz von Unruh, H.G. Wells.
“Noi riteniamo che gli eserciti di coscritti, con i loro grandi corpi di ufficiali professionisti, siano una grave minaccia per la pace. La Coscrizione comporta una degradazione della personalità umana e la distruzione della libertà. La vita in caserma, le esercitazioni militari, la cieca obbedienza ai comandi per quanto ingiusti e stupidi possano essere e il deliberato esercizio per il massacro minano il rispetto per l’individuo, per la democrazia e la vita umana. È degradante per la dignità umana costringere uomini ad abbandonare la propria vita o a infliggere la morte contro la loro volontà o senza che la convinzione giustifichi le loro azioni. Lo Stato che ritiene sia suo potere costringere i suoi cittadini ad andare in guerra non darà mai la giusta attenzione al valore della felicità delle loro vite in tempo di pace. Inoltre, tramite la coscrizione, lo spirito militarista aggressivo è inoculato nell’intera popolazione maschile proprio nell’età in cui sono più impressionabili. Tramite la formazione per la guerra gli uomini arrivano a considerarla come inevitabile e perfino desiderabile”
Dalla petizione contro la coscrizione e la formazione militare della gioventù del 1930, firmata fra gli altri da Jane Addams, Paul Birukoff und Valentin Bulgakoff (segretari di Leo Tolstoy), John Dewey, Albert Einstein, August Forel, Sigmund Freud, Arvid Järnefelt, Toyohiko Kagawa, Selma Lagerlöf, Judah Leon Magnes, Thomas Mann, Ludwig Quidde, Emanuel Rádl, Leonhard Ragaz, Henriette Roland Holst, Romain Rolland, Bertrand Russell, Upton Sinclair, Rabindranath Tagore, H.G. Wells, Stefan Zweig.
“La coscrizione soggioga le personalità individuali al militarismo. È una forma di schiavitù. Il fatto che le nazioni la tollerino non è altro che un’ulteriore prova della sua influenza debilitante. La formazione militare significa preparare il corpo e lo spirito all’arte di uccidere. La formazione militare è educazione alla guerra. È la perpetrazione dello spirito di guerra. Minaccia lo sviluppo del desiderio di pace.”
Firma il Manifesto contro la coscrizione e il Sistema Militare al GANDHI INFORMATION CENTER
Ragaz attualizzato oggi
Un episodio interessante nella vita di Ragaz che riguarda il suo impegno etico non violento è tratto da una vicenda molto personale ma oggi largamente diffusa, che narra di un suo viaggio in treno di seconda classe (all’epoca era la classe del ceto borghese), tra Berna e Zurigo. Il professore rimase scandalizzato dalla cinica confessione di un giovane nell’aver sedotto, a Zurigo, una giovane del cantone di Grigioni. Dal 2 febbraio 1903, tra le sei e le otto del mattino – scrisse Ragaz nel suo diario inedito (e la precisazione della indicazione ha la solennità del resoconto di una conversione) – faccio datare un nuovo periodo della mia vita. Pochi anni dopo lascerà il ministero pastorale. Gli storici ecclesiastici hanno difficoltà ad interpretare questi eventi. Sono convinti nel loro profondo che il restare dentro una chiesa e il frequentare ad esempio i culti sia il segno della cristianità di un uomo. Nulla di più parziale. Ieri a Milano i giovani omosessuali cattolici e evangelici che si sono incontrati al Guado partivano dallo stesso punto di osservazione del secolo scorso. Dobbiamo rimanere dentro le chiese per cambiarle e quando le chiese diventeranno effettivamente un luogo di accoglienza per tutti allora non avrà più senso costituire dei gruppi cristiani. Quasi che l’essere cristiano possa essere identificato con l’essere membro di una chiesa. Non a caso dei Valdesi mi chiedevano al termine dell’incontro a quale chiesa facessi ora riferimento. La risposta è stata chiara: nessuna. Il regno di Dio è il regno dello Spirito, che si contrappone all’Istituzione in senso stretto. Lo Spirito è libertà, autodeterminazione della persona autonoma. Vi sono infatti due forme di religione: la prima è la religione dei riti, delle istituzioni ecclesiastiche, con la loro staticità delle cose; potremmo anche dire che è la religione del dogma e della teologia asservita a giustificare quelle cose. L’altra è la religione dello Spirito o la religione etica: la Fede nei valori del Regno di Dio e il loro servizio nell’ambito della società umana, oltre i confini di ciò che si è convenuto di chiamare religione e chiesa. L’essere cristiani non dipende quindi dall’appartenenza alla chiesa o ai gruppi satelliti. Che siano omoaffettivi oppure no. Dipende esclusivamente dalle scelte di vita etiche compiute. Non dalle chiacchiere sul c.d. sacro. Che interessano solo il programma televisivo delle Iene di Italia 1, presente per l’occasione. Non si tratta infatti di forme, di caselle ma di sostanza. Non di attaccamento alle sottane ecclesiastiche ma di responsabilità nella propria vita ogni giorno. Senza deleghe o paraventi.
Un altro evento interessante della vita di Ragaz che lo porterà poi all’iscrizione del partito socialdemocratico fu lo sciopero generale per 24 ore del 12 luglio 1912 incentrato sulle rivendicazioni di orario di alcune categorie di operaie. La manifestazione si svolse con perfetta calma e compostezza. E il professore svizzero scrisse su Neue Wege: “Davanti alla forza del pensiero etico, che il movimento operaio porta in sé, tutti i demoni si sono dileguati”. Ma il padronato rispose con una serrata di due giorni al termine della quale la Casa del popolo fu occupata dalle truppe federali. Questa reazione sproporzionata – ispirata dalla paura della rivoluzione – di fatto sancì la nascita del socialismo biblico. Scelta che Ragaz confermò abbandonando pochi anni dopo anche la cattedra universitaria per dedicarsi ad un’opera di educazione popolare e predicazione sociale, schierandosi apertamente contro il servizio militare. Egli scrisse in quell’occasione “la mia rinuncia al professorato – in un documento autobiografico – fu il frutto di tutta la mia evoluzione. Io dovevo personalmente uscire dalla Chiesa, dovevo servire Cristo all’aria aperta, senza vincoli con lo stato la chiesa e la società.
Da lì in avanti i suoi furono anni di lotta , di apostolato, di predicazione laica in cui l’attività politica è sequela di Cristo. E solo questo. Ogni sabato Ragaz riuniva intorno a sé un gruppo di discepoli per un’istruzione biblica. Era la parola di quest’uomo ad indicare nuove vie (neue wege) per il Regno di Dio e contro i travestimenti dello stesso.
Così si possono anche interpretare le sue azioni concrete di protezione e dialogo con gli ebrei fuggiti in Svizzera durante le persecuzioni italiane e tedesche. Di questo vorremmo parlarne a Nizza in occasione della festività delle capanne, coi nostri amici dell’Albero azzurro. Chi vuole aggregarsi può contattarmi per concordare il da farsi.
E’ tempo di dialogo.
Maurizio Benazzi
Il socialismo biblico
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Il teologo svizzero Leonhard Ragaz (1868-1945), negli anni del primo conflitto mondiale, pone il sermone sul monte (capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di Matteo) come programma di un nuovo ordine nonviolento, democratico e socialista: la “magna Charta del regno di Dio” dovrà essere realizzata nella lotta per il disarmo, contro il militarismo, il capitalismo e l’odio dei popoli. Scrisse: “Il sermone sul monte è il messaggio incredibile della rivoluzione del mondo da parte di Dio”.
Il socialismo biblico non è un socialismo con una tinteggiatura religiosa, ma vuole semmai un cristianesimo integrale, senza alcuna riduzione. Mette in rilievo il senso sociale dello stesso senza per questo negarne il senso individuale.Questo significa che il “socialismo religioso” (questa è la definizione normalmente usata in lingua italiana sebbene Ragaz preferisse sempre parlare sempre di socialismo biblico) non è un cristianesimo modernizzato, razionalista e liberale. Sottoscrive i dogmi della Chiesa universale senza farne delle forme intellettuali o la “conditio sine qua non” di tutto il resto. Il fatto centrale è semmai la comunione con gli altri e l’amore, in quanto segni del discepolo e della sequela. La salvezza individuale (secondo lo schema di Agostino) prende valore quando si mette al servizio della redenzione sociale, della liberazione di un mondo imprigionato nel peccato, nel pericolo, nella guerra, nella povertà ma ugualmente oggetto di una promessa di un cielo nuovo e di una terra nuova. In quanto correttivo di un individualismo troppo pronunciato, il socialismo biblico corre il rischio di diventare lui stesso troppo unilaterale. Ma scopre l’impegno sociale precisamente là dove il messaggio della Bibbia è più profondo, per esempio nel messaggio di Pasqua che abolisce la potenza della morte e stabilisce il potere di Dio. Il socialismo di Ragaz non vuole e non può proporre quindi un messaggio cristiano al ribasso! In altri termini il socialismo biblico non aggiunge il sociale all’individuale ma tende semmai proprio a una nuova comprensione del cristianesimo.Si tratta di passare da un cristianesimo statico, di un mondo finito e di un’attitudine pessimista, a un cristianesimo dinamico ove Dio rinnova senza far cessare il mondo, rivoluzionandolo in permanenza,verso un Regno di Dio che abolisce il capitalismo (Moloch) e il militarismo (Baal) nella prospettiva della Speranza che attende la venuta di Dio. In questo consiste l’attitudine rivoluzionaria del cristianesimo e la sua lotta contro la forma statica del religioso infavore di quella dinamica. Il socialismo biblico possiede dunque una sua dogmatica che è profetica e anti-intelletttuale allo stesso tempo ed è costituitadall’attenzione donata al Dio vivente e alla Fede nel suo Regno. Il metodo si ispira a Matteo 6,33: “Cercate prima di tutto il Regno e la sua giustizia”, la comprensione delle Scritture, di Cristo, dell’uomo,ecc. vi saranno date per conseguenza. Dall’altro lato il socialismo biblico vuole essere integralmente socialista, mettendo in evidenza il suo valore “religioso”. Egli riconosce nel movimento socialista (quello federalista, non violento e democratico, quindi non statalista, per meglio intenderci) un’irruzione della verità che la Chiesa riformata avrebbe dovuto difendere (ma non lo ha fatto né nel passato né lo fa oggi e molto probabilmente non lo farà neanche domani!). E’ per questo ragione che questa verità si manifesta anche oggi attraverso delle forme atee e anticristiane. Ragaz era del resto lontano dall’idea di un recupero dei socialisti (di diversa estrazione) nell’ambito della Chiesa stabilita o istituzionale. Il Regno di Dio sulla terra zampilla dunque dal socialismo che gli dà una portata o valenza c.d. religiosa alla quale le/i socialiste/i credenti cirendono attenti. Ragaz ha semmai la pretesa che il socialismo non può durare senzaquesta lettura c.d. “messianica”. Destinata a convincere sia i cristiani che i socialisti, la sua tesi principale è quella del fondamentobiblico del socialismo, elemento essenziale anche del messaggiodell’ebreo risorto.Ragaz lo chiama più precisamente il socialismo eterno che ha come base Dio, l’uomo, lo Spirito, il fratello, la Grazia, il servizio e la Speranza. Quale rivoluzione potrà infatti essere più radicale di quella che sopprime mammona col sevizio e la spada (le armi) con la croce? Una precisazione importante s’aggiunge: tutto il socialismo è contenuto nel messaggio del Regno di Dio. Ma c’è di più: c’è la vittoria sul peccato, sul mondo (questo mondo di mammona), sulla morte. Il socialismo biblico non identifica però il Regno di Dio col socialismo, come vuole la leggenda. La liberazione sociale viene indefinitiva con la venuta del Regno di Dio e non l’inverso. La redenzione sociale è un prolungamento dell’Incarnazione, l’ordine in Cristo deve divenire l’ordine del mondo nuovo. In altre parole il socialismo biblico non aggiunge un’altra forma di socialismo a quelli esistenti ma mira ad una comprensione adeguatadell’insieme del socialismo umano, pacifista, antimilitarista, fondato su un principio di giustizia e solidarietà sociale al tempo stesso. Se il socialismo biblico prende le parti dei più poveri, all’insegna di Gesù, propone dei modelli passeggeri: la cooperativa, la solidarietà col sindacato socialista, l’educazione pubblica. Il socialismo biblico è a ben vedere aperto allo stesso tempo agli ambientalisti, ai comunisti e ai socialdemocratici. Il dibattito su questo aspetto è e rimane aperto: il fine del socialismo vede una lotta dura contro tutte le degenerazioni del materialismo volgare, lo spirito della violenza e la demagogia populista. In conclusione potremmo dire che il il socialismo biblico non è un “bastardo” ma il figlio legittimo della verità cristiana e del rinnovamento del mondo attuale. Con molte nuances possibili. Esso non è che uno strumento provvisorio mirante a risvegliare i cristiani affinché realizzano la loro vocazione sociale. Il socialismo si compie in questo risveglio. Il socialismo di Ragaz rinvia al Regno ove né il socialismo né il socialismo biblico stesso saranno necessari, (si riferisce alla prospettiva escatologica dei tempi ultimi) sebbene cristianesimo e socialismo hanno una loro verità comune e profonda.
(Dalla conferenza del 1926 “Cosa è il socialismo religioso?” di Leonhard Ragaz, traduzione a cura di Maurizio Benazzi)
Il rinnovamento socialista non violento
Leonhard Ragaz (1868-1945) attraverso la rivista Neue Wege (Nuove vie) riuscirà a rinnovare lo scenario etico-politico e religioso non solo della Svizzera ma anche del socialismo europeo. Ne tracciamo un primo ritratto per comprendere l’opera e l’insegnamento di questo gigante del socialismo cristiano.
(traduzione a cura di Maurizio Benazzi)
Nato nei Grigioni prima del fenomeno dell’industrializzazione, in un contesto socio-culturale segnato dalle istituzioni comunitarie tradizionali delle valli retiche, Ragaz ha concepito una forma di socialismo proudhoniano*, fondato sull’associazione di individui e sulle cooperative di produzione e di consumo. Il capitalismo è visto da lui come il regno di Mammona, conducente alla distruzione dell’attività creatrice di Dio, della vera libertà individuale ma anche delle antiche solidarietà comunali e federali.
E’ dal capitalismo che nascono a ben vedere le guerre, tutte.
Influenzato dal luteranesimo di Naumann, confuso dalla lentezza con la quale le chiese della Riforma protestante prendevano coscienza dell’importanza della questione sociale, non volendosi accontentare degli appelli ai padroni alla carità verso gli operai (e per gli operai all’obbedienza verso i padroni), Ragaz ha tentato dopo altri (Lamennais per esempio) una sintesi del messaggio evangelico e del progetto socialista. Logicamente, aderirà dapprima al Gruetli (organizzazione operaia patriottica) di cui condivide i principi di cooperativismo e mutualismo, per poi intraprendere un cammino del tutto personale e nuovo.
Allorquando diventa pastore alla cattedrale di Bale, entrerà in contatto con la popolazione operaia della città renana. Nell’aprile del 1903 uno sciopero di muratori lo vede intervenire pubblicamente a fianco del proletariato, che lui non dispera di riconciliare con l’Evangelo, allorquando l’Evangelo avrà ritrovato la sua vocazione originaria del messaggio rivoluzionario della chiesa delle origini.
Nel novembre 1906 fonda la sua nota rivista di fede socialista e cristiana, attraverso le pagine della quale preciserà il suo pensiero.
Dal 1908 insegna teologia all’Università di Zurigo ed esprime nel suo insegnamento alla Fede la sua sfiducia riguardo le istituzioni ecclesiali ma anche la sua attesa di un rinnovamento comunitario e sociale del cristianesimo (qui proprio nella città culla delle riforme zwingliane del XVI secolo). Ai suoi occhi cristianesimo e socialismo si “fondono” insieme come una forma di profetismo complementare l’uno all’altro.
Intellettuale nel senso pieno del termine, Ragaz sarà anche un attore politico, direttamente impegnato nei conflitti del tempo.
All’epoca dello sciopero generale zurighese del 1912 egli denuncierà l’intervento dell’esercito contro i lavoratori. Il suo articolo su Neue Wege è multicopiato nel partito socialista e gli vale violenti attacchi da parte della stampa c.d. “borghese”. Le sue scelte sono però fatte: Ragaz aderisce al PS nell’ottobre del 1913, facendo della sua adesione un vero atto di contrizione: “Entrare nel Partito socialista è riconoscere l’errore l’errore della società, del cristianesimo in particolare” . Ragaz non è il primo pastore a fare il passo dell’adesione al PS ( Paul Brandt e Paul Pfueger l’avevano fatto prima di lui) ma la sua adesione ha un’importanza e una visibilità politica che i precedenti casi non avevano avuto. All’epoca appariva scandalosa per un teologo riconosciuto, un universitario stimato e il redattore di una rivista rispettata.
Senza abbandonare la sua sfiducia verso le istituzioni (il PS finirà per divenirne una) Ragaz manifesta attraverso quest’ adesione la sua volontà di andare verso il popolo, un po’ come i populisti russi della seconda metà del 19° secolo, riprendendo – per descrivere questo popolo - le parole dell’Evangelo delle Beatitudini ma anche quelle di Marx dell’ introduzione alla “Critica del diritto pubblico di Hegel”… “la classe dei sradicati, dei diseredati, dei rigettati, di quelli che sono disprezzati politicamente, religiosamente e moralmente…” “Noi siamo entrati nel socialismo democratico e non violento perché pensiamo di trovare là qualche cosa del Regno di Dio”, scrive Ragaz nel 1917. Il Regno di Dio non può che essere quello della Pace; Ragaz sarà dunque pacifista e antimilitarista, poiché socialista e cristiano.
Dopo il congresso dei socialisti a Besançon del 1910, il pastore evangelico ha iniziato ad esprimere il progetto di un socialismo umano e fraterno, capace di restaurare una comunità cristiana delle origini. Ma fu proprio la prima Guerra Mondiale a mettere a dura prova la sua esperienza. Come patriota svizzero fu molto preoccupato della rottura del “Consenso federale” e l’emergere delle solidarietà nazionali (di prossimità culturale, linguistica e politica): ticinese e italofona, alemanna e germanofila, romande e francofona. Contrariamente alla maggioranza degli svizzeri di lingua germanofila e senza dubbio di una buona maggioranza dei socialisti di quei cantoni, Ragaz denuncierà fin dai primi tempi della guerra l’imperialismo tedesco, la violazione della neutralità belga e la germanofonia dello stato maggiore svizzero, senza tra l’altro dimenticare di denunciare il delirio sciovinista della chiesa luterana tedesca (come in fondo anche alla chiesa cattolica francese…).
Ragaz vivrà i primi anni della guerra a Zurigo, ove la sinistra socialista è particolarmente attiva. Fu un luogo privilegiato per il dibattito e la messa a punto delle azioni all’interno del movimento socialista nel suo complesso, per il pacifismo e il movimento antimilitarista. Ragaz partecipa anche al dibattito anche con i lenisti, scontrandosi duramente sull’ipotesi di una guerra civile rivoluzionaria. La posta in gioco sarà a ben vedere anche il controllo della gioventù socialista, fra socialisti cristiani e marxisti. Il tema del dibattito sarà la violenza, il suo uso, la sua funzione ostetrica della storia. Non a caso Lenin quando sarà a Zurigo denuncerà quei pastori “piccoli corvi virtuosi”, che noleggiano il pacifismo di Tolstoj. Ragaz condannerà da subito la teoria della violenza rivoluzionaria e prenderà le distanze dalla fraseologia, dal programma e dal suo fondatore (si parlò del ritratto di Gengis-Khan) della IIa Internazionale.
Ragaz teorico del movimento socialista cristiano, attraverso la sua storia personale mostrerà la storia collettiva del movimento operaio socialista in quel periodo. Si iscriverà ai Comitati per la Pace e aiutò gli obiettori sia politici che religiosi.
Sarà un convinto sostenitore dell’adesione svizzera alla Società delle Nazioni, in favore del diritto e dei buoni propositi umani che sappiano respingere l’impero della violenza e del fanatismo.
Ragaz si ritirerà progressivamente dall’azione politica diretta e pubblica dal 1921 e si impegnerà quasi esclusivamente in un tentativo di impiantazione cristiana nel mondo operaio, a metà cammino fra evangelizzazione e azione culturale.
L’avvento del fascismo e del nazismo ma anche l’impotenza della Società delle Nazioni di fronte alle aggressioni italiane, tedesche e giapponesi mettono a dura prova la sua fiducia nell’Istituzione di Ginevra. Quello che non abbandonerà mai sarà il valore della non violenza anche di fronte alle dittature. Lascerà infatti il PS svizzero quando nel 1935 si accettò il principio della difesa nazionale. Ragaz si trova ancora una volta a discutere con la sinistra socialista di un tempo, ma questa volta come partner di un dialogo aperto, franco e ricco di frutti sul piano etico, umano, politico e sindacale.
La lotta di Ragaz e la sua svolta col sermone per lo sciopero dei muratori
Lo scrittore
Ragaz lasciò una grossa opera letteraria che comprende, senza i 49 volumi del “Neuen Wege”, 70 libri e scritti indipendenti, che sono stati tradotti ripetutamente. Come il suo compagno di lotta Hermann Kutter, qualche volta riusciva a scrivere in poche settimane un libro, su temi politici e religiosi, in modo talmente magistrale da meritarsi il premio per la letteratura della città di Zurigo.
Una particolare miniera di materiale è costituita dai circa 5000 manoscritti delle lezioni, pagine scritte, spesso, in bianco e volta.
Del periodo basilese sono degni di nota il discorso programmatico pronunciato all’assemblea annua della società pastorale svizzera, “Das Evangelium und der soziale Kampf der Gegenwart” (L’evangelo e la lotta sociale del presente, 1909), i due volumi di prediche “Dein Reich komme” (Il tuo regno venga) e la raccolta di preghiere “Zuflucht zu Gott” (Rifugiarsi in Dio, senza anno). Durante i primi anni del suo incarico a professore, Ragaz potè pubblicare poco. Nel 1920 pubblicò la lezione “Die pädagogische Revolution” (La rivoluzione pedagogica), in cui presenta un modello permeabile di formazione con sostanziale partecipazione, tentando di unire la teoria e la prassi, l’università e la scuola professionale. Nel 1922 apparse la sua raccolta di articoli “Weltreich, Religion und Gottesherrschaft” (Regno terreno, religione e signorìa di Dio), e la sua esposizione della teologia dei due Blumhardt “Der Kampf um das Reich Gottes in Blumhardt, Vater und Sohn -und weiter!” (La lotta per il regno di Dio in Blumhardt, padre e figlio – eccetera!). Considerevole è anche il suo scritto “Die Abrüstung als Mission der Schweiz” (Il disarmo come missione della Svizzera, 1924), steso per il suo impegno per la pace nel periodo interbellico. Nel 1929 Ragaz tenne quattro conferenze sul ciclo di temi: marxismo, socialismo e la fede cristiana, che egli pubblicò sotto il titolo: “Von Christus zu Marx – von Marx zu Christus” (Da Cristo a Marx – Da Marx a Cristo). Su un discorso tenuto già nel 1931, si basa “Sinn und werden der religiös-sozialen Bewegung” (Significato e divenire del movimento social-religioso, 1936) che riflette, tra l’altro, sul rapporto con la teologia dialettica.
Tra gli scritti tardivi spicca “Die Botschaft vom Reiche Gottes, Ein Katechismus für Erwachsene” (Il messaggio del regno di Dio. Un catechismo per adulti, 1942), nel quale Ragaz sviluppa, ancora una volta, il rapporto tra i suoi interrogativi religiosi e politici. Un altro tema importante per Ragaz è quello definito “Israel -Judentum -Christentum” (Israele – Ebraismo – Cristianesimo, 1942). Furono ristampati diversi libri sui passi centrali della Bibbia: “Die Gleichnisse Jesu” (Le parabole di Gesù, 1944) e “Die Bergpredigt Jesu” (Il sermone sul monte di Gesù, (1945). Lo scritto “Die Geschichte der Sache Chisti” (La storia della cosa Cristo,1945) mostra la visione della storia di Ragaz. Solo postume apparvero le sue considerazioni sulla Bibbia, in sette volumi, “Die Bibel – eine Deutung” (La Bibbia – Una interpretazione, 1947-50, ristampate in quattro volumi tascabili) e la sua biografia “Mein Weg” (La mia strada, 1952). Nel 1966, 1982 e 1992 venne pubblicata, in tre volumi, una scelta di sue lettere e per i 50 anni della sua morte é apparso il libro: Leonhard Ragaz, Eingriffe ins Zeitgeschehen. Reich Gottes und Politik, Luzern 1995 (Leonhard Ragaz. Interventi nell’attualità. Regno di Dio e politica).
Sulla via verso il socialismo religioso
Autonomia e teonomia
A differenza dei pastori social-religiosi Hermann Kutter e Howard Eugster-Züst, influenzati direttamente da Christoph Blumhardt, Ragaz era impegnato originariamente con la teologia del suo tempo. La sua prima teologia è marcata dall’idealismo e lui credeva, inizialmente, in uno sviluppo morale dell’umanità verso il regno di Dio, nel quale essa avrebbe raggiunto la sua perfezione. I suoi pensieri ruotavano intorno al tema “Menschwerdung des Menschen” (il divenire umano dell’uomo). Questa mèta sarebbe stata raggiunta nella personalità libera e morale e la via per arrivarci sarebbe stata morale e descritta nell’etica. Le sue prime pubblicazioni, “Evangelium und moderne Moral” (Evangelo e morale moderna, del 1897) e “Du sollst” (Tu devi, del 1904) tentano di unire la fede cristiana e la filosofia idealista.
A partire dai primi anni di pastorato, Ragaz si è occupato sempre più intensamente della Bibbia sviluppandosi molto teologicamente. Da una pietà panteistica si è spostato verso una completa teologia cristocentrica. L’iniziale ininterrotta fede dello sviluppo è venuta modificandosi attraverso delle crisi, ma lo scopo rimaneva la personalità perfettamente morale, “il figlio di Dio libero”. Il suo comportamento di vita è, pertanto, marcato da un certo rigorismo etico. L’autonomia, così importante per l’idealismo, non è più imposta assolutamente; nella perfezione l’autonomia e la teonomia sono tutt’uno – Deo servire libertas -, ma l’autonomia, che si fondava nel divenire dell’essere umano come figlio di Dio, deve rimanere salvaguardata. Perciò Ragaz vedeva, da principio, una falsa via in ogni costrizione, in ogni determinazione estranea dell’uomo. Addirittura Dio non può salvare l’uomo repentinamente e trasformarlo – annienterebbe la creaturalità dell’essere umano -, ma lo guida, passo dopo passo, verso di sè. Come già detto, questa è una via morale ed etica.
Ragaz riassume i suoi concetti, in accordo con Richard Rothe, in definizioni di rapporto tra natura e spirito: come un miracolo, lo spirito irrompe nella natura. Esso deve innanzi tutto liberarsi dalla natura, dominarla, riscattarla e infine riconciliarsi con essa, ad un livello più alto, nella vera figliolanza. Ma se esso ricade nella natura questa sceglie lo scopo e lo spirito si lascia dominare dalla natura e diventa demoniaco.
Il male strutturale
Attraverso un profondo esame, Ragaz estende molto presto la comprensione della libertà alle dipendenze sociali dell’uomo. Già quando era studente liceale, dai verbali dell’associazione studentesca “Zofingia”, di Coira, è venuto a conoscenza delle idee di Lassalle e Bebel. Nel periodo di studi è stato in diretto contatto con i laboratori social-cristiani e social-evangelici, e conobbe anche i Christian Socialists. Quando era pastore a Coira visse in prima persona il potere dei rapporti sociali. Qui lo colpì particolarmente il contatto con abitazioni insalubri, lavori insani, rapporti famigliari spezzati, criminalità e alcoolismo. Scoprì la dimensione sociale e strutturale del male. Scrisse più tardi, nella sua lezione di etica: “C’è una onnicomprensiva solidarietà della colpa. Questa verità si presenta nuovamente alla nostra generazione, ed emerge proprio dagli studi storici, antropologici e sociali, ossìa in breve: la totalità delle linee e delle tendenze che in senso più ampio della parola formano il movimento sociale”. Agli studi suddetti appartiene anche “Il Capitale” di Marx, che gli è stato presentato in omaggio nel 1896 come ringraziamento per una conferenza al Grütliverein di Coira (un movimento sindacale).
Regno di Dio, regno del mondo
A Basilea, Ragaz, era in stretto contatto con il movimento dei lavoratori. Quando nel 1902 si trasferì a Basilea, sprofondò in una crisi. La sua visione del mondo ideal-ottimista venne scossa. La sua teologia della storia si frantumò con la sconfitta dei Boeri nella guerra. Da questo hanno acquistato importanza i primi principi cristologici, influenzati prima indirettamente e poi direttamente da Christoph Blumhardt. Ragaz vide in ogni settore della realtà una contesa tra il regno di Dio e quello del mondo. Il regno di Dio non si sviluppa dal mondo ma si pone in contrasto con esso. Dappertutto lottano le forze del regno terreno contro quelle del regno di Dio, e per lo più esse sono mescolate. Solo in Gesù il regno di Dio è apparso puro. Su di lui si fonda la speranza assoluta che Dio compirà il suo regno, la speranza relativa acquista in lui i suoi criteri, con i quali essa cerca nel presente il mettersi in moto del regno di Dio.
Accanto all’evoluzione c’è la rivoluzione. Il processo di sviluppo in seguito al regno di Dio non è più lineare. Alcune fasi dello sviluppo vengono interrotte da catastrofi, queste sono il giudizio sui falsi cammini e creano nuovi spazi. Ragaz tenta così di tener conto dell’apocalittica struttura del messaggio di Gesù sul regno di Dio, appena scoperta da Johannes Weiss.
Ogni uomo è coinvolto nella lotta tra regno di Dio e regno terreno, combatte fino alla fine in se stesso e prende parte a ciò anche nel mondo. Quando noi esseri umani, in particolare noi cristiani, rifiutiamo, la partenza del regno di Dio può essere compromessa; forze del regno di Dio possono scivolare nel demoniaco e, al posto di avanzare in un nuovo stadio, possono trasformarsi in giudizio. Perciò noi cristiani dobbiamo tenere gli occhi aperti per scoprire una nuova apertura del regno di Dio (ciò che Ragaz fa particolarmente in “Neuen Wegen”) e per porci al suo servizio.
Come possiamo riconoscere le aperture del regno nel presente? Non tutto ciò che si dichiara ecclesiastico o cristiano viene sempre da Dio. Ci sono molti altri criteri contenutistici da prendere in considerazione: la vera manifestazione del regno di Dio in Gesù Cristo è il metro di misura. Ciò che segue la sua linea viene da Dio e conduce a Dio, anche se ciò giunge forse in veste secolare o atea.
Il fondamento della nuova visione delle cose, che si era già preannunciata un decennio prima, legò Ragaz al socialismo con un rapporto più profondo, questo è, però, dialettico sin dall’inizio, perché Ragaz non si aspetta mai che le forze del regno di Dio, nei movimenti storici, si manifestino pure. Esse sono sempre mescolate con aspetti del regno terreno e minacciate dal rischio di scivolare nel male.
Il sermone per lo sciopero dei muratori
Ragaz si presentò una prima volta in pubblico, con la sua visione del socialismo, nella primavera del 1903, con il famoso sermone per lo sciopero dei muratori. Qui egli pretendeva che ogni cristiano dovesse partecipare al movimento sociale, precisando: “Non mi verrebbe in mente di sostenere che un cristiano deve essere social-democratico…ma ogni cristiano deve essere socialista”. Ragaz fa differenza tra social-democratico e socialista. Un social-democratico è membro del partito social-democratico e sostiene la sua politica. Un socialista è spinto dai problemi sociali ed è pronto ad interrogarsi sull’ordine economico capitalista e a correggerlo.
Nella sua argomentazione “perché un cristiano debba essere socialista”, Ragaz cita le seguenti ragioni:
1. Nella sequela (di Gesù) un cristiano deve prendere la parte dei più deboli nella lotta sociale.
2. Nel movimento sociale si tratta di “una realizzazione dei pensieri che stanno al centro dell’evangelo: la figliolanza di Dio e la fratellanza dell’uomo.”
3. Il movimento sociale consiste fondamentalmente “in un enorme passo avanti nel divenire uomo dell’uomo”.
4. Il movimento sociale ha delle manifestazioni spiacevoli come la “lontananza da Dio degli operai” che deve “in parte la sua causa a orribili errori della cristianità ufficiale”.
“ Ma chi è comprensivo vede lo stesso, in tutte le ondate tempestose, il tessere e l’agire dello spirito divino creatore”.
Così il movimento sociale, per Ragaz, è una nuova rivelazione oppure un nuovo manifestarsi del regno di Dio.
5. Attraverso la partecipazione al socialismo, i cristiani devono salvaguardare lo stesso dalla deviazione. “Questo è un appello di Dio, beati noi se lo sentiamo, altrimenti andiamo incontro a grandi tempi di giudizio.”
La fondazione del socialismo religioso
Attraverso la sua predica per lo sciopero dei muratori, Ragaz è diventato noto come socialista. In quei mesi aveva letto il libro di Hermann Kutter “Das Unmittelbare” (L’immediato), e in seguito, quando apparse “Sie müssen” (Dovete), gli comunicò la sua adesione, puntualizzando che, secondo le sue esperienze con la classe operaia, la social-democrazia gli pare più un flagello divino che un portatore diretto dei suoi pensieri. Essa è per Dio quello che in epoca vetero-testamentaria erano per lui gli Assiri e i Babilonesi. Generalmente, però, Ragaz ha valutato molto più positivamente il mondo operaio.
All’inizio dell’ottobre 1906, Kutter e Ragaz si sono incontrati con dei simpatizzanti a Degersheim per una ”conferenza pedagogico-sociale”, dalla quale sono sorte le conferenze annuali del socialismo religioso. L’anno 1906 può, perciò, essere indicato come anno di nascita del movimento del socialismo religioso.
La priorità della domanda sulle strutture del potere
Negli anni seguenti la posizione di Ragaz nei confronti del socialismo non è più cambiata in modo decisivo. Secondo l’attualità politica, naturalmente, sono emersi temi diversi. Egli scorge il problema centrale nelle possibilità di sviluppo dell’uomo nel mondo del lavoro, perché per il divenire uomo dell’uomo il lavoro è di importanza significativa. Ma proprio in questo campo l’uomo è messo in questione dalla suddivisione industriale del lavoro. Dall’inizio Ragaz è consapevole del fatto che un ritorno ai metodi di produzione pre-industriali non è possibile. Si tratta di un “ordine economico migliore ma non di una diversa gestione dell’economia. Non si può parlare di un ritorno all’antico artigianato”. Ragaz mette in guardia dal capitalismo di Stato centralistico e vede la soluzione piuttosto in forme cooperative di proprietà. Il problema centrale è per lui la strutturazione democratica dei rapporti di potere nell’economia. Questa per lui è collegata solo indirettamente con la struttura della proprietà. Seguendo Friedrich Naumann, esige in una lezione di etica del 1908/09, che l’operaio nella fabbrica da “suddito” diventi “cittadino”, Ragaz può, perciò, essere considerato un precursore della partecipazione al potere decisionale.
La prima guerra mondiale e la rivoluzione bolscèvica hanno di fatto posto la lotta per le strutture dell’economia e del mondo del lavoro, a favore della problematica della pace.
Bibliografia
Cfr. R. Lejeune, Bibliographie von L. Ragaz bis 1951, in L. Ragaz,
Gedanken aus vierzig Jahren geistigen Kampfes, Berna 21951, 159 – 231.
completato in: M. Mattmüller, Leohard Ragaz und der religiöse
Sozialismus, Bd. I, Zollikon 1957, 11ff.
Ragaz-Reader:
L. Ragaz, Eingriffe ins Zeitgeschehen, Reich Gottes und Politik, Texte
von 1900 – 1945, hrsg. v. Ruedi Brassel und Willy Spieler, Luzern 1995
Letteratura secondaria (scelta)
Cfr. Leonhard-Ragaz-Institut, Rathausstr. 7, D-6100 Darmstadt-12
A. Lindt, Leonhard Ragaz. Eine Studie zur Geschichte des religiösen
Sozialismus, Zollikon 1957
M. Mattmüller, Leonhard Ragz und der religiöse Sozialismus, Bd I,
Zollikon 1957, Bd. II Zürich 1968
H.U.Jäger/M.Mattmüller/A.Rich u.a., Beiträge zum 100. Geburtstag
von L.Ragaz, in ZEE 12 (1968)
H.U.Jäger, Ethik und Eschatologie bei Leonhard Ragaz, Zürich 1971
M.C.Laurenzi, il “socialismo religioso” svizzero, L.Ragaz, Assisi 1976
M.J.Stähli, Reich Gottes und christliche Revolution. Die Theologie des
religiösen Sozialismus bei L.Ragaz und die Theologie der Revolution in
Lateinamerika, Hamburg 1976
G.Ewald (Hg.), Religiöser Sozialismus Stuttgart 1977
S.Herkenrath, Politik und Gottesreich. Kommentare zur Weltpolitik
der Jahre 1918 – 1945 von Leonhard Ragaz, Zürich 1977
A.Rich, Theologische Einführung in : Leonhard Ragaz in seinen Briefen,
Zürich Bd. I 1966, Bd. II 1982, Bd. III 1992
D. Rostig, Reich Gottes und Welt. Eine religionssoziologisch-sozialethische
Studie zur Struktur und Funktion des Reiches Gottes bei Leonhard Ragaz,
Leipzig 1983
E.Buess/M.Mattmüller, Prophetischer Sozialismus, Blumhardt-Ragaz-Barth,
Fribourg 1986
M.Böhm, Gottes Reich und Gesellschaftsveränderung. Traditionen einer
befreienden Theologie im Spätwerk von Leonhard Ragaz, Münster 1988
Clara Ragaz Nadig (1874-1957) : una giornalista contro la guerra e per la democrazia sostanziale
Donna impegnata in favore della Pace e della Libertà nel mondo; ha continuato intrepida la sua preziosa testimonianza anche dopo la scomparsa di Leonhard Ragaz, il suo compagno per sempre.
Pace e politica sono state per Lei il senso radicale di una vita contro l’ingiustizia, il militarismo e le guerre. Ha sempre concepito tutto questo come autentica sequela di Gesù. I comitati femminili della Lega internazionale delle donne hanno sostenuto le sue lotte per tantissimi decenni. Studiò Letteratura e Teologia evangelica e a chi le chiedeva chi fosse, rispondeva secca:
„Ich bin was ich bin” (Sono ciò che sono)

La critica alla religione
La nostra redazione precisa che è intervenuta in più riprese al fine di non oscurare le idee socialiste di Ragaz, talvolta incomprese dall’autore di quest’articolo, Hans Ulrich Jaeger-Werth, che ha invece una matrice di pensiero liberale e patriottica svizzera. La struttura dell’intervento merita comunque di essere da noi segnalata… Ne siamo grati in ogni caso al pastore.

Cristianesimo e socialismo
Ragaz ha ampiamente presentato la sua posizione sul socialismo nello scritto “Von Christus zu Marx – von Marx zu Christus” (Da Cristo a Marx – Da Marx a Cristo, del 1929). La tesi di fondo dei quattro discorsi contenuti nel libro sono: Socialismo e Cristianesimo sono veramente un tutt’uno.
Essi sono due metà di un anello. Il regno di Dio li comprende tutti e due. Esso comporta un nuovo cielo e una nuova terra nei quali abita la giustizia.
Il cristianesimo usuale, che vede solo il nuovo cielo e si accontenta della vecchia terra, è politicamente conservatore fino ad essere reazionario. Esso cerca Dio senza il regno, che viene visto puramente come al di là, diventando così oppio dei popoli. Esercita un’attività d’amore ma manca nella questione della proprietà e del potere. Dal flusso ardente del regno di Dio giungono sempre nuovi impulsi, che, però, vengono rifiutati dal cristianesimo ufficiale e si rivoltano contro questo, come, nel 1525, quando Lutero si pronunciò contro la rivoluzione dei contadini. Qui l’anello è definitivamente spezzato.
Il socialismo, al contrario, può volere il regno senza Dio, la nuova terra, in cui abita la giustizia, senza il nuovo cielo. Esso vuole liberare l’umanità dalla subordinazione alle cose e vuole creare una cooperativa solidale. E’ merito di Karl Marx quello di aver indicato, con vigore, il significato dei rapporti materiali. Deluso del quietismo del cristianesimo e dell’idealismo, il socialismo si collega con lo scientismo, la fede nella scienza del 18° secolo, con la sua visione meccanicistica del mondo. Il materialismo storico ha un’inclinazione verso il materialismo metafisico. La concezione secondo cui la storia si sviluppa dialetticamente verso una mèta razionale, produce l’idealismo hegeliano e acquista qui un fondamento religioso. Il “socialismo scientifico” di Marx e Engels ha, dunque, un fondamento solo fittizio; di fatto mescola analisi e interpretazione dei fatti, intraprende esplorazioni infondate rivelandosi, così, non scientifico. Malgrado le tinte scientifiche, il marxismo è ugualmente un tipo di religione messianica, per ciò che riguarda la sua attesa del futuro. “E’ stato questo messaggio messianico, in forma di speculazione filosofica o di fredda scienza, a afferrare e scuotere le masse come un evangelo e ad entusiasmarle e rinforzarle verso una nuova speranza e una nuova vita.”
Il bolscevismo ha superato poi la visione volgarmente darwiniana e cinica del mondo, con la quale la borghesia giustificava il suo colonialismo, il suo militarismo e il suo imperialismo, e ha sviluppato a sua volta una “forma imperialistico-militarista” di lotta di classe.
Di fronte a ciò, il reale cristianesimo e il vero socialismo devono unirsi in un socialismo etico, quali materialismo ed idealismo che si riferiscono l’un l’altro come due poli supplementari.
I mezzi devono corrispondere allo scopo. Chi vuole creare il socialismo con violenza e dittatura rimane piantato in violenza e dittatura. Non si può creare la pace con la guerra, il socialismo può nascere solo dal socialismo. Di esso fan parte un particolare stile di vita e un corrispondente comportamento spirituale. Allo stesso modo, il cristianesimo deve rinnovarsi e riconoscere che il regno di Dio e la sequela appartengono a Dio. Così le due metà dell’anello possono ricongiungersi.
Critica della religione
Christoph Blumhardt, Kutter e Ragaz (e in accordo con loro la teologia dialettica) hanno distinto tra la fede nel Dio vivente, ossìa nel regno di Dio, e la religione. Essi hanno indicato il loro movimento come “social-religioso” perché “social-cristiano, ossìa “social-evangelico”, era un termine già impegnato. Dopo il primo conflitto mondiale, il concetto “social-religioso” costituiva sicuramente un vantaggio, poiché facilitò il contatto con il movimento a diversi ebrei, per esempio a Martin Buber.
Per Ragaz, religione può essere un concetto sovrastante ogni aspetto religioso. In accordo con Julius Wellhausen, distingue la religione profetica da quella sacerdotale. La prima è etica, l’altra appare come una religione estetico-mistica, ecclesiastico-cultuale o farisaico-moralistica. Ma Ragaz indica per lo più la prima forma come fede nel regno di Dio e la forma sacerdotale come religione.
La fede nel regno di Dio giunge dai profeti, soprattutto da Gesù e in parte dagli apostoli. In essa il servizio a Dio è sempre anche servizio al prossimo. La generale realtà è altrettanto coinvolta da Dio. La fede nel regno di Dio è laicità ed è riferita al mondo.. Le corrisponde un comportamento di vita etico, accentuato dalla volontà, spinto in avanti, rivoluzionario. Essa vuole cambiare il mondo, la sua visione del mondo è dualistica (con un monismo per scopo), e procede da Dio.
Nella concezione di natura e spirito, intrapresa da Richard Rothe, nel regno di Dio lo spirito vuole dominare la natura per spiritualizzarla e, attraverso ciò, redimerla. Lo scopo è la figliolanza come riconciliazione tra natura e spirito.
Nella religione, lo spirito è un’apparizione della natura, viene da questa circondato e, attraverso ciò, demonicamente pervertito. La natura domina lo spirito. La visione del mondo della religione è monistica. La religione è il fiore più bello del mondo. In quanto grandezza mondiale si unisce volentieri alla potenza mondiale e diventa, così, clericale. Il servizio a Dio è relegato a particolari sfere. Sacro e profano sono separati e non si disturbano. Il mondo viene spiegato e trasfigurato al posto di essere cambiato. Il comportamento di vita della religione è intellettual-distanziato o sensibil-estetico. Esso ha un corso quietistico e fatalista, è imprigionato allo status quo e agisce in modo reazionario.
Il cristianesimo sta tra la fede nel regno di Dio e la religione. Ragaz ha spesso l’impressione che la chiesa ufficiale sia la decadenza della religione e che per essa ci sia poca speranza . Ciò fu per lui un motivo per rinunciare alla sua professione, che tra l’altro serviva anche alla formazione dei pastori. Egli non partecipò mai più ad un culto in chiesa pur rimanendone membro. Vedeva il regno di Dio forse realizzato nei gruppi più ai margini della chiesa di allora, come i Battisti o l’Esercito della Salvezza.
Attraverso la passione verso la resurrezione
Come la religione, così Ragaz, con il suo principio del regno di Dio, giudica il socialismo. Egli ha usato criteri etico-sociali, senza però elaborarli metodicamente e sistematicamente (come farà più tardi il suo allievo Arthur Rich), secondo i quali intravvede nella realtà sociale le forze del regno di Dio e sviluppa i suoi modelli per la configurazione sociale. Ragaz si ispira nei suoi criteri al messaggio biblico del regno di Dio, in modo particolare alla sua irruzione decisiva ed esemplare, a Gesù Cristo, come testimoniato dal sermone per lo sciopero dei muratori, citato prima.
Nel suo pensiero si trova, perciò, un criterio del modo, cioè il tipo e il modo in cui il regno di Dio viene. Esso arriva attraverso la passione, diretto verso la resurrezione. Solo attraverso sofferenza e sacrificio il singolo, ma anche il mondo, avanza. Questo criterio, però, contiene in sè delle difficoltà, perché la via attraverso la passione verso la resurrezione può solo passare, per coerenza, da quelli che credono nella resurrezione. Una società priva di violenza o di potere è una mèta escatologica che può essere raggiunta solo approssimativamente. Là conduce, tra l’altro, l’ “Höhenweg der Pioniere der Zukunft” (La somma via dei pionieri del futuro), i quali percorrono la via con rinuncia alla violenza e disposizione alla sofferenza. A partire da questo criterio, Ragaz è scettico di fronte a tutte le apparizioni di violenza e di potere esterno, e si rivolta energicamente contro l’inclinazione a trattare con leggerezza la violenza, come è successo nel bolscevismo e nel militarismo. Tuttavia non pretende la rinuncia totale alla violenza. Accanto al diritto al rifiuto dell’obbedienza, Ragaz riconosce un diritto all’autodifesa e un diritto alla resistenza contro la violenza ingiusta, anche se questa appare legale. “ Poiché è tutto in ordine quando la violenza, che si cinge dell’aureola della giustizia, è sostituita dalla giustizia che in apparenza è violenta. Si pone semplicemente la verità al posto dell’inganno”.
Alla fine del primo conflitto mondiale, Ragaz si impegnò decisamente per la Società delle Nazioni e per il disarmo, e quando la Società delle Nazioni fallì, sperò in una coalizione delle forze antifasciste. Non sostenne più direttamente il disarmo ma continuò la lotta contro lo spirito non democratico del militarismo il quale distruggeva ciò che voleva proteggere. Nello stesso tempo esortò i suoi amici cechi alla costanza contro le rivendicazioni di Hitler e mise in guardia dalla politica di concessione di un Chamberlain e dalla tendenza all’adattamento dei consiglieri federali svizzeri Giuseppe Motta e Marcel Pilet-Golaz: “In Svizzera – scrive il 22 febbraio del 1939 a Lina Lewy, a Israele – aumenta continuamente il servilismo dei nostri “superiori” (autorità) verso l’ “asse” (Roma-Berlino). E inoltre la militarizzazione, che da questo viene resa ridicola”. Più decisiva della disposizione militare, per lui, era quella spirituale alla difesa contro il fascismo. Così lottò con energia contro la censura della stampa, causata dal riguardo alla Germania di Hitler. Prima rinunciò per un po’ di tempo alla regolare apparizione del “Neue Wege”, allorché venne sottomessa a censura.
Anche se Ragaz si impegnò per l’abolizione della violenza e vedeva in ciò l’unica strada per continuare, non fu un pacifista radicale, ha senz’altro difeso l’obiezione di coscienza ma non vi ha mai esortato. Sapeva che talvolta il male doveva essere tenuto entro i limiti con mezzi di forza, mentre per volgersi al bene non era certamente necessario. Ciò è possibile solo attraverso sacrificio e sofferenza, “Ma – ed è un Ma decisivo – ciò che io pretendo da me, il credere in Cristo nella debolezza e nell’impurità, non posso pretenderlo per tutte le Nazioni, di cui io so di preciso che mancano del presupposto spirituale”. Pare che Ragaz non abbia sempre tenuto conto di questa obiezione. Dopo il primo conflitto mondiale sperava che la Svizzera procedesse al disarmo. Nel 1935 si aspettava che il Partito socialista tenesse fede al suo antimilitarismo, malgrado il pericolo fascista e che venisse rifiutato il credito per il riarmo della Svizzera. Ma quando la riunione di partito decise il contrario, Ragaz si ritirò per protesta dalle sue file.
Polarità come struttura di base
Presso Ragaz si trovano, inoltre, dei criteri di rapporto e di struttura. Essi sono costruiti in modo polare il chè permette al suo pensiero etico una tensione produttiva. Nel sermone per lo sciopero dei muratori Ragaz definisce la figliolanza di Dio e la fratellanza dell’uomo come pensieri centrali dell’evangelo. Più tardi parlerà spesso dell’ individualismo e socialismo del regno di Dio.
Per descrivere l’aspetto individualista del regno di Dio adopera termini come figliolanza di Dio, dignità umana, valore assoluto dell’anima, libertà reale, autonomia e autenticità. Ragaz collega questi criteri soprattutto con l’aspetto soteriologico-indicativo del regno di Dio, cioè con il principio fondamentale dell’evangelo: Dio ama ogni essere umano e vuole che tutti siano salvati. Questi criteri sono influenzati anche dall’etica della personalità idealistica.
Dall’altra parte sta il polo opposto del socialismo del regno di Dio. Qui appaiono termini come fratellanza, amore, solidarietà, giustizia e – dopo la prima guerra mondiale – anche pace.
Questa serie di criteri deriva piuttosto dall’aspetto etico-imperativo del regno di Dio, cioè dal principio: Dio vuole che tutti gli esseri umani si amino a vicenda. Allo sviluppo di questi criteri hanno contribuito anche l’esperienza del potere delle condizioni sociali, l’antropologia sociale e il marxismo.
Presso Ragaz si trovano, inoltre, anche dei criteri del regno terreno come polo negativo opposto al regno di Dio. Anche questi, come i criteri del regno di Dio, emergono chiaramente nel vissuto del Cristo, cioè negli avversari di Gesù. Ne fanno parte menzogna, egoismo, violenza, cinismo, odio, infedeltà, ecc. E’ ovvio che Ragaz, partendo da questi criteri del regno terreno, ha dovuto giudicare a priori sia il leninismo sia il fascismo come deviazioni demoniache.
Esistenza correttiva
Nei suoi scritti teologici e nelle sue lotte e decisioni pratico-politiche, Ragaz tenta di mettere in evidenza i due poli del regno di Dio – socialismo e individualismo – in modo equo. Qui è radicata la sua preferenza per le strutture federaliste e di cooperazione. Dovunque venga dato troppo peso ad un polo, Ragaz appoggia, per ristabilire l’equilibrio, l’altro polo, spesso in modo unilateralmente correttivo – simile a Kierkegaard, di cui si era occupato intensamente già durante il suo primo pastorato. I suoi criteri polari lo portano ad una posizione critico-non conformista.
Spesso Ragaz ha fatto grandi sacrifici spirituali e materiali per il movimento delle donne, il socialismo e il movimento della pace. Nonostante tutta la solidarietà, però, non è mai riuscito ad identificarsi completamente con tali movimenti. Si è sempre sentito spinto ad impegnarsi per quell’aspetto del regno di Dio che al momento era trascurato, fatto che lo ha reso impopolare. Anche i suoi amici talvolta hanno faticato a capirlo. Così si è impegnato presso i liberali per il socialismo e presso i socialisti per la libertà. In Svizzera era portavoce dell’antimilitarismo; ai suoi amici cechi ha consigliato la resistenza armata. E’ comprensibile che molti scuotessero la testa di fronte a lui e gli rimproverassero mancanza di coerenza. Ma Ragaz ha sottomesso anche la sua esistenza personale al criterio secondo cui il regno di Dio può arrivare soltanto attraverso sofferenze e sacrifici. Così ha sacrificato la sua reputazione negli ambienti borghesi quando, nello sciopero generale zurighese del 1912, si è messo dalla parte degli scioperanti e, nel 1913, è diventato membro del partito socialista; ha sacrificato il suo influsso nella guida del partito quando, nel 1919, ha combattuto con successo contro l’adesione alla Terza Internazionale leninista; ha sacrificato la sua popolarità quando, contro la maggioranza del partito, si è impegnato per l’adesione della Svizzera all’Unione delle Nazioni; ha sacrificato la sua carriera accademica e lo stipendio sicuro quando, nel 1921, si è dimesso dall’incarico perché, da un lato, credeva di non poter più caricare gli studenti di teologia della difficile problematica di chiesa e ministero pastorale e, dall’altro lato, voleva diventare del tutto solidale con il proletariato. Ragaz ha compreso tutti questi passi, fino alle sue dimissioni dal partito, nel 1935, presentate come protesta contro l’appoggio dei crediti per l’armamento, come atto di sequela a Gesù e collaborazione politica al regno di Dio. E’ addirittura stato disposto ad essere incarcerato, quando, nel 1937 per protesta contro il fatalismo nei confronti della guerra, si è rifiutato varie volte di oscurare la casa durante le grandi esercitazioni di protezione dello spazio aereo, fino a quando la polizia è intervenuta, togliendo i fusibili elettrici della sua casa.
Più noto tra laici che tra teologi
Ragaz era una personalità nota e discussa in tutta la Svizzera, prima a causa del suo socialismo, poi a causa del suo antimilitarismo. Il suo influsso emerge particolarmente nel movimento degli antialcoolisti, poi anche tra gli insegnanti e gli assistenti sociali. Nel campo teologico-accademico, fra le due guerre, il socialismo religioso è stato concorrente della teologia dialettica. Nella sua epoca Ragaz ha avuto, accanto a quella politica, anche una grande ripercussione teologica. Si è dedicato molto al rapporto tra fede e scienza e ha indicato all’uomo moderno delle strade verso una pietà profonda e, nello stesso momento, aperta al mondo. Attraverso la loro solidarietà con gli operai, Ragaz e i suoi predecessori, amici e allievi hanno contribuito ad impedire in gran parte lo staccamento del proletariato da fede e Chiesa, come è avvenuto in altri paesi.
Senza un’organizzazione rigida, il socialismo religioso ha agito in un campo molto vasto. Oggi non è più possibile determinare la fonte del suo influsso, sia essa Christoph Blumhardt o Hermann Kutter, Leonhard Ragaz e altri combattenti. Tutti questi si trovano, inoltre, nella tradizione riformata, ossìa includono nella motivazione dell’etica sociale degli aspetti escatologici. Questo modo di argomentare risale allo scritto di Zwingli “La giustizia divina e la giustizia umana” (1523). Contrariamente alle idee di Lutero e alla maggior parte di quelle cattoliche, ciò permette un’etica sociale critico-rivoluzionaria e non solo conservatrice. Si ritrovano degli influssi social-religiosi fino a Martin Luther King, che è entrato in contatto con il socialismo religioso attraverso Tillich, oppure anche nelle espressioni sociali e politiche dei fratelli di Taizé. Non da ultimo molte dichiarazioni del Consiglio Ecumenico delle Chiese contengono pensieri social-religiosi e, se c’è una certa parentela spirituale con la teologia della liberazione latino-americana, con i cristiani per il socialismo e con la teologia minjung coreana, ciò è dato dal fatto che il loro contesto contiene paralleli a quello del socialismo religioso nascente.
Politica e regno di Dio
Chi si occupa oggi di Ragaz deve prima superare delle differenze di concezione della vita e di stile linguistico. Oggi non è facile parlare di una salvezza graduale che si estende come lotta del regno di Dio contro quello terreno, attraverso tutti gli aspetti della realtà, e trova la sua continuazione nell’al di là fino alla totale riconciliazione. L’esperienza dei conflitti mondiali e le crescenti crisi di popolamento, alimentazione e ambiente fanno sì che la i cristiani scorgono, tra il mondo odierno e il compimento del regno di Dio, un abisso che non può essere forse superato attraverso passaggi di evoluzioni e rivoluzioni. E’ assurdo ma sembra che questo sia l’orientamentointerpretativo dei più. Sarebbe comunque sbagliato vedere nel regno di Dio soltanto un’entità dell’al di là, senza significato per la vita terrena, o limitare il suo significato al fatto che la certa speranza nel compimento ci permette una vita fiduciosa, ci dà sostegno e ci libera dalla paura paralizzante, per quanto questo aspetto possa essere importante. Il regno di Dio, invece, comincia già qui, è presente in mezzo a noi ovunque venga realizzata la volontà di Dio. Ragaz sottolinea spesso il fatto che, nel Padre Nostro non preghiamo: “Prendici nel tuo regno!” ma “Venga il tuo regno!”. Non basta perciò lasciarci confortare dalla speranza del regno di Dio nella fede interiore; dobbiamo anche orientarci, nel comportamento, al regno di Dio futuro e già presente in Gesù.
La fede chiama alla sequela e la sequela rinforza la fede.
Nell’unione di fede e sequela, Ragaz ha trovato, attraverso gravi crisi, la strada verso una fede liberatrice, aperta e non dogmatica ma profonda, e ha così aiutato molti in crisi di fede.
Leonhard Ragaz ha avuto una ripercussione sorprendente fin nella teologia contemporanea. Non solo sono state rièditi molti dei suoi scritti ma è anche stata pubblicata tutta una serie di studi e dissertazioni – tra gli altri anche di un teologo cattolico – su di lui e sulla sua opera. Nel movimento del ‘68 è stato perfino rrivisitato da una corrente missionaria fra studenti, di stampo piuttosto fondamentalista, guidata da G. Ewald, a Bochum, fatto che ha generato un rinascimento del movimento social-religioso in Germania. Nel 1984, a Darmstadt, è stato fondato un Istituto Leonhard Ragaz con l’intenzione di una pubblicazione completa delle sue opere. Nelle loro dissertazioni con J.M. Lochman, a Basilea, i due teologi coreani CHUNG Kwun Mo e KIM Won Bae si sono riferiti in modo approfondito a Ragaz.
Il suo tentativo di tracciare le linee dal regno di Dio fino alla politica – dialogando con Zwingli – viene oggi considerato un passo fondamentale della teologia moderna. Ragaz continua a interpellarci oggi.
Ragaz a Cuba
Sulla rivista teorica e politica “Cuba socialista”, edita dal Comitato Centrale del partito comunista cubano, Leonhard Ragaz fa testo e viene colto per ciò che ha pensato effettivamente. In Italia è invece ancora ampiamente frainteso; me ne rendo conto dalla posta che ad es. ricevo da parte soprattutto dai clericali, cattolici e protestanti poco importa: a Cuba si parla correttamente di socialismo biblico e non religioso. Il Regno di Dio ha infatti a che fare con la nuova creazione, il nuovo mondo e non certamente col dio della religione o di quello tappabuchi citato da Bonhoeffer.
Il linguaggio nell’articolo mi sembra comprensibile. Chi lo ha scritto è il Presidente della Conferenza cristiana per la Pace nell’America latina e nei Carabi, dr. Sergio Arce Martínez.
…Para clarificar toda nuestra argumentación, que arranca de la postura profético-bíblica, citemos, por ejemplo, a Leonhard Ragaz, profesor de Teología de la Universidad de Zurich, el socialista cristiano más prominente de finales de la segunda mitad del siglo pasado y principios de este. Decía Ragaz que “el Reino de Dios no es religión, si no más bien la abolición de toda religión”, y añadía, “Jesús no sólo no trae una nueva religión, si no que no trae ninguna religión.[...] No quiere una religión, sino más bien el Reino, una nueva creación, un nuevo mundo. Jesús quiere a Dios, al pueblo, al hermano, a una nueva justicia, la liberación del mundo del temor y la sensualidad, del Mammonismo, de la desesperación, de la muerte y de la religión.”
Il link è http://www.cubasocialista.cu/texto/cs0029.htm
Nell’intervento si rivaluta tra l’altro anche il Lutero rivoluzionario (non certo quello poi asservito ai prìncipi) del “Conoce mejor a Dios quien lo niega, que quien lo afirma” e si ricorda che i cristiani primitivi venivano accusati di essere dei non credenti dell’idolatria imperiale, forse quella che in Italia possiamo chiamare oggi la religione civile o quella “delle radici” (sigh!). Attenzione è dedicata anche alla figura di Karl Barth e alla sua monumentale “Dogmatica della Chiesa”, più precisamente alla sezione che parla della rivelazione di Dio come abolizione della religione.






1 risposta finora ↓
ecumenici // 12 Febbraio 2009 a 3:13 pm
In allestimento – La scritta che appare a fondo pagina è stata scritta da persona estranea al sito e al momento non riusciamo a cancellarla. Evidentemente a qualcuno da fastidio. Ci scusiamo per l’occorso e la stupidità umana anche su internet
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