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Circolo di preghiera quacchero per Tina

Caro Maurizio,

Prego che in queste ore desolate la pace che Gesu’ descrisse come al di la’

della nostra capacita’ di capire sia con te, e con tua madre. Affidala alla tenera protezione dello Spirito che e’ Vita, e Salute, e Compassione. Spero che tu possa sentire che in questo Spirito, nulla puo’ separarci dai nostri cari, e nulla e’ impossibile.

Con fede

Marisa Johnson

Executive Secretary

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Nel deserto di umanità

Il dibattito in Senato di domani si preannuncia come lo specchio di una società italiana profondamente razzista e xenofoba sviluppatasi grazie anche alla campagna mediatica che da molti anni i partiti di maggioranza e di opposizione conducono con sfrenato accanimento in caccia di consensi elettorali: ti chiediamo di stracciare la tessera di partito che eventualmente hai,  di rimanere una persona libera, di boicottare attraverso gesti non violenti qualsiasi iniziativa o legge immorale che verrà approvata da questa Assemblea; rimani  come sei,  una persona libera. Per sempre. Anche nella tua disobbedienza.

Ricordati che come credente Iddio ti ha chiamato fin dai tempi di Abramo e poi quelli dell’Esodo a liberarti dalle catene e a percorrere un cammino di liberazione. Ad amare te stesso e il prossimo e non a odiare, dividere o uccidere.

Ricordati che nel regno di Dio non c’è nessun immigrato o clandestino ma solo peccatori perdonati.  Questi sono i santi secondo le Sacre Scritture, senza l’accozzaglia di ideologia appiccicata sopra nei secoli attraverso menzogne, superstizioni e dicerie popolari.

Noi di Ecumenici contiamo anche su di te. Sulla tua capacità di liberazione alle prigioni che vogliono costruire nella tua mente, nei tuoi comportamenti e nelle tue scelte personali, mediante l’appiattimento anestetizzato delle capacità critiche personali. Magari in funzione di uno stato etico “sicuro” e di modelli comportamentali liberticidi decisi da altri, sopra la tua testa.

Torna quindi sempre, costantemente, a te stesso e senza paure.  Non puoi fuggire dalla tua umanità. Dall’essere creatura uguale a tutte le altre. E proprio per questo preziosa.

In 36 ore noi abbiamo raccolto tante firme e anche per questo ti siamo eternamente grati. Anche per questo ringraziamo oggi il Creatore più che mai.

Abbracci e consentitecelo…  continuiamo ad avere fiducia in Colui che ci segue o, meglio, forse ci sta precedendo. Anche in questo deserto troppo spesso disumano, fino quasi al limite estremo.

La redazione

 

(…) Domattina saremo al mercato, dove Diouf aveva il suo posto di vendita e distribuiremo volantini e del pane accompagnato da questa frase: “A quelli che vengono da lontano a guadagnarsi il pane, non diamo il frutto avvelenato del razzismo!”.

 

Civitavecchia 2 febbraio 2009

QUALE  METAMORFOSI?

Certe volte mi sento come Gregor Samsa, quel commesso de “La Metamorfosi” di Franza Kafka, che svegliatosi un mattino si accorge di essersi trasformato in un grosso insetto, uno scarafaggio.

Come è potuto avvenire?

Come si è potuta compiere questa mutazione genetica, per cui, il nostro popolo, che per secoli ha conosciuto la fatica  e il dramma dell’emigrazione, si ritrovi ad aver smarrito la propria memoria e con essa tratti fondamentali della propria umanità?

Come è potuto succedere che Cheikh Mory Doiuf che era venuto in Italia per il pane vi abbia trovato il veleno mortifero del razzismo?

Il tragico assassinio del giovane senegalese avvenuto sabato mattina, 31 gennaio a Civitavecchia, purtroppo non è un caso isolato di gesti, parole e azioni di razzismo ormai divenuti quotidiani.

Certe volte sento di appartenere a un popolo in cui è avvenuta una mutazione tanto radicale, quanto inconsapevole. E come Gregor Samsa in quel nefasto giorno, pensiamo che il più urgente dei problemi sia quello di andare a lavoro come se nulla fosse accaduto.

Non ho paura dei cambiamenti. Non temo le metamorfosi. Il cambiamento è inevitabile e spesso anche sacrosanto.  La questione è la mutazione in vista di cosa.

La triste verità è che la nostra società se non cambia in vista della solidarietà, se non cambia in vista della accoglienza e della giustizia, soprattutto per i più poveri, si troverà cambiata spaventosamente verso l’imbarbarimento culturale. La mutazione è già in atto, in direzione del cinismo, delle ideologie razziste e dello scontro di civiltà.

Noi italiani diciamo di essere un popolo cristiano e ultimamente lo ripetiamo ossessivamente, forse proprio perché coscienti della distanza che separa il nostro modo di vivere e pensare dalla parola di Gesù. Anche il cristianesimo crede nella metamorfosi: è il cambiamento del ravvedimento, in vista della mutazione della vita nuova in Cristo. Siccome siamo diventati un po’ tutti come degli insetti, desidero sperare che una di queste mattine, mi possa svegliare e ritrovarmi nuovamente uomo, umano. 

La Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia esprime ai familiari e agli amici di Diouf, a tutta la comunità senegalese e agli emigrati della nostra città il più profondo cordoglio.  Si rende disponibile per offrire i propri locali di culto per il rito funebre e si impegna insieme a tutti gli altri cittadini democratici a contrastare l’inquietante ideologia del razzismo che produce frutti violenti e avvelenati.

 

Per la Chiesa Cristiana Evangelica Battista

di Via dei Bastioni, 18

il pastore

Massimo Aprile

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Grazie a Paolo e a Franco

(Ecumenici) Franco Barbero non teme più di uscire fuori dal seminato: alla precisa domanda di Ecumenici su come si senta dopo che Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, risponde senza esitare “non è una sorpresa!” , “a Roma sono più lefebvriani di Lefevre, intendo il Vaticano”, “loro sono cattolici – romani, anzi direi romani e basta”. “Io rimango cattolico”. Il concetto viene poi ripreso durante la presentazione del libro “vangelo e omosessualità” e ne nasce un interessante dibattito e confronto di idee e esperienze. La sala è gremita, il campanello continua a suonare. Arrivano persone anche da fuori confine. Il Guado ha senza dubbio colto nel segno invitando Barbero nel giorno della pubblicazione sul Corriere della sera della versione di Luca Di Tolve del gruppo Lot sulla “guarigione” dall’omosessualità con tre rosari al giorno.

Barbero riscuote un successo trasversale fra i protestanti e i cattolici convenuti. Gli applausi sembra non terminare alla chiusura dell’incontro. Persone in piedi lo hanno ascoltato per circa tre ore, in un silenzio impressionante. Si è parlato di teologia e di cristologia. Barbero incanta quasi la platea. “Gesù aveva quattro fratelli e delle sorelle, Maria non era affatto vergine. Si tratta insomma di leggende che fanno da cornice al contesto storico. Del resto le leggende sono presenti in ogni religione”. Ricorda il giubileo da lui organizzato delle persone omosessuali come segno di ringraziamento anche del dono dell’omosessualità. E poi puntualizza che dopo il IV Concilio praticamente il cristianesimo ha abbandonato il monoteismo per divenire politeista.

Franco ha ragione da vendere. L’idolatria è visibile a chiunque senza particolari commenti di parte. Basta entrare in un tempio cattolico-romano per rendersene conto. Altro che rosari dagli effetti miracolistici. Gli islamici per ragioni di quieto vivere purtroppo non sollevano mai la questione teologica qui posta e gli ebrei – pur pensandolo fra loro – non hanno quasi mai il coraggio di affermarlo direttamente a certi cristiani. C’è sempre un rabbino romano pronto a fare da croce rossa al moribondo spirituale sul Tevere.

Basta andare in Ticino e “le cose cambiano profondamente”, fa notare una cattolica svizzera convenuta con altri amici per l’occasione a Milano. Una rete di psicologi, psicanalisti e psichiatri si sta intanto organizzando grazie all’impegno anche di Paolo Rigliano, coautore del libro presentato. Si cerca insomma di contrastare una lotta che si preannuncia dura e senza esclusioni di colpi contro i poteri forti lombardi di Comunione e Liberazione e dell’Opus Dei, che organizzano anche nelle più sperdute periferie ecclesiastiche convegni non pubblicizzati sulla stampa per “indottrinare” anche su questioni di carattere etico-biologico e/o di orientamento sessuale.

Le esperienze raccontate dai ragazzi convenuti sono tutte caratterizzate da eventi traumatizzanti o comunque di sofferenza. Qualcuno non ha nemmeno il coraggio di parlare. Lo fa un suo amico ex seminarista che punta il dito sulle sette cattoliche catecumenali e dintorni. La persona interessata è scura in viso e annuisce. Non riesce proprio a trovare le parole. Lo fa in sua vece Barbero che precisa che qualche giorno fa ricevette una e.mail da una catecumenale lesbica che aveva osato dichiarare il proprio orientamento sessuale. E’ stata immediatamente insultata ed espulsa dal gruppo. Per solidarietà le sue amiche hanno abbandonato anch’esse l’associazione e si sono incontrate a Torino con il “Don” Franco, per ricevere forse un po’ di consolazione.

Il gruppo evangelico “Il varco” mette in difficoltà Barbero allorquando fa notare che non si capiscono le ragioni per le quali un omosessuale cattolico debba rimanere ancora all’interno della chiesa di Roma oggi, nonostante tutto; Barbero fa fatica a trovare delle risposte convincenti a questo proposito. Di certo lo psichiatra Paolo Rigliano dimostra, con un’ analisi sempre lucida (nel testo di Quaranta e durante tutta la conferenza), di comprendere bene che il problema si pone anche per gli evangelici fondamentalisti ad esempio negli USA. Il professore ignora solo che l’unione di tutti i fondamentalisti di fatto si verifica anche in Italia (si veda ad es. il sito evangelicale http://www.icn-news.com  che sembra avere agganci con l’Agenzia di stampa NEV e quindi con ambienti del protestantesimo storico). Di certo possiamo confermare che il nostro carissimo pastore Mark Phillips, amico di MLP (www.mlp.org  ), ha delle difficoltà a ricollocarsi dopo 15 anni di servizio in una comunità liberal, vista la massiccia campagna mediatica dei fondamentalisti in America, che anche secondo Rigliano vede impegnati milioni di dollari statunitensi. A partire dalla California…

Barbero riesce a malapena a trattenere le lacrime per ringraziare tutti. A volte Milano è così. Non sempre in tempi di lega, a dir il vero. Ma a volte capita. Milano ha un cuore grande ed orecchie attente. E poco importa se non ci sono le sedie per ascoltare… si sta in piedi!

Franco oggi ha avuto la conferma definitiva del perché Dio gli abbia suggerito alla coscienza di non accettare per ben 2 (due!) volte delle offerte di denaro da parte del Vaticano per ritrattare le tue tesi sull’omosessualità.

La Milano cristiana ha saputo risposto al don Adriano Bianchi della diocesi di Brescia, che ha avuto dalla sua parte solo le sirene del Corriere e del peggiore fronte di centrosinistra che l’Italia poteva mai augurarsi di avere. Vendola compreso e tutta la banda di delinquenti politici (e non) romani associati.

Maurizio Benazzi

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Un grazie vivissimo ai nostri lettori: Axteismo è molto arrabbiato…

Giuseppe Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica

Per Giuseppe Barbaglio, biblista tra i più noti e letti in Italia, l’uomo dei vangeli è un ebreo figlio del suo tempo e della sua terra, presenza scomoda, ieri come oggi.

Professor Barbaglio, perché sottolineare l’ebraicità di Gesù?
Direi per tre motivi distinti. Primo: Gesù era un ebreo, non un cristiano, e un ebreo di Galilea, un uomo cioè di villaggio e di cultura contadina. Secondo: per rendere giustizia alla sua collocazione reale: Gesù di Nazaret non è stato un’isola; la sua crescita e socializzazione è avvenuta nel mondo ebraico del primo secolo. Terzo: per amore ecumenico, in quanto egli è veramente colui che uno studioso ebreo, Ben Chorin, ha messo come titolo di un suo libro: “Gesù nostro fratello”.

Che cosa ci può dire oggi la ricerca storica, onestamente condotta, di Gesù?
Essa non pretende di dirci in modo esaustivo chi è stato realmente Gesù; ci permette invece di rispondere a questa domanda: che cosa possiamo dire noi oggi di lui, sulla base delle testimonianze antiche in nostro possesso, criticamente vagliate, cioè valutate sulla loro attendibilità storica.

Quali sono gli aspetti storicamente più certi della figura di Gesù?
Potrei parlare delle certezze della sua esistenza, della sua morte in croce per iniziativa del prefetto romano di Giudea, Ponzio Pilato, nel decennio 26-36, del fatto che egli apparve allora come un esorcista e un guaritore, e questo a detta di amici e nemici, ma anche che fu un parabolista eccezionale, cioè un creatore abile di brevissime fiction narrative, e un saggio che si è espresso sovente con proverbi, aforismi, sentenze, detti icastici. Ma vorrei insistere su ciò che, a mio avviso, più caratterizza la sua immagine storica: è stato l’evangelista, cioè il portatore della lieta notizia al popolo; con lui e attraverso la sua azione è sorta l’alba della regalità divina, capace di dare una sterzata alla storia.

Le ragioni della storia e quelle della fede certo non devono sovrapporsi, ma nella sua ricerca è emerso qualche conflitto?
Sì, in due casi abbastanza chiari. Anzitutto il dato storico altamente probabile, se non certo, che Gesù è nato a Nazaret; non per nulla è stato chiamato il nazareno e il profeta di Galilea. Ma la fede cristiana, a partire dai Vangeli dell’infanzia di Matteo e di Luca, lo ritiene nato a Betlemme, la città di Davide. In secondo luogo, la famiglia di Gesù era numerosa: quattro fratelli, Giacomo, Giuda, Simone, Giuseppe, e delle sorelle. Ora la tradizione cristiana, che parte da Girolamo, ha trovato l’escamotage di ritenerli dei cugini e, strano a dirsi, non si parla delle sue sorelle come cugine, per salvare la verginità perpetua di Maria. Ma si tratta di una spiegazione che ha poche possibilità di essere buona.

Come si può stabilire se le testimonianze antiche meritano credibilità nei dati che ci trasmettono?
Le testimonianze antiche su di lui sono molte: di lui ci parlano autori romani, come Tacito, Svetonio e Plinio il Giovane, scrittori greci, come il filosofo Celso, lo storico ebreo Giuseppe Flavio, la tradizione rabbinica del Talmud babilonese, soprattutto scritti cristiani, cioè Paolo, gli evangelisti canonici, ma anche i vangeli apocrifi. La difficoltà sta nella valutazione dell’attendibilità storica degli scritti cristiani che sono libri di fede, non storia propriamente detta. Ma non mancano criteri rigorosi in proposito; accenno a uno solo, quello dell’imbarazzo della comunità cristiana davanti ad alcuni dati, che tuttavia non può fare a meno di tramandare. Così è del battesimo di Gesù per mano del Battista: un battesimo di penitenza per un Gesù che la fede cristiana già nei primi anni riteneva senza peccato; altrettanto del tradimento di Giuda Iscariota: uno dei dodici scelti da Gesù come rappresentanti del popolo di Dio delle dodici tribù d’Israele, che egli è venuto a riunire.

Ma per un credente la ricerca storica riveste un particolare interesse?
Sì, perché mette in chiaro lo spessore umano e terreno di colui che il credente ritiene il figlio di Dio. Se i cristiani avessero specificato meglio la loro credenza nel figlio di Dio fattosi uomo, confessandolo appunto figlio di Dio fattosi ebreo, diventato un galileo, forse, o senza forse, le responsabilità cristiane circa l’antigiudaismo secolare sarebbero state minori.

Giuseppe Barbaglio
Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica
Edizioni Dehoniane, Bologna 2002, pp. 670

 

Speciale Axteismo

Axteismo ha diffuso le sue rimostranze a Tiscali per la chiusura del nostro account di posta elettronica in seguito alla protesta contro quella che loro hanno definito una “canzoncina satirica e sarcastica da Zecchino d’Oro”.

Ringraziamo veramente tutt* per le tantissime e-mail spedite che hanno creato “forti disagi e notevoli fastidi” a questi signori che pretendono di fare critica storica; riportiamo integralmente il testo della corrispondenza intercorsa con Ecumenici in data 7 gennaio 2008 con una delle menti dell’organizzazione: il sig. Ennio Montesi.

Poche settimane dopo quella data quel sito chiedeva al sig. Minoli della Rai un pubblico confronto con Ravasi e Messori sul cristianesimo delle origini.  Nessun ulteriore commento se non la constatazione della miseria intellettuale nell’abbandono del criterio scientifico nella ricerca anche da parte di chi si dice  “a difesa della ragione”…

 

Buonasera sig. Montesi,

circolano in internet diversi suoi articoli e – se non vado errato – sono stato destinatario anche di alcune e.mail di Mailing List che dirige o di cui è ospite: conosco le sue tesi e opinioni e Le sarei grato se volesse indicarmi anche le fonti da cui attinge le info relative ai diversi messia di cui fa riferimento… Dionisio, Attis, Mitra, Krishna,

Dalle informazioni raccolte ad es. su Horus ho pensato di sistematizzare così le info –prive di fonti – fin qui da me raccolte su axteismo.

Il “sole di Dio”, Horus, era visto prima del 3000 a.C. dagli egiziani come un salvatore dell’umanità, un messia: ne abbiamo ampie testimonianze dai geroglifici. Il suo antropomorfismo veniva ricavato dai suoi movimenti nel cielo. Più precisamente nel movimento nella c.d. croce nei 12 segni dello Zodiaco, quella croce dei 12 segni zodiacali rappresentava la sua vita e non era solo un’espressione artistica. Horus era la luce del mondo, che dava calore e sicurezza contro il freddo, ma soprattutto pane (attraverso il grano). Il termine orizzonte viene dalla frase “il sole è risorto”, Lo stesso temine ore deriva anch’esso da Horus e indica il percorso del giorno nel corso della giornata. Anche il termine “sunset” (oscurità) ha origine in questa mitologia in quanto Horus aveva un fratello malvagio di nome Set che riusciva a sconfiggere ogni giorno. Solo la sera Sunset riusciva a sconfiggere Horus cacciandolo negli inferi. La dicotomia mitologica “l’oscurità contro la luce” e quella de “il bene contro il male” sono onnipresenti. Horus nacque il 25 dicembre dalla vergine Isis – Meri. La sua nascita era accompagnata da una stella dall’est, che i tre re  seguivano per portare doni al neonato salvatore. All’età di 12 anni era un prodigo insegnante bambino. All’età di 30 anni venne battezzato da una figura nota come Anup e dal quel momento iniziò il suo ministero. Horus aveva 12 discepoli che lo accompagnavano (il riferimento all’astrologia è evidente e rappresentava il viaggio stesso); compiva miracoli (come a guarigione dei malati) e camminava sulle acque. Gli venivano attribuiti i nomi di “la verità”, “la luce”, “il figlio eletto di Dio”, “il buon pastore”, “l’agnello di Dio” ed altri ancora. Dopo essere stato tradito da Typhon venne crocefisso, sepolto per tre giorni dopodiché è risorto. La stessa struttura mitologica – non reale dunque – è comune o meglio permea quella di altre divinità in altre culture.

Nel tempio di Luxor vi sono le immagini dell’annunciazione, dell’immacolata concezione, della nascita e dell’adorazione di Horus. Le immagini iniziano con Thaw che annuncia alla vergine Isis, che concepirà Horus. Dopodichè il fantasma sacro Nef’ ingravida la vergine e abbiamo il parto della vergine e l’adorazione.

 

Ma perché proprio il 25 dicembre?

Il 24 dicembre una stella dell’est, Sirio, si allinea con le tre stelle più brillanti della cintura di Orione. Queste tre stelle in antichità venivano chiamati “i tre re”. Esse si allineano il 25 dicembre col punto in cui sorge il sole. Al mattino dunque “i tre re” si trovavano con la nascita del sole.

Le costellazioni fin dall’antichità era suddivise in 12 sezioni o segni dello Zodiaco. E il geroglifico più antico per Virgo (la costellazione rappresentata dal segno della Vergine) era la M modificata. La madre di Adone (Mirra) e la madre di Budda (Maya) iniziavano con la lettera M ed erano definite vergini.  La costellazione della vergine era definita altresì come “la casa del pane” ed era raffigurata da una donna (che si diceva vergine) che teneva un covone di pane. Rappresentava i mesi di agosto e settembre. Quelli della mietitura del grano. Betlemme è tradotto letteralmente come la casa del pane. I commentari cattolici sono pieni di questi riferimenti. Betlemme è in realtà un riferimento alla costellazione della vergine e non un paese della terra d’Israele.

 

Sempre in antichità verso il solstizio d’inverno si osservava la morte del sole. Le giornate diventavano più brevi e il 22 dicembre la morte del sole si realizzava col raggiungimento del punto più basso del cielo. Quello che osservavano gli antichi per i tre giorni successivi al 22 dicembre era che il sole smetteva di muovervi verso sud. E per quei tre giorni il sole rimaneva in prossimità della croce del sud, la costellazione Crux. Il sole solo il 25 dicembre sembrava muoversi di un grado verso nord, dopo sei mesi di movimento verso sud, alimentando le attese di giorni via via più lunghi, maggiore calore e il ritorno della primavera (la salvezza). E’ per questo che venne detto che il sole è morto sulla croce, una morte che durò tre giorni dopo la quale è risorto o nato di nuovo. Ci troviamo di fronte al brevissimo periodo in cui termina il periodo di transizione e gli umani assistevano al cambiamento visibile di direzione del sole verso l’emisfero nord. La resurrezione del sole non veniva comunque festeggiata fino all’equinozio di primavera ossia a Pasqua. E’ solo in quel momento che il sole supera la forza dell’oscurità: il giorno supera la notte e le condizioni rivitalizzanti della primavera emergono con potenza nella natura.

Le sembrerà strano ma Le scrivo non in veste di ateo ma di credente sostenitore delle tesi di Bultmann sulla demitizzazione del Nuovo Testamento. I racconti della nascita a mio modesto parere si prestarono a influenze religiose dell’epoca ossia alla cultura mitologica fondata sull’astrologia, che in quell’era rappresentavano la cultura di un popolo e di uno stato.

Gradirei – se non la disturbo troppo – un cortese cenno di riscontro.

Cordialmente

Maurizio Benazzi

 

Gentile Sig. Benazzi,

la mole di documentazione e di fonti che lei richiede è enorme e comunque se cerca bene riesce a trovare su internet strade e sentieri e da lì può risalire a testi cartacei editi e altri non facilmente rintracciabili. Alcuni molto rari ma direi introvabili, li sto cercando da anni all’estero avvalendomi anche dell’aiuto di ambasciate e comunità autoctone varie. Mi è impossibile accontentarla poichè occorrerebbe molto tempo per assemblare il tutto e non posso dedicare tempo a questa cosa essendo impegnato a scrivere un libro che mi assorbe tempo e a volte mi rilasso scrivendo qualche articolo sui temi che, mi pare di capire, anche lei segue. La cosa che posso fare per lei è farle inviare da Axteismo una serie di email con ducomentazione varia dalla quale se ha la pazienza, con riferimenti a libri e altro riuscirà a scavarsi da solo le sue piste storiche, culturale, sociali dentro alle quali tutte le religioni restano impigliate. Mi dica lei se posso farle inviare queste mail.

Cordialità,

 

Ennio Montesi

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Auguri a tutt*

Dio accoglie solo quelli

che sono liberi.

L’uomo attende da Dio

la libertà

Attende che la verità divina

lo liberi.

Ma anche Dio attende dall’uomo la libertà,

attende la sua libera risposta.

Libertà autentica è quella

che Dio esige da me,

non quella che io esigo

da Dio.

Su questo profondo rapporto

si basa la libertà dell’uomo.

(Nikolaj Berdjaev)

 

Nell’augurare a tutti un periodo di riposo, serenità e pace interiore, ci congediamo con questo numero dal 2008. Per chi può, ne approfitti del suggerimento qui proposto continuando con la lettura della filosofia dello spirito libero, che muove dall’intuizione geniale del dinamismo della vita spirituale, incentrata sulla libertà e sulla creatività umana. Non ascoltate troppo preti, popi o pastori in questo periodo per gustare l’essenza del significato di questo Natale alle porte… A volte basta un buon libro e constatare che Gesù entra nella porta del tuo cuore più che in quella dei templi. Il mondo gli chiuse già le porte 2000 anni fa… e per fortuna non c’erano già gli atei devoti al cristianesimo!

A presto 

Maurizio Benazzi 

 

PS: Tutti gli auguri ricevuti e che riceveremo sono visionabili alla pagina “sogni” del sito www.ecumenici.eu

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Obiettivo 2009: la riconciliazione

Natale nel segno della riconciliazione
Il messaggio natalizio di Samuel Kobia, segretario del Consiglio ecumenico delle chiese

 

17 dicembre 2008 – (voce evangelica) “E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1,14). Si apre con questa citazione dell’evangelo secondo Giovanni il consueto messaggio di Natale del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Samuel Kobia. “In Cristo”, scrive nel suo messaggio centrato sul tema della riconciliazione, “Dio ha riconciliato il mondo a lui. Riconciliazione è un messaggio glorioso. Offre la possibilità che qualcosa di sbagliato del passato possa essere rimessa a posto, che la verità si possa affermare comunque, che si possa cercare il perdono e persino che antichi nemici possano vivere insieme in un clima di rispetto reciproco. È un messaggio di grazia e di speranza che riflette il grande dono dell’amore di Dio in Gesù Cristo”.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2009 anno della riconciliazione e, nota Kobia, le chiese di tutto il mondo e il CEC stanno sostenendo questo sforzo attraverso progetti e iniziative che si inquadrano nel “Decennio per sconfiggere la violenza” che si concluderà nel 2010.
“Come cristiani”, conclude, “e con la forza dello Spirito santo impegniamo noi stessi per questo grande obiettivo. E ringraziamo Dio, padre del nostro Signore Gesù Cristo, per l’opportunità che ci dona di lavorare per la riconciliazione con donne uomini di buona volontà in tutto il mondo”.

Il CEC è il più ampio organismo ecumenico mondiale. Ha sede a Ginevra e raccoglie 349 chiese protestanti, ortodosse e anglicane presenti in 110 paesi del mondo per un totale di circa 660 milioni di membri. Il CEC ha rapporti permanenti con la Chiesa cattolica. Il segretario generale, pastore Samuel Kobia, proviene dalla chiesa metodista del Kenya.

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Non partecipare è d’obbligo

Milano, il 19 novembre 2008

21 Cheshvàn 5768

 

B’’H

In relazione alle notizie apparse sulla stampa, il Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, Rav Prof. Giuseppe Laras, ritiene di fare le seguenti precisazioni:

–          la questione apertasi nello scorso febbraio a seguito della reintroduzione, seppur con l’apporto di alcune modifiche, dell’Oremus della liturgia del Venerdì Santo secondo il rituale tridentino di Pio V, contente l’invocazione “Dio illumini i loro cuori affinché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini”, permane, a parere dell’Assemblea Rabbinica Italiana, tuttora non risolta;

–          il Dialogo ebraico-cristiano in Italia, da parte ebraica, attraverso i suoi esponenti più autorevoli e rappresentativi, è stato sempre positivamente considerato e lealmente sostenuto e alimentato;

–          la Giornata del Dialogo ebraico-cristiano o dell’Ebraismo, promossa dalla Chiesa Cattolica e da alcuni anni organizzata e gestita in comune dalla Conferenza Episcopale Italiana e dall’Assemblea Rabbinica Italiana, non vedrà quest’anno la partecipazione della parte ebraica;

–          se, in prosieguo, la situazione andrà definendosi in termini di chiarezza e di reciproca soddisfazione, la Giornata vedrà nuovamente la partecipazione della parte ebraica;

–          si ricorda, inoltre, che la presente decisione riguarda esclusivamente il rapporto tra il Rabbinato italiano e la Chiesa Cattolica, e non quello con le altre Chiese Cristiane, con le quali il Dialogo permane inalterato.

Il Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana

Rav Prof. G. LARAS

 laras

Ecumenici comprende le ragioni profonde qui esposte da Rav. Laras e auspica che analoghe iniziative siano intraprese anche dalle chiese protestanti in Italia nei confronti della Chiesa di Roma: nessuna preghiera, a livello istituzionale, può avvenire con chi ha la pretesa di essere la Verità.

Il nostro invito ai fratelli e alle sorelle  cristiane è di uscire – almeno temporaneamente – dai Consigli ecumenici delle chiese, laddove presenti nel territorio, e a rinunciare a qualsiasi invito alla preghiera se non proviene esclusivamente dai gruppi di base o informali o ancora da singole persone di confessione cattolica. 

Noi chiediamo espressamente  di non partecipare agli incontri per l’unità dei cristiani il prossimo gennaio 2009 e ad assumere autonomamente iniziative di protesta, contro l’arroganza teologica esplicita del pontefice.

Daremo informazione puntuale di tutte le iniziative che si concretizzeranno, se saremo messi al corrente.

 

A proposito della “preghiera per gli ebrei”

Con il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, Papa Benedetto XVI reintroduce la possibilità di utilizzare la formula liturgica pre-conciliare, in lingua latina, per la celebrazione eucaristica. A seguito di tale provvedimento, lo scorso 6 febbraio – nella ricorrenza del mercoledì delle ceneri – il Pontefice modifica la preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo contenuta nel Missale Romanum anteriore al Concilio Vaticano II, sostituendo il riferimento al «popolo accecato [che deve essere] strappato dalle tenebre» con l’espressione «Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini». La disposizione del Papa è contenuta in una nota della Segreteria di Stato della Santa Sede.

Tale modifica giustifica di fatto una preghiera liturgica alternativa e contrapposta a quella vigente, e che a nostro parere è in contrasto con i testi conciliari Dignitatis humanae, sulla libertà religiosa, e Nostra aetate, sul rapporto fra la Chiesa cattolica e le altre religioni, in cui si afferma che «gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. […] gli ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura» (Nostra aetate, 4).

Continua sulla pagina dell’ anno ebraico 5769…

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E bravo Pasquale !

(Ecumenici) Pochi giorni fa è uscito in libreria il testo ben curato da Pasquale Quaranta “Omosessualità e Vangelo – Franco Barbero risponde”, edito da Gabrielli. Lo trovate anche su IBS a 14 euro: nessuna scusa dunque per i nostri lettori e lettrici che in montagna o in alcune aree geografiche del sud si lamentano che non esistono – purtroppo – librerie ben fornite nelle vicinanze. 

 

Quaranta ha affinato lo stile dello scrivere e si rimane piacevolmente sorpresi dalla trasparenza, efficacia ed essenzialità della riflessione che precede la corrispondenza indirizzata a Franco Barbero con il mondo cattolico LGBT in Italia. Finalmente una voce coraggiosa che guarda in faccia la realtà senza inutili contorsioni apologetiche ma semmai con lo sguardo mirato all’analisi profonda del disagio, della sofferenza e della paura. Molto interessante è anche la postfazione di Paolo Rigliano che con la biografia apre l’ultima sezione del testo di 159 pagine complessive.

Dalle lettere pubblicate emerge una realtà di gay e lesbiche spesso incapaci di mettere insieme il mosaico di una positiva percezione di se stessi e talvolta incapaci di arrivare a un’identità di orientamento sessuale serena, vissuta nella Fede cristiana in modo maturo e consapevole. L’aspetto positivo di queste testimonianze è che si tratta generalmente di persone in fase di ricerca e di confronto anche se il pericolo paventato dallo stesso Barbero di rappresentare lui stesso in un certo senso la “carrozza della verità” o il “trono infallibile” è spesso sfiorato dai suoi interlocutori. Ma la responsabilità di ciò dipende essenzialmente dal fatto che generalmente si trova troppo faticoso un cammino di ricerca personale, esperienziale o di un approfondimento diretto ad esempio dei testi biblici e si preferisce la delega o il suggerimento continuo della guida spirituale o di quella del confessore.

Il processo di una fede adulta richiamato proprio da Barbero obbliga in qualche molto ad avventurarsi nel libro dei libri senza timore di scoprire l’erotismo del Cantico dei cantici da un lato o talune frasi dell’apostolo Paolo, figlio del suo tempo culturale e dell’antigiudaismo ormai di maniera che lascia ben poco  spazio alla tenerezza, al perdono e alla scelta degli esclusi da parte di Gesù. Ma quella del Figlio di Dio non è “un” ma “il” messaggio d’amore nonviolento e non sessista, mai escludente. Non lo fu nemmeno per il malfattore crocefisso.

Pasquale Quaranta riesce a parlare di temi come la masturbazione o quella della procreazione con un approccio ad ampio respiro. Non fa il teologo ma il giornalista. Colui che sa porre sul tavolo la sua analisi lucida ma anche consapevole della miseria intellettuale che caratterizza il panorama italiano. Sa prendersi ovviamente le sue responsabilità e non a caso i primi commenti negativi che ho letto di un paio di preti omosessuali su una mailing list, sono di per sé espressivi della situazione all’interno dell’ambiente ecclesiale: loro preferiscono l’anonimato e magari lo “sfogo” sessuale nella clandestinità piuttosto che esprimere posizioni di denuncia a viso aperto. Si potrebbe perdere del resto –  anzi con molta probabilità – il posto di lavoro…

Coloro che esprimano queste valutazioni senza aver mai letto il libro non sono persone serie. Vogliono sentenziare giudizi sul modo di fare, la “prassi” hanno scritto di Quaranta e Barbero. Ma non mi risulta che Quaranta e Barbero siano agli occhi di Dio (quelli delle tonache a noi francamente non interessano poi molto…) meno amati del Papa, dei sinodali valdesi o di qualche vescovo ortodosso.

E’ stato scritto nel libro di Quaranta che le lettere inviate a Barbero sono uno spaccato delle dinamiche dell’auto-oppressione e dell’avvilimento, dell’interiorizzazione di tutti i giudizi squalificanti l’attività affettiva  LGBT che di fatto circolano in famiglia, a scuola, in oratorio, nella chiesa o fra i papaboys. Sono d’accordo ma non mi è molto chiara la scelta proposta come alternativa, con l’affermazione generica di “popolo di Dio”. Si corre il rischio di creare sulla carta un’illusione che da qualche parte vi siano comunità pronte a celebrare il matrimonio omosessuale e/o a ordinare/consacrare pastori apertamente omoaffettivi.

Siamo in Italia e non in Canada o nell’Europa settentrionale. Con tutto il rispetto, l’ammirazione, la stima e l’attenzione che ho ad es. verso le comunità di base ritengo che il percorso personale di Barbero e quello comunitario di Viottoli a Pinerolo dimostrino semmai la difficoltà del cammino di crescita, i tempi lunghi e spessi del tutto incerti. Dobbiamo invece come credenti saper pronunciare come fece il IV Concilio, Lutero e molti altri ancora a oriente e a occidente che anche “fuori dalla chiesa” c’è la salvezza, poiché il soffio santo agisce nei credenti nella sua libertà, senza discriminazioni. L’amore divino ha, infatti, come direzione tutte le creature umane senza distinzioni di sorta, compresa quella dell’orientamento sessuale.

Ciascuno di noi deve saper dare fiducia al fratello e alla sorella, aiutandola – per quanto ci sia possibile – nello sviluppo autonomo della crescita dell’autostima e della relazione diretta con Dio. E’ solo Lui la nostra roccia, il nostro punto di riferimento affidabile e allo stesso tempo la nostra forza, di fronte agli smarrimenti e alle contraddizioni, fra istinto e creatività innate.

La nostra consapevolezza di credenti si fonda proprio su questa capacità di Dio di trasformarci nel tempo. Di sentirci amati anche quando si è nella distretta. Di costruire progetti che contrastino ad esempio violenza e pornografia con scelte di amore per un partner, pur in assenza di quadro normativo nel paese in cui viviamo e di modelli culturali latini. Viviamo in un paese in cui c’è ancora bisogno che un Pasquale Quaranta dica al Presidente del Consiglio di turno: perché ci negate di amare alla luce del sole come fanno gli altri? E’ questa la mia Patria e sono ancora un cittadino uguale agli altri?

Il nostro suggerimento è di acquistare il libro domani mattina stessa sul nostro sito www.ecumenici.eu , utilizzando il link per IBS. Aiuterai Pasquale, Ecumenici e le voci libere, fuori dal coro.

E bravo Pasquale!

Maurizio Benazzi

 

 

Innocenzo Pontillo ci segnala il prossimo appuntamento segnalato da Gionata: http://www.gionata.org/eventi/segnalazioni/7-9-novembre-2008-a-firenze-convegno-refo-su-chiese-e-omosessualit.html

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Venga il tuo Regno

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.

C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.

Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa –  la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.

In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.

Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.

Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.

La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!

La menzogna di molti cristiani ( non di tutti)  continua anche in questo secolo che viviamo.

Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.

I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani.

Maurizio Benazzi

 

 

 

 

 

In breve:

 

Appuntamento di sabato 20 settembre 2008 alle ore 17.00
 
Il guado – Sede di Via Soperga 36 – Milano

 

Omosessuali cristiani in rete
Quali percorsi, per gli omosessuali credenti, nella rete e nella Chiesa

Nel settembre del 2007 nasceva un portale che aveva l’ambizione di diventare un punto di riferimento per quanti tentano di far dialogare Fede cristiana e condizione omosessuale. A distanza di un anno la scommessa è stata vinta: i volontari di quello che è ormai diventato il Progetto Gionata sono all’opera in tutta Italia, mentre il numero dei contatti giornalieri ha ormai superato la media delle 10.000 visite mensili (fonte Shinystat). Ecco perché abbiamo deciso di riflettere, insieme a quanti hanno contribuito alla nascita e al successo di Gionata.org, per scoprire le potenzialità che la rete internet offre a chi sente, su di se, il compito di dare voce a migliaia di omosessuali credenti che di voce non ne hanno mai avuta.
 

 

Ecumenici seguirà questo evento de Il guado, conosciuto direttamente nei primi anni 90 come esperienza di “cristianesimo catacombale”. Andiamo a sentire cosa è cambiato realmente nel frattempo…

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Incontriamo i nostri lettori a Torre Pellice, al Sinodo valdese

 

 

Io credo in Dio,

che non ha fatto il mondo già finito

come una cosa che deve rimanere per sempre così

che lo regge non secondo leggi eterne

immutabilmente valide

non secondo ordinamenti naturali

di poveri e ricchi

competenti e non competenti

dominanti e dominati.

Io credo in Dio

che vuole la contraddizione in ciò che è vivo

e il mutamento di tutte le situazioni

per il tramite del nostro lavoro

per il tramite della nostra politica.

Io credo in Gesù Cristo che aveva ragione quando egli

“un singolo che non poteva fare nulla”

come noi

lavorava al cambiamento di tutto le situazioni

e perciò dovette soccombere.

Confrontandomi con Lui io riconosco

come la nostra intelligenza sia atrofizzata

la nostra fantasia spenta

la nostra fatica sprecata

perché noi non viviamo come lui viveva.

Ogni giorno  io ho paura

perché egli sia morto invano

perché Egli è sotterrato nelle nostre chiese

perché noi abbiamo tradito la sua rivoluzione

in obbedienza e paura

davanti alle autorità.

Io credo in Gesù cristo

che risorge nella nostra vita

che noi diventiamo liberi

da pregiudizi e conformismo

da paura e odio

e portiamo avanti la sua rivoluzione

per il suo regno

io credo nello spirito

che con Gesù è venuto nel mondo

alla comunità di tutti i popoli

e alla nostra responsabilità per quello

che sarà della nostra terra

una valle piena di afflizione fame e violenza

o la città di Dio.

Io credo nella pace giusta

che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso

per tutti gli uomini e le donne

nel futuro di questo mondo di Dio.

Amen

 
 

Tratto da “Teologia politica”, di Dorothee Soelle

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