A – La nostra Fede quacchera

Nell’augurarvi una buona domenica da parte di Stefano, un ex valdese confluito nei quaccheri, (ci rassicura che ha partecipato oggi in Irlanda a Dublino al Meeting non programmato del Silenzio nella Eustache street ed è molto entusiasta), cogliamo l’occasione pensando proprio a lui, come ex calvinista, di iniziare a spiegare i tratti delle convizioni quacchere e se Calvino possa essere considerato il padre della testimonianza quacchera. E’ l’unico documento trasmessomi fisicamente dalla prima testimonianza italiana e di cui curo la sola traduzione delle parti concernenti noi (e non Calvino).

Ci saranno i vari passaggi in base al lavoro svolto:

E’ Calvino il PADRE dei testimoni quaccheri?

Note di Edward Dommen del 2009, tradotte da Maurizio Benazzi

Introduzione

Giovanni Calvino (1509-1564) è il riformatore che pensò più profondamente problemi pressocché economici e sociali. Ah! venne da un backgruound di affari : suo padre era un amministratore di una proprietà di Chiesa della diocesi di Noyon, sua madre era la figlia di un custode di albergo prospero. John stesso studiò legge, insieme a lettere. Lui lo divenne di mestiere e di finanza. Lui si faceva sempre domande sul comportamento economico e sociale pressoché corretto nell’economia moderna e nascente nell’ economia che lui ha vissuto.

CALVINO INVENTO’ IL CAPITALISMO?

Calvino certamente produsse argomenti convincenti a legittimare fornitura di capitali, per un ritorno, a quelli che potevano farne un uso produttivo. Questo è certamente un fondamento del capitalismo. Da un alto lato, egli insistette con lo stesso respiro sull’essenziale importanza del mantenimento della comunità e quota di priorità prioritaria ai bisogni dei poveri. Questo paio di caratteristiche non è una caratteristica principale dell’ideologia capitalista.

Calvino indirizzò radicali ingiunzioni sulle condizioni economiche, sociali e ambientali di responsabilità a quelli che hanno avuto potere, in particolare a quelli che detengono il potere e in particolare a chi ha la ricchezza e chi ha il potere di conservarla.

Le idee di Calvino e dei puritani nel 17 secolo

Al tempo in cui i quaccheri apparvero sulla scena, il protestantesimo britannico aveva fermamente preso la strada puritana con la quale Max Weber aveva così luridamente descritto a DIFFERENZA CON L’INSEGNAMENTO SOCIALE DI Calvino. In particolare il puritanesimo potenzia l’individualismo e l’esistenza di una relazione fra successo e salvezza, alle quali Calvino si opponeva.

Poi nella metà del 17esimo secolo inglese, le traduzioni inglese del lavoro di Calvino erano dei best -sellers.

Uno può presumere – in salvo – che i fondatori del quaccherismo erano consapevoli delle sue idee. Tutto al più così che i quaccheri hanno badato dall’inizio ad essere estesamente borghesi, sia in contesto urbano o rurale – e come loro hanno continuato ad essere presenti. precisamente il pubblico, a chi le ammonizioni di Calvino furono indirizzate primariamente.

Testimonianza di fede

Testimonianza è unità della parola e azione in modo che entrambe portano testimonianza a Dio e diventano strumenti del fine divino Riflessioni della nostra storia possono condurci a identificare in particolare la testimonianza quacchera in PACE, SEMPLICITA’, VERITA’, EGUAGLIANZA .

Siamo chiamati a fare completa vita individualmente e corporativamente, una testimonianza al mondoi. In questo modo noi possiamo essere un suggerimento a quello che Dio vuole per il mondo (N&M 2.16)

Testimonianza è affermativa; sebbene spesso ci porta a dissentire. Essa è affermativa ma può portare contro certe pratiche accettate attualmente in società di massa.

Testimonianza ..,è l’espressione della nostra profondità di impegno spirituale. E’ quello che siamo portati dentro quando noi conosciamo sperimentando come Dio desidera che il mondo sia, come Dio auspica che gli umani conducano le loro vite (FiA p. 27)

Impegno nel mondo

E questa è la parola del Dio Dio, a Lei tutto, ed una carica ad a te di tutta la presenza del dio vivente ed un impegno per te nella presenza della vita di Dio ; essere modelli, esempi in tutti i paesi, piazze isole, nazioni ovunque tu sia, quel comportamento e vita puoi predicare tra ogni sorta di gente ed a esse; poi tu camminerai allegramente nel mondo, affermando che Dio è in ognuno. (George Fox 1656 (F&P 19.32)

La vera devozione non gira fuori dagli uomini e dal mondo ma li abilita, per vivere meglio in esso ed esercitarsi con loro negli sforzi per accomodarlo.

Loro dovrebbero tenere il timone e guidare il vascello al suo porto; non vilmente fuori alla poppa sul mondo e lasciare quelli che sono in lui con pilota per essere guidati dalla furia dei cattivi tempi sulla pietra o sabbia di rovina.

William Penn 1682 (F& P 23.02)

Come avete intuito è forza di resistenza dei quaccheri nei secoli è data dall’assenza di posizioni dottrinali normative e la libertà del credo cristiano.

Ciò ha consentito di accettare al suo interno le poszioni di avanguardia del socialismo religioso, dell’antimilitarismo e della riforma radicale dei manicomi, l’eguaglianza delle donne prima della rivoluzione francese ecc.

Questi in sintesi i soli punti su cui vi è il consenso cristiano della nonviolenza:

Onestà

Dal momento che noi crediamo che tutte le persone sono figli di Dio, noi non possiamo approfittare di altri da alcuna forma della disonestà, se nel comprando o vendere i beni, negli affari o privatamente

F&P 20.54

Noi abbiamo chiaro che la pratica o altrimenti della verità non può essere una questione di giudizio prammatico: senza la verità non è relazione a Dio; senza la verità non è vera comunità

FiA 3d.2p9

 

Eguaglianza

La paternità di dio, come rivelato da Gesù Cristo dovrebbe condurci verso una fratellanza che non conosce nessuna restrizione di razza, sesso o classe sociale

8F 1

La nostra testimonianza all’eguaglianza scaturisce dalla nostra convinzione che puntella che noi siamo tutti i figli uguali di dio

FiA p. 7 (3°.1)

 

Servizio

Viva avventurosamente. Quando le scelte sorgono, Lei prende il modo che offre la più piena opportunità per l’uso del Suo dono nel servizio di Dio e la Comunità

F&P 1.02.27

il servizio reciproco dovrebbe essere il principio sul quale è organizzata la vita. Servizio, non guadagno privato, dovrebbe è il motivo di ogni lavoro

8F7

Doveri

Tutto ciò che possediamo sono doni di Dio. Adesso distribuendoli agli altri noi agiamo per sua amministrazione, e diviene la nostra stazione per agire d’accordo a quella saggezza divina che lui dà graziosamente ai suoi servitori .

Semplicità e Pace

 

Traduzione delle 15 preposizioni quacchere di Barclays dell’Amico Prof. Carlo Nicola Colacino – Inedito in italiano del marzo 2016

1

La prima proposizione ha a che fare col fondamento della conoscenza.    Vedendo che l’altezza di tutta la felicita’ e’ posta nella vera conoscenza di Dio (“questa e’ la vita eterna, conoscere te, l’unico vero Dio, e Gesu’ Cristo, che tu hai mandato”), la comprensione autentica e giusta di questa fondamento e’ cio’ che e’ piu’ necessario conoscere ed in cui e’ piu’ necessario credere in prima istanza.

2

La seconda proposizione ha a che fare con la rivelazione immediata.

2.1

Dato che “nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e quelli cui il Figlio lo rivela” e dato che la rivelazione del Figlio e’ con e attraverso lo Spirito; pertanto solo e soltanto attraverso la testimonianza dello Spirito la vera conoscenza di Dio e’ stata, e’, e puo’ solo essere rivelata; colui il quale, mosso dal suo stesso Spirito, ha convertito il caos del mondo in questo meraviglioso ordine in cui era il principio, e creo’ l’uomo come essere vivente, per dominarlo e governarlo, cosi’ attraverso la rivelazione dello stesso Spirito ha manifestato se stesso ai figli dell’uomo, patriarchi, profeti e apostoli; queste rivelazioni di Dio attraverso lo Spirito, siano date da voci esteriori e apparizioni, sogni o manifestazioni oggettive interiori nel cuore, erano dello stesso oggetto formale della fede e tali rimangono; perche’ l’oggetto della fede dei santi e’ lo stesso in tutte le epoche, anche se sotto diverse manifestazioni.

2.2  Inoltre, queste rivelazioni interiori divine, che noi riteniamo assolutamente necessarie per la costruzione della vera fede, non contraddicono in alcun modo la testimonianza esteriore delle scritture, ne’ la solida e giusta ragione
2.3

Tuttavia da questo non deve seguire che queste rivelazioni divine devono essere soggette all’esame, ne’ della testimonianza esteriore della scrittura, ne’ della ragione naturale dell’uomo, ne’ di una qualche regola ancora piu’ nobile o certa ne’ di qualche principio primo: perche’ questa illuminazione divina e interiore, e’ cio’ che e’ evidente e chiaro di per se’ e forza, per la sua stessa evidenza e chiarezza, la comprensione ben disposta verso l’assenso, cosi’ come i principi comuni delle verita’ naturali muovono e spingono la mente ad un assenso naturale, cioe’ che il tutto e’ maggiore delle sue parti; che due affermazioni mutuamente contradditorie non possono essere entrambe vere, ne’ entrambe false; cio’ che e’ anche manifesto, secondo i principi dei nostri avversari che -supposta la possibilita’ delle rivelazioni divine interiori- ciononostante confesseranno a noi che ne’ la scrittura ne’ la ragione pura le contraddiranno. E pero’ non deve seguire nemmeno- secondo i nostri avversari- che sia necessario sottoporre la scrittura e la ragione alle rivelazioni divine del cuore.

3

La terza proposizione: le Scritture

3.1

Da queste rivelazioni dello Spirito di Dio ai Santi sono scaturite le Scritture della verita’ che contengono 1) un racconto storico fedele degli atti del popolo di Dio nelle diverse epoche, e di come, in modo singolare e incredibile, la provvidenza abbia spesso assistito tale popolo. 2) Un racconto profetico di molte cose, di cui alcune sono passate e altre ancora da venire. 3 Un racconto completo e ampio di tutti i principi fondamentali della dottrina di Cristo, mantenuti e sviluppati in diverse preziose dichiarazioni, esortazioni, sentenze che, per opera dello Spirito di Dio, in diverse occasioni e numerose circostanze. furono pronunciate e scritte nelle chiese dai pastori. Tuttavia, poiche’ esse sono solo una dichiarazione della sorgente, e non la sorgente stessa, non devono essere ritenute il campo principale di tutta la verita’ e la conoscenza, ne’ la regola immutabile della fede e delle opere. Ciononostante, come cose che danno una testimonianza vera e fedele del fondamento primario della fede, esse sono e devono essere apprezzate come seconda regola, subordinata allo Spirito, dal quale ricevono tutta la loro eccellenza e la certezza; perche’ solo dalla testimonianza interiore dello Spirito noi sappiamo che esse sono vere, pertanto loro testimoniano che lo Spirito e’ quella guida dalla quale i santi sono condotti verso la verita’: ribadiamo pertanto che lo Spirito e’ la guida prima e principale.

3.2

E dunque noi riceviamo e crediamo nelle scritture, perche’ esse procedono dallo Spirito. Pertanto lo Spirito e’ la regola in modo piu’ originale e principale, anche secondo quella massima che noi studiamo a scuola “Propter quod unumquodque est tale, illud ipsum est magis tale” che possiamo tradurre come: “quello per cui una cosa e’ tale, quello stesso e’ ancora piu’ tale”.

4

La quarta proposizione, che ha a che fare con l’uomo nel peccato.

4.1

Tutta la posterita’ di Adamo, o umanita’, sia Ebrei che Gentili, cosi’ come il primo Adamo o uomo terreno, e’ peccatrice, degenerata e morta, prima della sensazione o del sentimento di questa luce interiore o seme di Dio, ed e’ pertanto soggetta al potere, natura e seme del serpente, che egli semina nei cuori degli uomini, mentre loro vivono in questo stato naturale e corrotto; da cui segue che non solo le loro parole e le loro azioni ma che anche i loro pensieri sono perpetuamente malvagi di fronte a Dio, perche’ nascono da questo seme depravato e cattivo.

4.2

L’uomo pertanto, mentre si trova in questo stato, non puo’ conoscere niente in modo giusto; si’, i suoi pensieri e le sue idee riguardo Dio e le cose spirituali, fino al momento di essere disgiunto dal seme del male e unito alla luce divina, sono infruttuose sia per se’ stesso che per gli altri; da cui rigettiamo gli errori Sociniani e Pelagiani, che esaltano una luce naturale; cosi’ come gli errori dei Papisti e dei Protestanti che affermano, che l’uomo, privo della vera grazia divina, possa essere un vero ministro della novella.

4.3

Cionostante questo seme non e’ imputato anche ai piccoli, fino a quando loro per trasgressione non si uniscono ai peccatori; perche’ essi sono per natura i figli della rabbia divina, che camminano secondo il protere del principe dell’aria.

5 e 6

La quinta e la sesta proposizione riguardano la Redenzione Universale di Cristo, e anche la salvezza e la Luce Spirituale, attraverso la quale ogni uomo e’ illuminato

5

Dio, che e’ amore infinito, che non gode della morte del peccatore ma che gode che tutti gli uomini possano vivere ed essere salvati, ha tanto amato il mondo da dare al Suo unico Figlio la luce, che chiunque credesse in Lui fosse salvato; che illuminasse ogni uomo che viene al mondo e rendesse manifeste tutte le cose che sono riprovevoli e che insegnasse tutta la temperanza, la giustizia, e la santita’: e che in questa luce illuminasse i cuori di tutti in un giorno (Pro tempore: per un tempo) per raggiungere la salvezza, se non resistita: nemmeno e’ tale salvezza meno universale che il seme del peccato, che e’ l’acquisto della sua morte, che provo’ la morte per ogni uomo: “perche’, cosi’ come in Adamo tutti muoiono, cosi’ in Cristo tutti sono resi vivi”.
6.1

Secondo dunque questo principio o ipotesi, tutte le obiezioni contro l’universalità della morte di Gesù Cristo sono facilmente superate; non è nemmeno necessario ricorrere al ministero degli angeli, o ad altri messaggeri miracolosi, di cui si dice Dio faccia uso, per manifestare la dottrina e la storia della passione di Cristo a quelli che, vivendo in quelle parti del mondo così remote da non essere state raggiunte dalla predicazione del vangelo, hanno comunque usufruito della grazia primaria e comune; da cui segue logicamente che, come alcuni degli antichi filosofi potrebbero essere stati salvati, così potrebbero esserlo ora coloro che, messi dalla provvidenza in parti del mondo remote dove la conoscenza della storia è lacunosa, vengono fatti partecipi del mistero divino, se ricevono aprendosi senza resistenze a quella grazia “la cui manifestazione è data ad ogni uomo affinché ne approfitti”.

6.2

Questa dottrina certa dunque, avendola ricevuta, e’ da testimoniare: che c’e’ una luce ed una grazia evangelica e salvifica in tutti, l’universalita’ dell’amore e della misericordia di Dio verso l’umanita’ – sia nella morte del suo amato figlio, il Signore Gesu’ Cristo, e nella manifestazione della luce nel cuore- e’ stabilita e confermata anche contro le obiezioni di quelli che la negano.

6.3

Pertanto “Cristo ha assaporato la morte per ogni uomo”: non solo per tutti i tipi di uomini, come alcuni dicono invano, ma per ognuno, di ogni specie; il beneficio di questo regalo non e’ esteso solo a coloro che hanno una conoscenza specifica della sua sofferenza e della sua morte, cosi’ come sono descritte nelle scritture, ma anche a coloro i quali sono necessariamente esclusi da tale conoscenza a causa di qualche accidente inevitabile; conoscenza che noi volutamente dichiariamo essere molto utile e di grande conforto, ma non assolutamente necessaria a colui, al quale Dio stesso l’ha celata; tuttavia anche loro possono essere compagni nel mistero della sua morte, nonostante non ne conoscano la storia- se lasciano il suo seme e la sua luce entrare ed illuminare i loro cuori; nella cui luce viene vissuta la comunione col Padre e col Figlio, cosi’ che gli uomini malvagi diventino santi, e amanti di quella potenza, dai cui tocchi interiori e segreti loro si sentono allontanati dal male e avvicinati al bene, e imparano a fare agli altri quello che loro vorrebbero fosse fatto a loro; in cui Cristo stesso afferma tutti siano inclusi.

6.4

Pertanto coloro i quali hanno negato che Cristo fosse morto per tutti gli uomini, hanno insegnato il falso; e nemmeno sono stati sufficientemente fedeli alla verita’ coloro i quali pur affermando che egli fosse morto per tutti, hanno aggiunto l’assoluta necessita’ della conoscenza esteriore del fatto, per poter ottenerne l’effetto salvifico; tra questi i Remostanti olandesi sono stati i piu’ approssimativi, e tanti altri assertori della redenzione universale, per il fatto che non hanno posto la grandezza di questa salvezza nel principio divino ed evangelico della luce e della vita, secondo il quale Cristo illumina ogni uomo che viene al mondo, principio che pure viene ribadito in modo eccellente ed evidente in queste scritture, Gen. VI 3, Deut. XXX 14, John I 7,8,9 Rom X 8, Tito II 11

7

La settima proposizione. A proposito della giustificazione

7.1

Come molti non resistono questa luce, ma la ricevono, in loro viene prodotta una nascita santa, pura e spirituale, che sviluppa santita’, giustizia, purezza e tutti questi altri frutti benedetti che sono graditi a Dio; dalla cui nascita santa, per testimoniare Gesu’ Cristo, formato dentro di noi e compiendo le sue opere in noi, dato che noi siamo santificati e pertanto giustificati agli occhi di Dio, secondo le parole dell’apostolo: “ma voi siete purificati, ma voi siete santificati, ma voi siete giustificati, nel nome del Signore Gesu’ e dallo Spirito di nostro Signore.

7.2

Pertanto non e’ per le nostre opere imbellite dalla nostra volonta’, ne’ per le nostre buone opere considerate in se’, ma per Cristo, che e’ sia il regalo che il donatore, e la causa che produce gli effetti in noi; il quale, cosi’ come ci ha riconciliati quando eravamo nemici, nella sua sapienza ci salva e ci giustifica in questo modo, come dice lo stesso apostolo in un altro passaggio: “secondo la sua misericordia ci ha salvatp, rigenerandoci e rinnovandoci tramite lo Spirito Santo”.

8

L’ottava proposizione. A proposito della perfezione.

8.1

In colui il quale questa nascita santa e pura e’ completamente realizzata, il corpo della morte e del peccato arriva ad essere crocifisso e rimosso e i loro cuori sono uniti e soggetti alla verita’, in modo da non obbedire ad alcuna suggestione del Maligno, ma per essere liberi dal peccare e dal trasgredire la legge di Dio e in tal rispetto pertanto perfetti.

8.2

Tuttavia perfino questa perfezione ammette una crescita, e rimane la possibilita’ di peccare, se la mente non si attiene diligentemente e attentamente ai comandamenti del Signore.

9

A proposito della perseveranza, e della possibilita’ di cadere dalla Grazia.

9.1

Nonostante questo dono, grazia interiore di Dio, sia sufficiente a condurre alla salvezza, tuttavia in quelli in cui non si realizza puo’ diventare e spesso diventa la loro condanna.

9.2

Inoltre, in coloro in cui e’ stata posta, per purificarli e santificarli, per condurli ad un’ulteriore perfezione, a causa della disobbedienza coloro possono uscire dalla grazia, e trasformarla in lascivia e lussuria, facendo naufragare la fede; e dopo “aver assaggiato il dono divino, ed essere stati fatti messaggeri dello Spirito Santo, essi peccano di nuovo”.

9.3

Tuttavia si puo’ raggiungere in questa vita una tale crescita e stabilita’ nella fede, che un’apostasia totale non e’ piu’ possibile.

 

10

La decima proposizione. Il ministero

10.1

Per questo dono, o luce di Dio, tutta la conoscenza vera nelle cose spirituali e’ ricevuta e rivelata; cosi’ per lo stesso motivo, come e’ manifestata e ricevuta nel cuore, dalla forza e per il potere della stessa, ogni vero ministro del Vangelo e’ ordinato, preparato e istruito nel lavoro del ministero; e attraverso la guida e l’attrazione di questa luce sia ogni evangelista e pastore Cristiano guidato e ordinato nel suo lavoro del vangelo, sia nel posto dove intende predicare, sia su coloro i quali devono essere istruiti sia sui tempi in cui deve svolgere il suo ministero.

10.2

Inoltre, coloro i quali hanno questa autorità e devono predicare il vangelo, devono farlo senza pretendere commissioni o riconoscimenti; perché d’altro canto, coloro i quali vogliono appropriarsi delll’autorità di questo dono divino, comunque colti o autorizzati dalle commissioni di uomini e chiese, sono da ritenersi degli impostori, e non degli autentici ministri della parola.

10.3

Così, coloro i quali hanno ricevuto questo dono santo e puro, “così come hanno ricevuto così sono liberi di donare” senza procurarsi alcun vantaggio, ancora meno come mezzo per procurarsi denaro; tuttavia se Dio ne avesse chiamato alcuni dalle loro occupazioni o mestieri, attraverso i quali essi si procurano il sostentamento, potrebbe essere legale per costoro, secondo la libertà che loro si sentono dati nel Signore, di ricevere anche queste cose temporali -quanto strettamente necessario per il cibo e i vestiti- se donati liberamente da coloro ai quali hanno comunicato le cose spirituali

11

Undicesima proposizione: l’adorazione

11.1

Tutta la vera e accettabile adorazione a Dio è offerta nel movimento e nell’attrazione interiore del suo Spirito, che non è limitato né a posti, né a tempi, né a persone; poiché nonostante noi dobbiamo adorarlo sempre, nel fatto che dobbiamo sempre temerlo, tuttavia per ciò che riguarda il significato esteriore di tale adorazione in preghiere, lodi, prediche, non dobbiamo adorarlo quando e dove vogliamo noi, ma quando e dove ci muove lui attraverso l’ispirazione segreta del Suo Spirito nei nostri cuori, che Dio ascolta e accetta, e non manca mai di muoverci lì dove serve, cosa della quale lui è il solo giudice.

11.2

Tutte le altre forme di adorazione dunque, sia lodi che preghiere che prediche, che l’essere umano mette in piede di sua spontanea volonta’ e a sua decisione, che lui puo’ iniziare e finire a proprio piacimento, che fanno e disfanno, come lui stesso vede, siano esse in forma prescritta e canonica, come una liturgia o preghiere concepite spontaneamente, non sono altro che superstizioni, adorazioni della volonta’ e idolatria abominevole agli occhi di Dio: che l’uomo deve rigettare, rinnegare e da cui si deve separare, nel giorno della sua rinascita spirituale; comunque gli sia piaciuto -lui che strizzava l’occhio nei tempi d’ignoranza, con rispetto alla semplicita’ ed all’integrita’ di alcune di queste pratiche, e del suo seme innocente, che giace come se fosse stato sepolto nei cuori degli uomini, sotto la massa della superstizione- soffiare sui morti e sulle ossa asciutte e sollevare alcuni respiri e rispondere loro, e questo fino al giorno in cui la luce albeggera’ e si propaghera’ chiaramente.

12

La dodicesima proposizione: il battesimo

12.1

Poiche’ c’e’ un solo Signore ed una sola fede, cosi’ c’e’ un solo battesimo: che non e’ la rimozione dei peccati della carne, ma la risposta della buona coscienza davanti a Dio per intercessione della resurrezione di Gesu’ Cristo.

12.2

E questo battesimo e’ una cosa pura e spirituale, da testimoniare, il battesimo dello spirito e del fuoco, attraverso il quale siamo sepolti con lui, e che avendo lavato ed essendo mondati dai nostri peccati, possiamo camminare nel rinnovamento della vita, del quale rinnovamento il battesimo di Giovanni era un simbolo, che era stato ordinato per un tempo determinato e non per continuare per sempre.

12.3

Per quanto riguarda il battesimo dei neonati, e’ solamente una tradizione umana, per la quale non c’e’ ne’ un precetto ne’ un riferimento alla pratica nella scrittura.

13

La tredicesima proposizione: a proposito della comunione o della partecipazione al corpo e sangue di Cristo.

La comunione del corpo e sangue di Cristo e’ interiore e spirituale, e’ la partecipazione della sua carne e del suo sangue, attraverso i quali l’uomo interiore viene nutrito giornalmente nei cuori ci coloro in cui abita Cristo; di cio’ lo spezzare il pane da parte di Cristo coi suoi discepoli fu un simbolo, che fu usato per un certo tempo dalla chiesa, che aveva ricevuto la sostanza per la causa dei deboli; anche se “astenersi dalle cose strangolate e dal sangue”; la lavanda reciproca dei piedi e l’unzione degli infermi con l’olio; tutte queste cose sono ordinate con non meno autorita’ e solennita’ che il vecchio testamento; tuttavia vedendo che questi riti non sono altro che ombre di cose migliori, cessano in coloro i quali hanno ottenuto la sostanza.

14

La quattordicesima proposizione: concernente il potere del Magistrato Civile in questioni puramente religiose, e che hanno a che fare con la coscienza.

Dal momento che Dio ha assunto per se’ il potere ed il dominio sulla coscienza e quindi e’ il solo a poterla rettamente istruire e governare, pertanto non e’ legale per nessuno, per alcuna virtu’ di autorita’ o principalita’ che si hanno nei governi di questo mondo, forzare le coscienze degli altri; pertanto tutti gli omicidi, le espulsioni, le multe, gli imprigionamenti e queste altre cose, da cui gli uomini sono afflitti, per il solo esercizio della loro coscienza o per differenze nel culto o nelle opinioni, procedono dallo spirito di Caino, l’omicida, e sono contrarie alla verita’. Purche’ sia stabilito che nessun uomo, sotto la scusa della coscienza, faccia del male al suo vicino o attenti alla di lui vita o proprieta’; o faccia cose distruttive o inconsistenti con la convivenza umana; nel qual caso la legge si applica al trasgressore e la giustizia viene amministrata su tutti, senza riguardo per i singoli.

 

15

La quindicesima proposizione: saluti e riposo, etc.

Dato che lo scopo primario di tutta la religione e’ di redimere l’uomo dallo spirito del mondo e dalle vane conversazioni mondane, e di condurlo ad un’intima comunione con Dio, davanti al quale, se noi lo temiamo sempre, siamo felici; pertanto tutti i vani usi e costumi e tutte le vane abitudini, sia in parola che in opera, devono essere respinte e dimenticate da coloro che sentono questo timore; cose come il togliersi il cappello di fronte ad un altro uomo, gli inchini e le posture del corpo, e altri saluti di questo genere, con tutte le formalita’ folli e superstiziose che accompagnano tali gesti; tutto questo l’uomo lo ha inventato nel suo stato degenere, per nutrire il suo orgoglio nella vanita’ e nella vanagloria di questo mondo; e cosi’ anche i giochi inutili, i divertimenti frivoli, lo sport e i giochi, che sono stati inventati per passare il tempo prezioso e distogliere la mente dalla testimonianza di Dio nel cuore, e dal sentire in modo vivo e profondo il timore di Lui, e dallo Spirito evangelico con cui i Cristiani devono sempre essere rigenerati, spirito che conduce alla sobrieta’, alla serieta’ ed al timor di Dio; in cui, se noi ci sottomettiamo, la benedizione di Dio viene sentita accompagnarci in quelle azioni in cui dobbiamo impegnarci, per poterci prendere cura necessariamente dell’umo esteriore.