Etica

Vorrei dunque soffermarmi  sull’etica del lavoro sostenuta dalla Riforma, che si inquadra storicamente nella fortissima ripugnanza per il lavoro manifestata dalla tradizione cristiana precedente, rappresentata prevalentemente dagli autori monastici.

Il lavoro nel 1500 era considerato da loro un’attività degradante e avvilente che era meglio lasciare a persone socialmente e spiritualmente inferiori. Se già i patrizi dell’antica Roma consideravano il lavoro manuale inferiore al loro rango, occorre affermare che nel cristianesimo si sviluppò un’aristocrazia spirituale che aveva un atteggiamento negativo e liquidatorio nei confronti del lavoro manuale; nel medioevo un tal modo di vedere le cose esercitò la sua massima influenza, giacché il lavoro era considerato come impedimento di un perfetto rapporto con Dio. Solo in alcuni ordini monastici il motto laborare est orare (lavorare è pregare) esprimeva che la vita contemplativa non era necessariamente turbata da un lavoro manuale, come occuparsi dei vigneti del convento o sovrintendere ad altri aspetti dei suoi affari mondani. Da questa minoranza di ordini era però inteso come una delle attività all’interno della vita monastica e ausilio a praticare l’umiltà. In generale però la spiritualità monastica considera il lavoro come qualcosa di degradante. Così risulta anche dagli scritti di Erasmo da Rotterdam.

Per la mentalità di allora era praticamente impossibile che un cristiano comune, che viveva nel mondo tutti i giorni, potesse venir considerato una persona che seguiva una vocazione religiosa o che potesse pretendere di essere un cristiano di prima classe. Potevano essere considerati – nel migliore dei casi – con indulgente carità.

La Riforma produsse un rovesciamento di questo modo di pensare, rifiutando innanzitutto la distinzione fra sacro e profano, tra l’ordine spirituale e quello temporale. Tutti i cristiani sono sacerdoti e tale vocazione si estende al mondo di tutti i giorni. I cristiani sono chiamati ad essere sacerdoti per il mondo perché per Lutero quelli che sembravano lavori profani sono in realtà una lode a Dio e costituiscono un’obbedienza che Dio gradisce. Lutero esaltò perfino il significato religioso delle faccende domestiche affermando che, “sebbene non abbiano nessun evidente connotato di santità, pure tali lavori domestici devono avere una stima più alta di tutte le opere di monaci e suore”. William Tendale, un suo discepolo inglese, osservò che lavare i piatti e predicare la parola di Dio sono attività umane molto diverse, ma che per quanto riguarda ciò che piace a Dio, non c’è alcuna differenza.

Alla base di ciò c’è ovviamente un nuovo concetto di vocazione.

Dio chiama il suo popolo alla fede ma anche ad esprimerla in settori ben definiti. Il singolo è chiamato a vivere l’essere cristiano in un campo d’attività ben determinato all’interno del mondo.

Vocazione non è uscire dal mondo, per entrare in clausura o in isolamento ma, sia per Lutero che per Calvino, è un entrare nel mondo della vita di tutti i giorni.

L’idea di una chiamata, ruf in tedesco, che vuol dire anche vocazione, riguarda essenzialmente il fatto che Dio chiama a servirlo qui in questo mondo. Il lavoro deve essere visto come il più alto impegno per Dio. Fare qualche cosa per Dio, e farlo bene, è il contrassegno distintivo di una fede cristiana autentica. Qualsiasi lavoro umano può essere perfettamente rispettabile ed essere considerato della massima importanza agli occhi di Dio. Cristo, nostro salvatore era un lavoratore, forse proprio falegname come Giuseppe, e si guadagnava il pane con fatica, perciò nessuno disdegni di seguirlo esercitando un mestiere o una professione. Egli non solo ha benedetto la nostra natura umana assumendo la forma di uomo ma nella sua attività ha benedetto tutte le arti e i mestieri.

E al di là dei risultati visibili della fatica, dello stress, del sudore, agli occhi di Dio ha importanza la persona che lavora almeno altrettanto del risultato del suo lavoro. E non c’è distinzione tra lavoro spirituale o temporale, fra sacro e profano. Poiché tutti i lavori glorificano Dio. Poiché essi sono un atto di lode, una risposta naturale all’iniziativa che Dio, nella sua Grazia, assume nei nostri confronti.

Calvino scriverà più tardi: Il vero scopo della nostra vita è di servire Dio servendo gli uomini.

I paesi protestanti europei si sono trovati ben presto in una situazione di prosperità economica, conseguenza involontaria e non proposito premeditato del nuovo significato religioso attribuito al lavoro e dell’etica protestante connessa anche con la funzione del risparmio. I riformatori non si stancavano di sottolineare che noi siamo quel che siamo per pura grazia di Dio e non per effetto degli sforzi umani. Ecco perché l’Evangelo è importante anche per le “persone che si fanno da sé”, che esistevano comunque già prima della Riforma. Loro non sono cristiani di secondo ordine come pensavano i monaci medioevali ma sono al servizio di Dio così come chi suona il piano, coltiva l’orto, scrive libri o vive fra gli ultimi della società. I cristiani sono chiamati a essere il sale e la luce nel mondo, senza conformarsi ad esso pur partecipandovi ma rimanendo legati all’esempio di Cristo.

Certo oggi vi sono tanti teologi, alcuni anche non credenti. Ci dovrebbe essere tanta Speranza (teoricamente) ma non è così purtroppo. Adriana Zarri, nel libro “Essere teologi oggi” scrive che la passione teologica le è nata dentro con la vita, io sono d’accordo.. Riferendosi all’episodio narrato in Esodo 33,20ss Lutero scriveva solo chi contempla le spalle di Dio, visibili nella sofferenza e nella croce, merita di essere chiamato teologo. La croce mette infatti alla prova ogni cosa, anche la teologia della gloria che cerca Dio al di fuori di Gesù Cristo, attraverso i trionfalismi, le manifestazioni di forza e sapienza umana. Pensate alle croci d’oro o altre statue che svettano sulle cattedrali, come simbolo di forza. Il che non ha nulla a che fare su sul recente dibattito sul crocefisso nelle scuole. Il comandamento di Dio di non fare scultura e immagine alcuna vale anche per noi cristiani. La nostra fede nel dio unico è quella di Abramo, Isacco e Giacobbe. E’ il Dio Padre che Gesù pregava da osservante in sinagoga e fuori di essa. Nessuno ha mai abrogato i comandamenti dati a Mosé. Di certo il comandamento dell’Amore non sostituisce i comandamenti di Mosé ma è il coronamento e la realizzazione piena.

Dio non permetterà a Mosé di vedere la sua faccia, ma questi potrà avere una visione indiretta di Dio, da dietro, mentre Dio passa. Mosé vede Dio ma non gli è concesso di vedere il volto. Dio contesta amabilmente la nostra tendenza naturale a pensare che Egli si affidi al buon senso per parlarci di se stesso. Il nostro buon senso vorrebbe, infatti, che Dio si rivelasse in circostanze di grandissima gloria e potenza. Non veramente nel nostro cuore ma negli esterni. Ma la croce ci dice invece che Dio ha scelto di rivelarsi nella tribolazione dell’ignominia e della debolezza. L’affidabilità della nostra ragione è messa in crisi. Ci si chiede di imparare la più difficile delle lezioni di teologia cristiana, cioè di umiliarci e di accettare Dio così come Egli si rivela, anziché come noi vorremmo che fosse. La folla che si raccoglieva attorno alla croce, si aspettava che accadesse qualche cosa di straordinario. Un intervento di Dio affinché potesse salvare suo Figlio. Ma Gesù morì e coloro che erano sotto la croce, che basavano la propria concezione di Dio unicamente sulla propria esperienza ne trassero l’ovvia conclusione che in quel luogo Dio non c’era. La risurrezione rovesciò quel giudizio ma sotto la croce non ci si rendeva conto della presenza nascosta. E lì nella sofferenza agì Dio; eppure la nostra esperienza percepisce solo l’assenza e l’inattività di Dio. Ebbene Dio è passato per l’abbandono, per le ferite, sanguinante e morente, attraverso le tenebre della morte.

Così scrisse Lutero per esprimere quella presenza di Dio nel lato oscuro alla ragione della fede e della vita: Abramo chiuse gli occhi e si nascose nell’oscurità della fede e in essa trovo la luce eterna.

A noi piccoli uomini e piccole donne si chiede di dire sì a quella Luce. La vera pace non è la mancanza di difficoltà, ma la capacità di aver fiducia in Dio in mezzo alle difficoltà incontriamo ogni giorno.

Le nostre gambe iniziano a tremare quando sentiamo parole che individuano il Cristo uscire anche dalle altre religioni. Non siamo ancora pronti seriamente ad allargare il nostro orizzonte… non siamo ancora capaci di percepire quello che la mistica può enunciare senza troppi sforzi. Si forse Dio si spiega anche nella mistica. Oltre i nostri schemi, oltre il pensiero umano e la ragione. E’ il Dio totalmente altro. Altro anche da quello che pensava perfino Barth.

Sul sito di Amici di Israele ho letto un bel articolo del 3 maggio 2011, (riferimento del presidente della Veneta Serenissima Repubblica, imprigionato dopo la scalata del campanile di Venezia) tutt’altro che un superficiale – stile anabbattista ospitato – ma un vero e attento sofista nella ricerca storica.http://www.amicidisraele.org/2011/05/michael-gaismair-eroe-idealista-quanto-mai-attuale/ Ci fossero veneti intellettuali di quel calibro a sinistra.

MB

Michael Gaismair – Eroe idealista quanto mai attuale

Scrivere di Michael Gaismair anticipatore di tutti gli idealisti rivoluzionari e di coloro che si battono contro le ingiustizie perpetrate a danno dei più deboli e di chi lavora è quanto mai attuale in questa fase storica, dove alla gravissima crisi economica, come se non bastasse, si sommano ingiustizie e sfruttamenti di ogni sorta da parte della casta politico burocratica e finanziaria al potere. Mi auguro che questo scritto faccia riflettere ogni veneto onesto.

Michael Gaismair nasce nel 1490 nel Tirolo meridionale, la sua famiglia appartiene alla piccola proprietà imprenditoriale locale e si occupa di terreni agricoli ed attività minerarie. Il giovane Michael Gaismair riceve una buona educazione scolastica e attorno ai vent’anni viene assunto come impiegato minerario vicino ad Innsbruck, in seguito come luogotenente con funzioni civile militare del sud Tirolo e più tardi come segretario del principe vescovo Sebastian Sprenz.

Dunque una strada spianata all’interno del sistema di potere dell’epoca, tanto per capirci: soldi e cibo. Lottare per la giustizia e per il bene comune è qualcosa di innato e Michael Gaismair lo dimostra pienamente.

Vede la rovina della sua azienda ad opera di speculatori finanziari, sente un oceano di proteste che si alzano da parte delle classi più umili: servi, contadini, operai, artigiani e piccoli proprietari che non reggono più ai soprusi feudali dei vari principi e nobili tedeschi.

La rivolta è ormai partita ed è immensa, si estende a macchia d’olio dalla Turingia alla Svevia, dal Tirolo alla Baviera al Salisburghese alla Sassonia fino ai cantoni svizzeri lambendo i confini della Veneta Serenissima Repubblica.

Dopo importanti successi militari Michael Gaismair diventa protagonista come capo della rivolta in Tirolo dando prova di grandi qualità militari, come riconoscerà Engels.

Le autorità imperiali scatenano una violentissima repressione grazie all’appoggio della nascente borghesia con l’ambizione di ritagliarsi fette di potere anche lo stesso Martin Lutero incita il potere a sterminare questa gentaglia, trucidando senza pietà i rivoltosi.

Lo stesso Michael Gaismair viene arrestato ma, riesce a fuggire riparandosi nei territori dei Grigioni in Svizzera dove sicuramente rimane influenzato dal teologo riformatore Ulderico Zwingli. Nel frattempo elabora articolate teorie sociali che si condensano in oltre 90 articoli della Landsordnung che potremmo dire brevemente una sorta di socialismo contadino egualitario con profonde venature evangeliche con la fine dei privilegi feudali del clero e della nobiltà, l’istruzione del popolo ecc.. Molte di queste sue teorie saranno riprese secoli dopo.

Tutto questo non gli impedisce di continuare le sue battaglie nel Tirolo e Salisburghese contro gli Asburgo, ormai braccato da forze sempre più grandi ed agguerrite con un’immensa taglia sul suo capo posta dal principe Ferdinando.

Michael Gaismair ed i suoi contadini soldati, molti di questi con donne e bambini al seguito, comincia a ritirarsi verso sud attraversando le montagne degli alti Tauri, arriva al confine nord della Veneta Serenissima Repubblica chiedendo di poter entrare ed essere arruolato nell’armata Veneta con i suoi miliziani. Tutto questo genera non poca apprensione tra le autorità militari di confine, in quanto hanno il fondato timore che dando asilo al capitano dei villani ci si possa tirare addosso le ire di tutti i nobili tedeschi in un momento non certo facile per la Veneta Serenissima Repubblica in forte attrito con gli Asburgo.

Non va dimenticato che la guerra di Cambrai era finita da pochi anni e aveva lasciato sulla terra ferma veneta una pesante scia di morte e distruzione.

Il consiglio dei dieci, nonostante i pressanti inviti a lasciare i rivoltosi al loro destino decisero di accoglierli sentenziando “NON POSSIAMO NEGARE IL TRANSITO AD ALCUNO CHE FUGGE LA MORTE”.

Come scritto precedentemente, le rivolte contadine prendono un’area immensa dell’Europa centrale ma, si fermano ai confini della Veneta Serenissima Repubblica.

A differenza di tutta l’Europa, la nostra Veneta Serenissima Repubblica difendeva e proteggeva le classi più umili contro eventuali soprusi da parte di autorità o signorotti locali con gli avogadori de comun, magistrati incaricati di difendere il popolo.

A titolo di esempio, voglio ricordare che già nel 1420 la Veneta Serenissima Repubblica aveva contribuito alla costituzione dei primi sindacati dei contadini nella storia per proteggere i contadini friulani dalle grinfie dei feudatari locali, la cui autorità come in altri luoghi della terra ferma derivava dai soprusi del mondo imperiale e feudale germanico.

Inoltre vorrei ricordare che durante la guerra di Cambrai, nel momento più drammatico della nostra repubblica, contadini, operai ed artigiani fecero quadrato attorno all’autorità marciana sacrificandosi in massa. Si ebbe la stessa reazione quasi quattro secoli dopo con insorgenze anti-napoleoniche diffondendosi in tutto il territorio della Veneta Serenissima Repubblica ben oltre la sua caduta e Verona ne divenne simbolo.

Il popolo compatto
non esita a rimanere fedele all’autorità in maniera spontanea, anche quando quest’ultima si trova in grave difficoltà e non si schiera con i nuovi padroni, come è sempre avvenuto nella storia.

Questa è la dimostrazione più grande del giusto agire del governo della nostra repubblica. Michael Gaismair viene ricevuto dalle massime autorità della Veneta Serenissima Repubblica tra cui il Doge serenissimo che gli dimostra simpatia (non dimentichiamo che per il potere dell’epoca Michael Gaismair era un ricercato criminale e bandito). Non esita a sottoporre al veneto governo audaci piani militari per la riconquista del Tirolo, partecipa come capitanio de grandissima fama all’assedio di Cremona assieme alle forze venete non rinunciando mai al pensiero di attaccare gli Asburgo. La Veneta Serenissima Repubblica lo ringrazia per i suoi alti servigi resi e gli assegna un vitalizio e va con la sua famiglia a vivere ai piedi dei colli Euganei nel territorio di Padova dove trascorre qualche anno di tranquillità pur mantenendo rapporti diplomatici con i cantoni svizzero tedeschi per conto della Veneta Serenissima Repubblica.

Il 15 aprile 1532 elementi criminali pagati dagli Asburgo arrivano sul posto accompagnati da uno spregevole indigeno di professione mediatore di cavalli, con la scusa di fargli vedere del materiale, Michael Gaismair apre la porta di casa.

In quel istante i sicari proditoriamente gli balzano addosso colpendolo con decine di coltellate procurandogli la morte.

Verrà tumulato nella chiesa di Santa Sofia a Padova dove anche esiste una lapide all’esterno. Era giusto ricordare questo grande condottiero idealista perché la lotta per la giustizia non ha tempo. Ma è altrettanto giusto ricordare lo straordinario patrimonio di valori di giustizia e libertà che la nostra Veneta Serenissima Repubblica ci ha lasciato, fatti sparire dalla memoria collettiva del nostro popolo ad opera dello stato occupante e dai lacché veneti al suo seguito per darci in cambio degrado, divisioni, sfruttamento, ingiustizie e un futuro carico di tempesta.

W San Marco

W la Veneta Serenissima Repubblica

W il Veneto Serenissimo Governo

Longarone, 6 maggio 2009

Luigi Massimo Faccia

Da L’Alto Adige

Michael Gaismair l’ultimo rivoluzionario della storia tirolese

Il 7 agosto 2013 appuntamento con l’eroe della rivolta contadina Giornata di studi con interventi di Heiss, Silvano e Innerhofer

 
 

30 luglio 2013

   

BOLZANO. La memoria collettiva sudtirolese non ha mai amato molto la figura di Michael Gaismair. A rimetterla al centro del dibattito storico e culturale ci prova ora l’Associazione “Amici dell’Università di Padova” che mercoledì 7 agosto, presso l’aula magna della Casa dello Studente, in via Rio Bianco 6, organizzerà un seminario proprio sulla sua figura. I lavori, che prenderanno il via alle 16, prevedono tre interventi. Alle 16.15 «Presentazione della figura di M. Gaismair attraverso gli studidel prof. Stella a cura del prof. Giovanni Silvano – già assistente del prof. Stella»; alle 17 «Gaismair e gli inizi del protestantesimo in Tirolo nel 16° secolo» a cura di Josef Innerhofer già Direttore del settimanale “Katholische Sonntagsblatt”; alle 17.30 invece «Gaismair e i movimenti del 1968 a cura di Hans Heiss per l’Associazione “Gaismair Gesellschaft”». A chiudere i lavori alle 18.30 sarà Alberto Stenico.

Ma chi era Gaismair? Michael Gaismair (o Gaismayr, la grafia è incerta) nasce intorno al 1490 a Tschöfs (Ceves), un piccolo gruppo di masi a 1072 metri di altezza vicino a Vipiteno. Suo padre, Jakob, aveva fatto fortuna prima come imprenditore minerario sfruttando un piccolo filone d’argento preso in concessione dall’Arciduca del Tirolo e poi con un appalto per la manutenzione delle strade. E’ probabile che Michael abbia studiato alla Scuola Latina di Bressanone, fondata nel 1454 dal principe vescovo, il cardinale Cusano. La vita di Gaismair viene sconvolta dalla crescente diffusione anche in Tirolo delle idee della Riforma protestante prima di Lutero, poi dello svizzero Ulrich Zwingli. Oltre alle nuove concezioni teologiche, penetrano in Tirolo anche le tematiche del radicalismo sociale protestante espresso dalle rivolte contadine iniziate nel 1524 nella Foresta Nera, in Assia e in Turingia. Le milizie contadine guidate dall’ex monaco agostiniano Thomas Münzer che voleva realizzare, contro il potere dei nobili e della Chiesa, un Regno di Dio in terra basato sulla comunanza dei beni, saranno alla fine sterminate nel maggio 1525 dalla truppe della Lega Sveva nella battaglia di Frankenhausen (in Turingia).

La scintilla che farà scoppiare anche in Tirolo la rivolta sociale iniziata nel Nord partirà a Bressanone il 9 aprile 1525, quando un gruppo di contadini armati libererà un ribelle di Anterselva, Peter Passler, che stava per essere giustiziato. Il giorno dopo la rivolta si propagò per tutto il Tirolo. Il 12 maggio 1525 viene assaltata e distrutta da 5000 rivoltosi l’abbazia di Novacella. Qui Michael Gaismair entra per la prima volta nella storia, perché è eletto dai rivoltosi comandante in campo. Gaismair emerge subito per le sue non comuni capacità politiche: si sforza di mantenere l’ordine fra i ribelli e si propone di raggiungere un compromesso fra contadini, minatori e cittadini di Bressanone da una parte e l’Arciduca Ferdinando, fratello dell’imperatore Carlo V, dall’altra. Gaismair, cioè, tentò all’inizio un accordo fra le comunità locali di autogoverno, di tipica tradizione tirolese, e il potere del Principe, contro i privilegi dei nobili e del clero. L’Arciduca Ferdinando, tuttavia, seppe temporeggiare con abilità, in attesa di poter disporre di una forza militare adeguata. Prima, alla Dieta di Innsbruck (giugno 1525), riesce a dividere i rappresentanti dei contadini da quelli dei minatori. Poi, nell’agosto, fa arrestare Gaismair, dopo averlo attirato ad Innsbruck con l’inganno. Privati della sua guida,

gli ultimi contadini ribelli saranno sconfitti presso Vipiteno e molti superstiti saranno giustiziati. Dopo sette settimane di prigionia, Gaismar riesce a fuggire dal castello di Innsbruck. E fino alla sua morte, avvenuta sette anni dopo, sarà uno dei più pericolosi avversari degli Asburgo.

Cronologia 1476-1526

con particolare riferimento

alla guerra dei contadini in Germania

A cura del Centro d’Iniziativa Luca Rossi

«Ancor oggi, molti rivoluzionari pensano che il comunismo si sia incarnato nel xix secolo nel movimento operaio e che la sua data di nascita – anno dello scisma tra proletariato e borghesia, per riprendere l’espressione di Bordiga – sia il 1848. Questa visione è erronea. Il comunismo, prima dell’apparizione della classe operaia moderna, non è esistito solo nella testa di alcuni visionari geniali (Thomas More, Campanella ecc.) disperatamente in anticipo sulla loro epoca, ma si è materializzato in poderosi movimenti, soprattutto nel Cinquecento europeo. Questo secolo, con il suo corteggio di incessanti rivolte dei poveri, costituisce uno dei momenti di punta della secolare guerra contro i ricchi, per l’abolizione delle classi e del denaro»[1].

«Non sono, come crede di mostrare Norman Cohn ne I fanatici dell’Apocalisse, le speranze rivoluzionarie moderne ad essere degli strascichi irrazionali della passione religiosa del millenarismo. Tutt’al contrario, è il millenarismo, lotta di classe rivoluzionaria che parla per l’ultima volta il linguaggio della religione, ad essere già una tendenza rivoluzionaria moderna, alla quale manca ancora la coscienza di non essere che storica»[2].

19 luglio. Sulla piazza di Würzburg, il principe-vescovo Rudolf von Scherenberg fa decapitare due contadini per aver tentato di liberare il predicatore Hans Böheim, noto come il pifferaio (o timpanista) di Niklashausen, arrestato nella notte tra il 12 e il 13 luglio. Per parte sua, il giovane prete e musicante viene bruciato come eretico, e le sue ceneri vengono disperse nel Meno: aveva negato le distinzioni cetuali e le strutture di base della società del suo tempo[3] (abolizione di tutti i censi, dei tributi, del mortuario[4], del laudemio[5], dei dazi, delle tasse, della taglia[6] e delle decime; libertà di accesso ai boschi, alle acque, alle fonti e ai pascoli), criticato l’imperatore «che dà ai prìncipi, ai conti e ai cavalieri il diritto d’imporre tasse al popolo», rifiutato la Chiesa istituzionalizzata e stigmatizzato il lusso[7], propugnando un mondo in cui «nessuno dovesse possedere più degli altri» ma, al contrario, ciascuno fosse «fratello all’altro» e si procurasse «il nutrimento necessario con le proprie mani». I contenuti della predicazione di Böheim avevano infiammato migliaia di rurali (provenienti da varie parti della Germania: Odenwald, Meno, Kocher, Jagst, Baviera, Svevia e Reno), che nelle settimane precedenti avevano dato vita a tumultuosi pellegrinaggi verso l’immagine della Vergine Maria di Niklashausen, e che, dopo il suo arresto, armati alla bell’e meglio, si erano messi in marcia per liberarlo, desistendo infine di fronte ai soldati e alle minacce del principe-vescovo (che li aveva richiamati al giuramento di fedeltà prestato). [Molte delle istanze avanzate dal pifferaio di Niklashausen, ben lungi dal morire con lui, riemergeranno circa mezzo secolo dopo come articoli dei contadini in rivolta, e la Franconia, nel 1520-’25, si confermerà come una delle regioni più «calde»: nella primavera del 1525, vi scorrazzerà la «banda nera» di Florian Geyer, cavaliere francone passato dalla parte delle schiere contadine dopo essere stato al servizio del gran maestro dell’Ordine Teutonico Alberto di Hohenzollern, celebre demolitrice di tutti i castelli e i «covi di preti» (Engels) via via incontrati nella regione del Neckar e di Würzburg.]

Hugo van der Gœs dipinge il Trittico Portinari per l’omonima famiglia fiorentina[8].

Pubblicazione dello Speculum humanae salvationis

5 gennaio. Nella battaglia di Nancy – ultimo di una serie di sanguinosi scontri: Héricourt (novembre 1474), Grandson (febbraio 1476) e Murten (22 giugno 1476: 18 mila morti nella prima e unica giornata di combattimento) –, l’esercito borgognone, il cui nerbo è costituito dalla cavalleria pesante nobiliare, viene sbaragliato dai fanti svizzeri[9], alleati del duca Renato II di Lorena (capostipite della casa Lorena-Vaudémont) e della città di Strasburgo (l’arciduca Massimiliano d’Austria, figlio dell’imperatore regnante Federico III, sposando Maria di Borgogna, erede del duca Carlo il Temerario sconfitto e ucciso a Nancy[10], otterrà il passaggio al casato asburgico della maggior parte dello Stato borgognone e in particolare dei ricchi pays de pardeça[11], entrando perciò in cozzo con i Valois, che per parte loro cercheranno in ogni maniera, militare o diplomatica, di ottenere una revisione della spartizione sancita dal trattato di Arras del 1482). [Le battaglie per la successione dei duchi di Borgogna e per la loro grande eredità segnano l’inizio della cosiddetta «rivoluzione militare» europea[12]: le dimensioni degli eserciti conoscono un notevole incremento (le forze armate di varî Stati, fra il 1500 e il 1700, decuplicheranno); vengono adottate nuove e più complesse strategie, ideate per l’impiego di questi eserciti più numerosi; l’impatto sociale della guerra aumenta grandemente (reclutamento di vaste masse di soldati, aggravamento dei danni e delle distruzioni, lievitazione dei costi bellici – pecunia nervus belli –, donde un accrescimento della pressione fiscale e dei problemi amministrativi); viene enunciato un «diritto di guerra» positivo; nascono le accademie militari, accompagnate dalla fioritura di un’enorme pubblicistica sull’«arte della guerra»[13] (nel Cinquecento si conteranno meno di dieci anni di pace completa e solo quattro nel secolo successivo, sicché gli anni compresi tra il 1500 e il 1700 saranno per l’Europa «i più bellicosi in termini di percentuale di anni di guerra in corso, durata media annua, vastità e dimensioni dei conflitti»[14]).]

Carnevale. Rivolta dei «Compagnoni della vita folle»: alcuni giovani contadini dei cantoni di Schwyz e di Uri, tornati trionfanti da Nancy, formano una compagnia che adotta come propria insegna una bandiera bianca raffigurante un pazzo. Scontenti di com’è avvenuta la spartizione del bottino borgognone, in 700 marciano su Berna[15], di fronte al cui Consiglio fanno discorsi «folli e bizzarri», per poi andarsene unendosi ad altri ribelli provenienti da Zoug e Unterwalden. Ormai in 2 mila, puntano su Ginevra, minacciando di metterla a sacco: Berna, Lucerna e Zurigo si preparano a reprimere con le armi la rivolta, quando si trova infine un compromesso (la rivolta dei «Compagnoni della vita folle» anticipa quella dell’Entlebuch del 1478 e la rivoluzione di Zurigo del 1489).

26 aprile. A Firenze, Lorenzo e Giuliano de’ Medici vengono assaliti dai Pazzi e da altri congiurati nella chiesa di Santa Reparata (ora Santa Maria del Fiore): Giuliano rimane ucciso, mentre Lorenzo si salva (la congiura, organizzata dai Riario, nipoti del papa che ne è informato, è capeggiata dalla famiglia fiorentina dei Pazzi)[16]. [Il 1º giugno 1478, Papa Sisto IV scomunica Lorenzo e la sua fazione, emanando poi l’interdetto contro la città di Firenze (20 giugno 1478). Il 17 novembre 1478, il governo mediceo emana la Lex Gismondina sui poteri della polizia di Stato. Il 13 luglio successivo, Ferdinando di Napoli dichiara guerra a Firenze. Il 6 dicembre 1479, Lorenzo compie un improvviso viaggio a Napoli, proponendo un’alleanza a Ferdinando, che l’accetta: il papato è in scacco. 15 marzo 1480, ritorno trionfale di Lorenzo a Firenze, seguìto dieci giorni dopo dalla parafa del trattato di pace tra Firenze e Napoli. 3 dicembre 1480, revoca dell’interdetto papale contro la città.]

L’Italia intera è colpita da una violenta epidemia di peste.

25 gennaio. Un trattato di pace pone fine alla guerra turco-veneziana ch’era iniziata sedici anni prima e che aveva visto la cavalleria turca correre la Dalmazia e il Friuli, «penetrando tanto addentro nell’Italia settentrionale che il fumo dei villaggi dati alle fiamme era visibile dalla cima del campanile di San Marco»[17]. Venezia riconosce la sconfitta accettando di pagare 10 mila ducati all’anno per i suoi privilegi commerciali e rinunciando a Negroponte (Eubea), ad alcune altre isole del mar Egeo e alla fortezza albanese di Scutari, conquistata dai turchi nel 1478 (anche Genova, per continuare i suoi commerci a Galata e Pera, sulla sponda sinistra del Corno d’Oro, è costretta a riconoscere il potere ottomano).

4 settembre. Accordo di Alcáçovas: il re del Portogallo Alfonso V rinuncia alle sue pretese sulla Castiglia e concorda una divisione dei possedimenti africani e atlantici (le Canarie vanno alla Castiglia, mentre le isole di Capo Verde, Madera e le Azzorre, il territorio di Fez e la Guinea vanno al Portogallo). Tramite l’unione personale tra il regno d’Aragona di Ferdinando e quello della moglie Isabella (divenuta regina di Castiglia nel 1474), viene a costituirsi uno spazio politico unificato di oltre 450 mila kmq, popolato da una decina di milioni di abitanti (dopo la morte d’Isabella, avvenuta il 26 novembre 1504, Ferdinando continuerà a regnare sull’Aragona ed eserciterà la reggenza sulla Castiglia, in nome di sua figlia Giovanna, dal 1506 al 1516)[18]. [Sotto Los Reyes Catholicos, titolo concesso loro dal papa nel 1494, i consigli municipali (ayuntamientos) verranno sorvegliati e controllati da un rappresentante del potere centrale, dotato di poteri giudiziari e amministrativi: il corregidor (insediamento di 64 corregimientos). Tra il 1476 e il 1498, l’associazione politica, poliziesca e giudiziaria Santa Hermandad combatterà il banditismo, smantellerà i castelli e scioglierà gli eserciti privati (dopo il 1498, i 2 mila cavalieri in forza alla Santa Hermandad passeranno sotto la diretta autorità del potere centrale). Tra il 1476 e il 1516, le Cortes di Castiglia verranno convocate solo nove volte, le Cortes d’Aragona sette, quelle catalane sei e una sola volta quelle di Valencia (le imposte indirette sui consumi, alcabalas, permettono ai sovrani di fare a meno delle imposte dirette, servicios, di pertinenza delle Cortes). Gli ebrei, che dal 1476 devono portare segni di riconoscimento, dal 1480 potranno vivere solo in determinati quartieri. Con la motivazione di sorvegliare gli ebrei cristianizzati (accusati di praticare in segreto la loro vecchia religione), i re di Spagna hanno ottenuto dal papa la bolla Exigit sincerae devotionis (1º novembre 1478), con la quale viene ristabilita l’Inquisizione in Spagna, sotto la protezione e il controllo dei sovrani (il Consiglio dell’Inquisizione, chiamato dal 1483 Consejo de la Suprema y General Inquisicion, si affianca così agli altri quattro grandi Consigli: Stato, Finanze, Castiglia e Aragona). Infine, in virtù del concordato con il Vaticano del 1486, i sovrani spagnoli potranno impedire la pubblicazione di qualsiasi bolla papale (diritto di exequatur) e presentare proprî candidati ai vescovadi e alle abbazie (tale concordato verrà reiterato nel 1523)[19].]

Francesco di Giorgio Martini definisce per primo i principî della balistica.

A Milano, Ludovico il Moro, ottenuta la tutela del nipote Gian Galeazzo, ne usurpa di fatto il potere ducale, facendo poi decapitare Cicco Simonetta, segretario della duchessa Bona di Savoia (vedova di Galeazzo Maria Sforza, ucciso nella chiesa di Santo Stefano il 26 dicembre 1476, e reggente a nome del figlio Gian Galeazzo). Insieme alla moglie Beatrice d’Este, Ludovico darà vita a una delle più brillanti corti d’Europa, ospitando, tra gli altri, Leonardo da Vinci (a partire dal 1482), il Filarete, Donato Bramante e molti altri «maestri celebratissimi»[20].

16 aprile. Patto tra il papa e Venezia «per la mutua difesa dei rispettivi Stati contro tutti gli italiani che, non provocati, gli offendessero».

21 agosto. I turchi conquistano Otranto (già capitale sotto i bizantini nel ix secolo). Autore dell’impresa è Gedik Ahmed, uno Schiavo della Porta originario della Serbia, «che forse può essere considerato il maggior condottiero europeo del tempo»[21]. Di fronte a questo attacco gli Stati italiani si mostrano deboli e reciprocamente sospettosi (la città pugliese verrà poi faticosamente recuperata ai turchi dal re di Napoli, il 10 settembre 1481, dopo la morte del sultano Mehmed II).

Compare, postuma, l’Imago Mundi di Pierre D’Ailly (1350-1420), basata sulla Geografia tolemaica, da lui stesso riscoperta all’epoca del Concilio di Basilea.

Giovanni II (re del Portogallo dal 1481 al 1495) ordina, nonostante l’opposizione del Consiglio di Stato, di costruire il porto fortificato di São Jorge da Mina, nei pressi delle ricche miniere d’oro di Elmina scoperte nel 1471 da João de Santarem e Pedro d’Escabar (nel 1471-’72, i portoghesi si erano stabiliti nelle isole di São Tomé e del Principe nel golfo di Guinea). [Durante il suo regno, Giovanni II opererà per il ristabilimento dell’autorità sovrana: accrescimento del demanio regio (tramite confisca o devoluzione di feudi rimasti privi di eredi), repressione della nobiltà riottosa, conversione o esilio per gli ebrei (1496), presentazione al papa di proprî candidati ai vescovadi e alle abbazie, drastica limitazione dei privilegi delle comunità cittadine, perdita d’influenza delle assemblee deliberative (non più convocate).]

6 febbraio. A Siviglia, si celebra il primo auto dé fé, in seguito a una congiura fomentata dal notabile Nuovo Cristiano Diego de Susan: sei persone salgono sul rogo, tutti ricchi cittadini che avevano precedentemente ricoperto cariche onorifiche[22].

3 maggio. Muore il sultano Mehmed II, mentre sta organizzando una spedizione militare in Asia (nel 1473 aveva affermato la sua supremazia in Oriente battendo a Otlukbeli, presso Erzincan, i Turcomanni del Montone Bianco, guidati da Uzun Hasan). Il 20 maggio 1481, gli succede il figlio primogenito B‰yazÇd, escludendo il fratello cadetto Djem.

Autunno. A Colonia, scoppia una violenta agitazione contro l’aumento dei dazi di consumo, deciso per rimediare al dissesto delle casse della città provocato dalla guerra contro Carlo di Borgogna in difesa di Neuss (1474-’75). Gli artigiani minori, che formano l’ala più radicale del movimento, chiedono tra l’altro la sospensione del pagamento delle annualità (questa istanza spaventa coloro che hanno investito i proprî risparmi nei fondi cittadini). [All’inizio del 1482, l’accordo tra gli elementi più moderati dell’opposizione e la ricca classe dirigente spianerà la strada alla repressione della rivolta (nondimeno il debito continuerà a crescere).]

La Provenza è incorporata al regno di Francia.

3 maggio. Firenze, Milano e Napoli da una parte, Venezia e il papa Sisto IV dall’altra dànno inizio alla guerra di Ferrara. [Con la pace di Bagnolo (7 agosto 1484), Venezia otterrà il Polesine di Rovigo, spingendosi poi fino a Cremona (alla caduta di Ludovico il Moro) e in Romagna (dopo il tracollo di Cesare Borgia).]

In Giappone, inizia il «periodo degli Stati combattenti», nel quale numerosi feudi si trasformano in vere e proprie signorie, azzerando così la capacità di governo dello shogunato retto dagli Ashikaga[23]. [Durante il «periodo degli Stati combattenti», destinato a durare fino al 1568, gli europei torneranno ad avere rapporti con il Giappone: viaggi di mercanti portoghesi (1542), seguiti da spagnoli e olandesi, e missioni di propaganda religiosa (san Francesco Saverio, 1549).]

Il navigatore Diego Cão raggiunge la foce del Congo: sette anni dopo inizierà la penetrazione coloniale portoghese nel territorio congolese.

10 novembre. Martin Lutero nasce nella città mineraria di Eisleben (distretto di Mansfeld) da Margaretha Lindemann (proveniente da una prestigiosa famiglia borghese) e Hans Luder (quest’ultimo, figlio di un contadino, si era trasferito insieme alla moglie a Mansfeld, elevandosi socialmente fino a divenire un piccolo imprenditore e appaltatore dei lavori di estrazione del rame). [Il duro lavoro per fuoriuscire dal contadiname accomuna il padre di Martin Lutero a molti altri membri di quella nuova classe imprenditoriale che si sta formando nel quadro del rapido sviluppo economico grazie al quale la Germania[24], tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, guadagna una posizione di preminenza rispetto alle precedenti «aree forti» d’Europa (Francia meridionale e Italia settentrionale), appoggiandosi sui quattro pilastri del protocapitalismo: industria mineraria (sistematico sfruttamento, a partire dalla metà del xv secolo, delle ricche miniere dello Harz, dei Monti Metalliferi, della Selva di Turingia e delle Alpi, seguìto dalla rifioritura delle antiche regioni minerarie sassoni e boeme: trasformazione di ingenti masse di contadini in minatori[25]) e metallurgica (con il conseguente sviluppo di tecniche e forme d’impresa nuove), commercio a distanza (soprattutto con l’Oriente), operazioni monetarie e creditizie in grande stile (tanto in Europa quanto nel Nuovo Mondo), Verlagssystem (produzione di manufatti standardizzati organizzata a domicilio da un imprenditore-commissionario, p. es. il fustagno commissionato dai circoli mercantili di Ulm e Augusta a migliaia di tessitori nei villaggi del circondario; oltre che in Germania, questo sistema si diffonde nelle Fiandre e nel Brabante, dove la crisi di Bruges determina lo spostamento in area rurale di tutta l’industria tessile, in Italia, soprattutto nel Milanese e nel Comasco, in Svizzera e in parte della Francia[26]).]

Composizione del primo nucleo della storia di Till Eulenspiegel, in basso tedesco. Connesso con la tradizione degli Schwänke (storielle comiche), il Till Eulenspiegel raccoglie una ricchissima serie di scherzi e di burle attribuiti a un contadino vissuto all’inizio del Trecento (nel 1515 ne apparirà un fortunata edizione a Strasburgo).

1º gennaio. Huldrich Zwingli nasce a Wildhaus, un villaggio arrampicato su di una costa montuosa della valle del Toggenburg. [Nel 1498 s’iscriverà all’università di Vienna, facendosi profondamente influenzare dal movimento erasmiano.]

In Francia, si riuniscono gli Stati Generali (è la loro unica convocazione fra la metà del Quattrocento e la metà del Cinquecento: «lo Stato si concentra ora attorno a questi due poli, il potere del sovrano e la gerarchia degli “ufficiali”. Gli “Ordini” della nazione, gli Stati Generali costituiscono l’eccezione, non la regola nella vita dello Stato del Cinquecento: una eccezione che agisce assai limitatamente sulla azione effettiva di governo. Quest’ultima emana invece, ogni giorno, dal principe e dai suoi “ufficiali”»[27]). [Sotto la pressione della Guerra dei Cent’Anni, il regno di Francia era venuto accettando un sistema fiscale comune: monopolio del sale (gabella), imposta diretta (taglia: l’introito più cospicuo per la corona), aide (sussidio), diritti doganali e decime ecclesiastiche. Queste tasse, divenute regolari a partire dal 1430 circa, dopo il 1451 erano state esatte d’autorità dal re (che ne aveva però esentato i nobili).]

15 luglio. B‰yazÇd I in persona espugna la fortezza di Kilija, sull’estuario del Danubio. Con quest’ultima conquista i turchi, che nel 1475 avevano già sottratto ai genovesi Caffa e Azov, interdicono agli stranieri l’accesso alla regione settentrionale del mar Nero: la sottrazione del traffico agli italiani va a beneficio della ripresa, nelle mani dei sudditi ottomani (armeni, ebrei, greci, turchi, italiani assoggettatisi), dei commerci interessanti l’area sarmatica (Moldavia, Galizia, Polonia, Baltico).

13 agosto. Muore Sisto IV: a causa delle sue guerre contro Firenze, Napoli, Venezia e contro i Colonna, è riuscito a dilapidare il pur ingente tesoro ecclesiastico[28]. Il 29 agosto, il cardinale Giovan Battista Cybo prende il suo posto con il nome d’Innocenzo VIII (il suo pontificato sarà dominato dal cardinale Giuliano della Rovere). Il nuovo papa emana subito la bolla Summis desiderantes affectibus, potente incentivo ai processi per stregoneria, che fa seguito al breve di Sisto IV Nuntiatum est nobis (1471). Nel corso dell’anno, compare anche il Compendium maleficarum di F.M. Guazzo (opera che ha subito due edizioni in Italia)[29].

Marsilio Ficino pubblica a Firenze la versione in latino del Corpus platonicum.

21 agosto. Il conte Enrico, pretendente al trono inglese come ultimo rappresentante della casa di Lancaster (Rosa Rossa), batte Riccardo III nella battaglia di Bosworth Field (località vicino a Leicester, nell’Inghilterra sud-occidentale), ponendo così termine alla Guerra delle Due Rose, iniziata trent’anni prima (numerosi lignaggi sono spariti e i loro feudi, pari a circa il 20% del suolo inglese, tornano alla corona[30]; i lignaggi superstiti sono controllati dal re che vieta ai lords di disporre di eserciti privati che portino la loro livrea). Sposandosi poi con una York, egli dà inizio alla dinastia Tudor, destinata a regnare sino a Elisabetta I e ad accompagnare l’«accumulazione originaria» del capitale in Inghilterra: «Le grandi guerre feudali avevano inghiottito la vecchia nobiltà feudale; la nuova era figlia del proprio tempo, che vedeva nel denaro il potere di tutti i poteri. Trasformazione degli arativi in pascoli da ovini fu, quindi, la sua parola d’ordine. […] Un confronto fra le opere del cancelliere Fortescue e quelle di Tommaso Moro mette in chiara luce l’abisso fra il xv e il xvi secolo. Dalla sua età dell’oro, come diceva giustamente Thornton, la classe lavoratrice inglese precipitò senza transizioni nell’età del ferro»[31]. [In Inghilterra, al pari che nell’Europa continentale, il xvi secolo vedrà la diffusione del «sistema della manifattura decentrata» (putting-out: equivalente inglese del Verlagssystem tedesco) in molti settori produttivi: l’industria estrattiva[32] e metallurgica, la manifattura tessile, la fabbricazione della carta e di piccoli oggetti in metallo o in legno, la stampa. Tale sistema determinerà un notevole spostamento delle industrie in regioni ove le corporazioni sono assenti o incapaci d’imporre significative restrizioni, e coinvolgerà sia gli artigiani sia i contadini liberi: il grosso del lavoro vien fatto nelle campagne, mentre nelle città si eseguono le rifiniture[33] (tra il 1586 e il 1631, nelle aree tessili dell’Inghilterra meridionale si produrranno ripetutamente disordini contro il carovita).]

La Dieta di Kutná Hora assicura libertà di religione a cattolici e utraquisti (i rappresentanti ufficiali della Riforma boema moderata): la Boemia e la Moravia divengono il primo territorio europeo in cui viene garantita per legge un’ampia tolleranza religiosa. Pur non essendo ufficialmente tutelate da questo accordo, anche le sètte clandestine radicali e l’Unità dei Fratelli Boemi possono usufruire di spazi di movimento maggiori rispetto a quelli esistenti nel resto d’Europa (le traduzioni in latino e in tedesco di alcuni scritti dell’Unità dei Fratelli feconderanno la nascente Riforma tedesca[34]). [A partire dal 1526, cioè subito dopo la sconfitta della guerra dei contadini[35] in Germania, comincerà l’afflusso dei primi gruppi anabattisti in Moravia, dove nella seconda metà del xvi secolo si conteranno circa 15 mila aderenti a una quindicina di sètte anabattiste, antitrinitarie ecc. (formate perlopiù da artigiani e servi della gleba stabilitisi in poderi e villaggi abbandonati delle zone meridionali)[36].]

Nel quadro del contrasto franco-asburgico per il controllo dei Paesi Bassi, le corporazioni di Gand insorgono contro Massimiliano d’Asburgo, che reagisce facendo tagliare la testa a ventotto capi della rivolta[37] e imponendo un atto di sottomissione più duro di quello imposto dal precedente trattato con le Fiandre (22 luglio 1485, lacerazione pubblica degli statuti della città). [Tre anni dopo, l’esercito imperiale dovrà intervenire per liberarlo dalle mani dei borghesi di Bruges, che, esasperati dalla guerra contro i francesi, avevano chiuso le porte della città (1º febbraio 1488). Massimiliano verrà liberato il 16 maggio dello stesso anno, dopo aver giurato di rinunciare a qualsiasi rappresaglia (Alberto di Sassonia, in qualità di luogotenente nei Paesi Bassi, avrà poi l’incarico di ridurre all’obbedienza le città fiamminghe).]

Viene pubblicato il De re aedificatoria, scritto da Leon Battista Alberti nel 1452.

Costruzione delle mura fortificate del Cremlino.

21 aprile. Ferdinando il Cattolico promulga una sentenza con cui libera dalle servitù medioevali i contadini ribellatisi contro i feudatari aragonesi (il contadino della Castiglia non era mai stato, né mai sarà, servo della gleba).

11 agosto. Pace di Roma, con la mediazione di Lorenzo de’ Medici, tra Ferdinando di Napoli e Innocenzo VIII (che l’anno precedente aveva appoggiato la rivolta dei baroni napoletani).

A Strasburgo, presso J. Prüss, compare la prima edizione del Malleus maleficarum, una silloge di testi sulla stregoneria redatta da due domenicani e inquisitori tedeschi, Heinrich von Krämer (Henricus Institoris) e Jacob Sprenger, destinata a essere il trattato di demonologia più diffuso, con ben trentaquattro edizioni fino al 1669 (questa raccolta di simbologie e immagini abnormi influenzerà artisti come Hieronymus Bosch)[38].

In Inghilterra, viene creata la Corte suprema, con competenza giurisdizionale su particolari reati contro l’ordine pubblico. Re Enrico VII fa costruire il Regent e il Sovereign, due velieri carichi di cannoni (è questo un valido e precoce esempio dei progressi in corso nella regione atlantica nell’uso di navi a vela dotate di artiglieria, destinate a manovrare e a combattere a distanza, diversamente da prima, quando la forza motrice era fornita, sulle galere da combattimento, dalla ciurma di schiavi e i soldati venivano lanciati all’abbordaggio del nemico). [La politica mercantilista di Enrico VII, nel mentre promuove lo sviluppo del settore delle costruzioni navali e delle imprese armatoriali tramite atti di navigazione che impongono l’uso di navi inglesi per il trasporto di prodotti nazionali (1485-’89), alimenta il tesoro attraverso i diritti di dogana e le ammende imposte ai contravventori (nell’ambito di questa politica, nel 1496 verranno conclusi trattati commerciali con Venezia, Firenze, le città dell’Ansa e i Paesi Bassi).]

Dopo il fallimento di una prima coalizione, la cosiddetta guerre folle, scoppia una nuova insurrezione in Bretagna, appoggiata dalle forze inviate da Massimiliano e dal re d’Inghilterra: l’esercito francese porrà fine a questa rivolta con la vittoria di Saint-Aubin-du-Cormier (1488), sancita dal trattato di Sablé favorevole al regno di Francia.

Schiere di armati, dotati d’indulgenza plenaria e del potere di remissione dei peccati, si riversano sulle popolazioni delle valli piemontesi e del Delfinato spargendo morte e terrore in nome della lotta contro l’eresia (questa campagna proseguirà nel 1488).

Pico della Mirandola, grazie al quale erano ricomparsi nella cultura occidentale Ermete Trimegisto e Zoroastro, subisce una condanna papale. Nella sua famosa Orazio de hominis dignitate (1478, ma pubblicata postuma nel 1496), Pico aveva sostenuto che l’uomo gode di una condizione privilegiata rispetto alle altre creature dell’universo – in quanto Dio non lo ha collocato in un punto fisso della gerarchia degli esseri, ma l’ha plasmato in modo tale ch’egli possa assumere tutte le forme, degenerando a bruto o innalzandosi ad angelo –, riprendendo poi questa tesi e sviluppandola in uno scritto dedicato all’interpretazione della Genesi (Heptaplus, 1488).

In Portogallo, compare a stampa il Pentateuco (in Portogallo, gli ebrei precedono i tedeschi nella stampa e la introducono anche in Turchia)

I prìncipi, i nobili e il patriziato delle città imperiali della Germania sud-occidentale fondano la Lega Sveva, la quale dispone, oltreché di forze militari, di organi amministrativi e giuridici proprî (quest’atto fa seguito all’abolizione del diritto di faida decisa a Ratisbona nel 1471, importante passo sulla via del monopolio statale dell’uso della violenza). [Motivata dai timori per la crescente forza dei confederati svizzeri e per la politica aggressiva dei Wittelsbach, duchi di Baviera, e fondata ufficialmente con lo scopo di garantire la tregua civile nell’Impero, la Lega fornirà alle élites della Svevia un organo centralizzato con cui affrontare i movimenti del contadiname e del salariato protocapitalista (oltre che fungere da strumento nelle mani dei prìncipi per rafforzare la propria oligarchia e per sostenere i disegni di riorganizzazione del Reich avanzati rispettivamente da Massimiliano d’Asburgo e dall’arcivescovo di Magonza Bertoldo di Henneberg).]

Il portoghese Bartolomeo Díaz doppia per la prima volta il capo delle Tempeste (poi chiamato capo di Buona Speranza): è aperta la via marittima per l’India.

Seconda edizione in lingua tedesca delle Vite dei santi (la Leggenda aurea di Jacopo da Varagine scritta nel 1255) che fa seguito a versioni manoscritte circolanti in Germania e nelle Fiandre fin dal secolo precedente e sarà seguìta da ulteriori edizioni.

A Heidelberg, l’astrologo imperiale Johannes Lichtenberger pubblica le Weissagungen (Profezie), una raccolta di vaticini ispirata al timore degli effetti nefasti della congiunzione tra Giove e Saturno avvenuta nel 1484, ma anche a un sentimento di attesa millenaristica, in quanto, al termine di una sequela di guerre, ribellioni e pestilenze destinata a durare per parecchi decenni consecutivi, sarebbero sopravvenuti un’età dell’oro, «un nuovo Reich» e la pace universale (nel 1492, il Prognosticon del Lichtenberger sarà violentemente accusato di plagio da Paolo di Middelburg, futuro vescovo di Fossombrone, autore dei Prognostica ad viginti annos spectantia pubblicati nel 1484 ad Anversa[39]). Nel testo di Lichtenberger, tra l’altro, si afferma che il profeta nato in relazione con la congiunzione tra Giove e Saturno sotto il segno dello Scorpione sarebbe stato un monaco (le illustrazioni profetiche di questo libro verranno utilizzate tanto dai nemici di Lutero quanto dai suoi sostenitori)[40].

A Praga, traduzione in cèco della Bibbia.

A Strasburgo, compare un’edizione illustrata con xilografie del De vita di Marsilio Ficino, autore della Theologia platonica e traduttore delle opere di Platone (unitamente alla riscoperta del fondatore dell’Accademia, si assiste alla diffusione di una corrente esoterica ispirata al neoplatonismo, nel tentativo di riscattare le arti magiche dalla condanna emessa nel Medioevo).

Compare la prima edizione del Repertorium morale di Petrus Bercherius (una seconda apparirà nel 1498).

31 dicembre. La scultura di San Giorgio in lotta contro il drago, scolpita da Bernt Notke nella cattedrale di Stoccolma (Storkyrka) di San Nikolaus, viene consacrata come fondazione del reggente di Svezia, Sten Styre, condottiero degli svedesi in lotta per l’indipendenza contro la corona danese (la figura di San Giorgio è fortemente simbolica in senso politico-religioso: nel 1471 l’esercito svedese aveva trionfato sui danesi nella battaglia di Brunkeberg, vicino a Stoccolma, e la vittoria era stata attribuita ai favori del santo, invocato da Styre prima del combattimento).

Thomas Müntzer nasce a Stolberg, nello Harz, da padre artigiano (cordaio) e madre contadina (scarsissime sono le notizie sugli anni della sua infanzia: forse frequenta la scuola latina del suo paese, compiendo poi gli altri studî propedeutici a Quedlinburg).

6 aprile. Mattia I Corvino d’Ungheria muore improvvisamente. Gli Asburgo rioccupano Vienna, ch’era stata conquistata cinque anni prima dal sovrano testé deceduto (l’anno dopo, la Pace di Presburgo riconoscerà le pretese ereditarie asburgiche sul Tirolo). [Mattia I Corvino, esponente della famiglia degli Hunyadi, aveva coltivato il sogno di diventare un giorno imperatore, avendo costretto l’imperatore Federico III d’Asburgo e suo figlio Massimiliano a cedergli sia la Moravia sia la Slesia ed essendo anche riuscito a riprendere ai turchi la Bosnia, la Moldavia e la Serbia. Alla morte di Mattia I Corvino, la Dieta ungherese, formata dalla grande nobiltà, sceglie come re Ladislao II (1490-1516) e poi suo figlio Luigi II (1516-1526), entrambi Jagelloni e re di Boemia.]

L’Inquisizione spagnola brucia un gran numero di Bibbie ebraiche (poco dopo, a Salamanca, verranno distrutte oltre 600 opere sulla stregoneria e il giudaismo).

I rurali dell’Ucraina dànno vita a grandi insurrezioni[41].

In Olanda e nella Frisia occidentale, i contadini liberi insorgono per evitare di cadere nel servaggio e contro il sistema dominante di dare in appalto l’esazione delle tasse a sindacati di finanzieri che anticipano il denaro al governo. [L’anno dopo, i ribelli (chiamati Kaas-en-Brodvolk in quanto adottano come simboli il formaggio e il pane) verranno sconfitti nella battaglia di Heemskerk dai mercenari tedeschi del duca Alberto di Sassonia (che inalberano l’insegna del pane e della birra).]

Ad Azpeitia, da una famiglia basca, proprietaria di terreni a Loyola e altrove, nasce Don Íñigo López de Loyola.

2 gennaio. Con la presa di Granada, principato nasride difeso dai Mori di re Boabdil, si completa la reconquista cristiana della Spagna. [Appena ultimata la reconquista, inizierà la cacciata degli ebrei (31 marzo 1492)[42], seguìta da una spedizione contro l’Africa settentrionale: conquista di Melilla (1497), Mers-el-Kebir (1505), Peñon de Velez de la Gomera e Ténès (1508), Orano (1509), Bugia e Tripoli (1510), Dellys, Cherchel e Mostaganem (1511). Nel 1502, i musulmani rimasti in Spagna dovranno convertirsi o andarsene (quelli che accetteranno di convertirsi saranno chiamati moriscos, quelli che si stabiliranno nel Nordafrica verranno definiti andalusi o tagarini).]

8 aprile. Muore Lorenzo il Magnifico: suo figlio Piero eredita solo l’ombra delle ricchezze di un tempo[43]. Il 25-26 luglio, morirà anche il papa Innocenzo VIII. [I due avevano stretto un’alleanza, sancita il 20 gennaio 1488 dal matrimonio tra Francesco Cybo (figlio d’Innocenzo VIII) e Maddalena (figlia di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini). Inoltre, il tredicenne Giovanni de’ Medici, cadetto di Lorenzo, era stato designato al cardinalato (8 marzo 1489).]

11 agosto. Lo spagnolo Rodrigo Borgia (forma italianizzata di Borja, casata comitale aragonese, risalente al xii secolo) ascende al soglio pontificio con il nome di Alessandro VI (esponente di una famiglia eccezionalmente avida, padre di tre figli maschi e una femmina, Alessandro VI si sforzerà innanzitutto di creare per loro dei principati). [Nello Stato della Chiesa, i sovrani-pontefici devono vedersela con grandi famiglie baronali, quali i Colonna e gli Orsini, che tendono ad autonomizzarsi. Inoltre, essi cercano di riconquistare le città usurpate da condottieri vittoriosi, come i Malatesta a Rimini e i Montefeltro a Urbino (questa politica di riunificazione territoriale verrà portata avanti con particolare vigore da Giulio II, papa fornito di doti guerriere, che guiderà di persona più di una spedizione).]

12 ottobre. Il genovese Cristoforo Colombo sbarca sull’isola di Guanahani, nelle Bahamas (secondo la capitulación firmata il 17 aprile 1492, i sovrani di Spagna si riservano tutti i diritti regali sulle terre scoperte e un quinto di tutti i prodotti riportati nella metropoli; a Colombo vanno un decimo delle ricchezze conquistate, il titolo di ammiraglio e la carica di viceré)[44]. [1493, nel suo secondo viaggio Colombo esplora le Piccole Antille e la Giamaica. 1497-’98, i veneziani Sebastiano e Giovanni Caboto raggiungono Terranova e il Canada (per conto del re d’Inghilterra Enrico VII). 1498, terzo viaggio di Colombo, fino alle foci dell’Orinoco. 1499, i fratelli portoghesi Corte-Real giungono sulle coste settentrionali del continente americano; gli spagnoli Vicente Pinzon e Alonso de Ojeda sbarcano sulle spiagge del Venezuela e forse del Brasile (nel 1509, partendo dai Caraibi, toccheranno i litorali dello Honduras e dello Yucatán); il fiorentino Amerigo Vespucci (al servizio dei portoghesi) giunge in Brasile (nel 1501-’02, arriverà fino al Rio della Plata). 1500-’02, Pedro Alvares Cabral in Brasile (di cui prende possesso a nome del Portogallo). 1502, quarto e ultimo viaggio di Colombo alla ricerca del passaggio a Occidente. 1513, lo spagnolo Vasco Nuñez de Balboa attraversa l’istmo di Panama e raggiunge la costa del Pacifico. 1517, Hernández de Cordoba riconosce le coste orientali messicane. 1519-’22, la spedizione del gentiluomo portoghese Ferdinando Magellano, doppiando il capo Horn e quello di Buona Speranza, compie la prima circumnavigazione del globo (per conto della Spagna). 1523-’24, il fiorentino Giovanni da Verrazzano esplora le coste del Nordamerica (per conto della Francia).]

Morte di Casimiro Jagellone e conseguente separazione della Polonia dalla Lituania (nel 1385 a Krewo era stato stipulato il patto di unione tra il regno di Polonia e il granducato di Lituania; l’anno successivo il granduca Jagellone, convertitosi al cristianesimo e preso il nome di Ladislao, aveva sposato la regina Edvige divenendo re di Polonia)[45].

A Lubecca, compare una traduzione tedesca delle Rivelazioni celesti della mistica Birgitta di Uppsala (1303-1373).

L’umanista Elio Antonio de Nebrija scrive la prima grammatica castigliana (tre anni dopo pubblicherà il suo dizionario latino-spagnolo, spagnolo-latino).

Settimana Santa. In Alsazia, l’intervento militare delle Autorità della città imperiale di Schlettstadt previene lo scoppio di una rivolta organizzata da un’organizzazione segreta di contadini e di plebei denominata Bundschuh[46]: i cospiratori catturati vengono esecutati o banditi dal Paese, dopo essere stati mutilati delle dita o delle mani (molti sono però coloro che riescono a fuggire in Svizzera). Uno dei capi della cospirazione arrestati, Klaus Ziegler di Strotzheim, davanti al tribunale ammette il progetto di collegarsi con i fanti svizzeri e di utilizzare anche i lanzichenecchi (uno di loro, abitante nella zona di Scherwiller, avrebbe dovuto essere nominato capitano e reclutare altri fanti; Walter Claus, un altro lanzichenecco soprannominato «Claus il selvaggio», si sarebbe offerto di procurare al movimento insurrezionale fino a 6 mila uomini armati). [Sebbene soffocata nel sangue, la rivolta del Bundschuh tenderà a riemergere a più riprese; il suo capo più famoso, Joß Fritz (1460?-1525), un servo del vescovo di Spira, cercherà per ben tre volte di riprendere la via delle armi, pur senza riuscirci: nel 1502 nel vescovado di Spira, nel 1513 a Lehen (Brisgovia) e nel 1517 nell’Alto Reno.]

25 aprile. Papa Alessandro VI stringe con Milano e Venezia una lega, alla quale aderiscono anche Ferrara, Siena e Mantova, contro Ferrante d’Aragona, dichiarato decaduto dal trono da Innocenzo VIII, l’11 settembre 1489 (Ferrante morirà il 25 gennaio 1494).

28 giugno. Papa Alessandro VI pubblica la bolla Inter Caetera, con la quale il Nuovo Mondo viene spartito tra Spagna e Portogallo, lungo la «raya», un ideale meridiano di demarcazione che corre 100 leghe a ovest delle Azzorre (fin dal 1344 Clemente VI aveva pubblicato la prima bolla papale di spartizione del mondo, onde prevenire l’insorgere di discordie tra i prìncipi cristiani e favorire l’evangelizzazione dei nuovi possedimenti). [L’intervento papale, che va a beneficio dei soli Paesi iberici, e in particolar modo della Spagna, non verrà ovviamente accettato dalle altre potenze europee: «Sarei felice di vedere la clausola del testamento di Adamo che mi esclude dalla mia parte nella divisione del mondo», avrà a dire il re di Francia Francesco I. Il papa Clemente VII darà allora una nuova interpretazione dell’Inter Caetera, comprendendovi solo i territorî già scoperti dalla Spagna e dal Portogallo, in modo da lasciar liberi i francesi di avventurarsi in viaggi di scoperta senza rischiare d’incorrere in un divieto papale (dopo i viaggi di Jacques Cartier nel 1534 e ’35, il re di Francia enuncerà la teoria secondo cui non la scoperta bensì l’occupazione e la colonizzazione dànno diritto al titolo di proprietà sulle terre d’oltreoceano).

9 settembre. L’esercito turco annienta la nobiltà croata nella battaglia di Abdina, per poi attaccare la Stiria e Timisoara. Gli ungheresi rispondono devastando nel novembre 1494 la regione intorno a Semendria (tregua per tre anni nel 1495).

Nell’Africa occidentale, Mohammed Ture pone fine alla dinastia Za di Songhai sconfiggendo Bakari Da’a (il padre di quest’ultimo, Sonni Ali, fondatore dell’Impero songhai nel 1464 e conquistatore di Timbuctu nel 1468, era morto annegato l’anno precedente nel corso di una scorreria contro gli zaghrani e i fulani di Gurna). Mohammed Ture assume il nome di Askia Mohammed I e diviene signore dell’Impero songhai: inizia l’apogeo di questa formazione politica. [Tra il 1498 e il 1520 Askia Mohammed I conquisterà i territorî stendentisi dalla zona di Mali fino a Kano e Katsina, ad est, e fino al deserto, a nord. Stimando molto gli studiosi e amando circondarsene, Askia il Grande riuscirà a fare di Walata, Gao, Timbuctu e Djenne altrettanti centri di studio (durante il suo regno l’Università di Sankore diverrà uno dei più importanti centri della cultura mondiale). Sul piano interno, formerà un grande esercito regolare, riorganizzerà la pubblica amministrazione (creando dei governi regionali, un’efficiente giurisdizione e una corte in piena regola) e incoraggerà lo sfruttamento delle risorse naturali; sul piano internazionale, si manterrà costantemente in contatto con il riformatore marocchino El Merhili. Con l’abdicazione (1528) e la morte (1542) di Askia il Grande inizierà la fase finale della storia dell’Impero songhai (destinato a essere l’ultimo degli imperi dell’Africa occidentale).]

19 gennaio. Trattato di Barcellona: in vista della sua discesa in Italia, Carlo VIII, dopo essersi assicurato la neutralità di Massimiliano d’Austria, concedendogli l’Artois, la Franca Contea e il Charolais (Trattato di Senlis, 3 maggio 1493), si garantisce ora quella di Ferdinando d’Aragona, restituendogli il Rossiglione e la Cerdaña. Inoltre, il re di Francia paga di sua iniziativa una pesante indennità all’Inghilterra facendosi promettere una pace perpetua.

A Basilea, durante il carnevale, compare La nave dei folli, un poema satirico, illustrato da Dürer, in cui i prelati vengono dipinti come avidi e mondani, composto l’anno precedente dall’umanista ed eminente giurista di Strasburgo Sebastian Brant Stoßseufzer (1458-1521)[47].

3 giugno. Trattato di Tordesillas: modificando quanto stabilito l’anno precedente dalla bolla pontificia Inter Caetera, vengono fissati nuovi termini per la spartizione dell’ecumene extraeuropeo tra Spagna e Portogallo: 370 leghe a ovest delle Azzorre e di Capo Verde le nuove terre appartengono ai castigliani, a est di questa linea ai portoghesi, che ottengono anche l’Africa ad eccezione del Marocco (il Brasile, inizialmente considerato solo come un fattore di sicurezza nel commercio con le Indie Orientali, vedrà l’introduzione sistematica della coltivazione della canna da zucchero, lo sfruttamento dei legni da tinta e, alla fine del Seicento, la scoperta di considerevoli giacimenti di metalli preziosi, divenendo un grande polo di concentrazione di manodopera schiavizzata: tre milioni e mezzo di schiavi neri importati dall’Africa tra il 1500 e il 1851[48]). [Nel 1529, con il Trattato di Lerída, parafato in seguito alla spedizione di Magellano (10 agosto 1519-4 settembre 1522: 86 mila chilometri, 247 morti su 275 imbarcati, ma un carico di spezie tale da coprire le spese e procurare un profitto del 400%), verrà spartita anche l’Asia: a est del meridiano di Ternate le terre spagnole, a ovest quelle portoghesi (in barba a questo accordo, la Spagna s’impadronirà delle Filippine).]

3 settembre. Partito da Grenoble, l’esercito francese guidato da Carlo VIII valica le Alpi e scende in Italia[49].

17 novembre. Alla testa di 8 mila cavalieri e 4 mila fanti, Carlo VIII entra in Firenze, ricevuto con tutti gli onori. Marsilio Ficino tiene l’orazione di saluto al Re Cristianissimo, in cui dice di ravvisare l’uomo della Provvidenza, inviato a illuminare Firenze il giorno stesso della morte di Pico della Mirandola, affinché «neppure per un giorno la città restasse allo scuro». Il re di Francia viene accolto come l’uomo, profetizzato da Girolamo Savonarola, inviato dal Cielo per redimere l’Italia[50].

A Venezia, il divulgatore di «bonae litterae» Aldo Manuzio (1450-1515) inizia la sua attività tipografica (dietro il raffinato editore-tipografo c’è il ricco Andrea Torresano di Asolo, che ne finanzia l’attività)[51]. [Oltre che a Venezia (dove verso il 1500 sono attive circa 150 stamperie) e Firenze, il capitale reso disponibile dai mercanti-librai permette l’apertura di industrie tipografiche a Parigi, Lione (dove sono attive una cinquantina di stamperie alla fine del Quattrocento e più di cento trent’anni dopo; gli operai tipografi lionesi, nel 1539 e nel 1569, entreranno in sciopero per rivendicare più soldi, meno lavoro e la limitazione del numero degli apprendisti impiegati come manodopera a basso costo), Londra (dove, nel 1475, William Caxton, tipografo e grande fautore del volgare, ha fondato la prima casa editrice inglese), Siviglia (dove, a partire dal 1502, è attivo Jacobo Cromberger), Anversa (dove il laboratorio di Plantin, nel 1575, conterrà 16 torchi e un’ottantina di operai) e in quasi tutte le grandi città tedesche, in particolare a Colonia, Strasburgo, Augusta, Norimberga (dove oltre un centinaio di operai e artigiani lavorano, utilizzando 24 torchi, per conto di Anton Koberger) e Francoforte (progressivo assorbimento delle piccole botteghe artigiane in grandi atelier organizzati dai finanziatori, che dànno vita anche a una rete di filiali nelle sedi universitarie o nei grandi mercati urbani). La diffusione della nuova tecnica è stata fulminea: alla morte di Johann Gutenberg (1468), si contavano una dozzina di stamperie in Germania; tra il 1470 e il 1479 sorgono un centinaio di stamperie in Italia, Francia e Spagna; tra il 1480 e il 1489, ancora un centinaio di fondazioni, poi il ritmo prenderà a rallentare, con una quarantina di nuove officine tra il 1490 e il 1499; infine, nel xvi secolo si aggiungeranno altre 130 città. Nella seconda metà del Quattrocento, la produzione libraria in Europa raggiunge le 35 mila edizioni, con circa 15 milioni di copie, prodotte in 236 località (a testimonianza dell’ulteriore incremento della produzione editoriale verificatosi nel secolo successivo, si consideri che la fiera annuale del libro di Francoforte del 1565 annuncerà 550 titoli (per un totale di 22 mila nel periodo 1565-1600).]

Il francescano Luca Pacioli (1445-4509) fa comparire la Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalità, il primo trattato generale di aritmetica e algebra pubblicato a stampa (ne fa parte anche un manuale di contabilità commerciale).

21 giugno. A Seminara, le truppe del re di Francia Carlo VIII (entrato a Napoli il 22 febbraio 1495, senza dover neppure combattere) vincono l’esercito napoletano-spagnolo di Ferdinando II d’Aragona (detto Ferrandino)[52].

6-8 luglio. A Fornovo di Taro, presso Parma, l’esercito della Lega Santa (stretta tra il papa Alessandro VI, la Spagna, l’Impero e Ludovico il Moro per contenere il successo del re di Francia), sotto il comando di Francesco Gonzaga, si scontra con le truppe di Carlo VIII. Dopo una mischia confusa e combattuta con alterne vicende, i francesi si disimpegnano dalla lotta e, nella notte tra il 7 e l’8, levano segretamente il campo muovendo alla volta di Fidenza (per valicare infine le Alpi in ottobre). All’indomani della battaglia di Fornovo, le armi spagnole ricollocano sul trono napoletano Ferrandino. [Per poco, però, perché Ferdinando II morirà il 7 ottobre 1496. Lo sostituirà lo zio Federico, che il 25 novembre 1497 concluderà un armistizio con la Francia.]

Dieta di Worms: alla notizia dell’esito della battaglia di Fornovo, Massimiliano I d’Asburgo[53] riesce a far approvare ancora una volta l’esazione del Gemeiner Pfennig[54] e a ottenere un prestito immediato di 300 mila Gulden per finanziare le spese di guerra. Viene proclamata l’ennesima pace generale perpetua, all’interno, e istituito il Tribunale Camerale dell’Impero, supremo organo giudiziario permanente per la soppressione del diritto di guerra privata, con sede a Francoforte[55] (dal 1527 a Worms, dove il costo della vita è più basso).

In Portogallo, alla morte di re Giovanni II gli succede Emanuele il Fortunato, che sarà re dal 1495 al 1521 (la dinastia portoghese aspirando a unificare la penisola iberica sotto la propria autorità, si unirà ripetutamente in matrimonio con le case di Castiglia e d’Aragona, nella speranza di una combinazione ereditaria favorevole, ma tutti i potenziali eredi moriranno giovani).

In Polonia, dove a causa del costante aumento delle esportazioni cerealicole di Danzica i signori feudali tendono ad aumentare la superficie dei dominî (riserve) signorili e a farli coltivare con prestazioni di lavoro obbligato, vengono varate le prime leggi che legano il contadiname alla terra: già costretti a una giornata di lavoro settimanale per manso, i contadini si vedono ora togliere il diritto di lasciare il villaggio ed emigrare altrove (questo esempio verrà presto seguìto in tutti i territorî ostelbici, a cominciare dalla Russia, dove la fame di forza-lavoro contadina dei signori russi inizierà a cristallizzarsi nel codice del 1497, che intacca la libertà di movimento della popolazione agricola stabilendo la possibilità per il contadino di abbandonare il signore solo nelle due settimane intorno al 25 novembre, giorno di San Giorgio, dopo aver pagato alcune tasse[56], per poi sfociare nel codice del 1649, con il quale i contadini saranno vincolati rigidamente). [La szlachta aumenta notevolmente il suo potere nel corso del xv secolo, fino ad affiancarsi al re nella condotta degli affari di Stato, a spese delle città e, in particolare, dei contadini. La Costituzione polacca del 1520 stabilirà come minimo obbligatorio di corvée un giorno la settimana (inoltre la nobiltà otterrà dal re l’impegno che né lui né i suoi successori avrebbero interferito nelle controversie tra il signore e i suoi sudditi): già alla metà del Cinquecento nell’intera Polonia, con l’eccezione di poche aree, funzionerà un sistema economico caratterizzato: a) dal lavoro servile sul dominio signorile per la produzione di derrate alimentari destinate sia al consumo del signore e della sua corte sia al commercio a lunga distanza; b) dall’esistenza di possessi contadini di dimensioni ridotte destinati a fornire manodopera gratuita e bestiame per il lavoro nella riserva (benché il salariato agricolo non sia assente); c) da una serie di obblighi verso il signore ai quali sono tenuti i contadini legati alla terra (p. es. l’obbligo di comprare vodka e birra solo nella sua osteria)[57].]

Ottobre. I confederati svizzeri, che fino alla morte dell’imperatore Federico III (1493) avevano lottato per rendersi indipendenti dagli Asburgo ma avevano continuato a far parte della grande compagine imperiale, rifiutano sdegnosamente di accogliere una sentenza contro la città di San Gallo pronunciata dal Tribunale Camerale dell’Impero: dopo un’intensa preparazione, la guerra divamperà nel febbraio del 1499, lungo il Reno da Basilea a Feldkirch (la Svizzera è alleata con le Tre Leghe di Rezia, una formazione statale costituitasi nel corso del Trecento e sottoposta dal 1494, per effetto delle guerre d’Italia, a una crescente pressione asburgica, a causa dei passi alpini che la collegano con il ducato di Milano)[58].

I porti turchi vengono chiusi alle navi della Serenissima. [Tre anni dopo, scoppierà una nuova guerra tra i veneziani e l’impero degli Osmanli, nel corso della quale la città lagunare vedrà sconfitta la propria flotta e rischierà addirittura di essere attaccata: questo conflitto durerà fino al 1503, allorché la stipula di un trattato di pace porrà fine alle ostilità (solo temporaneamente).]

A Venezia, compare la prima edizione a stampa delle Relazioni di viaggio di Marco Polo.

L’inglese John Colet, dopo una permanenza di due anni in Italia, dove ha subìto l’influenza di Marsilio Ficino, tiene due conferenze a Oxford sulle Epistole di san Paolo in netta rottura con i metodi dell’erudizione scolastica: «Come Colet a Oxford, così in quegli anni Le Fèvre d’Etaples riportò a Parigi, da un viaggio in Italia, l’entusiasmo per una nuova cultura, che offriva al tempo stesso un ammaestramento nei metodi della cultura classica, un vivo interesse per Platone e per il neoplatonismo, una nuova prospettiva teologica e una nuova religiosità che permeava ogni ramo del sapere»[59].

16 febbraio. A Bretten (nell’attuale Baden), nasce Filippo Melantone da Georg Schwarzerd, armaiolo e maestro d’armi, e da Barbara Reuter. [Alla morte dei genitori, verrà allevato dalla nonna materna Elisabeth (sorella del grande umanista, studioso di greco e di ebraico, Johannes Reuchlin), che gli farà seguire gli studî classici.]

8 luglio. Il portoghese Vasco de Gama salpa da Lisbona alla volta dell’India. [Dopo aver circumnavigato l’Africa egli raggiungerà Calicut, sotto la guida del pilota arabo Ibn M‰jid, il 22 marzo 1498, per ritornarne poi con un equipaggio decimato, ma con le navi cariche di merci pregiate, nel settembre del 1499 (nel 1776, Adam Smith definirà la scoperta dell’America e della via marittima delle Indie Orientali i due avvenimenti «più grandi e più importanti che si siano registrati nella storia dell’uomo»)[60].]

In Cornovaglia, scoppia una rivolta contro l’esazione di nuove tasse decisa dal parlamento di Londra per finanziare la guerra contro lo Scozia (dopo la vittoria, Enrico VII imporrà il matrimonio di una delle proprie figlie con il re scozzese, nella speranza di unificare i due regni sotto un unico erede).

A Firenze, i seguaci di Girolamo Savonarola (ascetico animatore della Repubblica Fiorentina, «Nuova Gerusalemme» destinata a guidare il processo di rigenerazione del mondo cristiano) effettuano i «roghi delle vanità»: libri (tra cui le opere di Dante, Petrarca e Boccaccio), vestiti, dipinti e altri oggetti da cui purificarsi.

23 giugno. A Firenze, Girolamo Savonarola, accusato di eresia dalla curia romana, sospeso dalla predicazione (8 settembre 1495) e scomunicato da papa Alessandro VI (12 maggio 1497), viene impiccato e poi arso in Piazza della Signoria: dopo la sua morte, il potere passa «nelle mani di un gruppo del patriziato incline a instaurare un governo allargato a elementi mercantili e artigiani fuori dai ristretti ranghi aristocratici», nella forma di una repubblica retta da un Gonfaloniere e dal Senato[61].

Il capitolo generale francescano stabilisce che l’interesse è non solo lecito ma addirittura obbligatorio. Si chiude così il dibattito legato all’istituzione, nella seconda metà del Quattrocento, dei Monti di Pietà, propugnata dal predicatore Bernardino da Feltre come alternativa all’usura (analoga funzione svolgono i Monti frumentosi, sórti nello stesso periodo per anticipare il grano ai contadini, particolarmente per la semina e durante i periodi di carestia)[62].

L’umanista boemo Bohuslav Hasistejnsky (1460-1527), scrive Ad sanctum Venceslaum satira, in qua mores procerum et popularium patriae suae reprehendit.

Vengono edite le prediche del mistico trecentesco Johannes Tauler. Nello stesso periodo, compaiono anche, senza il consenso dell’Autore, i violenti sermoni di Geiler von Kaiserberg (1455-1510), «il Savonarola tedesco», che utilizza i materiali più eterogenei, compresa La nave dei folli.

Dürer pubblica Apocalypsis cum figuris, un ciclo di illustrazioni che accompagna il testo in latino dell’Apocalisse di Giovanni.

15 aprile. Trattato di Blois tra Venezia e il nuovo re di Francia Luigi XII (succeduto a Carlo VIII, morto accidentalmente il 7 aprile 1498) per la conquista di Milano.

6 ottobre. Al comando di un milanese, Gian Giacomo Trivulzio, l’esercito di Luigi XII entra in Milano[63], scacciandone Ludovico il Moro (che si rifugia in Tirolo, presso il genero, Massimiliano I d’Asburgo, reclutando poi «un potente esercito d’Elvezj» per cercare di recuperare il ducato perduto). [Il 5 febbraio 1500, Ludovico farà trionfalmente ritorno a Milano, insorta quattro giorni prima contro i francesi, ma l’8 aprile successivo verrà sconfitto nell’assedio di Novara, in quanto i suoi mercenari svizzeri si rifiuteranno di «venire alle mani co’ parenti e co’ fratelli propri» (Francesco Guicciardini) arruolati dall’altra parte, consegnandolo poi al governatore francese Gian Giacomo Trivulzio[64]. Deportato in Francia, il duca sconfitto morirà prigioniero nel castello di Lys St. Georges (1508).]

Compare, anonima, la Cronaca di Colonia, in cui si afferma che «l’arte della stampa è venuta prima d’ogni altro luogo a Colonia, indi a Strassburg, indi ancora a Venezia».

Aldo Manuzio stampa la Poliphili Hypnerotomachia (Il sogno di Polifilo) del predicatore veneziano Francesco Colonna (1433-1527), un’opera illustrata con numerose xilografie.

A Lione, Matthias Husz edita la Grand danse macabre des hommes et des femmes.

12 gennaio. Cesare Borgia, dopo aver ottenuto da Luigi XII il ducato di Valentinois (italianizzato in Valentino) e la mano di Carlotta di Albert, sorella del re di Navarra, occupa Forlì e Cesena (nel dicembre del 1499 aveva già occupato Imola). [Nel 1501, papa Alessandro VI conferirà il ducato di Romagna a Cesare Borgia, al quale si arrenderà anche Faenza (23 aprile 1501). Nell’estate del 1502, il Borgia s’impadronirà di Camerino (facendo uccidere il principe Giulio Cesare da Varano) e di Urbino (cacciandone Guidubaldo da Montefeltro). Nell’aprile successivo, sarà la volta di Cere e di Bracciano[65].]

I contadini frisoni insorgono sotto la guida di Syaard Aylva, ma vengono sconfitti dal duca Alberto di Sassonia.

Dieta di Augusta: Massimiliano I, che l’anno precedente ha dovuto riconoscere la Confederazione svizzera (Pace di Basilea), deve ora accettare la costituzione di un Consiglio supremo come organo esecutivo dell’Impero.

In Inghilterra nascono le prime grosse fabbriche per la produzione di tessuti.

Prima edizione parigina degli Adagia di Erasmo da Rotterdam (1466?-1536).

Hieronymus Brunschwig pubblica il Liber de arte distillandi, un trattato sulla distillazione.

A Venezia, all’insaputa dell’Autore, Iacopo Sannazaro (1457-1530), esce l’Arcadia, capolavoro della letteratura pastorale (66 edizioni nel corso del Cinquecento).

Lungo il Reno, in Svevia, in Tirolo, nelle città della Bassa Germania e alle frontiere danese e polacca, si diffondono notizie circa piogge di «croci cadenti».

Fine aprile. «Martinus Ludher ex Mansfelt» viene iscritto nei registri dell’università della ricca città commerciale di Erfurt (ateneo fondato nel 1392 ed egemonizzato dalla scolastica «moderna» di Ockham). [Nel settembre 1502, Lutero vi conseguirà il titolo accademico minore, quello di Baccelliere in artibus e poi, meno di tre anni dopo, quello di Magister nelle arti liberali, per poi decidere improvvisamente di farsi monaco ed entrare, il 17 luglio 1505, nel convento degli Eremiti agostiniani di Erfurt (un ordine mendicante dalla regola particolarmente severa).]

Agosto. Nonostante la stipula del trattato di Granada (11 novembre 1500), con il quale Francia e Spagna si erano accordate circa la spartizione dell’Italia meridionale, le truppe di Luigi XII occupano Napoli, con il consenso del papa, e costringono Federico I alla resa e all’abdicazione a favore del figlio Ferrando: è la fine della dinastia aragonese in Italia. [Nel 1502, ne seguirà un conflitto tra francesi e spagnoli, destinato a concludersi, dopo la sconfitta dei primi nelle battaglie di Seminara (21 aprile 1503), Cerignola (28 aprile 1503) e Garigliano (28 dicembre 1503), con l’armistizio di Lione che stabilisce il dominio dei secondi, destinato a durare per oltre due secoli, sul regno di Napoli (31 gennaio 1504)[66].]

In Spagna, vengono promulgate le prime leggi sull’esportazione di schiavi verso il Nuovo Mondo (i primi schiavi neri verranno introdotti nelle colonie spagnole dell’America meridionale a partire dal 1508).

In Persia, Ism‰‘Çl sale al potere grazie a un movimento radicale sciita e ricostituisce l’impero, coronando politicamente la conquista dell’area iraniana intrapresa dai nomadi dell’Azerbaidjan unitisi in federazione (inizia la dinastia dei Safavidi, che nel 1524 continuerà con lo scià Thamasp). Per la prima volta da secoli torna a esistere un potente Stato unitario che dalle sponde del Mediterraneo giunge sino ai confini con l’India e l’Asia centrale (lo scià ism‰‘Çlita impone lo sciismo come religione ufficiale della Persia)[67]. [Di fronte al rinascere della potenza persiana, che mette in gioco il controllo del Medio Oriente e la leadership dell’Islam, la reazione ottomana non si farà attendere: il sultano B‰yazÇd ordinerà la deportazione in Grecia degli sciiti dell’Anatolia e disporrà le proprie truppe lungo la frontiera tra i due imperi. Nel 1511, gli ottomani dovranno fronteggiare una pericolosa rivolta sciita nell’Anatolia centrale. L’anno successivo, l’anziano sultano abdicherà a favore del figlio SelÇ’m I, detto SelÇ’m il Crudele (1512-1520), che porterà avanti il contrasto con lo scià Ism‰‘Çl fino alla guerra aperta.]

Muoiono Tommaso da Kempis (autore della celebre Imitazione di Cristo) e Hans Monbaer (autore del Roseto di esercizi spirituali), continuatori della devotio moderna (un metodo di devozione individuale basato sull’imitazione di Gesù Cristo, l’esame di coscienza e la preghiera) dei Fratelli e Sorelle della Vita comune, iniziata da Geert Groote (1340-1384), Florent Radewijns e Gérard Aerbolt nella seconda metà del Trecento (Lutero troverà molti punti di contatto tra le proprie idee e quelle del Fratello della Vita comune Wessel Gansfort).

Erhard Etzlaub pubblica una carta stradale della Germania, destinata a venire incontro ai bisogni pratici di mercanti e pellegrini.

Ai prìncipi, alla nobiltà e ai preti non sono più dovuti balzelli, decime, imposte o dazi; il servaggio dev’essere abolito[68]; i beni dei conventi, così come tutte le altre proprietà della Chiesa, devono essere incamerati e distribuiti al popolo; non esiste altra sovranità al di fuori di quella dell’imperatore: questi sono i punti programmatici dell’insurrezione che il rinnovato Bundschuh, sul cui labaro campeggia il motto Nient’altro che la giustizia di Dio[69], sta organizzando nell’Alto Reno. Il suo piano per fare irruzione a Bruchsal (ove la lega conta molti aderenti), organizzarvi un esercito e diffondere la rivolta in tutto il territorio del capitolo del duomo di Spira e nei principati circostanti viene però sventato dalle Autorità, grazie alle rivelazioni di un ecclesiastico che si avvale della confessione ricevuta da un congiurato (i prìncipi manifestano immediatamente il timore di un possibile collegamento tra i cospiratori e i Reißbuben: termine con cui vengono indicati, nell’Alta Svevia e in Alsazia, i fanti di ogni genere, quindi svizzeri e lanzichenecchi, il cui stato d’animo è in pieno accordo con le parole d’ordine del Bundschuh). Massimiliano I d’Asburgo emana una serie di ordinanze sanguinose contro i ribelli: a nulla valgono gli ammassamenti di bande di contadini che qua e là tentano di resistere con le armi (la nuova sconfitta e gli arresti in massa non distruggono però la struttura clandestina del Bundschuh, basata su di un’efficace compartimentazione cospirativa e su di una salda rete di solidarietà e sostegno logistico in varie località).

La peste scoppiata nel 1499 continua a mietere vittime (si calcola che nelle regioni renane e in Svevia ne sia morta circa metà della popolazione).

Mangli Giray, Khan dei tatari della Crimea e vassallo dell’Impero ottomano, con la conquista di Saraj distrugge l’Orda d’Oro (ventidue anni prima il Khan Ahmad, sovrano di quel che restava dell’Orda, non era stato in grado di opporsi alla ribellione d’Ivan III: «marciò su Mosca, ma non osò assalire le truppe russe che gli sbarravano la strada. Per parecchie settimane gli avversari si sorvegliarono da una riva all’altra del fiume Ugra; e finalmente il Khan se ne tornò a Saraj. Era la fine del “giogo mongolo”»[70]).

Vasco de Gama torna «nell’oceano Indiano con una grossa flotta da guerra, e dà inizio a quella prassi terroristica che tanta parte avrà nel determinare il successo finale portoghese. “Avendo incontrata di fronte a Calcutta una flotta araba con un carico di riso, de Gama fece tagliare il naso, le orecchie e le mani a tutto l’equipaggio: 800 uomini. I mutilati furono poi reimbarcati a bordo delle loro navi, a cui i portoghesi appiccarono il fuoco” (Hauser). L’uso sistematico di tecniche di distruzione (bombardamenti di città, incendi dei raccolti, saccheggi e massacri) consentirà in effetti ai lusitani di imporsi a popoli il cui livello di civiltà è senz’altro pari, se non superiore, a quello europeo dell’epoca»[71].

Lo stampatore veneziano Ottaviano Petrucci è il primo a pubblicare una raccolta musicale, l’Harmonice Musices Odhecaton, per poi proseguire con l’edizione di canzoni italiane (lo stampatore parigino Pierre Attaignant, dal 1528 al 1552, pubblicherà una cinquantina di volumi contenenti le maggiori opere della produzione musicale francese).

A Strasburgo, compare un’edizione delle Georgiche di Virgilio, illustrata con scene molto precise dell’agricoltura alsaziana.

Nelle Indie spagnole viene istituita l’encomienda: riunione forzosa degli indios in villaggi per costringerli a lavorare, sotto l’autorità di uno spagnolo, l’encomendero, secondo l’ordine regio del 1503: «A causa dell’enorme libertà di cui godono, gli indiani non vogliono lavorare […] e si dànno al vagabondaggio […]. È difficile radunarli per evangelizzarli e condurli alla conversione […]. Io vi ordino di costringerli a riunirsi […] a lavorare […] a carico dei cristiani […] di pagare un salario perché sono uomini liberi»[72].

In Germania, riappaiono le «croci cadenti».

11 aprile. Trattato di Arona: gli svizzeri ottengono il Canton Ticino dai francesi in cambio dell’aiuto loro prestato.

19 agosto. Muore Alessandro VI.

22 settembre. Il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini è nominato papa con il nome di Pio III: morirà 26 giorni dopo essere stato eletto al soglio pontificio.

31 ottobre. Il cardinale Giuliano della Rovere viene eletto papa con il nome di Giulio II. Ormai privo dell’appoggio paterno e avversato dal nuovo papa, Cesare Borgia sarà costretto a fuggire a Napoli, nel novembre successivo (per poi morire in esilio a Pamplona, il 12 marzo 1507).

Giacomo IV di Scozia si unisce in matrimonio con Margherita Tudor.

I Wittelsbach, duchi di Baviera, vengono sconfitti dalla Lega Sveva e devono rinunciare alle loro ambizioni egemoniche. [Dopo la morte del suo comandante Eberardo di Württemberg (1496), la lega manca però di una guida sicura ed è dilaniata da una serie di dissidi interni che porteranno infine al suo scioglimento (1534).]

Gregor Reisch pubblica Margarita Philosophica, una delle più note enciclopedie illustrate cinquecentesche (nel 1508 ne uscirà un’altra edizione).

Erasmo da Rotterdam pubblica l’Enchiridion militis christiani (Manuale del soldato cristiano), opera di esortazione religiosa.

Francesco di Giorgio pubblica un importante trattato sull’architettura civile e militar

Muore lo zar Ivan III il Grande: figlio e successore del gran principe di Mosca Vasilij Vasiljevi† (1425-1462), aveva cessato di pagare il tributo ai mongoli dell’Orda d’Oro (1476) e li aveva poi fermati sul fiume Ugra (1480), aveva introdotto l’aquila bicipite nel suo stemma, si era avvalso, in parte sotto l’influenza della moglie Zoe della dinastia dei Paleologi per primo del titolo di Samoderzshets e di sovrano di tutte le Russie nel 1494 – dopo aver assorbito Novgorod e i vasti territorî circostanti (fra il 1465 e il 1488), Perm (1472), Vjatka, Tver e Rjazan (verso il 1485) – e aveva sottomesso una pletora di boiari[73] e prìncipi autonomi (il tutto all’insegna della liberazione della «santa Russia» e sotto l’egida della Chiesa Ortodossa, separatasi dalla Chiesa Greca nel 1439). Gli succede il figlio Basilio III, che due anni dopo dichiarerà guerra alla Lituania, ultimo ostacolo sulla via dell’unificazione russa (sotto il regno di Basilio III, 1505-’33, il monaco Filoteo di PŠkov darà compiuta espressione all’ideologia della translatio imperii moscovita: «Due Rome son cadute [Roma e Bisanzio], ma la terza [Mosca] rimane e non vi sarà una quarta Roma»).

Crisi agraria su scala europea (1505-’06).

Venezia restituisce a papa Giulio II (strettosi in un’alleanza antiveneziana con Massimiliano d’Asburgo e Luigi XII, il 22 settembre 1504) le terre tolte al Valentino, meno Faenza, Rimini e Cervia.

Stante il blocco del traffico attraverso il Levante a causa dello scontro turco-veneziano nel Mediterraneo orientale, un consorzio italo-tedesco (Fugger, Welser, Höchstetter e Imhof) appoggiato dalla corona portoghese invia tre navi lungo la rotta aperta da Vasco de Gama, che due anni dopo torneranno cariche di spezie (procurando un profitto di almeno il 150%).

A Venezia, un incendio distrugge il Fondaco dei Tedeschi: la Serenissima lo farà immediatamente ricostruire, impreziosendolo con gli affreschi (1507-’08) di Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione (1477-1510), onde riaffermare, nonostante le traversie politico-militari subìte sulla terraferma e nel Mediterraneo, la propria fama di centro degli scambi ed emporio d’Europa (il porto di Venezia è visitato annualmente da numerose navi olandesi che vi smerciano le stoffe e le spezie giunte ad Amsterdam dalle Indie Orientali). [Nel 1512-’13, però, i mercanti viennesi si lamenteranno con l’imperatore Massimiliano di non riuscire più a procurarsi a Venezia i quantitativi di pepe necessari, chiedendo perciò l’autorizzazione a rifornirsi sulle piazze di Francoforte, Anversa e Norimberga (nel 1515 i veneziani si vedranno costretti ad acquistare il pepe a Lisbona).]

Ulrich von Calw scrive il primo manuale sullo sfruttamento delle miniere, intitolato Bergbuchlein. [Nel 1530, l’umanista e scienziato sassone Georg Bauer (1494-1555), meglio noto come Agricola, sostenitore di una filosofia della natura dai tratti accentuatamente sensistico-materialistici, pubblicherà De Re Metallica (nel Settecento riceverà dal mineralogista Abraham Gottlob Werner la patente di «padre della mineralogia»). Nel 1558 compariranno postumi a Venezia Li dieci libri della pirotecnia, uno scritto di notevoli dimensioni dedicato alle tecniche minerarie dallo scienziato senese Vannoccio Biringuccio, «un maestro nella lavorazione del metallo» (John U. Nef). A Francoforte, nel 1574, Hartmann Schoffer pubblicherà De omnibus illiberalibus sive mechanicis artibus. Virgilio, poeta ma anche fonte di consigli agronomici, potrà vantare ben 337 edizioni nel xvi secolo; Esiodo, l’agronomo-poeta delle Opere e i Giorni, ne avrà 54 (per contro, la produzione agronomica originale del Cinquecento conterà solo 27 edizioni di trattati di agricoltura dovuti a Charles Estienne, Fitz Herbert, Lichault, Conrad Heresbach e Olivier de Serres). A Lione, nel 1578, Jacques Besson pubblicherà il suo Théâtre des Instruments, il primo grande manuale tecnico illustrato con incisioni su lastre di rame e descrivente la costruzione di macchine (draghe, macchine per sollevamento, battipali, calandre azionate da un argano, impianti di pompaggio, macchine per la lucidatura e la molatura, gru per costruzioni, catene convogliatrici, torni per tagliare le viti eccetera). Nel 1597, Andreas Leibau pubblicherà la sua Alchemia, il primo manuale completo di chimica. In questa letteratura manualistica vanno inclusi anche i testi giuridici, in particolare le raccolte di leggi come il Corpus juris canonici e il Corpus juris civilis (200 edizioni).]

Erasmo cura la pubblicazione a Parigi dell’opera di Lorenzo Valla In Novum Testamentum… adnotationes.

16 ottobre. «Thomas Munczer de Quidilburck [Quedlinburg]» s’immatricola alla facoltà delle arti dell’università di Lipsia, la maggiore tra le università tedesche (insieme a quella di Colonia).

Giulio II conquista Bologna e l’annette ai possedimenti papali (nel corso dell’anno, viene istituito il corpo delle Guardie svizzere, con il compito di proteggere la persona del papa).

Nel lavoro di miniera compaiono gli argani a cavalli. «Verso il 1470 venne adoperata la polvere da sparo per aprire varchi nel terreno. In modo sistematico fu usata solo dalla prima metà del Seicento. Dal Quattrocento datano anche i primi esempi, poi applicati su scala sempre più ampia, di carrelli per trasportare il minerale nelle gallerie e per estrarre l’acqua. […] L’uso di frantoi idraulici, sul tipo dei mulini per i cereali, per la frantumazione del minerale, la cernita svolta in forme più perfezionate, l’applicazione di laveria a scorrimento, a flottazione e a catena sono altre novità tecniche che riguardano le miniere»[74].

Milano espelle gli zingari: tra il xvi e il xvii secolo le ordinanze di espulsione contro di loro si moltiplicheranno in tutt’Europa.

Bramante (1444-1514), trasferitosi a Roma dopo la sconfitta di Ludovico il Moro, inizia la ricostruzione di San Pietro a Roma[75].

Johannes Reuchlin (1455-1522) fa comparire i Rudimenta linguae hebraicae (nel 1517 pubblicherà De arte cabbalistica).

Dopo aver occupato Madras (1503), Calicut (1504), Ormuz e Ceylon (1507), i portoghesi s’insediano anche a Ceylon. Il sultano mamelucco Qansawh al-Ghawri (1500-1516), d’accordo con Venezia e con il sostegno di numerosi potentati indiani, invia nell’oceano Indiano una grande flotta, agli ordini dell’ammiraglio Mir Hussain, con lo scopo di stroncare l’espansione portoghese. [La spedizione mamelucca, partita dall’Egitto con oltre 15 mila uomini, dopo aver inizialmente conseguito alcuni successi, verrà intercettata e distrutta al largo di Diu nel 1509 dalla flotta portoghese comandata da Francisco de Almeida, che si avvale cospicuamente del nuovo veliero oceanico (l’attacco musulmano verrà ripetuto negli anni successivi – fino al 1517 dagli egiziani e poi dai turchi –, ma fallirà il suo obiettivo). Nel 1510, i portoghesi apriranno basi commerciali a Sumatra e Goa (il viceré delle Indie Alfonso de Albuquerque al re del Portogallo: «[…] ho bruciato la città di Goa e passato tutti a fil di spada. […] Non ho lasciato in vita alcun musulmano»). Nel 1511, Alfonso de Albuquerque conquisterà la città di Malacca (base per la penetrazione commerciale del Portogallo nell’Asia sud-orientale)[76]. I portoghesi s’impossesseranno poi di Aden (1513), di Macao (1517) e delle Molucche, nodo dei traffici orientali fin dall’xi secolo (1529). Nella prima metà del Cinquecento verrà così impiantata quella catena di scali commerciali e di basi navali destinata ad assicurare una via di scambio diretta tra Lisbona e il Giappone e a estromettere i mercanti arabi dai traffici con l’Estremo Oriente (il monopolio portoghese del traffico oceanico con l’Oriente continuerà per circa un secolo prima che le altre nazioni europee atlantiche – Olanda, Inghilterra, Francia, Danimarca, Norvegia – si presentino sulla scena come temibili rivali).]

In Germania, Martin Waldseemüller (1470-1521) pubblica una mappa del mondo nella quale il Nuovo Continente è denominato “America”.

Baldassarre Castiglione (1478-1529), poco dopo la morte di Guidubaldo da Montefeltro, abbozza il Libro del Cortegiano, nel quale viene disegnato il modello dell’educazione necessaria all’uomo di corte (il libro, scritto nella forma di un dialogo ambientato nella corte urbinate, portato a compimento a Roma e a Mantova fra il 1513 e il 1518, verrà stampato a Venezia nel 1528 e poi tradotto nella maggior parte delle lingue europee, talvolta con adattamenti alle situazioni locali).

Michelangelo (1475-1564) inizia ad affrescare la volta della Cappella Sistina (terminerà quattro anni dopo). A Raffaello (1483-1520) è affidata la decorazione delle logge del Vaticano (ch’egli realizzerà dal 1513 al 1518).

27 aprile. Dopo avere stretto la Lega di Cambrai con l’imperatore Massimiliano I, Ferdinando il Cattolico, Luigi XII, Enrico VII, il marchese di Mantova, il duca di Ferrara e quello di Savoia (10 dicembre 1508), Giulio II scaglia l’interdetto contro la Serenissima: «si realizza così ai danni di Venezia proprio quella solidale mobilitazione di forze che non era prima stata fatta, né per cinquant’anni ancora sarebbe stata possibile, contro la minaccia dei turchi»[77].

14 maggio. Nella battaglia di Agnadello, l’esercito della Lega di Cambrai (composto da 37 mila uomini, in buona parte svizzeri e francesi), sotto il comando di Gian Giacomo Trivulzio, batte duramente le truppe veneziane: a Verona, Vicenza e Padova, i nobili e i patrizi inalberano immediatamente le insegne imperiali; a Bergamo e Brescia, l’aristocrazia feudale tenta di prendersi la rivalsa sui gruppi urbani dominanti. [Nonostante la grave sconfitta subìta, Venezia, grazie all’appoggio popolare, riuscirà a reimpadronirsi di Padova (18 luglio 1509), resistendo poi all’assedio degli imperiali. In inverno, riuscirà a tornare in possesso di Vicenza, ribellatasi all’Imperatore, così come delle altre città e aree rurali a essa già sottomesse, le cui popolazioni preferiranno il governo della Serenissima al potere della propria nobiltà e all’occupazione degli eserciti stranieri (a causa dei saccheggi e delle esazioni «nelli animi di questi contadini è entrato un desiderio di morire, e vindicarsi: che sono diventati più ostili e arrabbiati contro e’ nemici de’ Viniziani, che non erano i Giudei contro a’ Romani», lettera di N. Machiavelli del 26 novembre 1509)[78].]

10 luglio. Giovanni Calvino nasce a Noyon da un notaio.

A Lisbona, escono le prime tavole a stampa atte a tradurre in latitudini l’osservazione del sole a mezzogiorno (la navigazione astronomica prende corpo lentamente prima del xvi secolo, preceduta dall’accumulo di esperienza nautica e conoscenza empirica realizzato dai navigatori ispano-portoghesi lungo le coste atlantiche dell’Africa fra Tre- e Quattrocento).

Francesco Guicciardini (1483-1540) scrive le Storie fiorentine, dal 1378 al 1509, un’opera per buona parte incentrata sui Medici e in particolare su Lorenzo.

Compare postuma l’opera storica di Gioviano Pontano (1426-1503) De Ferdinando I rege neapolitano, incentrata sulla guerra tra Ferdinando, amico e protettore dell’Autore, e Giovanni d’Angiò.

Prima stesura di De occulta philosophia di Agrippa von Nettesheim che circola in versione manoscritta prima di essere data alle stampe nel 1532 (i suoi postulati sulla natura come organismo magico e sull’arcano spiritus mundi che governa l’universo trovano varie corrispondenze nella visione paracelsiana).

Antonio de Montesinos, un religioso da poco giunto a Santo Domingo, prende a denunciare con violente predicazioni l’ipocrisia e la ferocia degli encomenderos (tornato in Spagna, Montesinos propugnerà la causa dei diritti degli indios e dell’abolizione della schiavitù presso la Corona e all’interno dell’ordine domenicano). [Nel 1514, gli farà eco Bartolomé de Las Casas, un ex encomendero che ha preso i voti domenicani in età matura (nel 1520, fonderà lui stesso una colonia mista di popolamento a Cumana, basata sulla parità di diritti interrazziale). Nel 1524, il francescano Tomaso Ortis presenterà al Consejo Real y Supremo de las Indias una relazione sulla «bestialità» degli indios; due anni più tardi, il Sumario de la natural historia de las Indias di Gonzalo Fernández de Oviedo ribadirà la posizione dell’Ortis, al fine di giustificare il comportamento degli encomenderos. Las Casas risponderà nel 1542 pubblicando la Brevisima relación de la distrucción de las Indias, in cui documenterà tutte le atrocità subìte dagli amerindi, influenzando con ciò le Nuevas Leyes di Carlo V (la ponderata accusa formulata da Las Casas verrà in seguito utilizzata per imbastire una vera e propria «leggenda nera» a danno della Spagna da parte di nazioni responsabili di una politica coloniale altrettanto sanguinaria)[79].]

La Scozia vara la Great Michael da mille tonnellate, «la prima vera nave da guerra a vela in grado di far fuoco dalle murate»[80]. Ciò induce il re d’Inghilterra Enrico VIII, asceso al trono diciottenne subito dopo la morte di Enrico VII (avvenuta nell’aprile del 1509), a promuovere una riforma della flotta intesa a creare una grande forza navale nazionale: istituzione del Navy Office (un servizio indipendente responsabile della difesa nazionale), creazione di una marina da guerra permanente, costruzione da parte della Corona di vascelli concepiti per la guerra navale. [Quando nel 1547 Enrico morirà, dopo aver sconfitto due anni prima un’imponente forza d’invasione francese nel canale di Solent, la Marina inglese conterà 53 vascelli armati di tutto punto, per una stazza totale di circa 10 mila tonnellate (fondamento della talassocrazia britannica).]

Giovedì grasso. A Udine, numerosi contadini armati, riuniti in città da Savorgnan (esponente della nobiltà friulana filo-veneziana, contrapposta alle famiglie castellane), si dànno al saccheggio delle case nobiliari e all’uccisione dei loro proprietari (le case appropriate vengono poi vendute al pubblico incanto come d’uso per i giustiziati o i banditi). Fino alla domenica di carnevale la città è in mano ai contadini. Da Udine la ribellione si diffonde nel contado, ove vengono bruciati i castelli e uccisi i castellani (la rivolta in Friuli è la più grave tra quelle conosciute dalla penisola in quest’epoca e presenta molte analogie sia con i movimenti scoppiati in Ungheria e Transilvania sia con quelli destinati a sconvolgere l’Inghilterra e la Germania). La sanguinosa repressione seguitane sancisce la presa aristocratica sulla regione e un aggravamento della posizione dei contadini (dal 1518).

16 maggio. Il concilio generale della Chiesa viene convocato a Pisa dai cardinali contrari alla politica estera di papa Giulio II (alleatosi con gli svizzeri, 14 marzo 1510, per poi concedere l’investitura del regno di Napoli a Ferdinando il Cattolico, 5 luglio 1510, e lanciare l’interdetto contro il duca di Ferrara, Alfonso d’Este, e i suoi alleati francesi, 9 agosto 1510). Giulio II replica convocando a sua volta un concilio, anch’esso generale, per il 19 aprile 1512 in Laterano (al che i «pisani», il 21 aprile 1512, promulgheranno un decreto di sospensione contro di lui).

4 ottobre. Dopo aver colpito Firenze con l’interdetto a causa dell’appoggio dato da Piero Soderini (nominato Gonfaloniere a vita il 22 settembre 1502) ai cardinali scismatici (25 settembre 1511), Giulio II proclama la Lega Santa, d’intesa con il re di Spagna e con Venezia, contro Luigi XII (il 20 dicembre successivo, Inghilterra e Francia stringeranno a Burgos un’alleanza antifrancese).

Erasmo pubblica l’Elogio della pazzia, dedicato all’amico Tommaso Moro (più di seicento edizioni). A proposito di quest’opuscolo, in cui i monaci, il clero e i preti partecipano di un generale processo di corruzione che coinvolge anche gli eruditi e i nobili, Erasmo scriverà: «Se avessi previsto che stavano per venire i tempi che ora vediamo, o non avrei scritto certe cose che ho scritto, o le avrei scritte in ben altra maniera… non mi sognavo neppure allora che potesse venir fuori la tempesta luterana» (lettera a Jodocus Jonas, 10 maggio 1521)[81].

A Siviglia, l’umanista milanese Pietro Martire d’Anghiera, inviato nel 1501 in ambasciata presso il sultano d’Egitto da Los Reyes Catholicos, pubblica presso Jacobo Cromberger la Legatio Babylonica, una descrizione in cui egli relaziona sulla fauna e la flora mediorientali e racconta della sua visita alle piramidi (di Pietro Martire son da ricordare anche le Decadi, giacché proprio attraverso queste lettere diffuse dal «cronista di Castiglia» ai quattro angoli dell’Europa verrà forgiata l’immagine del Nuovo Mondo, ov’egli, peraltro, non metterà mai piede fino alla sua morte, sopravvenuta a Granada nel 1526).

12 aprile. Nella battaglia di Ravenna, ennesimo episodio intermedio della serie di guerre per il predominio in Italia, destinata a concludersi con la pace di Cateau-Cambrésis (2-3 aprile 1559), l’esercito di Luigi XII – forte di 2 mila lance[82], 3 mila cavalieri leggeri, 18 mila fanti e una cinquantina di pezzi di artiglieria – si scontra con le forze pontificie, spagnole e napoletane della Lega Santa, riuscendo a prevalere, nonostante le perdite subìte (tra cui quella del generale Gaston de Foix), e a catturare numerosi capi avversari, tra i quali il legato pontificio cardinale Giovanni de’ Medici (di lì a poco, però, il re di Francia preferirà ritirarsi dalla penisola). È questa la prima occasione in cui i lanzichenecchi[83], che combattono nelle file del re Cristianissimo, si mostrano all’altezza degli svizzeri.

3 maggio. Giulio II inaugura solennemente il concilio Lateranense V per la riforma della Chiesa (lo scopo reale di questo concilio, in realtà, è di sostenere la politica antifrancese del papato). [Il concilio Lateranense V si trascinerà senz’esito per cinque anni (l’ultima sessione avrà luogo il 16 marzo 1517), mentre in Germania – dove, a partire dal concilio di Costanza (1417), si rinnovano frequentemente le formulazioni dei Gravamina nationis Germanicae[84] – la situazione si fa viepiù incandescente (finché la Dieta imperiale del 1518 recepirà le proteste tedesche contro il fiscalismo vaticano).]

29 giugno. Genova, ribellatasi ai francesi, proclama doge Giano Fregoso (esponente di una grande famiglia mercantile che annovera già numerosi dogi, tra cui Domenico, conquistatore di Cipro).

21 luglio. Il duca d’Alba, alla testa di un esercito castigliano, invade da occidente la Navarra (un regno governato da un principe francese, Jean D’Albret). Pochi giorni dopo, un esercito aragonese la attacca da sud.

29 agosto. L’esercito spagnolo conquista e saccheggia Prato (all’inizio dell’anno i francesi guidati da Gaston de Foix avevano saccheggiato Brescia).

1º settembre. Piero Soderini abbandona Firenze, che cade sotto l’assalto delle truppe della Lega Santa: restaurazione della signoria medicea.

Müntzer passa all’università di Francoforte sull’Oder (Brandeburgo), dove consegue la laurea in Filosofia e Teologia.

Dieta di Colonia: il sommo potere di deliberazione sulle proposte della Reggenza imperiale spetta alla Dieta imperiale[85].

19 ottobre. Lutero – che ha rinunciato ai consueti voti monacali di povertà, castità e obbedienza (1506), ha preso gli ordini sacri nel Duomo di Erfurt (1507), ha conseguito il baccellierato in scienze bibliche (9 marzo 1509) ed è stato infine trasferito nel convento di Wittenberg, per ordine del vicario generale Johann von Staupitz, in seguito a un litigio con gli agostiniani di Erfurt (estate del 1511) – diventa Dottore in Teologia presso l’Università Leucorea di Wittenberg, fondata nel 1502 per iniziativa di Federico il Savio (il quale fornisce a Lutero la somma necessaria a conseguire la dignità dottorale).

Dicembre. A Colonia, dove il debito pubblico ha ormai superato l’impressionante cifra di tre milioni di marchi, scoppia una rivoluzione: il governo municipale viene completamente rimaneggiato, vengono giustiziati alcuni magistrati della precedente amministrazione, viene modificato il sistema fiscale (introduzione di una tassa sulla proprietà e riduzione dei tassi d’interesse sulle annualità in corso) e viene decretato che in futuro il prestito municipale avrebbe necessitato del consenso dell’intera comunità (il gran sigillo di Colonia, che dev’essere apposto a tutte le obbligazioni emesse dalla città, viene posto sotto il controllo di ventitré corporazioni artigiane).

15 dicembre. All’Aia, Hermandi Rijswijck, libero pensatore condannato all’ergastolo nel 1502 per aver negato la creazione, «che è un’invenzione dello stupido Mosè», l’inferno e l’immortalità dell’anima e per aver affermato che «Cristo fu un imbecille, un chimerico ingenuo, e il seduttore dei semplici», viene arso sul rogo insieme ai suoi libri. Contemporaneamente, in Spagna, compare per la prima volta il termine alumbrado, applicato a un francescano «illuminato dalle tenebre di Satana».

A San Casciano, dove si è dovuto ritirare dopo il ritorno dei Medici a Firenze (1512), Niccolò Machiavelli (1469-1527) scrive i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (terminati nel 1519 e continuamente rielaborati dall’Autore, verranno pubblicati postumi nel 1531) e Il principe (pubblicato postumo nel 1532, verrà inserito nell’Indice dei libri proibiti nel 1559).

Lo svizzero Urs Graf impiega per primo in Europa l’acquaforte (una tecnica incisoria ottenuta da una lastra in rame immersa in un bagno d’acido).

Compare Julius exclusus a coelis, un libello, attribuito a Erasmo, volto in particolar modo contro Giulio II: «L’Erasmo del primo periodo era capace di pungere e molestare senza rimorsi: i primi anni del xvi secolo sono il periodo felice del Rinascimento del Nord»[86].

20-21 febbraio. Muore Giulio II.

11 marzo. Elezione di Leone X (Giovanni de’ Medici).

5 aprile. Il nuovo papa rinnova la Lega Santa con Massimiliano I, Enrico VIII e Ferdinando il Cattolico (sfruttando l’occasione offertagli dalla lega antifrancese che costringe sulla difensiva Luigi XII, il duca d’Alba s’impadronisce di tutta la parte iberica del regno di Navarra: i Pirenei divengono la frontiera franco-spagnola).

6 giugno. A Novara, in una sanguinosa battaglia notturna, i 10 mila svizzeri di Massimiliano Sforza (figlio di Ludovico) sbaragliano l’esercito di Luigi XII[87]. [In Svizzera, l’ingresso di Appenzell nella Confederazione, che fa seguito a quello di Friburgo e Soletta (1481), Basilea e Sciaffusa (1501), porta a tredici il numero dei cantoni. I confederati governano anche dei «baliaggi comuni» (Turgau), dei baliaggi italiani (Canton Ticino), e sono alleati con altri territorî (leghe dei Grigioni, Valais, vescovado di Basilea). La Confederazione si espande verso sud (Bormio, Chiavenna, la Valtellina e il Ticino).]

6-7 ottobre. Luigi XII sconfessa il sinodo di Pisa in vista di un rappacificamento con il papa (il che avverrà il 19 dicembre successivo: rinuncia francese al ducato di Milano e ad Asti). L’indomani, l’esercito spagnolo-tedesco, comandato da Raimondo di Cadorna, sconfigge alla Motta, presso Vicenza, le milizie di Venezia, alleatasi con la Francia il 23 marzo 1513 (il 13 maggio 1514, Ferdinando il Cattolico e Luigi XII concorderanno la Tregua di Orléans).

Lutero inizia le lezioni sui Salmi all’università wittenberghese.

Müntzer inizia la sua attività come catechista in una scuola parrocchiale di Halle (si parla già di una sua partecipazione alla cospirazione contro l’arcivescovo di Magdeburgo).

Autunno. Inizia il Biennio Rosso dei contadini tedeschi, svizzeri, ungheresi e sloveni. Nell’Alta Renania e nella Selva Nera è tutto pronto per una nuova insurrezione del Bundschuh: sotto l’abile direzione di Joß Fritz, la lega ha rafforzato e diversificato la sua struttura clandestina (formata da garzoni, contadini, pastori, alcuni nobili, preti, lanzichenecchi senza impiego[88] ecc.), tessuto un’ampia rete di comunicazione e agitazione (che si avvale di emissari travestiti, staffette, vagabondi e accattoni), messo a punto un piano di attacco (azione di sorpresa a Rosen, d’intesa con i re dei mendicanti, nel giorno della sagra di Saverne) e fissato un programma in quattordici articoli[89]. Un intempestivo tentativo di conquistare Friburgo, insieme al tradimento di due congiurati, provoca però l’intervento del margravio del Baden Cristoforo I, del consiglio friburghese e del governo imperiale (il grosso dei quadri del Bundschuh riesce, ancora una volta, a sottrarsi alla repressione). [Nello stesso periodo, anche Berna, Solothurn e Lucerna conoscono movimenti insurrezionali nelle campagne, in questo caso premiati dal successo: epurazione dei governi aristocratici e del patriziato in genere, ottenimento di alcuni privilegi da parte dei contadini (le élites svizzere soffrono della mancanza di strutture politico-militari centralizzate in grado di reggere all’urto del contadiname in armi).]

A Flodden, gli inglesi sconfiggono gli scozzesi in battaglia. Morte di Giacomo IV di Scozia

Primavera. L’affondamento nella Rems delle nuove misure di peso in pietra da parte di Peter Gais di Beutelsbach è il segnale d’inizio per la rivolta chiamata dell’«armer Konrad» (Povero Corrado[90]). Questo moto, coordinato dal coltellinaio Kaspar Preziger di Schorndorf, vuole combattere le nuove tasse indirette, la distruzione dell’antico diritto consuetudinario della comunità di villaggio[91] da parte dei dottori di diritto romano e l’introduzione di nuove norme giuridiche tendenti a rafforzare il potere territoriale del Baden, la sostituzione dei tribunali di villaggio con giudici professionisti e funzionari, la durezza delle pene comminate dai tribunali locali periodici per i piccoli delitti, la chiusura dei possessi comuni un tempo liberi su prati, pascoli, acque e foreste, con la conseguente perdita dei diritti di caccia e pesca. Il 28 maggio, un congresso di delegati contadini riunitosi a Untertürkheim decide di continuare l’agitazione, che coinvolge velocemente i villaggi del ducato di Württemberg e vede le città di Backnang, Winnenden e Markgröningen cadere nelle mani dei contadini uniti ai plebei. Il duca di Württemberg Ulrico è costretto a convocare per il 25 giugno una dieta a Stoccarda, ma contemporaneamente si rivolge ai prìncipi e alle città libere per organizzare la repressione dell’insurrezione (nella quale egli coglie «un’aria singolare da Bundschuh»). [Dopo aver soddisfatto alcune rivendicazioni delle città con l’accordo di Tubinga (8 luglio) e avere ricevuto rinforzi dall’elettore del Palatinato Ludovico V e dalle stesse città, Ulrico sarà in grado di affrontare militarmente i contadini e d’irrompere in armi nella valle della Rems, saccheggiandone le città e i villaggi (1.600 contadini catturati, 16 dei quali decapitati sull’istante). Dopo la sconfitta dell’armer Konrad, vengono emanate delle leggi speciali molto severe contro tutte le unioni contadine, mentre la nobiltà sveva organizza una lega appositamente incaricata della repressione di tutti i tentativi insurrezionali. Contemporaneamente ai moti del Württemberg, avvengono tentativi insurrezionali in Brisgovia e nel margraviato del Baden, subito stroncati dal margravio Filippo (il capo della lega di Bühl, Gugel-Bastian, verrà catturato in agosto e decapitato a Friburgo).]

Primavera-estate. In seguito al tentativo dei nobili di ritornare in possesso dei servi della gleba e degli asserviti che si erano arruolati in una crociata contro i turchi, predicata dall’arcivescovo d’Ungheria Tamás Bakócz, in cambio della promessa di venire liberati, le formazioni guidate dallo székely[92] György Dózsa si trasformano in un’armata rivoluzionaria composta da contadini, poveri di città, artigiani, studenti, preti di villaggio e piccola nobiltà[93]. Dopo alcuni incendi di castelli nei dintorni di Pest, l’intera Ungheria diventa teatro di una grande guerra contadina (la nobiltà e la borghesia della capitale chiamano in soccorso il voivoda di Transilvania Janos Zápolya). A Csanád, Dózsa proclama la repubblica, l’abolizione della nobiltà, l’eguaglianza universale e la sovranità del popolo. Sconfitto da Zápolya mentre è impegnato a stanare l’esercito nobiliare asserragliato a Temesvar (Timisoara), il capo dell’esercito contadino è fatto prigioniero e arrostito su di un trono rovente (i suoi seguaci vengono costretti a mangiarlo). Riorganizzatesi dopo la morte di Dózsa, le schiere contadine vengono però nuovamente sconfitte in un’atmosfera apocalittica, con migliaia di cadaveri di villani che penzolano dalle forche lungo le strade o alle porte dei villaggi incendiati. La dieta seguìta al soffocamento della ribellione[94] sancirà la servitù della gleba come legge del Paese, privando i contadini di gran parte dei loro diritti (l’Opus tripartitum d’István Verb‘czy, apparso subito dopo la rivolta dei contadini, attribuisce il monopolio della libertà e dei diritti politici alla nobiltà e sottolinea l’eguaglianza giuridica tra i suoi membri, al di là della distinzione tra magnati e nobili, nella loro comune appartenenza al populus hungaricus, contrapposto alla misera contribuens plebs)[95]. [Il 26 agosto 1526, l’esercito messo in piedi dall’alto clero, dai baroni e dai nobili ungheresi, al comando dell’arcivescovo di Kalocsa, verrà distrutto dai turchi nella battaglia di Mohács, sulle rive del Danubio, «con grandissima estrage» (secondo le parole di un ambasciatore veneziano). L’Ungheria verrà perciò divisa in tre parti: la prima, comprendente Buda, Pest e tutta la grande pianura, resterà sotto il dominio ottomano; la seconda, corrispondente alla fascia più a nord, costituirà il regno di Ferdinando I d’Asburgo, elettovi da una Dieta in esecuzione di un antico contratto di successione reciproca tra Jagelloni e Asburgo (la parte nord-occidentale, con il nome di Regno d’Ungheria, entrerà a far parte della monarchia asburgica, assieme alle terre austriache e a quelle boeme); la terza, più a est, formerà il Regno orientale, affidato al boia della rivoluzione del 1514, Janos Zápolya, incoronato con tutti i crismi a Sékesféhervar, dipendente dal sultano e da lui protetto, ma dotato di una certa autonomia (nella seconda metà del Cinquecento, il Regno orientale si trasformerà in principato di Transilvania, formalmente riconosciuto sia dagli Asburgo sia dagli ottomani).]

23 agosto-7 settembre. Sul pianoro di Chaldiran, vicino al confine tra i due imperi, l’artiglieria e i giannizzeri ottomani[96] battono seccamente l’esercito persiano (constatata a proprie spese l’efficacia dei moschetti e dei cannoni, inizialmente guardati con sospetto, gli scià del xvi e xvii secolo faranno un sempre maggiore ricorso alle armi da fuoco, dotandone una significativa porzione delle loro truppe). Il 7 settembre, i turchi prendono la capitale nemica TabrÇz (ma SelÇ’m I deciderà di tornare in Anatolia, lasciando Ism‰‘Çl a capo del suo Stato, sebbene sconfitto e indebolito). [Seguirà una lunga e più aspra guerra (il conflitto esterno sarà accompagnato dalla sanguinosa repressione degli sciiti nell’Impero ottomano e dei sunniti in Persia): nel 1534 gli ottomani prenderanno Baghdad (prima conquista dell’Iraq); nel 1539, conquisteranno Aden; nel 1555, ricominceranno la guerra contro i persiani, concludendola con una vittoria di misura (sancita dalla pace di Amasya).]

Leone X concede l’indulgenza plenaria a ogni fedele che, confessato e comunicato, abbia offerto un’elemosina per il compimento della nuova basilica di San Pietro a Roma. Ogni diritto riservato

Nelle colonie americane si diffonde un’epidemia di vaiolo: gli indios ne vengono decimati.

Smolensk e gran parte della regione oltre il Dnepr vengono conquistate dallo zar Basilio III. [Alla sua morte, nel 1533, il potere zarista avrà un’estensione sestuplicata rispetto alla metà del secolo precedente, raggiungendo i 2.800.000 kmq. Toccherà a Ivan IV il Terribile (1533-1584) espandersi verso sud e sud-est, sottraendo le fertili regioni della steppa al controllo dei nomadi e al potere dei khan (nel 1571 i tatari di Crimea giungeranno ancora a Mosca, incendiandone i sobborghi, ma alla fine del Cinquecento, il territorio moscovita avrà raggiunto i 5.800.000 kmq). L’ambiziosa politica di Basilio III e Ivan il Terribile comporterà un grave aumento della pressione fiscale sui contadini (sia tramite la progressiva sostituzione del pagamento in denaro alla corresponsione di beni e prestazioni lavorative sia, soprattutto, tramite un innalzamento dell’imposta dai 5 rubli per unità impositiva dei primi due decenni del secolo ai 151 rubli della fine degli anni Ottanta)[97].]

Muore Bramante: Raffaello viene nominato architetto capo per l’edificazione di San Pietro.

Ad Alcalá de Henares, viene stampata una Bibbia trilingue (latino, ebraico e greco), per iniziativa del cardinale Jiménez de Cisneros, già promotore della confisca e del rogo dei libri arabi rinvenuti nel regno di Granada (1492), dell’istituzione ad Alcalá di un’università di nuova concezione per una migliore conoscenza della filosofia cristiana e un approfondimento delle dottrine teologiche (1498), del battesimo in massa di migliaia di musulmani, del censimento di quanti non avevano frequentato la comunione pasquale a Toledo (1503).

Lutero inizia le lezioni sull’Epistola ai Romani (pubblicate nel 1515-’16: «La Chiesa romana è completamente inquinata e corrotta da un caos indescrivibile di inimmaginabili dissolutezze, frivolezze, gozzoviglie, ambizioni e offese a Dio»).

Marzo. I contadini della Marca vindica (Carinzia, Carnia e Stiria) si sollevano (si erano già apprestati a farlo nel 1513 e 1514, ma l’esplicita promessa dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo di restaurare i loro antichi diritti li aveva indotti a desistere)[98]. Vengono devastati castelli e conventi e decapitati i nobili fatti prigionieri. In Stiria e in Carinzia la rivolta viene sedata rapidamente, ma in Carnia lo sarà solo con l’attacco di Rain (autunno 1516).

31 marzo. Con la bolla Sacrosancti Salvatoris et Redemptoris, Leone X nomina, quale commissario dell’indulgenza giubilare, Alberto di Hohenzollern (già gran maestro dell’Ordine Teutonico e fratello cadetto dell’elettore di Brandeburgo), per la durata di otto anni. Questa bolla è il risultato dell’accordo raggiunto tra gli agenti romani dei Fugger – con i quali il principe Alberto ha contratto due ingenti debiti (uno di 29.400 e l’altro di 14 mila fiorini), onde pagare le tasse dovute alla Curia papale per la conferma della sua elezione ad arcivescovo di Magonza e per la cumulazione di tre vescovadi (Magdeburgo, Halbertstadt e Magonza) – e il cardinale Lorenzo Pucci, alto esponente della burocrazia medicea: il 50% dei redditi ricavati dall’indulgenza sarebbe dovuto andare a coprire le spese per la fabbrica di San Pietro, l’altra metà all’arcivescovo

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