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Pensiero del 23 del quarto mese

23 del quarto mese

La vera fede è volta a non procurare la pace, ma a far forza per operare . Lavora continuamente, non considerare il lavoro come una sventura o un fardello, e non desiderare per questo lodi e interesse. Il bene comune, ecco che cosa devi desiderare.

Marco Aurelio

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Il 25 aprile e la Resistenza in prosa

23.04.2017 Rocco Artifoni

Il 25 aprile e la Resistenza in prosa
(Foto di Andrea via Flickr.com)

Il 25 aprile è la festa della Liberazione. Perché quel 25 aprile del 1945 ha segnato una fine e soprattutto un inizio: la fine della dittatura fascista e, quindi, l’inizio che ha reso possibile una stagione di democrazia. Pertanto il giorno del 25 aprile di ogni anno ci invita a rendere testimonianza pubblica e collettiva di volere tenere insieme memoria antifascista e impegno democratico nelle scelte delle nostre vite.

Il 25 aprile è una ricorrenza che si fonda sulla memoria. Negli anni drammatici della guerra, uomini e donne sono stati chiamati ad una lotta di resistenza e di liberazione, che ci ha insegnato come, in realtà, ogni tempo chiama ogni persona a rendere conto della giustizia e della libertà di tutti. Proprio l’intelligenza della memoria oggi ci spinge a cercare le forme, vive, della sua trasmissione. Vuol dire essere capaci di non imbalsamare antifascismo e resistenza nella retorica di una narrazione soltanto celebrativa. Significa anche conservare salda la necessità di distinguere le responsabilità e di chiamare le cose con il loro nome. Così la memoria tiene fermo il senso della storia.

Il 25 aprile è un’occasione per rileggere le parole della lettera agli amici che Giacomo Ulivi, un giovane partigiano, pochi giorni prima di essere fucilato dai fascisti, ha scritto dal carcere: “Dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. (…) Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’estrema miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe successo questo? (…) Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi”.

Oggi la vita e la memoria di chi si è sacrificato per la libertà interroga anche il nostro presente, il nostro impegno attuale. Ogni giorno siamo chiamati a prendere la parola e ad agire coerentemente contro le forme, talvolta striscianti e suggestive, della violenza e dei soprusi di oggi.  Parafrasando Primo Levi, il fascismo può essere di nuovo possibile, se cessiamo di essere presenti e protagonisti nell’esercizio della democrazia; se non prendiamo posizione quotidianamente contro il razzismo, l’esclusione e ogni forma di ingiustizia; se non agiamo ogni giorno e dovunque per l’esercizio dei diritti di tutte le persone, per difendere l’autodeterminazione della società, per fare vivere nelle istituzioni e nelle pratiche i valori di una Costituzione democratica fondata sul lavoro. 

La contrapposizione tra fascismo e Costituzione è evidente, come ha sottolineato la costituzionalista Barbara Pezzini: “Il fascismo assume la discriminazione come propria categoria fondante (sino all’estrema abiezione delle leggi razziali); la Costituzione assume l’eguaglianza e l’universalità dei diritti  come principio fondamentale.  Il fascismo sopprime il pluralismo e concentra il potere nelle mani di un capo supremo; la Costituzione ha una struttura istituzionale fondata sulla divisione, la distribuzione, l’articolazione e diffusione massima dei poteri.

Il fascismo aggredisce le autonomie individuali e sociali; la Costituzione fissa un perimetro invalicabile di libertà individuali e di autonomia sociale.  Il fascismo celebra la politica di potenza e di guerra, nel disprezzo del diritto internazionale; la Costituzione ripudia la guerra, negando alla radice la legittimità della politica di potenza”.

Per dirla con le parole usate da Piero Calamandrei già nel 1946, si tratta di attuare la “Resistenza in prosa”, dopo la “Resistenza eroica” dei partigiani. La “Resistenza in prosa” oggi sta anzitutto nella difesa attiva della Costituzione: nei principi fondamentali, nei diritti e doveri e nelle forme istituzionali che separano i poteri per dare garanzie. È l’architettura del sistema costituzionale che fa la differenza ed impedisce ogni trasformazione autoritaria o dittatura della maggioranza; questo spiega l’insofferenza e i reiterati attacchi alla Costituzione da parte di chi persegue il disegno di restaurare  l’onnipotenza dei decisori politici o economici. La difesa della Costituzione deve essere praticata anche contro insidie più sottili e insinuanti, ma altrettanto pericolose: la tentazione di una verticalizzazione del potere, il rischio di delegare ad un leader carismatico la soluzione dei problemi, la scorciatoia di scegliere un capo politico rispetto al quale il partito o il movimento diviene solo una macchina elettorale, uno strumento plebiscitario.

Il divieto di riorganizzare il disciolto partito fascista, posto dalla XII disposizione finale, non è un frammento di Costituzione isolato ed obsoleto, rivolto al passato: è la cifra fondamentale della nostra Costituzione antifascista, non a-fascista, come ben sapevano i Costituenti; quel divieto non serviva solo a chiudere i conti con il regime fascista, dice molto di più: con quel divieto la Costituzione indica che cosa è la sovranità popolare di cui parla l’art. 1. La sovranità appartiene al popolo, perché nessun individuo, nessun partito e nessun potere possano appropriarsene. E il popolo sovrano si esprime nella pluralità dei poteri che la Costituzione organizza e pone in equilibrio, nella loro dialettica, magari faticosa ma irrinunciabile, e si esprime direttamente nell’esercizio delle libertà, individuali e collettive, dei cittadini.

Questa è oggi la “Resistenza in prosa”: diritti individuali e collettivi affermati dalla Costituzione e sostenuti e vivificati dalla capacità dei cittadini e delle formazioni sociali di difenderne la pratica quotidiana. Non va dimenticato che la Costituzione, come e più di ogni norma, si regge se – e solo se – attorno ad essa rimane viva la tensione etica e se essa è continuamente incarnata e riconfermata da una cittadinanza vigile e consapevole. Perciò prestiamo ascolto alle voci dei partigiani, che hanno scelto con il loro sangue da che parte stare, consapevoli che nessuna libertà è conquistata per sempre, nessun diritto è garantito soltanto perché è scritto in una Costituzione; la libertà è possibile perché viene esercitata continuamente ed effettivamente, perché è protetta e custodita dalla pratica di coloro che hanno a cuore la giustizia e i diritti, per tutte e per tutti.

Giuseppe Dossetti, resistente e costituente, rivolgendosi ai giovani, negli ultimi anni della sua vita diceva: “non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del ’48, solo perché opera di una generazione ormai trascorsa. Non lasciatevi neppure turbare da un certo rumore di fondo, che accompagna l’attuale dialogo nazionale. Perché, se mai, è proprio nei momenti di confusione o di transizione indistinta che le Costituzioni adempiono la più vera loro funzione: cioè quella di essere per tutti punto di riferimento e di chiarimento”. Questa è la “prosa” che rende il 25 aprile una data sempre attuale.

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Pensiero del 22 del quarto mese

22 del quarto mese

Chiamo vera auriga colui che trattiene la sua ira , che si precipita come un carro impetuoso; gli altri , privi di forza, semplicemente si tengono alle briglie

Dhammapada

La nostra ira o stizza ci nuociono più di quel che ci induce all’ira

John  Lubbock

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Per il ritorno a casa di Gabriele Del Grande

21.04.2017 Redazione Italia

Per il ritorno a casa di Gabriele Del Grande
(Foto di change.org)

Su change.org è stata lanciata una petizione, indirizzata al ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, che chiede il massimo dell’impegno per il rilascio immediato di Gabriele Del Grande.

Vi invitiamo a sostenerla firmando a questo link: https://www.change.org/p/angealfa-per-il-ritorno-a-casa-di-gabriele-del-grande 

Il giornalista Gabriele Del Grande è trattenuto da giorni dalla polizia turca e la sua famiglia non ha notizie dirette. Stava raccogliendo testimonianze al confine con la Siria per un libro sulla guerra dal punto di vista della popolazione.

Chiediamo il massimo impegno della Farnesina per una conclusione positiva della vicenda e per ribadire il rispetto del diritto di cronaca come uno dei capisaldi della democrazia.

Questa petizione sarà consegnata a:

  • Opinione pubblica
  • Ministro degli Affari Esteri
    Angelino Alfano

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Per il ritorno a casa di Gabriele Del Grande

21.04.2017 Redazione Italia

Per il ritorno a casa di Gabriele Del Grande
(Foto di change.org)

Su change.org è stata lanciata una petizione, indirizzata al ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, che chiede il massimo dell’impegno per il rilascio immediato di Gabriele Del Grande.

Vi invitiamo a sostenerla firmando a questo link: https://www.change.org/p/angealfa-per-il-ritorno-a-casa-di-gabriele-del-grande 

Il giornalista Gabriele Del Grande è trattenuto da giorni dalla polizia turca e la sua famiglia non ha notizie dirette. Stava raccogliendo testimonianze al confine con la Siria per un libro sulla guerra dal punto di vista della popolazione.

Chiediamo il massimo impegno della Farnesina per una conclusione positiva della vicenda e per ribadire il rispetto del diritto di cronaca come uno dei capisaldi della democrazia.

Questa petizione sarà consegnata a:

  • Opinione pubblica
  • Ministro degli Affari Esteri
    Angelino Alfano

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Pensiero del 21 del quarto mese

21 del quarto mese

Sei oggetti sono al servizio dell’uomo, di cui tre sono in suo potere e tre no. Gli occhi, gli orecchi e il naso non sono in suo potere, perché con essi vede, ode e sente l’odore anche di ciò che non desidera; ma le labbra , la mano e le gambe sono in suo potere; se lo vuole le labbra pronunciano paroile per inmsegnare la legge, oppure diffondono denigrazione e calunnia; la mano dà l’elemosina , oppure si appropria di cose altrui oppure perfino uccide. Le gambe vanno min un posto cattivo oppure nella casa di un saggio.

Talmud

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Appello per una manifestazione nazionale NO MUOS a Niscemi sabato 1 luglio 2017

 

21.04.2017 Redazione Italia

Appello per una manifestazione nazionale NO MUOS a Niscemi sabato 1 luglio 2017
(Foto di antonello_mangano via Foter.com / CC BY-NC-SA)

APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A NISCEMI SABATO 1 LUGLIO 2017

 

Con le forzature legali e la forte repressione si sta cercando di normalizzare l’anomalia siciliana, cioè una lunga e profonda mobilitazione, ricca di iniziative, esperienze e azioni contro l’installazione  e l’entrata in funzione del MUOS, per lo smantellamento dello stesso e delle 46 antenne della base NRTF.

La nostra è stata ed è una battaglia contro la militarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo, contro gli effetti collaterali della presenza a Niscemi di una delle 4 stazioni di terra del sistema di comunicazione   militare USA: inquinamento e impatto elettromagnetico sugli abitanti e sull’ambiente, che qualcuno vorrebbe  cancellare e criminalizzare  ma che, invece, è ancora aperta e deve perseguire fino in fondo i suoi obiettivi. Prendiamo atto che anche la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito si è arruolata “pregiudizialmente” per il Muos, rifiutando l’argomentata  documentazione giuridica e scientifica dei nostri legali ed accettando le misurazioni fatte dagli stessi militari statunitensi e gentilmente fornite all’ARPAS (sostanzialmente il controllato che fornisce i dati al controllore).

Con l’attivazione del MUOS la potenza dell’apparato di comunicazioni statunitensi è arrivata alla sua massima potenza; ogni azione, ogni attacco, ogni guerra viene gestita tramite questo apparato, compreso l’uso dei droni a scopi militari nelle missioni di guerra.

L’attacco missilistico alla Siria ci mostra come i venti di guerra spirino sempre più forti e come l’Italia, e la Sicilia in primo luogo, siano pedine essenziali in questo gioco pericoloso che rischia di infiammare l’intero pianeta. Ma anche il rafforzamento militare della frontiera orientale dell’Europa o l’accanimento contro i migranti con Frontex a difesa delle “fortezza Europa”, sono elementi di una escalation che ci  sta facendo sprofondare verso la barbarie, mette le politiche militari in primo piano e sottrarre sempre più risorse ai cittadini, ai lavoratori, alla società per mantenere apparati costosi, utili solo a garantire all’imperialismo il perpetuarsi di equilibri di terrore e di morte.

Riteniamo necessario rilanciare la mobilitazione contro il MUOS e contro la guerra, a partire da una grande manifestazione da svolgere a Niscemi sabato 1 luglio, inizio di un’estate di lotta per la smilitarizzazione della Sughereta per ridare voce a chi rifiuta ogni conflitto armato tra gli stati, a chi si oppone alla prepotenza delle armi, a chi aspira alla liberazione delle proprie terre e del mondo intero dalla follia militarista.

 

Domenica 23 aprile a Niscemi

Ore 16 Seminario sulla conoscenza e l’informazione resistenti c/o Biblioteca comunale Mario Gori

Ore 19,30 Assemblea popolare in piazza Vittorio Emanuele

www.nomuos.info/

https://www.facebook.com/NotizieNoMuos/photos/a.248588855330986.1073741831.248571801999358/588457674677434/?type=3&theater

https://www.facebook.com/assemblearegionalecontroilg7/?fref=ts

 

Coordinamento Regionale dei Comitati No Muos

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Pensiero del 20 del quarto mese

20 del quarto mese

Chi parla molto, raramente traduce in pratica le sue parole : Il saggio teme sempre che le sue parole sorpassino i suoi atti.

I saggi non dicono parole vuote, temendo che gli atti non corrispondano alle loro parole.

Sapienza cinese

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Yemen, la “protesta del pane” contro l’aggressione dell’Arabia Saudita

 

19.04.2017 L’Antidiplomatico

Yemen, la “protesta del pane” contro l’aggressione dell’Arabia Saudita

Oggi, gli yemeniti hanno partecipato ad una marcia da Sana’a alla città di Al-Hodeida per chiedere la fine della guerra imposta dall’Arabia Saudita.

I partecipanti nella mobilitazione chiamata “protesta per il pane” ha condannato l’appoggio dell’Occidente a Riad nella guerra contro il loro paese. In alcuni cartelli, i manifestanti hanno accusato il Presidente degli USA, Donald Trump e la Premier britannica, Teresa May come i veri terroristi, visto l’appoggio all’Arabia Saudita.

L’aggressione saudita contro il paese più povero del mondo arabo ha provocato più di 12.000 morti nello Yemen, oltre ad una catastrofe umanitaria.

Riad con i suoi bombardamenti vuole ripristinare al potere Abdu Rabu Mansur Hadi il fuggitivo ex presidente per imporre i propri interessi nella regione.

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Pensiero del 19 del quarto mese

19 del quarto mese

Il privilegio del pesce, del ratto e del lupo è di vivere secondo la legge della domanda e dell’offerta, la legge della vita umana risulta essere la giustizia.

C’è una solo cosa preziosa nella vita, custodire la verità e comportarsi secondo giustizia; scontrandosi continuamente con la menzogna e l’ingiustizia umana, non stancarsi di essere mite.

Marco Aurelio

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