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Martin Luther King, quel sogno celebrato ma non realizzato

Di Paolo Naso e note fra parentesi di Maurizio Benazzi: il protestantesimo per la sua storia non è un movimento nonviolento e tutte le mattine lo ricordiamo nei secoli nei Meeting Minutes

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Il 15 gennaio 1929 nacque ad Atlanta il pastore battista, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, una delle figure più carismatiche del Novecento.

Il King’s day in cui gli americani commemorano il più noto leader del movimento per i diritti civili degli USA fu istituito nel 1983, sotto la presidenza di Ronald Reagan.

E già questo è un fatto paradossale perché la storia non riconosce all’ex attore di film western un particolare ruolo nell’azione politica a sostegno delle popolazione afroamericana; al contrario l’asse strategico delle sue politiche sociali  fu orientato allo smantellamento delle misure di welfare adottate negli anni della presidenza Johnson che avevano dato frutti importanti sul piano della crescita economica delle minoranze etniche.

Ma il movimento che da tempo rivendicava un riconoscimento a King e a quanto egli rappresentò aveva ormai una sua consistenza e Reagan scelse di non contrastarlo, finendo anzi per assecondarlo e intestarsi così  il merito di una scelta fortemente simbolica dell’unità di tutti gli americani.

Il King’s day, celebrato in occasione del giorno della sua nascita, ha finito così per rimarginare alcune ferite che si trascinavano dai turbolenti anni ’60 ma anche per cristallizzare la figura del pastore battista e leader politico nel cliché addomesticato e rassicurante di eroe nazionale della nonviolenza (grazie alla convincimento operato dal quacchero, leader gay, Bayard Rustin *) e della convivenza interraziale.

Negli anni, questa operazione ha prodotto celebrazioni sempre più corali ma ha anche semplificato una figura complessa che va ricordata, oltre che per la sua lealtà all’America e ai suoi principi, per la sua capacità di mobilitare un movimento di massa che denunciava il tradimento plateale e violento di fondamentali diritti umani da parte di un sistema che, superata la segregazione, restava razzista, basato cioè su comportamenti e convenzioni che condannavano gli afroamericani a occupare i gradini più bassi del sistema sociale. Una dura contabilità, ad esempio, ancora oggi registra troppi afroamericani in carcere e troppo pochi nei college.

Gli anni di Obama alla Casa Bianca hanno creato l’illusione ottica di una inversione di tendenza e rafforzato la speranza di un paese che aveva la forza di redimersi dal suo peccato originale, il razzismo. Non è andata così e, chiusa quella finestra democratica, l’America deve fare i conti – di nuovo! – con quel dèmone che tormenta  la credibilità e la sostenibilità delle sue politiche sociali.

King continua ad apparire in lapidi e monumenti, così come nel Mall di Washington dove nel 1963 pronunciò il suo famoso discorso I have a dream. Ma appare sempre più solo, eroificato e addomesticato nella narrazione rassicurante di un paese riconciliato che ha sostanzialmente superato la sua divisione razziale. Non è così, e la sfida della coesione sociale si è semmai aggravata con l’aumento della popolazione ispanica e degli immigrati africani e asiatici.

King fu l’uomo della nonviolenza, certo, ma anche quello di una denuncia radicale e destabilizzante degli equilibri di potere della società americana. E vale la pena ricordare che non fu ucciso nel momento della sua massima fama ma, al contrario, quando si ritrovò isolato e screditato a causa delle  sue battaglie contro la guerra in Vietnam e contro la povertà di milioni di americani, bianchi e neri. Celebrare il sogno di una società riconciliata e liberata dal razzismo è giusto e utile, ma solo se si ha il coraggio morale e civile di riconoscere che quel sogno non si è realizzato.

(Al tramonto dell’era Trump l’America brucia ancora per gli scontri razziali nelle piazze delle città, in opposizione alla morte di neri ad opera della polizia USA.)

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Fabrizio De André, un sogno che continua

L’11 gennaio del 1999 ci lasciava Fabrizio De André

Nel 1961 usciva il primo 45 giri di Fabrizio De André. Fu l’inizio di una carriera che lo porterà ad essere uno dei cantautori più amati dal pubblico italiano.

«Al centro delle sue canzoni – ricorda Rai cultura – ci sono in genere emarginati, ribelli e prostitute. Anarchico individualista, musicista schivo e solitario, De André vivrà una vita, come la definisce lui stesso, “in direzione ostinata e contraria”».

Nel 2011 (dieci anni fa esatti e a distanza di anni dalla  scomparsa del cantautore e poeta) usciva un cd meraviglioso: Sogno N°1.

«Sogno» è davvero un titolo azzeccato.

Un lavoro discografico realizzato per la Sony Music enorme, poderoso, un «inganno» sonoro meraviglioso, prodotto utilizzando tracce canore dell’artista precedenti poi arrangiate per essere eseguite dalla London Symphony Orchestra diretta da Geoff Westley. Un lavoro che vede affiorare nella novità dell’operazione discografica anche due tracce, incise appositamente, eseguite da Franco Battiato e da Vinicio Capossela.

Nel libretto non ci sono spiegazioni, parole, narrazioni, che gradiremmo leggere per capire com’è nato questo sogno, progetto, ossia per farci raccontare quest’album meraviglioso, quest’artificio sonoro che non sembra tale…

Tutto, dunque, è lasciato al solo ascolto. Possiamo affermare che effettivamente non servono parole se non quelle di de André e la musica che con amore, perché di questo si tratta, le accompagnano.

Fabrizio De André canta insieme a un’orchestra meravigliosa e intreccia la sua voce calda e profonda negli interstizi sonori, nei pochi silenzi, regalando i suoi versi agli arrangiamenti di Geoff (produttore e arrangiatore), che con maestria culla le parole, esaltandone sia senso che il significato. Tutto è perfetto. Come se il sogno fosse avvenuto davvero in studio con Fabrizio.

L’insieme si fonde e si amalgama, si nutre, si alimenta.

La canzoni contenute nel cd sono: Preghiera in gennaio; Ho visto Nina volare; Hotel Supramonte; Valzer per un amore (con Vinicio Capossela); Tre madri; Laudate Hominem; Disamistade; Rimini; Anime salve (con Franco Battiato); Le nuvole.

In copertina si può osservare una Londra disegnata e stilizzata, che riflette se stessa (sul Tamigi) e dove emergono e si inabissano ruote panoramiche, monumenti, campanili (Big Ben), edifici.

I testi delle canzoni (in italiano e in inglese) e alcune foto rappresentative sono contenute in un prezioso libretto.

L’immagine su due pagine in apertura è di De André. Fabrizio è ritratto baciato dal sole e seduto su una scalinata di metallo con una mano posta sulla sua nuca come a proteggersi dai raggi del sole o come a dire «guarda un po’ cosa mi hanno combinato»; poi altre immagini (dopo i testi delle canzoni), quella del direttore d’orchestra «in preghiera» mentre ringrazia gli orchestrali, i musicisti in sessione di registrazione, le partiture e Dori Ghezzi intenta a supervisionare la fasi di registrazione e di editing negli studi  Air Studios e nel più famoso Abbey Road Studios.

Il cd è ancora disponibile. Buon ascolto.

Gian Maria Gillio

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Putin come Trump: La Russia si ritira dal trattato Open Skies a pochi giorni dall’insediamento di Biden

18.01.2021 – Alessandro Pascolini

La Russia si ritira dal trattato Open Skies a pochi giorni dall’insediamento di Biden
Un AN30B ucraino in vololo di ricognizione per OpenSkies (Foto di OSCE)

Lo scorso venerdì 15 gennaio il presidente russo Vladimir Vladimirovič Putin ha annunciato il ritiro della Russia dal trattato internazionale Open Skies, dopo che gli Stati Uniti hanno cessato unilateralmente di farne parte dal 22 novembre scorso, a seguito della decisione presa dal presidente Donald John Trump il 22 maggio 2020. Come previsto dal trattato, il ritiro russo si compirà fra sei mesi e le parti dovranno incontrarsi entro 60 giorni per discutere sulle sue implicazioni.Il trattato, firmato il 24 marzo 1992 dai paesi della NATO e del Patto di Varsavia, è in vigore dal 1° gennaio 2002 fra 34 dei paesi già membri delle due organizzazioni: copriva quindi quasi tutto l’emisfero nord, dall’Alaska a Vladivostok. Il trattato prevede un regime di voli di osservazione aerea disarmati per promuovere la prevedibilità e la stabilità strategica: i partecipanti hanno volontariamente aperto il proprio spazio aereo su base reciproca, consentendo il sorvolo del loro territorio al fine di rafforzare la fiducia e la trasparenza rispetto alle attività militari a riassicurare che nessuno stia pianificando una grave offensiva contro un altro.Gli USA impiegano i propri mezzi satellitari per il controllo della Russia e ciò li ha convinti a ritirarsi dal trattato per impedire alla Russia di volare sul loro paese; il trattato invece svolge un cruciale ruolo per la sicurezza di tutti i paesi europei e contribuisce a creare una situazione di trasparenza e di stabilità nel nostro continente.Come era facile prevedere, l’asimmetria creata con il ritiro americano è risultata inaccettabile per Putin, dato che la Russia continuava a rimanere aperta ai voli di controllo della NATO, ma le era impedita l’osservazione del principale paese della NATO, gli USA.  Il ministero degli esteri russo ha ricordato che la Russia era disposta a mantenere vivo il trattato con i paesi europei e il Canada se questi si impegnavano a non fornire agli USA i risultati delle loro osservazioni sulla Russia, ma la sua proposta non è risultata accettabile dalla NATO.

La scelta di Putin del ritiro pochi giorni prima dell’insediamento della nuova amministrazione americana è chiaramente un segnale al nuovo presidente americano Joseph Robinette Biden Jr, con cui Putin ha avuto a che fare durante l’amministrazione Obama. I rapporti fra i due presidenti sono freddi a partire dall’annessione russa della Crimea e dovranno venir ricostruiti su basi formali per creare un migliore clima fra le due potenze.

Con il ritiro degli USA e della Russia, il trattato viene di fatto svuotato del suo significato in quanto gran parte dei paesi già membri del Trattato di Varsavia fanno ora parte della NATO con l’eccezione della sola Bielorussia. Il prossimo incontro della commissione consultiva previsto per il 25 gennaio sarà cruciale per identificare possibili prospettive per il futuro.

Sarebbe comunque opportuno mantenere in vita il trattato con la sua commissione consultiva presso la sede dell’OCSE a Vienna nella prospettiva comunque di avere una struttura nella speranza della rivitalizzazione dello spirito che ha portato agli accordi sulla sicurezza europea.

Una speranza viene dalla nuova presidente dell’OCSE, il ministro degli esteri svedese Ann Linde; lei ha dichiarato il 14 gennaio al Consiglio permanente dell’organizzazione che intende rilanciare la co-operazione multilaterale per una comune sicurezza globale che comprende in modo inter-connesso aspetti politici, economici, i diritti umani, la democrazia, il principio della legge e dell’uguaglianza.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

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Meeting Minutes del 18/1/2021

Meeting Minutes del 18/1/2021

LUCIO ANNEO SENECA“Vivete come se doveste vivere per sempre, mai vi venga in mente la vostra caducità, non prestate attenzione a quanto tempo è già trascorso. Lo disperdete come provenisse da una fonte rigogliosa e inesauribile, benché nel frattempo proprio il giorno che è da voi donato a qualche uomo o attività sia forse l’ultimo. Ogni cosa temete come mortali, ogni cosa desiderate come immortali.

Preghiera per Patrick Zaki

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vendita di due navi da guerra all’Egitto. L’indagine nasce da un esposto presentato da genitori di Giulio Regeni e verrà seguita in prima persona dal procuratore-capo Michele Prestipino Giarritta e dal pm Sergio Colaiocco, che già si occupano del caso della morte del ricercatore friulano, torturato […]

“Gia dal primo mattino e fino a notte dobbiamo raccomandare e affidare a Dio il nostro prossimo e fare delle nostre preoccupazioni per lui il soggetto della nostra preghiera”

Dietrich Bonhoeffer

Buon compleanno, Kenneth Boulding (Jan. 18, 1910-18 marzo 1993). Quacchero. Pacifista. Poeta. Scienziato. Economista. Filosofo Attivista per la pace. Nel marzo 1965, Kenneth ha aiutato a organizzare il primo Teach-In sulla guerra del Vietnam presso la Università del Michigan Ann Arbor. Sposato con la collega attivista per la pace Elise Boulding. Nato a Liverpool, Inghilterra. Morto a Boulder, Colorado. Cremato.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series

L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano

′′ Non ho intenzione di schivare.Non sto bruciando nessuna bandiera.Non sto correndo in Canada.Io resto proprio qui. Vuoi mandarmi in galera? Bene, vai avanti tu. Sono in galera da 400 anni. Potrei essere lì per altri 4 o 5, maNon faccio 10,000 miglia per aiutare ad uccidere e uccidere altre povere persone. Se voglio morire, morirò proprio qui, in questo momento, combattendo te, se voglio morire.Tu sei il mio nemico, non nessun cinese, nessun vietcong, nessun giapponese.Tu il mio avversario quando voglio la libertà.Tu sei il mio avversario quando voglio giustizia.Sei il mio avversario quando voglio l’uguaglianza.Vuoi che vada da qualche parte a combattere per te?Non mi difenderete nemmeno proprio qui in America, per i miei diritti e il mio credo religioso.Qui a casa non vi schiererete nemmeno per i miei diritti.”

Muhammad Ali

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Un pianeta esausto arranca verso il 2021

17.01.2021 – Los Angeles, Stati Uniti – Robert Hunziker

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Un pianeta esausto arranca verso il 2021
(Foto di Gerd Altmann from Pixabay)

All’inizio del nuovo anno, l’Alliance of World Scientist (13.700 membri) si è pronunciata in un resoconto caustico, senza riserve: “Gli scienziati credono che un cambiamento climatico catastrofico possa rendere inabitabile una parte significativa della Terra a causa del perpetrarsi di elevate emissioni di gas serra, dei cicli climatici auto-rinforzanti e degli incombenti punti di non ritorno”. (Fonte: William J. Ripple et al, The Climate Emergency: 2020 in Review, Scientific American, 6 gennaio 2021)

La missione: “Noi scienziati abbiamo l’obbligo morale di avvertire esplicitamente l’umanità di qualsiasi minaccia catastrofica.” (Fonte: https://scientistswarning.forestry.oregonstate.edu/)

La ricerca conclude: Stiamo distruggendo la Terra. – “Potrebbe gentilmente riformulare la frase in termini equivoci, imprecisi, vaghi e ambigui, che tutti noi possiamo comprendere?”

Anche se è molto difficile accettare l’affermazione radicale secondo cui “Stiamo distruggendo la Terra”, facciamoci l’abitudine, perché sta accadendo, anche se non esattamente davanti ai nostri occhi o sotto i nostri nasi. Per capire meglio quest’ecatombe, bisogna esaminare la scienza e scoprire gli ecosistemi in collasso all’interno di un sistema climatico caoticamente minacciato, soprattutto dove non vive nessuno. È da lì che inizia ed emerge prominentemente palesandosi in tutta la sua concretezza, nell’Artico, in Antartide, in Groenlandia, in Australia, in Siberia, nelle foreste pluviali di tutto il mondo, e nella vasta distesa degli oceani. Quasi nessuno vive in questi ecosistemi. E adesso che succede?

Sono in corso sforzi crescenti per arginare le ripercussioni su di un sistema climatico ferito. Cresce progressivamente, in tutta la terra, il riconoscimento della grave emergenza climatica per ciò che effettivamente è. Infatti, negli ultimi due anni, il 10% della popolazione mondiale ha dichiarato l’emergenza climatica:

1) 1.859 giurisdizioni in 33 Paesi hanno rilasciato dichiarazioni di emergenza climatica per conto di 820 milioni di persone. Quasi un miliardo di persone l’ha capito.

2) 60 milioni di cittadini del Regno Unito, ovvero il 90% della popolazione, vivono ora in zone in cui le autorità locali hanno dichiarato l’emergenza climatica (Hello XR).

3) In Australia, figliastra del Regno Unito, oltre un terzo della popolazione ha dichiarato l’emergenza climatica.

4) In Argentina, il 17 luglio 2019 il Senato, rappresentante 45 milioni di persone, ha dichiarato l’emergenza climatica.

5) Le assemblee canadesi, che rappresentano quasi il 100% della popolazione, hanno dichiarato l’emergenza climatica nel 2019-2020.

6) In Italia, quasi il 40% della popolazione, mediante assemblee, ha dichiarato l’emergenza climatica nel 2019-2020.

7) In Spagna il 100%.

8) Negli Stati Uniti il 10%, mentre sotto la ferrea direttiva di Trump il restante 90% rifiuta energicamente qualsiasi considerazione sul cambiamento climatico.

In netto contrasto con la posizione adottata dagli Stati Uniti prima del 20 gennaio, l’Alliance of World Scientists annuncia con parole esplicite la sfida che ci attende: “L’emergenza climatica è già in atto e sta accelerando più rapidamente di quanto previsto dalla maggior parte degli scienziati, molti dei quali sono profondamente preoccupati. Gli effetti negativi del cambiamento climatico sono molto più gravi del previsto e ora minacciano sia la biosfera che l’umanità” (Scientific American).

Sono parole pesanti: “…minacciando sia la biosfera che l’umanità…” ovvero “Gli scienziati credono che un cambiamento climatico catastrofico possa rendere inabitabile una parte significativa della Terra”, Ibidem.

“Il riscaldamento globale ha già reso parti del mondo più calde di quanto il corpo umano possa sopportare decenni prima di quanto previsto dai modelli climatici. Le rilevazioni a Jacobabad in Pakistan e a Ras al Khaimah negli Emirati Arabi Uniti hanno entrambe trasceso ripetutamente per almeno una o due ore la soglia mortale”. (Fonte: Climate Change Has Already Made Parts of the World Too Hot for Humans, NewScientist, 8 maggio 2020)

Infatti, la combinazione di calore e umidità eccessivi porta alla morte entro sei ore. Segni precoci di tale processo appaiono già decenni prima di quanto ci si aspettava. Dopo tutto, il corpo umano ha dei limiti. Se l’indice di temperatura/umidità è eccessivo, anche una persona sana seduta all’ombra e con abbondante acqua da bere soffrirà notevolmente o probabilmente morirà. È la temperatura di bulbo umido (WBT). In linea di massima, si raggiunge una soglia quando la temperatura dell’aria sale al di sopra dei 35 gradi Celsius (95 gradi Fahrenheit), combinata con un’umidità superiore al 90%.

Secondo gli scienziati, per arginare l’insorgenza del pericolo della temperatura di bulbo umido, le emissioni di CO2 devono essere fortemente e rapidamente ridotte, soprattutto in considerazione del fatto inquietante che tutti e cinque gli anni più caldi della storia si sono verificati a partire dal 2015.

Un recente studio ha rilevato che le combinazioni estreme di umidità/calore si sono verificate ben oltre la prolungata soglia di tolleranza fisiologica dell’uomo per una durata che va da 1 a 2 ore, concentrate nell’Asia meridionale, nel Medio Oriente costiero e nel sud costiero del Nord America. (Fonte: Colin Raymond, et al, The Emergence of Heat and Humidity Too Severe for Human Tolerance, Science Advances, Vol. 6, n. 19, 8 maggio 2020)

Nel frattempo, il principale colpevole, ovvero il CO2, l’elemento chiave del riscaldamento globale, ha recentemente raggiunto livelli da record assoluto per l’Era olocenica, che rappresenta 11.700 anni di condizioni climatiche stabili. Questo fino a quando livelli eccessivi di CO2 hanno iniziato ad aumentare il riscaldamento globale a partire dal 1750.

L’articolo dell’Alliance of World Scientists proclama il 2020 come uno degli anni più caldi mai registrati, e che ha provocato un’eccezionale ed ingente ondata di incendi in tutto il pianeta, in Siberia, negli Stati Uniti occidentali, in Amazzonia e in Australia. Questi sconvolgimenti senza precedenti sono indicativi di un sistema climatico malfunzionante. È evidente che il pianeta è malato.

Secondo l’Alliance “bisogna compiere ogni sforzo per ridurre le emissioni e incrementare la rimozione del carbonio dall’atmosfera”, Ibidem.

Intanto, diversi paesi si sono impegnati al raggiungimento di zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050-60. Tuttavia, ci sono prove sempre più evidenti che questi obiettivi sono inadeguati, e nuove prove suggeriscono che il raggiungimento dell’impatto zero del carbonio vada perseguito entro il 2030, non 20-30 anni dopo. Sarebbe davvero troppo tardi.

Per ottenere un risultato che vada oltre una semplice parvenza di equilibrio del sistema climatico (se mai fosse possibile), sarà necessario aderire agli obiettivi della Bonn Challenge Global Restoration Initiative del 2011, che prevede il ripristino di 350 milioni di ettari di foreste e terreni entro il 2030. Settantaquattro Paesi hanno approvato questa soluzione basata sulla natura.

L’Alliance of World Scientists offre delle soluzioni al dilemma:

– Abbandonare l’uso di combustibili fossili, una priorità assoluta.

– Fermare le emissioni industriali come il metano, il particolato carbonioso (soot) e affini, al fine di ridurre drasticamente il tasso di surriscaldamento.

– Ripristinare gli ecosistemi naturali, soprattutto le colture, e di particolare rilievo: “Il disboscamento dell’Amazzonia, delle foreste tropicali nel Sud-est asiatico e di altre foreste pluviali, compresa la proposta di riduzione della foresta nazionale di Tongas in Alaska, che risulta particolarmente devastante per il clima”.

– Ridurre le carni bovine e i prodotti a base di carne per contribuire ad abbassare le emissioni di metano. Le piante sono commestibili e più sane.

– Il passaggio a un’economia senza carbonio che rifletta la nostra dipendenza dalla salute della biosfera, affettuosamente chiamata Madre Terra. Adottare l’eco-economia come sano sostituto del marchio neoliberale di capitalismo in perenne crescita, navigando su una strada asfaltata dorata verso una terra di fantasia ed estasi mai vista prima.

– L’attuale tasso di crescita della popolazione umana, pari a 200.000 neonati al giorno, deve stabilizzarsi e diminuire attraverso il sostegno e l’educazione delle giovani donne in tutto il mondo.

Pertanto, l’Alleanza proclama: “Nel dicembre 2020, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha implorato che ogni nazione dichiari l‘emergenza climatica. Dunque, chiediamo che anche il governo degli Stati Uniti lo faccia, con la dichiarazione dell’emergenza climatica nazionale da parte di Joe Biden attraverso un ordine esecutivo o tramite l’approvazione da parte del Congresso di un importante finanziamento per l’attenuazione dei cambiamenti climatici e una dichiarazione di emergenza climatica (H.Con.Res.52, S.Con.Res.22), rimasta sepolta in una commissione del Congresso per tutto il 2020. Un anno fa, eravamo preoccupati per gli scarsi progressi nella mitigazione del cambiamento climatico. Ora siamo allarmati per il fallimento di progressi adeguati nel corso del 2020”. (Fonte: Scientific American)

Traduzione dall’inglese di Cecilia Costantini. Revisione di Thomas Schmid

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Brasile, emergenza Covid in Amazzonia: Venezuela invia ossigeno

17.01.2021 – Agenzia DIRE

Brasile, emergenza Covid in Amazzonia: Venezuela invia ossigeno
(Foto di agenzia Dire)

A peggiorare la propagazione del virus in questa seconda ondata potrebbe anche essere una nuova variante dell’agente patogeno, definita “amazzonica”.

Il governo venezuelano invierà “immediatamente” ossigeno per uso medico nello Stato brasiliano di Amazonas, nel tentativo di aiutare le autorità locali a far fronte alla scarsità del prodotto nel pieno di una seconda ondata di contagi da Covid-19 che si sta registrando in questi giorni. A darne notizia è il Ministro degli Esteri di Caracas, Jorge Arreaza, che ha riferito tramite i social di aver ricevuto l’indicazione direttamente dal presidente Nicolas Maduro. Il dirigente venezuelano ha reso noto di aver già parlato con il governatore dello Stato, Wilson Lima e di aver già preparato il materiale.

“Solidarietà latinoamericana prima di tutto” ha chiosato Arreaza, forse alludendo anche alla complessa relazione con il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, notoriamente contrario al governo di orientamento socialista di Maduro. Lo Stato di Amazonas, oltre 1,5 milioni di chilometri quadrati nel pieno dell’omonima foresta, la più grande del mondo, sta affrontando una fase di emergenza dovuta al rapido propagarsi del contagio e alla contemporanea scarsità di ossigeno negli ospedali: questo elemento è infatti fondamentale per assistere i malati più gravi di Covid-19.

Il presidente del sindacato dei medici locali, Mário Vianna, ha definito la situazione “terribile” e ha detto che “l’invio di ossigeno in assetto di guerra” servirà a salvare vite. Secondo il governatore Lima, si legge sul portale d’informazione Brasil de Fato, la richiesta dell’elemento è aumentata del 130% rispetto ad aprile, nel pieno della prima ondata di contagi.

Proprio durante questa fase Amazonas era già stata una delle aree più colpite al mondo. A peggiorare la propagazione del virus in questa seconda ondata potrebbe anche essere una nuova variante dell’agente patogeno, definita “amazzonica”, rilevata per la prima volta in Giappone in un gruppo di visitatori provenienti dallo Stato.

BRASILE, MSF: OSPEDALI PIENI IN AMAZZONIA E OSSIGENO INSUFFICIENTE

“Team di Medici Senza Frontiere (MSF) a Tefè e São Gabriel da Cachoeira, città rurali dell’Amazzonia brasiliana, stanno riscontrando un forte incremento di malati di Covid-19. Per far fronte a questa situazione, MSF sta cercando in queste ore soluzioni e valutando come poter continuare a supportare il sistema sanitario locale“.  Così una nota di MSF.

L’intero stato di Amazonas è in crisi. Gran parte dei malati gravi di Covid-19 vengono trasferiti nella capitale, Manaus, dove gli ospedali sono pieni. Questa situazione potrebbe causare ulteriori morti nei prossimi giorni”, segnala MSF. “Se la situazione peggiora, l’apporto di ossigeno a Tefè durerà solo un paio di giorni e il 60% dei pazienti ricoverati ne ha bisogno. Una percentuale in aumento rispetto alla settimana precedente, in cui solo il 30% dei malati necessitava di ossigeno- avverte MSF. Inoltre, altri Stati del nord del Brasile, come il Roraima, dipendono dalla produzione di ossigeno di Manaus. Il rischio è che le scorte potrebbero esaurirsi e che anche altri stati potrebbero subire la stessa terribile situazione che sta affrontando la capitale dello stato di Amazonas”.

MSF “sta cercando soluzioni per salvare vite umane. Team MSF inoltre stanno distribuendo mascherine e invitando le persone a seguire le linee guida per contrastare il CoViD-19”, conclude la nota.

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Karabach. Terra bruciata e gente in fuga

Xaliq Hümbetov, azero, cacciato 30 anni fa dal Karabach, ritorna a casa

Profughi nel Karabach, lo scorso autunno

La storia di Xaliq fa capire come l’esodo di massa di armeni e azeri dalla regione del Karabach, avvenuto tre decenni fa, abbia privato delle radici centinaia di migliaia di persone.

Ritorno dopo 27 anni

Il profugo azero ha avuto fortuna. Al suo ritorno nel villaggio di Suqovushan (in armeno: Madagiz), nel nordest del Karabach, riconquistato lo scorso autunno dall’esercito di Baku, Xaliq ritrova intatta la casa dov’è nato e cresciuto. Come la sua, anche altre case sono state risparmiate nel corso degli scontri.
Hümbetov dovette fuggire, nel 1993, all’epoca della prima guerra combattuta da Azerbaijan e Armenia per il controllo del Karabach. La regione, appartenente all’Azerbaijan, era abitata in prevalenza da armeni. “Vivevamo rispettandoci gli uni gli altri. Noi non siamo mai stati contro gli armeni”, dice Xaliq. Dopo la prima guerra, l’Armenia installò nel villaggio una base militare.
Nel 1993, quando dovette andarsene da Suqovushan, Xaliq Hümbetov aveva 14 anni. “Ho trascorso qui la mia infanzia”, dice. Dopo la recente riconquista azera, è tornato due volte a rivedere la sua casa, che durante la sua assenza era stata occupata da una famiglia armena.Xaliq Hümbetov

Prima della prima guerra, la famiglia di Xaliq possedeva pecore, cavalli e mucche. “Mio padre era un grande lavoratore”, afferma. Oggi i suoi genitori non ci sono più. Costretta a lasciare Suqovushan, la famiglia si trasferì in uno dei campi profughi nei pressi della città di Terter. Nel corso della seconda guerra, combattuta nell’autunno del 2020, l’artiglieria armena ha bombardato i campi di Terter. Molte famiglie sono state evacuate, ma Xaliq e altri uomini sono rimasti là, rintanati in un rifugio, mentre fuori esplodevano le bombe.

Parti invertite

La storia di Hümbetov rivela l’altra faccia del conflitto. È la storia dei profughi che durante la prima guerra del Nagorno Karabach, durata dal 1991 al 1994, sono stati scacciati dagli armeni. Ora, per fortuna, la guerra è cessata.
Xaliq Hümbetov si rallegra di poter ritornare a vivere a Suqovushan. Il villaggio non è ancora stato dichiarato agibile e può essere visitato solo con un permesso speciale. “Voglio ritornare con la mia famiglia”, dice il profugo azero. “I miei figli sono cresciuti col desiderio di ritornare qui”, aggiunge, “perché questa è la nostra terra”.
Nella seconda guerra del Karabach, le sorti si sono rovesciate. La maggioranza armena della popolazione ha dovuto fuggire, scacciata dall’avanzata delle truppe dell’Azerbaijan. Secondo fonti armene, lo scorso autunno circa 90’000 armeni sarebbero fuggiti, lasciando dietro di sé i propri averi e abbandonando le proprie case. Stando al ministero russo della difesa (dopo il cessate il fuoco del 9 novembre, la Russia ha inviato nel Karabach una forza di pace composta da duemila soldati, ndr.), circa 46’000 armeni sarebbero nel frattempo rientrati nella regione. Per quanto riguarda la popolazione azera, circa 40’000 civili sarebbero fuggiti dalle zone colpite dall’artiglieria armena.L’area degli scontri

Azeri più forti

La seconda guerra del Nagorno Karabach è terminata lo scorso 9 novembre, dopo 44 giorni di scontri durissimi. L’esercito armeno, chiaramente inferiore dal punto di vista tecnologico, ha dovuto cedere di fronte alla forza delle truppe dell’Azerbaijan. L’esercito azero ha conquistato i territori di Fizuli, Zangilan, Jabrail, Gubadli, la città di Shusha e altre località ancora. Durante i combattimenti sono caduti, stando a fonti ufficiali, oltre 3300 soldati armeni – ma molti sono ancora i dispersi -, e oltre 2800 soldati azeri. Tra i civili si contano più di cento vittime.
Molti di questi territori erano stati occupati dall’Armenia, durante la prima guerra, allo scopo di costituire una zona cuscinetto. L’Armenia non aveva infatti conquistato soltanto il Karabach, ma anche sette distretti appartenenti all’Azerbaijan, abitati in maggioranza da popolazione azera. La maggior parte delle migliaia di profughi della prima guerra del Nagorno Karabach proveniva da quei distretti.
Furono il crollo dell’Unione Sovietica e il susseguente inizio dei moti indipendentisti degli armeni del Nagorno Karabach a provocare, già nel 1988, una prima ondata di profughi armeni che lasciarono l’Azerbaijan.

André Widmer

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Inaccettabile e irresponsabile la scelta della Pfizer di ridurre le dosi di vaccino

Io ho firmato e te? Sono a favore del MES per vaccinare tutti gli italiani che lo desiderano e siamo contro il M5S o la estrema destra e sinistra che non lo vogliono. L’Europa ci garantirà la salute per tutti dopo averci tutelato dal Pericolo del Patto di Varsavia e dai neofascisti. Siamo per una non riproposizione di un Governo contro il MES!

MB

Inaccettabile e irresponsabile la scelta della Pfizer di ridurre le dosi di vaccino
(Foto di Medici Senza Frontiere)

“Ritengo inaccettabile, ingiustificabile e irresponsabile la decisione della Pfizer di ridurre il numero delle dosi che avrebbe dovuto fornire ai paesi europei: l’azienda si fa beffe degli accordi e dei contratti stipulati, senza nemmeno sentirsi in dovere di fornire delle spiegazioni attendibili!”, è quanto dichiarato da Vittorio Agnoletto,medico, componente del comitato promotore europeo della petizione “Diritto alle cure. Nessun profitto sulla pandemia. “Il comunicato odierno, tranquillizzante, della Pfizer,sull’annuncio di un ritardocontenutoè solo l’ennesima dimostrazione che la nostra salute è totalmente in balìa delle scelte strategiche e degli accordi commerciali delle aziende farmaceutiche”.

“La scelta del colosso statunitense – ha proseguito Agnoletto – è destinata a produrre gravi conseguenze sul piano sanitario anche in Italia, dove le dosi prenotate e disponibili erano già insufficienti per offrire nei prossimi mesi, prima dell’autunno, il vaccino a tutta la popolazione. Di fatto, il numero dei potenziali vaccinati diminuirà ulteriormente, con grave pericolo per la salute dell’intera comunità”.

A ciò si aggiunge il rischio concreto che qualcuno, tra coloro che hanno già avuto la prima vaccinazione, non riceva la seconda dose, restando così con una protezione assolutamente insufficiente e con l’errata convinzione di essere comunque protetto, mettendo a rischio se stesso e gli altri. E’ quindi fondamentale che le autorità riorganizzino la campagna, garantendo innanzitutto il richiamo vaccinale.

“Va respinta come totalmente destituita di fondamento scientifico -ha sottolineato Vittorio Agnoletto – l’ipotesi ventilata di utilizzare un altro vaccino, quello di Moderna, per il secondo richiamo per chi fosse già stato vaccinato con il prodotto Pfizer.”

Si assiste adesso alla levata di scudi dei governi europei, comprese le autorità italiane, che lanciano parole durissime contro la Pfizer, minacciando azioni legali. In realtà, da mesi in tutto il mondo, anche in Europa ed in Italia, una parte significativa dei ricercatori, dei movimenti sociali e delle associazioni che si occupano della tutela della salute avevano lanciato appelli, chiedendo che venissero modificate le regole sui brevetti per non lasciare nelle mani di Big Pharma il potere assoluto di decidere come, quando, dove e con quali partner aziendali produrre i vaccini e i farmaci contro il Coronavirus.

Purtroppo, fino ad ora, i governi europei e la Commissione EU sono stati sordi a tali richieste e hanno anche rifiutato la proposta avanzata dall’India e dal Sudafrica all’Organizzazione Mondiale del Commercio di una moratoria sui brevetti. “Siamo di fronte a un paradosso- ha aggiunto Vittorio Agnoletto- perché in tal modo Bigh Pharma realizzerà profitti giganteschi: infatti i governi, che hanno finanziato con denaro pubblico la ricerca, per poi lasciare i brevetti nelle mani delle aziende, sono costretti ad acquistare i vaccini a prezzo di mercato, per poi subire anche l’umiliazione di essere privati di una parte dei vaccini acquistati. Nessuna azione legale potrà risolvere le conseguenze di tali scelte”!

Di fronte a questo disastro è ancora più urgente sostenere la petizione europea “Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia” firmando via web al link www.noprofitonpandemic.eu/it ; dobbiamo raccogliere un milione di firme nell’Unione Europea e la Commissione Europea sarà obbligata a presentare una proposta al Parlamento e al Consiglio Europeo, come prevede il regolamento dell’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), per modificare le regole di applicazione dei brevetti nell’UE (tutte le spiegazioni sono sul sito).

Per info:

Ufficio Stampa:

Carmìna Conte cell. 393 137 7616

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Meeting Minutes del 17/1/2021: buona domenica

Meeting Minutes del 17/1/2021: buona domenica

Una vita più lunga non è necessariamente migliore,ma una morte attesa più a lungo è senz’altro peggiore.

Seneca – tratto da Lettere a Lucilio, ca. 62/65

Solo il dolore insegna cos’è la vita senza il dolore.

Stefano Benni

* 1919 Don Luigi Sturzo fonda il partito Popolare italiano

* 2003 Si svolgono 600 manifestazioni nelle piazze di 70 paesi e in 32 capitali per il no alla guerra con lo slogan “Niente sangue per il petrolio”: la bandiera arcobaleno è il simbolo della protesta

Buon compleanno, Paul Cuffee (gennaio. 17, 1759-settembre. 9, 1817)! #Quacchero#pacifista#Abolizionista. Capitano del mare. Uomo d’affari. Ho costruito un grande impero di spedizione del New England da zero. Suo padre era uno schiavo, probabilmente proveniente dal Ghana. Sua madre era un nativo americano della nazione Wampanoag sulla Martha ‘ s Vigneyard. Paul ha speso molti anni e molti dollari lavorando per colonizzare la Sierra Leone con schiavi liberati. Nel 1813, è stato il maggior contributore a ricostruire la casa di riunione degli amici di Westport. Seppellito nel cimitero centrale degli amici, Westport, Massachusetts. I suoi documenti personali sono stati pubblicati dalla Howard University Press nel 1996 come: ′′ Logs and Letters del Capitano Paul Cuffe, 1808-1817: ′′ Voce from Within the Veil ′′ di A Black Quaker.”~ La serie Heroes.

Preghiera per patrick Zaki, ortodosso copto

La fidanzata di Patrick Zaki ha avuto il permesso di fargli visita in cella. Lo segnala la pagina Facebook Patrick Libero, secondo cui il giovane ha regalato alla ragazza una rosa. “Anche in questi momenti compie gesti per rendere felici le altre persone – scrivono gli attivisti del gruppo -. E’ altruista e amorevole come sempre”. La fidanzata gli avrebbe detto che è diventato cittadino onorario di Bologna e lui si sarebbe commosso ed emozionato

Caro Patrick, il tuo più grande amico, un amico che forse tu ancora non conosci, ti è stato mandato da Dio. è nato da una semplice donna. La stessa nascita è un fatto che confonde la ragione dei savi e di cui nessun scienziato sulla terra ha mai penetrato il segreto. Ha rivestito la natura umana al fine di potere riscattare la razza umana. è divenuto Figlio dell’uomo affinché noi potessimo divenire figli di Dio. è vissuto in povertà, è cresciuto nell’oscurità. Una volta sola, in gioventù, ha oltrepassato la frontiera della sua provincia. Egli non ha avuto i vantaggi di un’alta istruzione e di un’educazione distinta, essendo la sua famiglia senza beni di fortuna e senza influenza. Eppure, ancora ragazzo, è stato motivo di terrore per un re. Ancora ragazzo Egli ha stupito e messo in imbarazzo i dottori della legge. In età matura ha comandato alla natura stessa, ha camminato sulle onde del mare, ha ordinato alle tempeste di calmarsi, ha reso la salute del corpo a delle moltitudini, ha risuscitato dei morti col solo potere della Sua Parola.
Egli non ha mai scritto un solo libro, tuttavia nessuna biblioteca potrebbe contenere i libri che sono stati scritti al Suo riguardo.
Egli non ha mai composto un inno, tuttavia il numero delle melodie che celebrano le Sue lodi è tale che tutti i compositori riuniti non potrebbero eguagliarlo.
Egli non ha mai studiato né esercitato la medicina, ma chi potrebbe mai dire quanti cuori spezzati dalla sofferenza hanno, in ben diciannove secoli, trovata presso di Lui la loro guarigione?
Egli non ha mai comandato un esercito, né arruolato un solo soldato, né maneggiato una sola arma, eppure nessun capo ha mai avuto al suo seguito tanti volontari.
Anzi, nel mondo intero, dei ribelli hanno deposto le armi della rivolta e sottomessa la loro volontà alla Sua senza un gesto di violenza, con la sola opera della dolcezza.
Egli ha cambiato la Sua veste in porpora con l’umile abito dell’artigiano. Egli era ricco e si è fatto povero per amore di noi, e quanto povero! Domandatelo a Maria, domandatelo ai pastori ed ai magi…Egli ha dormito nella mangiatoia che apparteneva ad un altro. Egli ha attraversato il lago di Genezaret nella barca di un altro. Egli ha fatto il suo ingresso a Gerusalemme, il giorno delle Palme, sull’asino di un altro. Egli è stato sepolto nella tomba di un altro.
Dei grandi uomini sono nati e sono stati dimenticati. Lui solo non passa e non passerà giammai. Erode non ha potuto ucciderlo e Satana non ha potuto ostacolare l’opera Sua. La morte non è stata capace di distruggerlo, né la tomba di trattenerlo sotto il Suo potere, Egli è il Cristo incomparabile, l’Ammirabile annunciato dalla voce del profeta dei tempi antichi. La sua persona è il grande miracolo della storia della razza umana; sul suo viso d’uomo s’irradia la gloria eterna dell’altissimo. Sopra una croce da schiavi e criminali Egli è morto, o peccatore, per la tua anima perduta. Egli vi è morto di morte orribile, schiacciato sotto il peso del peccato NOSTRO, del peccato TUO.
Pazientemente, anno dopo anno, lungo i sentieri del dubbio ove tu fuggivi i Suoi passi, il SUO CUORE FEDELE ha cercato TE e tu non lo sapevi. Ora la Sua voce parla a TE. Apri il cuore TUO.
Non tardar più.
Egli ha sofferto la morte per darti la vita.
Oggi, proprio oggi, Egli vuole sentire che anche TU lo chiami e lo chiamerai sempre: “MIO SALVATORE”.

(da un sito piemontese copto)

Buon compleanno, Muhammad Ali (gennaio. 17, 1942-3 giugno 2016). Resisternte in bozza. Oggetto di coscienza. Attivista per i diritti civili. Attivista anti-guerra. Pesi massimi campione del mondo. Nato a Louisville, Kentucky. Morto a Scottsdale, Arizona. Seppellito nel cimitero di Collina, Louisville.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series

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Buon compleanno, Eartha Kitt (gennaio. 17 dicembre 1927 25, 2008). Attivista per i diritti civili. Attivista anti-guerra. Attivista per i diritti dei gay. Attrice. Cantante. Membro della Lega internazionale femminile per la pace e la libertà (WILPF). La carriera di Eartha è stata danneggiata nel 1968 dopo che ha fatto commenti anti-guerra alla Casa Bianca. In risposta a una domanda di Lady Bird Johnson, Eartha ha detto: ′′ Mandi il meglio di questo paese per essere fucilato e mutilato. Non mi meraviglio che i bambini si ribellano e prendono erba.” Nata nella città del Nord, South Carolina. Morta a Weston, Connecticut. Cremata.~ La serie Heroes

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Perchè per me è un mito: 16 gennaio 1966: Folksinger Joan Baez è stata condannata a 10 giorni di carcere per aver partecipato a una protesta che ha bloccato l’ingresso del Centro di Induzione delle Forze Armate a Oakland, California. Ha fatto parte di un’azione per impedire la stesura di giovani per la guerra in Vietnam.

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Cambiamento climatico: 18 scienziati allertano sulla “sesta estinzione di massa”

15.01.2021 – Lorenzo Poli

Cambiamento climatico: 18 scienziati allertano sulla “sesta estinzione di massa”
(Foto di Oxfam)

Oggi, anche all’infuori dell’Europa, non c’è più tempo per le politiche di deterrenza e di facciata poiché le condizioni in cui versa la Terra sono ben più gravi rispetto a quanto immaginiamo.

Oggi la situazione è veramente complicata e i cosiddetti “piccoli gesti” non bastano più per cambiare il mondo, soprattutto in un momento storico in cui “La portata delle minacce che riguardano la biosfera e a tutte le sue forme di vita – inclusa l’umanità – è così grande che è difficile da cogliere anche per gli esperti più informati”.

A dirlo è il Rapporto Underestimating the Challenges of Avoiding a Ghastly Future, pubblicato su “Frontiers in Conservation Science”, che fa riferimento a 150 studi che affrontano le principali sfide ambientali, redatto da un team internazionale di 18 scienziati, tra cui il professor Paul Ehrlich della Stanford University, autore di “The Population Bomb”. Gli scienziati, provenienti da vari Paesi del mondo, avvertono che se non si agirà subito le migrazioni di massa, le pandemie e i conflitti per lo sfruttamento delle risorse saranno inevitabili.

Non è una questione di allarmismo, ma una questione di realistica presa di consapevolezza da parte delle istituzioni dedite all’immobilismo politico dopo aver visto fallire gli obiettivi internazionali in tema ambientale. Lo studio è rivolto al sistema economico e al paradigma dell’agricoltura attuale che hanno prodotto, e produrranno, una drastica perdita di biodiversità:

Dall’inizio dell’agricoltura, circa 11.000 anni fa, la biomassa della vegetazione terrestre è stata dimezzata, con una corrispondente perdita pari al 20% della sua biodiversità originaria. Le dimensioni della popolazione delle specie di vertebrati che sono state monitorate nel corso degli anni sono diminuite in media del 68% nel corso degli ultimi cinque decenni”.

L’ultima specie ufficialmente estinta (notizia di settimana scorsa) è il pesce spatola cinese ma, secondo il rapporto, circa 1 milione di specie sono minacciate di estinzione nel prossimo futuro su una stima di 7-10 milioni di specie eucariotiche sul Pianeta, mentre il 40% delle piante è considerata in pericolo. Gli scienziati hanno inoltre sottolineato il fatto che anche gli insetti stanno scomparendo rapidamente in diverse regioni della Terra, ostacolando così quel rapporto di simbiosi tra piante ed insetti che è l’impollinazione.

I cambiamenti climatici, l’inquinamento e la conseguente perdita della biodiversità ci stanno conducendo verso quella che hanno chiamato la “sesta estinzione di massa” che, secondo gli autori del rapporto, potrebbe verificarsi in un futuro non molto lontano:

Un’estinzione di massa è definita come una perdita di circa il 75% di tutte le specie del pianeta in un intervallo geologicamente breve, generalmente sotto i 3 milioni di anni. Almeno cinque grandi eventi di estinzione si sono verificati dal Cambriano, il più recente dei quali circa 66 milioni di anni fa, alla fine del periodo Cretaceo. Il tasso di estinzione di base da allora è stato di 0,1 milioni di estinzioni di specie all’anno, mentre le stime del tasso di estinzione odierno sono significativamente maggiori. Le estinzioni riguardanti i vertebrati, registrate dal XVI secolo hanno un tasso di estinzione di 1,3 specie all’anno. Secondo le stime dell’IUCN, circa il 20% di tutte le specie sarà a rischio estinzione nei prossimi decenni. Che siamo già sulla strada di una sesta estinzione di massa è ormai scientificamente innegabile”.

In altre parole, secondo gli scienziati, “l’umanità gestisce uno schema ecologico in cui la società deruba la Natura e le generazioni future per aumentare i redditi a breve termine (Ehrlich et al., 2012). Anche il World Economic Forum, che è prigioniero della pericolosa propaganda del greenwashing (Bakan, 2020), ora riconosce la perdita di biodiversità come una delle principali minacce per l’economia globale”.

La civiltà ha già superato un riscaldamento globale di ~ 1,0 ° C rispetto alle condizioni preindustriali ed è sulla buona strada per causare un riscaldamento di almeno 1,5 ° C tra il 2030 e il 2052 (IPCC, 2018). Infatti, l’attuale concentrazione di gas serra è > 500 ppm CO2-e (Butler e Montzka, 2020), mentre secondo l’IPCC, 450 ppm CO2-e darebbero alla Terra solo il 66% di possibilità di non superare un riscaldamento di 2 ° C (IPCC, 2014). La concentrazione di gas serra continuerà ad aumentare con conseguente ulteriore ritardo delle risposte di riduzione della temperatura anche se l’umanità smetterà di usare completamente i combustibili fossili prima del 2030 (Steffen et al., 2018).

Il documento realizzato dal team di scienziati vuole essere “un appello alla resa: vogliamo dare ai leader una ‘doccia fredda’ realistica dello stato del Pianeta per scongiurare un futuro orribile”, chiariscono gli autori. Servono cambiamenti sistematici, ben pianificati ed occorre agire a livello politico, rivedendo il capitalismo globale, abbandonando l’uso diretto e indiretto dei combustibili fossili, investendo nell’istruzione e nel superamento delle disuguaglianze sociali.

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fcosc.2020.615419/full

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