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La dignità umana richiede una legale framework

′ Al loro nucleo, i diritti umani riguardano il modo in cui trattiamo le persone. Riconoscono che ci sono alcune cose a cui le persone hanno diritto solo perché sono umane, e che ci sono cose che non va mai bene fare alle persone.”-Oliver Robertson, Quaccheri in Gran Bretagna.I quaccheri si sono uniti a gruppi religiosi e umanisti per chiedere al Primo Ministro di proteggere l’Human Rights Act 1998.Lo hanno fatto a causa della preoccupazione per l’adozione di misure che renderebbero più difficile per le persone garantire i propri diritti. Questo segue la revisione della legge sui diritti umani indipendente del governo, lanciata all’inizio di quest’anno.La lettera congiunta è stata coordinata da Umanisti Regno Unito, Rene Cassin e Quaccheri in Gran Bretagna, tra gli altri. È stato anche firmato dal vescovo di Manchester, dai musulmani britannici per la democrazia secolare, dalla rete delle organizzazioni sikh, dalla Soka Gakkai International, dal Movimento per l’ebraismo riformato, dall’ebraismo liberale e dalla Chiesa di Scozia. Dichiara:’ Crediamo a cose diverse del mondo, al nostro posto in esso, e a come dovremmo vivere. Ma quello che tutti noi abbiamo in comune è che gli esseri umani sono dotati di dignità intrinseca protetta dai diritti umani.′′ La Convenzione europea dei diritti umani, su cui si basa l’Atto per i diritti umani, è stata la risposta dell’Europa all’orrore dell’Olocausto. L ‘ Atto ha salvaguardato le nostre libertà, compresa la nostra libertà di pensiero, di credo e di religione. Ci ha permesso di sposarci e di condurre funerali in linea con le nostre comprensioni del mondo, lasciandoci vivere secondo le nostre credenze.′′ Non vogliamo vedere quelle libertà diluire o vedere adottare misure volte a rendere più difficile l’accesso dei propri diritti alle persone. Fare questo priverebbe le persone di ciò che tutti dovrebbero godere. La dignità umana che tutti riconosciamo ha bisogno di un quadro giuridico per proteggerla.′′ Qualsiasi mossa per indebolire l’Human Rights Act rischia di minare la base di tutta la nostra libertà, e sarebbe un marcatore su un pendio molto scivoloso. Per un Regno Unito basato sulla decenza, la dignità e il rispetto, dobbiamo mantenere il nostro Human Rights Act così com’è. ‘https://www.quaker.org.uk/…/human-dignity-requires-a…

https://www.quaker.org.uk/news-and-events/news/human-dignity-requires-a-legal-framework?fbclid=IwAR3C5LJJl7gw7L_b1iBYUb4FhnpKO8__n8tvy3lmQkLIOohcJYChZOswB2U

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Un precursore: Giuseppe R. Lewis Junior.

Oggi evidenziamo un altro Nantucketer che forse non hai mai sentito parlare prima. Giuseppe R. Lewis Junior. (1850-1925), che è stato un bracciante agricolo e ha vissuto tutta la sua vita su Nantucket.Suo padre, nato alle Isole Capo Verde, ha fatto alcuni viaggi di balene, mentre sua madre, una donna nera della Pennsylvania, lavorava dopo la morte del marito come servitore domestico. Suo fratello Giovanni cadde dal ponte di una nave a Buenos Aires e annega tragicamente all’età di 21. anni. Giuseppe stesso ha fatto un viaggio in mare, come cuoco.Per un periodo intorno al 1870, ha vissuto a Hadwen House sulla Main Street (ora proprietà storica della NHA) con sua madre e sua sorella, che erano impiegati dalla famiglia Barney. Nei suoi ultimi anni, ha fatto costruire una casa all’angolo tra York e Piacevoli strade e ha lavorato brevemente per la Nantucket Historical Association come custode del Vecchio Mulino. Ha sposato Isabella Garrett nel 1888, ma sono stati estraniati per decenni prima del divorzio nel 1919. Foto: Ritratto di Lewis, settembre 1883. GPN3652.

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Piangiamo e preghiamo perchè sia fatta subito giustizia per il sindacalista ucciso dai servi dei padroni…

Fonte Ansa

L’autista ha forzato il blocco poi è fuggito, investite anche altre due persone

Il coordinatore interregionale dei SiCobas, Adil Belakhdim, 37 anni, è morto questa mattina investito da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (Novara). E’ accaduto in via Guido il Grande, durante una manifestazione di lavoratori della logistica.( Non era un socialista della CGIL ma non ha alcuna importanza…era un sindacalista, ndR e non stava dalla parte di Draghi o del Governo PD-M5S!)

Il coordinatore interregionale dei SiCobas, Adil Belakhdim, 37 anni, è morto questa mattina investito da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (Novara). E’ accaduto in via Guido il Grande, durante una manifestazione di lavoratori della logistica.

Secondo una prima ricostruzione, pare che l’autista del camion abbia investito durante una manovra l’uomo e poi sia fuggito. A bloccarlo in autostrada sono stati i carabinieri. Sul posto è intervenuto anche il 118, ma per il 37enne non c’è stato nulla da fare. L’autista avrebbe forzato il blocco della manifestazione, che stava per cominciare, e il sindacalista sarebbe stato trascinato per una decina di metri.
Il camionista si trova in caserma per essere ascoltato dai carabinieri del Comando provinciale di Novara,. Al momento nei suoi confronti non sono stati presi provvedimenti. Sul luogo dell’incidente c’è tensione tra i manifestanti. Uno di loro, che si trovava vicino alla vittima quando è stata investita dal camion, si è sentito male e, sotto choc, è stato soccorso dal personale del 118.

“Quel camion lo ha trascinato per una ventina di metri, il conducente non può non essersene accorto” dicono i lavoratori che hanno assistito all’incidente. Il camion ha urtato anche altri due manifestanti, ferendoli, che si trovano ora in ospedale. Secondo quanto si apprende, le loro condizioni non sarebbero gravi.

Belakhdim era residente a Vizzolo Predabissi, nell’area metropolitana di Milano. Lascia due figli di 15 e 17 anni. Da alcuni anni svolgeva attività sindacale.

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La violenza è violenza, senza se e senza ma

Spiace che molti settori femminili in Italia abbiano accettato le logiche della violenza ungherese governativa. Ma ci sono anche gli LGBT oppressi, derisi, violentati e offesi. Non solo nell’est Europa ma anche in Italia

In attesa di approvazione negli Usa il rinnovo dell’Atto di contrasto della violenza di genere, con importanti novità per le vittime Lgbtqi+ e native americane

Il “Violence against Women Act” (Vawa) è stato approvato la prima volta nel 1994, sostenuto in primis dall’allora senatore, e oggi presidente Usa, Joe Biden, che ancora oggi ne sostiene l’urgenza, come una questione «che non dovrebbe essere democratica o repubblicana ma che riguarda l’opporsi all’abuso di potere e il prevenire la violenza».  Riapprovato nel 2013, la sua validità è scaduta nel 2018: da allora è in discussione la sua riapprovazione con alcune modifiche, aggiornando la legislazione in materia, di cui il Vawa era già un passo avanti sostanziale, in quanto cambiava una cultura che fino ad allora lasciava le violenze domestiche sostanzialmente impunite. Questa legge era infatti la prima a sancire come reato federale la violenza contro le donne indipendentemente da chi l’aveva compiuto – uno sconosciuto, un parente o il partner della vittima.

Il Vawa “rinnovato” è già passato alla Camera lo scorso 17 marzo, con sostegno bipartisan, e ora organizzazioni e chiese chiedono con forza che il Senato riapprovi questa legge fondamentale nel contrasto alla violenza contro le donne, che non solo punisce i colpevoli, ma offre un importante sostegno economico (si parla di miliardi di dollari distribuiti ai vari livelli governativi e alle organizzazioni no-profit dal 1994) per prevenire e rispondere ai vari tipi di violenza, domestica o “occasionale”, fisica, psicologica e sessuale, stalking…, con la creazione di rifugi sicuri, assistenza legale o psicologica per le vittime e i loro figli.

L’Office of Public Witness (Opw) della Chiesa presbiteriana (PcUsa) a Washington è in prima linea in questa battaglia, fortemente preoccupato per questi «orribili atti di violenza insensata» (come si legge in questo articolo), e fa appello ai membri della denominazione, ma non solo, a fare pressione sui senatori perché non accada come nel 2019 con lo scorso Congresso, quando il Senato aveva bloccato il rinnovo del Vawa. L’Opw parla della violenza contro le donne come di «una malattia che sanguina nelle vene del nostro paese», ma è risaputo che il fenomeno travalica i confini delle nazioni, delle classi sociali, delle appartenenze religiose e culturali, colpendo nel mondo una donna su tre (una donna su quattro negli Usa).

I programmi di sostegno ovviamente hanno continuato a funzionare anche dopo il 2019, ma senza un sostegno legislativo, che ora va rinnovato e potenziato. L’atto aggiornato del 2021, infatti come si legge nell’appello della Pcusa, «autorizza nuovi programmi, introduce modifiche alle leggi federali sulle armi da fuoco e stabilisce nuove forme di protezione per promuovere la stabilità abitativa e la sicurezza economica per le vittime» di tutte le forme di violenza. Vengono introdotti (come già si era tentato nel 2019) alcuni importanti elementi: l’estensione della protezione alle vittime Lgbtqia+, ancora più colpite da questo tipo di violenze (secondo una ricerca del 2015 citata nell’articolo, si parla del 47%, che sale al 53% per le persone di colore); la chiusura di quella che è stata definita la “scappatoia del fidanzato”: se già prima veniva perseguita la violenza fisica, sessuale e psicologica all’interno di qualsiasi tipo di relazione, non soltanto in una coppia “stabile”, sposata o fidanzata ufficialmente, ma anche a livello di relazioni informali, finora la limitazione nell’acquisto e detenzione di armi si applicava solo a coniugi, conviventi o a chi aveva un figlio con la vittima; ora questo vale anche per le relazioni meno “ufficiali” e gli stalker.

Infine, il nuovo atto amplia l’autorità dei tribunali tribali (Tribal Courts) affinché possano perseguire anche i non-nativi Americani per stalking, violenza sessuale e traffico sessuale. Un’importante modifica, considerando che le donne native sono due volte e mezza più a rischio di qualunque altro gruppo etnico, e che l’80% dei crimini sessuali nelle riserve è commesso da uomini non-indiani, che finora erano al riparo dai provvedimenti delle corti tribali (dati Vawnet).

Com’è facilmente immaginabile, i due punti più critici, che hanno fatto storcere il naso a qualcuno e rallentato l’approvazione dell’Atto, sono l’estensione della tutela alle persone Lgbtqi+ e la limitazione all’uso di armi per chiunque si macchi di una forma di violenza di genere. Elementi che sembrerebbero di semplice civiltà, ma sono tutt’altro che scontati.

Sara Tourn

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Buon compleanno Paul Eddington – quaker

Buon compleanno, Paul Eddington (18 giugno 1927-novembre. 4, 1995). Quacchero. Pacifista. Obiettore di coscienza durante la seconda guerra mondiale. Attore. Il più noto per i personaggi che ha interpretato nei programmi televisivi britannici ′′ La bella vita ′′ e ′′ Sì ministro.” Nato e morto a Londra, Inghilterra. Cremato.

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Meeting Minutes

Meeting Minutes

′′ Ci sono evidenti somiglianze tra Chassidim, membri delle sette ebree ortodosse (spesso descritte come ′′ ultra-ortodosse ′′) la cui forte fede infonde la loro vita quotidiana e gli Amish. I discendenti spirituali di un movimento rinascimentale ebraico nell’Europa dell’est del XIX secolo, Chassidim, come i loro omologhi amish, si sposano solo nelle loro comunità, hanno famiglie numerose e mantengono una misura di distanza tra loro e gli estranei, una distanza che è segnata all’esterno attraverso pratiche distintive del vivere quotidiano, tra cui il modo in cui si vestono e si toelettano.”

https://anabaptisthistorians.org/2021/06/17/yiddish-and-pennsylvania-dutch-among-hasidim-and-amish/?fbclid=IwAR1x4Tc7iMv-nglzA58wC8IKhdh7gsQyHZUxOTFeG8gvZsXe0s_j7zJIZVc

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Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, su Cavallerizza e beni pubblici

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, su Cavallerizza e beni pubblici

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, risponde ad alcune domande del comitato referendario LaTuaCavallerizza.

LaTuaCavallerizza
Ritiene che i beni storico-architettonici pubblici debbano essere dichiarati inalienabili e che la loro vendita debba essere considerata illegittima (come nel caso della parte di Cavallerizza Reale acquisita dalla Cassa Depositi e Prestiti), anche in caso di cartolarizzazione dei beni stessi?

Ritiene legittimo deliberare destinazioni d’uso privatistiche per tali beni, come strumento di ‘valorizzazione’ e creazione di appetibilità per gli investitori privati?

Quali forme di difesa dalla privatizzazione dei beni pubblici ritiene più efficaci?

Paolo Maddalena
Non ostante l’art. 1 della Costituzione abbia introdotto una forma di Stato, detto “Stato comunità”, nel quale la “sovranità appartiene al Popolo”, si continua a ragionare come se la sovranità appartenesse allo Stato persona giuridica, detto anche Stato amministrazione, come era sotto la vigenza dello Statuto albertino.

Nella nuova visuale dello Stato comunità elemento costitutivo dello Stato è il “territorio”, formato da beni a esso strutturalmente legati, in quanto “proprietà pubblica” del Popolo a titolo di “sovranità” (ciò era già stato fatto presente dal Regio Regolamento di contabilità pubblica n. 85 del 1885, in epoca non sospetta) ed elementi identitari della Nazione, come per l’appunto i beni artistici e storici e il paesaggio, che hanno carattere “demaniale”, sono cioè inalienabili, inusucapibili e inespropriabili; e da beni commerciabili, come si legge anche nell’art. 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata”.

Ne consegue che la vendita di questi beni è illecita, in quanto contraria a detti principi costituzionali, peraltro chiaramente esplicitati dal citato articolo 42 Cost. che impone ai privati, e a maggior ragione agli Enti pubblici, di assicurare il perseguimento della “funzione sociale” del bene, nonché dall’art. 41 Cost., secondo il quale, le negoziazioni “non possono svolgersi in contrasto con l’utilità pubblica, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Dal che discende la nullità della vendita di detti beni, anche attraverso il sistema delle cartolarizzazioni, ai sensi dell’art. 1418 del codice civile, che dichiara nulli, senza limiti di tempo, gli atti e i contratti contrari a principi imperativi.

E’ da precisare, a questo proposito, che, per quanto riguarda le cartolarizzazioni, c’è anche un altro motivo di illiceità, ed è il fatto che questo tipo di vendita, come tutti i derivati, è in realtà una “scommessa”, vietata dal nostro ordinamento, e in specie dall’art. 1933 del codice civile, per cui la legge istitutiva di questo pseudo istituto giuridico dovrebbe essere portata all’esame della Corte costituzionale per il suo annullamento.

Da quanto detto discende implicitamente anche la risposta alle altre due domande. Risulta infatti chiaro che la cartolarizzazione, e in sostanza, la vendita della Cavallerizza è da qualificare come atto illecito produttivo di danno pubblico alla Collettività, e quindi da denunciare alla Procura regionale della Corte dei conti per l’accertamento delle relative responsabilità amministrative. Inoltre nulla si oppone al promovimento da parte di un gruppo di cittadini e di Associazioni ambientaliste, che sono legittimati ad agire dal combinato disposto degli articoli 2 (l’individuo è “parte” della Collettività), 3 (tutti i cittadini sono titolari del diritto fondamentale di partecipazione), 118, ultimo comma (i cittadini, singoli o associati, possono agire nell’interesse generale, secondo il principio di sussidiarietà, di una azione giudiziaria davanti al giudice ordinario per ottenere una sentenza che dichiari l’appartenenza pubblica di detto bene e la necessità della sua restituzione alla Collettività torinese, vera proprietaria pubblica del bene in questione.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

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Poveri illusi dal Governo

Mi arrabbio quando sento dire che l’esame di maturità 2021 e’ uguale a quelli precedenti, io ho faticato non poco per avere il diploma di Ragioneria con 58/60 esimi perche’ tutti gli studenti colleghi non facevano bene (ma io ero bravissimo ) la composizione scritta di italiano e la prova scritta di ragioneria, dove si doveva redigere un bilancio in IV Direttiva CEE. Lo studente di Skuola.net maturando che ho seguito non sapeva cosa fosse, ed era nel panico nel descrivere una quota TFR e farne un esempio in termini reali.Governo siete dei buffoni. E di certo Unicredit di turno non assumerà nessuno sulla base del voto finale (come mi è invece successo) senza spedire CV. I contatti con la Presidenza del rigoroso ITCS C. Dell’Acqua di Legnano MI erano diretti con l’ufficio del personale del Credit di Busto Arsizio e sapevano anche delle borse di studio degli anni precedenti.Mi hanno formato nuovamente per le loro esigenze per ben 3 mesi al loro CSP di Lesmo. Cosa inimmaginabile in questi anni.I nostri Professori e professoresse erano fieri di noi e del lavoro fatto, non alla luce delle telecamere di regime PD-M5S

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Parlamentari ungheresi criminali e alleati di Salvini

Ecumenics without churchs by www.quaccheri.it

Purtroppo la notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, e ahimè era nell’aria.Il Parlamento ungherese ha approvato una nuova legge contro la comunità lgbtq+, nella quale si vieta la diffusione di materiale informativo sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere nelle scuole e verso i minori di 18 anni. Legge che si aggiunge al divieto di adozione per le coppie omogenitoriali e stabilendo la fine del riconoscimento legale del cambiamento di genere.Questa legge, che ha i contorni della legge russa sulla propaganda gay, è stata approvata dall’assembla nazionale con 157 voti contro uno facendo sì che il partito di governo Fidesz, guidato dal leader Viktor Orban, si rafforzasse ancora di più e che possa sempre più intensificare la campagna contro i diritti delle persone omosessuali.

Come è stato riportato dal Guardian, il governo ungherese ha dichiarato che “ci sono contenuti che i bambini sotto una certa età possono fraintendere…

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Problemi ambientali, soluzioni sociali: un dossier per agire

16.06.2021 – Redazione Italia

Problemi ambientali, soluzioni sociali: un dossier per agire

Si scrive sostenibilità, si pronuncia equità: così potrebbe essere sintetizzato il dossier infografico realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo in collaborazione con Riccardo Mastini, ricercatore in ecologia politica all’Università Autonoma di Barcellona, e che ha per titolo “Problemi ambientali, scelte sociali”.

Siamo abituati a pensare che la questione climatica e più in generale quella ambientale richieda solo interventi di carattere tecnologico, tutt’al più nuovi stili di vita; in realtà impone anche scelte di carattere fiscale e di spesa pubblica, perché questione ambientale e questione sociale sono intimamente intrecciate fra loro. Per cominciare la responsabilità del degrado ambientale è diversificata in base al tenore di vita. Basti dire che a livello mondiale il 10% della popolazione più ricca è responsabile del 49% di CO2 emessa a livello mondiale, L’1% da solo è responsabile addirittura del 15%. Per contro il 50% più povero contribuisce solo al 7% delle emissioni globali. Le stesse disparità le riscontriamo anche a livello di singole nazioni. Nell’Unione Europea l’impronta pro capite di anidride carbonica dell’1% più ricco corrisponde a 55 tonnellate all’anno. Quella del 50% più povero  è undici volte più bassa.

Nel valutare quali misure assumere per porre un freno alle emissioni di anidride carbonica, occorre considerare che nella nostra società c’è chi può decidere come vivere e chi invece lo deve subire. Chi si trova in povertà non può scegliere se vivere in centro o in periferia, se mangiare biologico o cibo spazzatura, se avere la casa coibentata o ad alta dispersione termica. Deve semplicemente adottare lo stile di vita meno dispendioso. Che non è automaticamente il meno impattante.  Molti poveri, ad esempio, sono costretti a vivere in periferia dove gli affitti sono generalmente più bassi. Ma  contemporaneamente mancano di servizi essenziali (scuole, negozi, presidi medici) e di trasporti pubblici. Di conseguenza l’auto si rende indispensabile con inevitabile aumento dell’impronta di carbonio. Ed arriviamo all’assurdo che al di sotto di certi livelli di reddito, l’impronta ambientale non è determinata dalla ricchezza, ma dal livello di povertà che non lascia possibilità di scelta come invece hanno i facoltosi.  Se sei così ricco da poterti permettere un’automobile di alta cilindrata, allora sei anche sufficientemente ricco da poterti permettere una vita senza automobile. I soldi ti permettono di scegliere il tuo stile di vita, e se finisci per condurne uno ad alto impatto ambientale, ne sei responsabile. Non altrettanto per i più poveri la cui mancanza di libertà annulla anche la responsabilità per le conseguenze che la propria vita arreca all’ambiente.

E a dimostrazione di come per i più poveri non esista una diretta correlazione fra impronta di carbonio e responsabilità, c’è che molti di loro hanno chiaro che investire in incrementi di efficienza per la propria casa, per i propri elettrodomestici e per la propria vettura può fare la differenza. Molti sanno che a parità di consumi, una famiglia che vive in una casa ben coibentata ed utilizza elettrodomestici e veicoli ad alta efficienza energetica può arrivare a produrre fino a tre volte meno emissioni climalteranti rispetto ad una famiglia costretta ad utilizzare beni a bassa efficienza. Ma pur sapendolo non investono in innovazione perché non hanno i soldi per farlo.

Le proteste dei gilet jaunes vanno lette in questa prospettiva. Vogliono dirci che le misure fiscali per ridurre il consumo di benzina e di elettricità si trasformano in misure contro i poveri se non sono accompagnate da maggiori servizi e da adeguati contributi alle ristrutturazioni.

Considerato il ruolo centrale giocato dalla collettività per il raggiungimento di una sostenibilità che non lasci indietro nessuno,  è  fondamentale garantirle tutto il denaro che serve per lo svolgimento delle proprie funzioni. Per questo il sistema fiscale assume importanza strategica,   tanto più che non serve solo a raccogliere denaro per le casse pubbliche, ma anche a  ristabilire equità fra cittadini e a orientare i comportamenti di famiglie e imprese affinché le loro scelte di consumo e di produzione non entrino in rotta di collisione con l’interesse generale. Ecco perché è arrivato il tempo di porre con forza una seria riforma del fisco, coerente con l’articolo 53 della Costituzione. Ossia che ogni forma di ricchezza (reddito, patrimoni  eredità) siano tassati secondo criteri di progressività e cumulo. Ricordandoci che i tre individui più ricchi d’Italia possiedono la stessa ricchezza del 10% più povero, ossia sei milioni di persone. Disuguaglianze che pesano come macigni  e che paghiamo su tutti i piani: umano, sociale e ambientale.

Centro Nuovo Modello di Sviluppo

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